venerdì 16 novembre 2018

Conquistador vol. II

Sono alla seconda parte di Conquistador, edito da Glénat (autori Dufaux e Xavier).

Hernando del Royo, cacciatore di tesori, in questo volume incontra molte peripezie. Il paesaggio in cui si muove è inospitale, abitato da tribù di uomini spietati e da ogni specie di belva o di malattia. Il sovrannaturale guardiano del tesoro degli Incas non lo uccide ma i suoi compagni di avventura si disperdono o muoiono. Lui scampa alla spedizione nel cuore della giungla e incontra un Cortes che ha dovuto combattere contro gli stessi spagnoli, venuti a bloccare il suo tentativo di conquistare l'impero azteco. Infatti, in una storia che non risparmia alcuna crudeltà, anche fra di loro i "conquistadores" arriveranno a battersi, ed è fatto storico.  Cortes medita di tornare subito indietro: ed è arrabbiato perché contava su Del Royo per avere dell'oro da promettere ai soldati, e lui non ha riportato nulla. Prosegue una storia cupa, dove la violenza cieca del dio infernale Txlaka quasi sembra ordinaria in un mondo dove il nemico (uomini selvaggi e implacabili delle tribù), le malattie e l'impraticabilità della giungla, gli stessi alleati, pongono a ogni passo trappole mortali.

Del primo volume avevo parlato qui.

martedì 13 novembre 2018

Deadpool 2, una brevissima opinione


Quando davo il mio parere sul primo Deadpool, mi chiedevo se la formula fosse ripetibile con il medesimo successo in un seguito. Ed eccomi infatti a vedere, sebbene non in prima visione, Deadpool 2. Il protagonista è sempre Ryan Reynolds nei panni del supereroe/antieroe, il regista invece è cambiato: David Leitch, a me ignoto, ha preso il posto di Tim Miller, a causa di "contrasti creativi" di quest'ultimo con Reynolds. Quali contrasti ci sono stati? Ho letto di questioni di tono del seguito, e di effetti speciali che non erano piaciuti a Reynolds, per quanto non avesse che buone parole per il regista... il quale è passato ad altre produzioni senza gettare benzina sui contrasti, insomma una cosa alla vogliamoci bene.

giovedì 8 novembre 2018

Martyrs

Martyrs è un film horror particolare, di un genere che lascia sconcertati. Quello che ho visto è la versione francese del 2008, non il remake americano di pochi anni fa. Scritto e girato da Pascal Laugier. Le protagoniste sono donne, innanzitutto Lucie e Anna (attrici: Mylene Jampanoi e Morjana Alaoui, la prima franco-cinese, l'altra franco-marocchina) e la misteriosa Mademoiselle (una "signorina" attempata, interpretata dall'attrice canadese Catherine Bégin). La trama va anticipata, perché non è possibile parlare di questo film senza rivelarla.

Martyrs sembra l'incrocio tra un "torture porn" e un "revenge movie," almeno nella prima parte. Una delle protagoniste (Lucie) la vediamo torturata sistematicamente, freddamente, senza motivo apparente e ad opera di persone di cui non conosciamo i moventi. Lucie sfugge, ma non senza il terribile senso di colpa di non aver potuto aiutare un'altra ragazza torturata nello stesso modo, e finisce in un'orfanotrofio. Tormentata da un personaggio allucinatorio che la minaccia e aggredisce (tutto è nella sua mente), Lucie viene aiutata da un'altra ospite dell'istituzione. Ma quando, anni dopo, Lucie compie una tremenda vendetta contro una famiglia che ritiene coinvolta coi suoi torturatori, Anna non crederà alle sue parole e cercherà di salvare una di quelle persone (invano).

sabato 3 novembre 2018

Otto Minuti per un Impero

Un boardgame che trovate su molte piattaforme... su cartoncino, naturalmente (boardgame cartaceo disponibile in italiano, edito da dV Giochi), sotto forma di app per i dispositivi mobili, sulla piattaforma Steam per il computer di casa. Otto Minuti per un Impero è un boardgame semplicissimo, estremamente rapido (per quanto non duri otto minuti), divertente. Si tratta  di un gioco di conquista del mondo effettuato con regole estremamente semplici e che prevede un limitato numero di turni di gioco. Ci si muove su una mappa divisa in zone, ma esiste un solo tipo di unità, come nel Risiko, e tutte le azioni vengono messe in atto tramite carte (ce ne sono sempre diverse a disposizione), che offrono varie possibilità, quali movimento per mare, via terra, reclutamento di nuove unità, costruzione di città in un territorio dove il giocatore ha almeno una unità, distruzione di unità nemiche. Quest'ultima opzione è molto scarsa e limitata, eppure il gioco ha un livello di interazione piuttosto ampio, secondo me, perché si cerca sempre di sottrarre il controllo di territori e continenti agli avversari: non c'è battaglia, la contesa si gioca su chi ha la maggioranza per il controllo dei singoli territori. Eliminare un'unità nemica può essere utile nelle zone meno "popolate" di truppe, dove questa scelta può avere un esito efficace.

martedì 30 ottobre 2018

I Guerrieri di Wyld


I Guerrieri di Wyld, di Nicholas Eames (edito dalla Nord), è un libro che aveva attirato la mia attenzione già un po' di tempo fa (non sto molto dietro alle novità ma questo l'avevo notato nei primi mesi dell'anno), però non mi sono deciso subito a leggerlo. Perché? Perché la sinossi mi sapeva di cosa poco seria. Avevo, a dire il vero, timore della boiata trash, della schifezza che fa cadere le braccia.

Ma per una volta tanto l'unione tra satira e fantasy ha prodotto un risultato che funziona. Diamo un'occhiata, con qualche piccola anticipazione sulla trama.

Un elemento che incuriosisce (e fa allo stesso tempo storcere il naso) riguardo al libro è che fare l'avventuriero è un mestiere, una carriera, un po' come nel Gioco di Ruolo: nel mondo dei Guerrieri di Wyld ci sono gruppi di personaggi ciascuno con una sua funzione, pronti a qualsiasi impresa per onore e gloria (e soldi). Sono come dei cantanti, dei divi del rock: hanno un frontman, il guerriero più famoso. Hanno degli impresari che organizzano i gruppi, procurano il lavoro (ovvero andare a caccia di mostri per conto delle comunità che desiderano liberarsene). Sono celebri e osannati, e questo andazzo è peggiorato nel corso della vita di Clay, uno dei protagonisti del libro, il quale ricorda le donne guerriere rudi e robuste che aveva conosciuto da giovane, e poi vede, nel corso della storia che leggiamo, delle ragazze civettuole che flirtano col pubblico, che hanno capelli ben agghindati e l'armatura che scopre più che coprire.
A dire il vero una satira del genere c'era in alcuni punti ironici di Sapkowski, quando parla del mestiere dello Strigo, ma mentre lo scrittore polacco è sempre abbastanza delicato, qui arriviamo a dei livelli volutamente esagerati.

mercoledì 24 ottobre 2018

Si Alza il Vento


Si alza il vento è il film che doveva essere il "testamento," l'ultimo film di Hayao Miyazaki, la (maggiore) testa pensante del celeberrimo Studio Ghibli. L'anziano genio dell'animazione giapponese ha forse nuovi progetti, in realtà, per cui quest'ultimo atto potrebbe essere seguito da delle appendici, però il film è interessante perché contiene le tematiche più care Miyazaki, oltre ad essere un progetto che, finalmente, andava a trattare un argomento che l'artista desiderava da sempre di poter mettere al centro di qualche storia. In questo post  esaminiamo brevemente la pellicola, anticipandone anche la trama. È un film di un paio d'ore, ed essendo animazione "vera" e non computer grafica, ha richiesto una notevole quantità di persone impegnate alla produzione, e parecchio tempo.


L'argomento che davvero interessava a Miyazaki, e che qui è in primissimo piano, è l'aviazione e il volo, come in altri film dello Studio Ghibli (ad esempio Porco Rosso); in particolare qui si parlerà di alcuni aerei giapponesi specifici tra cui il caccia Zero, aereo della marina militare giapponese, e il suo progettista Jiro Horikoshi. Oltre a questo, e per rendere la trama più varia e più poetica, abbiamo una drammatica storia d'amore e un rapporto onirico tra il progettista giapponese e Giovanni Caproni, un pioniere dell'aviazione italiana.

giovedì 18 ottobre 2018

Se ne va Greg Stafford, uno dei padri del Gioco di Ruolo

Dopo che entrambi i padri di Dungeon & Dragons se ne sono andati, è il turno di un altro grande personaggio.
Greg Stafford (1948 - 2018) è stato fondatore della Chaosium e autore, insieme a Steve Perrin, di Runequest, il GDR che per chiarezza e razionalità di regolamento si distinse, all'epoca e per moltissimo tempo, rispetto all'imitatissimo D&D (autori: Gary Gygax e Dave Arneson), di cui prendeva a prestito pochissimi aspetti del regolamento (anche se, ovviamente, il concetto di gioco di ruolo nasce con Gary Gygax e socio, e questa è una intuizione fondamentale). Dividendo i meriti dei due creatori di Runequest, Steve Perrin è l'autore a cui si deve il maggiore contributo a un ottimo regolamento, Greg Stafford l'autore di una densa, complessa e profonda ambientazione.

