mercoledì 23 settembre 2020

Underwater

Underwater è uno di quei film che magari non vedo al cinema ma poi devo per forza recuperare, tanto è il fascino che gli abissi esercitano su di me. Dico subito che non è stato un trionfo di film, anche se non è mica costato pochino.
Come mai? La pellicola risale a poco prima del periodo epidemico, per cui non vi erano difficoltà logistiche a rovinarne l'esito: quindi se non ha avuto successo qualche buon motivo ci deve essere. Ma volevo toccare con mano: e a dire il vero guardando il film mi son trovato a pensare inizialmente "non è poi così male."
Claustrofobia subacquea, mostri che si muovono nell'oscurità, paranoia, sono ingredienti sempre efficaci su di me. Ma non si può negare che Underwater manchi di originalità. Ma andiamo con ordine...


Per dare un'occhiata al cast, troviamo un veterano come l'attore francese Vincent Cassel (nella parte del valoroso capitano) e Kristen Stewart nei panni della protagonista, anche se l'azione è abbastanza corale. Mi ero dimenticato che ci fosse anche lei, e non l'ho riconosciuta per via della chioma bionda che sfoggia, per cui la mia antipatia per questa attrice si è genuinamente rinnovata guardandola in azione, poco espressiva e piuttosto antipatica come sempre. Del regista (William Eubank) non so niente, ma immagino che certe scelte criticabili non siano le sue, mentre ho apprezzato la tensione di diverse scene.

mercoledì 16 settembre 2020

Puerto Rico

Come boardgame, Puerto Rico ormai è un classico, lo conoscevo da tempo prima di averlo provato nuovamente sulla piattaforma Boardgame Arena, quest'anno, in numerose partite.


È un tipico "german game" di tema economico, semi astratto, con piazzamento dei lavoratori, lavorazione e commercio di risorse, e interazione "non violenta" fra i giocatori (per quanto metodi per danneggiare il prossimo ne esistano eccome). Puerto Rico ha avuto molte espansioni: è stato ed è tuttora molto popolare tra i giocatori.

lunedì 14 settembre 2020

Sid Meier e la sua autobiografia

Vivere in un tempo in cui i videogame non esistevano nemmeno. E poi una vita a produrli, con la tecnologia che permetteva di creare giochi sempre più sorprendenti. Questo ci racconta uno degli uomini per me più invidiabili della Terra (riferendomi al suo mestiere). Sid Meier ha prodotto moltissimi giochi per computer: di quelli strategici e gestionali firmati da lui ne ho visti diversi, ma il punto di riferimento è Civilization, una "franchise" di enorme fama, una specie di simulazione del mondo.

I videogame li ho conosciuti da ragazzino, consumando pile di monete da cento lire al bar per giocare Space Invaders e i suoi successori. Ho avuto un PC più tardi, e ricordo di essere rimasto folgorato dal primo Civilization. Un gioco di guerra, sì, ma anche gestionale con enormi possibilità di scelta. Sid Meier continuò a sviluppare questo gioco e altri, evolvendo e facendo crescere le sue creazioni, in una industria che, partendo dal niente, raggiunse dimensioni enormi.

Oggi, a sessant'anni e qualcosa, Sid propone una autobiografia. Parla di come il mondo dei giochi sia cambiato, al punto tale che oggi forse Civilization non potrebbe uscire nemmeno, perché la maggior parte dei giocatori vuole qualcosa di più immediato. 


Sembra strano detto da lui. Ma Civilization è davvero cambiato, al punto che io stesso dopo essere stato deluso sia da Civ 5 che da Beyond Earth, avevo deciso di non giocare il successivo Civ 6. Per inciso, poi ci ho giocato, perché una piattaforma online lo ha offerto come omaggio. Per alcuni aspetti corregge qualcuna delle brutture di Civ 5, i possibili assetti sociali sono giocabili in una maniera più razionale, qualcosa nell'uso delle unità militari è migliorato. Altri aspetti purtroppo sono invece confusi, non vedo veri progressi, e l'intelligenza artificiale è notoriamente inetta.

Non amo più i giochi di Sid Meier, ma certo ai tempi la sua vita deve essere stata divertente...


venerdì 11 settembre 2020

È venuta a mancare Diana Rigg

Memorabile attrice britannica, Diana Rigg è morta lo scorso 10 settembre. C'è chi la ricorda per il "serio" lavoro teatrale, chi per aver ricoperto un ruolo nel Trono di Spade... io l'ho vista in un film di James Bond e, ovviamente, in Agente Speciale, serie televisiva di tanti anni fa, che portava il titolo originale The Avengers prima che venisse scippato dai supereroi della Marvel.


In quella serie la Rigg è stata memorabile per il suo fascino. Ancor di più forse per la misteriosa fusione del suo talento con quello del coprotagonista Patrick Macnee. I due hanno creato una miscela inimitabile, grazie anche alla musica di Laurie Johnson e alle trame semiserie di Brian Clemens e compagnia.

Malinconico pensare che sia Macnee (mancato nel 2015) sia Diana Rigg oggi non ci sono più.


La foto è presa da The Guardian

mercoledì 9 settembre 2020

Sovranità o Barbarie

Per un pezzo non l'ho fatto, ora torno a parlare anche di politica.
Sovranità o Barbarie ricalca per certi aspetti una mia lettura molto illuminante di due anni fa, La Scomparsa della Sinistra in Europa, dove si evidenziava come la sinistra abbia, fin dai lontani anni '70, scelto di adeguarsi alle logiche del liberismo senza tornare indietro da questa sciagurata rotta nemmeno quando si dirigeva verso le più spietate conseguenze, quelle che vediamo negli ultimi anni.

In effetti qui ci sono anche citazioni di quel libro, ma il discorso di Sovranità o Barbarie è molto più ampio e la ricostruzione storica molto più dettagliata e interessante, affrontando anche lo scabroso  argomento della "germanizzazione" dell'Europa, ovvero la ricerca da parte dei nostri amici tedeschi di clausole e regole a proprio favore, in modo da prosperare e allo stesso tempo trasformare i paesi periferici (Italia, Grecia, ecc...) in una periferia deindustrializzata da comandare a bacchetta, perché priva ormai di una forza economica propria.

Vi sembra di riconoscere lo stato della nostra nazione? Bene (male). Ora vediamo come e perché è successo.

lunedì 7 settembre 2020

The Beach House

The Beach House è un film horror del 2019, da non confondere con un dramma del 2018 che ha lo stesso titolo (tradotto in italiano con La Casa dei miei Ricordi). Film indipendente realizzato decentemente con pochi soldi (ci riescono dappertutto tranne che in Italia), ha attirato una certa attenzione per il modo in cui è stato realizzato, nonostante il tema non sia di eccezionale originalità. Ha il pregio comunque di essere un film che non ci rifila il millesimo fantasma dentro la casa (con quel titolo cosa ti vuoi aspettare?), ma vira piuttosto [spoiler!] verso il catastrofismo ecologico con un pizzico di toni lovecraftiani, dopo un inizio abbastanza insolito.


Difficile parlare di questo film senza anticipare il contenuto, ma del resto la minaccia è molto intuibile già dopo le prime scene. Il regista Jeffrey Brown riesce a preparare dei segnali di pericolo sottili, ma che per lo spettatore con un minimo di esperienza rivelano subito tantissimo. Ciononostante il film sa costruire tensione, ed è piacevole.