lunedì 16 luglio 2018

Fires on the Plain

Ammetto che non saprei nulla di questo film se non lo avessi visto per caso su Youtube, coi sottotitoli in inglese. Pensavo fosse un film amatoriale realizzato con pochi mezzi e pertanto messo in rete "gratis," in verità mi sono reso conto che c'era una certa ricchezza di mezzi produttivi e professionalità, e del resto il video è stato rimosso, perciò la mia è stata presumibilmente una visione pirata. Fires on the Plain, diretto dal giapponese Shin'ya Tsukamoto, è un potente film antimilitarista. Nello scenario della Seconda Guerra Mondiale, e più precisamente l'offensiva degli Stati Uniti per riconquistare le Filippine, vediamo l'odissea del soldato  giapponese nella cornice di una catastrofica sconfitta.

lunedì 9 luglio 2018

Gundam - The Origin I - Blue Eyed Casval

Le serie di anime che sono state create in Giappone dopo il successo del primo Mobile Suite Gundam sono un'infinità, e nemmeno tutte congruenti fra loro per fatti trattati e inserimento nell'ambientazione. La serie "The Origin," che è stata anche un manga, fumetto disegnato da due dei creatori della serie originale (Yasuhiko e Okawara), riprende fedelmente la storia e la espande in un lungo e dettagliato preambolo.

Ci sono i personaggi già conosciuti e qualcuno mai visto prima, ma i fatti principali, per quanto fossero stati accennati in maniera molto schematica, li conosciamo già dalla serie che uscì nel lontano 1979. Comunque ho ugualmente trovato Gundam - The Origin I - Blue Eyed Casval uno spettacolo interessante.

Il materiale che accompagna il DVD è insolitamente abbondante (due libretti, uno sul disegno dei personaggi e dei mezzi tecnici, e uno sul confronto tra questo anime e gli schizzi disegnati da Yoshikazu Yasuhiko per il manga) ma non ci sono contenuti supplementari oltre ai trailer. Ci sono battaglie tra robot giganti o astronavi nel primo episodio? La risposta è no... o meglio, una l'abbiamo: è tutta in computer grafica (difficile da seguire, per me, anche se sono immagini notevoli) e rappresenta uno dei trionfi leggendari dell'asso di Zeon, Char.

giovedì 5 luglio 2018

Parliamo ancora di libertà della rete.

Dal 3 luglio la pagina italiana di Wikipedia è bloccata per protesta contro una decisione che verrà presa, in un senso o nell'altro, dal parlamento europeo oggi 5 luglio 2018 (mentre scrivo queste parole  per inciso non si vede un'iniziativa equivalente sulla pagina in lingua francese o tedesca, né sulla pagina principale inglese).

Cosa succede con questo voto, e perché qualcuno protesta?

L'iniziativa proposta con l'art. 13 della Direttiva sul Copyright avrebbe uno scopo in teoria lodevole ma in verità potenzialmente catastrofico. Non è la prima volta che dall'UE arrivano provvedimenti che infastidiscono gli internauti senza risolvere alcun problema, basti ricordare tutte le volte che dobbiamo cliccare sull'accettazione dei cookies o sulla dichiarazione di aver letto una certa informativa prima di poter accedere a un sito. Per essere sincero, fino ad ora l'Unione Europea, che per altri aspetti sento sempre più ostile, è l'unico vero difensore di una certa "democrazia della rete," da sempre minacciata dall'aggressività delle piattaforme commerciali. E la difesa dei diritti d'autore in teoria è una buona cosa. Ma dipende da come viene fatta.

Secondo l'articolo 13 gli editori potranno chiedere il pagamento per chi condivide un contenuto, ad esempio una notizia, o una foto, anche solo con un link. Per esempio una cosa che faccio spesso, proporre di leggere un articolo di giornali e riviste online, potrebbe essere vista come un tentativo di lucrare sul lavoro altrui, anche se quelle notizie sono lì gratis e se non ne sto approfittando per spacciarle per mie, ma le uso come spunto per spremermi le meningi e farci sopra un ulteriore ragionamento con i miei quattro o cinque lettori.

E, badate bene, questo è un terreno difficile, controverso. Io quando mi sono visto "valorizzare" da un aggregatore di notizie e contenuti non l'ho presa molto bene. Ma spesso prendo dalla rete delle foto come "commento" ai miei articoli, anche se di solito si tratta solo delle copertine di libri, fotogrammi di film, ecc... e d'altra parte non mi piace se qualcuno prende senza chiedere le mie foto. Ma, e qui secondo me sta il discrimine, non saccheggio i contenuti altrui, ne creo di miei.

Non c'è una verità assoluta e sicuramente un po' tutti noi siamo, almeno un pochino, leggeri nell'usare contenuti altrui e invece molto gelosi quando altri sfruttano qualcosa di nostro.

Con la nuova legge cambierà molto: il rischio è di favorire i pesci grossi e, tanto per cambiare, eliminare quelli piccoli. Se portata alle estreme conseguenze potrebbe fortemente modificare internet come la vediamo oggi. E siccome i filtri che prenderanno decisioni (come al solito anonime, inappellabili, glaciali) saranno automatici, rischiamo che continuino a passare le cose più atroci ma vengano bloccati gli usi più innocenti. Per inciso, i "cattivi americani" hanno una legge sul "fair use" dei contenuti soggetti a copyright (uso senza malizia e senza creare danno) che è molto meglio di quanto vogliono ora propinarci dal parlamento europeo.

Spero che non passi.

lunedì 2 luglio 2018

Le Grand Mort 1 - Larmes d'abeille

L'amore per la "bande dessinée" francese mi porta spesso a letture poco confortevoli perché molto materiale non è tradotto nella nostra lingua e spesso nemmeno in inglese... non è un problema, perché la lingua dei transalpini la mastico (quasi) bene, ma ho sempre il dubbio su quanti mi possano seguire quando parlo di certi fumetti.


Nel caso di Le Gran Mort, creatura proveniente dal genio di Régis Loisel, so che qualcosa è anche uscito in Italiano (casa editrice Cosmo) ma non so se le traduzioni siano rimaste al passo: ed è un passo abbastanza veloce perché sono usciti sette volumi di questa serie (il nostro Loisel comunque non ha fatto tutto da solo: è stato coadiuvato  da Mallié, Djian e Lapierre).

martedì 26 giugno 2018

L'evoluzione tecnologica nel fantasy

Mi collego per questo post al blog di Germano Greco, Book and Negative, per qualche riflessione su un post al quale volevo replicare, ma la replica era... troppo lunga, quindi ho deciso di fare un intervento mio.

Innanzi tutto, il post è interessante perché si parla di un tema a me sempre caro: costruire un'ambientazione (il worldbuilding): gli elementi da tenere in considerazione sono molteplici, dalla geografia alla cultura di una società. A dire il vero nel fantasy abbiamo avuto autori molto concentrati sull'ambientazione, ma altri che se ne sono bellamente fregati di questi aspetti, e altri ancora che li hanno trattati in maniera distratta, senza per forza creare delle incongruenze che saltino all'occhio ma trascurando parecchi elementi.

Un esempio di questo terzo atteggiamento lo conoscono tutti: il Signore degli Anelli, dove le attività agricole ed economiche in generale sono accennate solo vagamente, come un aspetto scontato, su cui non val la pena di soffermarsi troppo. Con l'eccezione della Contea degli Hobbit, che è il luogo degli umili e laboriosi "eroi buoni" della storia.

martedì 19 giugno 2018

Il Gruppo Bilderberg!

