venerdì 31 maggio 2019

The Perfection

The Perfection, da poco disponibile su Netflix, fa parte di quelle offerte strane e sopra le righe che ci vengono offerte dal colosso dello streaming online, per quanto la casa produttrice sia all'origine un'altra (Miramax). È un film horror con la sua buona quota di splatter, ma è anche una storia d'intrigo in cui lo spettatore viene continuamente colto di sorpresa dalle trovate dello sceneggiatore, azzeccate o meno che siano, e offre allo spettatore un'atmosfera molto particolare, carica di follia e di minaccia, di situazioni strane, di violenza.

Credo che Richard Shepard, essendo il regista e uno degli sceneggiatori, sia nel bene e nel male il responsabile delle stravaganze della pellicola, ben supportato da diversi validi attori. Una sola citazione da parte mia: Allison Williams, nei panni della protagonista Charlotte, capace di dare una interpretazione ambigua, di insinuare nello spettatore la sensazione che le cose non stiano come sembra. Ed è, ovviamente, così: in quanto la storia viene in un paio di occasioni "riavvolta" e ripetuta per farci vedere quello che veramente è successo, e non mancano i flashback per spiegare o anticipare i colpi di scena. Come ho scritto sopra, si esagera, la logica viene stiracchiata un po' troppo, ma complimenti per la quantità di idee storte e trovate ribalde che sono riusciti a infilare in un solo film, che sembra del resto muoversi fra generi diversi e non risparmia colpi per quanto riguarda sangue, orrore e schifo.

martedì 28 maggio 2019

La scelta sbagliata di Amélie Wen Zhao

Qualche mese fa se ne era parlato, ma avevo evitato di accennare alla faccenda qui. Mi riferisco ad Amélie Wen Zhao e al suo romanzo Blood Heir, un esordio che era stato bloccato dall'autrice stessa dopo le polemiche insorte per la maniera in cui aveva scritto di schiavitù. O per il fatto stesso che ne avesse scritto...


Una cosa che mi aveva meravigliato è il clamore nato attorno alla questione, e il fatto che un'esordiente rinunciasse alla propria prima uscita in pompa magna, ma il fatto che il compenso della Zhao fosse "una somma a sei cifre" pagata da Delacorte Press mi fa pensare a una ben oliata macchina del bestseller già in moto attorno a questa giovane scrittrice(*). Ma cosa ci può essere di tanto grave in una storia che narra di una principessa che deve fuggire dal proprio regno dopo la morte del padre? Una storia ambientata nella nostra Terra ma di genere decisamente fantastico?

sabato 25 maggio 2019

Astenuti o non astenuti

Lo spunto me lo dà, come tante altre volte, un articolo che ho trovato in rete. Cosa pensa dal punto di vista psicologico, non politico, chi decide di non andare a votare? Come al solito quando si parla di questo argomento saltano fuori gli attacchi più disparati, come: se non vai a votare dopo non hai diritto di protestare per come vanno le cose (ridicolo), c'è gente che ha dato la vita per il tuo diritto di voto (ma anche non andarci è un diritto, o no?), chi non va a votare è stupido perché preferisce il calcio (o la spiaggia), e via dicendo.

Vediamo se stavolta c'è qualcosa di più sostanzioso, partendo dall'affermazione del presidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia: gli astenuti ritengono che la politica non li riguardi e, soprattutto, che non abbia effetto sulle loro vite concrete. Questo ovviamente per un certo numero di persone sarà anche vero, ma in moltissimi casi non lo è, altrimenti non si spiegherebbe perché, in certe elezioni, vada a votare una percentuale molto bassa degli elettori, e in altre una percentuale più alta. Se nel 2006 andava a votare l'81,2% degli aventi diritto e nel 2013 il 75,2% (dati di Wikipedia), con un ulteriore calo di circa due punti e mezzo nel 2018, la spiegazione deve essere diversa, non credo che ci sia stato un grande ricambio generazionale, o mutamento di visione del mondo di tale portata, nel giro di così pochi anni.

giovedì 23 maggio 2019

Magia e narrativa - terza parte


Riprendendo il discorso da dove lo avevamo lasciato: cosa dice la terza legge di Sanderson sulla magia? Una cosa importante, ma in verità riferibile anche ad altri aspetti di una buona ambientazione. E in parte sono cose di cui abbiamo già parlato qui. La legge dice prima di aggiungere qualcosa di nuovo espandi quello che hai. Se volete leggervela in inglese andate qui. Innanzitutto, è un invito per chi ha creato un mondo ricco e complesso a non seppellire il lettore riempiendo la propria narrazione con l'esposizione di questo bellissimo mondo. Il "worldbuilding" è necessario per una storia di argomento fantastico, ma una storia non ha bisogno di essere incentrata sul worldbuilding, salvo rare eccezioni.

