Un articolo su Io9, vecchio di alcuni anni, riporta alcuni cliché sullo scrivere che alcuni scrittori avrebbero rigettato. Lo prendo come spunto per dire la mia su certi tratti stilistici e stratagemmi che mi piacciono e non. Su certe questioni la discussione è davvero accesa, in Italia e all'estero.
Nell'articolo si parla alcuni termini che alcuni vorrebbero addirittura ritirati, e tra questi il famoso Mary Sue. Del termine me ne sono occupato la bellezza di 10 anni fa (relativamente però a qualcosa di scritto di me al momento non disponibile); sta a indicare un personaggio perfetto, con tutte le qualità desiderabili, integerrimo e via dicendo, insomma eccessivamente idealizzato, stucchevole e poco realistico.
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venerdì 7 dicembre 2018
giovedì 28 maggio 2015
Segnalazione: Arma Infero
Arma Infero, di Fabio Carta, è uscito sotto formato digitale in tutte le principali librerie online. Su richiesta dell'autore segnalo questa pubblicazione, dopo aver letto l'inizio del romanzo. Si parla di un mondo tormentato dai conflitti, tra armamenti ad alta tecnologia e mezzi biomeccanici. Una società che sa di medioevo convive con la tecnologia avanzata, o quello che ne rimane, perché il pianeta di Muareb è ormai ridotto alle macerie o poco più. Il libro narra le avventure di Lakon, condottiero capace e spietato.
sabato 16 febbraio 2013
Bianco e Nero Parte I - Il Potere dei Draghi
Il titolo si riferisce all'opera prima di P.Marina Pieroni (la P puntata sta per... ? spiacente, non lo so). E' un romanzo autopubblicato (disponibile su Amazon), un fantasy con parecchie sfumature rosa, ambientato in un mondo immaginario (terre di Arret) dove due regni sono in contrasto: si tratta del Regno Bianco e del Regno Nero, che si sono trovati in guerra in passato e che vivono in un equilibrio instabile.
Serenia, principessa del Regno Bianco, partecipa ai festeggiamenti in cui il rampollo dell'altro regno dovrà scegliere una sposa per cementare un'unione che garantisca la pace. Il bel tenebroso, che si chiama Gilbert, snobba la sorella più grande di Serenia e sceglie proprio lei.
(Nota: da qui in poi qualche spoiler, non pesantissimo perché si tratta della prima parte). Le nozze non si rivelano proprio felicissime in quanto Gilbert si rivela brutale, violento e portatore di un terribile segreto. Serenia, che si trova a essere abusata e maltrattata (anche dal capo delle guardie di Gilbert), dapprima è disperata ma poi si innamora del fetentissimo consorte, che comincia a dimostrarle finalmente un certo affetto. Dopo questo inizio tra Twilight e le sfumature di grigio però le cose si complicano. Con il contatto del sangue dei due principi le forze magiche che dormivano dai tempi della terribile guerra si risvegliano, e si dimostrano pericolose. Gilbert è padrone dei suoi nuovi poteri, sarà invece Serenia, portatrice di un potere che deve essere per forza contraltare di quello del Regno Nero, a dover partire per un percorso di scoperta di se stessa. (Fine spoiler).
L'ambientazione ha suscitato in me qualche perplessità. L'autrice la vuole medievaleggiante, tuttavia vi sono canti gregoriani, valzer di Strauss, occhiali, grammofoni... insomma un intruglio dove può comparire qualsiasi cosa, anche se i viaggi si fanno rigorosamente a cavallo o in barca. Consapevole di tutto questo, la Pieroni spiega che lei immagina il mondo di Arret così e così lo riporta ai lettori. Insomma, così è se vi pare, giusto?
I personaggi vengono spesso presentati senza una grande descrizione (salvo qualche nota su come sono vestiti, foggia colori eccetera) e senza molta introspezione. La maggior parte non sembra molto diversa dalle figurine intercambiabili di certi anime. Nell'insieme l'ambientazione sembra abbastanza colorata, imprevedibile, un po' pacchiana, talvolta divertente in alcune illogicità (cose che di solito a me non divertono, peraltro). A qualcuno potrà anche piacere.
Non mi metto a fare un elenco dei difetti o delle ingenuità di questo libro, ce ne sono abbastanza, mi limito a dire che in ogni caso potrebbe piacere al (giovanile) pubblico di riferimento, e che la forma è curata quel tanto che basta ad avermi convinto a recensire questa pubblicazione mentre per altri casi ho deciso di lasciare perdere e di fare se mai qualche osservazione privatamente agli autori.
Non farò un panegirico di un libro che rappresenta una maniera di trattare il fantasy molto diversa da quello che vorrei, però devo dire che rispetto ai volonterosi che sganciano i loro sudati euro a certe case editrici a pagamento senza aver prima fatto i "compiti a casa" guardando bene quello che hanno scritto, l'autrice si è sforzata di produrre una storia che se non altro è leggibile (per quanto non conclusiva) e l'ha presentata con l'autopubblicazione in formato digitale, sistema che ha molto più senso del ricorso alle stamperie, soprattutto per un'esordiente. Quindi riconosciamole questi meriti.
Serenia, principessa del Regno Bianco, partecipa ai festeggiamenti in cui il rampollo dell'altro regno dovrà scegliere una sposa per cementare un'unione che garantisca la pace. Il bel tenebroso, che si chiama Gilbert, snobba la sorella più grande di Serenia e sceglie proprio lei.
(Nota: da qui in poi qualche spoiler, non pesantissimo perché si tratta della prima parte). Le nozze non si rivelano proprio felicissime in quanto Gilbert si rivela brutale, violento e portatore di un terribile segreto. Serenia, che si trova a essere abusata e maltrattata (anche dal capo delle guardie di Gilbert), dapprima è disperata ma poi si innamora del fetentissimo consorte, che comincia a dimostrarle finalmente un certo affetto. Dopo questo inizio tra Twilight e le sfumature di grigio però le cose si complicano. Con il contatto del sangue dei due principi le forze magiche che dormivano dai tempi della terribile guerra si risvegliano, e si dimostrano pericolose. Gilbert è padrone dei suoi nuovi poteri, sarà invece Serenia, portatrice di un potere che deve essere per forza contraltare di quello del Regno Nero, a dover partire per un percorso di scoperta di se stessa. (Fine spoiler).
L'ambientazione ha suscitato in me qualche perplessità. L'autrice la vuole medievaleggiante, tuttavia vi sono canti gregoriani, valzer di Strauss, occhiali, grammofoni... insomma un intruglio dove può comparire qualsiasi cosa, anche se i viaggi si fanno rigorosamente a cavallo o in barca. Consapevole di tutto questo, la Pieroni spiega che lei immagina il mondo di Arret così e così lo riporta ai lettori. Insomma, così è se vi pare, giusto?
I personaggi vengono spesso presentati senza una grande descrizione (salvo qualche nota su come sono vestiti, foggia colori eccetera) e senza molta introspezione. La maggior parte non sembra molto diversa dalle figurine intercambiabili di certi anime. Nell'insieme l'ambientazione sembra abbastanza colorata, imprevedibile, un po' pacchiana, talvolta divertente in alcune illogicità (cose che di solito a me non divertono, peraltro). A qualcuno potrà anche piacere.
Non mi metto a fare un elenco dei difetti o delle ingenuità di questo libro, ce ne sono abbastanza, mi limito a dire che in ogni caso potrebbe piacere al (giovanile) pubblico di riferimento, e che la forma è curata quel tanto che basta ad avermi convinto a recensire questa pubblicazione mentre per altri casi ho deciso di lasciare perdere e di fare se mai qualche osservazione privatamente agli autori.
Non farò un panegirico di un libro che rappresenta una maniera di trattare il fantasy molto diversa da quello che vorrei, però devo dire che rispetto ai volonterosi che sganciano i loro sudati euro a certe case editrici a pagamento senza aver prima fatto i "compiti a casa" guardando bene quello che hanno scritto, l'autrice si è sforzata di produrre una storia che se non altro è leggibile (per quanto non conclusiva) e l'ha presentata con l'autopubblicazione in formato digitale, sistema che ha molto più senso del ricorso alle stamperie, soprattutto per un'esordiente. Quindi riconosciamole questi meriti.
martedì 15 gennaio 2013
Come NON bisogna scrivere un libro fantasy
Non sono un autore pubblicato salvo qualche raccontino su riviste e antologie o sul web, qualche volta pagato ma generalmente no. Per via della mia collaborazione con Fantasy Magazine ho comunque recensito vari libri fantasy italiani e non. E anche qui sul blog mi è capitato di dare un parere riguardo a diversi autori italiani (forse più in passato che in tempi recenti). Perciò mi è capitato che tanti abbiano chiesto una mia recensione, salvo magari essere molto scontenti del risultato, motivo che già qualche tempo fa mi aveva portato a indicare delle linee guida per evitare malintesi.
Linee guida che tendono a scoraggiare un po', in effetti. Comunque ho continuato a leggere romanzi ricevuti in visione (di solito da parte di autori esordienti). Spesso sono scrittori che hanno pubblicato a pagamento e cercano di rimediare visibilità tramite blog e social network, classica strategia di marketing povero che potrebbe anche diventare efficace, se il prodotto piace.
Il problema è che per quello che ho potuto vedere, questi autori spesso non hanno le minime basi e talvolta fanno errori anche grossolani, per quanto debba dire che la maggior parte sono a posto dal punto di vista della pura e semplice grammatica.
Temo che molti credano di poter diventare scrittori di successo dopo aver scritto il primo romanzo. Il risultato è una impazienza di vedere in libreria la propria creatura, talvolta una ipersensibilità alle critiche, e quasi sempre grossi difetti nel testo, difetti che pregiudicano la riuscita di queste operazioni editoriali.
Sono esistiti scrittori che al primo romanzo ci hanno subito azzeccato e hanno scritto un capolavoro. Di solito però non succede, ed è questa la prima cosa che bisognerebbe, con umiltà, imparare. Per scrivere, come per fare tante altre cose, ci vuole un po' di mestiere e allenamento.
Quindi se volete un consiglio non vi focalizzate su un solo romanzo come coronamento di tutto quello che volete dire, la vostra somma opera e altre simili romanticherie. Allenatevi partendo magari da cose meno impegnative come racconti di breve e media durata (da una a venti pagine, diciamo). Trovate in rete o anche fisicamente, se capita, il luogo dove sia possibile confrontarsi, leggere altri autori e farsi leggere, scambiarsi pareri. E ovviamente leggete molti libri, sia le novità che i classici.
Come ho già detto in un altro post, se volete fare sul serio NON HA SENSO che non seguiate un corso (attenzione a non farvi spillare cifre oscene) o non leggiate un manuale di scrittura (molto più a buon mercato)
Dal momento che le tecniche dello scrivere non sono intuitive (salvo che per qualche genio), leggere i manuali vi farà capire per lo meno cosa state ignorando e che rischi correte di conseguenza.
Se comunque siete tentati dalla retorica del genio e sregolatezza, assicuratevi di sbatterci la faccia una volta sola e poi di cambiare strada.
Dopo aver seguito questi passaggi, che certamente potrebbero impegnare il vostro tempo libero per diversi mesi prima di darvi qualche giovamento, potreste già avere una visione delle cose abbastanza diversa che vi permetterà di evitare certi errori. Come quello di correre a stampare dei romanzi che, come certi che invece purtroppo ho visto, pur non avendo veri e propri errori grammaticali e di ortografia sono legnosi, scarsamente leggibili e a tratti incomprensibili (per dialoghi creati male, punto di vista organizzato in maniera antiquata o maldestra, virtuosismi lessicali, frasi troppo lunghe).
Altre cose incomprensibili che mi è capitato di vedere sono l'uso di parole ricercate e difficili (cosa pensate di dimostrare?) e di aggettivi e avverbi a valanga. Sono sconsigliati fortemente, oggi come oggi. Magari non siete d'accordo e avete i vostri perché, ma basterebbe leggere ad alta voce un po' di frasi zeppe di aggettivi e avverbi, e poi rileggerle dopo averne falciati il più possibile, per rendersi conto che si guadagna in scorrevolezza.
Ricordate che ogni tanto al lettore può far comodo un accenno (indiretto) che gli faccia ricordare chi sia quel personaggio che aveva conosciuto brevemente molte pagine prima e che ricompare adesso; però non gli piacerà che gli ripetiate fatti importanti della trama centomila volte.
Personalmente sconsiglio a chi è alle prime armi l'inclusione di complicate ambientazioni per i propri libri fantasy. Io in realtà le ambientazioni le amo. Chi spende un po' di tempo a crearle e si sforza di renderle il più logiche e coerenti possibili fa un buon investimento per la costruzione di una trama solida, ma sbaglia se poi si sente in dovere di riversarle in massa nella sua storia. Non consiglio quindi lavori tipo creare complicate cronistorie, o alfabeti e linguaggi come Tolkien e alcuni altri hanno fatto. Non se siete alle prime armi, almeno.
Non consiglio neanche gli sperimentalismi. Non tentate di essere ermetici. Evitate di creare una trama estremamente complessa con molti personaggi da seguire. Evitate gli incisi o le dipartite per la tangente che perdono il filo della trama. Ricordate che introdurre nella narrazione passi tratti dal testo di una grande enciclopedia o cronaca (inventata) che spiega alcune cose del vostro mondo immaginario è pratica comune se fatto all'inizio del capitolo: chi lo fa nel bel mezzo del capitolo, e lo fa ripetutamente, secondo me interrompe inutilmente il ritmo della narrazione. Se siete agli inizi, siate semplici nella forma. Dopo un po' di tempo e qualche tentativo alle spalle valuterete meglio come volete scrivere.
Cercate un po' di originalità in quello che volete raccontare, ma se scrivete fantasy abbiate l'accortezza di rimanere nell'ambito del genere. Non volete scrivere del gruppo di nani che va a reclamare le proprie miniere invase dagli orchi. Benissimo, visto che con i film di Peter Jackson non se ne può più. Trovate qualche situazione nuova, non è impossibile. Piccolo consiglio: ricordate che l'originalità al cento per cento non esiste, ma non andate a scopiazzare frasi e situazionida altri libri.
Tenete presente che gli editori a pagamento non vi daranno grande aiuto per capire dove sbagliate e vi stamperanno anche un romanzo banale e scarsamente leggibile, purché diate loro i soldi. Ognuno è libero di fare quello che vuole ma bisognerebbe avere un'idea di quello che si deve ricevere e di quello che si deve spendere per non essere fregati da questo tipo di editori. Bisogna anche essere onesti con sé stessi sulle reali qualità di ciò che si sta proponendo, e rinunciare se non si è pronti.
Non mi piacciono le crociate contro le autopubblicazioni e contro l'editoria a pagamento, le trovo eccessive. Verò però è che la massa di quello che esce con questi editori è robaccia illeggibile, un vero spreco per gli autori che hanno pagato senza prima investire nella propria capacità di scrivere.
In soldoni: pensateci bene, frequentate l'ambiente e seguite ciò che si dice in giro (via rete è facile), fatevi un'idea. La pubblicazione a pagamento nella maggior parte dei casi è una scelta inutile e costosa.
Ho menzionato il tempo da spendere, che è parecchio. Se vi interessa scrivere sappiate che è lavoro su cui dovrete spendere molto tempo senza la minima certezza di guadagnarci mai un quattrino. Se avete la passione, non dovrebbe essere un problema insormontabile. Se invece la cosa vi sembra troppo onerosa probabilmente vi converrà spostarvi su altri passatempi.
Linee guida che tendono a scoraggiare un po', in effetti. Comunque ho continuato a leggere romanzi ricevuti in visione (di solito da parte di autori esordienti). Spesso sono scrittori che hanno pubblicato a pagamento e cercano di rimediare visibilità tramite blog e social network, classica strategia di marketing povero che potrebbe anche diventare efficace, se il prodotto piace.
Il problema è che per quello che ho potuto vedere, questi autori spesso non hanno le minime basi e talvolta fanno errori anche grossolani, per quanto debba dire che la maggior parte sono a posto dal punto di vista della pura e semplice grammatica.
Temo che molti credano di poter diventare scrittori di successo dopo aver scritto il primo romanzo. Il risultato è una impazienza di vedere in libreria la propria creatura, talvolta una ipersensibilità alle critiche, e quasi sempre grossi difetti nel testo, difetti che pregiudicano la riuscita di queste operazioni editoriali.
- Compagno Stalin, ci sono centomila scrittori che vorrebbero essere pubblicati.
- Bene! Mandali tutti sul fronte di Leningrado!
Sono esistiti scrittori che al primo romanzo ci hanno subito azzeccato e hanno scritto un capolavoro. Di solito però non succede, ed è questa la prima cosa che bisognerebbe, con umiltà, imparare. Per scrivere, come per fare tante altre cose, ci vuole un po' di mestiere e allenamento.
Quindi se volete un consiglio non vi focalizzate su un solo romanzo come coronamento di tutto quello che volete dire, la vostra somma opera e altre simili romanticherie. Allenatevi partendo magari da cose meno impegnative come racconti di breve e media durata (da una a venti pagine, diciamo). Trovate in rete o anche fisicamente, se capita, il luogo dove sia possibile confrontarsi, leggere altri autori e farsi leggere, scambiarsi pareri. E ovviamente leggete molti libri, sia le novità che i classici.
