Non disprezzo i libri e i corsi di scrittura creativa, ma tra le regole che si sentono spesso ribadire ce ne sono alcune che, col tempo, ho cominciato a mettere decisamente in dubbio.
Per citarne una: mi sono sentito a volte rimproverare dai miei lettori che i miei personaggi "parlano tutti nello stesso modo" ovvero che bisognerebbe caratterizzarli con un linguaggio ben diverso.
Per me, questo porta spesso e volentieri a risultati ridicoli. Non sto dicendo che non si debba provarci, però è necessaria prudenza, cose tipo avere un tizio che dice sempre "perbacco!" fanno ridere. Nella realtà, qualcuno ha un vocabolario più limitato di altri, qualcuno ama dire certe frasi che diventano particolarmente sue, ma le differenze sono spesso e volentieri modeste.
Anche mettere modi di parlare diversi quando ci sono personaggi che provengono da estrazioni sociali differenti, andrebbe fatto con attenzione, questa grande disparità, nella vita quotidiana, non la si vede sempre.
Tra i miei colleghi di lavoro, tra i miei amici, le differenze spesso sono difficili da mettere su... carta. Intonazioni, sfumature. Bisogna cercare di coglierle, di riprodurle, senza sprecarci troppe parole in descrizioni. Il tono, l'espressione del volto con cui una cosa viene detta è importante, e spesso nello scrivere ce ne si dimentica.
Va detto anche che non è nemmeno scontato che si debba inseguire il realismo al cento per cento. Il modo in cui la gente parla veramente è brutto, pieno di errori, spesso sgradevole; posso capire che uno scrittore voglia usare uno stile che non punti a un realismo completo nel modo di parlare.
giovedì 10 novembre 2011
mercoledì 9 novembre 2011
Tempo di concorsi
Il Premio Stella Doppia di Urania e Fantascienza.com è una opportunità pazzesca per gli amanti della fantascienza. Pazzesca perché farsi pubblicare su Urania non è proprio cosa da tutti i giorni, per quanto ci siano delle polemiche a non finire sulla qualità della testata (che comunque c'è, esce da una vita ed è una delle pochissime iniziative di fantascienza e/o fantasy ad avere grande diffusione, e scusate se è poco...).
E' da un paio di settimane che cerco di farmi venire una buona idea, ma non arriva... si accettano suggerimenti.
E' da un paio di settimane che cerco di farmi venire una buona idea, ma non arriva... si accettano suggerimenti.
domenica 6 novembre 2011
1984, il film
Mi fece un po' male, ammetto, sentire i commenti annoiati delle persone che uscivano dal cinema. Era il lontano 1984 ed ero andato a vedere questo film con molta curiosità, immaginando però che la reazione del grande pubblico sarebbe stata quella. Sto parlando della trasposizione cinematografica di 1984, il libro di George Orwell, operata da Michael Radford.
Va detto che il trailer del film giocava sporco, come spesso accade con questo tipo di produzioni che cercano un aggancio a tipi di pubblico cui dovrebbero rinunciare in partenza, Il trailer ovviamente non me lo ricordo, ma rammento che cercava di darsi un taglio da film d'azione. Cosa che non poteva essere perché si era giurata l'aderenza alla storia. La vedova di Orwell non voleva gli effetti speciali, e del resto nel mondo di 1984 non c'è molto più di qualche elicottero (e le "fortezze galleggianti," che però non entrano nella storia). Il regista voleva addirittura fare un film in bianco e nero, cosa che secondo me sarebbe stata un'esagerazione. Insomma, nonostante all'epoca io fossi appassionato della storia narrata da 1984, e volessi pensare che dovesse pur esistere un modo di "portare il messaggio al volgo," in effetti si tratta di un libro che non si presta bene a una trasposizione cinematografica.
A peggiorare le cose, il fatto che il regista si sforzasse di riportare tutti gli elementi della trama e del mondo immaginato da Orwell, creando un film assai poco "cinematografico" e facendo dei riferimenti che, per uno che non avesse letto il libro, sarebbero per forza risultati sibillini e incomprensibili.
