Ho seguito TUTTE le edizioni di Civilization (videogame del glorioso Sid Meier) tranne Civilization Revolution che era pensato principalmente per le console. Purtroppo il quinto Civilization l'ho lasciato lì perché si impallava spesso e mi piaceva assai poco. Ogni tanto studio per vedere se c'è qualche patch, qualche novità per rimettere le cose un po' a posto.
Nulla di buono. L'unica cosa che ho trovato stavolta è questo articolo che spiega (in inglese) quello che NON va con Civ V.
Che ci posso fare? Aspetterò il VI...
sabato 17 settembre 2011
domenica 11 settembre 2011
Skyline
L'inizio di questo Skyline mi ha messo a dura prova. Diciamolo: un gruppo di cretini che fanno i festaioli, come modo di presentare i protagonisti, può generare qualche scena che dà sui nervi. Ad ogni modo, c'è questo gruppo di tizi con fidanzate più o meno incinte, amanti ecc... che dopo la notte brava si risveglia una mattina in un appartamento di lusso in quel di Los Angeles, in un grattacielo residenziale (a quanto pare sarebbe il posto in cui abita Greg Strause, che col fratello Colin firma la regia del film). Una luce blu accecante proveniente dall'esterno, luce che ipnotizza e lascia segni sulla pelle, e li spaventa. Presto vedono che sono arrivati gli alieni e stanno prendendo il controllo della città, uccidendo e portando via le persone. I nostri cercano di organizzarsi, litigano fra loro, discutono se lasciare il palazzo e tentare di arrivare al porto... senza fare troppe anticipazioni, c'è molto spettacolo compreso l'arrivo della cavalleria (per modo di dire).
Il film si è accavallato con Battle: Los Angeles per la tematica praticamente identica e le date di uscita molto vicine, tanto per dire quanto sia originale la tematica degli alieni cattivi che invadono gli USA (e/o il mondo). Ha anche avuto un'accoglienza fredda sia dal pubblico che dalla critica, fredda come la luce blu di questi extraterrestri nel paesaggio di vetro, acciaio e cemento della zona in cui si svolge la storia. Devo dire che gli alieni, per fattezze, movimenti e sensazione di... alienità, sono fatti molto bene, e questo è particolarmente lodevole visto che il budget del film è relativamente basso, fatto che ha permesso a Skyline di essere un piccolo successo economico nonostante l'incasso, in termini USA, non sia stato propriamente eccelso. Forse sarebbe stato meglio spendere del denaro in più per ingaggiare qualche attore valido, perché in un film ricco di tensione e dialoghi l'interpretazione senza infamia e senza lode di un gruppo di sconosciuti è un serio limite. Anche sulla qualità dei dialoghi e sulla scarsa caratterizzazione dei personaggi ci sarebbe da dire.
[Da qui in poi, anticipazioni sulla trama]. Tuttavia non mi viene da liquidare Skyline come la solita vaccata. Ci sono i soliti punti criticabili (se una razza aliena è riuscita a viaggiare nello spazio, dovrebbe far fuori qualsiasi opposizione senza colpo ferire e senza subire grossi danni a propria volta: ma in questo film come negli altri del genere l'esercito a stelle e strisce picchia di brutto) ma è interessante il fatto che qui vediamo tutto dal punto di vista di un gruppo di persone normali, che messe tutte insieme dispongono di una pistola come unica arma, e si ritrovano assediate in casa senza altre informazioni che quello che si vede dalla finestra o dal tetto, senza notiziari o contatto telefonico, e dopo un po' senza luce e acqua corrente.