Come ho già detto in un altro post, se volete fare sul serio NON HA SENSO che non seguiate un corso (attenzione a non farvi spillare cifre oscene) o non leggiate un manuale di scrittura (molto più a buon mercato)
Dal momento che le tecniche dello scrivere non sono intuitive (salvo che per qualche genio), leggere i manuali vi farà capire per lo meno cosa state ignorando e che rischi correte di conseguenza.
Se comunque siete tentati dalla retorica del genio e sregolatezza, assicuratevi di sbatterci la faccia una volta sola e poi di cambiare strada.
Dopo aver seguito questi passaggi, che certamente potrebbero impegnare il vostro tempo libero per diversi mesi prima di darvi qualche giovamento, potreste già avere una visione delle cose abbastanza diversa che vi permetterà di evitare certi errori. Come quello di correre a stampare dei romanzi che, come certi che invece purtroppo ho visto, pur non avendo veri e propri errori grammaticali e di ortografia sono legnosi, scarsamente leggibili e a tratti incomprensibili (per dialoghi creati male, punto di vista organizzato in maniera antiquata o maldestra, virtuosismi lessicali, frasi troppo lunghe).
Altre cose incomprensibili che mi è capitato di vedere sono l'uso di parole ricercate e difficili (cosa pensate di dimostrare?) e di aggettivi e avverbi a valanga. Sono sconsigliati fortemente, oggi come oggi. Magari non siete d'accordo e avete i vostri perché, ma basterebbe leggere ad alta voce un po' di frasi zeppe di aggettivi e avverbi, e poi rileggerle dopo averne falciati il più possibile, per rendersi conto che si guadagna in scorrevolezza.
Ricordate che ogni tanto al lettore può far comodo un accenno (indiretto) che gli faccia ricordare chi sia quel personaggio che aveva conosciuto brevemente molte pagine prima e che ricompare adesso; però non gli piacerà che gli ripetiate fatti importanti della trama centomila volte.
Personalmente sconsiglio a chi è alle prime armi l'inclusione di complicate ambientazioni per i propri libri fantasy. Io in realtà le ambientazioni le amo. Chi spende un po' di tempo a crearle e si sforza di renderle il più logiche e coerenti possibili fa un buon investimento per la costruzione di una trama solida, ma sbaglia se poi si sente in dovere di riversarle in massa nella sua storia. Non consiglio quindi lavori tipo creare complicate cronistorie, o alfabeti e linguaggi come Tolkien e alcuni altri hanno fatto. Non se siete alle prime armi, almeno.
Non consiglio neanche gli sperimentalismi. Non tentate di essere ermetici. Evitate di creare una trama estremamente complessa con molti personaggi da seguire. Evitate gli incisi o le dipartite per la tangente che perdono il filo della trama. Ricordate che introdurre nella narrazione passi tratti dal testo di una grande enciclopedia o cronaca (inventata) che spiega alcune cose del vostro mondo immaginario è pratica comune se fatto all'inizio del capitolo: chi lo fa nel bel mezzo del capitolo, e lo fa ripetutamente, secondo me interrompe inutilmente il ritmo della narrazione. Se siete agli inizi, siate semplici nella forma. Dopo un po' di tempo e qualche tentativo alle spalle valuterete meglio come volete scrivere.
Cercate un po' di originalità in quello che volete raccontare, ma se scrivete fantasy abbiate l'accortezza di rimanere nell'ambito del genere. Non volete scrivere del gruppo di nani che va a reclamare le proprie miniere invase dagli orchi. Benissimo, visto che con i film di Peter Jackson non se ne può più. Trovate qualche situazione nuova, non è impossibile. Piccolo consiglio: ricordate che l'originalità al cento per cento non esiste, ma non andate a scopiazzare frasi e situazionida altri libri.
Tenete presente che gli editori a pagamento non vi daranno grande aiuto per capire dove sbagliate e vi stamperanno anche un romanzo banale e scarsamente leggibile, purché diate loro i soldi. Ognuno è libero di fare quello che vuole ma bisognerebbe avere un'idea di quello che si deve ricevere e di quello che si deve spendere per non essere fregati da questo tipo di editori. Bisogna anche essere onesti con sé stessi sulle reali qualità di ciò che si sta proponendo, e rinunciare se non si è pronti.
Non mi piacciono le crociate contro le autopubblicazioni e contro l'editoria a pagamento, le trovo eccessive. Verò però è che la massa di quello che esce con questi editori è robaccia illeggibile, un vero spreco per gli autori che hanno pagato senza prima investire nella propria capacità di scrivere.
In soldoni: pensateci bene, frequentate l'ambiente e seguite ciò che si dice in giro (via rete è facile), fatevi un'idea. La pubblicazione a pagamento nella maggior parte dei casi è una scelta inutile e costosa.
Ho menzionato il tempo da spendere, che è parecchio. Se vi interessa scrivere sappiate che è lavoro su cui dovrete spendere molto tempo senza la minima certezza di guadagnarci mai un quattrino. Se avete la passione, non dovrebbe essere un problema insormontabile. Se invece la cosa vi sembra troppo onerosa probabilmente vi converrà spostarvi su altri passatempi.
lunedì 19 novembre 2012
Leggete quei benedetti manuali
Nel lontano 2009 avevo confessato in un post di trovare molto interessanti i manuali di scrittura creativa. Mi confronto spesso con persone che li odiano, gente con cui a volte si può ragionare, a volte che manifesta il suo scontento verso i suggerimenti tecnici in maniera spiritosa (vedasi questo gradevole post del Sommo Buta), e altri che diventano idrofobi appena sentono nominare le tematiche suggerite nei manuali.
Molti di quelli che vogliono scrivere credono di non averne bisogno, perché pensano che scrivere sia tutto genio e sregolatezza. Uno su mille potrebbe avere ragione per il proprio caso.
Altri probabilmente subiscono una reazione di rigetto per l'uso che dei manuali hanno fatto non pochi aspiranti scrittori che se ne sono serviti come di un ariete per aggredire le case editrici e le loro scelte editoriali (salvo poi cercare magari di entrare in quello stesso mercato dalla porta di servizio, un po' come gli eroi dell'antipolitica italiana). Le "regole" della scrittura creativa sono diventate quindi un'arma, poiché chi non faceva così-e-cosà diventava un ignorante degno dei peggiori epiteti.
Questo è ovviamente un atteggiamento strumentale. Ma, tra quelli che non hanno apprezzato certe aggressioni armate a suon di regolette, è probabilmente nato un rigetto verso i testi che parlano di scrittura creativa, pensando che vi siano solo regole rigide e imposizioni assurde.
Ovviamente chi rifiuta di leggerli scoprirebbe che non è così, se abbandonasse il proprio scetticismo. Ci sono inevitabilmente regole che vengono "caldamente" consigliate ma tutto è lasciato al buon senso e alla volontà di chi se ne serve, visto che siamo in un campo dove regna l'impressione soggettiva su ciò che è efficace o che è bello.
Con buona pace di chi dice che, mancando di seguire una certa regola, il risultato sarà inevitabilmente pessimo. E' pessimo ciò che un lettore ritiene sia pessimo, ed è pessimo solo per lui: un altro lettore magari la penserà diversamente. Il che crea anche la difficoltà di dare validi consigli quando uno scrive una recensione (il problema è: per chi la sto scrivendo? avrà gusti simili ai mei?).
Va detto che quello che consigliano i manuali è riferito al gusto del nostro periodo. Regole come quella che consiglia di limitare l'uso di avverbi e aggettivi favorisce una lettura lineare e scorrevole: non necessariamente lo scopo di chi scriveva un secolo o due fa.
Ci sono ovviamente alcune tematiche non semplici da imparare, e non del tutto intuitive, che possono piacere o non piacere. Il mio punto di vista personale su un paio di queste "regole:"
- Lo "show don't tell:" a volte sì, a volte no. Riconosco la maggiore immediatezza nel descrivere l'azione anziché limitarsi a scrivere "tizio fece questo e quello." A volte trovo preferibile tirar via, per non allungare il testo, e vedo che sono in ottima compagnia in questa scelta.
- Il punto di vista e i suoi tormenti: per quanto faticoso possa essere, credo che sia meglio imparare a usare la terza persona limitata (se non siete per la prima, ovviamente). E' possibile cambiare punto di vista spesso, del resto, e far vedere l'azione dalla visuale di tutti. Basta che sia chiaro chi sta facendo cosa. Cadere in trappola, come scrivevo qualche post fa, è facilissimo. Non sto dicendo che il caro vecchio "narratore onnisciente" non vada mai usato. Ma fidatevi, generalmente è meglio di no.
Ognuno scelga, prenda quello che vuole, anche nulla se davvero decide così. Ma se volete scrivere sul serio, leggeteli questi benedetti manuali. Male non vi fanno. E non mordono!
Molti di quelli che vogliono scrivere credono di non averne bisogno, perché pensano che scrivere sia tutto genio e sregolatezza. Uno su mille potrebbe avere ragione per il proprio caso.
Altri probabilmente subiscono una reazione di rigetto per l'uso che dei manuali hanno fatto non pochi aspiranti scrittori che se ne sono serviti come di un ariete per aggredire le case editrici e le loro scelte editoriali (salvo poi cercare magari di entrare in quello stesso mercato dalla porta di servizio, un po' come gli eroi dell'antipolitica italiana). Le "regole" della scrittura creativa sono diventate quindi un'arma, poiché chi non faceva così-e-cosà diventava un ignorante degno dei peggiori epiteti.
Questo è ovviamente un atteggiamento strumentale. Ma, tra quelli che non hanno apprezzato certe aggressioni armate a suon di regolette, è probabilmente nato un rigetto verso i testi che parlano di scrittura creativa, pensando che vi siano solo regole rigide e imposizioni assurde.
Ovviamente chi rifiuta di leggerli scoprirebbe che non è così, se abbandonasse il proprio scetticismo. Ci sono inevitabilmente regole che vengono "caldamente" consigliate ma tutto è lasciato al buon senso e alla volontà di chi se ne serve, visto che siamo in un campo dove regna l'impressione soggettiva su ciò che è efficace o che è bello.
Con buona pace di chi dice che, mancando di seguire una certa regola, il risultato sarà inevitabilmente pessimo. E' pessimo ciò che un lettore ritiene sia pessimo, ed è pessimo solo per lui: un altro lettore magari la penserà diversamente. Il che crea anche la difficoltà di dare validi consigli quando uno scrive una recensione (il problema è: per chi la sto scrivendo? avrà gusti simili ai mei?).
Va detto che quello che consigliano i manuali è riferito al gusto del nostro periodo. Regole come quella che consiglia di limitare l'uso di avverbi e aggettivi favorisce una lettura lineare e scorrevole: non necessariamente lo scopo di chi scriveva un secolo o due fa.
Ci sono ovviamente alcune tematiche non semplici da imparare, e non del tutto intuitive, che possono piacere o non piacere. Il mio punto di vista personale su un paio di queste "regole:"
- Lo "show don't tell:" a volte sì, a volte no. Riconosco la maggiore immediatezza nel descrivere l'azione anziché limitarsi a scrivere "tizio fece questo e quello." A volte trovo preferibile tirar via, per non allungare il testo, e vedo che sono in ottima compagnia in questa scelta.
- Il punto di vista e i suoi tormenti: per quanto faticoso possa essere, credo che sia meglio imparare a usare la terza persona limitata (se non siete per la prima, ovviamente). E' possibile cambiare punto di vista spesso, del resto, e far vedere l'azione dalla visuale di tutti. Basta che sia chiaro chi sta facendo cosa. Cadere in trappola, come scrivevo qualche post fa, è facilissimo. Non sto dicendo che il caro vecchio "narratore onnisciente" non vada mai usato. Ma fidatevi, generalmente è meglio di no.
Ognuno scelga, prenda quello che vuole, anche nulla se davvero decide così. Ma se volete scrivere sul serio, leggeteli questi benedetti manuali. Male non vi fanno. E non mordono!
martedì 31 luglio 2012
L'Apocalisse Milanese
Chissà se qualcuno ricorda il racconto che scrissi per l'antologia Sanctuary edita dalla Asengard. Certamente pochi, perché il racconto non venne scelto per la pubblicazione. Ebbe però il suo breve momento di gloria perché assieme ad altri "non selezionati" venne da me raccolto in una specie di "pagina degli esclusi" sulla Vetrina di Mondi Immaginari e lì rimase per un anno.
Il mio racconto, Khaibit, voleva indagare sui "super problemi" che possono angosciare una persona che percepisca sempre gli stati d'animo del prossimo, che fin dalla tenera età non sia schermata dalla beata ignoranza. Frasi come "il mondo è tutto uno schifo" le diciamo tutti, siamo tutti cinici e con poche speranze verso gli altri, ma non siamo tormentati dal vedere la falsità, la perfidia e l'aggressività che ci circondano (e anche, perché no, la semplice infelicità o l'occasionale bontà).
In realtà abbiamo bisogno di non sapere, soprattutto riguardo a quelli che ci sono più vicini. Il mio protagonista, Ivan, "vede" le anime e non ha mai avuto questa possibilità di ignorare. Ma il suo potere, pur avendolo trasformato in un disadattato, lo conduce sotto la protezione di un maestro. Che purtroppo viene ucciso da dei rivali: così si crea una situazione in cui il buon Ivan accetta di farsi ospite del suo mentore assassinato, accogliendo la sua anima.
E qui il racconto terminava. Sanctuary era un'ambientazione urban fantasy, un'immensa megalopoli di un futuro non ben definito, in cui esiste un potere piuttosto dispotico e impaziente e degli emarginati del tutto speciali: esseri mitici, persone o creature con poteri sovrannaturali, studiosi di magia e via discorrendo. Tutti costretti a nascondersi.
Pensando di espandere il mio racconto, ho deciso di calarlo in un'ambientazione realistica e ne ho fatto una storia apocalittica, un confronto mortale dove il povero Ivan e i suoi compagni dovranno affrontare una minaccia terribile senza contare sull'aiuto di nessuno, sullo sfondo della Milano di oggi: quasi completamente indifferente a loro, prona a cadere preda del male; talvolta ricca e corrotta, talvolta povera e devastata, a seconda dei luoghi e delle persone.
Ho mantenuto molti elementi accennati nel racconto, tra cui i vampiri. Però non sono quelli della "tradizione" e nemmeno quelli tanto cool alla Twilight. Diciamo che sono un elemento adattato alle esigenze della storia. Decisamente la mia trama ha poco glamour, ed è (ovvio) volutamente così.
E' una buona idea? C'è già chi mi ha detto che ci sono elementi scopiazzati da questo o quel manga, ma io i manga li leggo poco o niente, perciò fermo restando il fatto che l'originalità assoluta non è di questo mondo posso affermare di averne fatto un lavoro molto personale e con qualcosa di insolito. Se qualcuno ha un parere da darmi, può scrivere direttamente al mio indirizzo email o commentare qui.
Nota: per colmo di scalogna, sta per uscire The Demon Catchers of Milan, scritto Kat Beyer, un'autrice anglosassone che è stata ospite della città per motivi di studio, se ho capito bene. Quindi anche riuscendo a pubblicare arriverei secondo nello sfruttare l'ambientazione meneghina (e se mi si consente, dalla sinossi pare la storiella della famigliola di ammazzavampiri nella città della moda: non venderò un bottone ma spero di essere più originale di così).
Sto meditando l'autopubblicazione, comunque. Si accettano idee per un'immagine di copertina che incorpori il concetto di Khaibit, ovvero l'Ombra dell'anima nella mitologia e religione dell'antico Egitto.
Il mio racconto, Khaibit, voleva indagare sui "super problemi" che possono angosciare una persona che percepisca sempre gli stati d'animo del prossimo, che fin dalla tenera età non sia schermata dalla beata ignoranza. Frasi come "il mondo è tutto uno schifo" le diciamo tutti, siamo tutti cinici e con poche speranze verso gli altri, ma non siamo tormentati dal vedere la falsità, la perfidia e l'aggressività che ci circondano (e anche, perché no, la semplice infelicità o l'occasionale bontà).
In realtà abbiamo bisogno di non sapere, soprattutto riguardo a quelli che ci sono più vicini. Il mio protagonista, Ivan, "vede" le anime e non ha mai avuto questa possibilità di ignorare. Ma il suo potere, pur avendolo trasformato in un disadattato, lo conduce sotto la protezione di un maestro. Che purtroppo viene ucciso da dei rivali: così si crea una situazione in cui il buon Ivan accetta di farsi ospite del suo mentore assassinato, accogliendo la sua anima.
E qui il racconto terminava. Sanctuary era un'ambientazione urban fantasy, un'immensa megalopoli di un futuro non ben definito, in cui esiste un potere piuttosto dispotico e impaziente e degli emarginati del tutto speciali: esseri mitici, persone o creature con poteri sovrannaturali, studiosi di magia e via discorrendo. Tutti costretti a nascondersi.
Pensando di espandere il mio racconto, ho deciso di calarlo in un'ambientazione realistica e ne ho fatto una storia apocalittica, un confronto mortale dove il povero Ivan e i suoi compagni dovranno affrontare una minaccia terribile senza contare sull'aiuto di nessuno, sullo sfondo della Milano di oggi: quasi completamente indifferente a loro, prona a cadere preda del male; talvolta ricca e corrotta, talvolta povera e devastata, a seconda dei luoghi e delle persone.