[SPOILER! in questo paragrafo] Comunque va detto che il film non è poi male, fatte ovviamente le dovute premesse. Grigio, cupo e polveroso come una città sovietica nell'epoca staliniana, trasmette il senso di oppressione che dev'esserci, e il protagonista è decisamente azzeccato: John Hurt, che crea un perfetto Winston, triste, mingherlino e malaticcio. Nella parte di Julia Suzanna Hamilton, attrice britannica che in effetti ha avuto l'apice della sua carriera proprio con questo film. La fiamma ribelle del personaggio del libro, che risveglia i sensi e la voglia di reagire del demoralizzato Winston, a mio parere non è stata ben rappresentata da questa attrice: ci sarebbe voluta un'interprete che sapesse trasmettere il ribollire sotto l'aspetto conformista, e la Hamilton non ce l'ha fatta. Richard Burton, grande attore del tempo che fu (nonché alcolizzato a livelli suicidi e qui prossimo alla morte), interpretò assai bene O'Brien, il membro del partito intelligente ma cinico che tende la trappola ai due ribelli. Qualche abbozzo di "complicità omoerotica" tra Winston e O'Brien è stato aggiunto nel film, creando una delle poche licenze che si è concesso il regista; ma c'entra come i cavoli a merenda e se ne poteva fare a meno.
Ambienti e tecnologia sono vecchi, squallidi, e scassati quasi sempre, e comunque sempre pesantemente sovietici nello stile, creando un'atmosfera consonante con il mondo totalitario del libro. Il risultato finale è verboso e noioso, inevitabilmente. Se 1984 dovesse essere portato al cinema in una nuova versione, mi auguro che si trovi un regista disposto a osare, a staccarsi dalla trama originale per cercare di fare cinema ma senza tradire lo spirito della storia orwelliana... anche se per me questo resta il classico libro che non si presta a farne un film.
Va detto che il trailer del film giocava sporco, come spesso accade con questo tipo di produzioni che cercano un aggancio a tipi di pubblico cui dovrebbero rinunciare in partenza, Il trailer ovviamente non me lo ricordo, ma rammento che cercava di darsi un taglio da film d'azione. Cosa che non poteva essere perché si era giurata l'aderenza alla storia. La vedova di Orwell non voleva gli effetti speciali, e del resto nel mondo di 1984 non c'è molto più di qualche elicottero (e le "fortezze galleggianti," che però non entrano nella storia). Il regista voleva addirittura fare un film in bianco e nero, cosa che secondo me sarebbe stata un'esagerazione. Insomma, nonostante all'epoca io fossi appassionato della storia narrata da 1984, e volessi pensare che dovesse pur esistere un modo di "portare il messaggio al volgo," in effetti si tratta di un libro che non si presta bene a una trasposizione cinematografica.
A peggiorare le cose, il fatto che il regista si sforzasse di riportare tutti gli elementi della trama e del mondo immaginato da Orwell, creando un film assai poco "cinematografico" e facendo dei riferimenti che, per uno che non avesse letto il libro, sarebbero per forza risultati sibillini e incomprensibili.
[SPOILER! in questo paragrafo] Comunque va detto che il film non è poi male, fatte ovviamente le dovute premesse. Grigio, cupo e polveroso come una città sovietica nell'epoca staliniana, trasmette il senso di oppressione che dev'esserci, e il protagonista è decisamente azzeccato: John Hurt, che crea un perfetto Winston, triste, mingherlino e malaticcio. Nella parte di Julia Suzanna Hamilton, attrice britannica che in effetti ha avuto l'apice della sua carriera proprio con questo film. La fiamma ribelle del personaggio del libro, che risveglia i sensi e la voglia di reagire del demoralizzato Winston, a mio parere non è stata ben rappresentata da questa attrice: ci sarebbe voluta un'interprete che sapesse trasmettere il ribollire sotto l'aspetto conformista, e la Hamilton non ce l'ha fatta. Richard Burton, grande attore del tempo che fu (nonché alcolizzato a livelli suicidi e qui prossimo alla morte), interpretò assai bene O'Brien, il membro del partito intelligente ma cinico che tende la trappola ai due ribelli. Qualche abbozzo di "complicità omoerotica" tra Winston e O'Brien è stato aggiunto nel film, creando una delle poche licenze che si è concesso il regista; ma c'entra come i cavoli a merenda e se ne poteva fare a meno.