Questo ovviamente fa sì che si venga a scoprire proprio poco sulla natura degli alieni, ma dà un tocco di verosimiglianza alla storia, assieme al fatto che non c'è alcun grande eroe nel gruppo e i personaggi, anche quelli che vengono stabiliti come evidenti protagonisti all'inizio del film, muoiono a uno a uno. L'umanità viene sconfitta (non solo a Los Angeles: ci sono scorci di altre città invase) e l'unica speranza è quella di una ragazza incinta che vede il fidanzato, trasformato in alieno, mantenere la propria identità e ribellarsi agli altri alieni per difenderla. Non c'è da gridare al capolavoro ma, nel piattume dei film di questo tipo, almeno Skyline dà una rimescolata alle carte. Comunque leggendo qualche critica in giro sembra che il punto di vista limitato "da poveri cristi" coinvolti in un gran casino sia molto dispiaciuto ad alcuni commentatori; io dico che il cinema può essere anche questo, sebbene in un film di fantascienza con i soliti alieni messi lì tanto per fare potrebbe magari sembrare una scusa per non dare un sacco di spiegazioni.
Il film si è accavallato con Battle: Los Angeles per la tematica praticamente identica e le date di uscita molto vicine, tanto per dire quanto sia originale la tematica degli alieni cattivi che invadono gli USA (e/o il mondo). Ha anche avuto un'accoglienza fredda sia dal pubblico che dalla critica, fredda come la luce blu di questi extraterrestri nel paesaggio di vetro, acciaio e cemento della zona in cui si svolge la storia. Devo dire che gli alieni, per fattezze, movimenti e sensazione di... alienità, sono fatti molto bene, e questo è particolarmente lodevole visto che il budget del film è relativamente basso, fatto che ha permesso a Skyline di essere un piccolo successo economico nonostante l'incasso, in termini USA, non sia stato propriamente eccelso. Forse sarebbe stato meglio spendere del denaro in più per ingaggiare qualche attore valido, perché in un film ricco di tensione e dialoghi l'interpretazione senza infamia e senza lode di un gruppo di sconosciuti è un serio limite. Anche sulla qualità dei dialoghi e sulla scarsa caratterizzazione dei personaggi ci sarebbe da dire.
[Da qui in poi, anticipazioni sulla trama]. Tuttavia non mi viene da liquidare Skyline come la solita vaccata. Ci sono i soliti punti criticabili (se una razza aliena è riuscita a viaggiare nello spazio, dovrebbe far fuori qualsiasi opposizione senza colpo ferire e senza subire grossi danni a propria volta: ma in questo film come negli altri del genere l'esercito a stelle e strisce picchia di brutto) ma è interessante il fatto che qui vediamo tutto dal punto di vista di un gruppo di persone normali, che messe tutte insieme dispongono di una pistola come unica arma, e si ritrovano assediate in casa senza altre informazioni che quello che si vede dalla finestra o dal tetto, senza notiziari o contatto telefonico, e dopo un po' senza luce e acqua corrente.
Questo ovviamente fa sì che si venga a scoprire proprio poco sulla natura degli alieni, ma dà un tocco di verosimiglianza alla storia, assieme al fatto che non c'è alcun grande eroe nel gruppo e i personaggi, anche quelli che vengono stabiliti come evidenti protagonisti all'inizio del film, muoiono a uno a uno. L'umanità viene sconfitta (non solo a Los Angeles: ci sono scorci di altre città invase) e l'unica speranza è quella di una ragazza incinta che vede il fidanzato, trasformato in alieno, mantenere la propria identità e ribellarsi agli altri alieni per difenderla. Non c'è da gridare al capolavoro ma, nel piattume dei film di questo tipo, almeno Skyline dà una rimescolata alle carte. Comunque leggendo qualche critica in giro sembra che il punto di vista limitato "da poveri cristi" coinvolti in un gran casino sia molto dispiaciuto ad alcuni commentatori; io dico che il cinema può essere anche questo, sebbene in un film di fantascienza con i soliti alieni messi lì tanto per fare potrebbe magari sembrare una scusa per non dare un sacco di spiegazioni.
sabato 10 settembre 2011
Un Galactica porno?