Se si esagera si rischia di annoiare chi legge, e il risultato narrativo migliore non si ha raccontando "tanta roba," ma raccontando bene. In secondo luogo, e qui ci ricolleghiamo a ciò che abbiamo visto prima, chi scrive deve rendersi conto delle implicazioni del magico che ha creato, e analizzarne le conseguenze. Questo arricchisce l'ambientazione molto più che infilarvi a forza nuovi personaggi, nuove meraviglie, incantesimi e via dicendo.

mercoledì 15 maggio 2019

Hellboy (2004)

Di Hellboy, film del 2004 diretto da Guillermo del Toro, è appena uscito un remake. Io sono rimasto un po' indietro e mi sono limitato a vedere il primo (su due) film diretti dal regista messicano sul cornuto diavoletto dei fumetti. Ne parlerò con qualche anticipazione, che spero non dia fastidio visto che il film ormai è in giro da 15 anni.

Guillermo del Toro è uno dei miei registi preferiti ma Hellboy uscì prima della pellicola che gli diede la maggior notorietà (Il Labirinto del Fauno) e pertanto, digiuno dell'argomento trattato (ovvero il fumetto della Dark Horse che diede vita al personaggio) non ho recuperato all'epoca questo film, né ovviamente il seguito. Scopro che la carne al fuoco non manca, parlando di questo protagonista. Hellboy è un personaggio complicato: un demone, ma votato al bene per scelta, e grazie alla guida di un tutore che lo ha allevato, Bruttenholm. Potrebbe essere un personaggio tragico ma la sua indole spaccona e baldanzosa, nel film, rovina un po' questo aspetto, non ce lo vedo molto a fare l'eroe tormentato, piuttosto ama fumare sigari, tenere le corna della lunghezza giusta limandole con la fresatrice, e scatenarsi in una buona scazzottata quando c'è la possibilità.

sabato 11 maggio 2019

Il film su Tolkien ci presenta un grosso punto di domanda

Premesso che non sono uno dei più accalorati seguaci di J.R.R. Tolkien, sono molto interessato al suo lavoro e ho apprezzato la lettura dei suoi libri (ho letto Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, Albero e Foglia, le sue Lettere e il Silmarillion, chissà che non riesca a trovare il tempo per qualcos'altro ancora). Fremo quindi dalla curiosità per il film che racconta della sua vita, in quanto la biografia è ovviamente importante per comprendere l'autore. A quanto pare il film esce proprio in questi giorni, negli Stati Uniti, ma, sfortuna vuole, noi potremo vederlo solo a settembre. A quanto pare il film espone le esperienze di vita dell'autore come base fondamentale degli eventi che racconta (questo lo sostengono anche alcuni saggisti). Però la pellicola prodotta dalla Fox, a quanto pare, lascia completamente al di fuori della storia il fatto che Tolkien fosse cattolico e l'influenza che la fede religiosa ebbe su di lui.

Ci tengo a precisare che non sono precisamente un gran credente e che è ben possibile che mi aspettino le fiamme dell'inferno, quindi non sto gridando al sacrilegio. O meglio, forse c'è proprio da farlo, invece, ma per un altro motivo: perché se vuoi capire questo autore non puoi prescindere dal fatto che fosse cattolico.

A quanto afferma questo articolo, non si parla della fede cristiana di Tolkien salvo per menzionare l'influenza del suo tutore (peraltro inevitabilmente, visto che ostacolò il rapporto di Tolkien con la futura moglie).

Posso ben credere che la famiglia di Tolkien si sia distanziata da questo film. Peraltro, spero comunque di vederlo al più presto possibile e farmene una opinione per conto mio.

martedì 7 maggio 2019

Magia e narrativa - seconda parte

[Questo è il seguito dell'articolo su magia e narrativa iniziato lo scorso 18 aprile.]

Se i limiti ai poteri sono indispensabili per creare un'ambientazione equilibrata dove il magico non sia troppo importante, o quanto meno non più importante di quanto volete voi, questi limiti non devono necessariamente riferirsi soltanto alla difficoltà per un personaggio in quell'ambientazione di ottenere le conoscenze o "l'investitura" necessaria, ma anche alla sua capacità di usarli. Gli esempi abbondano: l'utilizzo della magia fa stancare, fa perdere ricordi, potrebbe addirittura uccidere, mette in contatto con esseri malvagi che desiderano qualcosa in cambio... Esistono moltissimi esempi.

mercoledì 1 maggio 2019

Solo - A Star Wars Story

So che non è andato affatto bene al botteghino e non me ne meraviglio. Parlo di Solo - A Star Wars Story, il film che, al di fuori dalla linea narrativa di Guerre Stellari, doveva mostrarci il giovane Han Solo, il personaggio cult di Harrison Ford. A mio modesto parere un'operazione del genere poteva evitare il disastro solo per miracolo, perché qualsiasi cosa si cerchi di fare e qualsiasi attore si scelga (nel caso, il ruolo è toccato ad Alden Ehrenreich, già visto in Ave, Cesare!), è praticamente impossibile convincere il pubblico. Per parlare di un altro caso, la ripartenza di Star Trek con nuovi attori forse ha incontrato un flop ma non sarà mai il successo degli originali, insomma sono operazioni molto molto difficili.