
La mia lettura natalizia è stata Il Mago di Earthsea, di Ursula Le Guin: il primo romanzo di una fortunata serie, roba di oltre 40 anni fa, ormai. Ho avuto il piacere di leggerlo nella raccolta dell'Editrice Nord, con una copertina, un'illustrazione interna e una mappa molto belle (per la mappa c'è un po' da sforzare la vista, però, e quella che compare qui... è un'altra).
La prima cosa che mi è saltata all'occhio è lo stile. Chi pubblicherebbe la Le Guin, oggi, se si presentasse con questo gioiello del fantasy? Nessuno, perché generalmente compie l'errore più imperdonabile: non usa lo show don't tell, ovvero racconta ciò che i protagonisti fanno e vedono come narratrice esterna alla scena, anziché mostrarcelo all'interno di un'azione dal punto di vista dei personaggi.
Ma, siccome non ho il pallino dello show don't tell a tutti i costi, io ho molto apprezzato il tono epico di questa narrazione affascinante eppure tutto sommato semplice, e l'ambientazione originale: Earthsea è un vasto arcipelago, abitato da popoli piuttosto primitivi con varie caratteristiche culturali e razziali ma che non ricalcano la storia e l'etnografia terrestri. La Le Guin inoltre dimostra con questo romanzo che si può raccontare bene una storia (sia pure, ripeto, di complessità non eccessiva) in sole 150 pagine.
La magia con i suoi caposaldi (la conoscenza del vero nome delle cose e degli esseri viventi, l'uso dell'antica lingua) e le sue varie categorie (illusione, legamento, trasformazione ecc...) mi è parsa molto interessante, è un po' l'aspetto più rilevante di questa ambientazione, stimolante ancora oggi quando su magia e sistemi magici sono state fatte tante elucubrazioni. Meno piacevole per me, la presenza di una scuola di magia con materie e insegnanti ecc... Innanzitutto non è il mio modo di concepire questa scienza che è anche un'arte, in secondo luogo mi rammenta troppo gli innumerevoli autori (successivi, beninteso) che hanno ricalcato la cosa. Il protagonista arriva alla scuola di magia, incontra un ambiente abbastanza amico, ma c'è un altro allievo di origine privilegiata che senza motivo comincia ad angariarlo... un tema scritto e riscritto, talvolta anche bene, però l'ho visto un po' troppe volte (Harry Potter ma anche Il Nome del Vento...). Ma passiamo oltre.
Ged, il nostro ragazzo aspirante mago, viene spinto dal rivale Diaspro (e prima di lui dalla figlia del signore di Re Albi) a esagerare con le sue prodezze di talento naturale, e per questo suo errore di immaturità (che in effetti non suscita molto la mia simpatia) sarà condannato a una sfida che sa di lotta archetipale, primordiale. Bella la battaglia che fa maturare questo ragazzo, belli i viaggi nel mare misterioso e pericoloso, interessante la concezione che non si può compiere, in magia, un'azione senza che abbia delle conseguenze.
Un vero classico, insomma: senz'altro avrei dovuto godermelo prima.







