giovedì 22 agosto 2019

Elric 3 - Il Lupo Bianco

È al terzo volume (io questo tomo l'ho letto in francese ma è disponibile nella nostra lingua) la saga di Elric di Melniboné a fumetti, curata da Julien Blondel con vari collaboratori, e si conferma come decisamente discordante dalle trame del ciclo di romanzi scritto a suo tempo da Michael Moorcock, di cui vedete una foto qui a destra.

Ma come forse ricorderete (ehm, ne è passato di tempo, ammetto che con questa serie me la sto prendendo proprio comoda) a suo tempo avevamo visto col primo volume che l'autore inglese approvava le scelte della nuova sceneggiatura.
Per cui, non c'è problema, almeno per lui.

giovedì 15 agosto 2019

Arthdal Chronicles

Un Trono di Spade in versione coreana? Arthdal Chronicles è una serie TV fantasy sud coreana, distribuita (manco a dirlo) da Netflix, ma senza audio in italiano. La serie è fatta con mezzi abbastanza abbondanti, per quanto a volte gli effetti speciali della computer grafica lascino a desiderare. Certamente ha una trama abbastanza intricata, ma a tratti sa esere avvincente, almeno nelle puntate (non moltissime) che ho seguito.

Senza dubbio vengono messi in mostra ricchi costumi e vistose scenografie. Il mondo di Arthdal sembra essere piuttosto primitivo, un'epoca assai antica, il che a volte contrasta con armi, armature e attrezzature che vengono mostrate. Quanto all'aspetto fantastico, cioè magico, propriamente detto, certamente esiste, ma potrebbe essercene di più, a mio parere.

giovedì 8 agosto 2019

Capolavori che invecchiano male?

Dal momento che il mio principale interesse, quando scrivo, è il fantastico, molte delle mie letture sono di fantascienza o fantasy, oltre a una certa quantità di saggistica sui più svariati argomenti. Ma, anche per migliorare il mio stile, leggo molta narrativa "classica," sia quella decisamente datata (romanzoni francesi e russi dell'ottocento, per esempio), sia quella vecchia solo di qualche decennio, sebbene già passata in qualche modo alla storia della letteratura (scrittori anglosassoni principalmente, ma ci sono anche autori italiani interessanti che magari non sono più sulla bocca di tutti, come Calvino, Pavese, Pratolini, Bassani ecc...).

Chi legge i classici deve per prima sapere della necessità di contestualizzare, ovvero di comprendere le differenze rispetto allo stile di oggi, e ai gusti dei lettori contemporanei, alla società attuale, e via dicendo; se non vi si riesce è meglio limitarsi a quello che è più recente e più comprensibile. A volte però anche la volontà di comprendere un testo nel proprio contesto può non bastare ad apprezzarlo, il che è legittimo (e del resto i gusti sono gusti). A me questo è successo con Il Giovane Holden di J.D. Salinger (il titolo originale del libro, The Catcher in the Rye, è più o meno intraducibile in italiano).

domenica 4 agosto 2019

I libri muoiono di editing?

Trovo oggi un'intervista a Ginevra Bombiani sul Corriere della Sera online, e il titolo mi sorprende. Oggi i libri muoiono di troppo editing, sarà vero? Ovviamente non lo so cosa succede a livello delle grandi case editrici perché sono un autoprodotto che ha avuto a che fare solo con realtà piccolissime. Nell'intervista il concetto è che gli scrittori lavorino sempre più pensando che tanto poi c'è l'editor che mette a posto tutto. E questo rende meno consistenti (e immagino meno significativi, ma l'intervistata non ha usato questo concetto) i libri.

Brevissimo inciso sulla figura dell'editor: senza entrare nelle categorie in maniera troppo pesante, è un lavoro che può esser svolto a diversi livelli. L'editor può verificare che il testo sia ben comprensibile e corretto dal punto di vista formale, e in questo caso lo si può considerare un aiuto irrinunciabile, perché c'è sempre il bisogno di un occhio esperto che ti dica cosa si comprende male - tu non puoi accorgertene, visto che lo hai scritto: tu per forza il testo lo comprendi.

Poi l'editing può arrivare anche ad altri livelli. Un editor può valutare lo stile nei suoi aspetti più generali, i personaggi, i contenuti, la trama. E qui inizia il problema... A quale punto può essere legittimo chiedersi di chi sia veramente la paternità del libro?

martedì 30 luglio 2019

Evangelion (ma non parliamo del doppiaggio)

Ho avuto la possibilità di vedere la serie di Neon Genesis Evangelion (compresi i due film che la completavano), grazie ovviamente a Netflix che l'ha riproposta. Polemiche sul doppiaggio a parte, sono stato abbastanza incuriosito dalla serie, sia per via dei misteri che venivano proposti, sia per le scelte grafiche, anche se c'è nei disegni, a mio modo di vedere, un'alternanza fra soluzioni originali e curiose e altre troppo al risparmio. È comunque stato bello togliermi una curiosità che mi rosicchiava da tempo (negli anni '90 avevo ancora la TV, ma ne facevo scarsissimo uso, e quanto ai cartoni - pardon, anime - non ne vedevo).


Per quanto riguarda la trama, l'opera è confusionaria assai, tanto che lo stesso autore, Hideaki Anno, lascia lo spettatore libero di giungere alle proprie conclusioni. Esiste uno sfizioso e semiserio riassunto in sette minuti che vi consiglio di vedere, se volete lumi, perché non ce la faccio a cimentarmi in un'esposizione dettagliata. [E nonostante questo ci saranno degli spoiler!]

giovedì 25 luglio 2019

Addio a Rutger Hauer

Non si può scrivere di ogni musicista, scrittore o attore che ci lascia, perché se no si farebbe solo quello, di questi tempi. Voglio però lasciare un breve ricordo di Rutger Hauer perché la sua scomparsa mi ha colpito. Da un lato, nonostante fosse anziano, ancora lavorava e si vedeva sugli schermi e quindi la sua morte è stata piuttosto inattesa, dall'altro è uno dei miei attori preferiti. Come tanti veniva da presupposti poco promettenti ma il suo esordio è stato abbastanza rapido, in patria, e ha avuto la fortuna di passare presto al cinema in lingua inglese, quindi, diciamo, a quello internazionale. Della sterminata filmografia di Rutger Hauer conosco poco; so che ha scelto sempre i ruoli seguendo il proprio gusto e pertanto, pur essendo sempre "un nome," probabilmente ha perso in questo modo la sua chance di entrare nel ristretto gruppo delle superstar hollywoodiane.


Spesso Hauer è stato l'antieroe, il cattivo con un lato simpatico o per cui, in un modo o nell'altro, vogliamo simpatizzare. Sebbene non fosse così come personalità, il suo aspetto glaciale da "bionda bestia da preda" in stile nietzchiano è stato probabilmente sia un aiuto che un limite alla sua carriera. Lo avrei visto come buon candidato per un ruolo da ufficiale nelle SS, ma sebbene quello gli sia mancato, spesso lo si è visto come un personaggio senza scrupoli o addirittura un folle (ad esempio in The Hitcher). Ma questo attore ha in realtà ricoperto mille ruoli drammatici, o da commedia, o sentimentali. Alcuni degli ultimi ruoli interpretati (come ad esempio nel Dracula di Dario Argento) preferisco non prenderli in considerazione ma del resto la catastrofe cinematografica è spesso più colpa del regista che degli attori.