martedì 17 marzo 2009

Vampire Romance e altre atrocità


[aggiornamento del 2016: i link sono per lo più morti compreso quello alle copertine citate. In fondo all'articolo ho riproposto i link all'analisi di cui discuto in questo post]
Vi propongo una visita ad... altri blog. La visione di Underworld mi ha stuzzicato e sono andato a informarmi sullo stato dell'arte della letteratura Rosa-Dark, quella con vampiri affascinanti ed eroine tostissime. Andiamo male, sotto molti aspetti. Il genere a quanto pare sta invadendo il mercato e tra i molti nomi che ha ricevuto (Paranormale Romance, Vampire Romance...) c'è anche la pura e semplice definizione di Urban Fantasy, quindi con tentato scippo di un genere che era territorio del fantastico più in generale.

Inutile dirlo, questa roba stenta davvero a piacermi. Il fatto che, pare, piaccia assai alle donne, lettrici più accanite degli uomini, significa che esisterà ancora per un pezzo. Dal momento che ho sempre dedicato uno sguardo scettico e magari un po' sarcastico sulle eroine del fantasy mi sono incuriosito dell'evoluzione di questo nuovo tipo di protagonista femminile. La lettura che propongo (a chi sa l'inglese!) è una serie di articoli tratta dal blog di Carrie Vaughn, che se ne deve intendere perché è una scrittrice che si occupa proprio di questo genere: sono già usciti vari libri sulle avventure della sua eroina Kitty.

venerdì 13 marzo 2009

Ancora sugli ebook

Il più grande venditore di libri del mondo, Barnes & Noble, ha compiuto un'acquisizione significativa, comprando per 15 milioni di dollari e spiccioli Fictionwise, leader nel mercato del libro elettronico.

Tale acquisizione fa parte della strategia generale di B&N che comporterà il lancio di un negozio digitale. I fondatori di Fictionwise continueranno ad operare a capo della loro società, che rimarrà entità separata rispetto alla capogruppo.

Mi sto sempre più convincendo che il processo di passaggio al digitale potrà essere lento, potrà non riuscire a penetrare uno zoccolo duro sempre fedele alla carta stampata, ma è cominciato e non si fermerà.

mercoledì 11 marzo 2009

Underworld


Ho atteso un po', prima di vedere il film che dà il via a questa serie: a dire il vero ho visto pezzi di tutti e tre, ma non trovavo la voglia di vederne uno dall'inizio alla fine. Le storie di vampiri non è che le disprezzi, altrimenti non avrei letto tutti i libri dei Guardiani di Luk'janenko dove questi personaggi hanno un discreto ruolo. Ma devo dire che, mentre i film classici del genere spesso e volentieri sono più che godibili, ho avuto un'esperienza deludente con quelli moderni (del tipo "Urban Fantasy con Vampiri, Licantropi e frattaglie varie"): così così con Van Helsing, pessima con Blade e non eccezionale con I Guardiani della Notte (ma terribile con i Guardiani del Giorno, direi, e per adesso non me la sento di affrontare Twilight).

Underworld è un film d'azione con una spennellata di gotico e horror, e molta estetizzazione delle immagini e degli atteggiamenti, insomma sembra spesso che i personaggi sentano il bisogno di uno specchio per esclamare Ommadonna che fighi che siamo. Beninteso, l'azione c'è, con le solite trovate "alla Matrix" che evidentemente non hanno ancora stufato, un regista abbastanza capace (Len Wiseman), e alcuni onesti attori. Menzionerei il bravo Michael Sheen nei panni di Lucian, il Lycan, ovvero licantropo, ribelle: creduto morto ma in realtà in combutta con Kraven, un vampiro un po' doppiogiochista e affamato di potere. Impressionante Bill Nighy nei panni di Viktor, patriarca dei vampiri e ovvio rivale di Lucian, un bel vampirone tutto d'un pezzo che nasconde però un terribile segreto alla sua stessa figliola, Selene, interpretata da Kate Beckinsale, infermiera in Pearl Harbor e qui strizzata in completini di pelle nera dall'indiscutibile richiamo feticista. Interpretazione magari anche valida, è contegnosa ed elegante come una vampira di alto rango deve essere, sia pure in un ruolo stereotipato parecchio, Selene in effetti è uno degli infiniti cloni della Tipa tosta (ma capace-di-sentimenti) strizzata in vestitino di pelle e munita di armi automatiche, che prende tutti a calci nel culo. Se avete visto Trinity in Matrix le avete viste tutte.

