martedì 26 giugno 2018

L'evoluzione tecnologica nel fantasy

Mi collego per questo post al blog di Germano Greco, Book and Negative, per qualche riflessione su un post al quale volevo replicare, ma la replica era... troppo lunga, quindi ho deciso di fare un intervento mio.

Innanzi tutto, il post è interessante perché si parla di un tema a me sempre caro: costruire un'ambientazione (il worldbuilding): gli elementi da tenere in considerazione sono molteplici, dalla geografia alla cultura di una società. A dire il vero nel fantasy abbiamo avuto autori molto concentrati sull'ambientazione, ma altri che se ne sono bellamente fregati di questi aspetti, e altri ancora che li hanno trattati in maniera distratta, senza per forza creare delle incongruenze che saltino all'occhio ma trascurando parecchi elementi.

Un esempio di questo terzo atteggiamento lo conoscono tutti: il Signore degli Anelli, dove le attività agricole ed economiche in generale sono accennate solo vagamente, come un aspetto scontato, su cui non val la pena di soffermarsi troppo. Con l'eccezione della Contea degli Hobbit, che è il luogo degli umili e laboriosi "eroi buoni" della storia.


Premesso che per me l'importanza maggiore è da attribuire alla trama e a come la si racconta, credo ugualmente che l'ambientazione sia da curare attentamente. Anche se magari si dovesse poi decidere di lasciarla in secondo piano. Il libro che viene citato nel post di Germano Greco come utile guida per le considerazioni relative al worldbuilding (Armi, Acciaio e Malattie, di Jared Diamond) non parla di mondi fantastici, e proprio per questo i ragionamenti che propone, basati sul mondo reale, sono utilissimi per capire quale innesto magico o sovrannaturale potrebbe essere problematico per una ambientazione (alcuni esempi sono nel post che ho linkato). Su quel libro andrebbe aperto poi tutto un discorso a parte perché forse è stato osannato eccessivamente, ma non è questo il momento.

Nel post si cercano le motivazioni per giustificare la "stasi evolutiva" dei mondi fantasy, dal momento che la maggior parte di essi si basano su ambientazioni simili al medioevo o all'antichità. Premesso che esistono anche le eccezioni, credo che su questo punto ci si debba porre qualche domanda.

La prima è basilare: c'è stasi evolutiva nei mondi fantasy? La mia risposta è "non necessariamente," anche se parlassimo dell'universo di Conan il Barbaro o simili. Parto dalla considerazione che le prime civiltà umane (Mesopotamia) hanno inizio oltre 4.000 anni prima della nostra era; se vogliamo mettere come requisito minimo per essere definita civiltà l'avere una forma di scrittura, la data è il 3150 a.C. circa. Dopo l'anno mille d.C. cominciamo ad avere elementi che mal si adattano a un mondo fantasy come la polvere da sparo (che a volte esiste anche nelle trame fantasy ma stona moltissimo quando diventa un elemento principale). Con l'evoluzione di complicati meccanismi come la macchina a vapore entriamo in un'epoca in cui non si possono più ambientare le storie di personaggi come Gandalf o Elric di Melniboné, ma badate bene, stiamo praticamente parlando... dell'altro ieri.

Pertanto nel mondo "reale," non in un mondo immaginario, ci sono millenni a disposizione per sviluppare le storie di un Conan senza che nessuna tecnologia complessa venga a disturbare; certo esiste anche la Terra di Mezzo di Tolkien, che estende la sua trama per un tempo talmente esteso da superare perfino la lunga infanzia della civiltà umana. Ma è un'eccezione.

Ma la vera risposta è un'altra, anzi, altre due. La prima è che in molte ambientazioni fantasy non è presa nemmeno in considerazione l'evoluzione tecnologica. E la seconda è che la trama non di rado prevede avvenimenti che la rendono del tutto ininfluente, se anche fosse possibile. Il mondo di Tolkien è squassato da eventi catastrofici che ne plasmano addirittura la geografia, e comunque essendo l'autore piuttosto ostile alla modernità, l'evoluzione tecnologia non ha alcun ruolo nello spirito delle vicende che narra... per quanto in realtà l'evoluzione ci sarà, con la ritirata degli Elfi e l'inizio del nostro prosaico orribile mondo, di cui ovviamente Tolkien non si occupa. In Elric di Melniboné a volte possiamo intuire un fattore tecnologico in atto, ad esempio quando le potenti chiatte da battaglia dei Melniboneani schiacciano le bagnarole dei Regni Giovani che tentano un attacco, ma la storia prevede... la distruzione dell'intero mondo, in un equilibrio di rinascite e catastrofi dove alcuni campioni eterni continuano a essere imprigionati nel loro ruolo. Quindi non sarà la modernità, almeno stavolta, a mandare in pensione Elric e il suo mondo demoniaco.