Ambienti e tecnologia sono vecchi, squallidi, e scassati quasi sempre, e comunque sempre pesantemente sovietici nello stile, creando un'atmosfera consonante con il mondo totalitario del libro. Il risultato finale è verboso e noioso, inevitabilmente. Se 1984 dovesse essere portato al cinema in una nuova versione, mi auguro che si trovi un regista disposto a osare, a staccarsi dalla trama originale per cercare di fare cinema ma senza tradire lo spirito della storia orwelliana... anche se per me questo resta il classico libro che non si presta a farne un film.
martedì 1 novembre 2011
1984, il libro
Una delle mie distopie preferite, decisamente, vuoi per la bella prosa con cui è scritto, vuoi perché Orwell è uno degli scrittori che amo di più, e 1984 è l'opera che volle completare a tutti i costi prima di morire di tubercolosi.
Due parole sull'autore: Orwell, vero nome Eric Arthur Blair, ha vissuto la vita dell'attivista squattrinato, stentando ad affermarsi sia come giornalista che come scrittore; passò qualche tempo nell'amministrazione coloniale inglese, visse poveramente a Parigi, e si recò in Spagna ai tempi della guerra civile per combattere a favore dei Repubblicani tra il 1936 e il '37. Nella complessa situazione della guerra civile, dove i comunisti erano i soli ad avere la forza di reggere la coalizione democratica perché ricevevano aiuti militari (dall'URSS), Orwell si ritrovò nelle file di un movimento minore che assunse presto un ruolo scomodo. Si trattava del POUM, movimento marxista e anarco-sindacalista della Catalogna. Per la troppo vivace foga rivoluzionaria il POUM si ritrovò nei guai paradossalmente proprio con i comunisti, che subivano diverse pressioni per non esagerare con le riforme: gli alleati moderati erano allarmati dallo stato dell'economia, gli stati democratici (Francia e Gran Bretagna) anziché intervenire supportavano poco o niente la repubblica, non sapendo cosa fosse peggio per i loro interessi tra i comunisti e le milizie filofasciste di Franco, e spingeva sul freno perfino il buon vecchio Stalin, che non voleva far precipitare le cose: appoggiava i Repubblicani per non dare un regalo a Hitler e Mussolini, ma non voleva in Spagna un governo spagnolo a egemonia comunista, che avrebbe creato contrasti a livello politico e internazionale in un momento in cui Stalin non desiderava guerre.
Quando il POUM venne fatto fuori a tradimento, in uno scontro fratricida con sparatorie, incarcerazioni, persone torturate a morte ecc... Orwell aprì gli occhi sul comunismo di marca sovietica e sui rischi del totalitarismo, e se queste esperienze sono molto ben espresse in Omaggio alla Catalogna, certamente hanno influito sulle convinzioni da lui espresse in altri libri come La Fattoria degli Animali e lo stesso 1984. Orwell tornò in Inghilterra dopo essersi preso una brutta ferita sul fronte; si rirprese ma la sua salute era instabile, e sopravvisse pochissimi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale: 1984 è praticamente il suo testamento.
