Il 2013 rimarrà credo famoso come l'anno in cui una grande quantità di nomi del mondo artistico, o semplicemente personaggi famosi, ci hanno lasciato. Certi di questi personaggi li ritenevo importanti per me, altri ero semplicemente abituato a "sentirli in giro" e mi dà una brutta sensazione di mondo che volta pagina, sapere che ora non ci sono più. Iannacci, Mennea, la Melato, oppure Lou Reed e Ray Manzarek, ovviamente Jack Vance... persone che magari erano ormai in parte o del tutto inattive, ma che hanno fatto epoca.
lunedì 30 dicembre 2013
domenica 29 dicembre 2013
Sempre in ballo il destino del mondo - o dell'universo.
C'è una faccenda su cui avevo già riflettuto in passato, ed è oggetto di un paio di articoli (in inglese) del sito io9.com. I due link li trovate in fondo all'articolo, il problema è:nella maggior parte dei film fantastici la posta in gioco è altissima, sempre più alta. C'è sempre in ballo il destino dell'umanità intera, mai un problema che riguarda una persona sola. La regola del gioco è "escalation:" Gli Avengers non possono essere impegnati a salvare Guam, devono salvare il mondo! (citazione dagli articoli).
Da una parte devo dire che nel fantasy e nella fantascienza (soprattutto nell'High Fantasy) la posta in gioco terribilmente alta è stata frequente anche in passato, ma è vero che sta diventando un obbligo. Per contraltare, mi viene da pensare (anche se non ne è stato tratto nessun film) alle storie di Jack Vance, che ci ha lasciato quest'anno e che da sempre è uno dei miei autori preferiti: talvolta ci sono regni o anche pianeti in ballo, perciò non si può dire che i suoi eroi si battano per obiettivi di poco conto, ma spesso si tratta anche delle loro storie personali, di faccende importanti per il singolo e qualche persona che gli è vicina, e basta. Non conosco l'intera produzione di Vance ma posso dire che generalmente nelle sue storie non c'è in ballo il destino dell'intera umanità. La maggior parte delle trame della Terra Morente è così, almeno per quanto ricordo a memoria: si tratta di storie personali.
Oppure, uscendo dal fantastico e andando alla produzione "mainstream," penso a un film anni '70 che mi son visto quest'anno quando ho fatto una carrellata sulla carriera di un'attrice che ci ha lasciato, Karen Black: Cinque Pezzi Facili con Jack Nicholson come protagonista. Il significato del film ha molto a che fare con tematiche dell'epoca, lontanissime dal gusto di oggi, ma era notevole come si basasse tutto sulla storia di un uomo di talento ma insoddisfatto di se stesso e incapace di rapportarsi con gli altri, il tipo di storia che quando viene prodotta in Italia evito come la peste... eppure il film m'è piaciuto.
In effetti basterebbe l'emozione di vivere un'avventura e i relativi pericoli per fare la base di una storia da raccontare. Ma non basta più, sia perché il pubblico non la vuole (non la sa capire?) sia perché il cinema non la sa raccontare.
Anche le scene di combattimento, che mi mancavano tanto quando ero ragazzo (negli anni '70 e '80 non si sono fatti tantissimi film di guerra) sono diventate lunghe e soprattutto fini a se stesse. Rallentano la storia, fanno sbadigliare (Mi è accaduto sia con la trilogia del Signore degli Anelli che con lo Hobbit, i due film visti finora, ma anche con gli Avengers).
Un'altra cosa che gli articoli fanno notare è che il protagonista di questi film è cambiato: tende ad essere la persona predestinata, viste le sue qualità e capacità o qualche profezia del destino, a risolvere il problema. Sono scomparsi i personaggi "qualunque" a cui capita un'avventura straordinaria. Questo quello che dice uno dei due articoli, anche qui sono incerto. In parte direi che in certi casi è vero (pensateci, vi verranno in mente degli esempi). In parte penso anche che l'abitudine "democratica" di Hollywood per cui basta un cretino qualunque (un americano qualunque? ooopss...) a compiere qualunque impresa fosse veramente una fesseria. D'altra parte l'idea che con ingegnosità e voglia di darsi da fare tutti gli ostacoli potessero essere superati potrebbe esser meglio dell'invito a fare lo spettatore mentre Tony Stark mette la tuta di Iron Man e salva il mondo, con il sottinteso che lui lo può fare e tu no.