Sembra che abbiano realizzato un film di fantascienza porno, Horizon. Non è la prima volta (personalmente avevo visto Flesh Gordon, parecchio tempo fa) ma qui non sembra una satira, ci sono effetti speciali sia pure un po' modesti e gli attori cercano veramente di recitare; la trama per certi versi ricalca la situazione di fuga disperata di Battlestar Galactica, dopo la "classica" invasione aliena. Nel trailer comunque non ci sono scene piccanti. Sarà mica una bufala per fare pubblicità?
La Psicostoria di Asimov sta arrivando
Ebbene sì, c'è chi dice che i supercomputer stanno ottenendo tali successi da poter prevedere gli eventi, come nella psicostoria, la scienza immaginata da Asimov nella serie della Fondazione.
Per chi non avesse letto il libro, c'era questa grande mente scientifica, Hari Seldon, che aveva trovato un sistema per prevedere gli avvenimenti mescolando elaborazioni matematiche e statistiche a concetti di psicologia, sociologia e storia. Certe previsioni di Seldon erano, se ricordo bene, di assoluta precisione e secondo me poco credibili.
Oggi comunque si sta cercando di realizzare la psicostoria.
Secondo l'articolo (in inglese) dando informazioni a un computer dalla grande potenza di calcolo si è arrivati a prevedere la rivolta libica e a determinare approssimativamente dove fosse nascosto Bin Laden, anche se solo una volta (tra varie risposte) era stata nominata la località di Abbottabad.
Personalmente credo che saranno necessarie parecchie conferme prima che io ci creda.
Per chi non avesse letto il libro, c'era questa grande mente scientifica, Hari Seldon, che aveva trovato un sistema per prevedere gli avvenimenti mescolando elaborazioni matematiche e statistiche a concetti di psicologia, sociologia e storia. Certe previsioni di Seldon erano, se ricordo bene, di assoluta precisione e secondo me poco credibili.
Oggi comunque si sta cercando di realizzare la psicostoria.
Secondo l'articolo (in inglese) dando informazioni a un computer dalla grande potenza di calcolo si è arrivati a prevedere la rivolta libica e a determinare approssimativamente dove fosse nascosto Bin Laden, anche se solo una volta (tra varie risposte) era stata nominata la località di Abbottabad.
Personalmente credo che saranno necessarie parecchie conferme prima che io ci creda.
martedì 6 settembre 2011
Nirvana
Questo è uno dei film dove mi trovo ad esprimere un gradimento diametralmente opposto a quello della maggior parte delle opinioni che sento o leggo in giro. Di solito questa sensazione ce l'ho verso certe vaccate da popcorn o realizzazioni che io trovo semplicistiche o sceme mentre sono amate da tutti, ma nel caso di Nirvana si tratta di un film che molti hanno criticato, che non ha avuto successo commerciale, e su cui gli appassionati di fantascienza sono divisi, ma che io amo molto pur sapendo poco o niente del regista (Salvatores). Degli altri suoi film ho visto solo un pezzo di Mediterraneo, senza apprezzarlo particolarmente.
Cominciamo a dire che una delle premesse su cui si basa il film purtroppo è incredibilmente debole, cosa che i registi frequentemente si auto-perdonano senza però domandarsi se il pubblico sia altrettanto disposto a perdonar loro. Sto parlando del personaggio del videogame (interpretato da un grandissimo Abatantuomo) ideato dal protagonista Jimi Dini (Christopher Lambert). Prende vita per via di un virus e gliene succedono di tutti i colori. Mentre è su dischetto. Ok, vabbè. Facciamo finta che sia installato su un server e che Salvatores si sia sforzato di più (anziché prenderci in giro), se no basterebbe questa per non vedere il film.