La trama di 1984 (che immagino sia nota a tutti, ma se lo considerate uno "spoiler" allora c'è da saltare questo paragrafo) ci porta in un mondo dominato da tre totalitarismi diversi soltanto per il nome e in perenne guerra fra loro: il protagonista Winston Smith vive in Oceania (che è uno di questi tre mega stati) e lavora per il "Ministero della Verità" ovvero confeziona bugie per il partito al potere (il Partito Socialista Inglese o INGSOC, che diventa SOCING nella traduzione italiana). Come tutti i membri del partito Winston è sorvegliato dalle telecamere (lo schermo gigante che gli spara propaganda in casa e che allo stesso tempo lo riprende) ma tiene un diario dove esprime i suoi pensieri di dissenso.
Winston conduce questa noiosa esistenza senza prospettive e da solo, dal momento che il suo matrimonio senza amore è presto naufragato.
Del resto c'è poco da ribellarsi. Il Grande Fratello (un leader che potrebbe anche essere ormai morto, e trasformato in simbolo) tiene in pugno il paese con un potente apparato repressivo. I "prolet" (proletari) sono mantenuti in uno stato di ignoranza bestiale, la psicopolizia (che tradurrei meglio in polizia del pensiero) vigila su ogni manifestazione di dissenso (ovvero lo psicoreato), e anche il modo di parlare è alterato attraverso una neolingua per rendere impossibile il dissenso.
Ma nonostante questo mondo di disperazione consolidata, Winston incontra una ragazza, Julia, con cui instaura una relazione. Si illude di poter capire qualcosa di più sul suo mondo e sul sistema di potere che controlla tutti, si illude di poter far parte di una resistenza, ma in realtà un membro della psicopolizia lo ha tenuto d'occhio. E' O'Brien, membro del partito interno, ovvero la ristretta cerchia dei veramente privilegiati. Provvederà a distruggere la personalità e il sentimento di Winston, e a rieducarlo.
Tematiche sorpassate? A dire il vero sono stato sempre del parere che il mondo si diriga in tutt'altra direzione e non verso il totalitarismo orwelliano, e ho visto che l'opinione è diventata diffusa (tra chi si fila i libri ovviamente) dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Forse, adesso che ci dirigiamo verso un futuro apparentemente meno democratico e assai più povero potremmo riscoprire le delize di questa distopia ma continuo ad avere i miei dubbi: il totalitarismo duro e militarista del libro è una faccenda costosa e come sistema per poter controllare la gente lo ritengo piuttosto sorpassato, e messo in crisi dalla tecnologia moderna in vari paesi, perciò sotto questo aspetto 1984 non lo ritengo profetico.
Invece un aspetto del mondo orwelliano che in parte si è verificato è quello delle telecamere di sorveglianza, per quanto il loro corrente uso di controllare i delinquenti non mi veda molto contrario. La degenerazione del linguaggio, l'uso furbo di certe parole per far passare le peggiori porcherie mi ha fatto anche ricordare la "neolingua" di Orwell, e certe facce che parlano di valori e virtù mentre fanno discorsi che coprono le peggiori porcherie di certi governi possono farci davvero pensare al bispensiero, ovvero alla possibilità di sostenere con gli altri e perfino con sé stessi opinioni contrastanti e in contraddizione (e di deformare la visione della realtà). Il condizionamento del mondo dei media, la povertà di linguaggio e di pensiero del cinema dove si fanno per lo più remake di storie famose, tante cose del mondo di oggi fanno pensare alla distopia orwelliana.
Anche il programma televisivo atroce che prende il nome dal Grande Fratello orwelliano ha molto a che vedere con il controllo del pensiero e della personalità, ma il gioco è praticamente scoperto, perché la gente oggi fa un gioco di consapevole complicità con quelli che la condizionano.
Di fatto l'influenza culturale di 1984 è stata immensa, che la "profezia" sia azzeccata o no.
Winston. Il protagonista e la sua disperazione sono quello che fa grande questo libro. L'odio di Winston per il Grande Fratello e la sua ostinata speranza di potersi opporre, la relazione con Julia che gli permette di uscire dalla repressione sessuale del mondo che lo circonda, la volontà di capire e combattere. Per quanto sia un protagonista tutt'altro che eroico, Winston è capace di coinvolgere profondamente il lettore. Con la scomparsa finale della sua personalità, la storia finisce.