Essendo stato profondamente affascinato da Runequest nei lontati anni '80, posso dire che nell'insieme il mondo di Glorantha creato da Stafford era forse un po' "troppo:" corposo, complesso, e, fatto non secondario, occorreva spendere un sacco di soldi per acquistare i vari supplementi ed esplorarlo. Era anche una difficile lettura, piena di nomi astrusi e concetti non sempre semplici per uno che avesse una modesta padronanza dell'inglese (si dà il caso che io abbia imparato la lingua proprio per la passione dei GDR, non avendola studiata mai a scuola).
Se non sono riuscito a entusiasmarmi per l'ambientazione nel suo insieme, ho trovato comunque che la costruzione di culti, leggende e culture ad opera di Stafford fosse senza pari (almeno all'epoca, e magari concedendo un paio di eccezioni); pertanto ricordo ancora vivamente certe sue creazioni.

Dopo aver abbandonato la Chaosium e pubblicato una nuova edizione di Runequest, Greg Stafford vi aveva fatto ritorno nel 2015, per poi morire di recente, il 10 ottobre: pochissimi giorni fa. Sulle peripezie editoriali del GDR Runequest non mi dilungo, mi limito a segnalare questo vecchio articolo in cui ricordavo il mio apprezzamento per il gioco.




martedì 16 ottobre 2018

Cosa vuol dire magia?


Mi è capitato, un po' per gioco, di fare una domanda su un gruppo di Facebook dedicato al Fantasy, per la precisione agli scrittori e ai lettori Fantasy:
Cos'è per voi la magia? Cosa può fare? Chi è che può utilizzarla?



In effetti non è una domanda sola, sono tre. Ma volevo sapere cosa ne veniva fuori come "ritratto," al di là di come storicamente è stato presentato il magico: che idea se ne fanno (restando ovviamente nel campo della finzione letteraria) gli appassionati del fantastico.
Ovviamente quelli che hanno risposto lo hanno fatto in molti modi diversi, descrivendo come la vedevano, o come ne avevano scritto, senza inserire la risposta in qualche comoda categoria. Ci ho provato io, tentando di identificare delle caratteristiche predominanti. In alcuni casi ho dovuto interpretare... comunque è soltanto una curiosità, e va detto che un autore può usare diversi concetti in diverse pubblicazioni, e il lettore ovviamente può avere preferenze ma anche non averne affatto.
Vediamo un po' cosa ne è saltato fuori.

mercoledì 10 ottobre 2018

L'artista si deve schierare?

Un post di un autore  autoprodotto (Alessandro Girola che, per inciso, è probabilmente lo scrittore indipendente migliore che io abbia letto) mi spinge a uscire dalla mia "comfort zone"  per parlare di un argomento un po' complicato per me. Titolo del post: L'artista si deve schierare?

Oddio non so se sono un artista o un imbrattacarte (ormai carta virtuale, al giorno d'oggi), diciamo che cerco di intrattenere, ma la domanda me la sono posta tante volte e tante volte ho evitato di dare una risposta, anche se molto spesso ho scritto di politica su questo blog.


Innanzitutto: non sopporto i predicozzi politici, i discorsi didascalici dove la morale da insegnare finisce in primo piano (cose tipo i film di Nanni Moretti, tanto per intenderci). E non penso che sia necessario metterli nei libri, tutt'altro. Penso che una lettura che riesca a dare piacere non abbia necessariamente bisogno di alcuna giustificazione di altro tipo. Ho cercato sempre di scrivere per offrire un intrattenimento intelligente, magari con qualche spunto di riflessione sociale o politico, ma senza comunque mai disprezzare l'intrattenimento fine a se stesso.

venerdì 5 ottobre 2018

L'Uomo che uccise Don Chisciotte

L'ultimo film di Terry Gilliam, uno dei registi che maggiormente amo, è stato notoriamente un calvario, interrotto e ripreso per decenni, segnato dal ritiro o dalla morte degli attori protagonisti e guai di ogni genere. A volte il regista britannico ha rinunciato a produrlo, poi ha deciso di riprovare, per poi essere deluso di nuovo. Finalmente il film, dopo un'ultima peripezia per i diritti legali, è arrivato al cinema, e io ovviamente non potevo non vederlo.
Ma non mi aspettavo un capolavoro.

Il mio amore per il regista non m'impedisce di essere molto scettico quando Terry Gilliam si lascia andare alle sue improvvisazioni, senza un copione ben preciso o una produzione che lo tenga bene a bada. Con L'Uomo che uccise Don Chisciotte mi sono trovato a sprofondare, non senza esserne preavvisato, in una tempesta di immagini fantasmagoriche e di scene imprevedibili. Ad esser sincero, ho avuto dei momenti di noia e di seccatura, visto che il film perdeva ogni logica lineare e ti costringeva a dargliene una, se proprio la volevi. Ma andiamo con ordine...

Per prima cosa, il protagonista. Mi dicevo, ma dove ho già visto questo qui? E poi ho avuto la folgorazione. È Adam Driver ovvero Kylo Ren di Guerre Stellari! Tanto fuori posto nel ruolo del super cattivo galattico quanto a suo agio nei panni di Toby, artista carismatico, seduttivo, fantasioso, pronto sia all'opportunismo che all'atto eroico. Jonathan Pryce, che fu il protagonista di Brazil (forse il massimo capolavoro di Gilliam) fa invece la parte di Don Chisciotte. E abbiamo la bella Olga Kurylenko nel ruolo della moglie di un produttore. Nota di colore: uno dei personaggi secondari è interpretato da Rossy de Palma, una delle attrici che hanno spesso lavorato con il famosissimo regista Pedro Almodòvar.

martedì 2 ottobre 2018

Prince of Fools

Ho pescato un libro fantasy in inglese, uno a caso, prima di andare in Giappone. L'ho finito solo adesso, poi spiegherò il perché, e solo alla fine ho scoperto che, come al solito, ho commesso un errore in quanto cercavo il primo di una serie, ma in effetti ho preso il quarto, ovvero il primo libro di una SECONDA trilogia ambientata nello stesso mondo.

Il libro è Prince of Fools (ovvero il Principe degli Stupidi, o se preferite il Principe dei Fessi), non tradotto in italiano che io sappia, l'autore è Mark Lawrence. Uno che faceva... l'informatico, o qualcosa del genere, ma che ha conosciuto il piacere del licenziamento diventando di conseguenza uno scrittore a tempo pieno.


Il mondo immaginario in cui Lawrence ambienta le sue storie è una sorta di medioevo fantasy post apocalittico. C'è stato qualche disastro (nucleare) a cui è seguito il governo di un impero (il "Broken Empire") ora crollato, quindi il territorio (l'Europa) è spezzettato in piccoli regni, in cui riconosciamo abbastanza facilmente le nazioni europee, che sono diventate qualcosa di abbastanza simile a ciò che furono nel passato, sebbene molta terra sia scomparsa (scioglimento dei ghiacci?). L'ambientazione (plausibile?) è sfruttata per dare colore alle storie, apparentemente non troppo approfondita... un po' di dettaglio l'ho pescato nel blog dell'autore, ma non ho trovato (magari non ho cercato abbastanza) una spiegazione molto dettagliata della storia di questo mondo.

In compenso c'è la mappa. Quanto alla trama, in Prince of Fools abbiamo un nobile decadente che si gode la vita in una città chiamata Vermillion, nella Marca Rossa. L'autore ci dice che questa località è vicino a... all'attuale Milano, guarda un po'. La confinante regione di Scorron è un nemico della Marca Rossa, situato nella zona tra la Savoia e la Svizzera, giudicando a occhio.

martedì 25 settembre 2018

Blue Ruin

Blue Ruin (2013), film prodotto con i contributi... del crowdfunding, è un "crime thriller" (per usare la definizione che ho trovato su Wikipedia) non attinente al fantastico, ma con una componente violenta piuttosto angosciante, e pertanto ha trovato un posto qui. Blue Ruin in verità più che un thriller è un film sulla vendetta. Non una sola vendetta, ma una spirale di vendetta.

Parlerò di questo film anticipando la trama sotto certi aspetti. Consiglio comunque di vederlo.

Il regista e il principale produttore sono due amici che spesso hanno lavorato insieme: Jeremy Saulnier e Macon Blair (statunitensi). Il secondo recita anche nei panni di Dwight, il protagonista. Il film inizia con lui che vive come un barbone, dopo l'uccisione dei suoi genitori.

Informato sulla prossima uscita dal carcere di un certo Wade, l'assassino, Dwight si reca al carcere e assiste alla scarcerazione. Nonostante Wade sia accolto e quindi protetto da una numerosa famiglia (un vero clan di poco di buono, come quelli che anche qui in Italia prosperano) Dwight riesce a sorprenderlo separatamente dagli altri in una sosta presso una stazione di servizio, a ucciderlo e a scappare.

sabato 22 settembre 2018

Sulla mia pelle

Dopo aver visto il film distribuito da Netflix riguardante la vicenda di Stefano Cucchi e i giorni che hanno portato alla sua morte, ho cercato di documentarmi, perché la mia conoscenza del caso era frammentaria. In rete ho trovato un gran casino, se mi si concede il termine.

