Se la regista Kathryn Bigelow raggiunge il massimo nei grandi film d'azione della sua carriera, in Zero Dark Thirty, cronaca della caccia a Osama Bin Laden, bisogna dire che d'azione non ce n'è tantissima (solo qua e là, e verso la fine). C'è però un altro ingrediente che questa regista sa dosare bene: la tensione, e l'intensità.
La storia è romanzata ma basata su fatti veri (quanto?) e si snocciola nel giro di molti anni. Maya (Jessica Chastain) arriva a far parte in un piccolo gruppo di agenti CIA che dà la caccia ai dirigenti di Al Qaeda e soprattutto (ovviamente) al capo. Si sommano indizi, si guardano video di deposizioni, si raccolgono confessioni con torture psicologiche e fisiche, si viaggia per i paesi teatro della guerra all'Islam oltranzista (Afghanistan, Pakistan...) e ogni tanto si raccoglie qualche piccola vittoria.
Anche l'avversario riesce a mettere a segno i suoi colpi. Attentati in occidente, assassinio di operativi CIA, bombe nei "bersagli sensibili" dei paesi a rischio.
Tanti volti vanno e vengono, Maya resta, coltiva la sua ossessione e si attacca a indizi sottili quanto una tela di ragno. E alla fine l'avrà vinta e potrà sfogarsi con un pianto liberatore, dopo la missione finale.
Grande scena d'azione nel complesso di Abbottabad fedelmente ricostruito: non un combattimento alla spara-spara da videogioco, ma la tensione di un'esplorazione stanza per stanza, tra porte fatte saltare con l'esplosivo, donne che piangono, bambini che urlano, donne e uomini che si fanno ammazare, fino all'uccisione (per la verità un po' anticlimatica) del leader di Al Qaeda.
Film da vedere.
martedì 19 febbraio 2013
sabato 16 febbraio 2013
Bianco e Nero Parte I - Il Potere dei Draghi
Il titolo si riferisce all'opera prima di P.Marina Pieroni (la P puntata sta per... ? spiacente, non lo so). E' un romanzo autopubblicato (disponibile su Amazon), un fantasy con parecchie sfumature rosa, ambientato in un mondo immaginario (terre di Arret) dove due regni sono in contrasto: si tratta del Regno Bianco e del Regno Nero, che si sono trovati in guerra in passato e che vivono in un equilibrio instabile.
Serenia, principessa del Regno Bianco, partecipa ai festeggiamenti in cui il rampollo dell'altro regno dovrà scegliere una sposa per cementare un'unione che garantisca la pace. Il bel tenebroso, che si chiama Gilbert, snobba la sorella più grande di Serenia e sceglie proprio lei.
(Nota: da qui in poi qualche spoiler, non pesantissimo perché si tratta della prima parte). Le nozze non si rivelano proprio felicissime in quanto Gilbert si rivela brutale, violento e portatore di un terribile segreto. Serenia, che si trova a essere abusata e maltrattata (anche dal capo delle guardie di Gilbert), dapprima è disperata ma poi si innamora del fetentissimo consorte, che comincia a dimostrarle finalmente un certo affetto. Dopo questo inizio tra Twilight e le sfumature di grigio però le cose si complicano. Con il contatto del sangue dei due principi le forze magiche che dormivano dai tempi della terribile guerra si risvegliano, e si dimostrano pericolose. Gilbert è padrone dei suoi nuovi poteri, sarà invece Serenia, portatrice di un potere che deve essere per forza contraltare di quello del Regno Nero, a dover partire per un percorso di scoperta di se stessa. (Fine spoiler).
L'ambientazione ha suscitato in me qualche perplessità. L'autrice la vuole medievaleggiante, tuttavia vi sono canti gregoriani, valzer di Strauss, occhiali, grammofoni... insomma un intruglio dove può comparire qualsiasi cosa, anche se i viaggi si fanno rigorosamente a cavallo o in barca. Consapevole di tutto questo, la Pieroni spiega che lei immagina il mondo di Arret così e così lo riporta ai lettori. Insomma, così è se vi pare, giusto?
I personaggi vengono spesso presentati senza una grande descrizione (salvo qualche nota su come sono vestiti, foggia colori eccetera) e senza molta introspezione. La maggior parte non sembra molto diversa dalle figurine intercambiabili di certi anime. Nell'insieme l'ambientazione sembra abbastanza colorata, imprevedibile, un po' pacchiana, talvolta divertente in alcune illogicità (cose che di solito a me non divertono, peraltro). A qualcuno potrà anche piacere.