Ho mantenuto molti elementi accennati nel racconto, tra cui i vampiri. Però non sono quelli della "tradizione" e nemmeno quelli tanto cool alla Twilight. Diciamo che sono un elemento adattato alle esigenze della storia. Decisamente la mia trama ha poco glamour, ed è (ovvio) volutamente così.
E' una buona idea? C'è già chi mi ha detto che ci sono elementi scopiazzati da questo o quel manga, ma io i manga li leggo poco o niente, perciò fermo restando il fatto che l'originalità assoluta non è di questo mondo posso affermare di averne fatto un lavoro molto personale e con qualcosa di insolito. Se qualcuno ha un parere da darmi, può scrivere direttamente al mio indirizzo email o commentare qui.
Nota: per colmo di scalogna, sta per uscire The Demon Catchers of Milan, scritto Kat Beyer, un'autrice anglosassone che è stata ospite della città per motivi di studio, se ho capito bene. Quindi anche riuscendo a pubblicare arriverei secondo nello sfruttare l'ambientazione meneghina (e se mi si consente, dalla sinossi pare la storiella della famigliola di ammazzavampiri nella città della moda: non venderò un bottone ma spero di essere più originale di così).
Sto meditando l'autopubblicazione, comunque. Si accettano idee per un'immagine di copertina che incorpori il concetto di Khaibit, ovvero l'Ombra dell'anima nella mitologia e religione dell'antico Egitto.
giovedì 10 maggio 2012
Ancora ebook e autopubblicazione
Segnalo questo articolo sul corriere, una serie di interviste con gli addetti ai lavori sull'autopubblicazione e sulle conseguenze che essa ha sull'editoria. Piuttosto lungo, ma interessante... anche se quando si parla di questi argomenti bisogna rassegnarsi al fatto che le stesse tematiche spesso siano ripetute e ripescate.
sabato 26 novembre 2011
Il Treno di Moebius
Un altro esperimento di scrittura su web che ho letto in questo periodo, questo Il Treno di Moebius di Alessandro Girola è in effetti abbastanza breve: più un racconto lungo che un vero e proprio romanzo. La storia è semplice e va rapidamente al punto, portandoci in un viaggio inquietante assieme a una troupe televisiva impegnata, piuttosto stancamente, a indagare uno dei tanti misteri irrisolti della nostra Italia. Insomma, uno di quei programmi un po' sensazionalistici che hanno moderato successo in TV e generalmente fanno venire il latte alle ginocchia a chi vorrebbe una trattazione seria degli argomenti. Ma nel caso dei nostri protagonisti, in buona parte frustrati da precedenti carriere andate male o esperienze negative, c'è anche l'ambizione di fare tutto sommato un lavoro decente, un po' di giornalismo vero.
Qui non abbiamo una storia sciocca di allucinazioni o ciarlatanerie, però: ci troviamo di fronte a un fatto di una certa gravità (la scomparsa di un piccolo treno, tre persone incluse) in un passato recente ma già ingiallito dal tempo, con fonti non proprio autorevoli (un giornale scandalistico) che già avevano sollevato il problema in passato, ma senza seguito.
Il nostro gruppetto di protagonisti va a indagare sul posto con tanta buona volontà, scoprendo una storia sempre più bizzarra: la linea è stata abbandonata, addirittura un paese è rimasto deserto dopo lo spostamento della tratta ferroviaria, gli abitanti del posto sono piuttosto ostili. Tutto "quasi" tranquillo ma qualche segnale decisamente inquietante, e una sensazione piuttosto lovecraftiana instillata nel lettore.
Trama in parte ispirata a un film, in parte, mi par di capire, a un "vero" mistero di casa nostra, questo libro/racconto è disponibile gratuitamente (potete scaricarlo qui). Posso garantire che si fa leggere in un fiato, quindi consiglio di assaggiarlo se avete un attrezzo in grado di leggere il formato epub (io ce l'ho, anche se con qualche problema, perché come i miei affezionati lettori già sanno il mio ebook reader è una chiavica).
Detto questo, e volendo anticipare un bel po' di trama per gli improvvidi che non smettessero subito di leggere questo articolo per passare al racconto, mi è piaciuta la storia di questo gruppetto di persone, e tutto l'antefatto. Caratterizzazione quel tanto che ci vuole in un racconto di questo tipo, e fatta bene, per quanto abbia trovato ripetitivi i pensieri del capo, Maurizio, verso Martina, avvenente e volonterosa componente della squadra (squadra che si completa con un attore fallito che fa il Piero Angela della situazione, ovvero si fa riprendere dalla telecamera e spiega quello che c'è da spiegare non senza sfoggiare una certa buona volontà, e con un cameraman che vanta una passata esperienza militare).
Dalla storia mi aspettavo qualcosa di più, diciamo che viene costruita una buona suspense e poi viene un po' sprecata. I mostri, che a occhio direi tratti da qualche fonte medievale o rinascimentale, fanno la loro comparsa senza la dovuta presentazione.
Le scene in cui muoiono i membri del gruppo sono asciutte, nel senso che la morte arriva all'improvviso con un effetto che dovrebbe essere sconvolgente o straniante, ma che forse funzionerebbe meglio con il mezzo televisivo piuttosto che su carta. Anche qui ci sarebbe voluta qualche descrizione in più. Sul mondo misterioso scoperto e poi subito abbandonato, mi manca qualche appiglio, qualche approfondimento, che non è dato per scelta consapevole dell'autore (condivisibile o meno) nemmeno nel finale quando il protagonista chiede di sapere almeno cosa c'è dietro il mistero per cui è venuto a morire, e non viene accontentato.
Anche la scena in cui due uomini corrono in un tunnel di fronte a un avversario orrendo (avete presente una scolopendra? gigante, dico) sapendo che uno farà una fine atroce, con la logica che l'altro deve passare per "far sapere al mondo" cosa è successo, sarebbe stata da approfondire. Probabilmente non c'è alternativa, non c'è nemmeno un gran che di tempo per pensarci sopra... Ma anche se uno dei due è un ex militare si tratta comunque di correre incontro alla morte, non so se mi spiego.
Insomma abbiamo una storia dove poteva starci molto di più, raccontata con uno stile asciutto che funziona bene all'inizio, ma che avrebbe richiesto forse maggiore dettaglio andando avanti.
Qui non abbiamo una storia sciocca di allucinazioni o ciarlatanerie, però: ci troviamo di fronte a un fatto di una certa gravità (la scomparsa di un piccolo treno, tre persone incluse) in un passato recente ma già ingiallito dal tempo, con fonti non proprio autorevoli (un giornale scandalistico) che già avevano sollevato il problema in passato, ma senza seguito.
Il nostro gruppetto di protagonisti va a indagare sul posto con tanta buona volontà, scoprendo una storia sempre più bizzarra: la linea è stata abbandonata, addirittura un paese è rimasto deserto dopo lo spostamento della tratta ferroviaria, gli abitanti del posto sono piuttosto ostili. Tutto "quasi" tranquillo ma qualche segnale decisamente inquietante, e una sensazione piuttosto lovecraftiana instillata nel lettore.
Trama in parte ispirata a un film, in parte, mi par di capire, a un "vero" mistero di casa nostra, questo libro/racconto è disponibile gratuitamente (potete scaricarlo qui). Posso garantire che si fa leggere in un fiato, quindi consiglio di assaggiarlo se avete un attrezzo in grado di leggere il formato epub (io ce l'ho, anche se con qualche problema, perché come i miei affezionati lettori già sanno il mio ebook reader è una chiavica).
Detto questo, e volendo anticipare un bel po' di trama per gli improvvidi che non smettessero subito di leggere questo articolo per passare al racconto, mi è piaciuta la storia di questo gruppetto di persone, e tutto l'antefatto. Caratterizzazione quel tanto che ci vuole in un racconto di questo tipo, e fatta bene, per quanto abbia trovato ripetitivi i pensieri del capo, Maurizio, verso Martina, avvenente e volonterosa componente della squadra (squadra che si completa con un attore fallito che fa il Piero Angela della situazione, ovvero si fa riprendere dalla telecamera e spiega quello che c'è da spiegare non senza sfoggiare una certa buona volontà, e con un cameraman che vanta una passata esperienza militare).
Dalla storia mi aspettavo qualcosa di più, diciamo che viene costruita una buona suspense e poi viene un po' sprecata. I mostri, che a occhio direi tratti da qualche fonte medievale o rinascimentale, fanno la loro comparsa senza la dovuta presentazione.
Le scene in cui muoiono i membri del gruppo sono asciutte, nel senso che la morte arriva all'improvviso con un effetto che dovrebbe essere sconvolgente o straniante, ma che forse funzionerebbe meglio con il mezzo televisivo piuttosto che su carta. Anche qui ci sarebbe voluta qualche descrizione in più. Sul mondo misterioso scoperto e poi subito abbandonato, mi manca qualche appiglio, qualche approfondimento, che non è dato per scelta consapevole dell'autore (condivisibile o meno) nemmeno nel finale quando il protagonista chiede di sapere almeno cosa c'è dietro il mistero per cui è venuto a morire, e non viene accontentato.
Anche la scena in cui due uomini corrono in un tunnel di fronte a un avversario orrendo (avete presente una scolopendra? gigante, dico) sapendo che uno farà una fine atroce, con la logica che l'altro deve passare per "far sapere al mondo" cosa è successo, sarebbe stata da approfondire. Probabilmente non c'è alternativa, non c'è nemmeno un gran che di tempo per pensarci sopra... Ma anche se uno dei due è un ex militare si tratta comunque di correre incontro alla morte, non so se mi spiego.
Insomma abbiamo una storia dove poteva starci molto di più, raccontata con uno stile asciutto che funziona bene all'inizio, ma che avrebbe richiesto forse maggiore dettaglio andando avanti.
martedì 22 novembre 2011
Girlfriend From Hell
Cosa dire di questo ebook di "Germano M." ovvero nel nome d'arte HellGraeco? Innanzitutto che il formato mi ha un po' messo in difficoltà. Ormai ho capito che il mio lettore di ebook (quando alle prese col formato epub) con gli apostrofi e certi altri segni di interpunzione non va troppo d'accordo, mette un paio di spazi di distanza dalla lettera precedente, che ci vogliano o no. Non sono in grado di seguire link, e ce n'è parecchi: rimandi a note, traduzioni di frasi in inglese, immagini, citazioni. Il materiale mostra la sterminata conoscienza mitologica (moderna) e multimediale di HellGraeco, blogger assiduo e immenso.
Comunque va bene anche così o forse va meglio. Io considero un libro consistere nel contenuto. Ovvero nel pensiero espresso nel testo (non ce l'ho con quelli che dicono che senza la carta stanno male, ma per me un ebook va bene lo stesso). Quindi non posso che approvare le scelte del mio scassato lettore, mi interessano poco i rimandi anche se ovviamente non rinuncio alle sensazioni che citazioni alla musica o ammiccamenti cinematografici possono evocare. Pur non essendo amante della forma diaristica/blogghistica, devo dire che si adatta abbastanza bene a questa narrazione, un'avventura apocalittica in cui l'autore si ritrova a essere testimone (privilegiato, inizialmente) di un'epidemia. A creare il disastro è un prione che si diffonde nell'ambiente e nel cibo, e con il contatto tra le persone. L'effetto è un po' quello che si vede nei film di zombie, o in 28 Giorni Dopo: le persone si trasformano in rabbiosi cannibali, insidiosi e pericolosissimi. Il protagonista si rifugia in una zona protetta grazie all'interessamento dell'attrice Zooey (ossessione personale che l'autore trasporta anche in quest'opera) cui ha salvato la vita in quel dell'Inghilterra, e segue passo dopo passo il disgregamento della società, tra zone di coprifuoco, tentativi di contenere i focolai di infezione con le buone o con le cattive, disordini e sciacallaggio. Le informazioni arrivano più dalla rete per mezzo di smartphone e computer portatili che dalla televisione. La rete, almeno in parte, resta in piedi anche quando buona parte del mondo cade nel caos, tra governi che si fortificano in qualche ridotta, ordine civile che collassa e un generale si salvi chi può. Credibile, non credibile? Non saprei, per me in uno stadio iniziale potrebbe anche essere, dopo un po' decisamente no, non credo che senza alcuna manutenzione la rete elettrica andrebbe avanti più di tanto.
All'ultimo stadio, diventa tutti contro tutti: e chi può farcela pensa per sé ed eventualmente per poche persone care di cui riesce a occuparsi; la sola speranza di salvezza sta nel cercare rifugio in posti fuori mano e poco frequentati, nel cercare fonti di alimentazione non contaminate, nell'evitare il contatto con il prossimo, perché anche chi è rimasto sano diventa una minaccia mortale, in una situazione disperata dove si vive dei resti di un mondo ordinato e industriale che non esiste più, consumando risorse che si ha ben poca speranza di vedere reintegrate.
Tematiche a me abbastanza conosciute anche se non sono "specializzato" nel genere; penso di poter dire che la storia è abbastanza credibile, anche nel presentare una società che va in malora a poco a poco e non una notte "dei morti viventi" che improvvisamente travolge tutto. Magari è una mia deformazione professionale, ma penso che ci sarebbe da soffermarsi un po' di più sull'economia che va irrimediabilmente in malora, sarebbe divertente riflettere su quanto durerebbe il trading in borsa, o sulle parole degli economisti capaci di preoccuparsi del Prodotto Interno Lordo mentre gli infetti azzannano la polizia per le strade.
Molto pensare ma non molta vera introspezione, però il passaggio del protagonista da persona civilizzata a guardingo sopravvissuto pronto a tutto per salvaguardare la vita e gli scarsi beni c'è, ed è realistico. Finale aperto.
Con tutte le mie riserve verso la forma ibrida di questo lavoro, e senza alcuna smanceria verso l'autore, Girlfriend from Hell mi è piaciuto molto più di tante opere prime cartacee del fantastico italiano, sia detto senza voler male a nessuno (be', magari a qualcuno sì...). Potete scaricare questo libro qui.
Comunque va bene anche così o forse va meglio. Io considero un libro consistere nel contenuto. Ovvero nel pensiero espresso nel testo (non ce l'ho con quelli che dicono che senza la carta stanno male, ma per me un ebook va bene lo stesso). Quindi non posso che approvare le scelte del mio scassato lettore, mi interessano poco i rimandi anche se ovviamente non rinuncio alle sensazioni che citazioni alla musica o ammiccamenti cinematografici possono evocare. Pur non essendo amante della forma diaristica/blogghistica, devo dire che si adatta abbastanza bene a questa narrazione, un'avventura apocalittica in cui l'autore si ritrova a essere testimone (privilegiato, inizialmente) di un'epidemia. A creare il disastro è un prione che si diffonde nell'ambiente e nel cibo, e con il contatto tra le persone. L'effetto è un po' quello che si vede nei film di zombie, o in 28 Giorni Dopo: le persone si trasformano in rabbiosi cannibali, insidiosi e pericolosissimi. Il protagonista si rifugia in una zona protetta grazie all'interessamento dell'attrice Zooey (ossessione personale che l'autore trasporta anche in quest'opera) cui ha salvato la vita in quel dell'Inghilterra, e segue passo dopo passo il disgregamento della società, tra zone di coprifuoco, tentativi di contenere i focolai di infezione con le buone o con le cattive, disordini e sciacallaggio. Le informazioni arrivano più dalla rete per mezzo di smartphone e computer portatili che dalla televisione. La rete, almeno in parte, resta in piedi anche quando buona parte del mondo cade nel caos, tra governi che si fortificano in qualche ridotta, ordine civile che collassa e un generale si salvi chi può. Credibile, non credibile? Non saprei, per me in uno stadio iniziale potrebbe anche essere, dopo un po' decisamente no, non credo che senza alcuna manutenzione la rete elettrica andrebbe avanti più di tanto.
All'ultimo stadio, diventa tutti contro tutti: e chi può farcela pensa per sé ed eventualmente per poche persone care di cui riesce a occuparsi; la sola speranza di salvezza sta nel cercare rifugio in posti fuori mano e poco frequentati, nel cercare fonti di alimentazione non contaminate, nell'evitare il contatto con il prossimo, perché anche chi è rimasto sano diventa una minaccia mortale, in una situazione disperata dove si vive dei resti di un mondo ordinato e industriale che non esiste più, consumando risorse che si ha ben poca speranza di vedere reintegrate.
Tematiche a me abbastanza conosciute anche se non sono "specializzato" nel genere; penso di poter dire che la storia è abbastanza credibile, anche nel presentare una società che va in malora a poco a poco e non una notte "dei morti viventi" che improvvisamente travolge tutto. Magari è una mia deformazione professionale, ma penso che ci sarebbe da soffermarsi un po' di più sull'economia che va irrimediabilmente in malora, sarebbe divertente riflettere su quanto durerebbe il trading in borsa, o sulle parole degli economisti capaci di preoccuparsi del Prodotto Interno Lordo mentre gli infetti azzannano la polizia per le strade.
