lunedì 18 agosto 2014

La Fiaba Senza Nome

La Fiaba senza Nome di Silvana Fiderio è ambientata in un prossimo futuro. Per vivere, imparare, fare tutto, ci si serve del Network, una specie di internet direttamente collegata alla mente e tendente alla realtà virtuale.
Esiste però una bambina, Selena, che non ama fare uso del Network e preferisce correre nel parco e dar da mangiare ai cigni. Ma troverà uno sconosciuto in un libro, una favola senza titolo. Un giovane che conquista la sua simpatia, anche se è solo una specie di programma che impedisce ai visitatori del Network di immeesimarsi troppo con la scena che stanno vivendo. Selena gli darà un nome, ma poi lo perderà fortuitamente e... il resto ve lo potete scaricare dalla rete. Silvana Fiderio ha uno stile ancora da perfezionare in alcuni punti, ma l'idea è congegnata bene. Complimenti per questo esordio.

domenica 10 agosto 2014

Se per caso vi servisse un'altra opinione su Lost...

Cosa fai se ti prendi la polmonite (fuori stagione...) e devi passare una cifra di tempo a casa, ma non ce la fai a concentrarti su nulla perché stai male? Andrà a finire facilmente che affronterai una maratona televisiva. Io, avendo la possibilità di prendere a prestito i DVD in massa, ho affrontato le sei stagioni di Lost per capire, già che c'ero, cosa c'è di così tanto speciale in questa serie TV che è stata osannata per l'originalità.

A dire il vero le serie televisive, così come le serie di libri che vanno avanti fino a che lo scrittore ci guadagna o riesce a farsi venire un'idea, mi hanno sempre insospettito. Spesso sono portate avanti con idee sempre più esagerate ed esasperate, proponendo ogni momento dei cliffhanger o gettando nuova carne al fuoco senza che nemmeno gli sceneggiatori sappiano dove si andrà a parare, tanto per tenere accesa l'attenzione del pubblico. Esempi di questa tendenza: il pessimo finale di Battlestar Galactica, o (passando ai libri) la serie piantata a metà di David Gerrold, La Guerra contro gli Chtorr.



Devo riconoscere che con Lost non è andata così. Ci sono momenti dove la logica e la coerenza scricchiolano un po' (anche perché nella serie non mancano le anomalie temporali, che sono sempre problematiche) ma alla fine, che sia stata prevista fin dall'inizio o no, la serie si chiude in maniera coerente (ovviamente coerente secondo la propria logica), anche se immagino che tra gli appassionati molti si saranno posti una marea di domande che non hanno trovato risposte soddisfacenti.

lunedì 4 agosto 2014

Nations

È uno dei generi più amati, quello dei giochi di civilizzazione, dove ti espandi per la gloria del tuo popolo (in un mondo simile o identico a quello reale, o in un mondo fantastico, nello spazio ecc...) accaparrando risorse, vincendo battaglie, spezzando la schiena agli avversari e via dicendo. Nations (gioco finnico, pubblicato in italiano dalla Asterion) si basa sullo stesso concetto ma impone una semplificazione e una razionalizzazione dei tempi di gioco facendo a meno di un elemento base: la mappa, che solitamente ha grandissima importanza in quanto è il "suolo" da conquistare e su cui misurare i propri problemi (ludici) economici o militari.


La simulazione si basa quindi sull'uso di carte (parecchie e con varie funzioni) e delle classiche pedine dei "lavoratori" oltre a una quantità di segnalini che indicano le risorse economiche. Ogni giocatore ha la sua brava plancia di gioco che riassume le carateristiche inziali della sua nazione. (sono diverse fra loro). Al posto del classico tabellone o mappa di gioco, ci sono delle altre plance dove si schierano le carte, si posizionano i classici tracciati che segnalano varie risorse e via dicendo. Il gioco ha una variante in solitario e permette di arrivare fino a cinque giocatori ma, a mio parere, rende meglio con tre o quattro.

sabato 26 luglio 2014

Snowpiercer

Questo film coreano (sudcoreano, ovviamente) è stato un successo per il regista Bong Joon-Ho e devo ammettere che, nel panorama dominato dalle produzioni USA basate soprattutto sulla spettacolarità e sugli effetti speciali, Snowpiercer sa offrire qualche spunto interessante di satira politica. Quello che non mi piace è come, qui come in tante altre occasioni, coerenza logica e razionalità delle premesse vadano così facilmente a farsi benedire pur di permettere alla produzione di utilizzare una certa metafora. La metafora qui è quella del treno, visto come specchio della divisione in classi. Come abbiamo nella realtà una divisione in prima e seconda classe, qui ci sono dei privilegiati e "quelli dei vagoni di coda" che vengono disprezzati e umiliati.


Il treno è stato costruito dal Signor Wilford, un ricco eccentrico industriale interpretato nientemeno che da Ed Harris, e sfrutta una tecnologia avanzata per muoversi continuamente in un percorso che permette di attraversare l'intero pianeta, e per mantenere un sistema autosufficiente che permette ai suoi abitanti di sopravvivere, alcuni bene e alcuni male o malissimo.

lunedì 14 luglio 2014

sabato 12 luglio 2014

Segnalazione

Il Corriere ci regala uno speciale su un altro evento, che stavolta ebbe non il via bensì il termine in un anno che finisce per "4," ovvero la prima guerra d'Indocina, un conflitto povero e dimenticato che fu preludio alla più celebre guerra del Vietnam. Dalle follie della politica americana che appoggiò quelli che sarebbero stati i futuri nemici (suona familiare, eh?) al valore inutile delle truppe speciali e dei legionari inviati dalla Francia, alla tenacia comunista, alla rappresentazione in un film che fu famoso ai suoi tempi.