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mercoledì 1 ottobre 2025

Il Golpe Inglese

 L'Italia vista da una prospettiva britannica. Come ci vedono? L'Italia è un paese importante dal punto di vista della Gran Bretagna, l'ex impero che controllava una grossa fetta del mondo fino a qualche decennio fa? A quanto pare sì, e non me ne stupisco, visto che l'Italia si trova a cavalcioni di quella che era una via di comunicazione essenziale, e tutt'oggi molto importante, per l'Impero Britannico. Che ne ha anche favorito la nascita, a suo tempo.

Questo libro, Il Golpe Inglese, ci parla delle politiche e delle interferenze anche pesanti da parte del Regno Unito nei confronti del nostro paese; gli autori sono Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, il primo saggista, il secondo giornalista, entrambi ricercatori, ovvero abili nel rovistare le antiche carte degli archivi per portare alla luce fatti poco conosciuti.

giovedì 21 agosto 2025

Nel Nome della Croce

 Un libro necessario, un punto di vista su un aspetto del passato che è stato travisato e dimenticato completamente. I primi cristiani visti come violenti, intolleranti, spesso omicidi e sempre autogiustificati dal fatto di agire nel nome "del Signore", una torma aggressiva più simile ai terroristi dell'Isis che a quegli agnellini sacrificali che ci sono stati tramandati in libri tipo Quo Vadis...

Il titolo del libro è Nel Nome della Croce, l'autrice è Catherine Nixey, insegnante di storia e letteratura a Cambridge. Non è una lettura molto allegra, a dire la verità, ma necessaria, perché la verità è molto diversa da quello che ci hanno raccontato - anche a scuola.

giovedì 31 luglio 2025

La 317eme Section

 Il mio blog sarà anche quasi ignoto, ma certe chicche riesco a scovarle solo io (forse è proprio per questo che il mio blog è ignoto?). La 317eme Section, ovvero il 317mo Plotone, è un film di guerra in bianco e nero diretto da Pierre Schoendoerffer, il regista transalpino che ci ha dato Dien Bien Phu. Tanto per cambiare, il titolo italiano è completamente assurdo, 317° Battaglione d'Assalto: intanto non si tratta di una unità d'assalto, inoltre un battaglione è un'unità molto più grande del plotone.

Il regista aveva pubblicato un libro dal titolo identico due anni prima. Questo film, realizzato nel 1965 con la collaborazione dell'allora capo di stato della Cambogia, il Principe Sihanouk (un appassionato di cinema, al punto da realizzare brutti filmacci lui stesso), narra la triste storia di un gruppo di soldati laotiani, inquadrati da ufficiali e sottufficiali francesi, ai tempi della Guerra d'Indocina.

Il film ha una valida reputazione per il drammatico realismo: sudore, sangue, ferocia, dissenteria, paura, l'agonia dei feriti, la continua pioggia, il caldo, tutto è molto reale. Il nemico si vede poco, come in effetti accade di frequente nella guerra vera. Si tratta il più delle volte di piccole figure viste da lontano, osservate con il cannocchiale; gli scontri si conducono con fucili, mitragliatrici e mortai a distanza realistica, non come in un film di Hollywood dove ci si spara da due passi.

sabato 7 giugno 2025

Dien Bien Phu (1992)

 Questo film lo vidi quando uscì, nel 1992, e poi non ne seppi più niente per molto tempo, fino a che è ricomparso su Netflix. Il titolo è Dien Bien Phu, ed è incentrato sull'omonima battaglia (film con audio francese, e sottotitoli in diverse lingue). Il nome della località in vietnamita è complicato, come potete vedere dal poster, con tutta una serie di accenti e altri segni della lingua originale che non mi sono cimentato a riportare qui.

La produzione è francese, con la collaborazione del Vietnam. Il regista del film è Pierre Schoendoerffer, che partecipò come cameraman alla battaglia, ma dovette distruggere le sue pellicole (curiosità: suo figlio lo impersona nel film). La fama del regista negli USA è dovuta a un film del 1967, The Anderson Platoon, sempre legato al conflitto in Vietnam, ora una guerra degli Stati Uniti.