Curiosità. Le mie consuete preoccupazioni sulla credibilità e il funzionamento dei meccanismi nei mondi immaginari mi hanno portato a chiedermi se sia veramente possibile andare a riesaminare tutta la produzione culturale (giornali, libri ecc...) per far sparire i riferimenti a una persona quando cade in disgrazia, che è uno dei lavori svolti da Winston al Ministero della Verità. Credo che sia impossibile in un mondo come il nostro, per quanto fin dai tempi degli antichi Romani la pratica sia esistita (damnatio memoriae).
Il mondo di 1984 perciò dovrebbe avere una produzione di libri, riviste, film ecc... relativamente limitata. La guerra vista come mezzo per distruggere il surplus industriale e mantenere "stabile" il mondo potrebbe sembrare un artificio meno realistico, perché una situazione di stallo ininterrotto tra stati moderni è piuttosto improbabile e non si è mai vista in una guerra "calda." Sarebbe bello poter sapere come Orwell avrebbe interpretato questo equilibrio dei blocchi se avesse visto nascere il mondo della guerra fredda e i suoi giochi di spie, frontiere fortificate stile "cortina di ferro," incidenti di confine ecc... uno scenario che era solo agli inizi quando lui morì
Non sono uno che fa la lista dei cento libri che dovete leggere assolutamente (o che portereste con voi sull'isola deserta) però1984, che per me è un libro di fantascienza a tutti gli effetti pur avendo ovviamente tutte le altre implicazione che abbiamo esaminato, è un classico che qualsiasi lettore dovrebbe conoscere.
Due parole sull'autore: Orwell, vero nome Eric Arthur Blair, ha vissuto la vita dell'attivista squattrinato, stentando ad affermarsi sia come giornalista che come scrittore; passò qualche tempo nell'amministrazione coloniale inglese, visse poveramente a Parigi, e si recò in Spagna ai tempi della guerra civile per combattere a favore dei Repubblicani tra il 1936 e il '37. Nella complessa situazione della guerra civile, dove i comunisti erano i soli ad avere la forza di reggere la coalizione democratica perché ricevevano aiuti militari (dall'URSS), Orwell si ritrovò nelle file di un movimento minore che assunse presto un ruolo scomodo. Si trattava del POUM, movimento marxista e anarco-sindacalista della Catalogna. Per la troppo vivace foga rivoluzionaria il POUM si ritrovò nei guai paradossalmente proprio con i comunisti, che subivano diverse pressioni per non esagerare con le riforme: gli alleati moderati erano allarmati dallo stato dell'economia, gli stati democratici (Francia e Gran Bretagna) anziché intervenire supportavano poco o niente la repubblica, non sapendo cosa fosse peggio per i loro interessi tra i comunisti e le milizie filofasciste di Franco, e spingeva sul freno perfino il buon vecchio Stalin, che non voleva far precipitare le cose: appoggiava i Repubblicani per non dare un regalo a Hitler e Mussolini, ma non voleva in Spagna un governo spagnolo a egemonia comunista, che avrebbe creato contrasti a livello politico e internazionale in un momento in cui Stalin non desiderava guerre.
Quando il POUM venne fatto fuori a tradimento, in uno scontro fratricida con sparatorie, incarcerazioni, persone torturate a morte ecc... Orwell aprì gli occhi sul comunismo di marca sovietica e sui rischi del totalitarismo, e se queste esperienze sono molto ben espresse in Omaggio alla Catalogna, certamente hanno influito sulle convinzioni da lui espresse in altri libri come La Fattoria degli Animali e lo stesso 1984. Orwell tornò in Inghilterra dopo essersi preso una brutta ferita sul fronte; si rirprese ma la sua salute era instabile, e sopravvisse pochissimi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale: 1984 è praticamente il suo testamento.