Sono stati i poliziotti, sono stati i medici o gli infermieri, non è stato nessuno... Cucchi era uno spacciatore, Cucchi era un santo... la famiglia è rimasta traumatizzata dalla sua morte, la famiglia non ne poteva più di lui ma poi ha approfittato del caso mediaticamente. Difficile districarsi fra le varie opinioni, soprattutto in un'epoca in cui l'attendibilità di quello che trovi in rete è sempre più dubbia.


Sulla mia pelle, se non altro, ci offre una grande interpretazione di Alessandro Borghi ("numero otto" di Suburra), nei panni di Cucchi. E poi una carrellata di luoghi bui e tristi, fra carceri, tribunali, caserme e via dicendo. Personalmente consiglio di vedere questo film, perché, con tutti i dubbi che esistono ancora riguardo alla vicenda (sono passati diversi anni ma le sentenze definitive non ci sono) va sempre ricordato in che maniera funziona lo Stato italiano, nella sua inefficienza, nella sadica cattiveria di tanti suoi organi, nella callosa, burocratica indifferenza con cui stritola le persone se vengono prese negli ingranaggi sbagliati. Ed è per lo stesso motivo che ho voluto vedere a suo tempo Diaz - non pulire questo sangue.

martedì 18 settembre 2018

Gundam the Origin - dal quarto al sesto episodio

Ho terminato la (costosa) visione di questa serie di anime, Gundam the Origin. Dall'episodio quattro (Eve of Destiny) in poi, la complessa vicenda si sposta sempre più in ambiti militari: uno scontro sulla Luna, in cui il dottor Minovsky viene ucciso mentre cerca di sfuggire da Zeon, è per la Federazione il momento in cui si scopre la potenza dei mobile suit del nemico. Il dottor Rey ottiene i finanziamenti per progettare un'arma dello stesso tipo allo scopo di contrastarli (sarà il Gundam ovviamente). Char Aznable (ovvero Casval) conosce Lalah sulla Terra, una ragazza poverissima che sfrutta i propri poteri psichici per consentire a un complice di... barare alla roulette.  Nel quinto episodio (Clash at Loum) inizia la guerra aperta tra la Federazione e Zeon ormai indipendente, e il sesto episodio (Rise of the Red Comet) è praticamente tutto dedicato a questioni militari e si collega direttamente con l'inizio della serie classica.


Dal punto di vista grafico la mia opinione è che le battaglie costruite con la computer grafica rendono fino a un certo punto. Troppo artificiali, c'è qualcosa che non va. E devo dire anche che i mobile suit, gli "Zaku," sono molto più cool e minacciosi di quanto fossero nella serie originale, ma immagino che la produzione volesse creare qualcosa di eccezionale da ammirare, e che abbia scelto di non restare fedele al cento per cento alla grafica della serie prodotta ormai tanti anni fa.

martedì 11 settembre 2018

Può esistere una vera amicizia online?

Se mantieni un contatto con una persona solo attraverso la rete, tramite social, posta elettronica e messaggi, questo rapporto lo puoi definire un'amicizia? È una questione riguardo alla quale avevo una opinione preconfezionata, quando la rete era nella sua infanzia. Ovvero: l'autentico rapporto tra le persone è il contatto personale, faccia a faccia, nella vita reale, e pertanto il conoscersi "virtuale" non sarebbe qualcosa di autentico. Se si accendeva un interesse verso qualcuno, ritenevo, quel qualcuno devi per forza cercare di incontrarlo nella vita reale. Altrimenti quel rapporto non diventava "autentico."

Poi, come penso sia successo più o meno a tutti, m'è capitato di condividere idee, sensazioni, pareri sulle cose più disparate con persone o gruppi conosciuti in rete. Capire come l'altro la pensa, scherzare insieme, condividere dettagli di vita personale e via dicendo. La sensazione di conoscere quella persona, inevitabilmente, è arrivata. Stavo per cambiare completamente idea.

domenica 9 settembre 2018

La serie TV di Watchmen

È in arrivo sui nostri schermi, prodotta dalla HBO, la serie televisiva dedicata al più sorprendente fumetto di supereroi, Watchmen. In realtà la vedremo tra circa un anno,  ma si sta già lavorando all'episodio pilota. Una domanda che m'ero posto riguardo al progetto è: come riuscire a serializzare una trama così sofisticata ma già comunque definita? Una possibilità ovviamente esiste, pensavo... fare un "prequel," ovvero prendere tutto quel materiale di cui esistono solo accenni nel fumetto, riguardo a quello che succede ai Watchmen "prima" della storia raccontata dal fumetto di Alan Moore. Anni e anni di storie da raccontare, visto che gli eroi del fumetto (e del film) sono la "seconda generazione."

martedì 4 settembre 2018

Il valore di oscurità, oscenità e cinismo

Vi propongo un mio articolo apparso su Melange, rivista online del fantastico.

Joe Abercrombie

Mi piace riflettere sulle idee degli autori del fantastico. Sono andato a ripescare un post di diversi anni fa (2013) scritto da Joe Abercrombie sul suo blog, nel periodo in cui i libri ambientati nel mondo della Prima Legge erano una novità di successo. Abercrombie difende il valore del "grit," della grinta, per tradurlo letteralmente, e del grimdark, quel genere di fantastico in cui violenza e cinismo predominano.

Abercrombie in questo articolo concludeva affermando che l'oscurità, l'ambiguità morale e il cinismo sono "usciti dalla bottiglia" con A Song of Ice and Fire di George Martin (e conseguente successo televisivo) e sono destinati a rimanere fra noi, e che hanno comunque rinvigorito un genere logoro.

Non voglio giudicare il post di Abercrombie dal finale, ma da esso comincio a dire la mia: innanzitutto a me è sembrato che la serie di George Martin abbia molto di realistico e storico, essendo stata riconosciuta da diversi come una storia d'Inghilterra mascherata da fantasy, e che la sua trasposizione televisiva abbia rincorso se mai i gusti del pubblico in materia di violenza e sesso, e quindi rappresenti ben scarsa vittoria per il fantastico. Prendete la mia affermazione come volete, a me non è piaciuta l'opera di Martin e nemmeno la sua trasposizione in serie TV.

martedì 28 agosto 2018

47 metri


Un film thriller-horror del 2017 che è stato ridicolizzato da una parte dei critici ma ha goduto di un certo riscontro presso il pubblico, 47 Metri era inevitabilmente nel mio destino, poiché l'orrore per l'abisso mi porta sempre a guardare questo genere di cose con profondità, immensità marine e squali (tipo Open Water, film di qualche tempo fa). Quindi per prima cosa diciamo che è un film mediocre, dopo di che passiamo a parlarne un po' (anticipando elementi della trama quindi SPOILER! correte via se volete vedere questo film).

L'idea prevede che tutto ruoti intorno a un'unica situazione: l'imprevisto imprigionamento sott'acqua, e i disperati tentativi di salvarsi. Non ci sono attori che possano vantare grandi performance qui (nel senso che, comunque sia, la storia non offre grandissime possibilità) ma l'australiana Claire Holt e la statunitense Mandy Moore hanno entrambe qualche film alle spalle e quindi dispongono di professionalità più che sufficiente per questa pellicola. Nel film le due sono sorelle: rispettivamente Kate e Lisa, la prima avventurosa e pronta a qualsiasi impresa, la seconda più regolare e tranquilla. Lisa ha "una cosa in più" rispetto a Kate, però: una relazione importante con un buon fidanzato, che però guarda caso non è in vacanza con le due sorelle.

mercoledì 22 agosto 2018

Gundam The Origin - secondo e terzo episodio


Ho continuato nella visione di Gundam - The Origin pagando una cifra esorbitante per un paio di DVD con circa un'ora di contenuto cadauno (il mio resoconto sul primo episodio si trova qui).

Il secondo episodio si intitola Artesia's Sorrow, che immagino si possa tradurre come "il dolore di Artesia."
In questo episodio seguiamo la vita dei due ragazzi della famiglia Deikun esiliati, Artesia e Casval. Sono ospiti di un certo Don Teabolo Mass, spagnolo, che li ha adottati, mentre la loro madre (Astraia) è ancora reclusa nella residenza della vera moglie di Deikun, che la odia.
I nomi dei due sono cambiati in Sayla e Edouard Mass, ma come vedremo questo non basterà a metterli al sicuro. I sicari della famiglia Zabi li raggiungono, e riescono a eliminare Jimba Ral, il primo protettore dei due orfani, e a ferire Don Teabolo Mass.

