martedì 18 agosto 2009

Gli Inganni di Locke Lamora


Una delle rivelazioni di cui ho sentito parlare tra 2007 e 2008 è Scott Lynch con il suo libro di esordio, autoconclusivo ma primo di una serie che si preannuncia piuttosto lunga, anche se per adesso è ferma a due libri. Imminente (?) l'uscita in inglese del terzo.
Il titolo in italiano del primo, pubblicato dall'Editrice Nord, è Gli Inganni di Locke Lamora; la traduzione letterale dall'inglese suona più come "le bugie" di Locke Lamora: differenza minima, ma la scelta della casa editrice effettivamente è fedele al contenuto.
Il fatto che io sia riuscito a finire questo libro soltanto adesso testimonia il mio incredibile ritardo rispetto alle letture che vorrei completare.

Punti salienti di questo libro sono l'ambientazione molto viva e interessante in cui si muovono i personaggi (dei simpatici delinquenti), l'ambientazione che ricorda la città di Venezia; il duro realismo di tante situazioni alternato a parti leggere e umoristiche; ma anche un distacco del narratore verso la materia narrata, per cui le emozioni (molto forti!) dei personaggi arrivano attutite alla mente che pur vorrebbe come sempre essere sorpresa e travolta. Gli Inganni di Locke Lamora procede alternando scorci del passato del protagonista (che vediamo in tenera età come scugnizzo solo e abbandonato, e poi diventare un professionista del crimine da adulto) ai capitoli che narrano la vicenda attuale. Tecnica che non è molto frequente e interrompe il flusso narrativo, ma che qui ha dato anche dei frutti, forse anzi l'autore l'ha saputa usare in maniera brillante.

La storia comincia in maniera in verità noiosetta, narrando delle sfortunate vicende di Locke, bambino abbandonato ridotto a ogni espediente per sopravvivere, e di come riesce a entrare nelle grazie di un maestro d'eccezione (maestro del crimine, ovviamente). Storia che potrà spiazzare (forse) chi ha letto solo fantasy, o sembrare insolita, ma che ricalca direi diverse trame del romanzo popolare anglosassone, da Dickens in poi. Quando Locke è adulto e comincia a mettere in atto i suoi ingegnosissimi crimini la trama prende vita e coinvolge: senza dubbio gli Inganni di Locke Lamora è un libro sostenuto dalla suspense e dalla capacità di Lynch nel creare una narrazione avvincente, sia pure con qualche parte meno credibile e peggio riuscita di altre.

Tornando all'altro punto forte del libro, l'ambientazione, dobbiamo notare innanzitutto che tutta la storia si svolge nella città di Camorr, nome dalla bruttissima assonanza per me, una città dalla geografia a isolotti memore della nostra Venezia ma che nelle grandi dimensioni, nell'assolutismo del potere, nella miseria e sporcizia di tanti e nell'ostentazione di opulenza da parte di chi può, mi ricorda forse qualche località mediorientale filtrata dall'immaginazione occidentale. La tecnologia sa di epoca rinascimentale anche se ad un certo punto viene citata una cella frigorifera che vorrei tanto sapere come è finita laggiù.
Camorr vive di molte influenze. Ci sono nomi decisamente italiani, ma nel miscuglio puoi trovarvi tutto il mondo mediterraneo. Scott Lynch riesce a creare il feeling di questa grande città, spendendo molti dei suoi interludi narrativi a questo scopo. A mio parere riesce a far davvero respirare la sua Camorr, diversamente dalla New Crobuzon di Miéville che invece non decolla mai a vita propria.
Camorr ha una sua religione, dodici culti più il dio dei ladri, segreto tredicesimo. Vi si fa riferimento spesso, è uno dei tratti che ancorano al fantasy questo libro che inizia in maniera tutto sommato fin troppo concreta e terrena; molto divertenti alcuni controsensi legati al culto di Aza Guilla, la temibile divinità della morte. Esiste inoltre una potente scienza alchemica, e una misteriosa materia di cui è fatta parte della città, rovine costruite da misteriosi Avi e ora riutilizzate dagli umani, e infine una magia potentissima, che entra in azione nella seconda parte della storia portando l'elemento fantastico più in primo piano.