I personaggi del film hanno generalmente nomi inventati anche se talvolta "riecheggiano" autentici protagonisti dei fatti storici; ci sono alcune celebrità fra gli attori, tra tutti ricordo Donald Pleasence, inglese, che interpreta Simpson, un giornalista statunitense che scrive su un giornale del suo paese e invia gli articoli da Hanoi a Hong Kong tramite aereo, per farli trasmettere nel suo paese evitando la censura.

venerdì 3 maggio 2024

Briganti

 Mi ha sorpreso positivamente, tutto sommato, la serie Briganti su Netflix. Mentre altri spettacoli italiani sul medesimo canale (vedi Il Fabbricante di Lacrime, anche se baso il mio giudizio su soli 15 minuti, ma di più non era proprio possibile) sono un disastro, qui la produzione è fatta con mezzi piuttosto seri, costumi, una ricostruzione storica che fa acqua per diversi motivi ma dà tono a un'ambientazione efficace. Briganti è una specie di western all'italiana ambientato in Italia, dove protagonisti sono i rivoltosi che non accettano la conquista del sud da parte dei "Piemontesi," ovvero del nuovo regno sabaudo che ha incorporato le conquiste dei Garibaldini.

Si tratta in effetti di un periodo e di eventi che, al di là della drammaticità e delle sofferenze che tanti patirono, offrono oggi la possibilità di raccontare storie piene di pathos e avventura. Va detto che la nostra storia di queste possibilità ne offre molte e facilmente individuabili, a patto di liberarsi da sensazioni di inferiorità culturale. Purtroppo raramente la possibilità viene colta, e non sempre bene. Mi ricordo purtroppo antiche produzioni Rai che erano noiose in maniera raccapricciante.

venerdì 23 febbraio 2024

La Caduta dell'Impero Romano - Una storia infinita

 E voi ci pensate spesso, alla caduta dell'Impero Romano? Tra le mie letture storiche annovero, grazie alla locale biblioteca, La Caduta dell'Impero Romano - Una storia infinita di Bertrand Lançon (pubblicato in Italia da 21Editore). Lo storico francese fa parte del filone "buonista" sulla decadenza e fine dell'Impero d'Occidente. Le invasioni barbariche sono solo migrazioni di popoli, tutti a darsi delle gran pacche sulle spalle. L'Impero non è caduto, i regni romano-barbarici riconoscevano la corte di Costantinopoli, non c'è stato un disastro nelle condizioni materiali dell'Impero e via dicendo.

Nonostante tutto, apprezzo questo libro perché presenta spesso argomenti solidi, e interpretazioni che danno da pensare. E si tratta di un testo basato su ricerche, una analisi seria, perciò il lettore, almeno dove le tesi sono argomentate nel dettaglio, può farsi la sua opinione.

venerdì 9 febbraio 2024

Va' e Vedi

 Film russo del 1985, Va' e Vedi (titolo originale: Иди и смотри) racconta le esperienze di un giovane in Bielorussia durante la Seconda Guerra Mondiale. Il film rientra nel filone dei film di guerra violenti e orrorifici, quei film che mostrano senza pietà le peggiori atrocità che si sono verificate in quegli anni. E ovviamente il fronte orientale del conflitto offre gli esempi più interessanti. A dirigere è Elem Klimov, un regista sovietico che vide la battaglia di Stalingrado da bambino. E che ha vissuto l'era di Gorbachev, mentre realizzava questo film.

Il film (attenzione Spoiler!) narra la vita di un giovanissimo partigiano in Bielorussia. Flyora vuole procurarsi un'arma per poter essere arruolato, e cerca un fucile scavando in un vecchio campo di battaglia, nonostante l'anziano del villaggio lo disapprovi dicendo che quel che fa è pericoloso. Dall'alto un aereo da ricognizione tedesco (un Focke Wulf 189 Uhu, ovvero Gufo Reale in italiano) osserva le attività di Flyora e di un amico, e il recupero del fucile da parte loro.

martedì 23 gennaio 2024

Cosa ne pensa un israeliano

 Se ne sentono tante, sul conflitto in Palestina (Israele) che s'è riacceso dopo i bestiali attacchi di Hamas il 7 ottobre. Oggi provo a esaminare un punto di vista differente, quello di un israeliano qualsiasi che parla su un vlog di... turismo. Non un politologo, anche se da quando parlano le armi è entrato varie volte in argomento. Evidentemente ha sentito il bisogno di dire la sua, e poiché ci sono nel suo discorso molti dei punti di vista classici degli Israeliani, vi ho trovato molti spunti per parlare della situazione.