Molto pensare ma non molta vera introspezione, però il passaggio del protagonista da persona civilizzata a guardingo sopravvissuto pronto a tutto per salvaguardare la vita e gli scarsi beni c'è, ed è realistico. Finale aperto.
Con tutte le mie riserve verso la forma ibrida di questo lavoro, e senza alcuna smanceria verso l'autore, Girlfriend from Hell mi è piaciuto molto più di tante opere prime cartacee del fantastico italiano, sia detto senza voler male a nessuno (be', magari a qualcuno sì...). Potete scaricare questo libro qui.
domenica 20 dicembre 2009
Il Premio Immaginario 2009
Si avvicina la fine dell'anno e devo decidere se è possibile l'assegnazione del Premio Immaginario per il 2009. Come sapete, il Premio è riservato agli esordienti italiani che hanno pubblicato un fantasy per adulti in tempi recenti. Come si partecipa al premio? La partecipazione è spesso involontaria (anche se talvolta ho ricevuto inviti e qualche donazione di libri): infatti partecipano i libri che ho letto nell'anno in corso. L'assegnazione del premio è a mio insindacabile giudizio e, anche se produco delle ironiche opere d'arte (arte? scherzo...) per raffigurarlo, il premio è immaginario perché è del tutto immateriale. Il vincitore può in effetti immaginarsi qualsiasi cosa: ciò è molto conveniente per le mie finanze e assicura che il vincitore ottenga proprio ciò che vuole, anche se su un piano puramente immaginario. D'altra parte il blog si chiama Mondi Immaginari, giusto?

Abbiamo preparato come realizzazione del Premio Immaginario 2009 una testa di Goblin al tegame. A dire il vero si tratta di creatura non perfettamente identificata, e le diverse ferite inflitte con l'ascia non ci permettono un esame preciso. D'altra parte il popolo fatato in Padania è praticamente in via di estinzione ed è già stato difficile acchiapparne un esemplare quando abbiamo deciso di rinnovare questa tradizione gastronomica degli antichi Celti.Cosa ho letto di italiano quest'anno? Un Tiro Perfetto di Seymour Seamoore. Da notare che Seymour Seamoore è uno pseudonimo. Ma sorvoliamo su questi dettagli. Il libro ha parecchie buone idee, però è carente nella chiarezza e nella forma, e non sviluppa abbastanza le sue tematiche. Il Sentiero Oltre le Sfere di Alessandro Nardin è un libro strano, imperniato sulla necessità della ricerca, sulla brama di aver risposte ai propri interrogativi, e su un incastro di misteri da indagare. Un po' lezioso a tratti, ma una bella storia con dei bei personaggi. Ambientato nella Repubblica di Venezia, nel '500, è propriamente un romanzo fantastico, il che non gli impedisce di concorrere al Premio. Wunderkind di G.L. d'Andrea è un libro horror-fantasy con qualche debolezza di trama e formale, ma un'indubbia capacità di creare l'atmosfera giusta. L'elemento fantastico vi è abbastanza forte per considerarlo ammissibile al Premio, e l'autore è un esordiente, per quanto il suo sia stato un esordio di lusso: direttamente con Mondadori. Il Cavaliere Inesistente di Italo Calvino non può ovviamente concorrere per il premio immaginario. Non può nemmeno Pan di Francesco Dimitri, perché l'autore ha già pubblicato diversi libri. Tra parentesi: Pan avrebbe vinto a mani basse. Abbiamo poi Zeferina di Riccardo Coltri: ho letto la seconda versione, quella curata da Asengard, versione che sarebbe piuttosto differente dal primissimo esordio con altro editore. Pur sempre di esordio recente si tratta, anche se devo dire che sono stato un po' deluso dalla lettura, dopo tanto averne sentito parlare bene. Werewolf di Francesca Angelinelli non può partecipare perché l'autrice, già vincitrice della prima edizione del Premio, non è più esordiente (e questo ovviamente non è stato il suo libro d'esordio). Quanto a Caverne di Stefano Bianchi, si tratta di un esordio ben congegnato sia pur con qualche ingenuità. L'ambientazione è fantastica (pur partendo da una Francia molto reale e moderna), e prende personaggi da diverse epoche, perciò posso giudicarlo compatibile con i criteri del Premio Immaginario.
Mi trovo un po' in difficoltà. Ho letto abbastanza nel 2009, ma diversi di questi libri non possono concorrere per un motivo o per l'altro. Fra i restanti non trovo purtroppo un vincitore evidente che spicca su tutti, perciò ho qualche dubbio nello sciogliere il dilemma. Un Tiro Perfetto andrebbe a mio parere completamente riscritto anche se ha degli spunti intelligenti. Non posso che escluderlo; e nonostante il gran lavoro di ricerca e qualche spunto che valeva la pena, non mi è piaciuto molto Zeferina. Wunderkind ha polarizzato le attenzioni nei commenti che ho visto in giro: qualcuno lo adora, altri ne dicono tutto il male possibile. Io lo giudico un libro leggibile e godibile, ma senza le qualità per spiccare particolarmente. Restano Caverne e Il Sentiero oltre le Sfere: preferisco lo stile (sia pur meno ricercato e colto) del primo, ma il più maturo e profondo è senz'altro il secondo, e mi ha lasciato qualcosa di più. Il vincitore, sia pur di misura, è Il Sentiero oltre le Sfere di Alessandro Nardin.
Congratulazioni.
Potete trovare qui un video di presentazione al libro di Alessandro Nardin.
sabato 14 febbraio 2009
Cosa sarà della carta stampata

Bazzicando per i siti dove si parla di lettori di ebook, spero sempre di trovare qualche novità piacevole. Invece no, i prezzi restano alti, qualche funzionalità si aggiunge, ma questi arnesi rimangono costosi, scomodi per molti aspetti, dotati di poche funzionalità. Alcune cose che possono fare non le fanno qui in Italia (comprare e scaricare libri direttamente). Altre limitazioni sono dovute al desiderio di monopolio dei fabbricanti (come Amazon e i formati di ebook proprietari per il suo lettore Kindle: Amazon mi stava sullo stomaco già prima, ora ho semplicemente un motivo di più).
Con l'esplosione dei notebook e di dispositivi sempre più piccoli per la connettività, ci sarà chi comincerà a chiedersi se i lettori facciano troppo poco e chi pretenderà che siano invece limitati ma perfetti nel fare quello che devono fare; chi si ritroverà disilluso dai troppi formati incompatibili e dalla lentezza delle operazioni.
I cataloghi delle librerie che offrono gli ebook recano sconti che sono nulla, in confronto con l'abbattimento di costi che comporta evitare di produrre e distribuire fisicamente il libro: caspita, pare che non ci vogliano credere nemmeno i distributori (che sono quelli che intascano la maggior parte del costo di un libro, e forse il motivo è proprio questo, non possono credere che un giorno potrebbero essere costretti a rinunciarvi). Insomma il libro di carta costa meno e hai meno paura di rovinarlo (e nessuna paura che te lo rubino, praticamente). Il lettore di ebook ha ancora degli standard incerti, funziona così così, costa parecchio e ti dà due belle preoccupazioni, quella di romperlo o fartelo rubare e quella che diventi rapidamente obsoleto.
Insomma senza inoltrarmi in tecnicismi penso che sia ancora prematuro sborsare cifre pesanti (mai sotto i 200 euro) per un lettore di ebook.
Tuttavia anche se questi apparecchi segnano il passo da molto tempo (e c'è chi li definisce già un clamoroso flop, ed è la rivista Computer World, insomma mica pizza e fichi...) penso che debba arrivare prima o poi la loro ora. Non sono certo in grado di prevederne i tempi io, ma avverrà che raggiungano (prima all'estero che da noi) una massa critica e diventino comuni e diffusi, insomma ce ne vorrà ancora ma probabilmente si verificherà una rivoluzione nel mondo dell'editoria. In attesa dei lettori di ebook, questo rivolgimento ha avuto qualche anticipo da un altro mondo, quello del print-on-demand, considerato da noi l'ultima spiaggia degli incapaci (a torto o a ragione), ma da cui effettivamente esce qualche libro degno di essere letto, e anche dei veri successi (questo però all'estero, non qui da noi).
Un altro terremoto, venuto dalla rete, ormai scuote già la libreria intesa come luogo fisico: ed era ora. Per adesso la libreria è ancora il venditore dominante, ma è un ruolo messo in discussione (mi sono preso la briga di fare la domanda su Anobii, il risultato è questo, ovviamente presso un campione di persone informatizzate, ma probabilmente buona parte dei lettori lo sono). La libreria, anche se enorme, non può offrire tutta la scelta, e quello che è esposto al pubblico (ovvero quello che alla fine verrà comprato) è soggetto a mille manipolazioni dove la mano del più forte ovviamente guadagna le posizioni più favorevoli e il libro della casa minore è spinto negli angoli bui e nascosti. Piano piano i lettori si sono accorti che una carta di credito ricaricabile è alla portata di tutti, e comprare online è comodo e facile. Anche in un paese disastrato come il nostro, i libri acquistati online di solito arrivano a destinazione. Tramite la rete è anche molto più facile sapere cosa c'è di nuovo e di interessante in giro. Insomma, farsi imporre dal libraio cosa comprare non è più una necessità, è un atto di masochismo cui non siamo più costretti.
C'è qualcuno che si rode dalla voglia di vedere editor e altri personaggi influenti delle case editrici ridotti alle pezze, girare per le strade con la tazzina per chiedere la carità. Io ho sempre pensato che, nella mia carriera (?) di aspirante autore, il passaggio per la casa editrice fosse obbligatorio. Se non si riesce a piacere a chi seleziona per professione, ha poco senso pubblicare.
Mettere un PDF in un sito internet l'ho sempre visto come buttare il frutto del mio lavoro. Nell'indistinto, indifferente, enorme contenitore della rete, dove tutto dev'essere gratis e poiché è gratis non vale più una cicca, dove difficilmente puoi trovare interesse o riconoscimenti ma intanto il tuo lavoro si brucia. Eppure forse questo cambierà.
Pubblicare per mezzo della "vanity press" lo credo in linea di massima una scorciatoia da vanagloriosi che non sanno accettare il verdetto degli esperti: ovvero che non meritano di essere pubblicati.
Vero però che gli "esperti" spesso sbagliano, o non valutano neanche la marea di manoscritti che gli arrivano. Si ha una manciata di secondi per essere valutati, forse meno. Vero che le Case Editrici fanno in nome del profitto delle scelte esecrabili, pubblicando per la massa del largo consumo del vero letame (e se qui posso sembrare altezzoso nei confronti del pubblico di bocca buona, così sia, ma almeno nei settori che seguo maggiormente ritengo di avere l'esperienza per fare qualche valutazione, e non disprezzo uno perché è giovane o non se ne intende: anche io ho amato a diciassette o diciotto anni delle opere di ben scarsa qualità, prima di sapermi fare un quadro della situazione).
Insomma, se mi fa un po' senso l'idea che il lettore sia un giorno esposto a un'immensa offerta indistinta, una libertà senza qualità in cui chiunque, senza mediazioni di alcun genere, dovrà proporre il suo lavoro per un acquisto (elettronico) diretto, è anche vero che il passaggio dalle mani degli "esperti" mi sembra tutt'altro che una griglia di selezione ineccepibile.
Quando tutti saranno ad un click dal pubblico, quando tutti i libri saranno elettronici, senza più il vincolo della distribuzione e dell'esposizione in libreria, come sarà? Gli editor professionisti saranno ancora consultati? Per un certo aspetto mi auguro di sì, perché una revisione professionale mi sembra ancora importante allo scopo di portare al pubblico un prodotto leggibile. Ma forse vedremo, e stiamo già vedendo, delle cose inquietanti.
Romanzi scritti sul cellulare, romanzi pubblicati tramite Facebook. Sembra che sia diventato più importante presentarsi in un modo originale e bizzarro che produrre un lavoro di qualità. E sembra che il pubblico decreti successi senza alcun riguardo per aspetti fondamentali come la sintassi, lo stile e la coerenza.
E' la democrazia. Sì? Come sarà, gongoleremo per la morte del collo di bottiglia rappresentato dalle grandi case? godremo di capolavori che in passato qualche editor accidioso ci avrebbe negato? o invece annegheremo in un mare di robaccia rimpiangendo i bei tempi andati?
Per gli esordienti ci saranno vantaggi o svantaggi? L'apparente posizionamento a pari livello di tutti i libri (tutti accessibili tramite la rete) sarebbe un reale vantaggio? Senza pubblicità, segnalazioni di voci autorevoli ecc... e in mezzo a un'offerta vastissima (vedi la marea di libri - scritti generalmente malissimo - che potete già oggi scaricare o comprare su lulu.com) il povero esordiente come farebbe a guadagnare più di due o tre lettori capitati per caso? La sua posizione di invisibilità (nel confronto con i nomi famosi o pubblicizzati) cambierebbe di qualcosa?
Cosa dovrà fare uno scrittore? Se non si sforzerà di inseguire ancor più disperatamente di oggi le mode, sarà possibile avere un pubblico? Dovrà inventare qualche novità a tutti i costi, come aver scritto un romanzo stando seduto sul cesso?
Tutti gli autori si ridurranno a spammer e rompiscatole, cercando di guadagnarsi un pubblico tramite il cosiddetto marketing virale? Con il copyright come si metterà? Tramite il peer-to-peer è un po' laborioso scaricare un MP3 o un film dalla rete, ma per un testo è questione di attimi... quando tutti avranno un valido lettore di ebook in casa l'acquisto potrebbe diventare un evento più unico che raro. Si dovrà rinunciare a chiedere un pagamento per il proprio lavoro? C'è chi ipotizza che se ci fosse un sistema affidabile, il guadagno per lo scrittore potrebbe arrivare tramite le donazioni. Da una parte potrebbe anche piacermi se funzionasse: renderebbe più difficili (forse...) i fenomeni montati ad arte, meno redditizi i battage pubblicitari che creano i libri da milioni di copie vendute, spesso senza merito. Ma funzionerà? Ci saranno dunque milioni di libri gratuiti che aspetteranno le gentili offerte di chi si sente un "mecenate elettronico?" In tempo di crisi, (e di generale impoverimento della popolazione, al di là del fenomeno transitorio della crisi) quante ne vedremo di queste offerte?
Cosa faranno le grandi case per sopravvivere? Collegheranno altri contenuti (multimediali?) ai libri per renderli più accattivanti e avere in catalogo un prodotto che non può essere emulato da chiunque?
Forti della loro visibilità, avranno certamente ancora un ruolo di bussola per dare consigli per gli acquisti. Questa visibilità però sarà ben poca cosa riguardo all'avere la quasi assoluta padronanza del mercato del libro di carta. O no?
Può darsi che diventeranno importanti i recensori o i siti che aggregheranno recensioni e pareri individuali per creare delle indicazioni mirate. Sarebbe un passo avanti, visto che adesso probabilmente la copertina è l'elemento che guida all'acquisto di una gran parte dei libri. Sarà anche una lotta all'ultimo sangue per conquistare la visibilità come fornitori di opinioni qualificate?
Insomma, siamo in un mondo in trasformazione. Si trasformasse mai in qualcosa di meglio, fatemi sapere...
Il sito di Simplicissimus, autorità sugli ebook di casa nostra.
martedì 10 febbraio 2009
Un Tiro Perfetto

Esordire tramite Lulu.com è lavoro tra i più assurdi e disperati. Anche perché (esperienza personale, come cliente) se qualche raro lettore piazza un ordine, i libri possono anche non arrivare, nonostante da Lulu si impegnino volonterosamente a spedirli due volte.
Ecco perché, quando Adriano Allora ha annunciato sul suo blog la pubblicazione di Un Tiro Perfetto mi sono scaricato la copia digitale per poterlo leggere e dire la mia. In realtà, va precisato, l'autore non è Adriano Allora, che ha fatto da prestanome per un/una tal Seymour Seamoore (uno pseudonimo).
Cominciamo a dire che il libro parte malissimo. C'è una pagina di note che spiega l'esistenza di diverse razze intelligenti (ma con nomi piuttosto simili, per confonderti meglio), e riversa già una carriolata di noia sul lettore. E' come se lo scrittore dicesse: visto che non ho voglia di introdurti all'ambientazione del mio mondo, te ne anticipo un po', tieni: studiati questa paginetta, così dopo capirai meglio.
In effetti purtroppo la storia è molto legnosa, soprattutto all'inizio, proprio per questa ambientazione variegata, complessa e spesso spiegata poco e male.
Ogni cosa che succede è riferita a qualche Tradizione o a qualche altra particolarità storica, etnografica ecc... così otteniamo tanti riferimenti a questo mondo tribale e alle sue credenze e magie, abbiamo tutto salvo una trama che mostri davvero di andare da qualche parte (più avanti migliora, per fortuna). C'è evidentemente un mondo ben sviluppato alla base di Un Tiro Perfetto: purtroppo chi ha scritto il libro non ha saputo frenarsi ed esporre quello che era indispensabile, e ha voluto fare il compito in classe in cui ci spiega di tutto e di più. Io sono uno che alle ambientazioni ci tiene abbastanza, ma ci tengo anche all'equilibrio e al divertimento, e penso che il dettaglio di come i membri della tribù riescano a contare fino a x (non mi ricordo quanto) con le sole dita delle due mani sia una di svariate cose di cui ai lettori fregherà poco-niente (so che non ha fregato niente a me), e comunque entrar troppo in minuzie mi pare che tolga alla storia anziché aggiungere.
