venerdì 7 dicembre 2018

Infodump, Mary Sue e altre atrocità.

Un articolo su Io9, vecchio di alcuni anni, riporta alcuni cliché sullo scrivere che alcuni scrittori avrebbero rigettato. Lo prendo come spunto per dire la mia su certi tratti stilistici e stratagemmi che mi piacciono e non. Su certe questioni la discussione è davvero accesa, in Italia e all'estero.

Nell'articolo si parla alcuni termini che alcuni vorrebbero addirittura ritirati, e tra questi il famoso Mary Sue. Del termine me ne sono occupato la bellezza di 10 anni fa (relativamente però a qualcosa di scritto di me al momento non disponibile); sta a indicare un personaggio perfetto, con tutte le qualità desiderabili, integerrimo e via dicendo, insomma eccessivamente idealizzato, stucchevole e poco realistico.

venerdì 30 novembre 2018

Fantascienza cinese?

Volevo leggere qualcosa che fosse non di marca USA e nemmeno italiano (per quanto comunque di italiano io legga poco), ed ero in cerca dell'insolito. Mi sono quindi preso questo Nebula, raccolta di racconti di fantascienza cinese, spinto anche dal fatto che uno degli autori di questa raccolta fosse Liu Cixin, autore di un titolo famoso, Il Problema dei Tre Corpi (ha vinto il Premio Hugo).

Ipotesi: leggere fantascienza scritta con un punto di vista differente. Ci sono riuscito? In parte sì.

Uno di questi racconti, Buddhagram, di Chen Qiufan, mescola con effetti stravaganti modernità e tradizione, con la programmazione di una "app" in cui fosse infusa l'illuminazione, per dare a tutti una specie di tempio portatile. Poi cominciano ad arrivare i racconti di miracoli avvenuti per mezzo del Buddha telematico... Ossessioni del marketing, la speranza di fare la startup di successo o avere l'idea geniale, millenarie superstizioni, religione e buffonata si mescolano in una narrazione che dà l'idea di un paese scivolato dalla tradizione antica alla modernità nel giro di pochi decenni (per quanto alla tradizione un colpo l'avesse già dato l'epoca di Mao...).

L'Estate di Tongtong di Xia Jia ci parla di anziani che ricevono assistenza dai robot e restano attivi negli ultimi giorni delle proprie vite, un argomento che dovrebbe essere narrato con passione (è dedicato a un proprio nonno, del resto) e invece mi è suonato piuttosto freddo.

Molto più "fantascientifico" Stampare un nuovo mondo, scritto da Wu Yan, una storia in cui la competizione con le altre università porta degli studiosi a una scoperta dalle potenzialità incredibili, anche questo racconto a mio parere è narrato in una maniera piuttosto fredda.

Passando al famoso Liu Cixin, il suo Le Bolle di Yuanyuan ci porta a un problema molto concreto in parte della Cina: la siccità. Una bambina, appassionata da sempre dalle bolle di sapone, cresce pensando a come salvare la propria città e regione. Sarà una membrana protettiva simile a una bolla di sapone a fornire la soluzione?

Che sia la traduzione o lo stile letterario cinese, ho trovato questi racconti interessanti ma narrati in una maniera stranamente asettica. A voi il giudizio. Per quanto mi riguarda, mi serve qualche altra lettura per formarmi un'opinione su questa nuova fantascienza cinese.





martedì 27 novembre 2018

Avengers: Infinity War

Dopo qualche incertezza mi sono visto anche Avengers: Infinity War. Non mi sono però messo "alla pari" con gli altri film dell'universo cinematografico Marvel (ovvero il MCU, Marvel Cinematic Universe). Ci sono quindi dei personaggi di cui non so nulla, tipo una specie di volpacchiotto che parla e pilota un'astronave, e altri di cui mi ricordo a malapena qualcosa. Poco male, ma purtroppo, anche per dare una possibilità di entrare nel film a tutti quanti gli eroi, il film è lunghissimo, due ore e mezza. E questo è senz'altro un difetto: ho visto il film in due sedute, in streaming, ma al cinema forse non ce l'avrei fatta.


