Roger Zelazny, un grande scrittore venuto a mancare ormai più di dieci anni fa, cominciò a piacermi parecchi anni or sono per uno dei suoi romanzi brevi:
La Pista dell'Orrore (
Damnation Alley in lingua originale), una storia semplice e diretta in cui un tamarrissimo motociclista viene obbligato, in un'America nuclearizzata, a partecipare a una spedizione di enorme pericolosità per portare un vaccino dalla costa ovest alla costa est degli USA, dove ce n'è enorme bisogno.
Notevole anche
Jack delle Ombre, una storia dove la natura magica del protagonista si capisce a poco a poco, e il suo carattere ambiguo resta parzialmente inspiegato.
Quando ho affrontato l'opera di maggior successo di Zelazny, il
Ciclo di Ambra, ho pensato che ne sarei rimasto affascinato, dal momento che lo avevo trovato così interessante nelle precedenti letture. Devo dire che il primo libro della serie mi ha lasciato più dubbi che altro.
La partenza se vogliamo è molto brillante (attenzione, da qui rivelo qualche particolare della storia): il protagonista, Corwin, non sa praticamente niente di sé: si sveglia in ospedale e capisce che qualcuno lo sta mantenendo sedato, riesce a sfuggire a quella situazione e si muove per evitare di farsi riprendere, per capire chi è e perché qualcuno ce l'ha con lui, approfittando di ogni minimo indizio.
Ho avuto la sensazione però (forse sono le parole di Viviani sui libri che devono affrontare il passaggio del tempo?) che questo tipo di storia lo avessi già letto. Non è vero forse, e comunque è una sensazione che ho spesso, ma questa volta mi rovinava il gusto della lettura.
Quando la storia ha cominciato a prendere corpo gli elementi fantastici si sono delineati meglio e hanno preso il loro posto, ma sono rimasto un po' frastornato dalle immense possibilità a disposizione di questa categoria di super-esseri, dalla magia a loro disposizione (soprattutto i tarocchi).
Nella sua battaglia Corwin ha fatto le mosse migliori? Come tener conto della possibilità di arruolare eserciti a volontà in una realtà infinita? Eric, che è aiutato da alcuni dei fratelli, sembrerebbe in effetti irraggiungibile per un rivale che si circonda di eserciti poiché lui stesso dovrebbe aver creato difese all'infinito nei tempi in cui non è stato contrastato da nessuno nel suo potere (oppure al contrario è fin troppo raggiungibile per un rivale che si muova da solo, usando alcune magie che permettono di fare proprio quello: arrivargli insidiosamente vicino).
Devo ancora farmene un'idea, ma il mondo di Ambra e dell'Ombra mi sembra troppo facilmente manipolabile da questi Principi potentissimi perché qualsiasi trama raffigurante una lotta fra loro abbia senso. I terribili Fabbricanti di Universi di Farmer mi erano sembrati muoversi su limiti più ragionevoli.
Sospendo il giudizio.
Tornerò in argomento se e quando leggerò il secondo libro della serie:
Le Armi di Avalon.