Non mi metto a fare un elenco dei difetti o delle ingenuità di questo libro, ce ne sono abbastanza, mi limito a dire che in ogni caso potrebbe piacere al (giovanile) pubblico di riferimento, e che la forma è curata quel tanto che basta ad avermi convinto a recensire questa pubblicazione mentre per altri casi ho deciso di lasciare perdere e di fare se mai qualche osservazione privatamente agli autori.
Non farò un panegirico di un libro che rappresenta una maniera di trattare il fantasy molto diversa da quello che vorrei, però devo dire che rispetto ai volonterosi che sganciano i loro sudati euro a certe case editrici a pagamento senza aver prima fatto i "compiti a casa" guardando bene quello che hanno scritto, l'autrice si è sforzata di produrre una storia che se non altro è leggibile (per quanto non conclusiva) e l'ha presentata con l'autopubblicazione in formato digitale, sistema che ha molto più senso del ricorso alle stamperie, soprattutto per un'esordiente. Quindi riconosciamole questi meriti.
Serenia, principessa del Regno Bianco, partecipa ai festeggiamenti in cui il rampollo dell'altro regno dovrà scegliere una sposa per cementare un'unione che garantisca la pace. Il bel tenebroso, che si chiama Gilbert, snobba la sorella più grande di Serenia e sceglie proprio lei.
(Nota: da qui in poi qualche spoiler, non pesantissimo perché si tratta della prima parte). Le nozze non si rivelano proprio felicissime in quanto Gilbert si rivela brutale, violento e portatore di un terribile segreto. Serenia, che si trova a essere abusata e maltrattata (anche dal capo delle guardie di Gilbert), dapprima è disperata ma poi si innamora del fetentissimo consorte, che comincia a dimostrarle finalmente un certo affetto. Dopo questo inizio tra Twilight e le sfumature di grigio però le cose si complicano. Con il contatto del sangue dei due principi le forze magiche che dormivano dai tempi della terribile guerra si risvegliano, e si dimostrano pericolose. Gilbert è padrone dei suoi nuovi poteri, sarà invece Serenia, portatrice di un potere che deve essere per forza contraltare di quello del Regno Nero, a dover partire per un percorso di scoperta di se stessa. (Fine spoiler).
L'ambientazione ha suscitato in me qualche perplessità. L'autrice la vuole medievaleggiante, tuttavia vi sono canti gregoriani, valzer di Strauss, occhiali, grammofoni... insomma un intruglio dove può comparire qualsiasi cosa, anche se i viaggi si fanno rigorosamente a cavallo o in barca. Consapevole di tutto questo, la Pieroni spiega che lei immagina il mondo di Arret così e così lo riporta ai lettori. Insomma, così è se vi pare, giusto?
I personaggi vengono spesso presentati senza una grande descrizione (salvo qualche nota su come sono vestiti, foggia colori eccetera) e senza molta introspezione. La maggior parte non sembra molto diversa dalle figurine intercambiabili di certi anime. Nell'insieme l'ambientazione sembra abbastanza colorata, imprevedibile, un po' pacchiana, talvolta divertente in alcune illogicità (cose che di solito a me non divertono, peraltro). A qualcuno potrà anche piacere.
Non mi metto a fare un elenco dei difetti o delle ingenuità di questo libro, ce ne sono abbastanza, mi limito a dire che in ogni caso potrebbe piacere al (giovanile) pubblico di riferimento, e che la forma è curata quel tanto che basta ad avermi convinto a recensire questa pubblicazione mentre per altri casi ho deciso di lasciare perdere e di fare se mai qualche osservazione privatamente agli autori.
Non farò un panegirico di un libro che rappresenta una maniera di trattare il fantasy molto diversa da quello che vorrei, però devo dire che rispetto ai volonterosi che sganciano i loro sudati euro a certe case editrici a pagamento senza aver prima fatto i "compiti a casa" guardando bene quello che hanno scritto, l'autrice si è sforzata di produrre una storia che se non altro è leggibile (per quanto non conclusiva) e l'ha presentata con l'autopubblicazione in formato digitale, sistema che ha molto più senso del ricorso alle stamperie, soprattutto per un'esordiente. Quindi riconosciamole questi meriti.
giovedì 14 febbraio 2013
7 Wonders
Un
gioco da tavolo che mi sento di consigliare a chiunque è 7 Wonders di
Antoine Bauza, appartenente alla categoria dei "card drafting games" (parente dei “deckbuilding"), ovvero
un gioco dove la selezione delle carte da usare gioca un ruolo essenziale.