I link:
http://io9.com/why-so-many-movies-seem-so-much-the-same-1489291670
http://io9.com/why-does-every-story-have-to-be-an-earth-shattering-epi-1488997567
Da una parte devo dire che nel fantasy e nella fantascienza (soprattutto nell'High Fantasy) la posta in gioco terribilmente alta è stata frequente anche in passato, ma è vero che sta diventando un obbligo. Per contraltare, mi viene da pensare (anche se non ne è stato tratto nessun film) alle storie di Jack Vance, che ci ha lasciato quest'anno e che da sempre è uno dei miei autori preferiti: talvolta ci sono regni o anche pianeti in ballo, perciò non si può dire che i suoi eroi si battano per obiettivi di poco conto, ma spesso si tratta anche delle loro storie personali, di faccende importanti per il singolo e qualche persona che gli è vicina, e basta. Non conosco l'intera produzione di Vance ma posso dire che generalmente nelle sue storie non c'è in ballo il destino dell'intera umanità. La maggior parte delle trame della Terra Morente è così, almeno per quanto ricordo a memoria: si tratta di storie personali.
Oppure, uscendo dal fantastico e andando alla produzione "mainstream," penso a un film anni '70 che mi son visto quest'anno quando ho fatto una carrellata sulla carriera di un'attrice che ci ha lasciato, Karen Black: Cinque Pezzi Facili con Jack Nicholson come protagonista. Il significato del film ha molto a che fare con tematiche dell'epoca, lontanissime dal gusto di oggi, ma era notevole come si basasse tutto sulla storia di un uomo di talento ma insoddisfatto di se stesso e incapace di rapportarsi con gli altri, il tipo di storia che quando viene prodotta in Italia evito come la peste... eppure il film m'è piaciuto.
In effetti basterebbe l'emozione di vivere un'avventura e i relativi pericoli per fare la base di una storia da raccontare. Ma non basta più, sia perché il pubblico non la vuole (non la sa capire?) sia perché il cinema non la sa raccontare.
Anche le scene di combattimento, che mi mancavano tanto quando ero ragazzo (negli anni '70 e '80 non si sono fatti tantissimi film di guerra) sono diventate lunghe e soprattutto fini a se stesse. Rallentano la storia, fanno sbadigliare (Mi è accaduto sia con la trilogia del Signore degli Anelli che con lo Hobbit, i due film visti finora, ma anche con gli Avengers).
I link:
http://io9.com/why-so-many-movies-seem-so-much-the-same-1489291670
http://io9.com/why-does-every-story-have-to-be-an-earth-shattering-epi-1488997567
giovedì 26 dicembre 2013
Sei Stagioni su IlO
Prosegue la storia di Cyann a opera di Bourgeon e Lacroix: avevamo lasciato la ragazza in procinto di partire dal suo pianeta natale (la SOnda) per andare su un lontano mondo selvaggio a cercare aiuto per risolvere le varie situazioni di crisi in cui la sua società si dibatte: tra queste le "febbri purpuree" che uccidono la popolazione maschile. La spedizione parte e si avvicina al pianeta di IlO quando la grande e complessa astronave ha un guasto, che parte da un incidente che lascia una prima vittima carbonizzata. Si decide di sbarcare sul pianeta con due grandi scialuppe di salvataggio, che però restano separate durante la discesa. Cyann organizza il suo gruppo con pugno di ferro e parte alla ricerca del secondo contingente, che è guidato da Crysane, muovendosi con un grosso veicolo (dotato di un leggero ricognitore volante) sulla superficie ghiacciata del pianeta.
lunedì 23 dicembre 2013
Dragonero
Quando la Bonelli si lancia sul fantasy, non si può restare indifferenti. Pertanto mi sono comprato il numero 7 del fumetto Dragonero per dare un'occhiata (il numero è a opera di Vietti e Rizzato).
Premetto che ho letto un po' di commenti negativi che mi hanno messo in guardia, ma che diversamente dal mio atteggiamento verso i libri, sono abbastanza di bocca buona sui fumetti. Della Bonelli non sono lettore costante ma negli anni ho comprato un discreto numero di albi, direi cento o duecento, tra i vari Tex, Dylan Dog, Legs, Nathan Never e perfino qualche Zagor quando ero bambino.
Quindi l'esito non era scontato, anche se, diciamo la verità, quando leggo fumetti di genere fantasy o fantascienza la grafica è qualcosa di molto importante per me, quindi non sapevo se lo stile da "fumetto popolare" della Bonelli mi sarebbe piaciuto.
