Senza tornare ad analizzare questioni di cui ho già parlato, confermo la mia impressione sulla mancanza di una caratteristica che unifichi il fantasy italiano e lo distingua: però non è necessariamente un male (la carenza di autori davvero validi lo è, ovviamente). La maggior parte del fantasy italiano (non necessariamente la maggior parte dei titoli, ma quelli che vendono qualcosa) è roba per ragazzini, semplicistica, pubblicata da case editrici che forse sperano di ripetere il colpaccio di Licia Troisi o di pescare in un laghetto dove qualche guadagno forse si riesce ancora a tirare su. Laghetto che gli addetti ai lavori però a volte non conoscono, o che snobbano con distacco intellettualoide.
Ma quello non è il fantasy che mi interessa. Essenzialmente mi occupo di quello che (ed è la minoranza) faticando a imporsi all'attenzione degli editori e a trovare la strada della pubblicazione, cerca di rivolgersi a un pubblico (anche) adulto.
Dal 2006, anno in cui ho deciso di riprendere in mano il mio romanzo (quel Magia e Sangue che riesce ogni tanto a classificarsi nei concorsi ma non ancora a vincere) ho letto parecchi libri di italiani. Dopo un po' di tempo, se voglio tirare le somme ed esprimere un parere, devo dirmi moderatamente deluso. Moderatamente perché non credo che sia tutto letame il fantasy pubblicato a casa nostra e spesso è evidente che le idee ci sono, e talvolta anche una buona capacità di esprimerle. Tutto sommato però lo scrittore italiano in generale ha poco in mano il mestiere, se paragonato agli stranieri che leggo (prevalentemente anglosassoni, esordienti non esclusi, e letti spesso in lingua originale).
Intendiamoci: non ho la mania delle norme di scrittura creativa o il culto dello show don't tell. Molti scrittori italiani non conoscono le regole canoniche che vanno per la maggiore, ma anche gli stranieri spesso ne fanno a meno, perciò la mia è una impressione generale di lettura e basta. In generale lo scrittore italiano è meno scorrevole, più incerto e meno divertente. Insomma c'è parecchia strada da fare.
Anche le scelte degli editori qualche volta mi lasciano perplesso, a dir la verità. Nel senso che, se è vero che capisco (magari di malavoglia) che cerchino di sfruttare la moda degli scrittori ragazzini o di un certo stile giovanilistico che esiste oggi, producendo una massa di libri che io personalmente non ho voglia di leggere, è anche vero che quando si cerca di uscire con qualcosa di più (ovvero libri per adulti e con qualche pretesa di qualità), il risultato è assai incerto.
Più di una volta titoli usciti per un editore valido o validissimo, e osannati come se fossero chissà che cosa, non mi sono affatto sembrati superiori alla media degli esordienti italiani. A volte si scopre di meglio negli angoli più nascosti: tra chi pubblica con case editrici minuscole o addirittura a pagamento.

A sinistra: critico letterario italiano
Dulcis in fundo. Se proprio devo tirar fuori dei nomi, fra i libri letti in questi anni il miglior esordiente trovo che sia Francesco Barbi con il suo Acchiapparatti di Tilos. Tra gli scrittori già affermati, il libro per me migliore è Pan di Francesco Dimitri.
Sempre fra le mie letture (italiane e fantastiche) di questi anni, gli unici scrittori di levatura internazionale mi sono sembrati il suddetto Dimitri e Valerio Evangelisti. Oltre, ovviamente, a Italo Calvino, visto che ho di recente letto anche uno dei suoi libri di argomento fantastico, ma è gloria di parecchio tempo fa...
Continuerà il Premio Immaginario? Come al solito, è in forse. Ho un grosso arretrato di libri stranieri da leggere e il 2010 potrebbe essere l'anno in cui cercherò di recuperare il ritardo.