Pertanto i ragazzi sono costretti di nuovo alla fuga: dà aiuto e consiglio un certo Shu Yashima (il ricco padre di Mirai, che vedremo pilotare la "Base Bianca," ovvero "Cavallo Alato," nella serie classica Mobile Suit Gundam, intenta a cercarsi un proprio destino personale, intollerante verso un fidanzato pusillanime e verso la gente che le ricorda l'origine danarosa e potente). Il nuovo rifugio di Casval e Sayla è la colonia spaziale di Texas (anche questa la rivedremo). E qui conoscono un certo signor Aznable, il cui figlio Char è destinato evidentemente a cedere la propria identità a Casval, anche se non sappiamo ancora come.

mercoledì 15 agosto 2018

Extinction

Offerta Netflix d'agosto, Extinction è un film di fantascienza di serie B ma non privo di colpi di scena e di momenti spettacolari. È stato girato per il grande schermo, ma mai distribuito (la casa cinematografica non ha dato spiegazioni). Facile immaginare che i produttori non avessero fiducia nel successo di questa pellicola, per fortuna però Netflix ha salvato Extinction... dall'estinzione, e lo ha proposto nel suo servizio a pagamento.


Diciamolo subito, penso che questo sia successo perché il film non è abbastanza valido, pur avendo i suoi momenti. Extintion prova a proporre sorprese, a mettere in campo buone idee come ad esempio il proporre una grande catastrofe dalla visuale intima e personale di una famigliola... ci prova, insomma, ma non acchiappa molto.
Per quanto riguarda il cast: il film è diretto da Ben Young, a me ignoto. Michael Anthony Peña (Fury) è il protagonista maschile Peter, Lizzy Caplan (Mean Girls) interpreta Alice, sua moglie. Hanno due bambine. C'è anche Mike Colter (Luke Cage) nel ruolo di David, il superiore di Peter.

L'inizio del film inizia con la vita familiare di Peter turbata da strani pensieri, premonizioni o allucinazioni, che gli compaiono come incubi rovinandogli il sonno e talvolta facendogli fare errori sul lavoro, o causandogli momenti di narcolessia.

Peter nei sogni vede la famiglia in pericolo, strani esseri che invadono la Terra... ed è convinto che non siano sogni! David, il suo capo, gli propone di curarsi, e gli suggerisce di farsi visitare in una clinica, ma Peter è proprio convinto che quelle visioni siano la realtà, perciò a un certo punto interrompe gli esami e torna a casa.
Questi problemi cominciano a occupare una discreta fetta della parte iniziale del film, e in effetti, non sapendo dove si voglia andare a parare, lo spettatore più che essere incollato alla sedia dalla tensione rischia di annoiarsi.

Ma tutto a un tratto le cose avvengono sul serio, e la famiglia di Peter, assieme ad altri amici, dovrà fronteggiare una minaccia terribile. Qui mi fermo consigliandovi di provare a dare un'occhiata al film se avete Netflix... tanto è tutto compreso nel canone.

Per chi lo ha già visto o sa che non lo vedrà, eccoci alla parte seguente del post, quella che contiene anticipazioni...

venerdì 10 agosto 2018

Bambini su ordinazione


La notizia è di qualche giorno fa, ha reso possibili alla stampa certi titoloni ad effetto ma non è necessariamente foriera, di per sé, di grandi cambiamenti. Un comitato etico britannico ha dato il via alla possibilità (teorica) di generare bambini il cui DNA sia modificato fin dall'embrione, purché questo vada nell'interesse del bambino e non aumenti la disuguaglianza sociale.

Tutto questo significa soltanto che i saggi di questo comitato non sono contrari "a priori" alla modifica del DNA umano. Forse un domani avremo quelli che giudicheranno giusto creare esseri ibridi che possano, per esempio, essere pericolosi per il prossimo (ad esempio estremamente forti, privi di freni inibitori innati, ecc...) ma per fortuna non ci siamo ancora, anche se, temo, da timide ammissioni teoriche potrebbe un giorno seguire qualcosa di più pericoloso.

venerdì 3 agosto 2018

Un piccolo ringraziamento ai lettori

Sono passati ormai più di sei mesi da quando è uscito il mio (e di Cristina Donati) Autostrada Gialla. Ai tempi (fine 2017) la prevendita fece un piccolo botto, con il libro che ebbe per un po' di tempo la posizione numero uno nella fantascienza post-apocalittica su Amazon (per la cronaca: mentre scrivo è al diciottesimo posto).



Non era comunque corrispondente a un grandissimo numero di vendite e questo gli addetti ai lavori lo sanno benissimo; basta una manciata di ebook venduti per schizzare in alto nelle classifiche.

Quello che è positivo è il continuo interesse dei lettori verso questo ebook, visibile negli acquisti e anche nelle recensioni positive che continuano ad arrivare. Autostrada Gialla si continua a vendere, lentamente ma costantemente, sia con gli acquisti dell'ebook che con la lettura a pagamento "forfettario" del kindle unlimited.

I quattro soldi che si guadagnano con questi libri sono insignificanti, ovviamente, rispetto al piacere di essere letti e apprezzati.
Quindi un sentito grazie ai miei lettori.


giovedì 2 agosto 2018

Aria tome 1 - la Fugue d'Aria

Aria è un personaggio del fumetto belga, nato negli anni '80 dalla penna di Michel Weyland, e comparso dapprima su altre pubblicazioni, ha avuto poi la propria nutrita serie di albi, con qualche traduzione nella nostra lingua. Io ho letto (in francese) Aria tome 1 - la Fugue d'Aria.

La nostra guerriera arriva come personaggio estraneo alla corte di Suryam, un signore medievale (o qualcosa del genere, siamo in una specie di mondo fantasy) minacciato da un aggressore, Galbec. Suryam ha ovviamente dei soldati ma questi apparentemente sono indeboliti e rimbecilliti, e senza fiducia nelle proprie possibilità. Un consigliere propone Aria come consulente militare, e nonostante l'incertezza e la diffidenza di Suryam la donzella guerriera riuscirà a trasformare il branco di rammolliti in una vera unità militare, tenendo però il volto coperto per tutto il tempo, perché i soldati non sappiano che è una donna. Dopodiché parte per la guerra coi suoi prodi, rivelando inaspettate capacità di leadership e usando trucchi geniali per infinocchiare il nemico (è più o meno una Mary Sue femminista).

In breve traditori interni e nemici esterni verranno fatti fuori, e Aria si potrà occupare di blandire le pene di un orfanello e del suo cagnolino. Questa la trama in soldoni e devo dire che poco m'ha detto. Della qualità del disegno, che dire... è a colori, ma decisamente mediocre, per fare un esempio potrei dire che Tex e Dylan Dog sono molto meglio. Quanto alla mia copia, si sta sfaldando perdendo pezzi dopo la prima lettura.

Giudizio finale: non me la sento di consigliarvelo.

lunedì 30 luglio 2018

The Ward - Il Reparto

Per essere un ammiratore del regista John Carpenter (o per lo meno, di alcuni dei suoi film) devo ammettere di non essermi sforzato abbastanza per recuperare tutte le sue pellicole. Questo The Ward - Il Reparto (2010) l'ho potuto vedere grazie a Netflix (purtroppo al momento in cui scrivo il film non ha i sottotitoli in inglese, alla fine me lo sono visto in italiano). Non credo sia un film che passerà alla storia come un esempio della filmografia del grande regista, qui Carpenter ha seguito una trama decisa da altri e non ha, peraltro, ottenuto un grande successo (come purtroppo gli è spesso capitato).

The Ward è un horror e come spesso succede fa molta fatica a spaventare seriamente lo spettatore. Carpenter però ha una grande esperienza su cui fare affidamento ed è riuscito un paio di volte a farmi saltare sulla sedia con il vecchio trucco del "jump scare," qualcosa di inaspettato o orrendo che capita inaspettatamente sullo schermo,  e ha creato indubbiamente un'atmosfera di tensione e di anticipazione.

Infatti la storia ci porta più che altro a un'atmosfera di mistero e di insidia, poiché in questo "reparto" (psichiatrico), in cui la protagonista Kristen (Amber Heard) viene rinchiusa per aver appiccato un incendio, si manifestano stranezze fin dall'inizio. È insolito il reparto, perché vi si trovano solo un gruppetto di ragazze, è un mistero il fatto che si sentano rumori e compaiano improvvisamente figure muoversi. E si sa che alcune ragazze sono state qui e poi sono andate via, ma non si sa cosa sia loro successo.

martedì 24 luglio 2018

The Babadook

The Babadook (che perde il "the" in versione italiana) è un film horror australiano del 2014, di relativo successo commerciale (non parlo di cifre immense ma non è andato male, anche considerato che è stato fatto con pochi soldi). È presente nella grandissima offerta di Netflix. Non si tratta di un film particolarmente sanguinolento anche se una certa dose di "gore" non manca, da un certo punto in poi. L'orrore, il mostro, è un fattore che in questa pellicola sembra materializzarsi dal malessere psicologico dei protagonisti. Probabilmente questa è una prova cinematografica di buon mestiere, lo dico subito. Tra inquadrature volutamente poco chiare, alternanze di luci e ombre (nonché ombre inquietanti che si muovono), interni claustrofobici e bui, prospettive ben studiate degli attori, la regista Jennifer Kent, al suo debutto con questa pellicola, ha senz'altro realizzato un bel compito in classe e certe volte centra il bersaglio creando delle atmosfere di forte tensione.

Questo non è affatto da darsi per scontato nel cinema horror, che molto spesso non riesce a suscitare nessuna emozione, con molte pellicole che fanno proprio cadere le braccia. Non metto The Babadook sullo stesso piano di certe porcherie. Tuttavia il film nel complesso mi ha soprattutto irritato e annoiato.