La cosa interessante di questo video, che trovate qui, è che chi parla cerca di sostenere tutte le proprie tesi con i fatti, anche se le conclusioni che ne trae non sono sempre quelle che traggo io. Questo, almeno, lo apprezzo.

venerdì 8 settembre 2023

Otto settembre, 80 anni fa

 Dieci anni fa postai il mio commento sull'armistizio dell'8 settembre. Oggi non ho molto da aggiungere a quel post, però desidero puntualizzare alcuni concetti.

Pietro Badoglio era a capo del governo italiano l'8 settembre.

L'armistizio non fu un tradimento verso l'alleato tedesco. Se mai, la maniera inefficace e vigliacca con cui i vertici militari lo affrontarono lo fu, ma nei confronti della nazione. L'Italia era sconfitta sul campo, ed era normale che ne traesse le conclusioni. Se facciamo un paragone con la Francia nel 1940, notiamo che anch'essa era vincolata da un patto con la Gran Bretagna, per cui non avrebbe dovuto fare una pace separata. Ma Churchill, primo ministro britannico, dovette prendere atto della scelta Francese di arrendersi, salvo poi mandare la flotta a distruggere le navi da guerra francesi. Se è vero che alcuni militari francesi, non moltissimi, si impegnarono a proseguire la lotta assieme ai Britannici, la Francia non poteva in quel momento fare diversamente. E così l'Italia.

sabato 13 maggio 2023

80 anni fa in Tunisia

 Il 13 maggio 1943 terminava la guerra in Nord Africa. Dopo aver perso la battaglia di El Alamein, dopo aver perso la Libia, le forze dell'Asse si erano attestate nella ex colonia francese per tentare un'ultima resistenza. Nel giro di qualche mese tutto finì. Il generale Messe, uno dei pochi decenti che avevamo, venne preso prigioniero assieme a un quarto di milione di uomini fra italiani e tedeschi, e vennero perse buona parte delle non moltissime armi valide che restavano Il generale Rommel, la famosa "volpe del deserto," se n'era invece tornato in Germania.

Finiti i sogni di gloria, presto la stessa Italia sarebbe stata invasa e il regime di Mussolini sarebbe caduto. Sebbene questo evento non sia commemorato al giorno d'oggi, si tratta di una tappa importante della Seconda Guerra Mondiale, tanto quanto la battaglia di Stalingrado. Più della stessa battaglia di El Alamein, dove comunque le forze dell'Asse non sarebbero potute rimanere, se pure avessero vinto, visto che il rullo compressore spinto dalle illimitate risorse USA si era avviato da Marocco e Algeria (operazione Torch) rendendo le posizioni in Egitto insostenibili.

Nella foto, un soldato USA contempla un modestissimo carro armato italiano.



giovedì 16 febbraio 2023

Narvik

 Un film di guerra un po' insolito su Netflix. Prodotto norvegese, Narvik racconta un episodio poco conosciuto, la battaglia per l'omonima città svoltasi nel 1940. Una situazione piuttosto pasticciata, in cui i Tedeschi finirono per rimediare una sconfitta, le cui conseguenze però non furono durevoli.

Premessa: Siamo nel 1940. Narvik è un porto libero dai ghiacci, collegato per ferrovia  alle miniere di ferro della Svezia (questa ferrovia è importante e la vedremo nel film). Per una parte dell'anno il minerale di ferro, esportato dagli Svedesi in Germania, poteva passare per il mar Baltico, che era abbastanza tranquillo per i Tedeschi; ma per la maggior parte del tempo il Baltico era ghiacciato (a quelle latitudini) e Narvik era la sola via pratica per esportare. Il ferro, indispensabile per la Germania, arrivava in treno e viaggiava via nave nelle acque territoriali di un paese neutrale (la Norvegia, appunto). Teoricamente, al sicuro.

giovedì 2 febbraio 2023

Stalingrado, 80 anni fa

 Il 2 febbraio è l'anniversario della fine della battaglia di Stalingrado. Un fatto antico (anno 1943, 80 anni fa), ma che ha contribuito a creare, nel bene o nel male, il mondo in cui viviamo.

Come si è arrivato a questa battaglia? L'offensiva tedesca del 1942 era l'ultimo tentativo di risolvere in maniera non sfavorevole per l'Asse la Seconda Guerra Mondiale. Ricordiamo che nel 1941 la famosa Operazione Barbarossa, l'invasione a sorpresa dell'URSS, era fallita alle porte di Mosca, con gravi perdite tedesche.