Meno sconcerto mi ha dato l'adozione del narratore onnisciente. Una comodità di cui lo scrittore farebbe meglio a fare uso scarso o nullo, forse, ma dire così è dogmatico; non si può sostenere a priori che sia sempre e comunque negativo (e ci sono mille esempi nel fantasy in cui lo si adopera). Però qui capita che sia usato male, ad esempio nelle scene in cui il punto di vista salta continuamente e in maniera disorientante da un personaggio all'altro. In una scena in cui lo scrittore voglia entrare nel pdv interiore di più di un personaggio nel giro di poche righe dovrebbe saperlo fare con molta buona grazia. Frank Herbert in Dune ci riesce. Un esordiente quasi di sicuro non ci riesce, quindi sarebbe meglio non provarci.
Un altro problema è la piattezza dei personaggi. All'inizio paiono più simboli che persone (Aessin, quello col titolo di Guida di morte, è l'energia e l'iniziativa, la capacità di innovare e di adattarsi alle situazioni, mentre l'anziano fa il conservatore, la Regina deve essere garante della tradizione ma pensa anche al bene del popolo, ecc...). Nel corso degli eventi molti di questi personaggi raggiungono una qualche individualità ma il libro resta stranamente poco emozionale, anche quando succedono cose trucide o i personaggi sfoderano epiteti di ogni genere.
Con tutto ciò, la storia è interessante (se no, mi sarebbe stato impossibile finire il libro): accade molto sia sul piano personale che su quello della società in cui i protagonisti si muovono. Si rompono degli equilibri che la tribù seguiva da tempo, si devono cercare nuove leggi, nuovi modi di vivere, bisogna affrontare un periodo in cui cambia tutto. Ci sono degli eroi e ci sono personaggi a cui ci affezioniamo: qualcuno ce la farà e qualcuno no. E' una bella trama. Ma per me il libro andrebbe riscritto da capo, cambiandone radicalmente lo stile.
venerdì 5 settembre 2008
In finale...
Beh, sarà una bella soddisfazione vada come vada. Il mio Magia e Sangue (per alcuni che mi hanno letto è un titolo osceno, ma a me piace tantissimo...) è arrivato alla selezione finale del Premio Odissea della Delos Books. Ovvero: sette libri tra cui verrà scelto a breve il vincitore.
Facciamo i finti sportivi e diciamo: vinca il migliore.
Facciamo i finti sportivi e diciamo: vinca il migliore.
domenica 29 giugno 2008
Una letteratura di ragazzi per ragazzi
Almeno così pare dall'articolo del Corriere della Sera:
In realtà lo stesso Corriere aggiunge: "nuovi casi editoriali premono, anche se a volte è legittimo il sospetto che siano creati nei laboratori degli editori"
Articolo non recentissimo, ma continuo a meditare sull'argomento e del resto in rete se n'è discusso parecchio.
Io sono per il fantasy per adulti. Non è un tifo calcistico, sono semplicemente i miei gusti. Mentre i libri che nascono da operazioni di questo tipo non li giudico a priori perché è da scemi sparare sentenze dopo due righe o addirittura dalla quarta di copertina, e purtroppo con l'arretrato di cose da fare che ho, non sarà semplice che trovi modo di leggerli tanto presto.
Il fantasy, qualunque cosa sia nel resto del mondo, in Italia è in una fase adolescenziale. Pochi scrittori esperti (senza voler offendere nessuno) e un pubblico molto giovane per il quale va montando sempre di più un fenomeno voluto, il lancio di nuovi giovanissimi autori. Una novità grossa è il successo di vendite che almeno in un caso (Licia Troisi) si è saputo creare.
Ci mancherebbe che le case editrici non ne approfittassero.
E' un peccato però che ora sia il momento dell'esordiente giovanissimo e basta, visto che tante volte ho avuto il piacere di parlare su queste pagine di alcuni autori italiani veramente meritevoli. E non erano giovanissimi.
I mercati si evolvono, i gusti del pubblico anche. E anche le decisioni delle case editrici probabilmente si evolveranno (io lo spero).
Per adesso i migliori auguri a quelli che il Corriere della Sera chiama "I nipotini di Tolkien."
Ma mi auguro che cresca presto un mercato anche per il fantasy adulto, e che le case editrici lo prendano in considerazione.
Sono arrivati i nipotini di Tolkien, ragazzi giovanissimi (sorpresa: anche italiani), dalle solide basi culturali, capaci di parlare ai loro coetanei al punto da far uscire dalle ombre della non-lettura gli adolescenti
In realtà lo stesso Corriere aggiunge: "nuovi casi editoriali premono, anche se a volte è legittimo il sospetto che siano creati nei laboratori degli editori"
Articolo non recentissimo, ma continuo a meditare sull'argomento e del resto in rete se n'è discusso parecchio.
Io sono per il fantasy per adulti. Non è un tifo calcistico, sono semplicemente i miei gusti. Mentre i libri che nascono da operazioni di questo tipo non li giudico a priori perché è da scemi sparare sentenze dopo due righe o addirittura dalla quarta di copertina, e purtroppo con l'arretrato di cose da fare che ho, non sarà semplice che trovi modo di leggerli tanto presto.
Il fantasy, qualunque cosa sia nel resto del mondo, in Italia è in una fase adolescenziale. Pochi scrittori esperti (senza voler offendere nessuno) e un pubblico molto giovane per il quale va montando sempre di più un fenomeno voluto, il lancio di nuovi giovanissimi autori. Una novità grossa è il successo di vendite che almeno in un caso (Licia Troisi) si è saputo creare.
E' un peccato però che ora sia il momento dell'esordiente giovanissimo e basta, visto che tante volte ho avuto il piacere di parlare su queste pagine di alcuni autori italiani veramente meritevoli. E non erano giovanissimi.
I mercati si evolvono, i gusti del pubblico anche. E anche le decisioni delle case editrici probabilmente si evolveranno (io lo spero).
Per adesso i migliori auguri a quelli che il Corriere della Sera chiama "I nipotini di Tolkien."
Ma mi auguro che cresca presto un mercato anche per il fantasy adulto, e che le case editrici lo prendano in considerazione.
venerdì 13 giugno 2008
Delos e dintorni

Ho completato (ieri) il corso di scrittura creativa della Delos Books. Si parlava della possibilità di numerosi interventi ma alla fine il corso è stato un "one man show" tenuto da Franco Forte, autore che provenendo da molteplici e differenziate esperienze sul campo, ha delle cose ben precise da dire riguardo al mestiere di scrivere.
Visione orientata al mercato, innanzitutto. Hai qualcosa di interessante da dire se qualcuno è interessato a leggerla. Se scrivi qualcosa che sarebbe stato molto bello per i gusti di trent'anni fa... be', hai scritto qualcosa che andava scritto trent'anni fa. Ovviamente questo mi pizzica un tantinello, visto che il fantasy che vorrei scrivere io non è quello che va di moda adesso.
Poco spazio per l'arte fine a se stessa, insomma, molte informazioni interessanti, e spero anche utili, per uscire da quel terribile "Comma 22" che suona sempre nella mia testa in versione personalizzata:
se non hai già pubblicato nessuno ti da retta, ma se nessuno ti da retta non puoi riuscire a pubblicare
Ma c'era anche l'incoraggiamento ad avere "coraggio nel difendere le proprie idee." Non si sa mai, si potrebbe anche avere ragione!
Insomma, è stata un'esperienza interessante, e anche il confronto con certe realtà dei fatti può sì essere demoralizzante, ma è sempre meglio che tenere la testa sotto la sabbia. Un 8 e mezzo al corso della Delos Books!
giovedì 22 maggio 2008
Mary Sue glielo dici a tua sorella!
Il rischio di creare una Mary Sue è sempre presente nella carriera dello scrittore. Se parliamo di esordienti, poi...
Questo nomignolo parodistico (nato nel circolo dei fan di Star Trek) indica personaggi pieni di cliché, o eccessivamente idealizzati (pieni di pregi o qualità straordinarie e con pochi difetti, ecc...) e che proiettano desideri, identificazioni dell'autore. Nel caso di autore maschio, potrebbe introdurre l'eroina che è la sua donna ideale, ecc... Oppure i personaggi compiacciono l'autore nel senso che prova un gran divertimento a parlare di loro: gli assomigliano, hanno le sue medesime convinzioni politiche o religiose, o ha dato loro in prestito tratti della propria personalità. Quest'ultima caratteristica ovviamente è molto comune e non necessariamente negativa (è normale che ci sia qualcosa dell'autore nei suoi personaggi) ma qui va intesa in senso deteriore: in altre parole, l'autore esagera mettendo in azione una specie di supereroe o un super-sé-stesso (idealizzato).
Ci sono molte varianti della tradizionale Mary Sue (notare che al maschile talvolta si dice con altri nomi, ad esempio Gary Stu, anche se non lo si vede molto in giro...): ad esempio il personaggio sofferente che cerca vendetta o spera di trovare pace, l'antieroe, o il protagonista che deve superare qualche enorme difficoltà (un handicap fisico per esempio) ma ovviamente è così determinato che ci riesce, o magari la Mary Sue è il cattivo/a della storia ecc... Notare anche che la consapevolezza del problema porta gli autori più moderni a camuffare molto meglio le loro Mary Sue.

Mi sono divertito a consultare i Mary Sue Test che ho trovato in rete. Sono strumenti ovviamente fallibili, ma che possono indicare sicuramente delle tendenze. Se si risponde con onestà, ovviamente. Io sono convintissimo che i miei personaggi non siano delle Mary Sue, e che anche se dotati di poteri straordinari questi siano perfettamente bilanciati dai difetti o dalla personalità credibile. D'altra parte so anche dove una certa tentazione l'ho provata... Comunque i test hanno dato risultati diversi e a volte contrastanti. I personaggi che ho usato sono tratti dal mio libro Magia e Sangue che in questo momento è inedito (e partecipa al Premio Odissea della Delosbooks).
Due brani sono qui per chi volesse vederli (ma non compaiono tutti i personaggi): La morte di Arlia e L'evocazione di Arlia. Vediamo quindi un rapido profilo dei personaggi che partecipano al test (se non dovesse fregarvene dei miei personaggi, nel paragrafo Personaggi famosi più in basso ci sono un paio di altri esempi presi dalla narrativa fantasy).
Arman è il protagonista "buono." Non è però né un eroe senza macchia (anche se è molto coraggioso) né un uomo privo di problemi e di difetti. Non un antieore ma un personaggio complesso e problematico. Qualcuno dei miei lettori-revisori (che ringrazio per avermi dato le loro opinioni) m'ha detto che il personaggio ha alcuni tratti decisamente antipatici, di quelli che "non fanno figo." In effetti essere un guerriero che facilmente ammazza qualsiasi avversario in duello ed essere di nascita piuttosto privilegiata possono essere visti come tratti decisamente antipatici (saranno tratti da Mary Sue o no?).
Rakanius è il rivale, ed è il cattivo della storia, ma proprio cattivo, tanto tanto cattivo: è il cattivo che più cattivo non si può. La sua cattiveria è motivata da tante brutte cose che gli succedono e gli sono successe in passato, e questo è un tratto che potrebbe collocarlo tra i personaggi ben elaborati e validi ma può anche essere allegramente catalogato come un tratto da Mary Sue. Rakanius ha molti poteri, grandi capacità e altrettanti difetti e problemi. Piace parecchio a tutti i miei lettori, ma secondo me lo sopravvalutano: io ritengo di poter creare dei cattivi come lui a tonnellate. E' il più papabile del gruppo come Mary Sue, secondo i test.
Isabelle, personaggio protagonista, è allieva del mago Bocnan (vedi); ha molti tratti particolarissimi (magici ecc...) che a volte fanno esplodere i Mary Sue test, altre volte no. Personaggio instabile, ribelle e anticonformista, come Rakanius trae linfa dagli stati d'animo che provo nelle giornate in cui ho voglia di mandare aff... il mondo. Ha anche difetti e vizi contro cui non combatte affatto. Isabelle è una complice del cattivo, ma vede questo dettaglio a modo suo.
Rianam, personaggio importante ma non di primissimo piano, è la donna di Arman. E' un po' uno stereotipo, tipo Xena la principessa guerriera ma fatta spero con più stile, è nata prima che le donne guerriero mi stufassero a morte: e siccome va benissimo per il suo ruolo nella storia, è rimasta così. Corre molti pericoli e se la cava (quasi) sempre benissimo ma raramente è captata dai sensori anti-Mary Sue.
Arlia è una donna bellissima e talvolta fa saltare i Mary Sue test, soprattutto quando contengono domande del tipo: "se potessi, te la faresti?" E' amante di Rakanius, ha particolari poteri e caratteristiche (appartiene come lui a una razza di telepati), rimane comunque un personaggio secondario che per Rakanius rappresenterà l'amore perduto da vendicare. Assieme a Bocnan la uso qui un po' come... elemento di controllo per i test.
Bocnan è un personaggio potentissimo, marginalmente favorevole ad Arman, odioso ed egoista: importante soprattutto perché è il maestro (prepotente) di Isabelle, ed è essenziale per il suo destino. I suoi enormi poteri danno problemi ai Mary Sue test, conferendo a questo personaggio un'importanza che in realtà nella storia non ricopre, e facendomi giungere alla conclusione che i test sono pensati per valutare i protagonisti e non i personaggi secondari.
Vediamo i punteggi (tocca capire un po' d'inglese...):
The Universal Mary Sue Test
I miei personaggi totalizzano:
Arman: 15
Rakanius: 30
Isabelle: 27
Rianam: 16
Arlia: 25
Bocnan: 16
I punteggi sono:
0-16 Points
Most likely Not-Sue. Characters at this level could probably take a little spicing up without hurting them any.
17-21
Probably not a Mary-Sue, although a character can go either way at this point. Fanfiction writers should pay attention to ensure that their characters aren't getting too Sue-ish. For an RPG or original fiction character, however, you're probably perfectly fine.
22-29
Some definite Sue-like tendancies here. A little polishing might be in order to put original fiction and RPG characters back into the balance, especially if Kirking is involved. Fanfiction characters should probably have some work done.
30+
Fanfiction authors beware - Mary's on the loose. There's still a chance you can save this character with some TLC, though. Role-players and original fiction characters, you should also strongly consider giving your character a workover.
36+
Fanfiction authors, you might just want to start over. Role-players and original fiction authors, at this point your characters are likely to provoke eye-rolling and exclaimations of "yeah, right!" from your readers. (Well, at least from me.) Immediate workover is probably in order.
50+
Kill it dead. Or make sure you read the instructions properly (some people don't do this, which causes freakishly high scores) and take the test again.
Mi convince a metà. Dove ci sono capacità magiche, appartenenza a una razza quasi estinta e perseguitata ecc... il punteggio va inevitabilmente a mille. Tra i personaggi secondari questo non succede con Bocnan, però avviene nel caso di Arlia. Bocnan però è un maledetto bastardo per giunta privo di qualsiasi fascino, perciò tutt'altro che idealizzato, e anche il punteggio di 16 è eccessivo per lui.
Passiamo al Mary-Sue Litmus Test
Totali:
Arman: 17
Rakanius: 30
Isabelle: 16
Rianam: 22
Arlia: 25
Bocnan: 17
I punteggi sono
0-10 points: The Anti-Sue. Your character is the very antithesis of a Mary-Sue. Why are you even taking this test?
11-20 points: The Non-Sue. Your character is a well-developed, balanced person, and is almost certainly not a Mary Sue. Congratulations!
21-35 points: Borderline-Sue. Your character is cutting it close, and you may want to work on the details a bit, but you're well on your way to having a lovely original character. Good work.
36-55 points: Mary-Sue. Your character needs some work in order to be believable. But despair not; you should still be able to salvage her with a little effort. Don't give up.
56-70 points: Über-Sue. You've got one hell of a Mary-Sue on your hands here, and it's not going to be easy to set things right. But do your best. There may be hope for you yet.
71 points or more: Irredeemable-Sue. You're going to have to start over, my friend. I know you want to keep writing, but no. Just no.
Le domande forse più intelligenti, e che non battono necessariamente sugli stessi punti. Equilibrato, ma non del tutto: per quanto i due personaggi siano dotati di varie peculiarità, Arlia (un personaggio molto carismatico ma secondario) ottiene un punteggio ben più elevato di Isabelle (una protagonista). Interessanti invece alcune domande che, cogliendo elementi di trama rilevanti, alzano il punteggio di Rianam, che comunque non ritengo correre particolarmente il rischio di essere una "Mary Sue" nonostante sia lo stereotipo della donna guerriera (e per di più principessa di un clan barbaro...).
Da: The Writer' Mary Sue Test
Questo test dà dei profili e i punteggi sono solo per confronto (e come suddivisione nelle singole parti del test, qui non riportata).
Arman is nothing like you. He is not at all cool; in fact, he thinks cool is a temperature reading, and when he says "Oh, I just put on whatever old thing's lying around," he means "on the floor, where I threw it last night - but I turned the underwear inside out first." There's never been anything special about him that he could see; boy, is he in for a surprise. He's got no emotional scars to speak of. And he's gotten no slack from you.
