Ho recuperato questo lontano caposaldo del fantasy d'oltreoceano. Con qualche incerto appiglio verso Tolkien e un solido binario nell'universo ludico di Dungeons & Dragons, la serie di Dragonlance è forse la prima che viene in mente quando si pensa al "prodotto di consumo di massa" nato per il fantasy-profitto, inserito in una logica aziendale e ben poco artistica, e scarso di originalità. In effetti il mondo di Krynn su cui si svolgono le avventure è nato per ambientarvi i moduli del gioco di ruolo più venduto nel mondo; Tracy Hickman e Margareth Weis, gli autori dei Draghi del Crepuscolo d'Autunno (1984), erano dipendenti della TSR, produttrice di D&D all'epoca. Le trame a volte sono, a quanto leggo in giro, ispirate direttamente a sessioni di gioco. Questo spiega la potente sinergia dietro questi libri: moduli di gioco, miniature e accessori, a un certo punto anche un film di animazione.
Avendo la grossa fortuna di lavorare appoggiati da un simile apparato che convogliava verso i libri una schiera di lettori giovanili, schiera che si rinnovava continuamente con nuove leve (non in eterno, è ovvio, ma per un sacco di tempo), gli autori di Dragonlance hanno scritto libri a palate, con il successo assicurato.
Ma andiamo avanti. Guardando le cose senza pregiudizi o rosicamenti, si può valutare il libro come una storia scritta di gusto dai suoi autori, che probabilmente si sono divertiti ad affastellare un'avventura dopo l'altra nel contesto di una guerra micidiale, praticamente i draghi alla conquista del mondo (con vari alleati), e i nostri eroi che ben poco possono farci, almeno in questo primo episodio. Per quanto, in effetti, si preannunci la possibilità di un futuro contrattacco recuperando conoscenze e soprattutto Dragonlance, una mitica arma anti-drago.