Alla Germania adesso stavano venendo a mancare le risorse, soprattutto il petrolio, e vi era l'esigenza di andare a toglierlo ai Russi. Pertanto venne dato il via a una offensiva che si divideva in due diverse direzioni: a nord, verso il fiume Volga e Stalingrado, e a sud, verso il Caucaso dove si trovavano i grandi pozzi petroliferi di Baku e Maikop. La parte nord dell'offensiva serviva a proteggere da attacchi alle spalle le forze nel Caucaso, e a bloccare il Volga, importante arteria di rifornimento sovietica.

Le cose si misero subito male per l'Asse. Diversamente dall'anno precedente, i Sovietici non si fecero bastonare sulla linea del fronte ma si ritirarono concedendo terreno, in previsione di dare battaglia nella stagione fredda più favorevole a loro. A sud, nel Caucaso, i Tedeschi arrivarono a uno dei loro obiettivi, Maikop, dove trovarono i pozzi petroliferi sabotati; poi la loro offensiva si arenò. Verso il Volga l'offensiva procedette a rilento, con grandi difficoltà logistiche, ma alla fine giunse al grande fiume.

mercoledì 2 novembre 2022

Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale

 Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, libro dell'autore tedesco Erich Maria Remarque, è un libro pacifista degli anni '20 (del secolo scorso) che ci parla dell'esperienza della Prima Guerra Mondiale. Ne sono stati tratti dei film: il primo, prodotto negli USA nel 1930, è considerato uno dei più importanti e influenti della storia del cinema.

Proprio in questi giorni Netflix ha diffuso un nuovo film (stavolta tedesco) ispirato al libro, diretto da Edward Berger. Ne parliamo qui, e mi scuserete se anticiperò la trama, ma si tratta di materiale che è in giro da quasi un secolo.

Foto presa da Collider.com

Come nel libro (e nel film del 1930) il protagonista (il giovane tedesco Paul, interpretato da Felix Kammerer) viene spinto verso la guerra dai ferventi discorsi patriottici di un insegnante, e si trova quindi in trincea a conoscere le delizie della Prima Guerra Mondiale. Assieme a lui alcuni compagni di classe e diversi veterani, uno dei quali, Katczinsky detto Kat (Albrecht Schuch), gli dà consigli e lo aiuta a conservare la pelle. Un'altra parte della storia, del tutto separata, riguarda gli alti ufficiali e i politici, che devono ottenere dai Francesi un armistizio, perché la Germania è allo stremo. Qui una parte la ricopre anche Daniel Brühl (Rush, Goodbye Lenin): è il politico Matthias Erzberger, che fu tra i firmatari dell'armistizio e, a causa delle celebri polemiche che ne seguirono in Germania, finì ammazzato pochi anni dopo (fatto non coperto dal film).

venerdì 24 giugno 2022

Ultima battaglia a Berlino

 Berlin sera notre Tombeau... traduco dal francese se ce ne fosse bisogno: Berlino sarà la nostra tomba. Questo fumetto transalpino in tre volumi (penso che non si trovi in italiano) racconta la disperata, e persa in partenza, difesa della capitale tedesca nel 1945.

Tra gli ultimi difensori della città ci sono i volontari stranieri delle SS, soldati che hanno probabilmente i giorni contati. Il fumetto, opera di Michel Kœniguer con l'apporto di altri disegnatori e coloristi (Fabien Alquier, Vincenzo Giordano), editore Paquet, parla della disperata lotta dei soldati della divisione SS Charlemagne, reduci da altre disastrose battaglie, ma decisi a rispettare il loro giuramento di combattere fino all'ultimo.

Per molti di questi uomini non esisteva una vera alternativa, perché i gollisti, ovvero i Francesi che stanno dalla parte "giusta," avevano il grilletto facile con quelli che collaboravano con i Tedeschi.

Le vicende dei soldati negli ultimi giorni di guerra si alternano ai flasback di Christian, uno di loro, che era stato un giornalista in Francia. Sebbene scrivesse per un giornale approvato dai Tedeschi occupanti, Christian è poco simpatico alla polizia della Francia di Vichy (il regime che governava la parte non occupata della Francia, subordinato alla Germania). Christian non è abbastanza deciso, non è abbastanza antisemita.

martedì 7 giugno 2022

Suicidio Occidentale

 Uscito da poco per Mondadori, questo libro di Federico Rampini, con un taglio a metà fra il giornalistico e il saggistico, fa una disamina sullo stato di salute della civiltà occidentale, partendo dalle ideologie oggi alla moda della "cancel culture" e del politicamente corretto, per andare a toccare le teorie sul declino dell'occidente scritte dal filosofo Oswald Spengler, l'avanzamento di potenze "alternative" come Cina e Russia, e la storia recente. Per chi legga il libro in questo periodo c'è l'indubbio vantaggio della recentissima uscita, marzo 2022, per cui le tematiche vanno a toccare anche i fatti attuali, vedi guerra in Ucraina.