In general, you've kept yourself a goodly distance from Arman and given him plenty of room - maybe a little too much. Don't distance yourself so far from Arman that you stop caring what happens to him. Totale: 7
Rakanius is only a little like you. He isn't really very cool: he blends into crowds, he hangs out on the fringes at parties, and wearing shades after dark makes him run into things. He may have sometimes thought that he was special, or destined for greater things, but probably dismissed the idea as a fantasy. He's got no emotional scars to speak of. And he's gotten no slack from you.
In general, you care deeply about Rakanius, but you're smart enough to let him stand on his own, without burdening him with your personal fantasies or propping him up with idealization and over-dramatization. Rakanius is a healthy character with a promising career ahead of him. Totale: 22
Isabelle is nothing like you. She may be popular, or she may not, but no matter what she's impossible to ignore; she stands out... just the way you always wanted to. There's never been anything special about her that she could see; boy, is she in for a surprise. She's got no emotional scars to speak of. And she's gotten no slack from you.
In general, you care deeply about Isabelle, but you're smart enough to let her stand on her own, without burdening her with your personal fantasies or propping her up with idealization and over-dramatization. Isabelle is a healthy character with a promising career ahead of her. Total: 19
Rianam is nothing like you. She is not at all cool; in fact, she thinks cool is a temperature reading, and when she says "Oh, I just put on whatever old thing's lying around," she means "on the floor, where I threw it last night - but I turned the underwear inside out first." She may have sometimes thought that she was special, or destined for greater things, but probably dismissed the idea as a fantasy. She's got no emotional scars to speak of. And she's gotten no slack from you.
In general, you've kept yourself a goodly distance from Rianam and given her plenty of room - maybe a little too much. Don't distance yourself so far from Rianam that you stop caring what happens to her. Totale 9.
Arlia is only a little like you. She isn't really very cool: she blends into crowds, she hangs out on the fringes at parties, and wearing shades after dark makes her run into things. She may have sometimes thought that she was special, or destined for greater things, but probably dismissed the idea as a fantasy. She's got no emotional scars to speak of. And she's gotten no slack from you.
In general, you care deeply about Arlia, but you're smart enough to let her stand on her own, without burdening her with your personal fantasies or propping her up with idealization and over-dramatization. Arlia is a healthy character with a promising career ahead of her. Totale: 16
Bocnan ha ricevuto soltanto 6, ma non sto a copiare qui tutta la descrizione.
Considerazioni: mi sembra abbastanza realistico, anche se le domande sull'identificazione col personaggio potrebbero essere pensate meglio. In effetti io credo che ci sia qualcosa di mio in alcuni di questi personaggi "nothing like you" mentre il test mi identifica di più con Arlia ("is only a little like you") con cui non ho proprio niente a che vedere. Trovo che sia appropriato il basso punteggio di Bocnan, personaggio di grandissimo potere ma secondario e per nulla idealizzato.

Personaggi famosi, Mary Sue famose
Per divertimento e controllo: passiamo a fare l'Universal Mary Sue test per alcuni personaggi famosi. Così vediamo come se la cavano gli scrittori veri... è da notare che tutte le domande soggettive le ho saltate. Non posso sapere se Michael Moorcock ha messo certe caratteristiche in Elric poiché "voleva essere come lui," ad esempio.
Il personaggio appena citato di Elric di Melnibone ottiene un punteggio di 41 che come vedete sopra è abbondantemente nella Mary Sue Zone (e prende un 36 nel Mary Sue Litmus test...).
Phedre, l'eroina di Jacqueline Carey benedetta dal dardo di Kushiel ottiene un bel 30. Un'altra che potrebbe far esplodere i rilevatori di Mary Sue è Nihal della Terra del Vento, che "le ha tutte:" orfana, ultima di un popolo sterminato, rabbiosa e determinata ad ottenere vendetta, con caratteristiche fisiche uniche, più in gamba di tutti gli altri ragazzini, in battaglia fa un mazzo incredibile a tutti quanti... ho dimenticato qualcosa? Non lo so e poiché non ricordo benissimo il libro ho evitato di fare i test a Nihal (potete provare voi, però). Frodo di Tolkien ottiene solo 10 (e ho provato a caricarlo un po'!) ma sappiamo che è il più improbabile degli eroi.
Ma ha davvero senso fare questo giochetto? Cosa si può dire? Molti lettori della Saga di Elric si strapperanno i capelli per difendere il personaggio, ma altri potrebbero dire che Elric (un antieroe studiato a tavolino) è proprio eccessivo e che finire nella categoria Mary Sue è il minimo che gli possa capitare. Io personalmente credo che anche per Phedre non ci sia proprio da lamentarsi, insomma rompe un po' le scatole, diciamolo. Ammetto in partenza di non essere proprio un gran paladino del femminismo, trovo però che la maggior parte delle protagoniste femminili (soprattutto quando è una donna che scrive il libro!) siano belle, brave, moralmente ineccepibili, più intelligenti della media, e magari anche delle gran dispensatrici di buoni sentimenti e di aiuto ai sofferenti e ai poveracci in difficoltà; insomma una briciola di debolezza o autoironia mai, manco a pagarla a peso d'oro.
D'altra parte è così sbagliato parlare nelle proprie storie di individui eccezionali? Chissà quanti personaggi del mondo reale sarebbero delle Mary Sue! In definitiva: dipende tutto dal valore della trama e dall'abilità dell'autore. Il preteso scarso realismo di un personaggio è un'accusa soggettiva, test o non test.
Conclusione fin troppo ovvia di questo divertente giochetto: non è così semplice valutare l'importanza che certi tratti hanno nel contesto di una storia. I Mary Sue test non possono avere molta pretese, ma se sei tu quello che scrive ti aiutano a pensare. O meglio... secondo me uno scrittore sa (può sapere) sempre quanto ha proiettato della sua personalità nelle figure della propria narrazione. Sa meno quanto dei propri desideri vi ha travasato, invece. Se è onesto con se stesso, troverà in certe domande degli stimoli alla riflessione.
E voi scrittori che per caso passate di qui, avete provato a giocherellare con questi test?
Questo nomignolo parodistico (nato nel circolo dei fan di Star Trek) indica personaggi pieni di cliché, o eccessivamente idealizzati (pieni di pregi o qualità straordinarie e con pochi difetti, ecc...) e che proiettano desideri, identificazioni dell'autore. Nel caso di autore maschio, potrebbe introdurre l'eroina che è la sua donna ideale, ecc... Oppure i personaggi compiacciono l'autore nel senso che prova un gran divertimento a parlare di loro: gli assomigliano, hanno le sue medesime convinzioni politiche o religiose, o ha dato loro in prestito tratti della propria personalità. Quest'ultima caratteristica ovviamente è molto comune e non necessariamente negativa (è normale che ci sia qualcosa dell'autore nei suoi personaggi) ma qui va intesa in senso deteriore: in altre parole, l'autore esagera mettendo in azione una specie di supereroe o un super-sé-stesso (idealizzato).
Ci sono molte varianti della tradizionale Mary Sue (notare che al maschile talvolta si dice con altri nomi, ad esempio Gary Stu, anche se non lo si vede molto in giro...): ad esempio il personaggio sofferente che cerca vendetta o spera di trovare pace, l'antieroe, o il protagonista che deve superare qualche enorme difficoltà (un handicap fisico per esempio) ma ovviamente è così determinato che ci riesce, o magari la Mary Sue è il cattivo/a della storia ecc... Notare anche che la consapevolezza del problema porta gli autori più moderni a camuffare molto meglio le loro Mary Sue.

Mi sono divertito a consultare i Mary Sue Test che ho trovato in rete. Sono strumenti ovviamente fallibili, ma che possono indicare sicuramente delle tendenze. Se si risponde con onestà, ovviamente. Io sono convintissimo che i miei personaggi non siano delle Mary Sue, e che anche se dotati di poteri straordinari questi siano perfettamente bilanciati dai difetti o dalla personalità credibile. D'altra parte so anche dove una certa tentazione l'ho provata... Comunque i test hanno dato risultati diversi e a volte contrastanti. I personaggi che ho usato sono tratti dal mio libro Magia e Sangue che in questo momento è inedito (e partecipa al Premio Odissea della Delosbooks).
Due brani sono qui per chi volesse vederli (ma non compaiono tutti i personaggi): La morte di Arlia e L'evocazione di Arlia. Vediamo quindi un rapido profilo dei personaggi che partecipano al test (se non dovesse fregarvene dei miei personaggi, nel paragrafo Personaggi famosi più in basso ci sono un paio di altri esempi presi dalla narrativa fantasy).
Arman è il protagonista "buono." Non è però né un eroe senza macchia (anche se è molto coraggioso) né un uomo privo di problemi e di difetti. Non un antieore ma un personaggio complesso e problematico. Qualcuno dei miei lettori-revisori (che ringrazio per avermi dato le loro opinioni) m'ha detto che il personaggio ha alcuni tratti decisamente antipatici, di quelli che "non fanno figo." In effetti essere un guerriero che facilmente ammazza qualsiasi avversario in duello ed essere di nascita piuttosto privilegiata possono essere visti come tratti decisamente antipatici (saranno tratti da Mary Sue o no?).
Rakanius è il rivale, ed è il cattivo della storia, ma proprio cattivo, tanto tanto cattivo: è il cattivo che più cattivo non si può. La sua cattiveria è motivata da tante brutte cose che gli succedono e gli sono successe in passato, e questo è un tratto che potrebbe collocarlo tra i personaggi ben elaborati e validi ma può anche essere allegramente catalogato come un tratto da Mary Sue. Rakanius ha molti poteri, grandi capacità e altrettanti difetti e problemi. Piace parecchio a tutti i miei lettori, ma secondo me lo sopravvalutano: io ritengo di poter creare dei cattivi come lui a tonnellate. E' il più papabile del gruppo come Mary Sue, secondo i test.
Isabelle, personaggio protagonista, è allieva del mago Bocnan (vedi); ha molti tratti particolarissimi (magici ecc...) che a volte fanno esplodere i Mary Sue test, altre volte no. Personaggio instabile, ribelle e anticonformista, come Rakanius trae linfa dagli stati d'animo che provo nelle giornate in cui ho voglia di mandare aff... il mondo. Ha anche difetti e vizi contro cui non combatte affatto. Isabelle è una complice del cattivo, ma vede questo dettaglio a modo suo.
Rianam, personaggio importante ma non di primissimo piano, è la donna di Arman. E' un po' uno stereotipo, tipo Xena la principessa guerriera ma fatta spero con più stile, è nata prima che le donne guerriero mi stufassero a morte: e siccome va benissimo per il suo ruolo nella storia, è rimasta così. Corre molti pericoli e se la cava (quasi) sempre benissimo ma raramente è captata dai sensori anti-Mary Sue.
Arlia è una donna bellissima e talvolta fa saltare i Mary Sue test, soprattutto quando contengono domande del tipo: "se potessi, te la faresti?" E' amante di Rakanius, ha particolari poteri e caratteristiche (appartiene come lui a una razza di telepati), rimane comunque un personaggio secondario che per Rakanius rappresenterà l'amore perduto da vendicare. Assieme a Bocnan la uso qui un po' come... elemento di controllo per i test.
Bocnan è un personaggio potentissimo, marginalmente favorevole ad Arman, odioso ed egoista: importante soprattutto perché è il maestro (prepotente) di Isabelle, ed è essenziale per il suo destino. I suoi enormi poteri danno problemi ai Mary Sue test, conferendo a questo personaggio un'importanza che in realtà nella storia non ricopre, e facendomi giungere alla conclusione che i test sono pensati per valutare i protagonisti e non i personaggi secondari.
Vediamo i punteggi (tocca capire un po' d'inglese...):
The Universal Mary Sue Test
I miei personaggi totalizzano:
Arman: 15
Rakanius: 30
Isabelle: 27
Rianam: 16
Arlia: 25
Bocnan: 16
I punteggi sono:
0-16 Points
Most likely Not-Sue. Characters at this level could probably take a little spicing up without hurting them any.
17-21
Probably not a Mary-Sue, although a character can go either way at this point. Fanfiction writers should pay attention to ensure that their characters aren't getting too Sue-ish. For an RPG or original fiction character, however, you're probably perfectly fine.
22-29
Some definite Sue-like tendancies here. A little polishing might be in order to put original fiction and RPG characters back into the balance, especially if Kirking is involved. Fanfiction characters should probably have some work done.
30+
Fanfiction authors beware - Mary's on the loose. There's still a chance you can save this character with some TLC, though. Role-players and original fiction characters, you should also strongly consider giving your character a workover.
36+
Fanfiction authors, you might just want to start over. Role-players and original fiction authors, at this point your characters are likely to provoke eye-rolling and exclaimations of "yeah, right!" from your readers. (Well, at least from me.) Immediate workover is probably in order.
50+
Kill it dead. Or make sure you read the instructions properly (some people don't do this, which causes freakishly high scores) and take the test again.
Mi convince a metà. Dove ci sono capacità magiche, appartenenza a una razza quasi estinta e perseguitata ecc... il punteggio va inevitabilmente a mille. Tra i personaggi secondari questo non succede con Bocnan, però avviene nel caso di Arlia. Bocnan però è un maledetto bastardo per giunta privo di qualsiasi fascino, perciò tutt'altro che idealizzato, e anche il punteggio di 16 è eccessivo per lui.
Passiamo al Mary-Sue Litmus Test
Totali:
Arman: 17
Rakanius: 30
Isabelle: 16
Rianam: 22
Arlia: 25
Bocnan: 17
I punteggi sono
0-10 points: The Anti-Sue. Your character is the very antithesis of a Mary-Sue. Why are you even taking this test?
11-20 points: The Non-Sue. Your character is a well-developed, balanced person, and is almost certainly not a Mary Sue. Congratulations!
21-35 points: Borderline-Sue. Your character is cutting it close, and you may want to work on the details a bit, but you're well on your way to having a lovely original character. Good work.
36-55 points: Mary-Sue. Your character needs some work in order to be believable. But despair not; you should still be able to salvage her with a little effort. Don't give up.
56-70 points: Über-Sue. You've got one hell of a Mary-Sue on your hands here, and it's not going to be easy to set things right. But do your best. There may be hope for you yet.
71 points or more: Irredeemable-Sue. You're going to have to start over, my friend. I know you want to keep writing, but no. Just no.
Le domande forse più intelligenti, e che non battono necessariamente sugli stessi punti. Equilibrato, ma non del tutto: per quanto i due personaggi siano dotati di varie peculiarità, Arlia (un personaggio molto carismatico ma secondario) ottiene un punteggio ben più elevato di Isabelle (una protagonista). Interessanti invece alcune domande che, cogliendo elementi di trama rilevanti, alzano il punteggio di Rianam, che comunque non ritengo correre particolarmente il rischio di essere una "Mary Sue" nonostante sia lo stereotipo della donna guerriera (e per di più principessa di un clan barbaro...).
Da: The Writer' Mary Sue Test
Questo test dà dei profili e i punteggi sono solo per confronto (e come suddivisione nelle singole parti del test, qui non riportata).
Arman is nothing like you. He is not at all cool; in fact, he thinks cool is a temperature reading, and when he says "Oh, I just put on whatever old thing's lying around," he means "on the floor, where I threw it last night - but I turned the underwear inside out first." There's never been anything special about him that he could see; boy, is he in for a surprise. He's got no emotional scars to speak of. And he's gotten no slack from you.
In general, you've kept yourself a goodly distance from Arman and given him plenty of room - maybe a little too much. Don't distance yourself so far from Arman that you stop caring what happens to him. Totale: 7
Rakanius is only a little like you. He isn't really very cool: he blends into crowds, he hangs out on the fringes at parties, and wearing shades after dark makes him run into things. He may have sometimes thought that he was special, or destined for greater things, but probably dismissed the idea as a fantasy. He's got no emotional scars to speak of. And he's gotten no slack from you.
In general, you care deeply about Rakanius, but you're smart enough to let him stand on his own, without burdening him with your personal fantasies or propping him up with idealization and over-dramatization. Rakanius is a healthy character with a promising career ahead of him. Totale: 22
Isabelle is nothing like you. She may be popular, or she may not, but no matter what she's impossible to ignore; she stands out... just the way you always wanted to. There's never been anything special about her that she could see; boy, is she in for a surprise. She's got no emotional scars to speak of. And she's gotten no slack from you.
In general, you care deeply about Isabelle, but you're smart enough to let her stand on her own, without burdening her with your personal fantasies or propping her up with idealization and over-dramatization. Isabelle is a healthy character with a promising career ahead of her. Total: 19
Rianam is nothing like you. She is not at all cool; in fact, she thinks cool is a temperature reading, and when she says "Oh, I just put on whatever old thing's lying around," she means "on the floor, where I threw it last night - but I turned the underwear inside out first." She may have sometimes thought that she was special, or destined for greater things, but probably dismissed the idea as a fantasy. She's got no emotional scars to speak of. And she's gotten no slack from you.
In general, you've kept yourself a goodly distance from Rianam and given her plenty of room - maybe a little too much. Don't distance yourself so far from Rianam that you stop caring what happens to her. Totale 9.
