Mi accodo ai post già scritti tempo fa da altri blogger riguardo alle proprie abitudini e idiosincrasie nella scrittura per raccontare alcune cose su di me.
A dire il vero penso di non poter dire niente di eclatante sulle abitudini pratiche. Mi incuriosiscono quelli che assicurano di riuscire a produrre in qualsiasi situazione, quelli che preferiscono avere un sottofondo musicale, magari con gruppi o cantanti scelti per creare l'atmosfera giusta. Mi stupiscono ancora di più coloro che tengono la televisione in sottofondo.
Io amo la tranquillità; abito da solo e generalmente scrivo a casa, e la TV è spenta, perché è spenta praticamente sempre (tranne rare occasioni, ad esempio la visione di un DVD).
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lunedì 19 gennaio 2015
sabato 27 dicembre 2014
Riflessioni finali sul 2014
Quest'anno è stato molto problematico, più ancora del 2013. Non solo un sacco di guai, anche di salute (la polmonite!), mi hanno costantemente impedito di concentrarmi su quello che volevo fare, ma ho inoltre provato un senso di stanchezza, che è diventato crescente nel corso dell'anno. Credo che quello ci sarebbe stato comunque, indipendentemente da tutto il resto. Sebbene aver pubblicato con una casa editrice (e aver poi diffuso gratuitamente il mio secondo libro) sia stato un momento a cui ho dato la sua importanza, sebbene certi giudizi favorevoli, o per lo meno positivi, mi abbiano fatto piacere, il risultato finale è stato un sacco di tensione e una sensazione di spossatezza e e logoramento.
Non ho ben inquadrato questa sensazione e il motivo ultimo della sua origine; spero che passi senza richiedermi ulteriori travagli interiori, per permettermi di completare a breve un altro progetto che in teoria avrebbe potuto essere finito e pubblicato un anno fa almeno. Il tempo passa. È notevole il fatto che da quando accantonai "per il momento" il mio libro Magia e Sangue per sforzi editoriali "più leggeri" siano trascorsi anni, e gli sforzi che nell'intenzione erano leggeri non siano stati in fin dei conti affatto lievi.
Nel frattempo il mio blog ha macinato il settimo anno. Sempre precario, con poche migliaia di accessi al mese che erano diventati un po' di più fino a un annetto o due fa, per poi declinare nuovamente.
Parecchi lettori-commentatori, a volte assidui, sono arrivati e se ne sono andati col tempo. Chissà a cosa si stanno interessando ora, mi domando. In fin dei conti se tieni aperto un blog non sei così importante, la gente può stancarsi e decidere di fare a meno di te, così come tu puoi decidere di abbandonare questa continua fatica che generalmente non trova grandi ricompense. Ogni tanto mi chiedo: smettero? Quando? Perché? Che sensazione mi darà farlo?
Chi lo sa. Per adesso auguro a tutti, e a me stesso, un migliore 2015.
Non ho ben inquadrato questa sensazione e il motivo ultimo della sua origine; spero che passi senza richiedermi ulteriori travagli interiori, per permettermi di completare a breve un altro progetto che in teoria avrebbe potuto essere finito e pubblicato un anno fa almeno. Il tempo passa. È notevole il fatto che da quando accantonai "per il momento" il mio libro Magia e Sangue per sforzi editoriali "più leggeri" siano trascorsi anni, e gli sforzi che nell'intenzione erano leggeri non siano stati in fin dei conti affatto lievi.
Nel frattempo il mio blog ha macinato il settimo anno. Sempre precario, con poche migliaia di accessi al mese che erano diventati un po' di più fino a un annetto o due fa, per poi declinare nuovamente.
Parecchi lettori-commentatori, a volte assidui, sono arrivati e se ne sono andati col tempo. Chissà a cosa si stanno interessando ora, mi domando. In fin dei conti se tieni aperto un blog non sei così importante, la gente può stancarsi e decidere di fare a meno di te, così come tu puoi decidere di abbandonare questa continua fatica che generalmente non trova grandi ricompense. Ogni tanto mi chiedo: smettero? Quando? Perché? Che sensazione mi darà farlo?
Chi lo sa. Per adesso auguro a tutti, e a me stesso, un migliore 2015.
domenica 15 dicembre 2013
Ispirazioni e opportunità nello scrivere
Devi tener conto di diverse esigenze se decidi di scrivere. Innanzitutto, a parte i rari ma non impossibili artisti geniali, spenderai una grande quantità di tempo prima di arrivare a uno stile decente e comprensibile; io penso di esserci più o meno arrivato, ma mi ero illuso di essere bravo anche quando evidentemente (posso dire in retrospettiva) non lo ero per niente.
Dopo aver deciso di sacrificare un sacco di tempo per migliorarti (a scapito di altre attività, anche di questo va tenuto conto), devi decidere se intendi guadagnarci sopra per vivere o no, e questa per me è stata una decisione facile (decisione per il no, visto che è decisamente difficile arrivare in una posizione tale da fare dello scrivere il proprio mestiere, e se decidi di provarci non scriverai probabilmente mai più quello che vuoi scrivere, senza del resto avere la garanzia di farcela).
Dopo aver deciso di sacrificare un sacco di tempo per migliorarti (a scapito di altre attività, anche di questo va tenuto conto), devi decidere se intendi guadagnarci sopra per vivere o no, e questa per me è stata una decisione facile (decisione per il no, visto che è decisamente difficile arrivare in una posizione tale da fare dello scrivere il proprio mestiere, e se decidi di provarci non scriverai probabilmente mai più quello che vuoi scrivere, senza del resto avere la garanzia di farcela).
domenica 30 dicembre 2012
Buon 2013 a tutti e buoni propositi (miei)
Speriamo che l'anno prossimo sia buono, visto che il 2012, a parte l'apocalisse che è mancata, non è andato proprio per il meglio, anche per ragioni familiari e personali. Buoni propositi? Per quanto mi riguarda spero di riuscire a dedicare più tempo alla lettura e a scrivere. Devo ammettere che le cose negli ultimi tempi non sono andate come speravo. E sono stato dispersivo.
Avevo diversi progetti in ballo, ma alcuni come il "famoso" romanzo Magia e Sangue sono fermi per sfiducia (dopo aver proposto ad alcune case editrici, e partecipato a qualche concorso andando in finale ma mancando la pubblicazione che era il premio, mi son stufato). E poi non mi soddisfa più, penso che vada riscritto (per l'ennesima volta...).
Nel frattempo ho messo altra carne al fuoco. Gli articoli che ogni tanto scrivo nel blog su donne al potere, donne guerriere, ecc... si stanno evolvendo in un progetto grosso, che però necessita di tempo per realizzarsi.
Un altra delle mie idee, raccogliere le critiche a Tolkien e discuterle (per critiche intendo quelle assolutamente negative sul grande scrittore inglese) l'ho portata avanti con entusiasmo per un certo periodo ma non è stato semplice procurarsi il materiale (alcuni sono saggi comparsi 20 anni fa e mai ristampati, altre critiche sono cmoparse in riviste e pubblicazioni minori e via dicendo). Nella mia tabella di marcia era una cosa che dovevo far fuori mesi fa, ma non è andata così. Insomma vorrei portare a termine il lavoro, ma non sarà semplice.
Poi m'è venuta l'idea di ripescare Khaibit, il racconto che aveva partecipato (non passando la selezione) al concorso per l'antologia Sanctuary, e di trasformarlo in un libro. Obiettivo riuscito, diciamo, nel senso che il testo è scritto, e ora c'è il lungo lavoro di revisione. Sono in ballo.
Poi c'è il mio gioco, che un sacco di tempo fa diedi come cosa fatta e pubblicazione pronta, visto che era perfino pronta la scatola. Oh gaudio, niente da fare, per una serie di vicissitudini non si potrà farne nulla. Ebbene, il mio proposito per il 2013 è di rendere disponibile al pubblico (non necessariamente a pagamento, che farsi pagare è fatica improba di questi tempi) ALMENO uno dei miei progetti. Ci riuscirò?
Avevo diversi progetti in ballo, ma alcuni come il "famoso" romanzo Magia e Sangue sono fermi per sfiducia (dopo aver proposto ad alcune case editrici, e partecipato a qualche concorso andando in finale ma mancando la pubblicazione che era il premio, mi son stufato). E poi non mi soddisfa più, penso che vada riscritto (per l'ennesima volta...).
Nel frattempo ho messo altra carne al fuoco. Gli articoli che ogni tanto scrivo nel blog su donne al potere, donne guerriere, ecc... si stanno evolvendo in un progetto grosso, che però necessita di tempo per realizzarsi.
Un altra delle mie idee, raccogliere le critiche a Tolkien e discuterle (per critiche intendo quelle assolutamente negative sul grande scrittore inglese) l'ho portata avanti con entusiasmo per un certo periodo ma non è stato semplice procurarsi il materiale (alcuni sono saggi comparsi 20 anni fa e mai ristampati, altre critiche sono cmoparse in riviste e pubblicazioni minori e via dicendo). Nella mia tabella di marcia era una cosa che dovevo far fuori mesi fa, ma non è andata così. Insomma vorrei portare a termine il lavoro, ma non sarà semplice.
