Forse non è stata una scelta delle migliori, quella di vedere la commedia nera No Other Choice coi sottotitoli e l'audio originale coreano, di cui non posso comprendere nulla. Ma l'ho fatto, e quindi sono andato al Cinema Beltrade, che si è specializzato in film in lingua originale. C'era una folla incredibile, considerando che si tratta di una piccola sala: direi più di cento persone. Ho quindi fatto una fila piuttosto lunga a pochi gradi sopra lo zero, e poi mi sono ritrovato a vedere il film con le teste degli altri spettatori davanti: questo è certamente un limite del Beltrade, la sala non è inclinata (o lo è pochissimo).
Essendo sopravvissuto all'esperienza, posso dire che il film è assai godibile anche se un po' lungo. Come forse saprete, narra di un caporeparto licenziato dalla fabbrica e delle estreme misure che adotta per trovare un incarico simile. Spoiler alert (fuggite e chiudete il post, se non volete l'anticipazione): dopo aver adottato un ingegnoso metodo per identificarli, il nostro eroe ammazza i candidati che, meglio qualificati di lui, potrebbero essere scelti al suo posto.
Il caporeparto è Lee Byung-hun, che forse avete visto dei panni del "front-man" nella seconda e terza serie di Squid Game.
La moglie, che lo sostiene, anche tornando a lavorare, è interpretata da Son Ye-jin, a me ignota ma senz'altro valida. Ci sono anche due figli e... due cani coinvolti nella storia. Il nostro protagonista, che non è certo un esperto killer, si arrabatta come può nel terribile compito, e commette una serie di tragicomici errori (a un certo punto anche con la polizia). Spassosissimo il primo omicidio, ma divertenti anche gli altri. Nel frattempo, il nostro protagonista fallisce tutti i colloqui di lavoro che tenta, ricomincia a bere e a fumare e punta tutto sulla speranza di salvare la casa e la famiglia.
I coreani sono maestri nella satira sociale, che sanno rivestire sia di toni drammatici sia di momenti di commedia e umorismo, per quanto nero sia. In questo caso, però, il regista Park Chan-wook ha tratto ispirazione da un film francese con una trama simile. Questo regista lo ricordo dalla "trilogia" della vendetta: Sympathy for Mr Vengeance, Lady Vengeance e Oldboy (film dei primi anni 2000).
Si passa senza sosta a momenti di riflessione sui mali sociali del nostro tempo, a uno sguardo critico sullo stesso protagonista, che fatica a dominare i propri vizi, cerca di mantenere una facciata di falsa tranquillità con la famiglia (ma la moglie ha capito tutto), e passa dal protestare contro i licenziamenti all'essere perfettamente acquiescente al sistema. All'inizio, durante l'acquisizione aziendale che lo lascerà senza lavoro, cerca di proteggere i propri sottoposti dal licenziamento, ma i nuovi padroni americani non lo degnano di uno sguardo. Alla fine, avendo ritrovato lavoro e sapendo che sarà supervisore, più o meno in solitudine, di una fabbrica automatizzata, dirà ai nuovi padroni che sono i tempi che avanzano, e che per lui va tutto bene. E torna alla sua normalità: lavoro, famiglia e i due cani.
Un punto che mi ha colpito: quando si tratta di ammazzare il terzo e ultimo rivale, che gli ha dimostrato amicizia, il nostro eroe è, come al solito, molto titubante. Ma la morte dei primi due non avrebbe senso se non ammazzasse anche il terzo, si dice. Insomma, proseguire è etico!
Giudizio finale: film da vedere assolutamente.
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