Nella faida infinita tra Vampiri e Lycans il film fa irrompere dissidi familiari e rivalità, oltre che tentativi, da parte di vari personaggi più o meno sinceri, di sviluppare alleanze o trascendere in qualche modo questa divisione insanabile. Tuttavia non ci sono dei veri e propri colpi di scena (se ci sono sono prevedibili oppure del tutto insignificanti). Esiste una storia e una "mitologia" dietro al mondo di questi Vampiri e Lycans in lotta, ma al di là di quello non c'è altro. Possono scontrarsi a colpi di machine-pistol in piena città, ammazzando la gente nella metropolitana, e sembra che non freghi niente a nessuno, non interviene nemmeno la polizia (i poliziotti che si vedono nel film non sono umani, non piangete lo spoiler, lo si capisce subito). A proposito, i caricatori della Beckinsale non si esauriscono praticamente mai.

Abbiamo una love story che... non esiste, non viene sviluppata e non riesce nemmeno molto credibile. Il personaggio di Michael (umano che viene trascinato nella mischia per motivi inizialmente inspiegabili) ha decisamente troppo poco tempo per esprimersi e prendere delle proprie decisioni.
Abbiamo le due razze contendenti che si assomigliano in così tante cose da farti domandare perché da secoli continuino a darsele di santa ragione. Riferimenti alle caratteristiche tradizionali di vampiri e licantropi: poche. Il problema del non potersi muovere di giorno è risolto con il semplice espediente di ambientare tutto il film in una notte senza fine, un altro bell'esempio di quanto gliene fregava al regista di collocare la sua storia in qualche modo nel mondo reale.

A parte i costumi, i vestiti e la casa aristocratica che ospita i vampiri, è un film d'azione dove non viene costruita alcuna atmosfera. E a parte un po' di sangue, non c'è nemmeno horror. I combattimenti spesso si risolvono a raffiche di armi automatiche.
Morale: il film si fa vedere, c'è molta azione e un minimo di curiosità di sapere come va a finire, ma (e qui esagero, ma solo un poco) per quello che c'entrano veramente vampiri e licantropi poteva essere un film di gangster. Un sei meno per Underworld, e il dubbio se vedere o no gli altri della serie si infittisce.

venerdì 6 marzo 2009

Quando la coerenza logica va a farsi benedire



Visto che non tutti ce la fanno a seguire Battlestar Galactica vi conviene saltare questo post fino a che non avrete visto la puntata 4x17 (se l'avete vista, o non intendete vederla comunque, continuate, prego).
Il particolare che mi ha dato fastidio è il decollo della cattivissima cylon Boomer dalla nostra amata astronave, decollo che potrebbe causare un enorme disastro perché i ponti di lancio vengono chiusi nel tentativo di non farla scappare, e l'attivazione dei motori per fare il salto FTL (più veloce della luce) potrebbe sgretolare la struttura della nave se fatta da dentro: cosa che Boomer sembra disposta a fare.

Cosa succede: la fuggitiva decolla con il suo Raptor, esce dall'ultimo spiraglio disponibile, compie il salto da fuori (ma molto vicino alla nave) e quindi crea un grosso danno ma non irreparabile. Bell'effetto e bella drammaticità, peccato che in altre occasioni il salto non aveva danneggiato gli oggetti vicini.
Sospetto poi (ora non mi viene in mente) che nella lunga saga di fughe, controfughe, soap opera familiari ecc... ci siano state varie occasioni in cui qualcuno al decollo fosse interessato a lasciare un brutto ricordo (o un danno definitivo) dietro di sé.
Se penso poi ai combattimenti rappresentati nella serie, dove le navi stellari si sparano missili per ore mentre i caccia da combattimento sfrecciano e sparacchiano senza combinare niente, mi viene da pensare che sarebbe dovuta essere pratica standard dei Cylon (i loro Raider possono viaggiare FTL e fino a un certo punto della serie c'era comunque la resurrezione garantita) farsi sotto coi raider e praticare il salto: visto il danno creato dal Raptor di Boomer, direi a occhio e croce che la serie si sarebbe conclusa entro la decima puntata del primo ciclo.

Non ce l'ho con questa serie che ha dei contenuti fortemente innovativi ed è quanto di meglio la fantascienza di questi anni ci abbia portato nel campo dello spettacolo. Galactica mi piace moltissimo. Anche tutte le soap opera familiari, i protagonisti che si sono scannati in una puntata e diventano amiconi poco dopo, personaggi resi odiosi al limite dell'insopportabile pensando che sia cool (Starbuck, direi...) mi danno fastidio ma fanno parte del gioco in una serie che deve avere una certa durata. Altri episodi recenti li ho trovati eccezionali (il golpe di Zarek e Gaeta, per esempio).