Arlia is only a little like you. She isn't really very cool: she blends into crowds, she hangs out on the fringes at parties, and wearing shades after dark makes her run into things. She may have sometimes thought that she was special, or destined for greater things, but probably dismissed the idea as a fantasy. She's got no emotional scars to speak of. And she's gotten no slack from you.
In general, you care deeply about Arlia, but you're smart enough to let her stand on her own, without burdening her with your personal fantasies or propping her up with idealization and over-dramatization. Arlia is a healthy character with a promising career ahead of her. Totale: 16
Bocnan ha ricevuto soltanto 6, ma non sto a copiare qui tutta la descrizione.
Considerazioni: mi sembra abbastanza realistico, anche se le domande sull'identificazione col personaggio potrebbero essere pensate meglio. In effetti io credo che ci sia qualcosa di mio in alcuni di questi personaggi "nothing like you" mentre il test mi identifica di più con Arlia ("is only a little like you") con cui non ho proprio niente a che vedere. Trovo che sia appropriato il basso punteggio di Bocnan, personaggio di grandissimo potere ma secondario e per nulla idealizzato.

Personaggi famosi, Mary Sue famose
Per divertimento e controllo: passiamo a fare l'Universal Mary Sue test per alcuni personaggi famosi. Così vediamo come se la cavano gli scrittori veri... è da notare che tutte le domande soggettive le ho saltate. Non posso sapere se Michael Moorcock ha messo certe caratteristiche in Elric poiché "voleva essere come lui," ad esempio.
Il personaggio appena citato di Elric di Melnibone ottiene un punteggio di 41 che come vedete sopra è abbondantemente nella Mary Sue Zone (e prende un 36 nel Mary Sue Litmus test...).
Phedre, l'eroina di Jacqueline Carey benedetta dal dardo di Kushiel ottiene un bel 30. Un'altra che potrebbe far esplodere i rilevatori di Mary Sue è Nihal della Terra del Vento, che "le ha tutte:" orfana, ultima di un popolo sterminato, rabbiosa e determinata ad ottenere vendetta, con caratteristiche fisiche uniche, più in gamba di tutti gli altri ragazzini, in battaglia fa un mazzo incredibile a tutti quanti... ho dimenticato qualcosa? Non lo so e poiché non ricordo benissimo il libro ho evitato di fare i test a Nihal (potete provare voi, però). Frodo di Tolkien ottiene solo 10 (e ho provato a caricarlo un po'!) ma sappiamo che è il più improbabile degli eroi.
Ma ha davvero senso fare questo giochetto? Cosa si può dire? Molti lettori della Saga di Elric si strapperanno i capelli per difendere il personaggio, ma altri potrebbero dire che Elric (un antieroe studiato a tavolino) è proprio eccessivo e che finire nella categoria Mary Sue è il minimo che gli possa capitare. Io personalmente credo che anche per Phedre non ci sia proprio da lamentarsi, insomma rompe un po' le scatole, diciamolo. Ammetto in partenza di non essere proprio un gran paladino del femminismo, trovo però che la maggior parte delle protagoniste femminili (soprattutto quando è una donna che scrive il libro!) siano belle, brave, moralmente ineccepibili, più intelligenti della media, e magari anche delle gran dispensatrici di buoni sentimenti e di aiuto ai sofferenti e ai poveracci in difficoltà; insomma una briciola di debolezza o autoironia mai, manco a pagarla a peso d'oro.
D'altra parte è così sbagliato parlare nelle proprie storie di individui eccezionali? Chissà quanti personaggi del mondo reale sarebbero delle Mary Sue! In definitiva: dipende tutto dal valore della trama e dall'abilità dell'autore. Il preteso scarso realismo di un personaggio è un'accusa soggettiva, test o non test.
Conclusione fin troppo ovvia di questo divertente giochetto: non è così semplice valutare l'importanza che certi tratti hanno nel contesto di una storia. I Mary Sue test non possono avere molta pretese, ma se sei tu quello che scrive ti aiutano a pensare. O meglio... secondo me uno scrittore sa (può sapere) sempre quanto ha proiettato della sua personalità nelle figure della propria narrazione. Sa meno quanto dei propri desideri vi ha travasato, invece. Se è onesto con se stesso, troverà in certe domande degli stimoli alla riflessione.
E voi scrittori che per caso passate di qui, avete provato a giocherellare con questi test?
giovedì 10 aprile 2008
Intervista a Uberto Ceretoli
Grazie alle meraviglie della posta elettronica, ho potuto porre qualche domanda all’autore de “Il Sigillo del Vento,” un libro che, come avrete già visto seguendo la recensione, si è fatto notare nel panorama recente del fantasy italiano. Ecco l’intervista:
Puoi parlarci del tuo amore per il fantasy e delle letture che ritieni siano state formative per te?
Beh, innanzitutto un grazie a Bruno che ha deciso di intervistarmi dedicandomi parte del suo tempo (e del suo spazio web!). Vediamo di rinverdire un lontano passato... il mio amore per il fantasy è nato quando, ancora bambino, presi dalla libreria di mio padre un libro che aveva un titolo davvero strano: "La storia infinita". Cominciai a leggere, incuriosito da come potesse stare una storia infinita in un libro finito. Da questo episodio cominciò la mia passione per il fantasy, passione che venne coltivata subito dopo con "I draghi del crepuscolo d'autunno", i loro seguiti e altre opere americane. Dopo essermi buttato su "Lo hobbit" cambiai genere con Poe, Lovecraft e quindi King. Forse queste ultime sono state le letture più formative anche se spaziano più nell'horror e nel fantastico che nel fantasy propriamente detto.
Nel tuo scrivere ti ispiri apertamente al gioco di ruolo: ci riassumi in breve come ti sei avvicinato a questo ambiente e la tua esperienza? Che contributo ha dato alla tua voglia di scrivere?
Mi sono avvicinato al gioco di ruolo con GURPS, quando avevo 16 anni. Assieme ad alcuni compagni di classe abbiamo iniziato a giocare quasi per scherzo, io facevo il master. Mi sono trovato nella situazione di dover gestire dei personaggi all'interno di una storia e, naturalmente, scrivere la storia stessa con tutte le sue possibili evoluzioni. Oltre a GURPS ho provato (ma da giocatore) d&d, Ad&d, Ken il Guerriero, Warhammer. Oltre a questo ho fatto un paio di tornei ufficiali di d&d, come giocatore e come master.
Direi che il contributo che ha dato il gioco di ruolo alla mia passione per il fantasy è stato fondamentale, forse superiore alle letture di genere.
Il gioco di ruolo ti è servito come allenamento per immaginare storie, ambientazioni e mondi fantastici? Credi ti sia stato utile come aiuto tecnico e creativo per scrivere "Il Sigillo del Vento," al di là dell'ovvia connotazione ruolistica del libro?
Direi che il gioco di ruolo mi è stato utile per immaginare la trama e per imparare a gestire i personaggi.
Parlando da "master" direi che se nella trama hai previsto 4 o 5 scelte possibili per i giocatori, ecco che loro se ne inventeranno sicuramente una assolutamente imprevedibile. Oltre a questo e al bagaglio culturale relativo alle creature, direi che, soprattutto GURPS, mi ha dato molte informazioni riguardo a come "gestire" le evoluzioni di una storia e le azioni dei personaggi.
Puoi parlarci della genesi de "Il Sigillo del Vento?" Qual è la procedura che segui per creare una storia e come organizzi il lavoro creativo? Hai scritto prima di tutto un riassunto per sommi capi, o ti sei gettato subito nella scrittura?
La genesi de "Il Sigillo del Vento" è particolare, unica direi. Non era un'opera compiuta prima che attraverso il sito di fantasy-story trovassi l'annuncio di un concorso per opere fantasy. "Il Sigillo del Vento" era una cartella sul mio PC con numerosi racconti che avevano gli stessi protagonisti. In funzione di quel concorso alcuni di queste storie sono state riunite sotto una trama creata ad hoc che si è poi evoluta mano a mano che i raccordi tra i vari "capitoli" procedeva. Successivamente, terminata la stesura, il manoscritto era troppo corposo per quel concorso e l'ho rimaneggiato creando tre parti "autoconclusive" (più o meno) che volevo inviare separate. Al termine di questo lavoro mi è giunta la notizia della nascita di Asengard Edizioni e le ho inviato il "malloppo", intero.
Attualmente ho terminato di scrivere "Il Sigillo della Terra" e la genesi di quest'opera è completamente differente (pur incorporando altri capitoli che non mi era stato possibile includere ne "Il Sigillo del Vento"): ho studiato prima un'evoluzione degli accadimenti e cominciato a scrivere riassunti dei capitoli procedendo in modo più metodico anche se non nego che molte parti si sono "create da sole" mano a mano che la stesura procedeva. In questo caso però la storia è stata creata ex-novo e non è nata da un unione di racconti. Generalmente faccio così (anche con le altre opere che sto realizzando): definisco qual è il messaggio che voglio mandare, faccio una breve panoramica su alcuni personaggi e immagino le loro peripezie per sommi capi, poi mi butto nella stesura, lasciandomi andare e non scartando a priori nessuna possibilità (non è difficile che anche il finale cambi rispetto alle idee iniziali se la storia prende una piega differente dal previsto).
Dici "definisco qual è il messaggio che voglio mandare"... Ritieni che ci debba per forza essere un messaggio? Nel "Sigillo" ho visto che l'hai buttata anche un po' in politica...
Come autore non riesco a immaginare un'opera priva di messaggio: a scavare bene bene si può trovare in qualsiasi libro. Quando penso all'evoluzione della storia, al finale, alla storia stessa, non riesco a lavorare bene se per primo non ho ben chiaro il messaggio che voglio dare. Immagina uno scontro tra luce e tenebre: se alla fine vincessero i cattivi, il messaggio che manderei sarebbe sicuramente diverso da quello che manderei se vincessero i buoni...
Per quanto riguarda la politica, ne "Il Sigillo del Vento" non c'è uno scontro buoni-cattivi, c'è uno scontro tra popoli o tra membri dello stesso popolo che hanno una visione differente della vita e della realtà, sta al lettore giudicare chi è il buono e chi è il cattivo. Purtroppo abbandonando la classica divisione bene/male ho cercato di dare un senso alle relazioni sociali. Certi elfi odiano gli umani. Perché? Il sovrano di un Regno decide di istituire l'inquisizione e di adottare una data religione. Che cambiamenti implica tutto ciò? Ecco, le spiegazioni delle azioni dei personaggi riguardano la psicologia, quelle delle azioni di un intero popolo riguardano inevitabilmente la politica: quando i reivoniani aumentano la produzione di armi ci sono ovvie ripercussioni sull'ambiente e sui regni circostanti, cambiano i rapporti sociali e questa è politica. Insomma, ho cercato di caratterizzare i personaggi anche da questo punto di vista: cosa ne pensano della guerra, delle culture degli altri popoli, delle loro usanze? Faccio un esempio: cosa ne pensa Gwyllywm dei reivoniani? Se dico che Gwyllywm pensa che i reivoniani sono cattivi è un pensiero politicamente "neutro", ma se dico che Gwyllywm pensa che il loro è un bieco tentativo di sottrarre alla natura delle ricchezze per concentrarle nelle mani di pochi nobili faccio una considerazione politica più forte. La seconda considerazione da però più spessore al personaggio. Anche questo però dipende dal messaggio che si vuole dare. Non volevo rendere gli scontri del mio libro riassumibili nella considerazione che il bene e il male combattono, volevo rendere popoli e culture differenti che combatono in virtù di tali differenze. Raylyn la pensa diversamente da Gwyllywm e il lettore può comunque porsi la domanda: chi dei due ha ragione? In altri casi non è così, non puoi domandarti se "il Nulla" de "La storia Infinita" ha le sue ragioni, le sue idee e se queste sono valide almeno quanto quelle di Atreiu.
L'esperienza di pubblicare: dove sono state le più grosse difficoltà, quanto hai dovuto attendere prima di realizzare la tua aspirazione, e cosa hai fatto, dopo la pubblicazione, per promuovere il libro?
"Il Sigillo del Vento" non è il mio primo libro edito. Il primo è "Uomini in bilico", un libro scritto a quattro mani con Marco Bonati che ha riscosso un discreto successo locale (a Parma). Questo libro è edito AndreaOppure Editore ma è stato stampato con un contributo di pubblicazione. Come immaginavamo io e Marco siamo stati seguiti molto poco sia durante la fase di editing che nella successiva fase di promozione ma abbiamo scelto questa strada perché erano ormai 6 anni che il libro era terminato e volevamo vederlo edito.
Con "Il Sigillo del Vento" invece credo che si sia trattato di pura fortuna. Il destino ha voluto che avessi un libro con una storia fantasy valida pronto proprio quando è nata Asengard Edizioni (anche se i racconti sono stati scritti in un arco di 8 anni). Dopo che Asengard ha deciso di pubblicare la mia opera ho lavorato assistito da validi editor che mi hanno dato suggerimenti, hanno chiesto delucidazioni e hanno fatto davvero un bel lavoro per migliorare la forma e la sostanza.
La fase di promozione mi ha visto partecipare a tre eventi. Il primo è stata la presentazione "ufficiale" in Feltrinelli a Parma con Mauro Raccasi (autore del ciclo dei Celti edito Piemme) che mi ha presentato ai numerosi intervenuti. Praticamente è stato il direttore di Feltrinelli a dare disponibilità al distributore che lo ha messo in contatto con Asengard e poi con me. Il secondo evento è una presentazione fatta a Milano alla ludoteca "Seconda Stella a destra" con Cristian Antonini (autore di "Legame Doppio", sempre Asengard), organizzata da Asengard e il terzo alla fiera della piccola e media editoria di Verona, sempre organizzata da Asengard. Altri strumenti di promozione sono stati Anobii e mySpace. Giusto ieri (9 aprile) ho rilasciato un'intervista per Teleducato (una emittente televisiva locale) che dovrà andare in onda tra qualche settimana.
Ho lavorato sodo scrivendo per dieci anni, buttando giù idee, personaggi, eventi. Con "Il Sigillo del Vento" mi è andata bene al primo colpo perché mi sono trovato al posto giusto, nel momento giusto, con una storia "giusta". Credo sia stato questo l'importante, dopotutto, ovvero che la mia storia fosse "valida".
Come sta andando "Il Sigillo del Vento?" Ha il successo che speravi?
Ti dirò, per ora stiamo andando bene con le vendite, le mie aspettative erano temperate dal fatto che sono un autore agli esordi e che Asengard era appena nata. "Il Sigillo del Vento" è nelle librerie da meno di un anno e la sua visibilità e disponibilità aumenta con il passare dei mesi: il cammino, insomma, è appena iniziato! In ogni modo, se non fossi stato soddisfatto, non mi sarei buttato nella scrittura de "Il Sigillo della Terra" (ormai di prossima uscita) e non avrei cominciato la correzione di alcuni futuri capitoli del terzo libro della saga...
Ci sono scrittori fantasy italiani che hai letto di recente? Quali sono i tuoi preferiti?
Per ora ho letto "L'abbraccio delle Ombre" di Ester Manzini (sempre Asengard) ma devo recuperare con altri autori quali Troisi, d'Angelo, Angelinelli, Falconi. Purtroppo il tempo libero è quello che è (lavorando come tutti i comuni mortali) e o lo dedico alla scrittura oppure lo dedico a letture "specialistiche": non è facile scrivere un libro prestando attenzione a non spararle grosse. Ne "Il Sigillo della Terra" ho descritto battaglie campali e assedi e ho dovuto studiarne la dinamica per non trovarmi a scrivere castronate (il che ha comportato la lettura di due volumi abbastanza corposi su assedi e armi d'assedio, sulla cavalleria, sulla scherma e sulle armi medievali nonché altre numerose ricerche). Posso dire però che il panorama del fantasy italiano si sta allargando sempre di più, rivelando autori di vero talento che sono superiori a certe produzioni anglofone che le grandi case continuano a prediligere agli esordienti italiani. Credo che gli italiani abbiamo storie validissime da narrare, i problemi sono la visibilità che riescono a ritagliarsi e la fiducia che viene concessa loro.
Ringrazio Uberto per la disponibilità e il tempo concesso a me e alle umili pagine del mio blog.
L'indirizzo della casa editrice Asengard è http://www.asengard.it/
Puoi parlarci del tuo amore per il fantasy e delle letture che ritieni siano state formative per te?
Beh, innanzitutto un grazie a Bruno che ha deciso di intervistarmi dedicandomi parte del suo tempo (e del suo spazio web!). Vediamo di rinverdire un lontano passato... il mio amore per il fantasy è nato quando, ancora bambino, presi dalla libreria di mio padre un libro che aveva un titolo davvero strano: "La storia infinita". Cominciai a leggere, incuriosito da come potesse stare una storia infinita in un libro finito. Da questo episodio cominciò la mia passione per il fantasy, passione che venne coltivata subito dopo con "I draghi del crepuscolo d'autunno", i loro seguiti e altre opere americane. Dopo essermi buttato su "Lo hobbit" cambiai genere con Poe, Lovecraft e quindi King. Forse queste ultime sono state le letture più formative anche se spaziano più nell'horror e nel fantastico che nel fantasy propriamente detto.