La trama di 1984 (che immagino sia nota a tutti, ma se lo considerate uno "spoiler" allora c'è da saltare questo paragrafo) ci porta in un mondo dominato da tre totalitarismi diversi soltanto per il nome e in perenne guerra fra loro: il protagonista Winston Smith vive in Oceania (che è uno di questi tre mega stati) e lavora per il "Ministero della Verità" ovvero confeziona bugie per il partito al potere (il Partito Socialista Inglese o INGSOC, che diventa SOCING nella traduzione italiana). Come tutti i membri del partito Winston è sorvegliato dalle telecamere (lo schermo gigante che gli spara propaganda in casa e che allo stesso tempo lo riprende) ma tiene un diario dove esprime i suoi pensieri di dissenso.
Winston conduce questa noiosa esistenza senza prospettive e da solo, dal momento che il suo matrimonio senza amore è presto naufragato.
Del resto c'è poco da ribellarsi. Il Grande Fratello (un leader che potrebbe anche essere ormai morto, e trasformato in simbolo) tiene in pugno il paese con un potente apparato repressivo. I "prolet" (proletari) sono mantenuti in uno stato di ignoranza bestiale, la psicopolizia (che tradurrei meglio in polizia del pensiero) vigila su ogni manifestazione di dissenso (ovvero lo psicoreato), e anche il modo di parlare è alterato attraverso una neolingua per rendere impossibile il dissenso.
Ma nonostante questo mondo di disperazione consolidata, Winston incontra una ragazza, Julia, con cui instaura una relazione. Si illude di poter capire qualcosa di più sul suo mondo e sul sistema di potere che controlla tutti, si illude di poter far parte di una resistenza, ma in realtà un membro della psicopolizia lo ha tenuto d'occhio. E' O'Brien, membro del partito interno, ovvero la ristretta cerchia dei veramente privilegiati. Provvederà a distruggere la personalità e il sentimento di Winston, e a rieducarlo.
Tematiche sorpassate? A dire il vero sono stato sempre del parere che il mondo si diriga in tutt'altra direzione e non verso il totalitarismo orwelliano, e ho visto che l'opinione è diventata diffusa (tra chi si fila i libri ovviamente) dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Forse, adesso che ci dirigiamo verso un futuro apparentemente meno democratico e assai più povero potremmo riscoprire le delize di questa distopia ma continuo ad avere i miei dubbi: il totalitarismo duro e militarista del libro è una faccenda costosa e come sistema per poter controllare la gente lo ritengo piuttosto sorpassato, e messo in crisi dalla tecnologia moderna in vari paesi, perciò sotto questo aspetto 1984 non lo ritengo profetico.
Invece un aspetto del mondo orwelliano che in parte si è verificato è quello delle telecamere di sorveglianza, per quanto il loro corrente uso di controllare i delinquenti non mi veda molto contrario. La degenerazione del linguaggio, l'uso furbo di certe parole per far passare le peggiori porcherie mi ha fatto anche ricordare la "neolingua" di Orwell, e certe facce che parlano di valori e virtù mentre fanno discorsi che coprono le peggiori porcherie di certi governi possono farci davvero pensare al bispensiero, ovvero alla possibilità di sostenere con gli altri e perfino con sé stessi opinioni contrastanti e in contraddizione (e di deformare la visione della realtà). Il condizionamento del mondo dei media, la povertà di linguaggio e di pensiero del cinema dove si fanno per lo più remake di storie famose, tante cose del mondo di oggi fanno pensare alla distopia orwelliana.
Anche il programma televisivo atroce che prende il nome dal Grande Fratello orwelliano ha molto a che vedere con il controllo del pensiero e della personalità, ma il gioco è praticamente scoperto, perché la gente oggi fa un gioco di consapevole complicità con quelli che la condizionano.
Di fatto l'influenza culturale di 1984 è stata immensa, che la "profezia" sia azzeccata o no.