Poi m'è venuta l'idea di ripescare Khaibit, il racconto che aveva partecipato (non passando la selezione) al concorso per l'antologia Sanctuary, e di trasformarlo in un libro. Obiettivo riuscito, diciamo, nel senso che il testo è scritto, e ora c'è il lungo lavoro di revisione. Sono in ballo.
Poi c'è il mio gioco, che un sacco di tempo fa diedi come cosa fatta e pubblicazione pronta, visto che era perfino pronta la scatola. Oh gaudio, niente da fare, per una serie di vicissitudini non si potrà farne nulla. Ebbene, il mio proposito per il 2013 è di rendere disponibile al pubblico (non necessariamente a pagamento, che farsi pagare è fatica improba di questi tempi) ALMENO uno dei miei progetti. Ci riuscirò?
domenica 29 gennaio 2012
Tutto è già stato scritto?
Mentre guardavo un film non proprio eccelso, ho avuto una fortissima delusione. Per poterlo spiegare, partiamo dal film. Non un gran che in verità: I Guardiani del Destino, diretto da George Nolfi che ne firma anche la sceneggiatura, è tratto da un racconto di Philip Dick (che non ho letto); Matt Damon fa la parte di un uomo politico la cui carriera arranca, in bilico tra valide possibilità di successo e difficoltà non meno serie. Incontra per caso una donna (interpretata da Emily Blunt) che suscita il suo interesse, ma inizia una serie di contrattempi che impediscono o rendono difficili i contatti fra i due. Queste circostanze insospettiscono il nostro uomo politico che, per farla breve, scopre l'esistenza di una misteriosa organizzazione che sembra avercela proprio con lui, e in particolare vuol fargli rinunciare alla relazione (i Guardiani del titolo). Insomma ci sono dei custodi, non malevoli ma che all'occorrenza possono anche usare le maniere forti, che possono scegliere tra possibili corsi del futuro, e a quanto pare il mondo sarebbe un posto peggiore se il nostro eroe sposasse la sua bella.
La cosa non sarà certamente di una originalità pazzesca e nel film è svolta anche con una buona dose di sciocchezze e melensaggini, quello che mi dava fastidio è che i concetti e la maniera in cui erano svolti ricalcavano assai da vicino (in alcuni punti) un'idea che avevo avuto per i fatti miei, riguardo a una trama fantasy: il seguito del mai uscito Magia e Sangue. A dire il vero l'elemento che volevo introdurre non era quello dei "guardiani" onnipotenti ma quello di una scienza magica inesatta, che indica una persona o un luogo, o una circostanza come essenziali punti di svolta per lo sviluppo degli eventi futuri, lasciando agli specialisti (maghi, perché è una storia fantasy) l'onere di interpretare e di agire di conseguenza - o magari di astenersene.
Ero sempre stato convinto che qualsiasi materia uno la possa sempre riprendere in maniera originale, anche se non c'è storia che non sia stata già svolta (e a quanto pare tutto si riduce alle scarne e semplici funzioni di Propp). Pensavo addirittura che, svolta in questo modo, fosse una trattazione mai vista e assai fantasiosa delle tematiche di predestinazione e fato. E invece no. Anzi, stavolta ci sono proprio rimasto male perché se continuassi per la mia strada mi sentirei invariabilmente dire (dall'eventuale lettore): ok, hai guardato anche tu quel film, letto anche tu quel racconto?
Insomma, tutto è già stato scritto?
La cosa non sarà certamente di una originalità pazzesca e nel film è svolta anche con una buona dose di sciocchezze e melensaggini, quello che mi dava fastidio è che i concetti e la maniera in cui erano svolti ricalcavano assai da vicino (in alcuni punti) un'idea che avevo avuto per i fatti miei, riguardo a una trama fantasy: il seguito del mai uscito Magia e Sangue. A dire il vero l'elemento che volevo introdurre non era quello dei "guardiani" onnipotenti ma quello di una scienza magica inesatta, che indica una persona o un luogo, o una circostanza come essenziali punti di svolta per lo sviluppo degli eventi futuri, lasciando agli specialisti (maghi, perché è una storia fantasy) l'onere di interpretare e di agire di conseguenza - o magari di astenersene.
Ero sempre stato convinto che qualsiasi materia uno la possa sempre riprendere in maniera originale, anche se non c'è storia che non sia stata già svolta (e a quanto pare tutto si riduce alle scarne e semplici funzioni di Propp). Pensavo addirittura che, svolta in questo modo, fosse una trattazione mai vista e assai fantasiosa delle tematiche di predestinazione e fato. E invece no. Anzi, stavolta ci sono proprio rimasto male perché se continuassi per la mia strada mi sentirei invariabilmente dire (dall'eventuale lettore): ok, hai guardato anche tu quel film, letto anche tu quel racconto?
Insomma, tutto è già stato scritto?
martedì 8 febbraio 2011
I Cattivi sono facili?
Spesso i cattivi sono i veri protagonisti dei libri e dei film, quelli per cui fanno il tifo tutti. Vuoi perché interpretano i desideri nascosti di tanti di noi, vuoi perché appaiono più disinibiti e più "liberi," visto che fanno quello che gli pare senza inibizioni. Tuttavia, quando sento dire che questo o quel grande cattivo sono personaggi memorabili, e si elogia lo scrittore, l'attore o il regista che gli hanno dato vita, mi scappa un po' da ridere.
Credo che non sia poi così difficile, creare un cattivo "tosto." E ci sono molti aspetti per cui spesso questi cattivoni si somigliano, anche quando superficialmente sono molto diversi fra loro.
Spesso, hanno qualche lato positivo o almeno degno di nota. Comunque sono dei personaggi dalle grandi capacità, visto che devono far fronte agli eroi in maniera credibile. Quindi, un aspetto ammirevole ce l'hanno già fin dalla partenza. Quanto alla loro cattiveria, se si vuole che abbiano un minimo di spessore gliela si giustifica in maniera coerente con la loro personalità. Spesso hanno subito un'ingiustizia, e quindi sono già meno antipatici. Oppure c'è qualcosa che li ha traviati, o si sono trovati in circostantze per cui dovevano per forza finire così. Tutte queste spiegazioni razionali sono già delle mezze giustificazioni, che magari non ci rendono accettabili le azioni più turpi del cattivo, ma suggeriscono già un mezzo perdono fin dalla loro presentazione al lettore (o spettatore).
Nel mio non pubblicato romanzo, il Magia e Sangue che alcuni amici hanno avuto modo di leggere e che chi segue questo blog ha già sentito nominare, il cattivo risalta facilmente, piace a tutti, qualcuno ha fatto il tifo per lui. E io non ho fatto nessuna fatica a crearlo! Al contrario, il mio protagonista "buono" ha degli aspetti deboli, si appiglia a dei formalismi per giustificare certe prepotenze che combina, usa qualche privilegio per avere la meglio, ed essendo quasi imbattibile con un'arma in mano, usa questa superiorità in maniera talvolta discutibile. Non è poi così buono, non quanto vorrebbe essere, e non è nel giusto quanto dice di essere. Ma quella che deve compiere è una missione che va portata a termine e lui si ingegna per farcela, in un modo o nell'altro. Io speravo di aver creato un personaggio interessante, certamente più difficile del cattivo, e invece no, lo odiano tutti quelli che hanno letto il libro. Il che non mi ha persuaso a modificare questo protagonista imperfetto.
Ovviamente ci sono anche i cattivi fatti male. I cattivi non realistici, quelli che sghignazzano come dei maniaci, quelli che schiacciano il pulsante per far cadere la gente nelle botole.
Quelli che quando hanno i loro nemici in pugno se li fanno scappare dopo aver spiegato per filo e per segno le mosse che hanno programmato per vincere la sfida: insomma i cattivi imbecilli di cui sono pieni i libri e i film.
Io penso che ci sia una maniera molto semplice per evitare di fare dei cattivi del genere. Pensate a degli esseri umani, che per un motivo o per l'altro hanno scelto una cattiva strada, ma che avevano doti per essere diversi. Non pensate al bruto di quartiere, criminale limitato che è stato colato nello stampino dalle circostanze senza poter mai fare una vera scelta, ma a qualcuno che è in grado di fare cose più in grande. Pensate magari a personaggi storici ritenuti cattivi, e riflettete sul fatto che loro non si credevano così, per un motivo o per l'altro pensavano di avere ragione, oppure (anche sapendo di sbagliare) pensavano di avere le proprie ragioni.
La trappola peggiore, per chi vuole creare degli antagonisti, è quella del manicheismo (*). Il brutto regalo che un grande scrittore come Tolkien ha fatto al fantasy. I cattivi che sono il "male assoluto" possono essere usati nell'horror, per far paura, ma funzionano più per come si crea il contorno che per loro stessi. Nel fantasy funzionano anche meno, sono una macchia nera da evitare per i buoni, non una parte che contribuisce alla storia. Non sono definibili, non hanno niente da dire in effetti, anche quando disegnati bene sono poco più di un'immagine paralizzata, come un coro di angeli visto al negativo. Magari tanti non saranno d'accordo, ma che personalità ha Sauron?
(*) se non sai cosa vuol dire, vergognati, e poi clicca qui.
Credo che non sia poi così difficile, creare un cattivo "tosto." E ci sono molti aspetti per cui spesso questi cattivoni si somigliano, anche quando superficialmente sono molto diversi fra loro.