[Da qui in avanti si va pesantemente ad anticipare la trama] Jimi e Solo (il protagonista del videogame) si trovano in una situazione per certi aspetti speculare. Solo è intrappolato in una realtà che ha capito essere fasulla, esplora continuamente nuovi modi di morire, rinasce ogni volta ripartendo dal "primo livello" senza riuscire a fare almeno comprendere a Maria, la prostituta che incontra all'inizio della sua "ambientazione" (Amanda Sandrelli, dotata di vestitino che cambia colore continuamente) che quella in cui si trovano è una realtà virtuale. Jimi procede nel suo lavoro senza convinzione: è terribilmente depresso da quando l'amata Lisa (Emanuelle Seigner) lo ha lasciato. Quando Solo lo contatta e lo prega di cancellarlo dal gioco, Jimi vorrebbe accontentare questo essere che nemmeno esiste realmente, ma per riuscirvi deve penetrare la banca dati della potentissima corporazione che produce il programma, la Okosama Star. Nella volontà di comprendere l'abbandono di Lisa e venire a patti con la sua scomparsa, accetta la pericolosissima avventura, anche perché la ragazza era sparita proprio nella stessa zona dove lui può trovare gli hacker in grado di aiutarlo.
Il destino comune di Solo e Jimi è quindi il Nirvana del titolo: pace ma anche annientamento, nel contesto buddista, perché per Jimi si tratta di un viaggio che conclude il senso del suo vivere. Arriverà a contatto con due personaggi ai confini della legge: Joystick (Sergio Rubini), spassoso hacker capellone dalla parlata meridionale e dagli occhi sostituiti con telecamere (se li è venduti), e Naima (Stefania Rocca) potentissima nell'uso di qualsiasi strumento tecnologico e dotata delle entrature giuste, e di un collegamento sulla fronte (una specie di... presa micro USB).
La ricerca del modo per attaccare la potente corporazione procede fra scene di caos, paesaggi urbani orientaleggianti o misteriosi, sparatorie. Il tutto inframmezzato dai ricordi ossessivi di Lisa nella mente di Jimi, e dalle ripetute morti di Solo imprigionato nel videogame. La "cavalcata nella rete," stile cyberpunk alla Gibson, può essere cliché, e criticabile da un punto di vista tecnologico: oggi la rete è una cosa vera e ha lasciato il cyberpunk indietro di anni luce. Tuttavia è estremamente suggestiva.
Il tema del Nirvana porta Jimi, fondamentalmente, a lasciarsi ammazzare dalle guardie alla fine del film, dopo che Solo è cancellato e Naima e Joystick hanno fatto fuori i soldi sporchi della Okosama Star. Si lascia andare perché ha distrutto la sua vita e la sua carriera con l'atto di ribellione ma è in pace con sé stesso, ha capito le sofferenze e le insoddisfazioni di Lisa, ha saputo che lei dopo la fuga ha incontrato il proprio Nirvana ed è morta. Un tema profondo e potente, difficile farlo entrare in mezzo a tutte le trame parallele del film (anche se riverbera dappertutto); obiettivamente Nirvana non è del tutto efficace nel raggiungere l'ambizioso obiettivo, anzi è stato anche accusato di pretenziosità. Resta comunque molto coinvolgente.
Vero che in questo film non tutto fila liscio, compresa la presenza di troppi elementi presi di peso da altri film simili e qualche ruolo minore recitato male, ma il discorso filosofico è suggestivo pure in mezzo a molti elementi autoironici, ed è quello che rende Nirvana originale. A mio parere questo film, tra quelli del genere, se la vede alla pari con Strange Days, ed è superiore a diversi altri come Johnny Mnemonic, Paycheck o anche Matrix, che secondo me ha tratto qualche ispirazione proprio da qui.
Purtroppo Nirvana, unico film italiano di fantascienza di buon livello da... forse da sempre? è piaciuto abbastanza al pubblico di casa nostra ma non ha sfondato altrove.
Cominciamo a dire che una delle premesse su cui si basa il film purtroppo è incredibilmente debole, cosa che i registi frequentemente si auto-perdonano senza però domandarsi se il pubblico sia altrettanto disposto a perdonar loro. Sto parlando del personaggio del videogame (interpretato da un grandissimo Abatantuomo) ideato dal protagonista Jimi Dini (Christopher Lambert). Prende vita per via di un virus e gliene succedono di tutti i colori. Mentre è su dischetto. Ok, vabbè. Facciamo finta che sia installato su un server e che Salvatores si sia sforzato di più (anziché prenderci in giro), se no basterebbe questa per non vedere il film.