Winston. Il protagonista e la sua disperazione sono quello che fa grande questo libro. L'odio di Winston per il Grande Fratello e la sua ostinata speranza di potersi opporre, la relazione con Julia che gli permette di uscire dalla repressione sessuale del mondo che lo circonda, la volontà di capire e combattere. Per quanto sia un protagonista tutt'altro che eroico, Winston è capace di coinvolgere profondamente il lettore. Con la scomparsa finale della sua personalità, la storia finisce.
Curiosità. Le mie consuete preoccupazioni sulla credibilità e il funzionamento dei meccanismi nei mondi immaginari mi hanno portato a chiedermi se sia veramente possibile andare a riesaminare tutta la produzione culturale (giornali, libri ecc...) per far sparire i riferimenti a una persona quando cade in disgrazia, che è uno dei lavori svolti da Winston al Ministero della Verità. Credo che sia impossibile in un mondo come il nostro, per quanto fin dai tempi degli antichi Romani la pratica sia esistita (damnatio memoriae).
Il mondo di 1984 perciò dovrebbe avere una produzione di libri, riviste, film ecc... relativamente limitata. La guerra vista come mezzo per distruggere il surplus industriale e mantenere "stabile" il mondo potrebbe sembrare un artificio meno realistico, perché una situazione di stallo ininterrotto tra stati moderni è piuttosto improbabile e non si è mai vista in una guerra "calda." Sarebbe bello poter sapere come Orwell avrebbe interpretato questo equilibrio dei blocchi se avesse visto nascere il mondo della guerra fredda e i suoi giochi di spie, frontiere fortificate stile "cortina di ferro," incidenti di confine ecc... uno scenario che era solo agli inizi quando lui morì
Non sono uno che fa la lista dei cento libri che dovete leggere assolutamente (o che portereste con voi sull'isola deserta) però1984, che per me è un libro di fantascienza a tutti gli effetti pur avendo ovviamente tutte le altre implicazione che abbiamo esaminato, è un classico che qualsiasi lettore dovrebbe conoscere.
venerdì 28 ottobre 2011
I diktat della SIAE
Lo sapevate? adesso se fate apparire il trailer di un film su un sito internet (immagino anche un blog) sia pure semplicemente linkandolo da youtube, dovete pagare i diritti d'autore. Quei mattacchioni della SIAE hanno deciso di partire all'offensiva e di raggranellare un po' di quattrini (bisogna comprare una licenza per usare i video, e non costa nemmeno pochissimo). Il problema si pone anche per qualsiasi video che contenga materiale "protetto" dalla SIAE.
Potete saperne di più leggendo qui.
Ora, io non sono uno di quei guerriglieri che considerano insensato il copyright, la tutela della proprietà intellettuale e così via, però credo che sia importante sapere come funziona questo ente, come prende il denaro e come lo distribuisce (e a chi).
Vi invito a consultare un vecchio ma interessante servizio di Report, che trovate in trascrizione e in audio (audio che purtroppo io non sono riuscito ad ascoltare). Report è una celebre trasmissione della Rai, non un delirio di qualche attivista arrabbiato o pesantemente schierato, quindi il materiale è senz'altro degno di una riflessione: anche perché non mi risulta che le regole del gioco siano cambiate un gran che dalla data di questa inchiesta.
Ci sono molte cose da cambiare in questo paese prima che ricominci a funzionare, penso proprio che la Siae sia una di queste.
Potete saperne di più leggendo qui.
Ora, io non sono uno di quei guerriglieri che considerano insensato il copyright, la tutela della proprietà intellettuale e così via, però credo che sia importante sapere come funziona questo ente, come prende il denaro e come lo distribuisce (e a chi).
Vi invito a consultare un vecchio ma interessante servizio di Report, che trovate in trascrizione e in audio (audio che purtroppo io non sono riuscito ad ascoltare). Report è una celebre trasmissione della Rai, non un delirio di qualche attivista arrabbiato o pesantemente schierato, quindi il materiale è senz'altro degno di una riflessione: anche perché non mi risulta che le regole del gioco siano cambiate un gran che dalla data di questa inchiesta.