Alla resa dei conti, quello si è rivelato il male minore...
Premetto che ho letto un po' di commenti negativi che mi hanno messo in guardia, ma che diversamente dal mio atteggiamento verso i libri, sono abbastanza di bocca buona sui fumetti. Della Bonelli non sono lettore costante ma negli anni ho comprato un discreto numero di albi, direi cento o duecento, tra i vari Tex, Dylan Dog, Legs, Nathan Never e perfino qualche Zagor quando ero bambino.
Quindi l'esito non era scontato, anche se, diciamo la verità, quando leggo fumetti di genere fantasy o fantascienza la grafica è qualcosa di molto importante per me, quindi non sapevo se lo stile da "fumetto popolare" della Bonelli mi sarebbe piaciuto.
Alla resa dei conti, quello si è rivelato il male minore...
venerdì 20 dicembre 2013
I lettori possono essere esigenti...
Segnalo un commento, positivo ma non privo di critiche al mio post di presentazione di Nove Guerrieri...
e già che ci siamo una "pagella" del mio racconto gratuito Gruppo 42.
e già che ci siamo una "pagella" del mio racconto gratuito Gruppo 42.
mercoledì 18 dicembre 2013
The Road
Questo The Road con Viggo Mortensen l'avevo saltato perché di catastrofismo ce n'è tanto in giro e ho bisogno di diluirlo un po', ma visto che è tratto da un libro premiato e di successo (e dal titolo omonimo; scritto da Cormac McCarthy) e che il protagonista è un attore che apprezzo, l'ho recuperato.
Siamo nel mondo del dopobomba, sembrerebbe, c'è qualcosa di simile a un (leggero, ma nemmeno tanto) inverno nucleare, ma la storia non lo specifica. Non ci sono quasi più animali, non ci sono coltivazioni, gli alberi muoiono lentamente sotto un cielo plumbeo che nasconde sempre il sole, e la mancanza di cibo ha portato l'umanità al cannibalismo su larga scala. Apocalisse quindi senza speranza, recupero, redenzione, niente di niente. Uno dei temi infatti è l'inutilità di portare avanti una difficile sopravvivenza se non c'è nessun futuro davanti. Un altro, la necessità di essere armati, e di tenere un proiettile per sé nel caso in cui si incontri una banda di cannibali, per non farsi prendere vivi. Al protagonista infatti all'inizio della storia resta una pallottola per sé e una per il figlio, a cui insegna come spararsi in bocca. Insomma, una storia cupa che non fa sconti.
Il protagonista (non sappiamo i nomi di nessun personaggio) viaggia verso sud con il figlio. Spera di raggiungere luoghi dove faccia meno freddo. Sappiamo da vari flashback che ha avuto una moglie, è nato un bambino, la famiglia ha resistito finché possibile in una casa, ma alla fine la disperazione e la follia hanno portato lei a lasciare figlio e marito, per abbandonarsi al destino e andare verso morte sicura.
Siamo nel mondo del dopobomba, sembrerebbe, c'è qualcosa di simile a un (leggero, ma nemmeno tanto) inverno nucleare, ma la storia non lo specifica. Non ci sono quasi più animali, non ci sono coltivazioni, gli alberi muoiono lentamente sotto un cielo plumbeo che nasconde sempre il sole, e la mancanza di cibo ha portato l'umanità al cannibalismo su larga scala. Apocalisse quindi senza speranza, recupero, redenzione, niente di niente. Uno dei temi infatti è l'inutilità di portare avanti una difficile sopravvivenza se non c'è nessun futuro davanti. Un altro, la necessità di essere armati, e di tenere un proiettile per sé nel caso in cui si incontri una banda di cannibali, per non farsi prendere vivi. Al protagonista infatti all'inizio della storia resta una pallottola per sé e una per il figlio, a cui insegna come spararsi in bocca. Insomma, una storia cupa che non fa sconti.Il protagonista (non sappiamo i nomi di nessun personaggio) viaggia verso sud con il figlio. Spera di raggiungere luoghi dove faccia meno freddo. Sappiamo da vari flashback che ha avuto una moglie, è nato un bambino, la famiglia ha resistito finché possibile in una casa, ma alla fine la disperazione e la follia hanno portato lei a lasciare figlio e marito, per abbandonarsi al destino e andare verso morte sicura.
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