Pertanto non credo che ci sia veramente da preoccuparsi di creare un'ambientazione che giustifichi l'esclusione della tecnologia, se volte scrivere fantasy, purché non vogliate scrivere di un mondo dove per diecimila anni nessuno inventa proprio niente. Nel periodo di cui ho parlato (antichità e medioevo) si è pur sempre passati dalla armi di bronzo a quelle di ferro (dove possibile), si sono inventati migliori metodi di navigazione, ecc...

Ma passiamo ad altri spunti del post che ho linkato.

L'agricoltura come base della società stanziale è un fatto basilare. Ci sono cose che i popoli nomadi possono fare senza coltivare la terra, e altre che non possono. Certamente per mantenere un cavaliere con destriero e armatura decine e decine di persone devono umilmente zappare e pagare le tasse. A meno che in un mondo fantastico non ci sia qualche altro sistema...

La magia e la religione sono altri elementi da considerare con cura perché possono avere degli effetti tali, se si introducono con esse grandi poteri sovrannaturali, da influenzare tutta l'ambientazione in modi imprevedibili. Nel post che ho linkato se ne citano alcuni; non è difficile pensarne altri. Se avessimo, per esempio, numerosi sacerdoti o maghi in grado di evocare forze distruttive tali da distruggere una fortificazione, non sarà più possibile scrivere di castelli e città cinte di mura, e lo scrittore che lo facesse compirebbe un grosso errore. In un mondo del genere l'avversario si dovrebbe per forza affrontare in campo aperto (possibilmente con l'aiuto di magia o divinità ancora più potenti), e le fortificazioni non servirebbero a niente, così come non servono nel mondo moderno dei bombardieri e dell'artiglieria (se mai ci sono le trincee).
Personalmente credo che qualsiasi potere magico non vada mai banalizzato, eppure hanno successo le scuole di magia alla Harry Potter, il mago visto come uno della squadra di fanteria (Erikson) ecc...

D'altra parte se fosse possibile per magia avere raccolti abbondanti senza fare fatica, per riprendere un esempio del post linkato, non ci sarebbe alcun incentivo a sviluppare tecniche dell'agricoltura, ma allo stesso tempo una enorme quantità di persone sarebbe liberata dal lavoro agricolo e potrebbe fare altro... ciò potrebbe a sua volta portare, paradossalmente, a un possibile sviluppo tecnologico e/o sociale in tutti gli altri settori, o comunque a un'abbondanza di risorse di cui chi crea l'ambientazione dovrebbe tenere conto.



4 commenti:

Aonaran ha detto...

Mi ha interessato molto l'argomento di cui hai parlato. Il rapporto tra magia e tecnologia è un aspetto molto interessante, che può in effetti incidere pesantemente sul worldbuilding...Ad esenpio, ora sto leggendo Dune di Herbert e lì si intravede questo rapporto...
Bel blog,
ciao
Gianmarco

Bruno ha detto...

Grazie per i complimenti... Dune (e i seguiti, che io però non ho letto) è un complicatissimo gioco di costruzione di società e comunità legate a un posto molto peculiare.
È veramente un capolavoro di ambientazione.

Moreno Pavanello ha detto...

Secondo me il punto è che ormai il fantasy è standardizzato in questo modo, e si può creare un mondo attingendo a quello che è già stato fatto da altri. Inoltre, l'esistenza di un periodo medievale simile al medioevo è, forse, plausibile anche in mondi differenti, mentre un momento simile all'antico Egitto o all'impero romano è troppo legato alla "nostra" storia. Se un autore volesse ambientare un fantasy all'epoca dell'impero romano, non sarebbe più ambientato su un altro mondo ma sarebbe un'ucronia fantasy di questo, e creare un fantasy ambientato in un mondo che non sia simile a nessun periodo storico terrestre sarebbe un'impresa già più ardua.
Dal canto mio, tempo fa ho creato un'ambientazione per ambientarci una serie di racconti che prevede un mondo fantasy che è "andato avanti", evolvendosi dal solito medioevo all'epoca moderna, cercando quindi di realizzare un setting che non assomigliasse a un urban fantasy, cioè il mondo attuale con la magia, ma che si fosse evoluto dal fantasy classico in qualcosa di nuovo. Ho già promesso a me stesso che appena finirò la mia saga ucronico-fantascientifica attualmente in corso di pubblicazione tornerò su quell'ambientazione...

Bruno ha detto...


Fantasy standardizzato? Be', in buona parte sì. Ma c'è una differenza tra il medioevo e il mediterraneo dell'antichità? Il primo è un setting adatto e il secondo no? Secondo me non necessariamente... certo se ci sono riferimenti diretti (piramidi? mummie? giochi nel circo?) diventa troppo scoperto.
Buona fortuna con le tue iniziative.