Federico Rampini, che si presenta come un ex ragazzo di sinistra, ha scritto per il Corriere, Repubblica e il Sole24Ore, ha insegnato nelle università di USA, Cina e Italia. È uno studio approfondito quello che ci propone? Nel libro sono citati molti libri e studi scientifici, ma non ci sono note con i riferimenti né una bibliografia, e questo mi pare un grosso limite. Ci sono anche alcuni che posso definire solo, oggettivamente, come erroracci, ad esempio (due volte) l'ingloriosa ritirata USA dal Vietnam nel 1975 definita come "la caduta di Hanoi" (ma la capitale del Vietnam del Sud era Saigon); e a volerla dire tutta, le forze USA avevano lasciato il paese nel 1973.

lunedì 9 maggio 2022

Orsini e la Seconda Guerra Mondiale

 C'è stato un certo trambusto riguardo all'osservazione del prof. Alessandro Orsini riguardo al fatto che Hitler "non aveva intenzione" di far scoppiare la Seconda Guerra Mondiale. Link al filmato: https://www.youtube.com/watch?v=6iCO_UhPmig

Ne voglio parlare, limitandomi al fatto storico in sé, e poi aggiungerò qualche considerazione finale. Con la premessa che, per quanto venga da solidarizzare per certi momenti in cui Orsini è stato soggetto, in TV, a un assalto tutti-contro-uno per le sue posizioni, io non la penso come lui, e non ritengo che sia un perseguitato ridotto al silenzio, visto che lo si trova dappertutto come il prezzemolo, e mi pare sia stato pure organizzato un evento per permettere alla gente di ascoltarlo a teatro.

Attribuzione foto: By Kore di L. Guglielminetti - Snapshot from, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=117067591

Vale la pena di spendere due parole sul fatto che la nostra storia è ridotta a una specie di cartone animato che, a decenni dai fatti, non è ancora stato sostituito da un minimo di verità.

lunedì 7 marzo 2022

Collapse - The Fall of the Soviet Union

 Questo libro, scritto dal professor Vladislav M. Zubok, è forse il racconto più dettagliato e approfondito sugli eventi che, una trentina di anni fa abbondante, portarono alla dissoluzione dell'Unione Sovietica.

Non è una lettura che ho intrapreso con l'occasione della crisi ucraina, anche se leggere Collapse può essere utile per crearsi una opinione sulle origini di certi eventi che, oggi, ci portano ad essere spettatori del conflitto. Avevo affrontato questo libro per scoprire la verità riguardo a un mistero: come fu che il gigante dai piedi d'argilla (ma pur sempre potenza nucleare) cercò di gestire la propria trasformazione, e perché non vi riuscì. Mentre un altro potente vicino si trasformò in un paese moderno (parlo ovviamente della Cina), l'Unione Sovietica non riuscì a trasformarsi, ma solo a distruggersi.

Ci si può chiedere se questo esito potesse essere evitato, e molto discutere si concentra sulle scelte di un singolo uomo. Parlo ovviamente di Mikhail Gorbachev, l'ideatore della "perestrojka" e della "glasnost," le politiche di ristrutturazione e trasparenza condotte in maniera così rovinosa.

Qual è stato il ruolo di Gorbachev in tutto questo? Di sicuro Gorbachev ha fallito, ma avrebbe fallito chiunque? C'è chi crede che la storia la facciano gli uomini, e che talvolta un "uomo del destino" cambi nel bene e nel male le sorti del mondo. C'è chi invece crede che la storia sia lo svolgersi di anonime forze sociali ed economiche. Io penso che la logica degli eventi (quindi il risultato di forze anonime) trovi il personaggio che realizza i fatti storici. Se Gorbachev è arrivato al potere e ha potuto fare quello che ha fatto, commettendo gli errori che vedremo, senza che lui stesso o qualcun altro prendesse il timone in mano per cambiare strada, evidentemente il sistema si era indebolito a tal punto da permettere che le cose andassero così.