Purtroppo mentre posso dire di altri film horror dall'impianto chiaramente psicologico (il bellissimo It Follows, ad esempio) che ce la fanno a suscitare inquietudine là dove gli sbudellamenti non riescono, The Babadook è estremamente prevedibile nel suo schema, e questo ammazza buona parte del suo valore.

domenica 22 luglio 2018

Altre guerre civili nel mondo dello spettacolo


Quello che succede negli USA con le battaglie sul politicamente corretto, le "guerre culturali," i "guerrieri della giustizia sociale," improvvise rivelazioni scandalistiche, comincia a somigliare a una strage senza fine, solo che la gente non muore (le celebrità, almeno, però si rovinano la carriera), e ci sono ovviamente ripercussioni anche in Italia, vedasi il continuo litigare su Facebook.

Non avendo molta voglia di occuparmene o di esserne coinvolto, ma non potendo ignorare quello che succede, vi invito a guardare gli ultimi sviluppi nel video che è appena comparso sul canale YouTube di Synergo:





giovedì 19 luglio 2018

Sta cambiando il mondo?


Ciascuno di noi, se avesse provato a fare una riflessione sui tempi che stiamo vivendo, fino a poco fa avrebbe potuto dire che di grande mutamento politico nelle nostre vite ce n'era stato uno solo: la caduta del principale paese comunista, l'URSS, e la crisi della nuova Russia. A cui sono seguite parecchie altre novità, ma fino a poco tempo fa l'assetto sembrava sostanzialmente immutato: gli USA a capo del mondo occidentale, e comunque in grado di punire severamente chiunque sgarrasse troppo in qualsiasi punto del mondo; l'estremo oriente in perenne boom economico e tecnologico pur restando sempre in una posizione subalterna. Infine l'Europa con le sue politiche farraginose e la sua irrilevanza politica.


Improvvisamente nel giro di pochi anni stanno accadendo delle cose radicalmente nuove, che sembrano presagio di nuovi assetti mondiali. Da una parte sembra addirittura che possa saltare l'Unione Europea, ultimamente trasformatasi da fratellanza di popoli (insomma...) in una specie di gabbia di matti, con competizione feroce per l'economia più efficiente, e annientamento per gli sconfitti.
E nel frattempo sembrano scivolare nell'irrilevanza i partiti di sinistra (quanto meno in Italia), come i sindacati.

lunedì 16 luglio 2018

Fires on the Plain

Ammetto che non saprei nulla di questo film se non lo avessi visto per caso su Youtube, coi sottotitoli in inglese. Pensavo fosse un film amatoriale realizzato con pochi mezzi e pertanto messo in rete "gratis," in verità mi sono reso conto che c'era una certa ricchezza di mezzi produttivi e professionalità, e del resto il video è stato rimosso, perciò la mia è stata presumibilmente una visione pirata. Fires on the Plain, diretto dal giapponese Shin'ya Tsukamoto, è un potente film antimilitarista. Nello scenario della Seconda Guerra Mondiale, e più precisamente l'offensiva degli Stati Uniti per riconquistare le Filippine, vediamo l'odissea del soldato  giapponese nella cornice di una catastrofica sconfitta.

lunedì 9 luglio 2018

Gundam - The Origin I - Blue Eyed Casval

Le serie di anime che sono state create in Giappone dopo il successo del primo Mobile Suite Gundam sono un'infinità, e nemmeno tutte congruenti fra loro per fatti trattati e inserimento nell'ambientazione. La serie "The Origin," che è stata anche un manga, fumetto disegnato da due dei creatori della serie originale (Yasuhiko e Okawara), riprende fedelmente la storia e la espande in un lungo e dettagliato preambolo.

Ci sono i personaggi già conosciuti e qualcuno mai visto prima, ma i fatti principali, per quanto fossero stati accennati in maniera molto schematica, li conosciamo già dalla serie che uscì nel lontano 1979. Comunque ho ugualmente trovato Gundam - The Origin I - Blue Eyed Casval uno spettacolo interessante.

Il materiale che accompagna il DVD è insolitamente abbondante (due libretti, uno sul disegno dei personaggi e dei mezzi tecnici, e uno sul confronto tra questo anime e gli schizzi disegnati da Yoshikazu Yasuhiko per il manga) ma non ci sono contenuti supplementari oltre ai trailer. Ci sono battaglie tra robot giganti o astronavi nel primo episodio? La risposta è no... o meglio, una l'abbiamo: è tutta in computer grafica (difficile da seguire, per me, anche se sono immagini notevoli) e rappresenta uno dei trionfi leggendari dell'asso di Zeon, Char.

giovedì 5 luglio 2018

Parliamo ancora di libertà della rete.

Dal 3 luglio la pagina italiana di Wikipedia è bloccata per protesta contro una decisione che verrà presa, in un senso o nell'altro, dal parlamento europeo oggi 5 luglio 2018 (mentre scrivo queste parole  per inciso non si vede un'iniziativa equivalente sulla pagina in lingua francese o tedesca, né sulla pagina principale inglese).

Cosa succede con questo voto, e perché qualcuno protesta?

L'iniziativa proposta con l'art. 13 della Direttiva sul Copyright avrebbe uno scopo in teoria lodevole ma in verità potenzialmente catastrofico. Non è la prima volta che dall'UE arrivano provvedimenti che infastidiscono gli internauti senza risolvere alcun problema, basti ricordare tutte le volte che dobbiamo cliccare sull'accettazione dei cookies o sulla dichiarazione di aver letto una certa informativa prima di poter accedere a un sito. Per essere sincero, fino ad ora l'Unione Europea, che per altri aspetti sento sempre più ostile, è l'unico vero difensore di una certa "democrazia della rete," da sempre minacciata dall'aggressività delle piattaforme commerciali. E la difesa dei diritti d'autore in teoria è una buona cosa. Ma dipende da come viene fatta.

Secondo l'articolo 13 gli editori potranno chiedere il pagamento per chi condivide un contenuto, ad esempio una notizia, o una foto, anche solo con un link. Per esempio una cosa che faccio spesso, proporre di leggere un articolo di giornali e riviste online, potrebbe essere vista come un tentativo di lucrare sul lavoro altrui, anche se quelle notizie sono lì gratis e se non ne sto approfittando per spacciarle per mie, ma le uso come spunto per spremermi le meningi e farci sopra un ulteriore ragionamento con i miei quattro o cinque lettori.

E, badate bene, questo è un terreno difficile, controverso. Io quando mi sono visto "valorizzare" da un aggregatore di notizie e contenuti non l'ho presa molto bene. Ma spesso prendo dalla rete delle foto come "commento" ai miei articoli, anche se di solito si tratta solo delle copertine di libri, fotogrammi di film, ecc... e d'altra parte non mi piace se qualcuno prende senza chiedere le mie foto. Ma, e qui secondo me sta il discrimine, non saccheggio i contenuti altrui, ne creo di miei.

Non c'è una verità assoluta e sicuramente un po' tutti noi siamo, almeno un pochino, leggeri nell'usare contenuti altrui e invece molto gelosi quando altri sfruttano qualcosa di nostro.

Con la nuova legge cambierà molto: il rischio è di favorire i pesci grossi e, tanto per cambiare, eliminare quelli piccoli. Se portata alle estreme conseguenze potrebbe fortemente modificare internet come la vediamo oggi. E siccome i filtri che prenderanno decisioni (come al solito anonime, inappellabili, glaciali) saranno automatici, rischiamo che continuino a passare le cose più atroci ma vengano bloccati gli usi più innocenti. Per inciso, i "cattivi americani" hanno una legge sul "fair use" dei contenuti soggetti a copyright (uso senza malizia e senza creare danno) che è molto meglio di quanto vogliono ora propinarci dal parlamento europeo.

Spero che non passi.

lunedì 2 luglio 2018

Le Grand Mort 1 - Larmes d'abeille

L'amore per la "bande dessinée" francese mi porta spesso a letture poco confortevoli perché molto materiale non è tradotto nella nostra lingua e spesso nemmeno in inglese... non è un problema, perché la lingua dei transalpini la mastico (quasi) bene, ma ho sempre il dubbio su quanti mi possano seguire quando parlo di certi fumetti.


Nel caso di Le Gran Mort, creatura proveniente dal genio di Régis Loisel, so che qualcosa è anche uscito in Italiano (casa editrice Cosmo) ma non so se le traduzioni siano rimaste al passo: ed è un passo abbastanza veloce perché sono usciti sette volumi di questa serie (il nostro Loisel comunque non ha fatto tutto da solo: è stato coadiuvato  da Mallié, Djian e Lapierre).

martedì 26 giugno 2018

L'evoluzione tecnologica nel fantasy

Mi collego per questo post al blog di Germano Greco, Book and Negative, per qualche riflessione su un post al quale volevo replicare, ma la replica era... troppo lunga, quindi ho deciso di fare un intervento mio.