[Da qui in avanti si va pesantemente ad anticipare la trama] Jimi e Solo (il protagonista del videogame) si trovano in una situazione per certi aspetti speculare. Solo è intrappolato in una realtà che ha capito essere fasulla, esplora continuamente nuovi modi di morire, rinasce ogni volta ripartendo dal "primo livello" senza riuscire a fare almeno comprendere a Maria, la prostituta che incontra all'inizio della sua "ambientazione" (Amanda Sandrelli, dotata di vestitino che cambia colore continuamente) che quella in cui si trovano è una realtà virtuale. Jimi procede nel suo lavoro senza convinzione: è terribilmente depresso da quando l'amata Lisa (Emanuelle Seigner) lo ha lasciato. Quando Solo lo contatta e lo prega di cancellarlo dal gioco, Jimi vorrebbe accontentare questo essere che nemmeno esiste realmente, ma per riuscirvi deve penetrare la banca dati della potentissima corporazione che produce il programma, la Okosama Star. Nella volontà di comprendere l'abbandono di Lisa e venire a patti con la sua scomparsa, accetta la pericolosissima avventura, anche perché la ragazza era sparita proprio nella stessa zona dove lui può trovare gli hacker in grado di aiutarlo.
Il destino comune di Solo e Jimi è quindi il Nirvana del titolo: pace ma anche annientamento, nel contesto buddista, perché per Jimi si tratta di un viaggio che conclude il senso del suo vivere. Arriverà a contatto con due personaggi ai confini della legge: Joystick (Sergio Rubini), spassoso hacker capellone dalla parlata meridionale e dagli occhi sostituiti con telecamere (se li è venduti), e Naima (Stefania Rocca) potentissima nell'uso di qualsiasi strumento tecnologico e dotata delle entrature giuste, e di un collegamento sulla fronte (una specie di... presa micro USB).
La ricerca del modo per attaccare la potente corporazione procede fra scene di caos, paesaggi urbani orientaleggianti o misteriosi, sparatorie. Il tutto inframmezzato dai ricordi ossessivi di Lisa nella mente di Jimi, e dalle ripetute morti di Solo imprigionato nel videogame. La "cavalcata nella rete," stile cyberpunk alla Gibson, può essere cliché, e criticabile da un punto di vista tecnologico: oggi la rete è una cosa vera e ha lasciato il cyberpunk indietro di anni luce. Tuttavia è estremamente suggestiva.
Il tema del Nirvana porta Jimi, fondamentalmente, a lasciarsi ammazzare dalle guardie alla fine del film, dopo che Solo è cancellato e Naima e Joystick hanno fatto fuori i soldi sporchi della Okosama Star. Si lascia andare perché ha distrutto la sua vita e la sua carriera con l'atto di ribellione ma è in pace con sé stesso, ha capito le sofferenze e le insoddisfazioni di Lisa, ha saputo che lei dopo la fuga ha incontrato il proprio Nirvana ed è morta. Un tema profondo e potente, difficile farlo entrare in mezzo a tutte le trame parallele del film (anche se riverbera dappertutto); obiettivamente Nirvana non è del tutto efficace nel raggiungere l'ambizioso obiettivo, anzi è stato anche accusato di pretenziosità. Resta comunque molto coinvolgente.
Vero che in questo film non tutto fila liscio, compresa la presenza di troppi elementi presi di peso da altri film simili e qualche ruolo minore recitato male, ma il discorso filosofico è suggestivo pure in mezzo a molti elementi autoironici, ed è quello che rende Nirvana originale. A mio parere questo film, tra quelli del genere, se la vede alla pari con Strange Days, ed è superiore a diversi altri come Johnny Mnemonic, Paycheck o anche Matrix, che secondo me ha tratto qualche ispirazione proprio da qui.