Nessun "uomo forte" della conservazione comunista è emerso a fermare le riforme che Gorbachev aveva avviato. E non è nemmeno apparso un riformatore più brillante di Gorbachev che prendesse in mano le redini del potere e portasse a termine una trasformazione meno devastante. E il successore di Gorbachev come grande leader (stavolta non dell'URSS ma della Russia) fu Boris Yeltsin, un personaggio che procurò danni ancor maggiori.

mercoledì 1 dicembre 2021

Southvietnamese Soldiers (in italiano)

 Immagino che questo post [che non è una traduzione esatta di quello in inglese di lunedì scorso] lo leggeranno in pochi, ma questo è un tema che mi interessa. Il conflitto in Indocina è un periodo su cui mi sono informato molto, come sa chi segue regolarmente il mio blog. Il libro di cui parlo è South Vietnamese Soldiers, scritto da Nathalie Huynh Chau Nguyen, una testimonianza sulle tribolazioni cui andarono incontro gli uomini, e in qualche caso le donne, che combatterono dalla parte sbagliata nella guerra del Vietnam.

La storia ci insegna che, quando Nixon stipulò finalmente gli accordi di Parigi del gennaio 1973, il Vietnam del Sud si ritrovò abbandonato e disarmato di fronte all'aggressione militare del Nord comunista. In pratica era una fuga dalla guerra che era diventata troppo impopolare negli USA: le promesse fatte da Nixon di continuare a proteggere il Sud erano bugie, e comunque svanirono con lo scandalo che lo costrinse a dimettersi. Il crollo del Sud nel 1975 starebbe a dimostrare che il Vietnam del Sud era incapace di reggersi da solo, un regime fantoccio che si è sgonfiato appena gli aiuti USA sono terminati.

lunedì 29 novembre 2021

Southvietnamese Soldiers

[un articolo in italiano a seguire tra pochi giorni] 

The first thing I've noticed about this book is a good-quality paper. Crisp white. I guess it's made to last, it shows the will to make this testimonial reach as far as possible. South Vietnamese Soldiers, written by Nathalie Huynh Chau Nguyen, is a collection of memories of war and "after." Yes, after the Vietnam War these people had another fight, another odyssey to endure. We're talking about the most disparaged army in the world, the soldiers who fought for the "puppet" Vietnam regime. The book is about personal stories: many officers, some common soldiers (and some women) in the military, the ARVN (Army of the Republic of Viet Nam), the Navy, and the Air Force.

South Vietnamese armed forces did not start very well. During the French colonial period, they were a complement of the French Expeditionary Corps, made of parachutists, the Foreign Legion, colonial troops, and other French volunteer troops. So the Vietnamese National Army was influenced by its colonial masters and some troops were ineffective, many officers more interested in politics than in the fighting. With the exception of a small club of elite units or specialists (pilots, etc.) the soldiers were more interested in being paid than in the war against the communists, and there were training deficiencies. Many of these problems were destined to remain in the new armed forces of the South Vietnamese state, reorganized under USA military and political influence (and money too) after the division of Vietnam into two separate nations following the French defeat. Some of the officers were going to gain notoriety in coups and political struggles more than by military leadership.

Was the new South Vietnamese armed forces' performance any good?

martedì 22 giugno 2021

Operazione Barbarossa

 Sono passati ottant'anni da un evento che cambiò drammaticamente i destini del mondo, oltre che, ovviamente, far morire milioni di persone (anche un certo numero di Italiani). Parlo dell'Operazione Barbarossa, l'offensiva che trasformò la Seconda Guerra Mondiale da duro conflitto a macello indiscriminato.

Questa operazione scattò il 22 giugno 1941 per ordine di Hitler, con l'intenzione di annientare l'Unione Sovietica e di impadronirsi delle sue risorse economiche. Con questa mossa la Germania si sarebbe tolta dal fianco orientale un potenziale fortissimo nemico (per quanto al momento alleato!) e avrebbe risolto due dei suoi più grandi problemi: la carenza di petrolio e di risorse alimentari. Con l'invasione dell'est europeo, nell'idea del dittatore tedesco, la Germania avrebbe raggiunto il rango di superpotenza e si sarebbe assicurata il proprio futuro. Nel suo pensiero, i popoli privi di un grande impero dotato di tutte le risorse necessarie erano destinati a perdere di fatto la propria indipendenza di fronte a colossi continentali come gli Stati Uniti. Non si può dire che avesse torto su questo aspetto. Però l'offensiva fallì a dicembre dello stesso anno, con il primo, possente contrattacco invernale sovietico.