Un paio di letture su internet, se non v'ha ancora ammazzato il caldo.
Su Fantasy Magazine, un bellissimo articolo su Robert Howard e i suoi eroi (Conan, Solomon Kane, ecc...)
Sul sito/blog La Torre di Tanabrus l'introduzione alla Guida alle case più stregate del mondo di Francesco Dimitri.
giovedì 30 giugno 2011
martedì 28 giugno 2011
Telefilm per tutti
A Milano, al cinema Apollo, si svolge (anche quest'anno) il Telefilm Festival, con possibilità di ingresso gratuito (fino a che c'è posto).
Per gli amanti del fantastico segnalo:
il 29 giugno alle 19 Wonder Woman, e due episodi di Game of Thrones, dalle 21 alle 23;
il 30 giugno Teen Wolf alle 21;
il 2 luglio Vampire Diaries alle 12, Camelot alle 20, Falling Skies alle 21 (è una creazione di Spielberg); in serata (e nottata) maratona di telefilm di fantascienza (Battlestar Galactica, Stargate, Star Trek...).
Il cinema è posizionato in Galleria De Cristoforis, a due passi dal Duomo e a pochi metri dal mio ufficio, peccato per gli orari che non sono da... dopolavoro. Comunque una occasione interessante per quelli come me che non hanno TV a pagamento e "padelle" satellitari di nessun genere.
Ovviamente i birbaccioni hanno già scaricato più o meno tutto quanto da internet, sottotitoli in italiano inclusi.
Per gli amanti del fantastico segnalo:
il 29 giugno alle 19 Wonder Woman, e due episodi di Game of Thrones, dalle 21 alle 23;
il 30 giugno Teen Wolf alle 21;
il 2 luglio Vampire Diaries alle 12, Camelot alle 20, Falling Skies alle 21 (è una creazione di Spielberg); in serata (e nottata) maratona di telefilm di fantascienza (Battlestar Galactica, Stargate, Star Trek...).
Il cinema è posizionato in Galleria De Cristoforis, a due passi dal Duomo e a pochi metri dal mio ufficio, peccato per gli orari che non sono da... dopolavoro. Comunque una occasione interessante per quelli come me che non hanno TV a pagamento e "padelle" satellitari di nessun genere.
Ovviamente i birbaccioni hanno già scaricato più o meno tutto quanto da internet, sottotitoli in italiano inclusi.
domenica 26 giugno 2011
Urbe
Torniamo alle vicende di Jean Autier, manager francese fin troppo affermato e impegnato che, dopo la morte per infarto, scopre un aldilà bizzarro e imprevedibile. Nel precedente Caverne, libro di esordio di Stefano Bianchi, il nostro dirigente non fa in tempo ad ambientarsi veramene in questo mondo che si trova già coinvolto in una lotta serrata con una specie di usurpatore.
Questo si spiega con la peculiare struttura di Panta Rei, ovvero l'aldilà immaginato in questa ambientazione. Esiste un direttorio, una struttura chiamata Corpus, particolarmente enigmatica e avara di spiegazioni per il povero Jean, ma anche ben poveramente organizzata. Vlad Tepes, ovvero il conte Dracula, sembra avere vita facile nel sobillare l'organizzazione di Caverne, nel primo libro: torna ancora nel seguito, intitolato Urbe: un nuovo livello di questo purgatorio (o inferno?) dove Jean ha accesso proprio perché si è dimostrato abile nel contrastare l'avanzata di Vlad.
I personaggi all'inizio sono tutti già conosciuti: Jean, il cavernicolo Deepak con cui ha fatto amicizia, Il supervisore del Corpus Morgan, e la bella Giada, un interesse sentimentale per Jean che non dimentica tuttavia di aver abbandonato sulla terra la sua amata Caroline e le figlie. Caroline, rimasta vedova, viene mostrata in alcune scene dove un nuovo pretendente si fa avanti nella speranza di prendere il posto del marito scomparso.