Quest'anno il meeting del Gruppo Bilderberg si è tenuto a Torino, e abbiamo avuto di contorno la notiziona che una giornalista si è infiltrata in incognito, fingendo di essere una cameriera. Benissimo, ma facendo la cameriera cosa ha scoperto? Come potete leggere dai resoconti, non ha scoperto un accidente di niente: tanto rumore per nulla.

Ma cos'è il gruppo Bilderberg e cosa vuole?


martedì 12 giugno 2018

The Last Witch Hunter

Ho avuto il dispiacere di vedere The Last Witch Hunter, una disavventura che era difficile da evitare visto che di film fantasy in questo periodo non ne circolano moltissimi, e quelli che circolano di solito sono brutti o improponibili fin dalla tematica. Questa pellicola, diretta da Breck Eisner (che non avevo mai sentito, ma che a quanto pare ha una discreta carriera alle spalle) non parte in fin dei conti nemmeno male, come storia e scenografie, e stavo perfino per perdonare la presenza di un protagonista come Vin Diesel, che sopporto assai poco.

Il nostro eroe è un cacciatore di streghe che tiene a bada queste cattive ragazzacce da centinaia di anni, impedendo che commettano malefatte terrificanti. Una strega più cattiva delle altre (La Regina delle Streghe, ovviamente, attrice Julie Engelbrecht) lo ha condannato a vivere in eterno, e lui dopo averla eliminata porta avanti il proprio dovere di custode accompagnato negli interminabili anni da un "Dolan:" non nome di persona ma carica ecclesiastica, diciamo. Il Dolan è un religioso che s'incarica di aiutarlo.

Questo l'antefatto. Nella nostra storia il Dolan n. 36 (interpretato da Michael Caine, grande vecchia gloria) va in pensione e si fa sostituire dal Dolan n. 37, un giovanotto di belle speranze: l'attore è nientemeno che Elijah Wood, il Frodo dei film tolkieniani di Peter Jackson. La nuova accoppiata dovrà affrontare il complotto portato avanti da un misterioso personaggio, con l'aiuto di una strega "buona" (Chloe, ovvero Rosie Leslie) che si mette dalla parte dei nostri eroi.

sabato 9 giugno 2018

Vendo strapacco di libri

Causa inagibilità della casa per troppi libri presenti, vendo a prezzo eccezionale un pacco dei medesimi. Unico problema: la vendita è come lotto unico, non si può scegliere. Altro problema: quasi tutti sono in inglese.
Tutti i libri sono in buone condizioni o quanto meno leggibili. La maggior parte è stata recensita sul blog, quindi potrete anche sapere se mi erano piaciuti o meno.


Ma passiamo ai titoli.

Quelli in inglese:
The Age of Zeus - James Lovegrove
Warbreaker - Brandon Sanderson
Perdido Street Station - China Miéville
The Windup Girl - Paolo Bacigalupi
A Quest for Simbilis - Michael Shea
The Castle of the Dark - Tanith Lee
The Alchemy of Stone - Ekaterina Sedia
The Graveyard Book - Neil Gaiman
The Night Circus - Erin Morgenstern

In italiano:
Ash - Mary Gentle
La Mano Sinistra delle Tenebre - Ursula LeGuin

Il costo per l'intero lotto, comprensivo di spese postali, è di 29 euro (tramite paypal o bonifico bancario). Qui in giro c'è il mio indirizzo email per contattarmi (va bene anche un messaggio via facebook).



martedì 5 giugno 2018

Professor Marston and the Wonder Women

Ho visto con molta curiosità questo film, anche se c'è voluto un pezzo per riuscire ad avere la possibilità. Ne avevo avuto menzione per la prima volta dal blog di Aislinn; il titolo è Professor Marston and the Wonder Women (anno: 2017). Si tratta della storia (romanzata) di William Moulton Marston, il creatore di Wonder Woman, personaggio dei fumetti che ha avuto molte vite e differenti versioni nel tempo. Wonder Woman prima di diventare una femminista all'ultimo grido (penso alla versione interpretata da Gal Gadot) era stata un concetto ben strano sotto alcuni aspetti, ma ciò non le aveva impedito di avere successo.

[Attenzione Spoiler!]
Il film, che è una versione drammatizzata della vita di Marston, non va preso eccessivamente sul serio riguardo ai fatti raccontati. E in effetti, nemmeno lo si può considerare, per certi aspetti, una descrizione accurata di quelli che sono stati i rapporti fra Marston e le donne della sua vita, e quelli tra le due donne in questione. Però sotto altri aspetti non mi ha deluso. Scritto e diretto da Angela Robinson, può vantare belle riprese e, sebbene il budget sia stato a livelli da film italiano o poco meglio, un cast valido e scelto bene. Luke Evans, attore gallese che ha avuto l'occasione di recitare nei film tolkieniani di Peter Jackson, qui lo troviamo nella parte del protagonista maschile (Marston). Una bella, elegante e bravissima Rebecca Hall (vista in The Prestige, Trascendence, Iron Man 3, ecc...) interpreta Elizabeth Holloway, la "prima moglie" di Marston. Bella Heathcote (The Neon Demon, The Man in the High Castle) interpreta la bella, innocente e un po' impacciata studentessa Olive Byrne, discendente di insigni femministe, che diventerà parte del "menage à trois," o rapporto poliamoroso come si dice oggi, con la coppia Marston-Elizabeth.

giovedì 31 maggio 2018

Atlantide e i Mondi Perduti

Questa raccolta dei lavori di Clark Ashton Smith l'avevo nel mirino già da un po'.  Conoscevo la sua più famosa creazione fantasy (e dieci anni fa ne avevo parlato su questo blog) ma mi mancava un po' tutto il resto di quanto questo gigante dimenticato aveva scritto e pubblicato sulle riviste "pulp" dell'anteguerra. Un po' si è trattato di pigrizia, un po' è stato un tentativo troppo azzardato di leggere quei racconti in inglese. La prosa di Smith è piuttosto complessa, barocca, e non sempre facilmente digeribile, anche per via delle frequenti scelte di termini desueti o molti ricercati.

Con Atlantide e i Mondi Perduti, Mondadori ha curato un volume che raccoglie tutti questi racconti, in nuove traduzioni. Questo libro, che si presenta con una bizzarra copertina verde scuro e i bordi delle pagine neri, ha un aspetto ben strano, ma in linea con le storie nere di negromanzia, scheletri e grimori dell'autore. Vi sono talvolta diverse versioni del testo, dove possibile, nonché le storie dei travagli editoriali di ogni racconto (spesso respinti, alterati su richiesta degli editori e così via), oltre alle mappe dei mondi immaginari di Clark Ashton Smith e alle foto di alcune delle sue sculture (altra attività artistica del nostro autore). L'introduzione (di Giuseppe Lippi) all'opera di Smith è un altro punto d'interesse del libro. Avrei voluto forse che la storia della sua vita, che compare in brevi spizzichi, come se fosse data per scontata, avesse più spazio.