Spesso, hanno qualche lato positivo o almeno degno di nota. Comunque sono dei personaggi dalle grandi capacità, visto che devono far fronte agli eroi in maniera credibile. Quindi, un aspetto ammirevole ce l'hanno già fin dalla partenza. Quanto alla loro cattiveria, se si vuole che abbiano un minimo di spessore gliela si giustifica in maniera coerente con la loro personalità. Spesso hanno subito un'ingiustizia, e quindi sono già meno antipatici. Oppure c'è qualcosa che li ha traviati, o si sono trovati in circostantze per cui dovevano per forza finire così. Tutte queste spiegazioni razionali sono già delle mezze giustificazioni, che magari non ci rendono accettabili le azioni più turpi del cattivo, ma suggeriscono già un mezzo perdono fin dalla loro presentazione al lettore (o spettatore).
Nel mio non pubblicato romanzo, il Magia e Sangue che alcuni amici hanno avuto modo di leggere e che chi segue questo blog ha già sentito nominare, il cattivo risalta facilmente, piace a tutti, qualcuno ha fatto il tifo per lui. E io non ho fatto nessuna fatica a crearlo! Al contrario, il mio protagonista "buono" ha degli aspetti deboli, si appiglia a dei formalismi per giustificare certe prepotenze che combina, usa qualche privilegio per avere la meglio, ed essendo quasi imbattibile con un'arma in mano, usa questa superiorità in maniera talvolta discutibile. Non è poi così buono, non quanto vorrebbe essere, e non è nel giusto quanto dice di essere. Ma quella che deve compiere è una missione che va portata a termine e lui si ingegna per farcela, in un modo o nell'altro. Io speravo di aver creato un personaggio interessante, certamente più difficile del cattivo, e invece no, lo odiano tutti quelli che hanno letto il libro. Il che non mi ha persuaso a modificare questo protagonista imperfetto.
Ovviamente ci sono anche i cattivi fatti male. I cattivi non realistici, quelli che sghignazzano come dei maniaci, quelli che schiacciano il pulsante per far cadere la gente nelle botole.
Quelli che quando hanno i loro nemici in pugno se li fanno scappare dopo aver spiegato per filo e per segno le mosse che hanno programmato per vincere la sfida: insomma i cattivi imbecilli di cui sono pieni i libri e i film.
Io penso che ci sia una maniera molto semplice per evitare di fare dei cattivi del genere. Pensate a degli esseri umani, che per un motivo o per l'altro hanno scelto una cattiva strada, ma che avevano doti per essere diversi. Non pensate al bruto di quartiere, criminale limitato che è stato colato nello stampino dalle circostanze senza poter mai fare una vera scelta, ma a qualcuno che è in grado di fare cose più in grande. Pensate magari a personaggi storici ritenuti cattivi, e riflettete sul fatto che loro non si credevano così, per un motivo o per l'altro pensavano di avere ragione, oppure (anche sapendo di sbagliare) pensavano di avere le proprie ragioni.
La trappola peggiore, per chi vuole creare degli antagonisti, è quella del manicheismo (*). Il brutto regalo che un grande scrittore come Tolkien ha fatto al fantasy. I cattivi che sono il "male assoluto" possono essere usati nell'horror, per far paura, ma funzionano più per come si crea il contorno che per loro stessi. Nel fantasy funzionano anche meno, sono una macchia nera da evitare per i buoni, non una parte che contribuisce alla storia. Non sono definibili, non hanno niente da dire in effetti, anche quando disegnati bene sono poco più di un'immagine paralizzata, come un coro di angeli visto al negativo. Magari tanti non saranno d'accordo, ma che personalità ha Sauron?
(*) se non sai cosa vuol dire, vergognati, e poi clicca qui.
martedì 5 gennaio 2010
Tre anni di premi, cosa posso immaginare?
Parto proprio dal mio "Premio Immaginario" per pormi due domande: che impressione ho avuto da questi tre anni di letture, e quale ritengo sia il livello del nostro fantasy. Per avere una panoramica dei libri che ho letto, c'è il link qui a destra.
Senza tornare ad analizzare questioni di cui ho già parlato, confermo la mia impressione sulla mancanza di una caratteristica che unifichi il fantasy italiano e lo distingua: però non è necessariamente un male (la carenza di autori davvero validi lo è, ovviamente). La maggior parte del fantasy italiano (non necessariamente la maggior parte dei titoli, ma quelli che vendono qualcosa) è roba per ragazzini, semplicistica, pubblicata da case editrici che forse sperano di ripetere il colpaccio di Licia Troisi o di pescare in un laghetto dove qualche guadagno forse si riesce ancora a tirare su. Laghetto che gli addetti ai lavori però a volte non conoscono, o che snobbano con distacco intellettualoide.
Ma quello non è il fantasy che mi interessa. Essenzialmente mi occupo di quello che (ed è la minoranza) faticando a imporsi all'attenzione degli editori e a trovare la strada della pubblicazione, cerca di rivolgersi a un pubblico (anche) adulto.
Dal 2006, anno in cui ho deciso di riprendere in mano il mio romanzo (quel Magia e Sangue che riesce ogni tanto a classificarsi nei concorsi ma non ancora a vincere) ho letto parecchi libri di italiani. Dopo un po' di tempo, se voglio tirare le somme ed esprimere un parere, devo dirmi moderatamente deluso. Moderatamente perché non credo che sia tutto letame il fantasy pubblicato a casa nostra e spesso è evidente che le idee ci sono, e talvolta anche una buona capacità di esprimerle. Tutto sommato però lo scrittore italiano in generale ha poco in mano il mestiere, se paragonato agli stranieri che leggo (prevalentemente anglosassoni, esordienti non esclusi, e letti spesso in lingua originale).
Intendiamoci: non ho la mania delle norme di scrittura creativa o il culto dello show don't tell. Molti scrittori italiani non conoscono le regole canoniche che vanno per la maggiore, ma anche gli stranieri spesso ne fanno a meno, perciò la mia è una impressione generale di lettura e basta. In generale lo scrittore italiano è meno scorrevole, più incerto e meno divertente. Insomma c'è parecchia strada da fare.
Anche le scelte degli editori qualche volta mi lasciano perplesso, a dir la verità. Nel senso che, se è vero che capisco (magari di malavoglia) che cerchino di sfruttare la moda degli scrittori ragazzini o di un certo stile giovanilistico che esiste oggi, producendo una massa di libri che io personalmente non ho voglia di leggere, è anche vero che quando si cerca di uscire con qualcosa di più (ovvero libri per adulti e con qualche pretesa di qualità), il risultato è assai incerto.
Più di una volta titoli usciti per un editore valido o validissimo, e osannati come se fossero chissà che cosa, non mi sono affatto sembrati superiori alla media degli esordienti italiani. A volte si scopre di meglio negli angoli più nascosti: tra chi pubblica con case editrici minuscole o addirittura a pagamento.

A sinistra: critico letterario italiano
Dulcis in fundo. Se proprio devo tirar fuori dei nomi, fra i libri letti in questi anni il miglior esordiente trovo che sia Francesco Barbi con il suo Acchiapparatti di Tilos. Tra gli scrittori già affermati, il libro per me migliore è Pan di Francesco Dimitri.
Sempre fra le mie letture (italiane e fantastiche) di questi anni, gli unici scrittori di levatura internazionale mi sono sembrati il suddetto Dimitri e Valerio Evangelisti. Oltre, ovviamente, a Italo Calvino, visto che ho di recente letto anche uno dei suoi libri di argomento fantastico, ma è gloria di parecchio tempo fa...
Continuerà il Premio Immaginario? Come al solito, è in forse. Ho un grosso arretrato di libri stranieri da leggere e il 2010 potrebbe essere l'anno in cui cercherò di recuperare il ritardo.
Senza tornare ad analizzare questioni di cui ho già parlato, confermo la mia impressione sulla mancanza di una caratteristica che unifichi il fantasy italiano e lo distingua: però non è necessariamente un male (la carenza di autori davvero validi lo è, ovviamente). La maggior parte del fantasy italiano (non necessariamente la maggior parte dei titoli, ma quelli che vendono qualcosa) è roba per ragazzini, semplicistica, pubblicata da case editrici che forse sperano di ripetere il colpaccio di Licia Troisi o di pescare in un laghetto dove qualche guadagno forse si riesce ancora a tirare su. Laghetto che gli addetti ai lavori però a volte non conoscono, o che snobbano con distacco intellettualoide.
Ma quello non è il fantasy che mi interessa. Essenzialmente mi occupo di quello che (ed è la minoranza) faticando a imporsi all'attenzione degli editori e a trovare la strada della pubblicazione, cerca di rivolgersi a un pubblico (anche) adulto.
Dal 2006, anno in cui ho deciso di riprendere in mano il mio romanzo (quel Magia e Sangue che riesce ogni tanto a classificarsi nei concorsi ma non ancora a vincere) ho letto parecchi libri di italiani. Dopo un po' di tempo, se voglio tirare le somme ed esprimere un parere, devo dirmi moderatamente deluso. Moderatamente perché non credo che sia tutto letame il fantasy pubblicato a casa nostra e spesso è evidente che le idee ci sono, e talvolta anche una buona capacità di esprimerle. Tutto sommato però lo scrittore italiano in generale ha poco in mano il mestiere, se paragonato agli stranieri che leggo (prevalentemente anglosassoni, esordienti non esclusi, e letti spesso in lingua originale).