Allo stesso tempo, per Jean continuano a sorgere i dubbi sulla natura del luogo in cui è capitato. Ad esempio, che senso ha la vita in Panta Rei? cosa succede a chi muore una seconda volta? Tuttavia le risposte tarderanno ad arrivare, e i colpi di scena sono destinati a provenire, più che altro, dalla guerra di Vlad Tepes contro il Corpus. Guerra in cui Jean cerca alleati e trova personaggi quanto mai assortiti: il senatore Quinto Fabio Massimo (il temporaggiatore che non voleva affrontare direttamente Annibale), il Maresciallo Emmanuel de Grouchy (quello che non si presentò sul campo di battaglia di Waterloo privando Napoleone di buona parte delle truppe), il terribile Solimano (che portò l'impero turco all'apogeo).
Diversamente dal primo libro, Vlad Tepes trova il modo di contattare il protagonista e di cercare di instillargli dei dubbi. Si dimostra un cattivo meno stereotipato di come sembrava in Caverne.
Lo stile di Bianchi è migliorato rispetto all'esordio, e le schermaglie diplomatiche e personali di Jean tengono il campo tra battute umoristiche, irruzione di personaggi stravaganti e situazioni un po' surreali, il tutto accompagnato da qualche momento drammatico.
D'altra parte, tutte le domande che il lettore si è posto fin dall'inizio del primo libro restano fondamentalmente ancora senza risposta. Su questo punto, probabilmente avremo dei progressi... nel libro successivo della serie.
Questo si spiega con la peculiare struttura di Panta Rei, ovvero l'aldilà immaginato in questa ambientazione. Esiste un direttorio, una struttura chiamata Corpus, particolarmente enigmatica e avara di spiegazioni per il povero Jean, ma anche ben poveramente organizzata. Vlad Tepes, ovvero il conte Dracula, sembra avere vita facile nel sobillare l'organizzazione di Caverne, nel primo libro: torna ancora nel seguito, intitolato Urbe: un nuovo livello di questo purgatorio (o inferno?) dove Jean ha accesso proprio perché si è dimostrato abile nel contrastare l'avanzata di Vlad.
I personaggi all'inizio sono tutti già conosciuti: Jean, il cavernicolo Deepak con cui ha fatto amicizia, Il supervisore del Corpus Morgan, e la bella Giada, un interesse sentimentale per Jean che non dimentica tuttavia di aver abbandonato sulla terra la sua amata Caroline e le figlie. Caroline, rimasta vedova, viene mostrata in alcune scene dove un nuovo pretendente si fa avanti nella speranza di prendere il posto del marito scomparso.
Allo stesso tempo, per Jean continuano a sorgere i dubbi sulla natura del luogo in cui è capitato. Ad esempio, che senso ha la vita in Panta Rei? cosa succede a chi muore una seconda volta? Tuttavia le risposte tarderanno ad arrivare, e i colpi di scena sono destinati a provenire, più che altro, dalla guerra di Vlad Tepes contro il Corpus. Guerra in cui Jean cerca alleati e trova personaggi quanto mai assortiti: il senatore Quinto Fabio Massimo (il temporaggiatore che non voleva affrontare direttamente Annibale), il Maresciallo Emmanuel de Grouchy (quello che non si presentò sul campo di battaglia di Waterloo privando Napoleone di buona parte delle truppe), il terribile Solimano (che portò l'impero turco all'apogeo).
Diversamente dal primo libro, Vlad Tepes trova il modo di contattare il protagonista e di cercare di instillargli dei dubbi. Si dimostra un cattivo meno stereotipato di come sembrava in Caverne.
Lo stile di Bianchi è migliorato rispetto all'esordio, e le schermaglie diplomatiche e personali di Jean tengono il campo tra battute umoristiche, irruzione di personaggi stravaganti e situazioni un po' surreali, il tutto accompagnato da qualche momento drammatico.
D'altra parte, tutte le domande che il lettore si è posto fin dall'inizio del primo libro restano fondamentalmente ancora senza risposta. Su questo punto, probabilmente avremo dei progressi... nel libro successivo della serie.
lunedì 20 giugno 2011
Intervista a Rothfuss
E' roba vecchia di qualche mese e certo non l'ho intervistato io (sarebbe interessante, eh?).