Questo anche perché la biografia di Smith ci mostra le forti difficoltà che ha dovuto affrontare, in una esistenza piuttosto difficoltosa dove l'arte non lo ha certo ripagato bene dal punto di vista economico.
Avevo avuto occasione di scrivere una breve biografia di Smith io stesso, sulla rivista Effemme, uno spin-off cartaceo di Fantasy Magazine, cui collaboravo. Se è ancora disponibile, si tratta del numero uno, uscito nel 2010.

lunedì 21 maggio 2018

Il Giappone

Quest'anno per le mie vacanze ho fatto le cose in anticipo, e in grande stile: ben due settimane, in un posto assai lontano, e per una volta tanto con altre persone. Chissà quanti fanatici del Giappone mi invidiano. Devo dire che non avevo (prima di partire) una fissa per il Sol Levante, pur essendo comunque interessato e curioso abbastanza da affrontare il viaggio. Piacevole? Molto. Mentre in passato m'è capitato, anche nel corso di vacanze interessanti, di sbuffare fra me e desiderare di essere di nuovo al mio solito tran tran, in questa occasione non ho sentito stanchezza e mi sarei sentito pronto a vedere sempre qualcosa di nuovo giorno dopo giorno.


Sarà perché in Giappone tutto è ben organizzato e comodo, salvo una certa tendenza alla burocrazia. Sbattimenti orrendi per prendere una corriera fatiscente o un treno? Assolutamente no, anche se in certi orari la metropolitana di Tokyo può essere molto affollata. I mezzi sono in orario, l'aria condizionata onnipresente, anche troppo. C'è sempre un ascensore o una scala mobile a risparmiarti la faticaccia della salita delle scale con valigie e zaini. Solo i percorsi dei santuari, con certe maledette arrampicate in pendenza lungo sentieri angusti, sono una prova per il fisico.

Tutti i servizi sono sempre a portata di mano, per la presenza continua di negozi, locali e ristoranti (o quantomeno distributori automatici di bibite); i bagni pubblici, miracolosamente puliti e quasi sempre ben tenuti, sono gratuiti e molto diffusi. L'unica cosa che scarseggia sono i cestini per buttare la spazzatura (mistero!).

La gente è generalmente molto ben disposta e pronta a dare una mano. Perciò, nonostante le fermate di interscambio della metropolitana e dei treni locali siano labirinti micidiali, nonostante la gente che parli inglese non sia onnipresente come uno si aspetterebbe (nemmeno fra il personale degli alberghi!), nonostante a Tokyo NON CI SIANO I NOMI DELLE VIE, ce la si può cavare benissimo, tanto più che siamo nell'epoca di google maps. Quanto alla storia dei nomi delle vie, esiste un intelligentissimo sistema di numerare i rioni e gli isolati, ma non ve lo posso illustrare perché m'è rimasto impervio.

martedì 15 maggio 2018

Justice League, una mitragliata sulla Croce Rossa


Non avevo intenzione di vedere Justice League. Anche in questo caso, galeotto fu l'aereo, che mi ha offerto questo film come uno dei pochi strumenti per combattere molte ore di noia. Comunque ero già prevenuto. I film riguardo agli eroi della DC Comics ho imparato ad evitarli come la peste: ultimamente non ce n'è uno che mi piaccia, mentre la Marvel almeno sa (quasi) sempre divertire anche se poi lascia piuttosto poco.

In questo film abbiamo in azione un grosso team di supereroi: iniziamo da Wonder Woman (Gal Gadot), poi Aquaman (bisteccone Jason Momoa), Batman (Ben Affleck), Superman (Henry Cavill). Un bel cast, un grosso budget, per la direzione di Zack Snyder, che ha fatto l'ultimo film buono (o decente?) con Watchmen nel 2009.

Be', Justice League fa schifo. Cosa è andato storto? Direi innanzitutto il cattivo, l'alieno Steppenwolf, uno che vuol distruggere l'umanità per il gusto di farlo. Uno dei personaggi più monodimensionali e scemi di tutti i tempi. Poi la struttura della trama con gli obiettivi da raggiungere per il cattivo, ovvero la necessità di prendere tre scatole che messe insieme gli permetterebbero di manipolare forze magiche ingenti. Sì, proprio così, tre scatole. Ok, in effetti 'ste scatole hanno dei grandissimi poteri, ma la costernazione c'è tutta, e rimane per tutto il film...

Poi la scena ridicola della resurrezione di Superman che ringrazia gli amici prendendoli a botte e andandosene in meditabondo isolamento mentre l'umanità sta per essere sterminata.

martedì 8 maggio 2018

La Forma dell'Acqua


Parliamo di un film che non ho visto al cinema ma avrei recuperato comunque prima o poi: è stato prima del previsto in quanto me lo sono ritrovato "gratis" nell'intrattenimento offerto durante un viaggio in aereo. Pertanto non l'ho visto in condizioni ottimali, ma ho potuto comunque goderlo .

Ero molto scettico riguardo a La Forma dell'Acqua, perché sono generalmente diffidente riguardo ai film che vincono gli Oscar, scetticismo che mi è stato confermato di recente da Revenant (ci sarebbero state molte ottime occasioni per dare un oscar a Di Caprio, nel film fatto apposta per farglielo prendere non mi pare ci fosse niente da premiare, ma io sono un umile spettatore).

[Attenzione: si anticipa la trama del film!]
La storia della Forma dell'Acqua è una favoletta di una tale banalità che mi ha lasciato perplesso, come pure la modestia degli effetti speciali, sono cose che dal regista Guillermo Del Toro non mi aspettavo. Per quanto riguarda gli effetti, non sempre il nostro eroe ha avuto a disposizione grossi budget, ma è riuscito a farli sembrare più di quanto fossero. Qui forse ha fatto l'operazione retro di imitare i film col mostriciattolo anni '50 perfino negli effetti speciali debolissimi... Ma passiamo alla trama, dunque. Si tratta delle improbabili avventure di una donna delle pulizie, Elisa Esposito (Sally Hawkins), muta e solitaria salvo l'amicizia di una collega e di un vicino di casa (poi vedremo), che prende le parti di una creatura acquatica catturata e tenuta prigioniera in laboratorio, sotto la supervisione di alcuni scienziati, di cui uno in realtà è una spia russa, e di un brutale addetto alla sicurezza, Strickland (Michael Shannon).

mercoledì 2 maggio 2018

Il Sessantotto

Quest'anno abbiamo un anniversario interessante. Sono passati 50 anni, infatti, dal "rivoluzionario" 1968, quando si scatenò la protesta studentesca, proseguendo e accelerando un periodo di rivolgimenti di ampia portata. Era un'epoca enormemente diversa dalla nostra, anche se sono trascorsi "solo" 50 anni. Di quel periodo ho sentito spesso parlare male, ma un evento storico (perché questo è) non può essere giudicato semplicemente come "buono" o "cattivo" o valutato come se fosse un vestito o una canzone, "mi piace" oppure no.


Cos'è stato il Sessantotto? Un'illusione rivoluzionaria autentica? Un cambiamento sociale ed economico? Un evento storico di un genere mai visto prima? Per quanto riguarda le velleità rivoluzionarie di tipo marxista, in realtà non hanno avuto nessuna possibilità di riuscire, anche se la contestazione violenta diede origine a un clima di scontro per molto tempo, al terrorismo, a una specie di professionismo della protesta che si trascina ancora oggi. Il mondo in cui esplose la contestazione era rigidamente diviso in due, e la cortina di ferro non era una realtà da cui si sarebbe potuti evadere facilmente. Per trovare cosa, poi? Il libretto rosso di Mao?


venerdì 27 aprile 2018

La Scomparsa della Sinistra in Europa

Sembra un titolo provocatorio, un libro scritto in fretta e furia per fare inferocire i "piddini," umiliati, sconfitti e scornati nelle recenti elezioni politiche. Non è così. La Scomparsa della Sinistra in Europa, scritto da Aldo Barba e Massimo Pivetti per la casa editrice Imprimatur, è un libro del 2016 in cui si propongono riflessioni di ampio respiro, che abbracciano un periodo di tempo molto ampio (principalmente però gli anni del dopoguerra). Pivetti per la cronaca è un economista di sinistra, molto di sinistra, non nuovo a tesi provocatorie; Barba, più giovane, è un docente dell'università di Napoli.

