giovedì 28 luglio 2011

Aspettando Godot, anzi Conan...

Cosa dice Jason Momoa del nuovo Conan che è in arrivo?

Spero che ai fan piaccia. Ci saranno degli imbecilli che diranno che non è come il film degli anni ’80, ma è normale: quelli erano i fottuti anni ’80 e oggi possiamo fare molte più cose al cinema


Momoa fa un po' di fatica, penso, a capire che la difficoltà sarà quella di fare un film bello, e non di assomigliare o meno ai "fottuti anni '80." Quando si perde poi in dichiarazioni sul fatto che non teme il confronto con Schwarzenegger mostra anche di non capire che il problema non è quello dell'attore protagonista (per quanto se lui non funzionasse sarebbe già un disastro).
Schwarzenegger era andato alla grande, diretto da John Milius (regista del primo Conan il Barbaro), ma non ha risollevato con la sua sola presenza il secondo film della serie (Conan il Distruttore), diretto da Richard Fleischer nel 1984.

Semplicemente, Fleischer non era John Milius. E nemmeno Marcus Nispel è Milius, aggiungerei. Penso che il principale problema sarà questo, oltre a tutto il contorno (dalla epica colonna sonora del film di Milius si passerà a un accompagnamento a suon di rock, che magari piacerà agli sbarbati ma continua a entrarci pochino con il fantasy di un certo tipo...).
Detto questo, sicuramente andrò a vedere il nuovo Conan sperando per il meglio nonostante i trailer siano scoraggianti. Conan il Barbaro (rifacimento) esce il 18 agosto, sempre che ci sia una sala cinematografica aperta dalle vostre parti.

giovedì 21 luglio 2011

World Invasion

Proprio un pessimo film, purtroppo. Non so nemmeno dove cominciare a fare l'elenco delle assurdità che ci sono, anzi, ci rinuncio perché la maggior parte mi dev'esser già sfuggita di mente.
Mi fa specie perfino il titolo: nella versione italiana hanno deciso di metterne uno differente da quello originale che è Battle: Los Angeles, ma hanno scelto sempre un titolo in inglese!

Comunque sia (da qui in poi spoiler a valanga), gli alieni arrivano sulla Terra, scambiati per uno sciame di asteroidi, e si scoprirà che sono in cerca di... acqua. I terricoli decidono di rispondere con un bombardamento e una pattuglia di soldati è inviata a evacuare una zona di Los Angeles (già l'idea di effettuare l'evacuazione di una metropoli sotto il fuoco nemico mi dà qualche perplessità). Un sergente (interpretato da Aaron Eckhart, che era Harvey Dent/Due Facce nel Cavaliere Oscuro) conduce una frazione dell'operazione assieme a un ufficiale che schiatterà a metà della storia, ma c'è una particolarità: il nostro sergente porta dentro di sé una grave colpa (che ovviamente riscatterà alla grande nel film): ha responsabilità nella morte della sua squadra in Iraq, e per questo in squadra non lo vuole nessuno, tantomeno il fratello di uno dei soldati morti sotto il suo comando.
L'evacuazione dei civili avrà le sue fasi drammatiche e un bel po' di combattimenti girati con lo stile di Black Hawk Down. Altre particolarità del film fanno pensare anche a pesanti ispirazioni tratte da District 9. Del primo dei due film ho un'ottima opinione, del secondo molto meno, comunque è enormemente migliore di questo.

Dopo aver portato i civili in salvo (non tutti) la nostra pattuglia scoprirà la presenza di una mega astronave aliena che si è infrattata sotto terra (come diavolo c'è andata?) e troverà anche la maniera di farla fuori. Bum! Fatto fuori il centro di comando tutti i meccanismi alieni cadono come pere cotte. Scoperto l'inghippo, si potrà replicare la tattica in tutte le città del mondo che sono sotto attacco. Mi chiederete: è davvero così scemo 'sto film? Risposta: anche di più, solo che non ho voglia di addentrarmi troppo.
Mi fa piangere che una quantità di quattrini e di effetti speciali sia stata spesa così male. In realtà dal punto di vista commerciale è stata spesa bene perché nonostante le critiche, negative anche in terra yankee, con un investimento di 70/100 milioni di dollari se ne sono guadagnati circa 200.
Morti eroiche, bambini insopportabili, coraggio e patriottismo allappanti, scene che sono dei veri spot pubblicitari per le forze armate, sceneggiatura cretina e dettagli strampalati a ogni pié sospinto, World Invasion può far passare un paio di ore felici a chi vuol vedere combattimenti ed esplosioni, ma non offre proprio nient'altro, ed è pure troppo lungo.
Aaron Eckhart però ha detto che non gli dispiacerebbe girare un seguito del film.
Speriamo di no.

lunedì 18 luglio 2011

Space Invaders

Potrebbe essere l'idea del secolo. A quanto pare la vuole realizzare Lorenzo di Bonaventura, il quale tra le altre cose è il produttore di Transformers, quello che ha fatto soldi a palate con dei film basati su dei giocattoli! Il che rende la cosa meno incredibile.