Quindi ci troviamo di fronte a una bella ambientazione, a un paio di personaggi simpatici, a una storia avvincente. Cosa c'è invece che non va?
A mio parere Lynch scrive bene ma, per vari motivi (credo per poter comprimere tanta informazione sull'ambientazione e sulle storie dei personaggi) fa una scelta stilistica da narratore onnisciente che distacca il lettore dalle emozioni dei protagonisti. A volte non sembra che sia così, pare di essere nella testa di questo o quel personaggio, salvo poi incontrare di nuovo questa intromissione dell'autore.
Abbiamo alcuni personaggi che dovrebbero essere vivaci comprimari di Locke Lamora e invece restano poco caratterizzati (Calo e Galdo), e anche certi momenti di grande sofferenza (preferisco non anticiparveli) che non arrivano al lettore con la dovuta intensità.

Apriamo quindi un breve discorso stilistico su questo libro, con la doverosa premessa che chi scrive non si trova su nessun pulpito e nessuna cattedra, perciò potreste trovare qui alcune opinioni espresse male e, perché no, qualche castroneria.
Innanzitutto, parliamo degli infodump, ovvero delle improvvise intrusioni dell'autore che vuol dare per forza una certa informazione al lettore . Errore clamoroso da evitare a ogni costo, per chi conosce le cosiddette "regole" dello scrivere, ma se leggete questo libro e pensate al successo che ha avuto, rimarrete perplessi. Di infodump ce ne sono troppi, secondo me, a volte sono inseriti con una strana grazia che li rende più digeribili, a volte no.
Un esempio:
... in quella piccola stalla puzzolente abitava una capra Ammansita. "Non ha nome" disse Catena, mettendo a sedere Locke in groppa all'animale. "Non sono riuscito a decidermi a dargliene uno, visto che non mi risponderebbe comunque."
Locke non aveva sviluppato l'istintiva repulsione che molti ragazzi provavano per gli animali ammansiti; aveva già visto troppe brutture nella sua vita, per far caso allo sguardo vacuo di una creatura docile dagli occhi lattiginosi.
C'è una sostanza chiamata Spettropietra...

Mi interrompo qui per evitare di rivelare troppo; vi dirò che segue una pagina abbondante di spiegazione su questo elemento fantastico che avrà un ruolo importante nel libro. Ma vedete come, da una scena in cui stiamo seguendo l'agire di Catena e di Locke siamo passati a un intervento dell'autore che ci sottopone delle informazioni. Stessa cosa più avanti quando spiega chi sono i salassacani, tanto per fare un altro esempio che per me stride parecchio.

Gli interludi con cui Lynch salta al passato di Locke vanno a volte via lisci come dei flashback ben riusciti, ma a volte hanno questo stesso effetto di interrompere l'immedesimazione del lettore. Per questo dico, molta ambientazione, molta storia, ma a scapito dell'intensità.
Altro esempio (e questo consiglio di saltarlo a chi vuol leggere il libro: si vada semmai all'ultimo paragrafo): quando Capa Barsavi in una orrenda vendetta rinchiude Locke dentro un barile pieno di piscio di cavallo (azione che ha un motivo ben preciso, come sa chi ha già terminato il libro) leggiamo:
E poi sollevò Locke per il mantello, grugnendo. I suoi uomini si unirono a lui, e insieme lo issarono oltre il bordo, e lo tuffarono a testa in giù in quella porcheria densa e tiepida che cancellò il rumore del mondo intorno a lui, giù nel buio che gli bruciò gli occhi...