Questo libro mi ha colpito perché percorre una traiettoria che, in buona parte, mi ricorda le riflessioni che io stesso ho fatto in questi anni in cui mi sono chiesto cosa accidente facessero i politici del mio voto. Adesso mi trovo spesso a non votare neanche, e comunque non credo che andrei a sinistra se si votasse di nuovo oggi, ma per oltre 10 anni ho seguito le varie incarnazioni del Partito Democratico, Ulivo, Quercia, Gioiosa Macchina da Guerra eccetera. E mi è sembrato (certamente non solo a me) che la sinistra abbia rinunciato a fare il suo mestiere e che si arrabatti da tempo in un fumoso inseguimento di tutte le spinte libertarie dove le cause sono tutte buone purché non si parli di problemi concreti della gente comune. Perché quando si parla delle "cose serie," dal punto di vista della linea politica ed economica la sinistra finisce spesso per scimmiottare la destra.

martedì 17 aprile 2018

Guardando Thor con un rammarico

Cominciavo ad averne le tasche piene dei supereroi Marvel quando anni fa diedi l'annuncio che non ce l'avrei fatta proprio a vedere Thor: The Dark World al cinema. Prima di allora mi ero messo d'impegno, la maggior parte di questi film cercavo di vederli... e se era il caso di vederli, allora era opportuno farlo al cinema, davanti al grande schermo.

Be', ad un certo punto, come dicevo, non ce l'ho fatta più, ho dato forfait. Ma la Marvel l'ho tradita solo in parte: nei vari servizi di streaming i film tornano disponibili, gratis o a pochi euro, ed è quello il momento migliore per vederseli, quando si ha qualche minuto libero da passare con leggerezza, senza imporsi lo sbattimento (e la spesa economica) di rantolare fino a un cinema multisala, per essere magari circondati da deficienti che sghignazzano sul film. Perché anche Thor merita un pubblico che sappia godersi lo spettacolo in silenzio.

Con le serie TV (Jessica Jones, Luke Cage e via discorrendo) il tradimento è stato invece totale perché non ne ho giudicata nemmeno una meritevole di essere seguita fino in fondo. Ma i vari film The Avengers: Civil War, Thor: the Dark World e Thor: Ragnarok alla fine li ho visti, nei ritagli di tempo.
A volte c'è voluto un po' di impegno (Civili War ho dovuto diluirlo in due giorni...) ma non posso dire che siano pellicole che non si facciano guardare per niente.



lunedì 9 aprile 2018

Il Signore degli Anelli: La Serie in arrivo?


Cinque stagioni, e una spesa colossale. A quanto pare stanno facendo sul serio: Amazon ha acquisito i diritti per creare le serie televisive ispirate all'opera di J.R.R. Tolkien, a quello che leggo in giro si tratterebbe non soltanto del Signore degli Anelli, ma anche de Lo Hobbit, e in generale del mondo della Terra di Mezzo.

Ci sarà da stiracchiare i contenuti? Non credo... dal principale libro si sono tratti tre film molto lunghi, dove parecchi dettagli si sono dovuti escludere, dei personaggi sono stati tolti o trattati in maniera estremamente sbrigativa, ecc... Considerando il fatto che esiste tutto un mondo (letteralmente) di eventi accennati ma narrati nel mondo di Tolkien in maniera molto rapida, e che eventualmente possono essere sviluppati in una sceneggiatura di ampissimo respiro, volendo la possibilità di allungare il brodo è quasi illimitata. Già ce lo ha dimostrato Peter Jackson, che ha diretto tutti i film, cavando fuori tre lunghe e noiosissime pellicole da un'opera breve come Lo Hobbit. Da quanto ho potuto leggere comunque la narrazione di Amazon, almeno inizialmente, partirà da trame che precedono i fatti raccontati nel primo libro del Signore degli Anelli, ovvero La Compagnia dell'Anello.

martedì 3 aprile 2018

Mini Metro

Il titolo di questo gioco è, penso casualmente, uguale a quello della linea automatica della mia città natale: Mini Metro. Non so se sia adatto a tutti. Avete fantasticato davanti a una cartina, di una località nota o sconosciuta, su come organizzereste il trasporto pubblico? Siete in fissa con le linee di tram e autobus della vostra città? Vi immaginate i percorsi che dovrebbe seguire la prossima linea della metropolitana per farvi contenti?


Se queste domande risuonano con qualche vostra passione dovreste provare Mini Metro, che è in vendita per una cifra minima su Steam.

lunedì 26 marzo 2018

Microscope

In tempi recenti ho condotto qualche piccola diatriba sui giochi che potrebbero/dovrebbero portare aria nuova al, o sostituire addirittura, il Gioco di Ruolo.
Nel presente periodo non gioco, anzi non gioco da un pezzo, ma ho deciso di fare una piccola sperimentazione con Microscope (autore: Ben Robbins), un gioco che "comprende elementi" di Gioco di Ruolo.

Questo Microscope è uno strumento che serve a fare del worldbuilding, ovvero costruire delle ambientazioni, raccontando storie e possibilmente divertendosi. È un "sostituto" più agile e divertente o efficace del Gioco di Ruolo? Su questo punto arriveremo alla fine.

Microscope offre ai giocatori la possibilità di dare un contributo, alternandosi, raccontando un'ambientazione che è anche una storia, seguendo certe regole. Potrebbe forse essere usato anche in solitario, per quanto io mi trovi meglio a metter giù semplicemente le mie elucubrazioni su carta scrivendo schemi o brevi frasi fino a che la creazione prenda forma. Ovviamente è più utile giocarlo con un gruppo non grandissimo di persone, diciamo tre o quattro: la varietà e la freschezza del prodotto finale nasce dai differenti punti di vista, che i giocatori sono invitati a non annacquare con discussioni troppo approfondite prima della sessione.

Ci sono, allo stesso tempo, delle regole per gestire il contrasto creativo quando nascono seri dissidi. Si può cercare di intervenire e, chiamando il consenso generale, modificare o annullare fatti che un altro giocatore sta creando; non entro nel dettaglio, mi limito a dire che sono buone regole per smussare i contrasti senza negarli, anche se con un serio dissidio non ci sarebbe regola che tenga; però questo lo dico solo per esperienza generale, perché la mia serata con Microscope è stata amichevole, all'insegna del gioco e della birra.

lunedì 19 marzo 2018

Annihilation

L'ultimo grido di Netflix si chiama Annihilation, ovvero annientamento, nella nostra lingua. È un film di fantascienza con sfumature horror diretto da Alex Garland, che ha diretto Ex Machina e tra le altre cose è stato lo sceneggiatore di 28 Giorni Dopo, e ispirato al libro omonimo di Jeff VanderMeer, uscito nel 2014. L'aspetto più intrigante del film (che in effetti era uscito nelle sale prima che su Netflix, ma senza enorme successo) è il susseguirsi di trovate insolite e spiazzanti (pur non essendo necessariamente un fenomeno di originalità) accoppiate con un insolito uso di effetti speciali e immagini.