La trovate qui, ed è in inglese (ovviamente).
Aspetti interessanti: la quinta domanda, ad esempio. Cosa ha inserito (o evitato di inserire) in modo da rendere il suo lavoro differente rispetto ai cliché del genere fantasy? Nella risposta di Rothfuss alcune cose mi hanno fatto sorridere e mi trovano molto d'accordo: non ci ha messo il nano con l'ascia e l'elfo con l'arco, l'eroe che deve salvare il mondo perché così ha detto una profezia, il "bene" contro il "male."
Un altro aspetto è quello del denaro. Il protagonista Kvothe (almeno nel primo libro) è poverissimo e deve fare continuamente i conti con il denaro, mentre non vedresti mai un personaggio di Tolkien parlare di soldi. Nel blog in cui appare l'intervista la cosa è attribuita al fatto che Tolkien era "alta società" e avrebbe trovato sconveniente la cosa. E' un po' ambiguo però se l'opinione è del blogger che ha intervistato Rothfuss o dello scrittore stesso. Però devo dire una cosa: pur amando Rothfuss, personalmente non è che voglia fargliene una colpa al buon Tolkien se, mentre vuol scrivere un poema epico, non ha l'estro di parlar di quattrini.
La trovate qui, ed è in inglese (ovviamente).
Aspetti interessanti: la quinta domanda, ad esempio. Cosa ha inserito (o evitato di inserire) in modo da rendere il suo lavoro differente rispetto ai cliché del genere fantasy? Nella risposta di Rothfuss alcune cose mi hanno fatto sorridere e mi trovano molto d'accordo: non ci ha messo il nano con l'ascia e l'elfo con l'arco, l'eroe che deve salvare il mondo perché così ha detto una profezia, il "bene" contro il "male."
Un altro aspetto è quello del denaro. Il protagonista Kvothe (almeno nel primo libro) è poverissimo e deve fare continuamente i conti con il denaro, mentre non vedresti mai un personaggio di Tolkien parlare di soldi. Nel blog in cui appare l'intervista la cosa è attribuita al fatto che Tolkien era "alta società" e avrebbe trovato sconveniente la cosa. E' un po' ambiguo però se l'opinione è del blogger che ha intervistato Rothfuss o dello scrittore stesso. Però devo dire una cosa: pur amando Rothfuss, personalmente non è che voglia fargliene una colpa al buon Tolkien se, mentre vuol scrivere un poema epico, non ha l'estro di parlar di quattrini.
domenica 19 giugno 2011
La madre di tutte le librerie
Mentre dibattevo tra me sull'opportunità o meno di andare a vedere L'Ultimo dei Templari (questione delicata, perché si tratta di sorbire un'ulteriore dose di Nicolas Cage, che ahimé peraltro ho scoperto attizzare mica poco nella cerchia delle mie colleghe) ho cercato sollievo con una visita alla Hoepli, libreria gigantesca che si trova a due passi dal mio ufficio.
Se c'è un posto che possa rassicurare coloro che, terrorizzati dagli ebook, invocano la vita eterna per la libreria come luogo fisico, deve certamente essere questo. Poiché molto di quanto esposto riguarda l'aspetto visivo, artistico e decorativo (design, moda, libri fotografici di tutti i tipi) chi visita si trova di fronte a un impatto di immagini stuzzicanti, sontuose, meravigliose.
Libri sulle mode, lo stile del vestire nei vari decenni (se parliamo di tempi moderni) o nelle varie epoche. Palazzi, costruzioni di ogni tipo. Lo stile dei giardini. Il design degli oggetti di uso comune. Armi e armature di tutte le epoche. Fregi ed elementi decorativi... insomma ce n'è per tutti i gusti.
E poi ci sono reparti dedicati alle scienze di tutti i tipi, alla narrativa in italiano e in lingue straniere (c'è anche il fantasy, ma vale sempre la regola che ciò che più è banale occupa il maggior spazio).