Purtroppo Nirvana, unico film italiano di fantascienza di buon livello da... forse da sempre? è piaciuto abbastanza al pubblico di casa nostra ma non ha sfondato altrove.
mercoledì 31 agosto 2011
Non Lasciarmi
Eccoci di nuovo al tema pericolosissimo della predazione di organi incrociato con la fantascienza. Pericolosissimo non perché vi sia il presagio che queste cose si verifichino: sono già realtà, c'è poco da presagire. Ma perché spesso è stato sviluppato male e in maniera banale, portando a flop di portata mostruosa (vedi The Island).
Non Lasciarmi, tratto dall'omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, ha un piglio originale rinunciando a qualsiasi pretesa di spettacolarità, quindi si tenga ben lontano chi lo avesse immaginato come una sorta di film di fantascienza ricco di effetti speciali. E comunque fantascienza non è, se vogliamo essere precisi: si tratta piuttosto di una ucronia dove l'ipotesi è che attorno agli anni '50 l'ingegneria genetica e la tecnica dei trapianti abbiano raggiunto uno sviluppo tale da permettere l'allevamento di cloni a scopo di fornire organi. Tali cloni, in una premessa difficile da digerire ma necessaria per lo svolgimento della storia, non sono considerati come delle vere persone ma come esseri senz'anima, di cui non è necessario preoccuparsi, proprio in quanto cloni. Non so se il libro cercasse di mantenere una suspence riguardo al destino dei "donatori," il film mette le cose in chiaro fin dall'inizio.
La storia parte da una specie di collegio dove i donatori vengono educati, e segue il percorso di tre ragazzini, la narratrice Kathy H, Ruth e Tommy. La scuola è piuttosto severa, i donatori non possono mai uscire, e non sanno niente del mondo; inoltre vengono sottoposti a esami e scoraggiati dal fumare o dal rovinare in alcun modo i loro preziosi corpi. La realtà si viene comunque a sapere, ma i donatori non si ribellano: crescono, vanno a vivere in dei cottage di campagna, si innamorano, conoscono anche un poco il mondo esterno. Ma attendono come bestiame al macello il momento di cominciare le donazioni.
Una due, forse si arriva fino a quattro, poi si "completa," si muore sul tavolo operatorio. I ragazzi cercano nelle persone che vedono in giro il loro "originale," ovvero la persona da cui sono stati clonati, vivono le loro gelosie e i loro affetti, e si illudono che almeno qualcuno di loro possa ottenere dei rinvii, raccontandosi delle pazze dicerie. Lo sperano perché nella scuola la loro creatività è stata sviluppata e una misteriosa madame ogni tanto prendeva i loro disegni per una sua galleria; pertanto ci deve essere qualche considerazione umana nei loro riguardi. Non anticipo se la questione verrà risolta.
Le mie considerazioni innanzitutto partono dalla coerenza della trama. Ci sono ovviamente delle premesse che non sono accettabili e secondo me rovinano il film in maniera non indifferente (cosa pensano i religiosi della questione dei cloni? come è arrivata la società ad accettare tutto questo?) anche se, a questo punto direi per fortuna, la storia procede senza cercare di dare spiegazioni impossibili.
Vi sono anche delle illogicità minori che ingrippano un po' la trama: c'è un accenno alla possibilità che i donatori siano clonati da barboni e prostitute, ma se invece ammettiamo che siano al servizio di una persona specifica, non si capisce perché Kathy H diventi "badante" ovvero assistente degli altri, e la sua donazione venga rinviata di diversi anni. Non dovrebbe essere disponibile quando necessario?
Anche il fatto che gli assistenti siano selezionati tra i donatori stessi mi pare piuttosto improbabile, e fra l'altro non si vede una lotta tra i ragazzi per diventare assistenti e vivere qualche anno in più, ma è un artificio probabilmente inevitabile, serve a separare la sorte di Kathy dagli altri due e a farla diventare la cronista di quello che succede.