Siamo alle prese con un mistero da risolvere: la biologa (ed ex soldato) Lena (attrice: Natalie Portman) partecipa a una spedizione guidata dalla dottoressa Ventress (Jennifer Jason Leigh) verso un luogo nella costa meridionale degli Stati Uniti dove si è manifestata una "anomalia," finora confinata a una zona paludosa e semideserta, ma che si sta allargando lentamente e prima o poi arriverà a toccare luoghi densamente abitati. La faccenda dura da qualche anno: un "luccichìo" vicino ad un faro, con la successiva morte delle persone andate a investigarlo, è stato l'inizio. Adesso la zona è larga diversi chilometri, accompagnata da quello strano effetto visivo osservato dai primi testimoni, e nessuno vive all'interno, le poche case sono abbandonate, i segnali radio non passano, i droni non funzionano, i soldati inviati in ricognizione generalmente non ritornano.


giovedì 15 marzo 2018

Black Mirror, quarta stagione


La quarta stagione di Black Mirror è iniziata con l'episodio più ambizioso e più divertente, USS Callister, personalmente però ho sentito molto meno parlare degli altri. In effetti, a mio parere, il primo è stato di gran lunga il migliore, mentre alcuni dei successivi non sono stati all'altezza, e nel complesso sono un po' deluso... mi chiedo se la serie nel suo insieme sia ancora così efficace nel perseguire il proprio scopo, ovvero giocare con le nostre inquietudini per il futuro, darne delle visioni talvolta provocatorie, talvolta terrificanti, a volte anche comiche ma sempre con dei significati che danno da pensare.

giovedì 8 marzo 2018

Il Re Giallo


Orrore sovrannaturale e mistero, un po' alla Edgar Allan Poe e un po' alla Lovecraft, quello che ci porta Robert W. Chambers con il suo libro Il Re Giallo, in effetti una raccolta di racconti.

Chambers è un autore vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, morto nel 1933 dopo una lunga carriera letteraria. Il Re Giallo (che in inglese sarebbe piuttosto equivalente a "Il Re in Giallo") è stato pubblicato nel 1895.

L'autore era sicuramente conosciuto dal "quasi contemporaneo" H.P. Lovecraft (che del resto ha commentato la sua opera ed inserito riferimenti in un proprio racconto) ed è fra le sue influenze fondamentali. Senza dibattere su elementi secondari, mi limito a dire che ci sono due elementi ricorrenti nell'horror di Chambers che non si può evitare di notare ripetuti, e molto amplificati, nel lavoro dello scrittore di Providence: la presenza di un potere sovrannaturale misterioso, terrificante e malevolo, e riferimenti a località lontane, immaginarie, appena accennate, ovvero la città di Carcosa, il lago di Hali e altre ancora: posti da incubo, non orribili ma sottilmente inquietanti, appena intravisti ma certamente presagio di sventura e di morte.

Potrei anche aggiungere che Il Re Giallo, testo teatrale maledetto che ritorna nei racconti di Chambers come elemento della sua "mitologia negativa," nonché titolo dell'intera raccolta, è un testo misterioso e maledetto né più né meno del Necronomicon di Lovecraft.

mercoledì 28 febbraio 2018

Elezioni!

L'ultima volta è stato nel 2013, sembra una vita fa, e nel frattempo ci sono stati una quantità di valzer, giravolte, sorprese di ogni tipo. Sorprese? Fino a un certo punto.

Nel 2013 scrivevo che le elezioni non erano così importanti perché tanto le decisioni che si sarebbero prese sarebbero state al di là del controllo dei nostri politicanti. Penso che, all'epoca, avessi ragione, e credo che sia così anche adesso. Le elezioni italiane ci mostrano un teatrino che è, per usare un termine mediatico, più che altro "arma di distrazione di massa," perché le decisioni in massima parte devono armonizzarsi a diktat provenienti da fuori o, nel migliore dei casi, a situazioni in cui il nostro paese è coinvolto e non se ne può facilmente liberare (ad esempio appartenere all'Euro...). Per prendere decisioni vere ci vorrebbero persone autorevoli nella politica, dei grandi statisti disposti a imprese molto difficili, ma che branco di buffoni abbiamo adesso?



Così anche nelle forze più anti-sistema c'è chi va a dire che non è più tanto sicuro che si debba uscire dall'Euro o dall'Unione Europea, o a fare dichiarazioni anti-immigrazione che potrebbero trasformarsi in atto solo tramite grandissimi strappi con l'UE, e così via.


venerdì 23 febbraio 2018

Altered Carbon

Ispirata ai romanzi di Richard Morgan, la serie Altered Carbon ci porta in un mondo cyberpunk con richiami visivi, stilistici e di trama fin troppo evidenti a Blade Runner (e dicono anche a Ghost in the Shell, ma non posso pregiarmi di ricordarne nemmeno un fotogramma anche se qualcosina avevo visto...). La serie, fortemente voluta da Laeta Kalogridis (implicata nella produzione di... be', di "un sacco di roba" di qualità e/o di successo), è a volte disorientante, di sicuro relativamente costosa, di una certa complessità da seguire e certamente benvenuta dalla maggior parte degli appassionati di fantascienza. Quella vera. Anche perché di tematiche come quelle trattate nella serie si parla molto, certo, spesso vengono portate sullo schermo, ma raramente con questa intensità, anche se ovviamente il prezzo da pagare è qualche difficoltà per lo spettatore che si deve fare sempre spiegare tutto.

Sono contento di questa serie, che porta in primo piano una quantità di tematiche che m'interessano.

Il fenomenale Poe

Per prima cosa, la vita degli stra-ricchi, i Meth [attenzione ho visto la serie in inglese, può darsi che con la traduzione in italiano certi termini non coincidano]. Praticamente sono immortali, e praticamente sopra la legge. Ma in effetti l'immortalità non l'hanno raggiunta solo loro. Tramite una specie di innesto alla base della cervicale, tutti hanno i propri dati salvati.

martedì 20 febbraio 2018

Il Rituale

Netflix ci propone un nuovo film horror con questo Il Rituale, una storia che, sulla falsariga di tante altre, porta l'orrore in agguato da una zona non sviluppata e fuori mano, in mezzo alle foreste di un paese peraltro assai sviluppato, la Svezia. Film realizzato con mezzi abbastanza modesti, si avvantaggia a mio parere di una buona professionalità, e se è vero che, come la maggior parte dei film horror, non riesce veramente a far paura, riconosco che ci abbia provato onestamente.


Il regista David Bruckner ci presenta la disavventura di un gruppo di quattro amici che partono per un breve percorso di escursionismo in onore di uno di loro, tragicamente scomparso da poco. In realtà la faccenda è anche più complessa perché la vittima era stata invitata da uno dei quattro, Luke (Rafe Spall, visto in Prometheus) ad entrare in un negozio per prendere del liquore, durante un'uscita serale del gruppo di amici, ma poiché all'interno era in corso una rapina Luke aveva praticamente visto uccidere l'amico senza poter intervenire.

venerdì 16 febbraio 2018

Ambientazione e personaggi: domande con Federico Negri


Federico Negri, l'autore del libro da me recensito pochi giorni fa, Il Codice della Strega, ha accettato di rispondere ad alcune domande strettamente incentrate sul suo libro e l'ambientazione che lo caratterizza. Entriamo quindi "in sala macchine" a leggere di come è stato costruito.



Come si è arrivati al mondo descritto nel tuo libro? Ovvero quali sono le influenze (film, libri) o le situazioni che t'intrigava costruire?