Intendiamoci: non ho la mania delle norme di scrittura creativa o il culto dello show don't tell. Molti scrittori italiani non conoscono le regole canoniche che vanno per la maggiore, ma anche gli stranieri spesso ne fanno a meno, perciò la mia è una impressione generale di lettura e basta. In generale lo scrittore italiano è meno scorrevole, più incerto e meno divertente. Insomma c'è parecchia strada da fare.
Anche le scelte degli editori qualche volta mi lasciano perplesso, a dir la verità. Nel senso che, se è vero che capisco (magari di malavoglia) che cerchino di sfruttare la moda degli scrittori ragazzini o di un certo stile giovanilistico che esiste oggi, producendo una massa di libri che io personalmente non ho voglia di leggere, è anche vero che quando si cerca di uscire con qualcosa di più (ovvero libri per adulti e con qualche pretesa di qualità), il risultato è assai incerto.
Più di una volta titoli usciti per un editore valido o validissimo, e osannati come se fossero chissà che cosa, non mi sono affatto sembrati superiori alla media degli esordienti italiani. A volte si scopre di meglio negli angoli più nascosti: tra chi pubblica con case editrici minuscole o addirittura a pagamento.

A sinistra: critico letterario italiano
Dulcis in fundo. Se proprio devo tirar fuori dei nomi, fra i libri letti in questi anni il miglior esordiente trovo che sia Francesco Barbi con il suo Acchiapparatti di Tilos. Tra gli scrittori già affermati, il libro per me migliore è Pan di Francesco Dimitri.
Sempre fra le mie letture (italiane e fantastiche) di questi anni, gli unici scrittori di levatura internazionale mi sono sembrati il suddetto Dimitri e Valerio Evangelisti. Oltre, ovviamente, a Italo Calvino, visto che ho di recente letto anche uno dei suoi libri di argomento fantastico, ma è gloria di parecchio tempo fa...
Continuerà il Premio Immaginario? Come al solito, è in forse. Ho un grosso arretrato di libri stranieri da leggere e il 2010 potrebbe essere l'anno in cui cercherò di recuperare il ritardo.
mercoledì 2 dicembre 2009
E due
Due cosa? Due i concorsi in cui riesco a piazzarmi ma non a vincere. In realtà ce n'è stato anche uno in cui non ho ottenuto alcun risultato. Sto parlando del mio cavallo da corsa preferito, dal titolo provvisorio Magia e Sangue, titolo che è già stato classificato e certificato come orripilante dal titolare di una casa editrice.
Il primo concorso dove sono arrivato finalista è stato quello della Delos, il secondo quello della Montag di cui sono stati da poco comunicati i vincitori. Al primo posto si piazza Francesca Angelinelli, a cui rivolgo le mie rosicanti :) congratulazioni.
Il primo concorso dove sono arrivato finalista è stato quello della Delos, il secondo quello della Montag di cui sono stati da poco comunicati i vincitori. Al primo posto si piazza Francesca Angelinelli, a cui rivolgo le mie rosicanti :) congratulazioni.
martedì 7 aprile 2009
E' andata buca!

Il Premio Odissea finalmente ha i suoi vincitori (la Delos Books ha deciso per una vittoria a pari merito), e il libro con cui ho partecipato, dal titolo provvisorio Magia e Sangue non è fra essi.
Hanno vinto due autori già premiati e pubblicati, segno che la competizione è stata molto forte. Mi rimane la soddisfazione di essere arrivato tra i finalisti, segno che il mio libro proprio bruttissimo non era.
Cosa fare del bistrattato Magia e Sangue? Mo' vediamo...
venerdì 5 settembre 2008
In finale...
Beh, sarà una bella soddisfazione vada come vada. Il mio Magia e Sangue (per alcuni che mi hanno letto è un titolo osceno, ma a me piace tantissimo...) è arrivato alla selezione finale del Premio Odissea della Delos Books. Ovvero: sette libri tra cui verrà scelto a breve il vincitore.
Facciamo i finti sportivi e diciamo: vinca il migliore.
Facciamo i finti sportivi e diciamo: vinca il migliore.
martedì 6 maggio 2008
Fantasy Mediterraneo?

Non ne conosco una definizione precisa, sebbene ogni tanto se ne senta parlare.
Cosa può essere? La ripresa della mitologia antica, quella greca e romana tanto per intenderci? O anche una riscoperta dell'immaginario fantastico medievale delle nostre terre?
Ho avuto l'onore di conoscere, quando ero ragazzo, un campione dell'universo ludico italiano, il romano Agostino Carocci che all'epoca lavorava temporaneamente qui a Milano (Carocci è scomparso qualche anno fa): era l'autore di Katakumbas, un gioco di ruolo dove si esplorava proprio l'immaginario di casa nostra.
Mi stupiva sentirlo parlare di mille storie di leggenda e folklore, scoprivo l'esistenza di un'Italia fatata dove vivevano creature misteriose e folletti, talvolta nemmeno poi così diversi dalle creature fantastiche del mondo celtico o germanico. Io di quelle storie non sapevo niente, e per quanto riguarda il gioco di ruolo preferivo ai tempi le ambientazioni di stile nordico, magari anche alla Dungeons & Dragons, come si usava allora comunemente. Katakumbas era ironico e un po' scherzoso... ma in effetti, quel mondo fantastico di mostriciattoli che fanno i dispetti era forse un po' troppo casareccio per i miei gusti, non abbastanza esotico, non abbastanza eroico. Questo senza togliere nulla al valore del suo ideatore, quest'uomo così fantasioso e creativo, che fu coautore del primo gioco di ruolo italiano. Ma evidenziamo così una prima tematica di cui dobbiamo tener sempre conto: noi italiani siamo molto "cool" visti dall'estero nelle nostre cose migliori, però a noi stessi... ci facciamo un po' schifo e su questo ritornerò fra poco.
Per quanto riguarda la mitologia classica, ha il problema che molti dei suoi esseri magici erano a... colpo singolo. Individui con una storia ben precisa, una collocazione geografica e un preciso motivo di esistere, più che veri e propri popoli fatati. La Sfinge pose l'indovinello una volta e se ne andò. Il Minotauro era uno e stava a Creta, se ne compare un altro suona subito sbagliato. Anche l'Idra era una, ed entrambi li hanno già ammazzati (da parecchio...). Ma a parte questo particolare che si potrebbe anche ignorare, siamo certi che questo sarebbe un fantastico che attira? Ricordiamo i film peplum con il loro immaginario tutto sbagliato di omaccioni in gonnellino coi muscoli cosparsi d'olio... sono passati di moda alla grande (ricomparvero con il Gladiatore di Ridley Scott, ma fu un ritorno di fiamma senza molti seguiti, e comunque piuttosto rivisto rispetto ai canoni originali: e per fortuna).
Altro problema: molti topoi classici del fantasy nei nostri miti non li abbiamo. E qui permettetemi una considerazione scontata: i popoli del nord Europa hanno druidi e mostri, barbari e guerrieri eroici perché nel loro immaginario l'antichità è uno stato di libertà selvaggia, di guerra primitiva, di credenze e di magie. Le nostre radici sono nella città di Roma che nella sua incredibile storia sottomise antiche civiltà e anche una parte di questi barbari, tenne a lungo a bada quelli che non poté sconfiggere, e quando crollò trasmise loro la civiltà che aveva creato, o ereditato a sua volta dai popoli conquistati.
La nostra antica barbarie ce la siamo dimenticata, non avremo un Conan italico. Il nostro immaginario ancestrale parte già con lo Stato organizzato.
Ma dovremmo davvero decidere di rivoluzionare uno stile? Possiamo essere ridicoli o no quando ci ispiriamo al fantasy nordico, ma ormai si è diffuso anche nel nostro immaginario (e poi, chi se ne frega?). Per quanto mi sia dispiaciuto, ad esempio, leggere nomi in inglese ne "Il Sigillo del Vento" di Ceretoli, (e abbia pensato, si poteva farne a meno) alla fine questa è una decisione dell'autore e comunque un dettaglio simile non diminuisce il valore di un libro. Forse potremmo introdurre elementi più nostri, ma quello che sento è, semplicemente, che ognuno dovrebbe ispirarsi a ciò che gli pare, purché la qualità dei libri che escono migliori.
Il problema semmai è un altro, che il fantasy si è ristretto a un canone molto preciso, che ormai è troppo cliché, troppo spremuto. Fantasy all'inizio significava tante cose, come potreste leggere negli autori a cavallo tra i secoli '800 e '900, o anche fino agli anni '30. Adesso fantasy, troppo spesso, significa una variante di Tolkien.
Prendo a prestito un'altra frase dell'intervista a Patrick Rothfuss, da me già citata qualche post addietro: Elfi, Nani, eserciti di Goblin, anelli meledetti, stregoni malvagi. Tolkien creò queste cose. E fu grandioso. Ma adesso passiamo oltre, facciamo qualcosa di nuovo.
A mio modesto parere: non è tanto "giunta l'ora" del Fantasy Mediterraneo a tutti i costi, è ora di tirare fuori qualunque buona idea che possa ridare vitalità a questo genere. Non sto pensando alla contaminazione con manga e anime, visto che parlo del fantasy per adulti che mal si combina con la produzione orientale più conosciuta. Potrebbe esserci l'elemento italico o mediterraneo, invece, perché può essere una novità e può essere inserito con profitto.