Della credibilità come persone di questi miti vitelli portati al macello dubitavo molto, pensavo che il tutto fosse solo un pretesto non plausibile per raccontare delle storie strappalacrime. Dopo aver visto il film posso dire che la premessa è irrazionale, ma se la accettiamo la situazione non è irrealistica come si potrebbe pensare. Giovani senza esperienza indottirnati al sacrificio, che non potrebbero trovare un posto nel mondo moderno (sono privi di identità, il loro cognome è una sola lettera, sicuramente non hanno documenti, ecc...). Trattati gentilmente purché vadano al loro destino, in fondo non possono che rassegnarsi. Sotto certi aspetti mi hanno ricordato i soldati dei corpi di attacco speciale giapponese della seconda Guerra Mondiale (kamikaze e simili), gente che spesso era molto meno convinta di quello che si crede comunemente.
Sarebbe più credibile comunque se qualche donatore andasse ogni tanto fuori di testa, o rovinasse (con alcool o droga) il prezioso corpo destinato alla vita di un altro. L'unica scena di ribellione al sistema non ha come protagonista uno dei donatori, ma vi lascio il piacere, eventualmente, di trovarla nel film.
A parte queste perplessità Non Lasciarmi riesce a creare una situazione di normalità pazzesca che mi ha colpito.
Il rapporto tra Ruth, Kathy e Tommy è importante ai fini della storia e delle atmosfere, ma non faccio anticipazioni. La recitazione a mio parere è buona, soprattutto da parte dell'attrice (a me ignota) Carey Mulligan nella parte di Kathy; da menzionare in seconda battuta Keira Knightley, che ricordo da King Arthur e dai vari Pirati dei Caraibi, e Andrew Garfield, che dovrebbe essere il prossimo Uomo Ragno. La celeberrima Charlotte Rampling interpreta la preside della scuola. Quanto alla regia (di Mark Romanek), avendo parecchi temi da trattare tiene un passo narrativo talvolta affrettato, mentre per alcune scene intimiste si prende tutto il tempo necessario, forse anche qualcosina di più.
Lo stile riservato e "inglese" di questi poveri ragazzi destinati al macello può sembrare freddo, io credo tuttavia che le sensazioni arrivino. Film depressivo, dolcemente malinconico, disperato.
Non Lasciarmi, tratto dall'omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, ha un piglio originale rinunciando a qualsiasi pretesa di spettacolarità, quindi si tenga ben lontano chi lo avesse immaginato come una sorta di film di fantascienza ricco di effetti speciali. E comunque fantascienza non è, se vogliamo essere precisi: si tratta piuttosto di una ucronia dove l'ipotesi è che attorno agli anni '50 l'ingegneria genetica e la tecnica dei trapianti abbiano raggiunto uno sviluppo tale da permettere l'allevamento di cloni a scopo di fornire organi. Tali cloni, in una premessa difficile da digerire ma necessaria per lo svolgimento della storia, non sono considerati come delle vere persone ma come esseri senz'anima, di cui non è necessario preoccuparsi, proprio in quanto cloni. Non so se il libro cercasse di mantenere una suspence riguardo al destino dei "donatori," il film mette le cose in chiaro fin dall'inizio.
La storia parte da una specie di collegio dove i donatori vengono educati, e segue il percorso di tre ragazzini, la narratrice Kathy H, Ruth e Tommy. La scuola è piuttosto severa, i donatori non possono mai uscire, e non sanno niente del mondo; inoltre vengono sottoposti a esami e scoraggiati dal fumare o dal rovinare in alcun modo i loro preziosi corpi. La realtà si viene comunque a sapere, ma i donatori non si ribellano: crescono, vanno a vivere in dei cottage di campagna, si innamorano, conoscono anche un poco il mondo esterno. Ma attendono come bestiame al macello il momento di cominciare le donazioni.
