lunedì 14 aprile 2014

Grandi novità per gli appassionati di Civilization

La grande serie di videogiochi Civilization, iniziata da Sid Meier tanti anni fa è riuscita a mettere un piede malamente in fallo, almeno per quanto mi riguarda. Ho pagato per Civilization V ma a parte una mezza partita l'ho trovato una vera schifezza (salvo un paio di idee buone, una ipersemplificazione).

Adesso però sta per uscire il nuovo gioco della serie e sarà di fantascienza (Civ: Beyond Earth): i nostalgici si ricorderanno certamente di un altro grande gioco, Alpha Centauri, vecchissimo ma indimenticabile... i diritti purtroppo ce li ha la concorrenza ma alcuni concetti simili, pare, torneranno in questo nuovo Civ. Staremo a vedere!

domenica 6 aprile 2014

The Drowning Girl: a Memoir

Libro (in inglese) impervio ma anche intrigante, onirico, trascinante nelle sue pagine migliori: The Drowning Girl: a memoir di Caitlìn R. Kiernan è una storia confusa e difficile, narrata in prima persona da un narratore inaffidabile, ricca di riferimenti a eventi, musica, dipinti veri e immaginati, libri. Come filo conduttore un'ossessione suadente e pericolosa. Non è una tradizionale storia del fantastico e gli amanti dei libri d'azione non vorranno, immagino, toccarla nemmeno con un palo.


Ammetto che non è stata lettura facile nemmeno per me. Ad ogni modo nel 2013 ha avuto la nomination per il Premio Nebula (categoria romanzi).

venerdì 28 marzo 2014

Storie di dolore, storie strappalacrime

Divento pensieroso quando incontro un libro (o film, spettacolo, ecc...) il cui argomento principale è il dolore.
Generalmente la mia reazione è di non volerne sapere. Poi mi chiedo se non parteggio troppo per lo spettacolo superficiale, se tendo a evitare le tematiche relative alla vita vera, questo tipo di domande menose che non riesco a non farmi. Penso di no, di non essere così, ma di fatto faccio fatica a sopportare alcuni film (Non Lasciarmi e Million Dollar Baby per esempio) quando le parti focalizzate sulla tristezza e sulla sofferenza diventano parti molto vaste, molto grandi della narrazione.

Quando scrivo curiosamente mi capita il contrario... ma fino a un certo punto. Non mi piace una visione stereotipata delle cose e questo vale particolarmente per il dolore, ad esempio odio quelle scene dove il personaggio, colpito a morte durante un conflitto, dice le sue ultime parole famose e poi convenientemente muore subito dopo perché la storia del protagonista possa proseguire. Quando scrivo talvolta mi soffermo, lascio che un malato o un moribondo prendano un po' di spazio con le loro esigenze o le loro sofferenze, e per un po' rubino la scena.

Ma credo che le parti di sofferenza, malattia, morte debbano essere solo una parte della storia. Mi dà un certo fastidio quando diventano "LA" storia. Mi sembra come se l'autore voglia portarmi in territori sgradevoli che del resto conosco già, come se avesse da dimostrarmi che ha sofferto più di me o ne sa più di me. Allora mi viene da rispondergli: non ne ho bisogno grazie, non perché sono troppo delicato, ma perché è troppo limitato raccontare la storia di qualcuno che si ammala (o ha un incidente ecc...), soffre e muore. Troppo fine a se stessa. Ho già abbastanza problemi su cui spandere le mie lacrime, grazie.
Sbaglio? Ho ragione?

giovedì 27 marzo 2014

Segnalazione

La Stampa parla di autopubblicazione: non fa disamine sul mondo editoriale o sul valore rivoluzionario del fai da te, ma affronta con un articolo lungo (e asciutto) i pratici temi delle opportunità tecniche, del software, dei formati, delle piattaforme di pubblicazione.


domenica 23 marzo 2014

Il Battesimo del Fuoco

Non a tempi di record certamente, ma questo libro di Andrzej Sapkowski l'ho letto abbastanza alla svelta considerando anche gli impegni e gli inconvenienti del periodo. Il Battesimo del Fuoco (un battesimo inteso in modi diversi da persone diverse) è un libro che porta avanti i diversi filoni della saga di Sapkowski senza che nulla giunga a una vera conclusione o a un decisivo punto di svolta.

mercoledì 19 marzo 2014

Ricontrollare i commenti

Dal momento che Facebook insiste a pensare (e a segnalare ai chi vuol visitarmi!) che il mio blog sia spam, mi sono messo d'impegno a cercare un rimedio, anche perché FB è un mezzo che mi serve per far conoscere quello che scrivo.

Il rimedio più ovvio è ovviamente segnalare a Facebook che la sua discriminazione è ingiusta. Si può mandare un messaggio, che però non viene letto da nessuno: ormai ne sono certo, ho scritto molte volte e non è cambiato niente. Non hanno mai replicato.

Un'altra cosa che uno può fare è verificare i propri link. Ovviamente le segnalazioni di libri (e della possibilità di comprarli) non li considero spam e spero che anche FB lo capisca. I link scritti dai commentatori sono invece un elemento del tutto incerto.

Perciò sono andato a cancellarne parecchi, il che ovviamente è stato molto noioso (dopo anni di attività il mio blog ha più di 2.800 commenti). Ho cancellato qualche commento che conteneva link che potevano essere visti come ambigui o che era impossibile verificare e mi spiace se ho tolto commenti che erano stati scritti da amici, o se ho reso qualche dialogo impossibile da seguire. Ho trovato due link di vero e proprio spam messi dai delinquenti professionali, e che erano sfuggiti al mio controllo: è roba di prima che mi decidessi a modeare i commenti. Li ho eliminati e spero di non averne saltato nessuno, perché questi sono proprio inqualificabili (uno porta a quelle rivendite di farmaci online che sono pericolosissime).

Ora mi domando: basterà questo a riguadagnare la fiducia di Facebook? Che di essere discriminato in questa maniera mi sono anche rotto, quando vedo che passa liberamente la roba più immonda.