Sto parlando del film sugli Space Invaders, videogioco che la gioventù di oggi avrà trovato riprodotto in facsimile e disponibile gratuitamente su internet. Io ho avuto il piacere di giocarci su quei baracchini che si trovavano nei bar, al posto dei videopoker di oggi. Cento lire per una partita; per un anno tutta la moneta che mi capitava in mano è finita lì. Il gioco è notoriamente un po' scarso per gli standard di qualsiasi videogame si possa oggi giocare al computer (ed era pure in bianco e nero, con bande di plastica sovrapposte sullo schermo per dare l'impressione del colore!), ma per la sua epoca una cosa strabiliante.

Io al massimo ero capace, nonostante i quattrini spesi, di fare due o tre schermate (ovvero schiere di alieni sterminate) prima di crepare. C'era chi ci passava un'ora a partita e totalizzava punteggi incredibili, ma ogni nuova legione di mostri spaziali partiva da più vicino, e la fine a un certo punto era sicura. Nella sua semplicità, Space Invaders aveva un che di filosofico, vista la morte certa del giocatore, particolare che è stato poi ripreso da tantissimi videogame. L'eroe (potrebbe essere un gruppo di eroi, visto che il giocatore aveva diverse vite da "spendere," però la sensazione era di una faccenda individuale perché si manovrava un combattente per volta) è di fronte fin dall'inizio a una situazione impossibile, con un avversario che dispone di mezzi infiniti, e i bunker difensivi destinati a essere distrutti a poco a poco senza alcuna possibilità di ripristinarli. Il tutto accompagnato da una specie di jingle sempre più frenetico. Se il film sarà in grado di catturare queste sensazioni credo che possa avere un grande successo. Ovviamente ci vuole anche la bellona di turno, e visto che Megan Fox è stata allontanata dal set di Transformers per aver insultato il regista, chissà mai che venga riciclata, e in qualche modo la si veda massacrare mostri alieni tra un paio di anni?
(Ovviamente ne possiamo fare anche a meno. Però potrebbe essere un ottimo "pop-corn movie")

sabato 9 luglio 2011

Camelot, telefilm nato e già finito

Di Camelot ho visto un paio di episodi. La serie arriverà in Italia fra non molto, ma solo per chi ha la TV a pagamento (Mediaset Premium, se non sbaglio).
Tuttavia, non ci sarà un seguito: vuoi perché gli attori che hanno preso parte alla prima (e ultima) stagione faticano a conciliare e coordinare i loro impegni, vuoi perché, a quel che sembra, la serie non ha avuto quel successo che si sperava nonostante un inizio promettente.

Devo ammettere che un po' mi dispiace, per quel che ho visto non prometteva male. La guida narrativa affidata a un solido sceneggiatore, Michael Hirst, e alcuni validi attori nel cast: uno che a me è piaciuto, ma che non dura molto, è James Purefoy (Solomon Kane) nel ruolo di re Lot, uno dei primi avversari di Artù; Eva Green nell'ambiguo ruolo di Morgana è assai azzeccata, viste le sue interpretazioni in The Dreamers e Kingdom of Heaven (il primo dei due non posso dire che sia un bel film, ma lei mi era piaciuta). Bravo anche Joseph Fiennes nel ruolo di Merlino, anche se non ha l'aspetto che immagino debba avere il celebre mago... e discreto Jamie Cambpell Bower come giovane Artù.

Le atmosfere qualche volta mi sono parse ben ricostruite e qualche volta assolutamente no. Se fosse stato un mondo secondario (come quello di Game of Thrones) tutto poteva andare, qui invece certe scene di feste con musica orientaleggiante o ritmata ossessivamente dai tamburi, con ballerine che si muovono come odalische fa a pugni con il mio personale immaginario riguardo alla storia di Re Artù, e anche con il periodo storico della Britannia post-romana. La scena di Artù che chiede a Ginevra di uscire dalla sala per poter parlare, quando li si vede all'esterno entrambi con il boccale in mano, mi ha fatto ridere perché trasporta di peso atmosfere da pub o discoteca (o da locale sui navigli, per i meneghini...) nell'ambiente della leggenda arturiana.

