mercoledì 1 dicembre 2021

Southvietnamese Soldiers (in italiano)

 Immagino che questo post [che non è una traduzione esatta di quello in inglese di lunedì scorso] lo leggeranno in pochi, ma questo è un tema che mi interessa. Il conflitto in Indocina è un periodo su cui mi sono informato molto, come sa chi segue regolarmente il mio blog. Il libro di cui parlo è South Vietnamese Soldiers, scritto da Nathalie Huynh Chau Nguyen, una testimonianza sulle tribolazioni cui andarono incontro gli uomini, e in qualche caso le donne, che combatterono dalla parte sbagliata nella guerra del Vietnam.

La storia ci insegna che, quando Nixon stipulò finalmente gli accordi di Parigi del gennaio 1973, il Vietnam del Sud si ritrovò abbandonato e disarmato di fronte all'aggressione militare del Nord comunista. In pratica era una fuga dalla guerra che era diventata troppo impopolare negli USA: le promesse fatte da Nixon di continuare a proteggere il Sud erano bugie, e comunque svanirono con lo scandalo che lo costrinse a dimettersi. Il crollo del Sud nel 1975 starebbe a dimostrare che il Vietnam del Sud era incapace di reggersi da solo, un regime fantoccio che si è sgonfiato appena gli aiuti USA sono terminati.

Non è la verità, o quanto meno non è tutta la verità. Certamente i Sudvietnamiti hanno potuto prendere in mano il proprio destino tardi, troppo tardi. Fu quando quando prese il via il programma di "vietnamizzazione" a seguito delle proteste contro la guerra (1968-1969) negli USA. All'inizio c'era stato uno stato fasullo, e un esercito di truppe che potremmo quasi definire coloniali, sotto il dominio francese; poi il governo molto problematico di Diem (un cattolico prepotente in un paese prevalentemente buddista); poi un governo debole, le cui truppe combattevano poco e male, dal momento che lo sforzo maggiore era sostenuto dagli Stati Uniti.

Dopo tutto questo, messi in condizione di dover combattere da soli, i Sudvietnamiti fecero progressi. Certo il loro stile era molto "americano," dipendevano troppo da potere di fuoco di aerei ed elicotteri, ma va detto che allo stesso tempo anche i loro avversari stavano mettendo in campo mezzi moderni (artiglieria e carri armati) in grande stile.

Dopo gli accordi di pace gli alleati comunisti del Vietnam del Nord continuarono a rifornire i propri alleati (salvo ridurre certi armamenti pesanti). Gli USA restrinsero e poi bloccarono ogni rifornimento e aiuto economico, e la conseguenza fu che un esercito dotato di equipaggiamento moderno si trovò nella condizione di non poterlo usare efficacemente.

Dopo questa doverosa spiegazione, che non vuole esonerare l'esercito del Vietnam del Sud da qualsiasi difetto, passiamo all'argomento del libro: le memorie di questi soldati, che oggi sono anziani o morti, e che in vita hanno dovuto affrontare un calvario. Alcuni sono stati profughi due volte: hanno dovuto lasciare la zona settentrionale quando il paese è stato diviso in due, e poi fuggire di nuovo dopo il 1975. Altri erano giovani studenti chiamati alle armi subito prima della fine. Ci sono le storie di alcune donne soldato. Le memorie di questi combattenti sono un atto di denuncia e di sfida alla verità ufficiale sulla guerra del Vietnam; alcuni dicono a chiare lettere che si sono sentiti abbandonati dagli Stati Uniti.

Dopo gli anni di rieducazione e la fortunosa fuga (i boat people, chi se li ricorda?) che è costata la vita a tanti, chi è riuscito a cavarsela si è creato una nuova vita in altri paesi, e mantiene viva la memoria di questa tragica diaspora.

Forse questa lettura (purtroppo non in italiano) sarà istruttiva per chi ha cominciato a porsi delle domande dopo il disastro dell'Afghanistan avvenuto nell'agosto di quest'anno.


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