7
Wonders può piacere a tutti perché è semplice, la partita dura poco e
lo si può giocare diverse volte in una serata o nei ritagli di tempo. La
competizione è fatta di scelte non banali anche se non esiste un vero e
proprio agonismo diretto tra i giocatori (il fattore militare? Esiste,
ma è astratto).
Essenzialmente
è un gioco di carte anche se ci sono segnalini che rappresentano il
denaro e la gloria militare, e le plance delle Meraviglie da costruire. La partita inizia distribuendo a ciascun giocatore un po' di denaro e una Meraviglia, e un certo numero di carte (un mazzetto uguale per ciascun giocatore). I
giocatori pescano e giocano contemporaneamente una carta dai mazzi, che poi si scambiano seguendo un certo ordine, in
modo che ogni scelta “sottragga” la carta all’utilizzo altrui. Quando del mazzo saranno rimaste solo due carte, una verrà scartata e una sola giocata, e si passerà a un successivo gruppo di carte (alla successiva "epoca," nel linguaggio del gioco).
Le
carte forniscono materie prime o lavorati, denaro o punti vittoria, ma
non abbiamo i classici cubetti colorati dei giochi di gestione delle
risorse: piuttosto ogni volta che bisogna costruire qualcosa che abbia
dei requisiti tutto il massimo producibile è a disposizione. Anche le
risorse dei vicini (che però vanno pagati). Le Meraviglie hanno diversi
“stadi” da realizzare con diversi requisiti e diverse ricompense che si pescano dopo la costruzione (o alla fine del gioco se parliamo di punti vittoria).
Decidere se costruire la propria Meraviglia o se dedicarsi a una
strategia differente resta una scelta del giocatore, certamente in
alcuni casi i bonus sono molto appetitosi e possono condizionare molto
le decisioni, ma non è detto che non si possa trovare una via
radicalmente diversa verso la vittoria.
Le
carte, come dicevo, sono divise in tre “epoche” che si giocano in sequenza, e si dividono
in categorie. Gli edifici militari (rossi) permettono, se sei il più
forte, di conquistare
punti vittoria alla fine di ogni epoca a scapito dei due giocatori
confinanti (quelli seduti alla tua destra e sinistra). Gli edifici mercantili (gialli) permettono di acquisire risorse
dai vicini a minore prezzo (o permettono di godere di risorse che gli altri non potranno avere nemmeno pagando),
gli edifici scientifici (verdi) sono divisi in tre categorie con cui
bisogna cercare di fare delle combinazioni per avere il massimo di punti
vittoria, le carte risorsa (marroni e grigie) danno le materie prime e i
lavorati, gli edifici politici (blu) danno molti punti vittoria ma
senza sinergia tra loro (a differenza di quelli scientifici), le gilde
(carte viola) danno punti vittoria a seconda di diverse condizioni
approfittando a volte anche di quanto prodotto dai vicini.
Poiché il gioco (che è del 2010) ha avuto gran successo, se dovesse piacervi sappiate che ci sono già un porcaio di espansioni da giocare...
Ringrazio per la foto il sito Boardgamegeek.com
sabato 2 febbraio 2013
The Divide
The Divide è un film di un annetto fa, girato con un budget modesto per gli standard di oltre oceano. La storia ci propone la solita apocalisse (*sbadiglio*) ma in effetti la tematica è diversa, e un po' meno sfruttata. C'è la guerra nucleare, è vero, ma il film la usa come pretesto e non dà nemmeno una spiegazione chiara di come sia potuta avvenire.
Il regista è il francese Xavier Gens, e si segnalano particolarmente tra i protagonisti (secondo me) Milo Ventimiglia nei panni di Josh (un tipo normale che più tardi degenera) e Michael Biehn nella parte di Mickey il veterano. Biehn lo ricordo da giovane in Aliens scontro finale: era Hicks. Lauren German mi è piaciuta un po' di meno nei panni di Eva, fidanzata di un tipo piuttosto debole e timoroso.
