venerdì 14 giugno 2019

lunedì 10 giugno 2019

Hunger Games


Ho letto finalmente il libro che ha ispirato il film Hunger Games (medesimo titolo), cogliendo l'opportunità di prenderlo gratuitamente in biblioteca. La trilogia, che a quanto pare ha venduto un milione di copie in Italia e una valanga all'estero, ha fatto la fortuna di un'autrice che comunque era già realtivamente affermata... A quanto pare è facendo zapping tra le immagini della guerra vera e dei reality show che Suzanne Collins avrebbe avuto l'idea per questa storia, secondo quanto dice lei stessa. Sul film m'ero fatto un'altra idea. Non ero molto propenso a crederci, poiché aveva parecchie somiglianze con il giapponese Battle Royale, che è venuto decisamente prima.

Il fatto che forse un'opera sia ispirata a un'altra comunque non toglie che abbia le sue specifità e ispirazioni proprie, quindi lascio sospesa la questione, anche perché l'originalità assoluta è una cosa praticamente impossibile, oggi come oggi.


giovedì 6 giugno 2019

Rachel, Jack e Ashley Too

Bombardato dagli avvisi di Netflix sull'arrivo della nuova stagione di Black Mirror non mi sono fatto pregare e ho visto l'episodio (Rachel, Jack e Ashley Too) dove tra i protagonisti c'è Miley Cyrus, la cantante pop, e una coppia di sorelle una delle quali è la classica fan instupidita e l'altra invece è una rockettara, quindi completamente diversa. Le due sorelle sono orfane di madre, e il padre, piutosto impegnato a studiare metodi per... dare umanamente la caccia ai topi, non sembra molto aiutarle nel loro momento difficile, o forse non è nemmeno in grado di rendersi conto di questa difficoltà.


venerdì 31 maggio 2019

The Perfection

The Perfection, da poco disponibile su Netflix, fa parte di quelle offerte strane e sopra le righe che ci vengono offerte dal colosso dello streaming online, per quanto la casa produttrice sia all'origine un'altra (Miramax). È un film horror con la sua buona quota di splatter, ma è anche una storia d'intrigo in cui lo spettatore viene continuamente colto di sorpresa dalle trovate dello sceneggiatore, azzeccate o meno che siano, e offre allo spettatore un'atmosfera molto particolare, carica di follia e di minaccia, di situazioni strane, di violenza.

Credo che Richard Shepard, essendo il regista e uno degli sceneggiatori, sia nel bene e nel male il responsabile delle stravaganze della pellicola, ben supportato da diversi validi attori. Una sola citazione da parte mia: Allison Williams, nei panni della protagonista Charlotte, capace di dare una interpretazione ambigua, di insinuare nello spettatore la sensazione che le cose non stiano come sembra. Ed è, ovviamente, così: in quanto la storia viene in un paio di occasioni "riavvolta" e ripetuta per farci vedere quello che veramente è successo, e non mancano i flashback per spiegare o anticipare i colpi di scena. Come ho scritto sopra, si esagera, la logica viene stiracchiata un po' troppo, ma complimenti per la quantità di idee storte e trovate ribalde che sono riusciti a infilare in un solo film, che sembra del resto muoversi fra generi diversi e non risparmia colpi per quanto riguarda sangue, orrore e schifo.

martedì 28 maggio 2019

La scelta sbagliata di Amélie Wen Zhao

Qualche mese fa se ne era parlato, ma avevo evitato di accennare alla faccenda qui. Mi riferisco ad Amélie Wen Zhao e al suo romanzo Blood Heir, un esordio che era stato bloccato dall'autrice stessa dopo le polemiche insorte per la maniera in cui aveva scritto di schiavitù. O per il fatto stesso che ne avesse scritto...


Una cosa che mi aveva meravigliato è il clamore nato attorno alla questione, e il fatto che un'esordiente rinunciasse alla propria prima uscita in pompa magna, ma il fatto che il compenso della Zhao fosse "una somma a sei cifre" pagata da Delacorte Press mi fa pensare a una ben oliata macchina del bestseller già in moto attorno a questa giovane scrittrice(*). Ma cosa ci può essere di tanto grave in una storia che narra di una principessa che deve fuggire dal proprio regno dopo la morte del padre? Una storia ambientata nella nostra Terra ma di genere decisamente fantastico?

sabato 25 maggio 2019

Astenuti o non astenuti

Lo spunto me lo dà, come tante altre volte, un articolo che ho trovato in rete. Cosa pensa dal punto di vista psicologico, non politico, chi decide di non andare a votare? Come al solito quando si parla di questo argomento saltano fuori gli attacchi più disparati, come: se non vai a votare dopo non hai diritto di protestare per come vanno le cose (ridicolo), c'è gente che ha dato la vita per il tuo diritto di voto (ma anche non andarci è un diritto, o no?), chi non va a votare è stupido perché preferisce il calcio (o la spiaggia), e via dicendo.

Vediamo se stavolta c'è qualcosa di più sostanzioso, partendo dall'affermazione del presidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia: gli astenuti ritengono che la politica non li riguardi e, soprattutto, che non abbia effetto sulle loro vite concrete. Questo ovviamente per un certo numero di persone sarà anche vero, ma in moltissimi casi non lo è, altrimenti non si spiegherebbe perché, in certe elezioni, vada a votare una percentuale molto bassa degli elettori, e in altre una percentuale più alta. Se nel 2006 andava a votare l'81,2% degli aventi diritto e nel 2013 il 75,2% (dati di Wikipedia), con un ulteriore calo di circa due punti e mezzo nel 2018, la spiegazione deve essere diversa, non credo che ci sia stato un grande ricambio generazionale, o mutamento di visione del mondo di tale portata, nel giro di così pochi anni.