lunedì 14 agosto 2017

Pantheon

Parliamo di un fantasy abbastanza semplice, ma con qualche aspetto originale. Lo scrittore è Scott Becknam, statunitense e, a giudicare dalla foto su Amazon, giovane. Il libro è Pantheon. La storia a dir la verità si apre con una sequenza di eventi che si comprendono poco, venendo spiegati finalmente quando il protagonista, il giovane Lars, raggiunge la civiltà e ha modo di parlare con altri. Anticiperò qualcosina per spiegare questo libro, ma non tanto da rovinarvi una eventuale lettura.

Quello che sappiamo del protagonista è che vive nel deserto, solo con la madre, ma non appartiene alle tribù del luogo e non ne condivide la cultura, anzi non ci ha proprio a che fare, praticamente. I suoi unici vicini sono degli umanoidi dall'aspetto di rettili, nemici giurati che è sempre stato necessario tenere a bada. La madre di Lars all'inizio della narrazione è appena venuta a mancare, lasciandogli un anello e una strana bussola, e una missione da compiere: raggiungere la famiglia in una città lontana. Lars deve cremare la madre poiché i lucertoloni se la mangerebbero, dopo di che si allontana rapidamente, sia per completare la sua missione sia perché probabilmente finirebbe male se rimanesse in quel luogo (viene risparmiato proprio perché cede la sua caverna ai nuovi padroni). Praticamente a digiuno delle cose del mondo civilizzato, Lars si mette in viaggio.

sabato 12 agosto 2017

L'Atomica di Ciccio Pasticcio (morire per Guam? A Ferragosto?).

 Ciccio Pasticcio e il suo faccione sempre contento

Stiamo per morire travolti dall'olocausto nucleare? In questa strana estate 2017 la gente mi sembra più interessata ad andare in vacanza, per quanto il livello di scontro si sia fatto piuttosto acceso tra la Corea del Nord di Kim Jong-un e gli Stati Uniti di Trump. Proviamo a farci qualche domanda...

È difficile che qualcuno voglia veramente la guerra, tanto meno la guerra atomica. Il problema è che le minacce di Ciccio Pasticcio sono sempre molto enfatiche (distruggo questo, anniento quell'altro) ma non ridicole come quelle di un tirannucolo sudamericano o africano qualsiasi, perché la Corea del Nord ha la bomba atomica. Insomma non si possono trascurare quelle minacce con una risata, creano tensione nell'area, sia per quanto riguarda gli USA che i loro alleati locali. Spingono gli Stati Uniti a dover studiare delle contromisure sia come "posa" da mettere in atto (perché in Asia orientale non puoi "perdere la faccia") sia come rimedi concreti da studiare.

Nessun rimedio è in realtà una opzione piacevole. Dal momento che ogni tanto alle minacce verbali si aggiungono anche le scaramucce di confine, non fare niente e lasciare che i bluff di Ciccio Pasticcio si chiamino da soli vuol comunque dire permettere all'avversario di mettere sotto pressione la fazione occidentale nell'area. A Washington possono dire "tanto in fondo sono solo le solite fesserie," possono dirlo anche in Europa, ma difficilmente la stessa serenità si potrebbe trovare in Corea del Sud o in Giappone.
Fare la faccia feroce, come sta facendo in questi giorni Donald Trump, rischia di diventare una pessima figura se il gigante americano poi non facesse niente, trasformandosi in una "tigre di carta." E ovviamente attaccare per davvero la Corea del Nord può essere la soluzione più amara e sanguinosa di tutte.
Difficilmente l'esercito nordcoreano accoglierebbe i liberatori a braccia aperte. Quale che sia la tenuta ideologica della Corea del Nord (presumo scarsa) il paese è retto col pugno di ferro, la gente sarebbe obbligata a combattere, e forse lo farebbe volentieri, tanto più se comparissero sul fronte truppe "bianche." E poi cosa farebbe la Cina?

C'è poi la duplicità cinese da tenere in considerazione. La Cina è il principale sostegno economico (alimentare, energetico, ecc...) della Corea del Nord, anche se ciò non significa che sia in grado di controllare al 100% quello che Ciccio Pasticcio fa. Ogni tanto il governo cinese fa pressioni o applica qualche sanzione, ma si è dimostrato assai indifferente alle pressioni statunitensi per mettere una pezza alla situazione attuale.
Il problema è che, secondo me, quello che Kim Jong-un fa può magari essere motivato da ragioni interne (stabilizzare la propria leadership e non cadere in mano ai militari, anche se forse potrebbe esserci già caduto) ma sta benissimo alla Cina, che beneficia di ogni problema che gli USA possano avere nell'area.