Innanzi tutto, il post è interessante perché si parla di un tema a me sempre caro: costruire un'ambientazione (il worldbuilding): gli elementi da tenere in considerazione sono molteplici, dalla geografia alla cultura di una società. A dire il vero nel fantasy abbiamo avuto autori molto concentrati sull'ambientazione, ma altri che se ne sono bellamente fregati di questi aspetti, e altri ancora che li hanno trattati in maniera distratta, senza per forza creare delle incongruenze che saltino all'occhio ma trascurando parecchi elementi.

Un esempio di questo terzo atteggiamento lo conoscono tutti: il Signore degli Anelli, dove le attività agricole ed economiche in generale sono accennate solo vagamente, come un aspetto scontato, su cui non val la pena di soffermarsi troppo. Con l'eccezione della Contea degli Hobbit, che è il luogo degli umili e laboriosi "eroi buoni" della storia.

martedì 19 giugno 2018

Il Gruppo Bilderberg!

Quest'anno il meeting del Gruppo Bilderberg si è tenuto a Torino, e abbiamo avuto di contorno la notiziona che una giornalista si è infiltrata in incognito, fingendo di essere una cameriera. Benissimo, ma facendo la cameriera cosa ha scoperto? Come potete leggere dai resoconti, non ha scoperto un accidente di niente: tanto rumore per nulla.

Ma cos'è il gruppo Bilderberg e cosa vuole?


martedì 12 giugno 2018

The Last Witch Hunter

Ho avuto il dispiacere di vedere The Last Witch Hunter, una disavventura che era difficile da evitare visto che di film fantasy in questo periodo non ne circolano moltissimi, e quelli che circolano di solito sono brutti o improponibili fin dalla tematica. Questa pellicola, diretta da Breck Eisner (che non avevo mai sentito, ma che a quanto pare ha una discreta carriera alle spalle) non parte in fin dei conti nemmeno male, come storia e scenografie, e stavo perfino per perdonare la presenza di un protagonista come Vin Diesel, che sopporto assai poco.

Il nostro eroe è un cacciatore di streghe che tiene a bada queste cattive ragazzacce da centinaia di anni, impedendo che commettano malefatte terrificanti. Una strega più cattiva delle altre (La Regina delle Streghe, ovviamente, attrice Julie Engelbrecht) lo ha condannato a vivere in eterno, e lui dopo averla eliminata porta avanti il proprio dovere di custode accompagnato negli interminabili anni da un "Dolan:" non nome di persona ma carica ecclesiastica, diciamo. Il Dolan è un religioso che s'incarica di aiutarlo.

Questo l'antefatto. Nella nostra storia il Dolan n. 36 (interpretato da Michael Caine, grande vecchia gloria) va in pensione e si fa sostituire dal Dolan n. 37, un giovanotto di belle speranze: l'attore è nientemeno che Elijah Wood, il Frodo dei film tolkieniani di Peter Jackson. La nuova accoppiata dovrà affrontare il complotto portato avanti da un misterioso personaggio, con l'aiuto di una strega "buona" (Chloe, ovvero Rosie Leslie) che si mette dalla parte dei nostri eroi.

sabato 9 giugno 2018

Vendo strapacco di libri

Causa inagibilità della casa per troppi libri presenti, vendo a prezzo eccezionale un pacco dei medesimi. Unico problema: la vendita è come lotto unico, non si può scegliere. Altro problema: quasi tutti sono in inglese.
Tutti i libri sono in buone condizioni o quanto meno leggibili. La maggior parte è stata recensita sul blog, quindi potrete anche sapere se mi erano piaciuti o meno.


Ma passiamo ai titoli.

Quelli in inglese:
The Age of Zeus - James Lovegrove
Warbreaker - Brandon Sanderson
Perdido Street Station - China Miéville
The Windup Girl - Paolo Bacigalupi
A Quest for Simbilis - Michael Shea
The Castle of the Dark - Tanith Lee
The Alchemy of Stone - Ekaterina Sedia
The Graveyard Book - Neil Gaiman
The Night Circus - Erin Morgenstern

In italiano:
Ash - Mary Gentle
La Mano Sinistra delle Tenebre - Ursula LeGuin

Il costo per l'intero lotto, comprensivo di spese postali, è di 29 euro (tramite paypal o bonifico bancario). Qui in giro c'è il mio indirizzo email per contattarmi (va bene anche un messaggio via facebook).



martedì 5 giugno 2018

Professor Marston and the Wonder Women

Ho visto con molta curiosità questo film, anche se c'è voluto un pezzo per riuscire ad avere la possibilità. Ne avevo avuto menzione per la prima volta dal blog di Aislinn; il titolo è Professor Marston and the Wonder Women (anno: 2017). Si tratta della storia (romanzata) di William Moulton Marston, il creatore di Wonder Woman, personaggio dei fumetti che ha avuto molte vite e differenti versioni nel tempo. Wonder Woman prima di diventare una femminista all'ultimo grido (penso alla versione interpretata da Gal Gadot) era stata un concetto ben strano sotto alcuni aspetti, ma ciò non le aveva impedito di avere successo.

[Attenzione Spoiler!]
Il film, che è una versione drammatizzata della vita di Marston, non va preso eccessivamente sul serio riguardo ai fatti raccontati. E in effetti, nemmeno lo si può considerare, per certi aspetti, una descrizione accurata di quelli che sono stati i rapporti fra Marston e le donne della sua vita, e quelli tra le due donne in questione. Però sotto altri aspetti non mi ha deluso. Scritto e diretto da Angela Robinson, può vantare belle riprese e, sebbene il budget sia stato a livelli da film italiano o poco meglio, un cast valido e scelto bene. Luke Evans, attore gallese che ha avuto l'occasione di recitare nei film tolkieniani di Peter Jackson, qui lo troviamo nella parte del protagonista maschile (Marston). Una bella, elegante e bravissima Rebecca Hall (vista in The Prestige, Trascendence, Iron Man 3, ecc...) interpreta Elizabeth Holloway, la "prima moglie" di Marston. Bella Heathcote (The Neon Demon, The Man in the High Castle) interpreta la bella, innocente e un po' impacciata studentessa Olive Byrne, discendente di insigni femministe, che diventerà parte del "menage à trois," o rapporto poliamoroso come si dice oggi, con la coppia Marston-Elizabeth.

giovedì 31 maggio 2018

Atlantide e i Mondi Perduti

Questa raccolta dei lavori di Clark Ashton Smith l'avevo nel mirino già da un po'.  Conoscevo la sua più famosa creazione fantasy (e dieci anni fa ne avevo parlato su questo blog) ma mi mancava un po' tutto il resto di quanto questo gigante dimenticato aveva scritto e pubblicato sulle riviste "pulp" dell'anteguerra. Un po' si è trattato di pigrizia, un po' è stato un tentativo troppo azzardato di leggere quei racconti in inglese. La prosa di Smith è piuttosto complessa, barocca, e non sempre facilmente digeribile, anche per via delle frequenti scelte di termini desueti o molti ricercati.

Con Atlantide e i Mondi Perduti, Mondadori ha curato un volume che raccoglie tutti questi racconti, in nuove traduzioni. Questo libro, che si presenta con una bizzarra copertina verde scuro e i bordi delle pagine neri, ha un aspetto ben strano, ma in linea con le storie nere di negromanzia, scheletri e grimori dell'autore. Vi sono talvolta diverse versioni del testo, dove possibile, nonché le storie dei travagli editoriali di ogni racconto (spesso respinti, alterati su richiesta degli editori e così via), oltre alle mappe dei mondi immaginari di Clark Ashton Smith e alle foto di alcune delle sue sculture (altra attività artistica del nostro autore). L'introduzione (di Giuseppe Lippi) all'opera di Smith è un altro punto d'interesse del libro. Avrei voluto forse che la storia della sua vita, che compare in brevi spizzichi, come se fosse data per scontata, avesse più spazio.

Questo anche perché la biografia di Smith ci mostra le forti difficoltà che ha dovuto affrontare, in una esistenza piuttosto difficoltosa dove l'arte non lo ha certo ripagato bene dal punto di vista economico.
Avevo avuto occasione di scrivere una breve biografia di Smith io stesso, sulla rivista Effemme, uno spin-off cartaceo di Fantasy Magazine, cui collaboravo. Se è ancora disponibile, si tratta del numero uno, uscito nel 2010.

lunedì 21 maggio 2018

Il Giappone

Quest'anno per le mie vacanze ho fatto le cose in anticipo, e in grande stile: ben due settimane, in un posto assai lontano, e per una volta tanto con altre persone. Chissà quanti fanatici del Giappone mi invidiano. Devo dire che non avevo (prima di partire) una fissa per il Sol Levante, pur essendo comunque interessato e curioso abbastanza da affrontare il viaggio. Piacevole? Molto. Mentre in passato m'è capitato, anche nel corso di vacanze interessanti, di sbuffare fra me e desiderare di essere di nuovo al mio solito tran tran, in questa occasione non ho sentito stanchezza e mi sarei sentito pronto a vedere sempre qualcosa di nuovo giorno dopo giorno.