Una due, forse si arriva fino a quattro, poi si "completa," si muore sul tavolo operatorio. I ragazzi cercano nelle persone che vedono in giro il loro "originale," ovvero la persona da cui sono stati clonati, vivono le loro gelosie e i loro affetti, e si illudono che almeno qualcuno di loro possa ottenere dei rinvii, raccontandosi delle pazze dicerie. Lo sperano perché nella scuola la loro creatività è stata sviluppata e una misteriosa madame ogni tanto prendeva i loro disegni per una sua galleria; pertanto ci deve essere qualche considerazione umana nei loro riguardi. Non anticipo se la questione verrà risolta.
Le mie considerazioni innanzitutto partono dalla coerenza della trama. Ci sono ovviamente delle premesse che non sono accettabili e secondo me rovinano il film in maniera non indifferente (cosa pensano i religiosi della questione dei cloni? come è arrivata la società ad accettare tutto questo?) anche se, a questo punto direi per fortuna, la storia procede senza cercare di dare spiegazioni impossibili.
Vi sono anche delle illogicità minori che ingrippano un po' la trama: c'è un accenno alla possibilità che i donatori siano clonati da barboni e prostitute, ma se invece ammettiamo che siano al servizio di una persona specifica, non si capisce perché Kathy H diventi "badante" ovvero assistente degli altri, e la sua donazione venga rinviata di diversi anni. Non dovrebbe essere disponibile quando necessario?
Anche il fatto che gli assistenti siano selezionati tra i donatori stessi mi pare piuttosto improbabile, e fra l'altro non si vede una lotta tra i ragazzi per diventare assistenti e vivere qualche anno in più, ma è un artificio probabilmente inevitabile, serve a separare la sorte di Kathy dagli altri due e a farla diventare la cronista di quello che succede.
Della credibilità come persone di questi miti vitelli portati al macello dubitavo molto, pensavo che il tutto fosse solo un pretesto non plausibile per raccontare delle storie strappalacrime. Dopo aver visto il film posso dire che la premessa è irrazionale, ma se la accettiamo la situazione non è irrealistica come si potrebbe pensare. Giovani senza esperienza indottirnati al sacrificio, che non potrebbero trovare un posto nel mondo moderno (sono privi di identità, il loro cognome è una sola lettera, sicuramente non hanno documenti, ecc...). Trattati gentilmente purché vadano al loro destino, in fondo non possono che rassegnarsi. Sotto certi aspetti mi hanno ricordato i soldati dei corpi di attacco speciale giapponese della seconda Guerra Mondiale (kamikaze e simili), gente che spesso era molto meno convinta di quello che si crede comunemente.
Sarebbe più credibile comunque se qualche donatore andasse ogni tanto fuori di testa, o rovinasse (con alcool o droga) il prezioso corpo destinato alla vita di un altro. L'unica scena di ribellione al sistema non ha come protagonista uno dei donatori, ma vi lascio il piacere, eventualmente, di trovarla nel film.
A parte queste perplessità Non Lasciarmi riesce a creare una situazione di normalità pazzesca che mi ha colpito.
Il rapporto tra Ruth, Kathy e Tommy è importante ai fini della storia e delle atmosfere, ma non faccio anticipazioni. La recitazione a mio parere è buona, soprattutto da parte dell'attrice (a me ignota) Carey Mulligan nella parte di Kathy; da menzionare in seconda battuta Keira Knightley, che ricordo da King Arthur e dai vari Pirati dei Caraibi, e Andrew Garfield, che dovrebbe essere il prossimo Uomo Ragno. La celeberrima Charlotte Rampling interpreta la preside della scuola. Quanto alla regia (di Mark Romanek), avendo parecchi temi da trattare tiene un passo narrativo talvolta affrettato, mentre per alcune scene intimiste si prende tutto il tempo necessario, forse anche qualcosina di più.
Lo stile riservato e "inglese" di questi poveri ragazzi destinati al macello può sembrare freddo, io credo tuttavia che le sensazioni arrivino. Film depressivo, dolcemente malinconico, disperato.
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