Se volete la mia: nel mio mai pubblicato libro Magia e Sangue ho cercato due vie diverse (ehi, chissà che qualche editore prima o poi me ne renda merito). Ho ideato un mondo con alcune caratteristiche totalmente nuove, comprese razze non umane che non sono semplicemente elfi, orchi o nani con un altro nome, e ho reso omaggio al nostro paese ambientando parte dell'azione in una città che, prese le dovute cautele, si può paragonare ad una città marinara italiana.
Ma lasciamo da parte i miei ignoti sforzi. Pensiamo agli elementi utilizzabili che potremmo prendere dall'identità italica e/o mediterranea.
Per prima cosa: in un medioevo in cui buona parte della cultura era affare del nostro paese, un alchimista potrebbe avere tranquillamente nome e fattezze delle nostre parti. Anche un mago, perché deve per forza assomigliare al mago Merlino o a Gandalf, con tanto di cappello a punta? Ammetto che quell'immagine a me piace moltissimo, ma il mago potrebbe essere benissimo un raffinato gentiluomo rinascimentale. Anziché il male assoluto degli orchetti di Tolkien, potremmo avere un male con cui tocca confrontarsi e discutere, com'erano i vari invasori (ungari, arabi, turchi, ecc...) visti dall'Europa di allora. Un condottiero machiavellico e raffinato che intende conquistare il mondo non l'abbiamo avuto ma avremmo anche potuto averlo... se l'Italia si fosse unificata. Abbiamo la Chiesa, con i suoi Papi dediti senza remore a politiche di potere e a guerre sante, ma anche con i personaggi che l'hanno periodicamente rinnovata, spesso pagando con il sangue. Scismi, eretici, antipapi... Insomma, di immagini che possono essere girate in chiave fantasy ne possiamo trovare, relative al nostro paese.
Il bello è che queste cose fuori dall'Italia mi sembra che le stiano già pensando... anche se non è molto "magica," la Caerdicca de Il Dardo e la Rosa, pur comparendo marginalmente, usa benissimo l'italianità com'è nell'immaginario dell'europeo oltre le alpi: fascino, eleganza, raffinatezza, crudeltà, inaffidabilità, propensione all'intrigo.
Noi pensiamo a Brancaleone da Norcia con le sue storie esilaranti ma non certo eroiche e ci diciamo, mamma mia come siamo conciati. Ma esiste già un "immaginario dell'Italia" estremamente attraente, è quello che spinge i turisti al carnevale di Venezia o gli Inglesi a colonizzare le colline del Chianti, tanto per intenderci, e che (nel suo immaginario magari un po' da cartolina) si riferisce proprio alle antiche radici di civiltà, cultura e folklore dell'Italia. Una via mediterranea al fantasy? mi piacerebbe vederla nascere. Non so se sia il caso di reinventare tutto da capo pretendendo di far nascere un filone radicalmente nuovo. Ma in effetti di contributi da dare ad un'ambientazione fantastica il mondo mediterraneo, e direi proprio l'Italia in particolare, ne ha da vendere. Ma che rinasca un fantasy per adulti quantomeno decente, è ancora più urgente.
giovedì 25 ottobre 2007
L'evocazione di Arlia
Episodio precedente
Eccomi di nuovo a postare qualcosa di mio, riprendendo il post che feci sulla mailing list di Fantasy Story.
Qui l'amante misterioso di Arlia, Rakanius, scopre che l'avvenente ballerina è morta.
Rakanius, mago oltre che telepate, era intento a ordire la trama del suo complotto per il potere e così ha tardato all'appuntamento con Arlia, che per questo è morta.
Per capire alcune cose che troverete e che sono presentate nel più ampio contesto del libro: Mhurak e grial sono razze non-umane menzionate qui; l'aerostro è un destriero volante; Mariplun è l'isola dove ha luogo la scena; Jal è la luna.
Grazie per qualsiasi critica costruttiva.
Scendeva la notte, Rakanius vagando lentamente si avvicinava alle
acque del mare, luccicanti della luce di Jal. Era completamente
stordito dal dolore. Se ci fossero stati altri mhurak, o avversari di
qualunque tipo, Rakanius si sarebbe trovato in grave pericolo, ma per
sua fortuna non incontrò nessuno. Si fece cullare dal rumore delle
onde che s'infrangevano sulla spiaggia. Cominciava a levarsi la
nebbia, la notte era cupa e fredda.
Rakanius si sforzò di recuperare la concentrazione. Tracciò alcuni
segni sulla sabbia e mormorò parole misteriose. Voci e lamenti
provenienti dall'invisibile si fecero udire attorno a lui, e forme
luminose circondarono il mago fluttuando evanescenti nell'aria.
Percepì i pensieri di un grial ucciso a Mariplun cinquecento anni
prima, sentì la minaccia di alcuni demoni che su un altro universo
erano stati stimolati da quella possente evocazione, udì disperate
grida di dolore. Rakanius imprecò, e si concentrò ancora nella sua
ricerca. Dopo alcuni istanti una sagoma eterea prese forma davanti a
lui, pervasa da una pallida luce azzurra.
"Arlia!" disse Rakanius piangendo, e tese la mano verso di lei.
"Amore," rispose il fantasma, "perché mi cerchi?"
Rakanius sentì la disperazione prenderlo alla gola.
"Arlia," mormorò con voce strozzata, "io non posso perderti! Ho
soltanto te."
"La nostra razza è così sventurata, amore. Ti sentirai così solo,
adesso... e anche io... com'è fredda la morte!"
Rakanius alzò le braccia al cielo e gridò, poi corse avanti e cercò di
abbracciare l'immagine di Arlia, ma afferrò soltanto il vuoto. Allora
rimase a guardarla negli occhi, gli occhi della donna con cui poteva
comunicare ogni sentimento senza bisogno di parlare. Lui era stato
sempre un uomo duro, crudele e dominatore, e anche lei era cinica e
fredda, quando le occorreva, ma tra di loro non avevano mai avuto
l'ostacolo dell'ostilità che riversavano sugli uomini normali. Erano
stati la sorgente di vita l'uno per l'altra, il rifugio dell'anima,
l'unica opportunità di mettere in disparte la paura e l'odio.
"Devo andarmene, mio amato," sussurrò il fantasma, "mi manchi tanto,
ma non posso restare qui."
"Parla con me, ti prego! Mi basta vederti ancora... io voglio solo te,
e resterai sempre nel mio cuore."
Ora la voce del fantasma era soltanto un bisbiglio, bisognava
sforzarsi per distinguerla dalla risacca della spiaggia.
"Ti dimenticherai, amore, vedrai... solo la forza, il dominio e l'odio
resteranno a darti una ragione per vivere... o per morire. Addio...
sempre più raramente mi ricorderai, ma ti prego... pensami, ogni
tanto: io ho amato solo te."
La figura di Arlia, la più bella delle belle, svaniva piano piano.
"Non andartene, non ancora!" gridò il mago singhiozzando.
"Addio... addio..."
E all'improvviso egli non percepì più la presenza di Arlia e fu solo
di fronte al mare rombante, nel buio della spiaggia solitaria. Una
morsa di ghiaccio gli serrava il cuore. Urlò il suo dolore per tutta
la notte, vagando senza meta, e dopo il dolore urlò la voglia di
vendetta: nessuna sofferenza sarebbe stata eccessiva per chi gli aveva
fatto questo!
All'alba Rakanius tornò in cima al colle, e trovò Meanius morto.
Lavorò meccanicamente, fece quello che andava fatto: bruciò il corpo
del giovane con quelli di Arlia e Hogran, poi prese uno degli aerostri
dei mhurak e lasciò libero l'altro. Aveva guardato il cadavere di
Arlia il meno possibile... voleva ricordarla da viva. Per qualche
attimo contemplò il fumo di quel rogo funebre salire nell'aria limpida
e fredda, ma non si soffermò. Montò sul destriero dell'aria e spiccò
il volo nel gelido mattino.
Eccomi di nuovo a postare qualcosa di mio, riprendendo il post che feci sulla mailing list di Fantasy Story.
Qui l'amante misterioso di Arlia, Rakanius, scopre che l'avvenente ballerina è morta.
Rakanius, mago oltre che telepate, era intento a ordire la trama del suo complotto per il potere e così ha tardato all'appuntamento con Arlia, che per questo è morta.
Per capire alcune cose che troverete e che sono presentate nel più ampio contesto del libro: Mhurak e grial sono razze non-umane menzionate qui; l'aerostro è un destriero volante; Mariplun è l'isola dove ha luogo la scena; Jal è la luna.
Grazie per qualsiasi critica costruttiva.
Scendeva la notte, Rakanius vagando lentamente si avvicinava alle
acque del mare, luccicanti della luce di Jal. Era completamente
stordito dal dolore. Se ci fossero stati altri mhurak, o avversari di
qualunque tipo, Rakanius si sarebbe trovato in grave pericolo, ma per
sua fortuna non incontrò nessuno. Si fece cullare dal rumore delle
onde che s'infrangevano sulla spiaggia. Cominciava a levarsi la
nebbia, la notte era cupa e fredda.
Rakanius si sforzò di recuperare la concentrazione. Tracciò alcuni
segni sulla sabbia e mormorò parole misteriose. Voci e lamenti
provenienti dall'invisibile si fecero udire attorno a lui, e forme
luminose circondarono il mago fluttuando evanescenti nell'aria.