Sarà perché in Giappone tutto è ben organizzato e comodo, salvo una certa tendenza alla burocrazia. Sbattimenti orrendi per prendere una corriera fatiscente o un treno? Assolutamente no, anche se in certi orari la metropolitana di Tokyo può essere molto affollata. I mezzi sono in orario, l'aria condizionata onnipresente, anche troppo. C'è sempre un ascensore o una scala mobile a risparmiarti la faticaccia della salita delle scale con valigie e zaini. Solo i percorsi dei santuari, con certe maledette arrampicate in pendenza lungo sentieri angusti, sono una prova per il fisico.

Tutti i servizi sono sempre a portata di mano, per la presenza continua di negozi, locali e ristoranti (o quantomeno distributori automatici di bibite); i bagni pubblici, miracolosamente puliti e quasi sempre ben tenuti, sono gratuiti e molto diffusi. L'unica cosa che scarseggia sono i cestini per buttare la spazzatura (mistero!).

La gente è generalmente molto ben disposta e pronta a dare una mano. Perciò, nonostante le fermate di interscambio della metropolitana e dei treni locali siano labirinti micidiali, nonostante la gente che parli inglese non sia onnipresente come uno si aspetterebbe (nemmeno fra il personale degli alberghi!), nonostante a Tokyo NON CI SIANO I NOMI DELLE VIE, ce la si può cavare benissimo, tanto più che siamo nell'epoca di google maps. Quanto alla storia dei nomi delle vie, esiste un intelligentissimo sistema di numerare i rioni e gli isolati, ma non ve lo posso illustrare perché m'è rimasto impervio.

martedì 15 maggio 2018

Justice League, una mitragliata sulla Croce Rossa


Non avevo intenzione di vedere Justice League. Anche in questo caso, galeotto fu l'aereo, che mi ha offerto questo film come uno dei pochi strumenti per combattere molte ore di noia. Comunque ero già prevenuto. I film riguardo agli eroi della DC Comics ho imparato ad evitarli come la peste: ultimamente non ce n'è uno che mi piaccia, mentre la Marvel almeno sa (quasi) sempre divertire anche se poi lascia piuttosto poco.

In questo film abbiamo in azione un grosso team di supereroi: iniziamo da Wonder Woman (Gal Gadot), poi Aquaman (bisteccone Jason Momoa), Batman (Ben Affleck), Superman (Henry Cavill). Un bel cast, un grosso budget, per la direzione di Zack Snyder, che ha fatto l'ultimo film buono (o decente?) con Watchmen nel 2009.

Be', Justice League fa schifo. Cosa è andato storto? Direi innanzitutto il cattivo, l'alieno Steppenwolf, uno che vuol distruggere l'umanità per il gusto di farlo. Uno dei personaggi più monodimensionali e scemi di tutti i tempi. Poi la struttura della trama con gli obiettivi da raggiungere per il cattivo, ovvero la necessità di prendere tre scatole che messe insieme gli permetterebbero di manipolare forze magiche ingenti. Sì, proprio così, tre scatole. Ok, in effetti 'ste scatole hanno dei grandissimi poteri, ma la costernazione c'è tutta, e rimane per tutto il film...

Poi la scena ridicola della resurrezione di Superman che ringrazia gli amici prendendoli a botte e andandosene in meditabondo isolamento mentre l'umanità sta per essere sterminata.

martedì 8 maggio 2018

La Forma dell'Acqua


Parliamo di un film che non ho visto al cinema ma avrei recuperato comunque prima o poi: è stato prima del previsto in quanto me lo sono ritrovato "gratis" nell'intrattenimento offerto durante un viaggio in aereo. Pertanto non l'ho visto in condizioni ottimali, ma ho potuto comunque goderlo .

Ero molto scettico riguardo a La Forma dell'Acqua, perché sono generalmente diffidente riguardo ai film che vincono gli Oscar, scetticismo che mi è stato confermato di recente da Revenant (ci sarebbero state molte ottime occasioni per dare un oscar a Di Caprio, nel film fatto apposta per farglielo prendere non mi pare ci fosse niente da premiare, ma io sono un umile spettatore).

[Attenzione: si anticipa la trama del film!]
La storia della Forma dell'Acqua è una favoletta di una tale banalità che mi ha lasciato perplesso, come pure la modestia degli effetti speciali, sono cose che dal regista Guillermo Del Toro non mi aspettavo. Per quanto riguarda gli effetti, non sempre il nostro eroe ha avuto a disposizione grossi budget, ma è riuscito a farli sembrare più di quanto fossero. Qui forse ha fatto l'operazione retro di imitare i film col mostriciattolo anni '50 perfino negli effetti speciali debolissimi... Ma passiamo alla trama, dunque. Si tratta delle improbabili avventure di una donna delle pulizie, Elisa Esposito (Sally Hawkins), muta e solitaria salvo l'amicizia di una collega e di un vicino di casa (poi vedremo), che prende le parti di una creatura acquatica catturata e tenuta prigioniera in laboratorio, sotto la supervisione di alcuni scienziati, di cui uno in realtà è una spia russa, e di un brutale addetto alla sicurezza, Strickland (Michael Shannon).

mercoledì 2 maggio 2018

Il Sessantotto

Quest'anno abbiamo un anniversario interessante. Sono passati 50 anni, infatti, dal "rivoluzionario" 1968, quando si scatenò la protesta studentesca, proseguendo e accelerando un periodo di rivolgimenti di ampia portata. Era un'epoca enormemente diversa dalla nostra, anche se sono trascorsi "solo" 50 anni. Di quel periodo ho sentito spesso parlare male, ma un evento storico (perché questo è) non può essere giudicato semplicemente come "buono" o "cattivo" o valutato come se fosse un vestito o una canzone, "mi piace" oppure no.


Cos'è stato il Sessantotto? Un'illusione rivoluzionaria autentica? Un cambiamento sociale ed economico? Un evento storico di un genere mai visto prima? Per quanto riguarda le velleità rivoluzionarie di tipo marxista, in realtà non hanno avuto nessuna possibilità di riuscire, anche se la contestazione violenta diede origine a un clima di scontro per molto tempo, al terrorismo, a una specie di professionismo della protesta che si trascina ancora oggi. Il mondo in cui esplose la contestazione era rigidamente diviso in due, e la cortina di ferro non era una realtà da cui si sarebbe potuti evadere facilmente. Per trovare cosa, poi? Il libretto rosso di Mao?


venerdì 27 aprile 2018

La Scomparsa della Sinistra in Europa

Sembra un titolo provocatorio, un libro scritto in fretta e furia per fare inferocire i "piddini," umiliati, sconfitti e scornati nelle recenti elezioni politiche. Non è così. La Scomparsa della Sinistra in Europa, scritto da Aldo Barba e Massimo Pivetti per la casa editrice Imprimatur, è un libro del 2016 in cui si propongono riflessioni di ampio respiro, che abbracciano un periodo di tempo molto ampio (principalmente però gli anni del dopoguerra). Pivetti per la cronaca è un economista di sinistra, molto di sinistra, non nuovo a tesi provocatorie; Barba, più giovane, è un docente dell'università di Napoli.

Questo libro mi ha colpito perché percorre una traiettoria che, in buona parte, mi ricorda le riflessioni che io stesso ho fatto in questi anni in cui mi sono chiesto cosa accidente facessero i politici del mio voto. Adesso mi trovo spesso a non votare neanche, e comunque non credo che andrei a sinistra se si votasse di nuovo oggi, ma per oltre 10 anni ho seguito le varie incarnazioni del Partito Democratico, Ulivo, Quercia, Gioiosa Macchina da Guerra eccetera. E mi è sembrato (certamente non solo a me) che la sinistra abbia rinunciato a fare il suo mestiere e che si arrabatti da tempo in un fumoso inseguimento di tutte le spinte libertarie dove le cause sono tutte buone purché non si parli di problemi concreti della gente comune. Perché quando si parla delle "cose serie," dal punto di vista della linea politica ed economica la sinistra finisce spesso per scimmiottare la destra.

martedì 17 aprile 2018

Guardando Thor con un rammarico

Cominciavo ad averne le tasche piene dei supereroi Marvel quando anni fa diedi l'annuncio che non ce l'avrei fatta proprio a vedere Thor: The Dark World al cinema. Prima di allora mi ero messo d'impegno, la maggior parte di questi film cercavo di vederli... e se era il caso di vederli, allora era opportuno farlo al cinema, davanti al grande schermo.

Be', ad un certo punto, come dicevo, non ce l'ho fatta più, ho dato forfait. Ma la Marvel l'ho tradita solo in parte: nei vari servizi di streaming i film tornano disponibili, gratis o a pochi euro, ed è quello il momento migliore per vederseli, quando si ha qualche minuto libero da passare con leggerezza, senza imporsi lo sbattimento (e la spesa economica) di rantolare fino a un cinema multisala, per essere magari circondati da deficienti che sghignazzano sul film. Perché anche Thor merita un pubblico che sappia godersi lo spettacolo in silenzio.

Con le serie TV (Jessica Jones, Luke Cage e via discorrendo) il tradimento è stato invece totale perché non ne ho giudicata nemmeno una meritevole di essere seguita fino in fondo. Ma i vari film The Avengers: Civil War, Thor: the Dark World e Thor: Ragnarok alla fine li ho visti, nei ritagli di tempo.
A volte c'è voluto un po' di impegno (Civili War ho dovuto diluirlo in due giorni...) ma non posso dire che siano pellicole che non si facciano guardare per niente.



lunedì 9 aprile 2018

Il Signore degli Anelli: La Serie in arrivo?


