lunedì 23 dicembre 2013

Dragonero

Quando la Bonelli si lancia sul fantasy, non si può restare indifferenti. Pertanto mi sono comprato il numero 7 del fumetto Dragonero per dare un'occhiata (il numero è a opera di Vietti e Rizzato).
Premetto che ho letto un po' di commenti negativi che mi hanno messo in guardia, ma che diversamente dal mio atteggiamento verso i libri, sono abbastanza di bocca buona sui fumetti. Della Bonelli non sono lettore costante ma negli anni ho comprato un discreto numero di albi, direi cento o duecento, tra i vari Tex, Dylan Dog, Legs, Nathan Never e perfino qualche Zagor quando ero bambino.
Quindi l'esito non era scontato, anche se, diciamo la verità, quando leggo fumetti di genere fantasy o fantascienza la grafica è qualcosa di molto importante per me, quindi non sapevo se lo stile da "fumetto popolare" della Bonelli mi sarebbe piaciuto.
Alla resa dei conti, quello si è rivelato il male minore...

venerdì 20 dicembre 2013

I lettori possono essere esigenti...

Segnalo un commento, positivo ma non privo di critiche al mio post di presentazione di Nove Guerrieri...

e già che ci siamo una "pagella" del mio racconto gratuito Gruppo 42.

mercoledì 18 dicembre 2013

The Road

Questo The Road con Viggo Mortensen l'avevo saltato perché di catastrofismo ce n'è tanto in giro e ho bisogno di diluirlo un po', ma visto che è tratto da un libro premiato e di successo (e dal titolo omonimo; scritto da Cormac McCarthy) e che il protagonista è un attore che apprezzo, l'ho recuperato.
Siamo nel mondo del dopobomba, sembrerebbe, c'è qualcosa di simile a un (leggero, ma nemmeno tanto) inverno nucleare, ma la storia non lo specifica. Non ci sono quasi più animali, non ci sono coltivazioni, gli alberi muoiono lentamente sotto un cielo plumbeo che nasconde sempre il sole, e la mancanza di cibo ha portato l'umanità al cannibalismo su larga scala. Apocalisse quindi senza speranza, recupero, redenzione, niente di niente. Uno dei temi infatti è l'inutilità di portare avanti una difficile sopravvivenza se non c'è nessun futuro davanti. Un altro, la necessità di essere armati, e di tenere un proiettile per sé nel caso in cui si incontri una banda di cannibali, per non farsi prendere vivi. Al protagonista infatti all'inizio della storia resta una pallottola per sé e una per il figlio, a cui insegna come spararsi in bocca. Insomma, una storia cupa che non fa sconti.

Il protagonista (non sappiamo i nomi di nessun personaggio) viaggia verso sud con il figlio. Spera di raggiungere luoghi dove faccia meno freddo. Sappiamo da vari flashback che ha avuto una moglie, è nato un bambino, la famiglia ha resistito finché possibile in una casa, ma alla fine la disperazione e la follia hanno portato lei a lasciare figlio e marito, per abbandonarsi al destino e andare verso morte sicura.

lunedì 16 dicembre 2013

Segnalazione

Per chi volesse dare un'occhiata, ecco il link a una intervista a Cristina Donati, che poi è stata la mia editor per Nove Guerrieri.

domenica 15 dicembre 2013

Ispirazioni e opportunità nello scrivere

Devi tener conto di diverse esigenze se decidi di scrivere. Innanzitutto, a parte i rari ma non impossibili artisti geniali, spenderai una grande quantità di tempo prima di arrivare a uno stile decente e comprensibile; io penso di esserci più o meno arrivato, ma mi ero illuso di essere bravo anche quando evidentemente (posso dire in retrospettiva) non lo ero per niente.
Dopo aver deciso di sacrificare un sacco di tempo per migliorarti (a scapito di altre attività, anche di questo va tenuto conto), devi decidere se intendi guadagnarci sopra per vivere o no, e questa per me è stata una decisione facile (decisione per il no, visto che è decisamente difficile arrivare in una posizione tale da fare dello scrivere il proprio mestiere, e se decidi di provarci non scriverai probabilmente mai più quello che vuoi scrivere, senza del resto avere la garanzia di farcela).

giovedì 12 dicembre 2013

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

Mi sono recato un po' di malavoglia a vedere questo secondo capitolo dell'Hobbit di Peter Jackson.
Non mi aspettavo niente di particolarmente valido da The Hobbit - La desolazione di Smaug, perché fin dal primo film della trilogia del Signore degli Anelli, che mi era abbastanza piaciuto, avevo visto i primi sintomi della caduta verso la banalizzazione della storia e la commercializzazione più bieca, in una progressione lineare che aveva reso inguardabili certe sequenze del Ritorno del Re e noiosissime certe fasi del primo film Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato.
A dire il vero questa caduta libera non si è interrotta dal punto di vista della fedeltà all'opera originale, perché ci sono pesantissime licenze artistiche, ma il secondo Hobbit è meno noioso del primo, più ricco di azione e di personaggi.
Compaiono in massa gli umani e gli elfi (e ritorna Orlando Bloom), abbiamo la presentazione del personaggio di Tauriel (Evangeline Lilly) che ha scandalizzato il pubblico più purista perché destinata alla storia d'amore con un nano. Chissà se Tolkien avrebbe apprezzato. Se Arwen e Aragorn si sono sposati, e se Legolas ha potuto legarsi in amicizia con Gimli, in fondo la possibilità di un amore tra un nano e un'elfa non è poi così oscena. Ma sono mie illazioni.