giovedì 18 ottobre 2018

Se ne va Greg Stafford, uno dei padri del Gioco di Ruolo

Dopo che entrambi i padri di Dungeon & Dragons se ne sono andati, è il turno di un altro grande personaggio.
Greg Stafford (1948 - 2018) è stato fondatore della Chaosium e autore, insieme a Steve Perrin, di Runequest, il GDR che per chiarezza e razionalità di regolamento si distinse, all'epoca e per moltissimo tempo, rispetto all'imitatissimo D&D (autori: Gary Gygax e Dave Arneson), di cui prendeva a prestito pochissimi aspetti del regolamento (anche se, ovviamente, il concetto di gioco di ruolo nasce con Gary Gygax e socio, e questa è una intuizione fondamentale). Dividendo i meriti dei due creatori di Runequest, Steve Perrin è l'autore a cui si deve il maggiore contributo a un ottimo regolamento, Greg Stafford l'autore di una densa, complessa e profonda ambientazione.

Essendo stato profondamente affascinato da Runequest nei lontati anni '80, posso dire che nell'insieme il mondo di Glorantha creato da Stafford era forse un po' "troppo:" corposo, complesso, e, fatto non secondario, occorreva spendere un sacco di soldi per acquistare i vari supplementi ed esplorarlo. Era anche una difficile lettura, piena di nomi astrusi e concetti non sempre semplici per uno che avesse una modesta padronanza dell'inglese (si dà il caso che io abbia imparato la lingua proprio per la passione dei GDR, non avendola studiata mai a scuola).
Se non sono riuscito a entusiasmarmi per l'ambientazione nel suo insieme, ho trovato comunque che la costruzione di culti, leggende e culture ad opera di Stafford fosse senza pari (almeno all'epoca, e magari concedendo un paio di eccezioni); pertanto ricordo ancora vivamente certe sue creazioni.

Dopo aver abbandonato la Chaosium e pubblicato una nuova edizione di Runequest, Greg Stafford vi aveva fatto ritorno nel 2015, per poi morire di recente, il 10 ottobre: pochissimi giorni fa. Sulle peripezie editoriali del GDR Runequest non mi dilungo, mi limito a segnalare questo vecchio articolo in cui ricordavo il mio apprezzamento per il gioco.




martedì 16 ottobre 2018

Cosa vuol dire magia?


Mi è capitato, un po' per gioco, di fare una domanda su un gruppo di Facebook dedicato al Fantasy, per la precisione agli scrittori e ai lettori Fantasy:
Cos'è per voi la magia? Cosa può fare? Chi è che può utilizzarla?



In effetti non è una domanda sola, sono tre. Ma volevo sapere cosa ne veniva fuori come "ritratto," al di là di come storicamente è stato presentato il magico: che idea se ne fanno (restando ovviamente nel campo della finzione letteraria) gli appassionati del fantastico.
Ovviamente quelli che hanno risposto lo hanno fatto in molti modi diversi, descrivendo come la vedevano, o come ne avevano scritto, senza inserire la risposta in qualche comoda categoria. Ci ho provato io, tentando di identificare delle caratteristiche predominanti. In alcuni casi ho dovuto interpretare... comunque è soltanto una curiosità, e va detto che un autore può usare diversi concetti in diverse pubblicazioni, e il lettore ovviamente può avere preferenze ma anche non averne affatto.
Vediamo un po' cosa ne è saltato fuori.

mercoledì 10 ottobre 2018

L'artista si deve schierare?

Un post di un autore  autoprodotto (Alessandro Girola che, per inciso, è probabilmente lo scrittore indipendente migliore che io abbia letto) mi spinge a uscire dalla mia "comfort zone"  per parlare di un argomento un po' complicato per me. Titolo del post: L'artista si deve schierare?

Oddio non so se sono un artista o un imbrattacarte (ormai carta virtuale, al giorno d'oggi), diciamo che cerco di intrattenere, ma la domanda me la sono posta tante volte e tante volte ho evitato di dare una risposta, anche se molto spesso ho scritto di politica su questo blog.


Innanzitutto: non sopporto i predicozzi politici, i discorsi didascalici dove la morale da insegnare finisce in primo piano (cose tipo i film di Nanni Moretti, tanto per intenderci). E non penso che sia necessario metterli nei libri, tutt'altro. Penso che una lettura che riesca a dare piacere non abbia necessariamente bisogno di alcuna giustificazione di altro tipo. Ho cercato sempre di scrivere per offrire un intrattenimento intelligente, magari con qualche spunto di riflessione sociale o politico, ma senza comunque mai disprezzare l'intrattenimento fine a se stesso.

venerdì 5 ottobre 2018

L'Uomo che uccise Don Chisciotte

L'ultimo film di Terry Gilliam, uno dei registi che maggiormente amo, è stato notoriamente un calvario, interrotto e ripreso per decenni, segnato dal ritiro o dalla morte degli attori protagonisti e guai di ogni genere. A volte il regista britannico ha rinunciato a produrlo, poi ha deciso di riprovare, per poi essere deluso di nuovo. Finalmente il film, dopo un'ultima peripezia per i diritti legali, è arrivato al cinema, e io ovviamente non potevo non vederlo.
Ma non mi aspettavo un capolavoro.