Cinque stagioni, e una spesa colossale. A quanto pare stanno facendo sul serio: Amazon ha acquisito i diritti per creare le serie televisive ispirate all'opera di J.R.R. Tolkien, a quello che leggo in giro si tratterebbe non soltanto del Signore degli Anelli, ma anche de Lo Hobbit, e in generale del mondo della Terra di Mezzo.

Ci sarà da stiracchiare i contenuti? Non credo... dal principale libro si sono tratti tre film molto lunghi, dove parecchi dettagli si sono dovuti escludere, dei personaggi sono stati tolti o trattati in maniera estremamente sbrigativa, ecc... Considerando il fatto che esiste tutto un mondo (letteralmente) di eventi accennati ma narrati nel mondo di Tolkien in maniera molto rapida, e che eventualmente possono essere sviluppati in una sceneggiatura di ampissimo respiro, volendo la possibilità di allungare il brodo è quasi illimitata. Già ce lo ha dimostrato Peter Jackson, che ha diretto tutti i film, cavando fuori tre lunghe e noiosissime pellicole da un'opera breve come Lo Hobbit. Da quanto ho potuto leggere comunque la narrazione di Amazon, almeno inizialmente, partirà da trame che precedono i fatti raccontati nel primo libro del Signore degli Anelli, ovvero La Compagnia dell'Anello.

martedì 3 aprile 2018

Mini Metro

Il titolo di questo gioco è, penso casualmente, uguale a quello della linea automatica della mia città natale: Mini Metro. Non so se sia adatto a tutti. Avete fantasticato davanti a una cartina, di una località nota o sconosciuta, su come organizzereste il trasporto pubblico? Siete in fissa con le linee di tram e autobus della vostra città? Vi immaginate i percorsi che dovrebbe seguire la prossima linea della metropolitana per farvi contenti?


Se queste domande risuonano con qualche vostra passione dovreste provare Mini Metro, che è in vendita per una cifra minima su Steam.

lunedì 26 marzo 2018

Microscope

In tempi recenti ho condotto qualche piccola diatriba sui giochi che potrebbero/dovrebbero portare aria nuova al, o sostituire addirittura, il Gioco di Ruolo.
Nel presente periodo non gioco, anzi non gioco da un pezzo, ma ho deciso di fare una piccola sperimentazione con Microscope (autore: Ben Robbins), un gioco che "comprende elementi" di Gioco di Ruolo.

Questo Microscope è uno strumento che serve a fare del worldbuilding, ovvero costruire delle ambientazioni, raccontando storie e possibilmente divertendosi. È un "sostituto" più agile e divertente o efficace del Gioco di Ruolo? Su questo punto arriveremo alla fine.

Microscope offre ai giocatori la possibilità di dare un contributo, alternandosi, raccontando un'ambientazione che è anche una storia, seguendo certe regole. Potrebbe forse essere usato anche in solitario, per quanto io mi trovi meglio a metter giù semplicemente le mie elucubrazioni su carta scrivendo schemi o brevi frasi fino a che la creazione prenda forma. Ovviamente è più utile giocarlo con un gruppo non grandissimo di persone, diciamo tre o quattro: la varietà e la freschezza del prodotto finale nasce dai differenti punti di vista, che i giocatori sono invitati a non annacquare con discussioni troppo approfondite prima della sessione.

Ci sono, allo stesso tempo, delle regole per gestire il contrasto creativo quando nascono seri dissidi. Si può cercare di intervenire e, chiamando il consenso generale, modificare o annullare fatti che un altro giocatore sta creando; non entro nel dettaglio, mi limito a dire che sono buone regole per smussare i contrasti senza negarli, anche se con un serio dissidio non ci sarebbe regola che tenga; però questo lo dico solo per esperienza generale, perché la mia serata con Microscope è stata amichevole, all'insegna del gioco e della birra.

lunedì 19 marzo 2018

Annihilation

L'ultimo grido di Netflix si chiama Annihilation, ovvero annientamento, nella nostra lingua. È un film di fantascienza con sfumature horror diretto da Alex Garland, che ha diretto Ex Machina e tra le altre cose è stato lo sceneggiatore di 28 Giorni Dopo, e ispirato al libro omonimo di Jeff VanderMeer, uscito nel 2014. L'aspetto più intrigante del film (che in effetti era uscito nelle sale prima che su Netflix, ma senza enorme successo) è il susseguirsi di trovate insolite e spiazzanti (pur non essendo necessariamente un fenomeno di originalità) accoppiate con un insolito uso di effetti speciali e immagini.


Siamo alle prese con un mistero da risolvere: la biologa (ed ex soldato) Lena (attrice: Natalie Portman) partecipa a una spedizione guidata dalla dottoressa Ventress (Jennifer Jason Leigh) verso un luogo nella costa meridionale degli Stati Uniti dove si è manifestata una "anomalia," finora confinata a una zona paludosa e semideserta, ma che si sta allargando lentamente e prima o poi arriverà a toccare luoghi densamente abitati. La faccenda dura da qualche anno: un "luccichìo" vicino ad un faro, con la successiva morte delle persone andate a investigarlo, è stato l'inizio. Adesso la zona è larga diversi chilometri, accompagnata da quello strano effetto visivo osservato dai primi testimoni, e nessuno vive all'interno, le poche case sono abbandonate, i segnali radio non passano, i droni non funzionano, i soldati inviati in ricognizione generalmente non ritornano.


giovedì 15 marzo 2018

Black Mirror, quarta stagione


La quarta stagione di Black Mirror è iniziata con l'episodio più ambizioso e più divertente, USS Callister, personalmente però ho sentito molto meno parlare degli altri. In effetti, a mio parere, il primo è stato di gran lunga il migliore, mentre alcuni dei successivi non sono stati all'altezza, e nel complesso sono un po' deluso... mi chiedo se la serie nel suo insieme sia ancora così efficace nel perseguire il proprio scopo, ovvero giocare con le nostre inquietudini per il futuro, darne delle visioni talvolta provocatorie, talvolta terrificanti, a volte anche comiche ma sempre con dei significati che danno da pensare.

giovedì 8 marzo 2018

Il Re Giallo


Orrore sovrannaturale e mistero, un po' alla Edgar Allan Poe e un po' alla Lovecraft, quello che ci porta Robert W. Chambers con il suo libro Il Re Giallo, in effetti una raccolta di racconti.

Chambers è un autore vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, morto nel 1933 dopo una lunga carriera letteraria. Il Re Giallo (che in inglese sarebbe piuttosto equivalente a "Il Re in Giallo") è stato pubblicato nel 1895.

L'autore era sicuramente conosciuto dal "quasi contemporaneo" H.P. Lovecraft (che del resto ha commentato la sua opera ed inserito riferimenti in un proprio racconto) ed è fra le sue influenze fondamentali. Senza dibattere su elementi secondari, mi limito a dire che ci sono due elementi ricorrenti nell'horror di Chambers che non si può evitare di notare ripetuti, e molto amplificati, nel lavoro dello scrittore di Providence: la presenza di un potere sovrannaturale misterioso, terrificante e malevolo, e riferimenti a località lontane, immaginarie, appena accennate, ovvero la città di Carcosa, il lago di Hali e altre ancora: posti da incubo, non orribili ma sottilmente inquietanti, appena intravisti ma certamente presagio di sventura e di morte.

Potrei anche aggiungere che Il Re Giallo, testo teatrale maledetto che ritorna nei racconti di Chambers come elemento della sua "mitologia negativa," nonché titolo dell'intera raccolta, è un testo misterioso e maledetto né più né meno del Necronomicon di Lovecraft.

mercoledì 28 febbraio 2018

Elezioni!

L'ultima volta è stato nel 2013, sembra una vita fa, e nel frattempo ci sono stati una quantità di valzer, giravolte, sorprese di ogni tipo. Sorprese? Fino a un certo punto.

Nel 2013 scrivevo che le elezioni non erano così importanti perché tanto le decisioni che si sarebbero prese sarebbero state al di là del controllo dei nostri politicanti. Penso che, all'epoca, avessi ragione, e credo che sia così anche adesso. Le elezioni italiane ci mostrano un teatrino che è, per usare un termine mediatico, più che altro "arma di distrazione di massa," perché le decisioni in massima parte devono armonizzarsi a diktat provenienti da fuori o, nel migliore dei casi, a situazioni in cui il nostro paese è coinvolto e non se ne può facilmente liberare (ad esempio appartenere all'Euro...). Per prendere decisioni vere ci vorrebbero persone autorevoli nella politica, dei grandi statisti disposti a imprese molto difficili, ma che branco di buffoni abbiamo adesso?



Così anche nelle forze più anti-sistema c'è chi va a dire che non è più tanto sicuro che si debba uscire dall'Euro o dall'Unione Europea, o a fare dichiarazioni anti-immigrazione che potrebbero trasformarsi in atto solo tramite grandissimi strappi con l'UE, e così via.