La vera tematica del film sono i rapporti tra persone in situazioni limite. La trama di per sé si gioca su pochi fatti: al momento dell'attacco atomico gli abitanti di un condominio si riparano nel rifugio di uno di essi, che mette a disposizione spazio, cibo (monotono) e acqua, ma non si dimostra né amichevole né ragionevole, pretendendo di imporre la sua legge. E' una specie di veterano fanatico delle armi e toccato nel cervello.
Siccome il bombardamento ha reso radiattivo l'ambiente, non si può uscire dal rifugio. Cibo monotono e cattivi odori, niente acqua per lavarsi, e come ciliegina sulla torta arriva una visitina da fuori.
Senza rivelare tutto, diciamo che al di fuori del microcosmo di questo sotterraneo esiste una realtà allucinante e violenta, e che dopo un momento di scontro gli uomini in superficie "bloccano dentro" i nostri poveri sopravvissuti, per cui è anche incerta la possibilità di fuggire dal sotterraneo.
Cominciano a esserci tensioni per il cibo, la puzza, la poca sopportazione del leader (che per giunta tiene nascosto qualcosa), l'invidia di chi non ha una compagna verso quelli che hanno un rapporto con le poche donne disponibili. Una di esse, interpretata da un'invecchiata Rosanna Arquette, è costretta a concedersi a tutti quelli che la vogliono (e allo stesso tempo, la disprezzano). Pian piano alcune persone si incattiviscono, mettendo gli altri sulla difensiva. Immaginare il tutto nella claustorfobia, tra insetti, radiattività che fa perdere i capelli, cadaveri che tocca fare a pezzi e gettare nel pozzo nero, la puzza di non potersi lavare... The Divide è una narrazione sulla natura umana, molto cruda, anche sgradevole. A me il film è piaciuto, ma ovviamente è molto opprimente.
Il regista è il francese Xavier Gens, e si segnalano particolarmente tra i protagonisti (secondo me) Milo Ventimiglia nei panni di Josh (un tipo normale che più tardi degenera) e Michael Biehn nella parte di Mickey il veterano. Biehn lo ricordo da giovane in Aliens scontro finale: era Hicks. Lauren German mi è piaciuta un po' di meno nei panni di Eva, fidanzata di un tipo piuttosto debole e timoroso.
La vera tematica del film sono i rapporti tra persone in situazioni limite. La trama di per sé si gioca su pochi fatti: al momento dell'attacco atomico gli abitanti di un condominio si riparano nel rifugio di uno di essi, che mette a disposizione spazio, cibo (monotono) e acqua, ma non si dimostra né amichevole né ragionevole, pretendendo di imporre la sua legge. E' una specie di veterano fanatico delle armi e toccato nel cervello.
Siccome il bombardamento ha reso radiattivo l'ambiente, non si può uscire dal rifugio. Cibo monotono e cattivi odori, niente acqua per lavarsi, e come ciliegina sulla torta arriva una visitina da fuori.
Senza rivelare tutto, diciamo che al di fuori del microcosmo di questo sotterraneo esiste una realtà allucinante e violenta, e che dopo un momento di scontro gli uomini in superficie "bloccano dentro" i nostri poveri sopravvissuti, per cui è anche incerta la possibilità di fuggire dal sotterraneo.
Cominciano a esserci tensioni per il cibo, la puzza, la poca sopportazione del leader (che per giunta tiene nascosto qualcosa), l'invidia di chi non ha una compagna verso quelli che hanno un rapporto con le poche donne disponibili. Una di esse, interpretata da un'invecchiata Rosanna Arquette, è costretta a concedersi a tutti quelli che la vogliono (e allo stesso tempo, la disprezzano). Pian piano alcune persone si incattiviscono, mettendo gli altri sulla difensiva. Immaginare il tutto nella claustorfobia, tra insetti, radiattività che fa perdere i capelli, cadaveri che tocca fare a pezzi e gettare nel pozzo nero, la puzza di non potersi lavare... The Divide è una narrazione sulla natura umana, molto cruda, anche sgradevole. A me il film è piaciuto, ma ovviamente è molto opprimente.
giovedì 31 gennaio 2013
Sword
Parlando di fumetti, per chi come me si interessa alla produzione giapponese solo ogni tanto è difficile aver spesso argomenti di cui trattare (anche se c'è un sottobosco di italici coraggiosi che forse dovrei seguire di più).