La costruzione di un mondo fantastico scorre sempre attraverso diversi passaggi successivi. Il concetto da cui sono partito era quello dell'eroe normale come contrapposizione rispetto all'eletto che si trova in tantissimi libri fantasy. Dovevo cercare quindi un popolo magico che nel passato fosse stato poco e mal considerato, che godesse di una brutta fama. Così mi è venuto piuttosto bene parlare di streghe. Ho iniziato a documentarmi sull'argomento e sono rimasto affascinato dalla storia reale delle streghe nel nostro continente e in Nord America, dal XIII al XIX secolo.
Quindi quando si è trattato di scegliere l'ambientazione ho deciso di mantenere alcuni elementi di realismo, come la persecuzione delle streghe. Non volevo però scrivere un romanzo storico, i vincoli sarebbero stati eccessivi rispetto alla storia che volevo sviluppare, così ho deciso di spostarmi in un futuro remoto, ove la tecnologia non fosse più presente nella forma in cui la conosciamo oggi.

lunedì 12 febbraio 2018

Tempesta di schifezze sui social network

Si è scatenata la tempesta perfetta. Dal festival di Sanremo ai fatti di Macerata alle prossime elezioni, tutti ad aggredire tutti come se le proprie parole o battute geniali sui social network spostassero davvero i destini del mondo.

Credo sia inevitabile in un mondo dove la vita è così difficile, e la tua opinione non conta e non smuove più niente (certamente i partiti non "rappresentano" la gente, se mai ne "raccolgono gli umori"  per orientare i loro slogan). Se non esisti più nel mondo reale, ti resta solo di illuderti di esistere in un mondo virtuale.

Purtroppo sento sempre più la mia presenza su quel genere di canali come un male necessario: non ce l'ho con internet, e nemmeno con i blog, ma i social network, con Facebook in testa, li frequento solo per "obbligo di visibilità" a favore di quello che scrivo, qui e ovviamente sui miei libri.

Ho deciso quindi di prendere un breve periodo di pausa, quattro o cinque giorni, durante i quali vi comparirò il minimo indispensabile. E sarà anche un piccolo esperimento (in verità so già la risposta): se non vado a "mettere in bocca ai lettori" sui social questo post, chi si accorgerà che esiste?

Non so trovare né riassumere facilmente i motivi, ma i social network stanno diventando una delle cose più dannose e mostruose della nostra epoca.

Se non vi bastasse la mia opinione, andate a leggere qui (per anglofoni).

venerdì 9 febbraio 2018

Cinquanta anni fa: Tet!

In questi giorni, cinquant'anni fa, avveniva la più strana delle offensive militari, intendo dire strana per le sue conseguenze.
Io me ne sono occupato perché sono appassionato di storia e di storia militare, ma credo che chi, a qualsiasi titolo, sia interessato alla narrazione e al "worldbuilding" ovvero alla costruzione di una ambientazione, troverà la storia dell'offensiva del Tet ricca di spunti interessanti.

Questa offensiva, che portò a una serie di battaglie, fu il punto di svolta della Guerra del Vietnam, stroncando definitivamente la voglia degli Statunitensi di rimanere nel conflitto. Il paradosso è che, pur riuscendo ad avere alcuni spettacolari successi iniziali, i comunisti persero un intero esercito nel corso delle varie battaglie che costituirono l'offensiva, eppure questa mossa li portò alla vittoria nella guerra.

Giustizia sommaria contro un guerrigliero

Un conflitto di escalation. Parlare della Guerra del Vietnam è un argomento che mi affascina ma è molto lungo. Il conflitto ha radici lontane, nell'opposizione dei Vietnamiti sia al colonialismo francese sia ai nuovi padroni giapponesi che si erano installati nel paese poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

martedì 6 febbraio 2018

Il Codice della Strega

Questo libro di Federico Negri l'ho comprato compulsivamente, perché sono curioso di tutto quello che tratta di magia, streghe e stregoneria, una curiosità che spesso non viene soddisfatta perché l'ambientazione non è sviluppata bene, o non mi piace.

In questo caso per quanto riguarda la magia il libro m'ha preso fino a un certo punto, ma in realtà si tratta più di una storia d'azione, scritta nient'affatto male.

Il Codice della Strega ci porta in un mondo del lontano futuro, una terra sfruttata, senza risorse e devastata, dove i mari sono diventati impossibili da attraversare, o quasi, le distanze si sono fatte enormi, qualche esempio di tecnologia avanzata sopravvive in un mondo ridotto a un livello di barbarie o poco più.

La sensazione è di un misto tra rinascimento e steampunk, con vascelli volanti detti aeroscafi che solcano i cieli (non posso che approvare la scelta dell'autore di non soffermarsi eccessivamente su quale tecnologia o magia li faccia volare), armi da fuoco anche piuttosto potenti, ma nelle mani di pochi, e stati in guerra fra loro. In effetti la storia ci porta negli anni immediatamente successivi a un grande scontro in cui gli Inglesi sono stati sconfitti...

mercoledì 31 gennaio 2018

Onward Towards Our Noble Deaths

Scrivo forse anche troppo di libri e fumetti in lingua straniera (qualche volta francese, quasi sempre inglese) e questa volta non faccio eccezione.

Raramente sono entusiasta dei manga, invece, ma questo l'ho trovato molto interessante, e realizzato con uno stile insolito. L'autore è un nome celebre, Shigeru Mizuki, e il manga è Onward Towards our Noble Deaths, una tremenda storia di guerra.

Mizuki, che racconta fatti vissuti in prima persona, perse un braccio combattendo sull'isola di Nuova Britannia, parte della Nuova Guinea, una posizione strategica in quanto vi si trovava Rabaul, grande base aerea e navale giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale. Era lì come soldato di fanteria.

Gli Alleati sbarcarono e presero alcune propaggini dell'isola, lasciando poi la grande guarnigione a marcire, completamente isolata e ormai priva di aerei. Era la tecnica prescelta per vincere la guerra nel Pacifico senza troppe perdite. Come risultato molti soldati giapponesi rimasero tagliati fuori dai rifornimenti, spesso affamati, inutili allo sforzo bellico.

Ma non prima di alcuni scontri dove molti morirono, in questo caso, e altri vennero mandati a morire.
L'autore accenna ai fatti storici ma soprattutto fa un ritratto impietoso dell'esercito giapponese dell'epoca. Le vessazioni crudeli, le assurdità, la gente mandata a morire per niente, le ingiustizie degli ufficiali. Momenti comici e tragici si susseguono in un manga dove i mezzi tecnici (aerei, carri armati ecc...) e il paesaggio sono disegnati con grande perizia e precisione, ma gli uomini sono caricature.

lunedì 29 gennaio 2018

Newford Stories: Crow Girls

Un urban fantasy di un genere che difficilmente mi capita di leggere, ovvero leggero, fatto per essere divertente e solleticare i buoni sentimenti. Non dico che sia un libro per ragazzi, non è in fin dei conti così ingenuo, ma non ci manca moltissimo. E si basa molto sulla, come dire, simpatia e "carineria" dei personaggi, altra cosa che in genere non mi entusiasma davvero.

Sto parlando di Crow Girls, della collana Newford Stories, autore il canadese Charles de Lint.

Chi sono dunque queste "ragazze corvo?" Appartengono a un'altra specie, fatta di esseri dalle strane capacità, e sono capaci di mutare forma, sviluppando in pochi istanti penne e ali, oppure perdendole. Irriverenti, chiamano "i cugini" gli appartenenti alla loro razza praticamente immortale, ma a quanto pare amano molto vivere in mezzo agli umani. Infantili ma a volte profonde, scherzose, curiose, sempre pronte al caos e alla chiacchiera, hanno la caratteristica di vivere sempre nel momento, anche se la loro non è superficialità, e a volte si impegnano a commettere delle buone azioni.