Il mio amore per il regista non m'impedisce di essere molto scettico quando Terry Gilliam si lascia andare alle sue improvvisazioni, senza un copione ben preciso o una produzione che lo tenga bene a bada. Con L'Uomo che uccise Don Chisciotte mi sono trovato a sprofondare, non senza esserne preavvisato, in una tempesta di immagini fantasmagoriche e di scene imprevedibili. Ad esser sincero, ho avuto dei momenti di noia e di seccatura, visto che il film perdeva ogni logica lineare e ti costringeva a dargliene una, se proprio la volevi. Ma andiamo con ordine...

Per prima cosa, il protagonista. Mi dicevo, ma dove ho già visto questo qui? E poi ho avuto la folgorazione. È Adam Driver ovvero Kylo Ren di Guerre Stellari! Tanto fuori posto nel ruolo del super cattivo galattico quanto a suo agio nei panni di Toby, artista carismatico, seduttivo, fantasioso, pronto sia all'opportunismo che all'atto eroico. Jonathan Pryce, che fu il protagonista di Brazil (forse il massimo capolavoro di Gilliam) fa invece la parte di Don Chisciotte. E abbiamo la bella Olga Kurylenko nel ruolo della moglie di un produttore. Nota di colore: uno dei personaggi secondari è interpretato da Rossy de Palma, una delle attrici che hanno spesso lavorato con il famosissimo regista Pedro Almodòvar.

martedì 2 ottobre 2018

Prince of Fools

Ho pescato un libro fantasy in inglese, uno a caso, prima di andare in Giappone. L'ho finito solo adesso, poi spiegherò il perché, e solo alla fine ho scoperto che, come al solito, ho commesso un errore in quanto cercavo il primo di una serie, ma in effetti ho preso il quarto, ovvero il primo libro di una SECONDA trilogia ambientata nello stesso mondo.

Il libro è Prince of Fools (ovvero il Principe degli Stupidi, o se preferite il Principe dei Fessi), non tradotto in italiano che io sappia, l'autore è Mark Lawrence. Uno che faceva... l'informatico, o qualcosa del genere, ma che ha conosciuto il piacere del licenziamento diventando di conseguenza uno scrittore a tempo pieno.


Il mondo immaginario in cui Lawrence ambienta le sue storie è una sorta di medioevo fantasy post apocalittico. C'è stato qualche disastro (nucleare) a cui è seguito il governo di un impero (il "Broken Empire") ora crollato, quindi il territorio (l'Europa) è spezzettato in piccoli regni, in cui riconosciamo abbastanza facilmente le nazioni europee, che sono diventate qualcosa di abbastanza simile a ciò che furono nel passato, sebbene molta terra sia scomparsa (scioglimento dei ghiacci?). L'ambientazione (plausibile?) è sfruttata per dare colore alle storie, apparentemente non troppo approfondita... un po' di dettaglio l'ho pescato nel blog dell'autore, ma non ho trovato (magari non ho cercato abbastanza) una spiegazione molto dettagliata della storia di questo mondo.

In compenso c'è la mappa. Quanto alla trama, in Prince of Fools abbiamo un nobile decadente che si gode la vita in una città chiamata Vermillion, nella Marca Rossa. L'autore ci dice che questa località è vicino a... all'attuale Milano, guarda un po'. La confinante regione di Scorron è un nemico della Marca Rossa, situato nella zona tra la Savoia e la Svizzera, giudicando a occhio.

martedì 25 settembre 2018

Blue Ruin

Blue Ruin (2013), film prodotto con i contributi... del crowdfunding, è un "crime thriller" (per usare la definizione che ho trovato su Wikipedia) non attinente al fantastico, ma con una componente violenta piuttosto angosciante, e pertanto ha trovato un posto qui. Blue Ruin in verità più che un thriller è un film sulla vendetta. Non una sola vendetta, ma una spirale di vendetta.

Parlerò di questo film anticipando la trama sotto certi aspetti. Consiglio comunque di vederlo.

Il regista e il principale produttore sono due amici che spesso hanno lavorato insieme: Jeremy Saulnier e Macon Blair (statunitensi). Il secondo recita anche nei panni di Dwight, il protagonista. Il film inizia con lui che vive come un barbone, dopo l'uccisione dei suoi genitori.

Informato sulla prossima uscita dal carcere di un certo Wade, l'assassino, Dwight si reca al carcere e assiste alla scarcerazione. Nonostante Wade sia accolto e quindi protetto da una numerosa famiglia (un vero clan di poco di buono, come quelli che anche qui in Italia prosperano) Dwight riesce a sorprenderlo separatamente dagli altri in una sosta presso una stazione di servizio, a ucciderlo e a scappare.