Sono corso a vedere Avatar al primo spettacolo disponibile e posso dire di non esser rimasto per niente deluso dalla grafica e, per così dire, dall' "esperienza" del film. L'immersione nel mondo immaginario creato da James Cameron è stata tale che ho avuto le vertigini mentre i personaggi correvano tra rami di alberi alti sul terreno, e a un certo punto ho fatto uno scatto per non prendermi un candelotto lacrimogeno in faccia.
L'affermazione che questo film possa essere una pietra miliare del cinema sa un po' di sparata, ma non è del tutto sballata: il film non è perfetto al 100% ma tutto sommato non sa molto di grafica al computer, e la sensazione che quello che vedi sia vero è qualcosa di abbastanza convincente, concreto: va visto per capire. Questo progresso e l'uso del 3D sono probabilmente un tentativo di fermare la pirateria, che ha minato i guadagni delle case cinematografiche: in effetti un film del genere va decisamente visto al cinema.
La storia è la solita favoletta ecologista e pro-indigeni che tanto piace agli occidentali, un esempio clamoroso di lacrime di coccodrillo, se si pensa che lo sterminio degli indigeni qui (da noi, sul nostro pianeta!) non si è mai fermato e continua anche in questo stesso istante con la sbrigativa eliminazione di tante popolazioni fedeli alla natura e alla terra; eliminazione che procede irreversibilmente nella foresta amazzonica, e immagino non solo lì.
[anticipazioni sulla trama] La tematica del film, che parla delle peripezie di un marine paralizzato, in bilico tra la lealtà alla sua gente (che è venuta a sfruttare le ricchezze minerarie del pianeta Pandora) e la nuova vita entusiasmante che ha scoperto come spia infiltrata fra i nativi da sfrattare o ammazzare, ha richiamato in me la memoria di un fatto storico (anche se la somiglianza non è completa): l'ascesa di Gonzalo Guerrero nel mondo dei Maya, da prigioniero a seguito di un naufragio, chiuso in una gabbia, a capo di villaggio e leader militare, che combatté i colonialisti di Pedro de Alvarado (un crudele ufficiale di Cortes) e morì per il popolo che lo aveva adottato. Ci sono anche possibili influenze dalla storia di Pocahontas, visto che è una bella fanciulla seminuda dalla pelle blu a insegnare lo stile di vita eco-compatibile degli indigeni al nostro marine (adottato dalla tribù); inoltre è sempre lei che gli salva la vita all'inizio del film.
Mi viene anche pensare che il successo dei Na'vi (nativi) in Avatar non dovrebbe essere di lunga durata. Un Avatar II è già previsto, non so con quale trama, ma credo che la sceneggiatura più credibile sarebbe un ritorno dei terrestri e un bombardamento dall'orbita per qualche mese con armi nucleari, radiazioni, napalm e chi più ne ha più ne metta, per poi raccogliere il minerale prezioso che ha suscitato il loro interesse senza indigeni dalla pelle blu (e un intero ecosistema che si ribella) a rompere le scatole.[fine anticipazioni]
Del resto la formula di Cameron per fare il film di più grande successo della storia l'abbiamo già vista con Titanic: una storia semplice (magari raccontata bene e con bravi attori) che possa attirare il più largo spettro sociale e demografico possibile, e un uso di effetti speciali senza badare a spese. Su questo aspetto Avatar non è una novità ma il ripetersi di una formula collaudata.
Comunque la capacità di coinvolgere di questo film merita senza dubbio una visione sul grande schermo. Quando poi si usassero cotanti mezzi per raccontare una storia più originale o più profonda, sarebbe un bel giorno.