Quando vogliono sono capaci di entrare nella dimensione immateriale tra il nostro mondo e il sovrannaturale, oltre a trasformarsi, ovviamente, in corvi. Ma sono anche golose di cose molto terrene, come cioccolata, caramelle o anche semplicemente frutta, e amano infilarsi nelle case altrui per soddisfare la curiosità riguardo alla vita degli umani, così diversa dalla loro.

venerdì 26 gennaio 2018

Dark

Questa serie tedesca, comparsa su Netflix, m'era stata descritta come incredibilmente originale, perciò quando ho visto la prima puntata ho pensato: scherziamo? Paura in una piccola comunità, bambini e ragazzini che spariscono, una grande struttura governativa (in questo caso una centrale nucleare) che domina sinistra sul territorio, gente che fa orrendi esperimenti... insomma Dark mi sembrava la fotocopia sbiadita di Stranger Things, e altre simili recenti produzioni.


Nelle puntate successive sono cominciate a emergere delle differenze e sebbene non possa parlare di una estrema originalità per quanto riguarda i temi trattati, diciamo che il "come" conta assai più che il "cosa" per farmi scrivere che ho trovato in Dark delle emozioni insolite.

mercoledì 24 gennaio 2018

Addio a Ursula Le Guin

Una protagonista, forse ormai testimone di altri stili e altri tempi. Un mostro sacro di fantascienza e fantasy, vincitrice di tutti i premi e di tutti i riconoscimenti. Uno degli ultimi grandi nomi.

Se ne è andata Ursula Le Guin, a 88 anni.

lunedì 22 gennaio 2018

Promozione su Facebook: conviene?

Attenzione: questo post non susciterà molto interesse nei lettori, salvo che nei "colleghi" autori autoprodotti o negli addetti ai lavori.

Volevo parlare un attimo della mia esperienza con una promozione che ho utilizzato per il lancio dell'ultimo ebook, Autostrada Gialla, scritto da me e Cristina Donati. Ho scelto di usare la "pubblicità" di facebook, oltre al consueto parlarne nei social che frequento. Già, perché per promuovere i propri libri un autore autoprodotto ha in effetti pochi mezzi a propria disposizione, e i vari social network, ormai fin troppo usati e abusati, restano pur sempre uno dei principali; ma si cerca sempre qualche alternativa.

Ovviamente non posso veramente fare considerazioni valide per tutti, quindi il titolo del post in verità vale solo per me. Racconto comunque la mia storia. Ho speso una piccola somma e ho avuto 630 accessi in una decina di giorni.
Nemmeno tantissimi...


venerdì 19 gennaio 2018

La fine del monopolio Siae?

È di qualche giorno fa la notizia sulla fine, credo e spero definitiva, del monopolio SIAE in Italia. Un'altra entità, il gruppo chiamato Soundreef, si è organizzata obbedendo al diktat della legge con cui l'input voluto dall'Europa era stato aggirato elegantemente: ovvero sì fine al monopolio, ma i concorrenti possono essere solo enti senza scopo di lucro. Be', se era il piano perfetto per eliminare ancora una volta la concorrenza, non ha funzionato. Spero. Intanto (leggete l'articolo) la SIAE sta già protestando.

Un mio precedente articolo sul problema SIAE in Italia lo potete leggere qui.

Un articolo di Simone in merito...

martedì 16 gennaio 2018

La Foresta dei Mitago

Robert Holdstock (1948 - 2009), appassionato di leggende nordiche e scrittore di storie fantastiche, nonché vincitore di un World Fantasy Award, ci ha dato negli anni 80 La foresta dei Mitago, una storia che suona quasi completamente fantasy anche se, forse, è interpretabile "anche" come un romanzo di fantascienza. In realtà si tratta del primo libro di una serie, in parte pubblicata anche nella nostra lingua. Io ho letto soltanto il primo, comunque una buona introduzione al mondo mitico (nel vero senso del termine) della foresta di Ryhope, antichissima e indisturbata.

Il protagonista del romanzo, Steven, si riavvicina al fratello dopo essersi congedato dall'esercito al termine della Seconda Guerra Mondiale. La sua è una famiglia che ha sofferto molto per gli interessi misteriosi del padre, George, sempre intento a esplorare la vicina foresta. Quando Steven ritorna alla casa di famiglia George è ormai morto, dopo essere completamente impazzito; l'altro figlio, Christian, anziché accogliere calorosamente il fratello che torna dalla guerra, è a disagio, freddo e quasi ostile. In qualche modo le scoperte del padre hanno coinvolto anche lui, è stato contagiato dagli stessi interessi.

Capire cosa si nasconde nella foresta (e, a volte, cosa esce dalla foresta) è molto difficile, richiede intuizione e studio. Cercare di penetrare nel bosco, sebbene si tratti alla fine solo di qualche chilometro, è stranamente impossibile, per via di una natura impervia che respinge, perfino attivamente, ogni intruso. E vivere vicino al bosco di Ryhope è causa di incontri meravigliosi, a volte, ma anche incredibilmente pericolosi. Steven all'inizio è testimone dei tentativi di Christian, che si assenta per settimane addentrandosi nel mondo misterioso, ma non legge gli appunti del padre, non cerca ancora di capire.

lunedì 15 gennaio 2018

Il Fallico Folle

Siamo di nuovo nel territorio di Moebius, ovvero Jean Giraud. Il Fallico Folle è un'altra delle sue creazioni rriverenti e fantasiose, volutamente insensato.

Il Fallico si avventura in diverse imprese, del tutto imperturbabile alla propria scarsa "correttezza politica." Però il nostro fallico protagonista è braccato da una polizia anti-erezione, e poi si coinvolge nelle trame di una certa Dama Kowalsky, il tutto in una storia che... non ha né capo ne coda. Una cosa che non si perdona facilmente, a meno che l'autore sia Moebius.

giovedì 11 gennaio 2018

Nazionalizzare le Dot Com? Perché?

Sono riuscito per un po' di tempo a limitare i post su argomenti sociali e politici, ma non ce la potevo fare in eterno, quindi propongo qui le mie riflessioni su un articolo di qualche mese fa pubblicato dal Guardian (che è un giornale britannico e di sinistra, ma le riflessioni che farò non saranno "etichettate").

Innanzitutto, questo è il link per leggervi l'articolo (se sapete l'inglese). L'autore lamenta la natura sempre più monopolistica di certi colossi che basano sulla rete le loro fortune: Facebook, Amazon, Google (con l'aggiunta di Uber). Sono praticamente imbattibili in effetti, se esiste una minaccia di concorrenza addirittura se la possono comprare. La loro innovazione nel realizzare gli affari ne ha decretato il successo, generalmente a spese di attività che facevano la stessa cosa in maniera più tradizionale. Amazon, ad esempio, taglia fuori il negoziante che esiste fisicamente sul territorio (anche se poi gestisce alcuni punti vendita "fisici." Uber mette in contatto diretto chi ha un'auto e vuole dare un passaggio (leggi: tassista abusivo?) con chi ha bisogno di essere trasportato.