Invece non mi dispiace come sono stati intrecciati gli elementi del ciclo arturiano (la spada nella roccia, per esempio) al fine di creare una nuova storia che abbia la possibilità di camminare anche sulle proprie gambe. Intendiamoci, non ho idea di come proseguirà (e forse non vedrò nemmeno i successivi episodi). Tutto potrebbe scivolare in una telenovela bolsa come Game of Thrones (mi perdoneranno quelli che hanno apprezzato i libri di Martin e la serie TV) ma ho avuto l'impressione che ci fosse una mente più creativa all'opera.

La magia in Camelot è (per quanto ho visto io) appena accennata. Merlino ha evidentemente i suoi piani a lungo termine, costruiti intorno a delle visioni, ma non si capisce quanto possa e voglia fare di concreto e immediato. E' evidente che in lui vi sono capacità enormi (ad esempio, sembra non invecchiare, come il Merlino delle leggende) ma egli è riluttante a fare uso dei suoi poteri e invita alla prudenza anche Morgana, che invece vediamo incontrare nella notte delle strane entità (pagane? malvage?) cui chiede aiuto e con cui stringe alleanza. Intrigante, mi incuriosisce.

Sulle serie TV fantasy ho sinceramente dei dubbi (preferisco i film, quando ne esce uno valido) ma per quel che ho visto di Camelot mi è rimasta la voglia di andare avanti. Vi consiglio di dare un'occhiata a questa serie. Per quanto mi riguarda non ho voglia di fare il pirata e scaricarmeli da internet (impresa comunque piuttosto impegnativa oltre che illegale), né di comprare un abbonamento alle TV a pagamento: chissà se non sia il caso di prendermi i DVD?

domenica 3 luglio 2011

365 modi diversi per far finire il mondo

Dopo il grosso successo dell'antologia di 365 racconti horror pubblicata dalla Delos (io sono al 12 gennaio...) da settembre inizieranno le selezioni per la prossima, la raccolta di 365 racconti sulla fine del mondo.

Certo, se i Maya si fossero preoccupati di dire che alla fine del ciclo del loro calendario ne poteva benissimo iniziare un altro, non saremmo qui a raccontarcela sul mondo che finisce nel 2012, ma ormai è andata così...

Per chi volesse partecipare, qui saranno postati i dettagli.
Quanto a me, ho già una mezza idea su come andremo... a finire.

venerdì 1 luglio 2011

I diritti di chi?

Non ho sentito molta eco nella blogosfera (e su facebook, dove c'è un mio profilo vivacchia) riguardo alla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, secondo cui non si può vietare la vendita dei videogiochi violenti ai minori.

Tale divieto sarebbe addirittura anticostituzionale, in quanto violerebbe il Primo Emendamento (quella norma statunitense per cui uno può dire quello che gli pare, roba molto lontana dal nostro sentire visto che in Italia siamo di nuovo in ballo con l'ennesima sentenza ammazza-internet).

La pronuncia è stata resa necessaria da una legge del 2005 emanata dal governatore della California (ebbene sì, proprio lui, Arnold) che puniva la vendita ad adolescenti e bambini di giochi dal contenuto sanguinario. Contro questo provvedimento, e con una giustificazione becera (anche nelle favole c'è il sangue!), hanno fatto passare l'idea che si tratta di contenuti protetti dal Primo Emendamento e quindi che rientrano nella libera espressione.

Hanno difeso la libera espressione e i diritti, ma i diritti di chi? Personalmente credo che una volta raggiunta la maggiore età a nessuno debba essere proibito niente, ho però idee assai meno larghe su quello che è lecito proporre alle persone in età evolutiva (be', credo che anche la religione sarebbe da far rientrare tra le scelte che uno compie da solo, in autonomia, e una volta adulto). Non mi piacciono le libertà di altri da cui l'utente, una volta solleticato nei suoi istinti e aggirata la sua razionalità, viene condizionato, così come non mi piace ad esempio l'imposizione unilaterale del palinsesto della televisione (ma per fortuna oggi in tanti ne fanno allegramente a meno).
Qui gli unici soggetti ad aver visto difesi i propri diritti sono gli imprenditori dei videogiochi.

Un link a un mio articolo sul tema della violenza e della censura

Un buon articolo in merito alla decisione della Corte Suprema, dal Corriere

Un articolo secondo me grossolanamente superficiale che invece giustifica il provvedimento.