Tuttavia la lunghezza dei film Marvel è una caratteristica abbastanza normale con cui tocca fare i conti. Un motivo in più per non spenderci una decina di euro al cinema, del resto, visto che aspettando un po' si becca qualche offerta speciale in streaming (ho pagato un euro e 99 centesimi), e il film se proprio vogliamo vedercelo lo possiamo gustare con calma.

venerdì 23 novembre 2018

Wolyn

Wolyn (ovvero Volinia, una regione all'incrocio tra Bielorussia, Ucraina e Polonia) è un film polacco del 2016, diretto dal regista Wojciech Smarzowski, che già in altre pellicole aveva ripercorso con la macchina da presa i duri e difficili eventi occorsi alla sua nazione negli anni passati. In questa occasione vengono ripercorsi gli eccidi nella regione ricordata dal titolo, verificatisi dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale in avanti, ricucendo molte testimonianze di atrocità nella storia di una giovane polacca, Zosia (interpretata da Michalina Labacz), e della sua famiglia.


Premessa storica. La Polonia rinacque, come stato, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (il centenario dell'evento è stato ricordato non molti giorni fa). Si trattava di uno stato i cui confini erano stati stabiliti in maniera arbitraria, includendo nel territorio minoranze ucraine, bielorusse, tedesche. A complicare le cose, una forte presenza ebraica nel territorio, e la presenza di minoranze polacche negli stati vicini. Parte del "cordone sanitario" che doveva isolare la Russia sovietica, la Polonia ebbe una vita travagliata fin dall'inizio, in parte per colpa della propria aggressività, in parte per via dell'instabilità dei territori che sarebbero confluiti nell'Unione Sovietica, ancora combattuti tra comunisti e "armate bianche" di controrivoluzionari. Polonia e URSS si scontrarono in quegli anni in una guerra inutile e senza esito.

martedì 20 novembre 2018

Sta cambiando il mondo? Seconda parte

Negli USA, con le "elezioni di midterm," è svanita l'idea che la presidenza Trump fosse una anomalia destinata a essere riassorbita rapidamente. I Democratici sono più forti, adesso, e sebbene molto divisi fra loro potranno sfidare le decisioni del presidente, ma i Repubblicani hanno resistito e, ormai, sono molto più compatti dietro al loro leader. Questo probabilmente significa, come pensavo nel precedente articolo, che siamo di fronte a un cambiamento di marcia del mondo occidentale (e quindi del mondo tout court).

I mutamenti in atto sono molteplici ma uno che riguarda specialmente l'Europa è il fatto che la politica di "America First" si sia rivelata non una stranezza voluta dal collerico presidente con i capelli arancioni, e destinata presto a scomparire. Probabilmente è un percorso obbligato, visto lo stato di malessere sociale ed economico degli USA. Potrebbe darsi che un futuro presidente democratico (o anche uno repubblicano post-Trump, perché no) torni a rivolgere sorrisi rassicuranti nella nostra direzione, ma probabilmente la linea sarà quella di avere massimo potere e controllo con il minimo sforzo, salvo ulteriori tentazioni verso l'isolazionismo; insomma non quella benevola supremazia e protezione di cui l'Europa in passato aveva goduto (quasi sempre) volentieri.

venerdì 16 novembre 2018

Conquistador vol. II

Sono alla seconda parte di Conquistador, edito da Glénat (autori Dufaux e Xavier).

Hernando del Royo, cacciatore di tesori, in questo volume incontra molte peripezie. Il paesaggio in cui si muove è inospitale, abitato da tribù di uomini spietati e da ogni specie di belva o di malattia. Il sovrannaturale guardiano del tesoro degli Incas non lo uccide ma i suoi compagni di avventura si disperdono o muoiono. Lui scampa alla spedizione nel cuore della giungla e incontra un Cortes che ha dovuto combattere contro gli stessi spagnoli, venuti a bloccare il suo tentativo di conquistare l'impero azteco. Infatti, in una storia che non risparmia alcuna crudeltà, anche fra di loro i "conquistadores" arriveranno a battersi, ed è fatto storico.  Cortes medita di tornare subito indietro: ed è arrabbiato perché contava su Del Royo per avere dell'oro da promettere ai soldati, e lui non ha riportato nulla. Prosegue una storia cupa, dove la violenza cieca del dio infernale Txlaka quasi sembra ordinaria in un mondo dove il nemico (uomini selvaggi e implacabili delle tribù), le malattie e l'impraticabilità della giungla, gli stessi alleati, pongono a ogni passo trappole mortali.

Del primo volume avevo parlato qui.