Esiste una partita immensa nell'area, il controllo del Mar Cinese Meridionale. La Cina ha costruito basi, e a volte ha letteralmente creato delle isole, cementificando piccoli scogli, per racchiudere una immensa area marittima ricca di risorse, e reclamarne l'uso esclusivo. A quelle acque ritengono di avere diritto anche gli altri paesi dell'area, che però sono piuttosto riluttanti all'idea di far esplodere questa contesa. L'unico ostacolo, in fin dei conti, sono gli USA, che però si limitano a farsi vedere in zona con qualche nave. Con la Corea del Nord, la Cina ha un ottimo "proxy" aggressivo e veramente pericoloso per spingere gli USA a perdere la faccia, e presumibilmente i paesi dell'area (Filippine, Corea del Sud, lo stesso Giappone, nonché il Vietnam che si era clamorosamente riavvicinato agli USA) a riconoscere la supremazia cinese e non ostacolarne più le ambizioni territoriali.

La Cina è una potenza piuttosto prudente, come carattere nazionale, e si tiene (apparentemente) ai margini di una vicenda da cui potrebbe  grande profitto. Ma allo stesso tempo, poiché non vuole una Corea unificata sotto il governo del Sud, è comunque obbligata a sostenere Ciccio Pasticcio o un suo sostituto se le cose dovessero precipitare. Da una parte c'è da pensare che questa sia una partita lunga, dall'altra se gli USA la piantassero di ossessionarsi con la Russia e decidessero che è ora di fare qualcosa di concreto da queste parti, dovranno pesare bene le loro mosse, perché attaccare la Corea del Nord significa mettere piede su una piccola polveriera, che potrebbe farne esplodere una molto più grande. I Cinesi hanno creato un sistema "furbo" per mettere sotto pressione gli USA, ma non sono certi al 100% che la faccenda non abbia una escalation se gli USA perdessero la pazienza.

Peraltro, mi sbaglierò, ma qui mi sembra che siamo a un punto cruciale della lotta per il predominio nel mondo. Se gli USA non mettono un freno ai loro nemici/rivali nell'area, adesso o entro i prossimi pochi anni, praticamente abdicano al ruolo di superpotenza globale che tanto amano.

Insomma, magari non sarà questa la volta buona, ma nell'estremo oriente esistono i presupposti per l'esplosione di un macello di grandissime dimensioni.




lunedì 7 agosto 2017

Abbiamo vinto?

Domanda che circola tra blogger e social network, già da un po'. Non mi ricordo da dove è partita la cosa, chi ha posto la questione per primo. In pratica, visto che una volta si era marginalizzati e oggi invece il fantastico dilaga dappertutto, quelli che lo amano, i "nerd," gli appassionati, possono dire di aver vinto la sfida di affermarsi ed essere accettati? Siamo sdoganati?
Tra cosplayer, orde di giocatori di videogame e GDR, tanti seguaci appassionati delle serie TV e dei film di genere, insomma, abbiamo vinto?

lunedì 31 luglio 2017

USS Indianapolis

Dico subito che il faccione di Nicolas Cage che campeggia sul manifesto su questo film è stato un deterrente forte, ma ero curioso e quindi sono andato a vedermelo.
Il buon Cage prende i panni del comandante McVay, sopravvissuto a un tragico affondamento verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, e poi tramutato in capro espiatorio per coprire i grossolani errori che comportarono un forte ritardo nei soccorsi. La nave è l'incrociatore Indianapolis del titolo, che fu impegnata in una missione segreta per trasportare alcuni componenti della bomba atomica, la prima, quella lanciata su Hiroshima.


Per parlare un po' del fatto storico: dopo l'importante consegna, la nave ritorna a compiere le sue ordinarie missioni che dovevano portarla prima a una base USA e poi di nuovo verso il fronte. Il film mette molta enfasi sul fatto che l'Indianapolis aveva navigato senza la scorta perché "in missione segreta" ma quando l'incrociatore fu affondato in effetti era tornato alla sua routine, e stava navigando verso le Filippine dove ci sarebbe stato un periodo di addestramento per le nuove leve che aveva imbarcato. La scorta non c'era per il semplice fatto che i Giapponesi in quella fase della guerra erano in grado di infliggere pochi danni.