Però quando la coerenza interna e la logica vengono prese in questo modo a calci, non posso che farmi cadere le braccia.

martedì 3 marzo 2009

I tranquilli fantasmi di Henry James


Mi sono interessato a questo scrittore (un americano che ha passato buona parte della sua vita in Inghilterra a cavallo fra '800 e '900) perché le sue storie di fantasmi e del sovrannaturale sono uno dei pilastri della letteratura che si occupa di questi fenomeni. I Racconti di Fantasmi di Henry James non si dedicano a urla e sferragliare di catene come in certi racconti tradizionali, ma nascono sempre da qualche estremo della vita reale, da un eccesso dell'emozione e del sentire umano.
Perciò le sue storie scavano nei fatti e nei motivi, i suoi personaggi diventano a volte degli indagatori che cercano di chiarire misteri con cui sono venuti ad avere a che fare magari per caso, ma poi tutto si risolve in maniera assai poco spettacolare e le apparizioni sovrannaturali sono molto scarse e rarefatte. Lo stile di James è gradevole, i racconti sono dettagliati e a tratti molto descrittivi, spesso introspettivi e profondi. Certo si dilunga, insomma è letteratura figlia del suo tempo, ma devo dire che anche là dove si sofferma più del necessario l'ho trovato gradevole. Sarà che la forma racconto spezza sempre la lettura in tante trame e tanti finali, e permette di digerire meglio anche uno scrivere un po' antiquato; confesso poi di amare gli scrittori dell'ottocento anche se una notevole eccezione la riscontro proprio con uno che la scuola ha messo ripetutamente nel mio cammino: Manzoni.

Il problema per me è stato che queste letture sono piacevoli (a volte con allegorie interessanti) ma scarseggiano un po' proprio in fantasmi ed eventi misteriosi. Generalmente l'intervento del paranormale è magari importante ma poco appariscente: facendo il paragone con un altro celebre autore americano, Edgar Allan Poe, sono del parere che senza dubbio troveremmo il secondo molto più efficace ed incisivo. Chiaramente bisogna fare le debite distinzioni, Poe è un antesignano del genere horror, mentre James non aveva, come abbiamo visto, l'ambizione di mettere sotto shock il lettore: ma uso questo paragone per far capire che il brivido è l'elemento che un lettore (soprattutto moderno) si aspetterebbe di trovare in dosi adeguate, e invece con James manca quasi del tutto.

James è pertanto uno scrittore del reale più che dell'immaginario, vuole più parlare di una situazione familiare o sociale che di un fenomeno metafisico, anche se la spiritualità non manca nella sua opera. Temi romantici e amorosi abbondano, e insomma alla fine uno si rende conto di aver letto magari dei racconti anche bellissimi ma questi poveri fantasmi sono troppo annacquati.

E qui apro una piccola parentesi personale: il mio breve racconto che è stato pubblicato su Writers Magazine (vedi il post precedente) aveva avuto un riscontro non del tutto lusinghiero, in fase di editing, con la richiesta di creare un finale più vivo e più originale, ma poiché avevo espresso quello che dovevo esprimere senza particolari avvenimenti non avevo da proporre nessun colpo di scena finale (che, mi par di capire, è una caratteristica predominante tra i racconti di quella rivista). Perciò ho migliorato un po' quella parte ma il racconto è uscito così, una storia di fantasmi senza il fantasma (diciamo una storia ambigua, forse con, forse senza...): quello che mi ero sforzato di esprimere era solo il sentire del protagonista e le sue tribolazioni. Leggere Henry James mi ha fatto capire, dal punto di vista del lettore, che questo tipo di ambiguità può creare delle aspettative che magari finiscono per deludere il lettore.

Pertanto cosa posso dire a chi fosse incuriosito da questo scrittore? Consiglio senz'altro di leggerlo perché è un autore di grande talento e sensibilità, tanto più se siete interessati al periodo e avete una certa formazione alle spalle che vi consenta di capire e contestualizzare. Se però nei vostri studi avete letto poco e male, e avete odiato i classici, magari è meglio lasciare perdere.

domenica 1 marzo 2009

Come un angelo caduto dal cielo

Non sarà niente di che, ma ho avuto la soddisfazione di vedere un mio racconto pubblicato sull'ultimo numero di Writers Magazine (lo trovate qui), devo ammettere che questo mi ha fatto molto piacere.

Se vi va, procuratevi la rivista e leggetelo, ma vi avverto che è una storia malinconica e triiiiste.