Abbiamo le azioni di Barsavi e dei suoi uomini, poi improvvisamente (ma nella parte precedente del brano era già successo) si passa al punto di vista di Locke che viene immerso. Poco oltre, dopo la parte che ho riportato, Barsavi chiude il barile e l'azione torna su di lui mentre Locke è rinchiuso nella micidiale e disgustosa trappola mortale. Trattandosi di una traduzione e non dell'originale in inglese devo andare con cautela, ma direi che l'autore qui sceglie di descrivere quello che vuole con un punto di vista onnisciente, e però decide di approfondire qua e là anche le sensazioni dei personaggi (l'esperienza soggettiva di Locke che viene immerso nel disgustoso liquido e non sente più i suoni della stanza in cui si trova). In questa maniera riesce a dire molto, ma l'effetto per il lettore può essere disorientante: di sicuro non sa se sentirsi partecipe delle sofferenze di Locke o della soddisfazione di Barsavi che compie la sua vendetta.

Queste le mie opinioni sullo stile di Lynch in questo esordio e sulle conseguenze che ha sul libro. Sperando di non avervi tediato troppo.
Si tratta comunque di una lettura decisamente al di sopra di quello che offre il fantasy, in media, in questo periodo. Dal mio punto di vista, chiaramente.
Chiudo indirizzandovi a una bella mappa a colori di Camorr (coi nomi delle località in inglese, purtroppo).

5 commenti:

by Ax ha detto...

Devo dire che io l'ho trovato spassoso già a cominciare dalle prime righe. Anzi, i riferimenti al Locke bambino — e a tutta la cricca — sono quelli che mi hanno divertito di più. Ho goduto appieno i vari flashback, tra gli insegnamenti e la necessaria inventiva di una vita di strada. Sicuramente una parte concreta ma umana, che ha reso questo romanzo atipico nel genere fantasy, atipicità che però non ha inficiato il mio piacere.

Sul discorso infodump ho poco da dire: in Lynch non ne ho sentito la pesantezza, merito di una trama che ho trovato briosa e capace di trascinarmi avanti.

Gabriele ha detto...

Quello che volevo dire l'ha detto Ax :D

L'infodump non mi ha dato il minimo fastidio: erano nozioni necessarie al libro, e prendevano spunto dalla storia. Ad esempio con la capra, non poteva certo far comparire un completo idiota che chiedeva "come mai questo animale è così?" per far fare tutta la spiegazione a un personaggio, nè tantomeno poteva far riflettere con un lungo monologo Locke o Jean o chi altro al riguardo. Quello si che sarebbe stato pesante e assurdo.

Gli inizi di capitolo con i brani del passato potevano invece essere un po' spiazzanti all'inizio, ma andando avanti diventavano sempre più incastonati nella storia, visto che dopo l'inizio i fatti che vi venivano narrati erano collegati a qualche evento del capitolo (ad esempio mi viene in mente il lavoro di squadra Locke-Jean con Locke nel ruolo di esca)

Bruno ha detto...

@ by Ax e Gabriele: resterò della mia e però non dico certo che il risultato non sia comunque un buon libro...
Anzi, credo che questa serie la seguirò, per quanto sembri che stia già andando per le lunghe (purtroppo l'autore ha avuto un serio lutto familiare qualche tempo fa, tra l'altro, e questo non aiuta...).

by Ax ha detto...

OT: Bruno, adesso che ci avevo preso gusto a cliccare sugli annunci sono spariti? ;)

Bruno ha detto...

@ by Ax: qualcuno (e mi sa che ci si sono messi in parecchi, su mia folle esortazione) si è divertito troppo a cliccare e quindi Google Ads, che riconosce le impressioni multiple da un solo IP, mi ha mandato una lettera molto educata, dicendo che il mio sito crea un danno economico a loro, e a quelli che fanno pubblicità con loro. Perciò sono stato espulso con un gentile pedatone e una frase che tradurrei circa in "siamo certi che lei capirà" :) e le pubblicità sono sparite... morale, non vedrò mai quei cinquanta dollari!!!

Pazienza e grazie lo stesso per le clickate, sto cercando di trackare i miei accessi in qualche altro modo (è stato un agosto di fuoco, mi sa che superiamo i duemila).
Per chi fosse curioso di saperlo, il record mensile di Mondi Immaginari è 2600 e rotti hits, stabilito a marzo. Perché proprio a marzo? Non saprei.