Percepì i pensieri di un grial ucciso a Mariplun cinquecento anni
prima, sentì la minaccia di alcuni demoni che su un altro universo
erano stati stimolati da quella possente evocazione, udì disperate
grida di dolore. Rakanius imprecò, e si concentrò ancora nella sua
ricerca. Dopo alcuni istanti una sagoma eterea prese forma davanti a
lui, pervasa da una pallida luce azzurra.
"Arlia!" disse Rakanius piangendo, e tese la mano verso di lei.
"Amore," rispose il fantasma, "perché mi cerchi?"
Rakanius sentì la disperazione prenderlo alla gola.
"Arlia," mormorò con voce strozzata, "io non posso perderti! Ho
soltanto te."
"La nostra razza è così sventurata, amore. Ti sentirai così solo,
adesso... e anche io... com'è fredda la morte!"
Rakanius alzò le braccia al cielo e gridò, poi corse avanti e cercò di
abbracciare l'immagine di Arlia, ma afferrò soltanto il vuoto. Allora
rimase a guardarla negli occhi, gli occhi della donna con cui poteva
comunicare ogni sentimento senza bisogno di parlare. Lui era stato
sempre un uomo duro, crudele e dominatore, e anche lei era cinica e
fredda, quando le occorreva, ma tra di loro non avevano mai avuto
l'ostacolo dell'ostilità che riversavano sugli uomini normali. Erano
stati la sorgente di vita l'uno per l'altra, il rifugio dell'anima,
l'unica opportunità di mettere in disparte la paura e l'odio.
"Devo andarmene, mio amato," sussurrò il fantasma, "mi manchi tanto,
ma non posso restare qui."
"Parla con me, ti prego! Mi basta vederti ancora... io voglio solo te,
e resterai sempre nel mio cuore."
Ora la voce del fantasma era soltanto un bisbiglio, bisognava
sforzarsi per distinguerla dalla risacca della spiaggia.
"Ti dimenticherai, amore, vedrai... solo la forza, il dominio e l'odio
resteranno a darti una ragione per vivere... o per morire. Addio...
sempre più raramente mi ricorderai, ma ti prego... pensami, ogni
tanto: io ho amato solo te."
La figura di Arlia, la più bella delle belle, svaniva piano piano.
"Non andartene, non ancora!" gridò il mago singhiozzando.
"Addio... addio..."
E all'improvviso egli non percepì più la presenza di Arlia e fu solo
di fronte al mare rombante, nel buio della spiaggia solitaria. Una
morsa di ghiaccio gli serrava il cuore. Urlò il suo dolore per tutta
la notte, vagando senza meta, e dopo il dolore urlò la voglia di
vendetta: nessuna sofferenza sarebbe stata eccessiva per chi gli aveva
fatto questo!
All'alba Rakanius tornò in cima al colle, e trovò Meanius morto.
Lavorò meccanicamente, fece quello che andava fatto: bruciò il corpo
del giovane con quelli di Arlia e Hogran, poi prese uno degli aerostri
dei mhurak e lasciò libero l'altro. Aveva guardato il cadavere di
Arlia il meno possibile... voleva ricordarla da viva. Per qualche
attimo contemplò il fumo di quel rogo funebre salire nell'aria limpida
e fredda, ma non si soffermò. Montò sul destriero dell'aria e spiccò
il volo nel gelido mattino.
domenica 23 settembre 2007
Vediamo qualcosa di mio: la Morte di Arlia
Trascrivo un post inviato alla mailing list di Fantasy Story mesi fa.
Avevo deciso di far vedere qualcosa di mio proponendo questo frammento di un libro (la mia opera prima e quasi unica, in corso di eterna revisione, titolo provvisorio: Magia e Sangue). Un secondo brano, quello che segue qua sotto, lo pubblicai dopo un paio di giorni (pochi commenti, comunque, ma qualcuno favorevole). Rispetterò qui lì il giusto ordine cronologico (nel senso degli avvenimenti del libro) visto che lo avevo invertito su Fantasy Story.
La bella Arlia, di professione ballerina, appartenente a una razza di telepati costretti a nascondersi da tutti, partecipa a un complotto ordito dal suo amante (il mago Rakanius) ai danni della città di Moitar, una città marinara e commerciale non molto diversa da certe città-stato italiane di epoca medievale o rinascimentale.
Quelli che combattono assieme alla bella Arlia in questa scena sono altri complici; l'avversario, Arman, è il "protagonista buono" del romanzo, ha avuto fortuitamente l'occasione di seguire e tenere d'occhio i suoi antagonisti, quando come vedremo viene scoperto da uno di essi.
Il luogo raffigurato è la cima di una collina su una remota isola, che custodisce un pericoloso segreto.
Purtroppo ci saranno delle parti che sarà difficile capire (essendo riferite al
più ampio contesto del libro).
"Ehi, tu!"
Arman si voltò di scatto. Per qualche motivo, Meanius era tornato sui
suoi passi, forse in cerca di qualcosa che aveva dimenticato. Gli
sguardi dei due uomini si incrociarono, ed essi si riconobbero.
Meanius si tolse l'elegante mantello con un ampio, teatrale gesto del
braccio, estrasse la spada e lanciò un grido d'allarme.
Arman decise di colpire subito, non potendo prevedere se gli altri due
fossero una minaccia seria per lui oppure no. Si sentì ebbro della
gioia di combattere. Alzò la sua spada con entrambe le mani e si
avventò sul giovane.
"Miliziano bastardo!" gridò Meanius, e parò il primo colpo. Arman
sentì le braccia dell'avversario più deboli delle proprie, e rise.
"Ci sei, grande rivoluzionario!" esclamò, "la tua strada finisce qui!"
Una finta, e un colpo dritto al volto. Meanius si gettò all'indietro,
barcollando, per salvarsi la vita, e tutta la sua sicurezza sparì.
"Aiutatemi!" gridò, mentre Arman lo incalzava.
La prima ad arrivare fu Arlia. La ragazza risalì le scale di corsa,
impugnando una spada ricurva; indossava una giacca elegante che
ricordava un po' una divisa militare, una calzamaglia e stivali alti.
Arlia guardò fisso Arman, mulinando la sua arma, e per un attimo ne
incontrò lo sguardo. Lui sentì in quel momento una presenza estranea
rovistare nei suoi pensieri, e fu certo che Arlia fosse una
propsichica. Temeva che avrebbe tentato di influenzare la sua mente
con i propri poteri, ma la prospettiva che fosse in grado di colpirlo
mentre Meanius lo impegnava lo preoccupò ancora di più. Anche l'altro
uomo si stava avvicinando, correndo rapido.
Arman vibrò un colpo con tutte le sue forze contro Meanius, senza
finte né sottigliezze. Il giovane parò ma perse la sua spada per
l'impeto dell'urto, e la lama affilata di Arman gli scivolò lungo il
braccio sinistro dall'alto in basso, strappando la camicia e portando
via un gran lembo di pelle. Meanius urlò, disperato; in quel momento
Arlia si lanciò all'attacco, con un'espressione di concentrazione
assoluta sul volto perfetto. Arman schivò, e sferrò un colpo di
rovescio, che Arlia riuscì a fatica a bloccare; approfittando di
quell'attimo, Meanius aveva recuperato la propria arma, ma rimase
leggermente in disparte, cercando di fermare il sangue che colava dal
braccio ferito.
"Hogran! Giragli alle spalle!" ordinò la ragazza all'uomo dai capelli
lunghi.
"Non ce la farete, nemmeno in tre!" replicò Arman, fingendo una
sicurezza che non aveva. "Buttate le armi!"
Hogran eruppe in una risata fragorosa, e si lanciò alla carica.
"Muori!" urlò.
Arman immaginò che Arlia avrebbe cercato di colpirlo nello stesso
istante, e riuscì a salvarsi dall'attacco di entrambi. Parò il colpo
della donna, e abbassandosi evitò l'affondo che Hogran aveva diretto
al suo volto; senza perdere un istante si avventò su di lui,
cogliendolo sbilanciato e scoperto, e lo trafisse infilandogli la
spada nel ventre fino a trapassarlo. Hogran cadde in ginocchio,
guardando incredulo l'orrenda ferita e lasciandosi sfuggire un rantolo
impaurito. Arman aveva visto molti uomini colti improvvisamente dalla
consapevolezza dell'inevitabile fine, e riconobbe in lui lo stesso
sguardo, mentre quasi gli respirava in faccia. Non perse tempo e
strappò la spada dalla mano tremante del moribondo, perché sapeva di
non potere per adesso recuperare la propria: era infilzata troppo
profondamente. Arlia gli era di nuovo addosso: attaccava con colpi
precisi, usando mosse da grande scuola di scherma, e si muoveva con
l'agilità di un gatto. Il suo sguardo era strano, penetrante, si
sarebbe detto gelido e intenso allo stesso tempo. Impacciato dalla
nuova arma, diversa dalla sua, Arman rimase sulla difensiva e dovette
indietreggiare.
Meanius si avvicinò al compagno trafitto, senza sapere come
soccorrerlo: Hogran tentava di metter mano all'elsa della spada che lo
aveva trapassato, nell'inutile tentativo di estrarla.