Ci sono molte cose da cambiare in questo paese prima che ricominci a funzionare, penso proprio che la Siae sia una di queste.
giovedì 27 ottobre 2011
Novità Fantascienza
Nel prossimo futuro la fantascienza dovrebbe proporci delle novità interessanti. A parte il prequel di Alien (possibile titolo: Prometheus?) dovremmo avere il film di Battlestar Galactica, il che farà piacere a quanti hanno apprezzato la serie TV: come me per esempio. Non è certo però se l'influenza principale del film verrà dalla serie originale di fine anni '70 o se ci sarà una fedeltà stretta alla serie "reimmaginata". Se vogliono usare gli attori già conosciuti al pubblico, sarà la seconda. John Orloff, che sta scrivendo la sceneggiatura, non si sbilancia, sembra tuttavia che sia appassionato alla prima delle due serie e credo che portare sul grande schermo la vecchia abbia una sua logica, perché la serie più recente ha detto e stradetto tutto quel che aveva da dire, nonostante abbia "perso una stagione" che si sperava di poter fare. Il pochissimo successo del prequel Caprica potrebbe anche significare che il Galattica reimmaginato sia logoro. Fare adesso un film prendendo attori, scenari e così via dalla serie recente sarebbe una bella sfida: raccontare una nuova storia con un cast e un'ambientazione già viste, creando una linea narrativa diversa? O fare il semplice riassunto di quello che è stato già visto da tutti coloro che volevano vederlo? Senza contare che i set sarebbero da rifare daccapo perché a quanto ne so ormai è stato smontato e venduto tutto il materiale. Ovviamente c'è anche la possibilità che questo film prenda le premesse della guerra con i Cylon e vada per una strada del tutto nuova.
I fratelli Wachowski, autori del poco amato (da me) Matrix e più recentemente del floppissimo Speed Racer, sono all'opera assieme ad un altro regista su Cloud Atlas, trasposizione di un romanzo di David Mitchell dove abbiamo sei protagonisti e sei storie ambientate in periodi diversi, dal passato (diciannovesimo secolo) al futuro. Storie diverse ma concatenate, unite dal tema dell'avidità umana. I Wachowski sono in ballo anche con un altro progetto di fantascienza: Jupiter Ascending, che dovrebbe essere il loro nuovo grosso progetto.
Insomma se la fantascienza nei libri non vende gran che, mentre i libri fantasy vanno a pancali nelle librerie (e ora anche come ebook) bisogna dire che sul grande schermo la situazione è abbastanza equilibrata. E se non vi piace vedere storie di maghetti e vampiri, la fantascienza è praticamente l'unica che vi resta. A meno che non vi sia piaciuto il nuovo Conan...
Tra l'altro, si parlava di un remake per Excalibur, ma il progetto è naufragato. Peccato.
I fratelli Wachowski, autori del poco amato (da me) Matrix e più recentemente del floppissimo Speed Racer, sono all'opera assieme ad un altro regista su Cloud Atlas, trasposizione di un romanzo di David Mitchell dove abbiamo sei protagonisti e sei storie ambientate in periodi diversi, dal passato (diciannovesimo secolo) al futuro. Storie diverse ma concatenate, unite dal tema dell'avidità umana. I Wachowski sono in ballo anche con un altro progetto di fantascienza: Jupiter Ascending, che dovrebbe essere il loro nuovo grosso progetto.
Insomma se la fantascienza nei libri non vende gran che, mentre i libri fantasy vanno a pancali nelle librerie (e ora anche come ebook) bisogna dire che sul grande schermo la situazione è abbastanza equilibrata. E se non vi piace vedere storie di maghetti e vampiri, la fantascienza è praticamente l'unica che vi resta. A meno che non vi sia piaciuto il nuovo Conan...
Tra l'altro, si parlava di un remake per Excalibur, ma il progetto è naufragato. Peccato.
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