Comunque, dal momento che nel 2012 le vacanze mi hanno portato in Belgio dovevo per forza tornare indietro con qualcosa, e la scelta l'ho compiuta con facilità ammirando le vignette di Sword, una serie di Sylvain Cordurié e Vladimir Krstic (in arte Laci). Il primo ha scritto la storia, il secondo l'ha disegnata con la collaborazione di Simon Champelovier per il colore. Dico subito che l'ho letto in francese, e girando sul web non l'ho trovato in italiano; spero ovviamente che venga tradotto.
Come dicevo, mi hanno catturato i disegni di Laci prima ancora di entrare nella storia. Non è perfetto, magari dovrebbe essere un po' meno stereotipato nel tratteggiare i volti; però è davvero bravo nelle scene di combattimento. L'ambientazione è fantasy, ma reminiscente dell'antica Roma. Poiché ci troviamo in una città commerciale con un certo sapore medievaleggiante e allo stesso tempo mediterraneo, potrebbe essere una specie di Costantinopoli. Il nome della metropoli è Elronde, e la sua anima sono le case dei mercanti, delle dinastie rivali che impiegano mercenari e maghi per la propria difesa. Il clan Frasyld per esempio si avvale dei Vorpalers, guerrieri sopravvissuti di un'unità leggendaria, reduci da una guerra recente. Sono in gamba con la magia e dispongono di armi dai poteri sovrannaturali. Tra i guerrieri al servizio delle casate concorrenti abbiamo per esempio le sacerdotesse di Attalia, classiche eroine fantasy che combattono con... le chiappe al vento.
Questo primo volume di Sword è soprattutto una presentazione dei protagonisti della lotta che vedremo svolgersi in seguito. Qui abbiamo, per così dire, l'antefatto. La casa di Frasyld e i mercenari Vorpalers sono accusati di un attacco che ha distrutto un'arena, una specie di Colosseo dove si stava svolgendo nientemeno che una trattativa tra i clan. In una lotta che mette in pericolo anche la sopravvivenza fisica delle famiglie, sono dolorosamente costretti all'asilo.
Sono in attesa della prossima puntata.
Comunque, dal momento che nel 2012 le vacanze mi hanno portato in Belgio dovevo per forza tornare indietro con qualcosa, e la scelta l'ho compiuta con facilità ammirando le vignette di Sword, una serie di Sylvain Cordurié e Vladimir Krstic (in arte Laci). Il primo ha scritto la storia, il secondo l'ha disegnata con la collaborazione di Simon Champelovier per il colore. Dico subito che l'ho letto in francese, e girando sul web non l'ho trovato in italiano; spero ovviamente che venga tradotto.
Come dicevo, mi hanno catturato i disegni di Laci prima ancora di entrare nella storia. Non è perfetto, magari dovrebbe essere un po' meno stereotipato nel tratteggiare i volti; però è davvero bravo nelle scene di combattimento. L'ambientazione è fantasy, ma reminiscente dell'antica Roma. Poiché ci troviamo in una città commerciale con un certo sapore medievaleggiante e allo stesso tempo mediterraneo, potrebbe essere una specie di Costantinopoli. Il nome della metropoli è Elronde, e la sua anima sono le case dei mercanti, delle dinastie rivali che impiegano mercenari e maghi per la propria difesa. Il clan Frasyld per esempio si avvale dei Vorpalers, guerrieri sopravvissuti di un'unità leggendaria, reduci da una guerra recente. Sono in gamba con la magia e dispongono di armi dai poteri sovrannaturali. Tra i guerrieri al servizio delle casate concorrenti abbiamo per esempio le sacerdotesse di Attalia, classiche eroine fantasy che combattono con... le chiappe al vento.
Questo primo volume di Sword è soprattutto una presentazione dei protagonisti della lotta che vedremo svolgersi in seguito. Qui abbiamo, per così dire, l'antefatto. La casa di Frasyld e i mercenari Vorpalers sono accusati di un attacco che ha distrutto un'arena, una specie di Colosseo dove si stava svolgendo nientemeno che una trattativa tra i clan. In una lotta che mette in pericolo anche la sopravvivenza fisica delle famiglie, sono dolorosamente costretti all'asilo.
Sono in attesa della prossima puntata.
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