venerdì 6 febbraio 2026

Leonora Carrington

 Di solito, quando parlo di una mostra, lo faccio quando è ancora in corso, invitando i miei lettori a visitarla (se sono geograficamente a tiro). Stavolta no, la mostra su Leonora Carrington al Palazzo Reale di Milano è finita da un pezzo.

Della Carrington sapevo poco niente e, a dir la verità, è stato l'elemento visivo ad attirarmi: i bizzarri quadri dipinti da questa poliedrica artista.

Nata nel 1917 in Gran Bretagna, la Carrington si ribellò precocemente all'educazione conservatrice che la famiglia voleva darle. Interessatasi al surrealismo, allora in voga in Europa, divenne una pittrice, anche se questo non è che uno dei molteplici aspetti della sua attività: la Carrington fu scrittrice, collaborò alla realizzazione di film, si interessò all'alchimia e al teatro, al femminismo e alla mitologia.

Nei primi anni l'artista visse tra la Gran Bretagna e la Francia, ma quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale il suo compagno, che era tedesco, fu internato in Francia nonostante lei cercasse di farlo liberare (e in effetti ci riuscì, ma lui fu poi arrestato dai suoi compatrioti).

Quando le armate tedesche sommersero la resistenza dei francesi, la Carrington fuggì in Spagna, ma ebbe problemi di salute mentale e finì in manicomio. Fu un periodo molto pesante per l'artista.

In fuga dalla famiglia, che voleva ricoverarla in Sudafrica, si rifugiò in Messico, dove visse per il resto della sua vita, sposata a un diplomatico.

Personalmente non sono molto tenero con l'arte moderna, ma nel lavoro di Leonora Carrington si vedono la fantasia e l'immaginazione di una mente viva e curiosa, che ha esplorato diversi aspetti dell'arte e, più in generale, della cultura.



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