Guardando i manuali di disegno o quelli di informatica sentivo una gran nostalgia per il tempo perduto: ovvero per le passioni che ho dovuto abbandonare, e che ora è troppo tardi per riprendere, a causa del poco tempo libero e dei troppi interessi. Ma la visita è stata comunque piacevolissima e ho finito per prendere un libro anche se mi ero tassativamente proibito di comprarne altri.
La maggior parte dei libri li compro sulla rete, forse molti di voi fanno lo stesso. Ma se ha ancora un senso fare un salto in libreria, dev'essere questa: non ho niente contro Feltrinelli e Mondadori, ma non reggono il confronto. Se siete di queste parti, e non ci siete mai stati, vi consiglio di fare immediatamente un salto alla Hoepli. Dove si trova? Be', in via Hoepli, no?
Se c'è un posto che possa rassicurare coloro che, terrorizzati dagli ebook, invocano la vita eterna per la libreria come luogo fisico, deve certamente essere questo. Poiché molto di quanto esposto riguarda l'aspetto visivo, artistico e decorativo (design, moda, libri fotografici di tutti i tipi) chi visita si trova di fronte a un impatto di immagini stuzzicanti, sontuose, meravigliose.Libri sulle mode, lo stile del vestire nei vari decenni (se parliamo di tempi moderni) o nelle varie epoche. Palazzi, costruzioni di ogni tipo. Lo stile dei giardini. Il design degli oggetti di uso comune. Armi e armature di tutte le epoche. Fregi ed elementi decorativi... insomma ce n'è per tutti i gusti.
E poi ci sono reparti dedicati alle scienze di tutti i tipi, alla narrativa in italiano e in lingue straniere (c'è anche il fantasy, ma vale sempre la regola che ciò che più è banale occupa il maggior spazio).
Guardando i manuali di disegno o quelli di informatica sentivo una gran nostalgia per il tempo perduto: ovvero per le passioni che ho dovuto abbandonare, e che ora è troppo tardi per riprendere, a causa del poco tempo libero e dei troppi interessi. Ma la visita è stata comunque piacevolissima e ho finito per prendere un libro anche se mi ero tassativamente proibito di comprarne altri.
La maggior parte dei libri li compro sulla rete, forse molti di voi fanno lo stesso. Ma se ha ancora un senso fare un salto in libreria, dev'essere questa: non ho niente contro Feltrinelli e Mondadori, ma non reggono il confronto. Se siete di queste parti, e non ci siete mai stati, vi consiglio di fare immediatamente un salto alla Hoepli. Dove si trova? Be', in via Hoepli, no?
domenica 12 giugno 2011
Kick-Ass, il fumetto
Ho comprato il fumetto di Kick-Ass, in italiano, il numero uno, scoprendo che il successivo numero non è al momento reperibile (dovrà ancora uscire, immagino). Sulla qualtà del disegno non c'è niente da ridire, il tratto è fumettistico quanto basta e realistico quanto si deve: per i miei gusti è un fumetto gradevole.Commenti sulla storia nel suo insieme forse sono prematuri, dovrei finire di leggere i successivi numeri (quanti? non mi sono informato, ma penso che si arrivi solo al numero due o al massimo tre); per quello che posso vedere finora si tratta di una trama con atmosfere molto diverse da quelle del film. Intendiamoci, ci sono anche delle differenze vere e proprie negli eventi, ma non è quello il punto.
Se il film prendeva la "pazza idea" di un ragazzo che vuol fare il supereroe nel mondo reale, e faceva vedere le spiacevoli conseguenze della decisione, prendendole a spunto per farci fare delle risate condite di humour nero, il fumetto è decisamente più "dark". Più intimo, perché accompagnato continuamente dalle riflessioni del protagonista; più realistico ancora, infatti non fa sconti sulle scene di tristezza o squallore. Concede la risata, ma meno allegra e meno liberatoria. Insomma un fumetto piuttosto serio, tutto sommato, mentre il film aveva un taglio molto più accattivante e puntato sul divertimento.
Devo dire che mi piacciono entrambi, anche se forse l'oretta di gran divertimento passata al cinema m'ha fatto più effetto della striscia disegnata. Per una volta, sto sul "leggero."
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