Ovviamente le cose andarono male: il sommergibile I-58 era proprio in cerca di prede lungo il tragitto. Il comandante Hashimoto, uno che per la maggior parte della guerra aveva sguazzato in acque tranquille attorno al Giappone, non si era segnalato nemmeno in questa missione, finora. Aveva lanciato alcuni attacchi inefficaci altrove, usando anche i Kaiten, siluri guidati da piloti suicidi. Di fatto l'unica nave che riuscì ad affondare fu L'Indianapolis, che si presentò così a breve distanza che non c'era la possibilità di mancarla: pertanto Hashimoto la eliminò con una nutrita salva di siluri ordinari. Una serie di incredibili trascuratezze ed errori di comunicazione fece sì che passassero alcuni giorni prima che l'equipaggio dell'incrociatore venisse soccorso, per cui di 1.196 uomini alla fine solo 317 si salvarono (300 circa erano morti subito, nell'attacco del sommergibile giapponese).

venerdì 28 luglio 2017

Black Sea

Gli abissi mi hanno fatto sempre orrore, anche quando il tema del film non è quello. Black Sea, del 2015 non è un horror però è un film che molto gioca sul timore dell'abisso, e dell'ambiente claustrofobico dei sommergibili. Di interessante ha anche un'altra cosa: un paio di attori che mi piacciono. Uno è il famoso Jude Law (tra i tanti ruoli, è un celebre cecchino russo nel film Il Nemico alle Porte), l'altro è Bob Mendelsohn, un personaggio pericoloso in questo film, e (tra l'altro) il cattivo di Rogue One: a Star Wars Story. E altri attori bravi, in un film di grande tensione.



Black Sea punta su una quantità di ossessioni, ma andiamo con ordine. Robinson (Jude Law), uomo che ha lavorato per una vita sui sommergibili e ha sacrificato la famiglia per via dei lunghi turni in mare, viene licenziato dalla società per cui lavora, così come altri brizzolati veterani del mare. Da uno di essi viene a sapere una vecchia storia, un U-boot tedesco affondato nel Mar Nero mentre portava in Germania dell'oro che Stalin aveva prestato a Hitler (prima che fra Russi e Tedeschi le cose precipitassero).

martedì 25 luglio 2017

Piccolo e grande schermo

Traggo spunto da un articolo su Indiewire.com per parlare di una opinione (è quella del regista Christopher Nolan) sulle differenze tra grande e piccolo schermo.
Nolan, criticando la politica di Netflix, dice che è suicida, soprattutto per il "vero" cinema, ovvero quello sul grande schermo: "Hanno una insensata politica di presentarsi simultaneamente con lo streaming e nelle sale, ovviamente un modello insostenibile per il cinema... credo stiano perdendo una grossa opportunità."

Per contro, Amazon (intendendo qui Amazon Prime) non fa lo stesso errrore, lasciando un gap di 90 giorni fra la comparsa al cinema di un film e quella sul piccolo schermo. Questo il suo parere.
Nolan, il cui film Dunkirk sta per arrivare alle sale, è chiaramente un regista votato al cinema, l'unica piattaforma che gli interessi veramente e che possa offrire allo spettatore una vera immersione nella scena.

Può darsi che Nolan abbia ragione, e certamente l'esperienza cinematografica è la migliore, salvo quando non ci sia un sovraffollamento di pubblico cafone che te la rovina, il che avviene più spesso di quanto vorrei. Poi ci sono anche altri problemi legati alla competizione per le sale cinematografiche, a quanto pare si tratta di una risorsa limitata... ricordo comunque le polemiche quando il film di Steven Spielberg Warhorse, un film non inteso per i memorabili incassi ma, diciamo, per l'arte, rischiò di non uscire nemmeno in sala. Allora: sì, i film dovrebbero sempre uscire sul grande schermo ma le grandi produzioni, quei film spesso semplici o semplificati per il grande pubblico e il grande incasso (quelli che li vedi sul serio e in versione completa solo in DVD o Blu Ray), hanno bisogno di tutti gli schermi che esistono.