Nel tuo scrivere ti ispiri apertamente al gioco di ruolo: ci riassumi in breve come ti sei avvicinato a questo ambiente e la tua esperienza? Che contributo ha dato alla tua voglia di scrivere?
Mi sono avvicinato al gioco di ruolo con GURPS, quando avevo 16 anni. Assieme ad alcuni compagni di classe abbiamo iniziato a giocare quasi per scherzo, io facevo il master. Mi sono trovato nella situazione di dover gestire dei personaggi all'interno di una storia e, naturalmente, scrivere la storia stessa con tutte le sue possibili evoluzioni. Oltre a GURPS ho provato (ma da giocatore) d&d, Ad&d, Ken il Guerriero, Warhammer. Oltre a questo ho fatto un paio di tornei ufficiali di d&d, come giocatore e come master.
Direi che il contributo che ha dato il gioco di ruolo alla mia passione per il fantasy è stato fondamentale, forse superiore alle letture di genere.
Il gioco di ruolo ti è servito come allenamento per immaginare storie, ambientazioni e mondi fantastici? Credi ti sia stato utile come aiuto tecnico e creativo per scrivere "Il Sigillo del Vento," al di là dell'ovvia connotazione ruolistica del libro?
Direi che il gioco di ruolo mi è stato utile per immaginare la trama e per imparare a gestire i personaggi.
Parlando da "master" direi che se nella trama hai previsto 4 o 5 scelte possibili per i giocatori, ecco che loro se ne inventeranno sicuramente una assolutamente imprevedibile. Oltre a questo e al bagaglio culturale relativo alle creature, direi che, soprattutto GURPS, mi ha dato molte informazioni riguardo a come "gestire" le evoluzioni di una storia e le azioni dei personaggi.
Puoi parlarci della genesi de "Il Sigillo del Vento?" Qual è la procedura che segui per creare una storia e come organizzi il lavoro creativo? Hai scritto prima di tutto un riassunto per sommi capi, o ti sei gettato subito nella scrittura?
La genesi de "Il Sigillo del Vento" è particolare, unica direi. Non era un'opera compiuta prima che attraverso il sito di fantasy-story trovassi l'annuncio di un concorso per opere fantasy. "Il Sigillo del Vento" era una cartella sul mio PC con numerosi racconti che avevano gli stessi protagonisti. In funzione di quel concorso alcuni di queste storie sono state riunite sotto una trama creata ad hoc che si è poi evoluta mano a mano che i raccordi tra i vari "capitoli" procedeva. Successivamente, terminata la stesura, il manoscritto era troppo corposo per quel concorso e l'ho rimaneggiato creando tre parti "autoconclusive" (più o meno) che volevo inviare separate. Al termine di questo lavoro mi è giunta la notizia della nascita di Asengard Edizioni e le ho inviato il "malloppo", intero.
Attualmente ho terminato di scrivere "Il Sigillo della Terra" e la genesi di quest'opera è completamente differente (pur incorporando altri capitoli che non mi era stato possibile includere ne "Il Sigillo del Vento"): ho studiato prima un'evoluzione degli accadimenti e cominciato a scrivere riassunti dei capitoli procedendo in modo più metodico anche se non nego che molte parti si sono "create da sole" mano a mano che la stesura procedeva. In questo caso però la storia è stata creata ex-novo e non è nata da un unione di racconti. Generalmente faccio così (anche con le altre opere che sto realizzando): definisco qual è il messaggio che voglio mandare, faccio una breve panoramica su alcuni personaggi e immagino le loro peripezie per sommi capi, poi mi butto nella stesura, lasciandomi andare e non scartando a priori nessuna possibilità (non è difficile che anche il finale cambi rispetto alle idee iniziali se la storia prende una piega differente dal previsto).
Dici "definisco qual è il messaggio che voglio mandare"... Ritieni che ci debba per forza essere un messaggio? Nel "Sigillo" ho visto che l'hai buttata anche un po' in politica...
Come autore non riesco a immaginare un'opera priva di messaggio: a scavare bene bene si può trovare in qualsiasi libro. Quando penso all'evoluzione della storia, al finale, alla storia stessa, non riesco a lavorare bene se per primo non ho ben chiaro il messaggio che voglio dare. Immagina uno scontro tra luce e tenebre: se alla fine vincessero i cattivi, il messaggio che manderei sarebbe sicuramente diverso da quello che manderei se vincessero i buoni...
Per quanto riguarda la politica, ne "Il Sigillo del Vento" non c'è uno scontro buoni-cattivi, c'è uno scontro tra popoli o tra membri dello stesso popolo che hanno una visione differente della vita e della realtà, sta al lettore giudicare chi è il buono e chi è il cattivo. Purtroppo abbandonando la classica divisione bene/male ho cercato di dare un senso alle relazioni sociali. Certi elfi odiano gli umani. Perché? Il sovrano di un Regno decide di istituire l'inquisizione e di adottare una data religione. Che cambiamenti implica tutto ciò? Ecco, le spiegazioni delle azioni dei personaggi riguardano la psicologia, quelle delle azioni di un intero popolo riguardano inevitabilmente la politica: quando i reivoniani aumentano la produzione di armi ci sono ovvie ripercussioni sull'ambiente e sui regni circostanti, cambiano i rapporti sociali e questa è politica. Insomma, ho cercato di caratterizzare i personaggi anche da questo punto di vista: cosa ne pensano della guerra, delle culture degli altri popoli, delle loro usanze? Faccio un esempio: cosa ne pensa Gwyllywm dei reivoniani? Se dico che Gwyllywm pensa che i reivoniani sono cattivi è un pensiero politicamente "neutro", ma se dico che Gwyllywm pensa che il loro è un bieco tentativo di sottrarre alla natura delle ricchezze per concentrarle nelle mani di pochi nobili faccio una considerazione politica più forte. La seconda considerazione da però più spessore al personaggio. Anche questo però dipende dal messaggio che si vuole dare. Non volevo rendere gli scontri del mio libro riassumibili nella considerazione che il bene e il male combattono, volevo rendere popoli e culture differenti che combatono in virtù di tali differenze. Raylyn la pensa diversamente da Gwyllywm e il lettore può comunque porsi la domanda: chi dei due ha ragione? In altri casi non è così, non puoi domandarti se "il Nulla" de "La storia Infinita" ha le sue ragioni, le sue idee e se queste sono valide almeno quanto quelle di Atreiu.
L'esperienza di pubblicare: dove sono state le più grosse difficoltà, quanto hai dovuto attendere prima di realizzare la tua aspirazione, e cosa hai fatto, dopo la pubblicazione, per promuovere il libro?
"Il Sigillo del Vento" non è il mio primo libro edito. Il primo è "Uomini in bilico", un libro scritto a quattro mani con Marco Bonati che ha riscosso un discreto successo locale (a Parma). Questo libro è edito AndreaOppure Editore ma è stato stampato con un contributo di pubblicazione. Come immaginavamo io e Marco siamo stati seguiti molto poco sia durante la fase di editing che nella successiva fase di promozione ma abbiamo scelto questa strada perché erano ormai 6 anni che il libro era terminato e volevamo vederlo edito.
Con "Il Sigillo del Vento" invece credo che si sia trattato di pura fortuna. Il destino ha voluto che avessi un libro con una storia fantasy valida pronto proprio quando è nata Asengard Edizioni (anche se i racconti sono stati scritti in un arco di 8 anni). Dopo che Asengard ha deciso di pubblicare la mia opera ho lavorato assistito da validi editor che mi hanno dato suggerimenti, hanno chiesto delucidazioni e hanno fatto davvero un bel lavoro per migliorare la forma e la sostanza.
La fase di promozione mi ha visto partecipare a tre eventi. Il primo è stata la presentazione "ufficiale" in Feltrinelli a Parma con Mauro Raccasi (autore del ciclo dei Celti edito Piemme) che mi ha presentato ai numerosi intervenuti. Praticamente è stato il direttore di Feltrinelli a dare disponibilità al distributore che lo ha messo in contatto con Asengard e poi con me. Il secondo evento è una presentazione fatta a Milano alla ludoteca "Seconda Stella a destra" con Cristian Antonini (autore di "Legame Doppio", sempre Asengard), organizzata da Asengard e il terzo alla fiera della piccola e media editoria di Verona, sempre organizzata da Asengard. Altri strumenti di promozione sono stati Anobii e mySpace. Giusto ieri (9 aprile) ho rilasciato un'intervista per Teleducato (una emittente televisiva locale) che dovrà andare in onda tra qualche settimana.
Ho lavorato sodo scrivendo per dieci anni, buttando giù idee, personaggi, eventi. Con "Il Sigillo del Vento" mi è andata bene al primo colpo perché mi sono trovato al posto giusto, nel momento giusto, con una storia "giusta". Credo sia stato questo l'importante, dopotutto, ovvero che la mia storia fosse "valida".
Come sta andando "Il Sigillo del Vento?" Ha il successo che speravi?
Ti dirò, per ora stiamo andando bene con le vendite, le mie aspettative erano temperate dal fatto che sono un autore agli esordi e che Asengard era appena nata. "Il Sigillo del Vento" è nelle librerie da meno di un anno e la sua visibilità e disponibilità aumenta con il passare dei mesi: il cammino, insomma, è appena iniziato! In ogni modo, se non fossi stato soddisfatto, non mi sarei buttato nella scrittura de "Il Sigillo della Terra" (ormai di prossima uscita) e non avrei cominciato la correzione di alcuni futuri capitoli del terzo libro della saga...
Ci sono scrittori fantasy italiani che hai letto di recente? Quali sono i tuoi preferiti?
Per ora ho letto "L'abbraccio delle Ombre" di Ester Manzini (sempre Asengard) ma devo recuperare con altri autori quali Troisi, d'Angelo, Angelinelli, Falconi. Purtroppo il tempo libero è quello che è (lavorando come tutti i comuni mortali) e o lo dedico alla scrittura oppure lo dedico a letture "specialistiche": non è facile scrivere un libro prestando attenzione a non spararle grosse. Ne "Il Sigillo della Terra" ho descritto battaglie campali e assedi e ho dovuto studiarne la dinamica per non trovarmi a scrivere castronate (il che ha comportato la lettura di due volumi abbastanza corposi su assedi e armi d'assedio, sulla cavalleria, sulla scherma e sulle armi medievali nonché altre numerose ricerche). Posso dire però che il panorama del fantasy italiano si sta allargando sempre di più, rivelando autori di vero talento che sono superiori a certe produzioni anglofone che le grandi case continuano a prediligere agli esordienti italiani. Credo che gli italiani abbiamo storie validissime da narrare, i problemi sono la visibilità che riescono a ritagliarsi e la fiducia che viene concessa loro.
Ringrazio Uberto per la disponibilità e il tempo concesso a me e alle umili pagine del mio blog.
L'indirizzo della casa editrice Asengard è http://www.asengard.it/
mercoledì 16 gennaio 2008
Fantasy Italiano: grande autore cercasi?
Questo è stato, con qualche minima differenza, un mio intervento su un gruppo di lettura di aNobii
Il sottoscritto ha conosciuto il fantasy molti anni fa quando praticamente l'unico italiano facilmente reperibile in libreria era Gianluigi Zuddas (e le uniche case editrici, praticamente, erano Fanucci e la Nord). Il mio secondo tentativo, in uno slancio patriottico, fu quello di comprare "Nel Segno della Luna Bianca" di Aldani e Piegai. Un libro che più brutto di così non si può: da allora per molto tempo ho evitato gli scrittori italiani come la peste... Pregiudizio che estesi in qualche modo perfino a me stesso, tenendo il mio manoscritto nel cassetto per oltre dieci anni prima di vedere che il clima era cambiato, e decidermi a rivederlo per cercare di pubblicarlo (attualmente partecipa ad un concorso). Scherzi a parte, ero convinto che fosse praticamente impossibile pubblicare.
Adesso vedo che esiste un certo fermento, segno che ci sono italiani che scrivono e italiani che li vogliono leggere.
Oltre a resuscitare il mio sforzo personale, questa atmosfera mi ha spinto a cercare di leggere gli esordienti: proprio qui ho commentato gli sforzi di diversi autori della nuova leva e spero che molti altri lettori comprino i loro libri, facendo emergere (prima o poi) qualche nuovo, valido scrittore.

Autore italiano a caccia di una casa editrice
L'importante non è che riescano a pubblicare in centomila, ma che si formi un giudizio nel pubblico, un'opinione condivisa che faccia emergere qualche scrittore veramente bravo e convinca magari qualcun altro a trovarsi una strada diversa.
In questo periodo (l'opinione è personalissima e l'approfondirò magari in un altro momento) il fantasy è popolare ma non escono molti libri di grande qualità. Perciò all'estero non stanno necessariamente meglio che da noi. Impera il bestseller, il libro adatto solo ai ragazzi, il clone di Tolkien un tanto al chilo. C'è però una cosa che all'estero abbonda e da noi, secondo me, è carente: la preparazione tecnica. Forse mi sbaglio, magari ho questa impressione perché i libri degli esordienti stranieri non arrivano da noi, a meno che non siano dei successi al primo colpo? gradirei l'opinione di chi abbia potuto osservare più da vicino come vanno le cose all'estero.
Non so se le opinioni che si trovano in un forum o su un blog contino per aiutare un libro ad avere successo (termine molto relativo in Italia); al massimo contribuiscono a fare “opinione pubblica.” Personalmente quei libri che ho commentato li ho trattati con un minimo di simpatia e senza strafare né nell'esagerare dei difetti né nel dare inutili lodi sperticate quando ci sono evidenti problemi.
Temo comunque che gli esordienti di casa nostra (all'estero, ripeto, non so se siano più bravi...) siano relativamente poco preparati e compiano parecchie ingenuità. E certe case editrici non li aiutano, dal momento che pubblicano testi con evidenti errori di ortografia, fanno brutte copertine, rovinano i loro sforzi. Non ho trovato ancora un libro su cui dire senza mezzi termini che è da buttare dalla finestra, ma neanche un ottimo autore già maturo per il successo. Non mi metto su un piedistallo, la mia è la valutazione di un lettore qualunque. Magari lo stesso giudizio varrebbe anche per me, se finalmente pubblicassi...
Il sottoscritto ha conosciuto il fantasy molti anni fa quando praticamente l'unico italiano facilmente reperibile in libreria era Gianluigi Zuddas (e le uniche case editrici, praticamente, erano Fanucci e la Nord). Il mio secondo tentativo, in uno slancio patriottico, fu quello di comprare "Nel Segno della Luna Bianca" di Aldani e Piegai. Un libro che più brutto di così non si può: da allora per molto tempo ho evitato gli scrittori italiani come la peste... Pregiudizio che estesi in qualche modo perfino a me stesso, tenendo il mio manoscritto nel cassetto per oltre dieci anni prima di vedere che il clima era cambiato, e decidermi a rivederlo per cercare di pubblicarlo (attualmente partecipa ad un concorso). Scherzi a parte, ero convinto che fosse praticamente impossibile pubblicare.
Adesso vedo che esiste un certo fermento, segno che ci sono italiani che scrivono e italiani che li vogliono leggere.
Oltre a resuscitare il mio sforzo personale, questa atmosfera mi ha spinto a cercare di leggere gli esordienti: proprio qui ho commentato gli sforzi di diversi autori della nuova leva e spero che molti altri lettori comprino i loro libri, facendo emergere (prima o poi) qualche nuovo, valido scrittore.

Autore italiano a caccia di una casa editrice
L'importante non è che riescano a pubblicare in centomila, ma che si formi un giudizio nel pubblico, un'opinione condivisa che faccia emergere qualche scrittore veramente bravo e convinca magari qualcun altro a trovarsi una strada diversa.
In questo periodo (l'opinione è personalissima e l'approfondirò magari in un altro momento) il fantasy è popolare ma non escono molti libri di grande qualità. Perciò all'estero non stanno necessariamente meglio che da noi. Impera il bestseller, il libro adatto solo ai ragazzi, il clone di Tolkien un tanto al chilo. C'è però una cosa che all'estero abbonda e da noi, secondo me, è carente: la preparazione tecnica. Forse mi sbaglio, magari ho questa impressione perché i libri degli esordienti stranieri non arrivano da noi, a meno che non siano dei successi al primo colpo? gradirei l'opinione di chi abbia potuto osservare più da vicino come vanno le cose all'estero.
Non so se le opinioni che si trovano in un forum o su un blog contino per aiutare un libro ad avere successo (termine molto relativo in Italia); al massimo contribuiscono a fare “opinione pubblica.” Personalmente quei libri che ho commentato li ho trattati con un minimo di simpatia e senza strafare né nell'esagerare dei difetti né nel dare inutili lodi sperticate quando ci sono evidenti problemi.
Temo comunque che gli esordienti di casa nostra (all'estero, ripeto, non so se siano più bravi...) siano relativamente poco preparati e compiano parecchie ingenuità. E certe case editrici non li aiutano, dal momento che pubblicano testi con evidenti errori di ortografia, fanno brutte copertine, rovinano i loro sforzi. Non ho trovato ancora un libro su cui dire senza mezzi termini che è da buttare dalla finestra, ma neanche un ottimo autore già maturo per il successo. Non mi metto su un piedistallo, la mia è la valutazione di un lettore qualunque. Magari lo stesso giudizio varrebbe anche per me, se finalmente pubblicassi...
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