L'immagine che compare nella pagina del Guardian

Il loro successo è tale che un concorrente (come voleva essere Ello nei confronti di facebook) non riesce più a fare massa critica per sopravvivere. Anche se Ello offre (o offriva, se è ancora è in grado di competere) una tutela della privacy che con facebook te la scordi, la gente è rimasta dov'era, perché ormai tutti erano già lì.

lunedì 8 gennaio 2018

The Circle

Il film The Circle (del 2017, diretto da James Ponsoldt, regista a me ignoto), è ispirato ad un libro dal medesimo nome, scritto da Dave Eggers, che è anche coautore della sceneggiatura. Si parla, sostanzialmente, di nuove tecnologie. Del libro non posso dir niente, non avendolo letto. Il film, invece, non mi è piaciuto per nulla pur avvalendosi di notevoli attori nei ruoli principali, come Emma Watson (Mae Holland, la protagonista), Tom Hanks (Eamon Bailey, tipico "corporate man" nello stile dot.com), Karen Gillan (Annie, l'amica che introduce Mae in azienda) e altri; in un ruolo abbastanza secondario (il padre di Mae) abbiamo, curiosità, Bill Paxton, il soldato Hudson di Aliens Scontro Finale (ne è passato di tempo, eh?).

Ma andiamo con ordine, avvisando che esporrò la trama del film, ma permetterò di saltare una parte delle anticipazioni più pesanti.

L'azienda dove la nostra protagonista Mae va a lavorare (su imbeccata di Annie, sempre in giro, sempre stressata per il superlavoro) segue più o meno la falsariga di altri "posti di lavoro per creativi:" non sono grigi uffici, è un campus, dove un sacco di attività sono a disposizione, anche non correlate al lavoro.

Lavoro che è mescolato ad esperienze piacevoli e remunerato bene, con l'aggiunta di un sacco di benefit, tra cui la famigerata assicurazione sanitaria (croce e delizia degli yankee), tuttavia l'esperienza di far parte di questa azienda (The Circle, che è un po' facebook e un po' una specie di Google Street View, dove però le immagini sono in tempo reale, poiché vengono messe delle minuscole webcam dappertutto) da una parte fagocita quasi tutto il tempo di Mae, dall'altra la immerge in un'alienante tecno-ideologia.

sabato 6 gennaio 2018

Kobane Calling

Zerocalcare fa l'impegnato e va in Siria a capire com'è la guerra contro l'ISIS e chi sono questi misteriosi Curdi che la combattono: popolo represso, i Curdi sono i perseguitati di tutto il circondario, ma per mesi erano rimasti gli unici "boots on the ground" favorevoli all'occidente, o per lo meno non eccessivamente contrari. Kobane Calling non è uscito molto tempo fa ma pare già roba vecchia di cento anni, visto che il conflitto si spegne: l'ISIS in Siria è praticamente sconfitto (ma da qualche parte lo rivedremo ancora...), la guerra scatenata dalla primavera araba non ha scalzato Assad, il dittatore siriano, anzi sta lentamente concludendosi in una vittoria Russo-Siriana che seppellisce almeno per il momento le velleità yankee nell'area (ma in effetti cambiata amministrazione sono cambiati gli obiettivi, e comunque quello che Obama voleva era probabilmente fuori portata).

Kobane, il minuscolo centro assediato, è insomma già in fase di scivolo nel dimenticatoio.

E poi Zerocalcare stavolta diventa pure palloso, un Nanni Moretti della striscia disegnata che se ne va a fare il turista della guerra in cerca della "società perfetta" che sarebbe stata creata dai Curdi (il "confederalismo democratico"). Confesso che l'ho trovato abbastanza pesante, in questa storia.

mercoledì 3 gennaio 2018

USS Callister

Nuova serie di Black Mirror su Netflix, e subito un episodio che "fa il botto." USS Callister sembra inizialmente una specie di Star Trek dove un quasi sosia del famoso capitano Kirk trionfa fin troppo facilmente sui nemici, fa il gradasso con l'equipaggio, e alla fine dell'episodio, mentre è osannato da tutti quanti, bacia le componenti femminili dell'equipaggio (ovviamente la loro divisa prevede la minigonna).


[Attenzione,  ci sono anticipazioni della trama in questo post]. In realtà tutto si svolge in una simulazione! L'eroe in realtà è un programmatore, Robert Daly (attore: Jesse Plemons, già visto in Breaking Bad) e quello a cui gioca è una sua versione privata del videogioco (Infinity) che produce, assieme a un socio che lo tratta male, James Walton (Jimmi Simpson) e ad altri colleghi, in teoria suoi sottoposti, che non lo rispettano. Solo nel mondo virtuale è un grande eroe e tratta tutti come pezze da piedi per compensare la sua frustrazione.

martedì 2 gennaio 2018

GDR e Giochi da Tavolo, non è la stessa cosa


Mi capita di leggere un post su un blog dove si parla di giochi, con paragoni fra il mondo del gioco da tavolo e GDR (ovvero gioco di ruolo), e scopro di non essere per niente d'accordo con i concetti espressi. Non ho nessuna voglia di fare polemiche con l'autore, a distanza o da vicino che sia, o di metterla giù dura, però vorrei leggere e commentare con voi questo post, che potete trovare qui.
Sarà anche occasione per approfondire certi argomenti con voi riguardo alla natura di queste categorie di giochi.

Argomento: cosa i giochi di ruolo dovrebbero imparare dai giochi da tavolo?

Già, cosa? l'articolista parte dalla constatazione che il boardgame (gioco da tavolo) ha avuto migliori fortune, recentemente, rispetto al GDR, e si chiede se alcune delle metamorfosi attraversate dal boardgame non possano far bene anche al gioco di ruolo. La prima differenza è la facilità di utilizzo e apprendimento, che i boardgame hanno saputo rendere generalizzata, e qui da una parte mi viene da dirmi d'accordo ma ho anche le mie eccezioni. Andiamo con ordine.

lunedì 1 gennaio 2018

L'Immortale, un bagno di sangue

Takashi Miike è un regista giapponese associato, generalmente, a storie di samurai e Yakuza (mafia giapponese). Faccende di sangue e di violenza, praticamente sempre, con problemi di onore mescolati in maniera inscindibile, alla giapponese, e tantissimo gore, o splatter che dir si voglia: sangue che sprizza, arti amputati, budella che si sparpagliano, il tutto condito da una certa autoironia. Insomma uno che nel proprio stile non si fa mancare niente.


Questo regista molto prolifico l'ho conosciuto con Ichi The Killer e Audition, quest'ultimo un film horror in piena regola, ma non senza gli elementi sanguinolenti cui ho accennato sopra. Una delle  recenti produzioni, che ho potuto recuperare su Netflix, è L'Immortale, tratto da un fumetto, film lungo e sanguinoso sulle vicissitudini di uno spadaccino - samurai diventato fuorilegge - che ha un grosso problema: non può morire. Il destino di questo combattente, che si chiama Manji (attore: Takuya Kimura), si origina dal regalo che gli ha fatto una strega, un innesto, per così dire, che rende il suo corpo capace di rigenerarsi con incredibile rapidità.

Una prima recensione su Amazon per Autostrada Gialla

Nei miei ebook prego sempre i lettori di commentare e recensire, in rete, nei gruppi e via dicendo. Se il libro è piaciuto, è diffondendo la loro approvazione che potrebbero fare la differenza. Un lettore lo ha fatto, su Amazon, e il commento è molto lusinghiero. Pone tra l'altro una questione, scrivendo che spera di vedere un seguito. Ci sarà un Autostrada Gialla Due? Il finale del primo è aperto, per cui tutto può essere...