Arman teneva a bada la propsichica, e aveva di tanto in tanto una
strana sensazione, come se qualcosa gli frugasse la mente.
"Ti credevo capace solo di ballare nuda, Arlia," sibilò, "invece sai
combattere e leggi nel pensiero. Ma io sono troppo forte per voi:
guarda il tuo compagno, per lui non c'è più niente da fare! Getta la
spada. Non vorrei uccidere una donna."
Arman sperò di essere stato abbastanza minaccioso, ma subito dovette
parare un colpo diretto alla sua gamba destra. Meanius non lo
attaccava ma si era rifatto sotto: "Non ci fa paura, Arlia," disse per
incoraggiare la sua alleata. "Lo metteremo in ginocchio."
"Oggi comandate voi a Moitar," sussurrò Arlia, una traccia di odio sul
viso stupendo, "domani vi faremo strisciare."
Arman contrattaccò e la costrinse sulla difensiva.
"Io non comando da nessuna parte," ribatté, "ma certo non ho la minima
intenzione di strisciare."
A quel punto Meanius si decise a rientrare nella mischia. Durò poco:
le lame turbinarono ancora, ed Arman lo colpì facilmente alla gamba
sinistra. Questa volta il giovane gettò a terra l'arma e si allontanò,
zoppicando e gemendo.
Arlia era rimasta sola a fronteggiare Arman, che le si avvicinò
baldanzoso e sferrò un affondo diretto al volto. Flessuosa e
agilissima la ragazza balzò di lato e con agile guizzo del polso colpì
la mano del guerriero, aprendo un largo taglio sul dorso. Per un
attimo Arman temette di essere spacciato, ma si accorse che poteva
mantenere salda la stretta sulla spada nonostante il dolore. Sferrò un
colpo dal basso verso l'alto e la parata di Arlia fu debole: le
energie della ragazza si stavano esaurendo più rapidamente delle sue.
Vide l'incertezza nei suoi occhi, sferrò un altro colpo e la ferì ad
una coscia. Arlia cadde in avanti, ma sferrò un insidioso affondo che
raggiunse quasi la gola di Arman, costringendolo a saltare
all'indietro. Nel frattempo Hogran era crollato al suolo, Meanius era
scomparso, così Arman poté fermarsi un attimo a riprendere fiato. La
ragazza si era rimessa in piedi, appoggiandosi sulla gamba rimasta illesa.
"Facciamola finita, arrenditi!" intimò il guerriero.
"Andiamo avanti fino alla morte," replicò Arlia, determinata. "O
magari hai paura?"
Arman sorrise e le girò attorno, costringendola a spostarsi sulla
gamba ferita. Lei si chinò come se stesse scivolando al suolo, ma
raccolse una manciata di terriccio e la lanciò sul viso del guerriero,
che chiuse gli occhi per non restare accecato, e vibrò un gran
fendente nell'aria, a caso, per impedire che l'avversaria ne
approfittasse: fu proprio quello che la ragazza tentò di fare,
scattando in avanti per cogliere quell'ultimo vantaggio prima che le
forze le venissero meno. Ebbe la meglio il braccio di Arman, più
lungo: la scimitarra di Arlia sfiorò la cotta di maglia dell'uomo, la
spada di Arman si infilò nel torace della ragazza, che emise un grido
acuto. Egli ritrasse la spada, riaprì gli occhi e vide l'avversaria
cadere: colpo mortale, pensò dispiacendosi. Arlia cercò ancora di
sollevare l'arma, ma Arman con un calcio gliela fece volare via.
"Si poteva evitare di giungere a questo punto," disse chinandosi su di
lei. La ragazza lo guardò con occhi febbrili. Aprì la bocca, da cui
usciva un filo di sangue, e tossì.
"Che tu sia maledetto..." mormorò, "il mio uomo saprà vendicarmi!"
"Di chi parli? Chi è?"
"Lo saprai prima di morire."
La ragazza si sosteneva su un braccio, premendo l'altra mano sulla
ferita. Arman la sorresse e le scostò le dita insanguinate. Aprì i
vestiti con il coltello e prese un fazzoletto per tamponare l'emorragia.
"Stai ferma, cerca di respirare. Fermerò il sangue, proverò a portarti
via di qui e a cercare un medico."
Ma non poteva illudersi di salvare la vita di Arlia. La stoffa era già
fradicia di sangue, non le rimaneva da vivere nemmeno un giro della
clessidra. Ad un tratto il volto di lei si distese in una calma
rassegnazione.
"Non so perché lo fai, guerriero."
"Forse nemmeno io."
"Sei ingenuo. Ora non copri la tua mente nemmeno un poco, e io sto
leggendo i tuoi pensieri... l'esperienza di guerra ti dice che morirò
presto, annegando nel mio sangue... ma hai la premura di darmi
un'illusione fino all'ultimo...ecco, in questo istante ti spiace che
io lo abbia scoperto."
Arman annuì, sorpreso.
"Allora sai anche che avrei preferito lasciarti vivere. Amo un'altra,
ma tu sei ciò che di più bello un uomo possa mai vedere."
Lo sguardo di Arlia cominciava a diventare spaventato e confuso. Fu
scossa da un fremito e cercò l'aria affannosamente. Prese la mano di
Arman e la strinse forte. Poi riprese a sussurrare: "E' vero, lo
volevi... stammi vicino, ti prego... mi spiace di averti maledetto...
dopo che me ne sarò andata aiuta Meanius, se puoi."
"Ci proverò, lo prometto. Ma dimmi una cosa sola. Sei una
propsichica... perché non sei riuscita a prendere il controllo della
mia mente?"
La ragazza accennò un sorriso.
"Non so usare bene quel potere... una sola volta ho provato... perché
Meanius voleva Isabelle... e io l'ho fatta innamorare di lui, ma del
resto, lei se ne è accorta presto... con te non potevo riuscirci ora,
perché..."
Gli occhi di Arlia cominciarono a rovesciarsi all'indietro.
"Ci vuole... più tempo..." tossì di nuovo. Il sangue la soffocava:
tentò invano di sputarlo, si agitò convulsamente in cerca di aria, ed
infine si irrigidì di colpo.
Hogran, immerso in un bagno di sangue, cercò ancora di muoversi.
Riuscì a spostarsi sul fianco, gemendo piano, e vide il cadavere di
Arlia. Il volto duro dell'uomo era contorto in una maschera di dolore;
il suo ultimo pensiero fu di commiserazione, ma non per sé stesso.
"Una così bella ragazza..." disse un attimo prima di morire.
Avevo deciso di far vedere qualcosa di mio proponendo questo frammento di un libro (la mia opera prima e quasi unica, in corso di eterna revisione, titolo provvisorio: Magia e Sangue). Un secondo brano, quello che segue qua sotto, lo pubblicai dopo un paio di giorni (pochi commenti, comunque, ma qualcuno favorevole). Rispetterò qui lì il giusto ordine cronologico (nel senso degli avvenimenti del libro) visto che lo avevo invertito su Fantasy Story.
La bella Arlia, di professione ballerina, appartenente a una razza di telepati costretti a nascondersi da tutti, partecipa a un complotto ordito dal suo amante (il mago Rakanius) ai danni della città di Moitar, una città marinara e commerciale non molto diversa da certe città-stato italiane di epoca medievale o rinascimentale.
Quelli che combattono assieme alla bella Arlia in questa scena sono altri complici; l'avversario, Arman, è il "protagonista buono" del romanzo, ha avuto fortuitamente l'occasione di seguire e tenere d'occhio i suoi antagonisti, quando come vedremo viene scoperto da uno di essi.
Il luogo raffigurato è la cima di una collina su una remota isola, che custodisce un pericoloso segreto.
Purtroppo ci saranno delle parti che sarà difficile capire (essendo riferite al
più ampio contesto del libro).
"Ehi, tu!"
Arman si voltò di scatto. Per qualche motivo, Meanius era tornato sui
suoi passi, forse in cerca di qualcosa che aveva dimenticato. Gli
sguardi dei due uomini si incrociarono, ed essi si riconobbero.
Meanius si tolse l'elegante mantello con un ampio, teatrale gesto del
braccio, estrasse la spada e lanciò un grido d'allarme.
Arman decise di colpire subito, non potendo prevedere se gli altri due
fossero una minaccia seria per lui oppure no. Si sentì ebbro della
gioia di combattere. Alzò la sua spada con entrambe le mani e si
avventò sul giovane.
"Miliziano bastardo!" gridò Meanius, e parò il primo colpo. Arman
sentì le braccia dell'avversario più deboli delle proprie, e rise.
"Ci sei, grande rivoluzionario!" esclamò, "la tua strada finisce qui!"
Una finta, e un colpo dritto al volto. Meanius si gettò all'indietro,
barcollando, per salvarsi la vita, e tutta la sua sicurezza sparì.
"Aiutatemi!" gridò, mentre Arman lo incalzava.
La prima ad arrivare fu Arlia. La ragazza risalì le scale di corsa,
impugnando una spada ricurva; indossava una giacca elegante che
ricordava un po' una divisa militare, una calzamaglia e stivali alti.
Arlia guardò fisso Arman, mulinando la sua arma, e per un attimo ne
incontrò lo sguardo. Lui sentì in quel momento una presenza estranea
rovistare nei suoi pensieri, e fu certo che Arlia fosse una
propsichica. Temeva che avrebbe tentato di influenzare la sua mente
con i propri poteri, ma la prospettiva che fosse in grado di colpirlo
mentre Meanius lo impegnava lo preoccupò ancora di più. Anche l'altro
uomo si stava avvicinando, correndo rapido.
