Se arriva un film ispirato ad un racconto di
H.P. Lovecraft bisogna vederlo, perfino se il protagonista fosse l'insopportabile
Nicolas Cage. Ed è proprio quello che succede in
Color out of Space, film diretto dall'australiano
Richard Stanley, a me ignoto.
Precisiamo subito che già dal titolo l'impresa si preannuncia impegnativa. Il colore descritto da Lovecraft era indefinibile, misterioso, ma finché questo rimane sulla pagina scritta è un conto, quando bisogna mostrarlo al cinema è un altro. Nei vari effetti speciali il "colore venuto dallo spazio" si rivela tendente al rosso, con sfumature violacee e rosa, accompagnato da una specie di nebbia e a volte da varie distorsioni. Questa misteriosa influenza ha anche altri nefasti effetti per attualizzarla rispetto ai tempi di Lovecraft (disturba il wi-fi, i computer, il telefono, ecc...).
Quanto alla trama, è ispirata al racconto lovecraftiano senza seguirlo pedissequamente. Il protagonista interpretato da Cage è un certo Nathan Gardner che cerca di convertirsi in contadino e di fornire ristoro alla moglie Theresa (
Joely Kim Richardson), consulente finanziaria reduce da una mastectomia. La consorte in realtà non è contentissima perché cerca di lavorare da remoto ma la connessione del suo portatile funziona male, e questo rovina i rapporti coi clienti.