Arman vibrò un colpo con tutte le sue forze contro Meanius, senza
finte né sottigliezze. Il giovane parò ma perse la sua spada per
l'impeto dell'urto, e la lama affilata di Arman gli scivolò lungo il
braccio sinistro dall'alto in basso, strappando la camicia e portando
via un gran lembo di pelle. Meanius urlò, disperato; in quel momento
Arlia si lanciò all'attacco, con un'espressione di concentrazione
assoluta sul volto perfetto. Arman schivò, e sferrò un colpo di
rovescio, che Arlia riuscì a fatica a bloccare; approfittando di
quell'attimo, Meanius aveva recuperato la propria arma, ma rimase
leggermente in disparte, cercando di fermare il sangue che colava dal
braccio ferito.
"Hogran! Giragli alle spalle!" ordinò la ragazza all'uomo dai capelli
lunghi.
"Non ce la farete, nemmeno in tre!" replicò Arman, fingendo una
sicurezza che non aveva. "Buttate le armi!"
Hogran eruppe in una risata fragorosa, e si lanciò alla carica.
"Muori!" urlò.
Arman immaginò che Arlia avrebbe cercato di colpirlo nello stesso
istante, e riuscì a salvarsi dall'attacco di entrambi. Parò il colpo
della donna, e abbassandosi evitò l'affondo che Hogran aveva diretto
al suo volto; senza perdere un istante si avventò su di lui,
cogliendolo sbilanciato e scoperto, e lo trafisse infilandogli la
spada nel ventre fino a trapassarlo. Hogran cadde in ginocchio,
guardando incredulo l'orrenda ferita e lasciandosi sfuggire un rantolo
impaurito. Arman aveva visto molti uomini colti improvvisamente dalla
consapevolezza dell'inevitabile fine, e riconobbe in lui lo stesso
sguardo, mentre quasi gli respirava in faccia. Non perse tempo e
strappò la spada dalla mano tremante del moribondo, perché sapeva di
non potere per adesso recuperare la propria: era infilzata troppo
profondamente. Arlia gli era di nuovo addosso: attaccava con colpi
precisi, usando mosse da grande scuola di scherma, e si muoveva con
l'agilità di un gatto. Il suo sguardo era strano, penetrante, si
sarebbe detto gelido e intenso allo stesso tempo. Impacciato dalla
nuova arma, diversa dalla sua, Arman rimase sulla difensiva e dovette
indietreggiare.
Meanius si avvicinò al compagno trafitto, senza sapere come
soccorrerlo: Hogran tentava di metter mano all'elsa della spada che lo
aveva trapassato, nell'inutile tentativo di estrarla.
Arman teneva a bada la propsichica, e aveva di tanto in tanto una
strana sensazione, come se qualcosa gli frugasse la mente.
"Ti credevo capace solo di ballare nuda, Arlia," sibilò, "invece sai
combattere e leggi nel pensiero. Ma io sono troppo forte per voi:
guarda il tuo compagno, per lui non c'è più niente da fare! Getta la
spada. Non vorrei uccidere una donna."
Arman sperò di essere stato abbastanza minaccioso, ma subito dovette
parare un colpo diretto alla sua gamba destra. Meanius non lo
attaccava ma si era rifatto sotto: "Non ci fa paura, Arlia," disse per
incoraggiare la sua alleata. "Lo metteremo in ginocchio."
"Oggi comandate voi a Moitar," sussurrò Arlia, una traccia di odio sul
viso stupendo, "domani vi faremo strisciare."
Arman contrattaccò e la costrinse sulla difensiva.
"Io non comando da nessuna parte," ribatté, "ma certo non ho la minima
intenzione di strisciare."
A quel punto Meanius si decise a rientrare nella mischia. Durò poco:
le lame turbinarono ancora, ed Arman lo colpì facilmente alla gamba
sinistra. Questa volta il giovane gettò a terra l'arma e si allontanò,
zoppicando e gemendo.
Arlia era rimasta sola a fronteggiare Arman, che le si avvicinò
baldanzoso e sferrò un affondo diretto al volto. Flessuosa e
agilissima la ragazza balzò di lato e con agile guizzo del polso colpì
la mano del guerriero, aprendo un largo taglio sul dorso. Per un
attimo Arman temette di essere spacciato, ma si accorse che poteva
mantenere salda la stretta sulla spada nonostante il dolore. Sferrò un
colpo dal basso verso l'alto e la parata di Arlia fu debole: le
energie della ragazza si stavano esaurendo più rapidamente delle sue.
Vide l'incertezza nei suoi occhi, sferrò un altro colpo e la ferì ad
una coscia. Arlia cadde in avanti, ma sferrò un insidioso affondo che
raggiunse quasi la gola di Arman, costringendolo a saltare
all'indietro. Nel frattempo Hogran era crollato al suolo, Meanius era
scomparso, così Arman poté fermarsi un attimo a riprendere fiato. La
ragazza si era rimessa in piedi, appoggiandosi sulla gamba rimasta illesa.
"Facciamola finita, arrenditi!" intimò il guerriero.
"Andiamo avanti fino alla morte," replicò Arlia, determinata. "O
magari hai paura?"
Arman sorrise e le girò attorno, costringendola a spostarsi sulla
gamba ferita. Lei si chinò come se stesse scivolando al suolo, ma
raccolse una manciata di terriccio e la lanciò sul viso del guerriero,
che chiuse gli occhi per non restare accecato, e vibrò un gran
fendente nell'aria, a caso, per impedire che l'avversaria ne
approfittasse: fu proprio quello che la ragazza tentò di fare,
scattando in avanti per cogliere quell'ultimo vantaggio prima che le
forze le venissero meno. Ebbe la meglio il braccio di Arman, più
lungo: la scimitarra di Arlia sfiorò la cotta di maglia dell'uomo, la
spada di Arman si infilò nel torace della ragazza, che emise un grido
acuto. Egli ritrasse la spada, riaprì gli occhi e vide l'avversaria
cadere: colpo mortale, pensò dispiacendosi. Arlia cercò ancora di
sollevare l'arma, ma Arman con un calcio gliela fece volare via.
"Si poteva evitare di giungere a questo punto," disse chinandosi su di
lei. La ragazza lo guardò con occhi febbrili. Aprì la bocca, da cui
usciva un filo di sangue, e tossì.
"Che tu sia maledetto..." mormorò, "il mio uomo saprà vendicarmi!"
"Di chi parli? Chi è?"
"Lo saprai prima di morire."
La ragazza si sosteneva su un braccio, premendo l'altra mano sulla
ferita. Arman la sorresse e le scostò le dita insanguinate. Aprì i
vestiti con il coltello e prese un fazzoletto per tamponare l'emorragia.
"Stai ferma, cerca di respirare. Fermerò il sangue, proverò a portarti
via di qui e a cercare un medico."
Ma non poteva illudersi di salvare la vita di Arlia. La stoffa era già
fradicia di sangue, non le rimaneva da vivere nemmeno un giro della
clessidra. Ad un tratto il volto di lei si distese in una calma
rassegnazione.
"Non so perché lo fai, guerriero."
"Forse nemmeno io."
"Sei ingenuo. Ora non copri la tua mente nemmeno un poco, e io sto
leggendo i tuoi pensieri... l'esperienza di guerra ti dice che morirò
presto, annegando nel mio sangue... ma hai la premura di darmi
un'illusione fino all'ultimo...ecco, in questo istante ti spiace che
io lo abbia scoperto."
Arman annuì, sorpreso.
"Allora sai anche che avrei preferito lasciarti vivere. Amo un'altra,
ma tu sei ciò che di più bello un uomo possa mai vedere."
Lo sguardo di Arlia cominciava a diventare spaventato e confuso. Fu
scossa da un fremito e cercò l'aria affannosamente. Prese la mano di
Arman e la strinse forte. Poi riprese a sussurrare: "E' vero, lo
volevi... stammi vicino, ti prego... mi spiace di averti maledetto...
dopo che me ne sarò andata aiuta Meanius, se puoi."
"Ci proverò, lo prometto. Ma dimmi una cosa sola. Sei una
propsichica... perché non sei riuscita a prendere il controllo della
mia mente?"
La ragazza accennò un sorriso.
"Non so usare bene quel potere... una sola volta ho provato... perché
Meanius voleva Isabelle... e io l'ho fatta innamorare di lui, ma del
resto, lei se ne è accorta presto... con te non potevo riuscirci ora,
perché..."
Gli occhi di Arlia cominciarono a rovesciarsi all'indietro.
"Ci vuole... più tempo..." tossì di nuovo. Il sangue la soffocava:
tentò invano di sputarlo, si agitò convulsamente in cerca di aria, ed
infine si irrigidì di colpo.
Hogran, immerso in un bagno di sangue, cercò ancora di muoversi.
Riuscì a spostarsi sul fianco, gemendo piano, e vide il cadavere di
Arlia. Il volto duro dell'uomo era contorto in una maschera di dolore;
il suo ultimo pensiero fu di commiserazione, ma non per sé stesso.
"Una così bella ragazza..." disse un attimo prima di morire.
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