mercoledì 21 maggio 2008

(Off topic) Perugia



Questo mese sono finalmente ritornato dalle mie parti, per un paio di giorni. La mia è, o era, una bellissima città medievale. Soprattutto nel centro storico.

Come tutte le città che hanno avuto sviluppo, adesso ha una grossa periferia costruita in tempi moderni. E tutte le periferie del mondo sono uguali.

Però fa un po' tristezza vedere certi contrasti. E mi ha dato fastidio vedere una sopraelevata che passava allegramente a trenta metri da casa di mia zia. Rossa fiammante, un pugno in un occhio.

Vagoncini mezzi vuoti, forse la gente deve ancora farci l'abitudine...
Bisogna pagare uno scotto alla modernità, ma si poteva farlo meglio. No?

venerdì 16 maggio 2008

Come immaginiamo la magia?


Domanda che mi sono posto molte volte. Perché la magia è sempre diversa, nelle leggende, nel pensiero dei vari scrittori, nei film, nei giochi su carta e per computer.
Probabilmente esiste quasi sempre, nell'appassionato, un esagerato desiderio di classificarla, quasi come se esistesse veramente e si cercasse di conoscerla. Purtroppo per definizione la magia è qualcosa di sovrannaturale, e pertanto più ci si affanna a categorizzarla più si toglie... magia alla magia.
Per qualcuno la magia deve essere eterea, come un'aura di cui si percepisce poco l'effetto, capace di grandi conseguenze magari, ma non in maniera rozza e diretta. Dopo aver sperimentato il classico mago dei Giochi di Ruolo, che è il pezzo d'artiglieria semovente del gruppo di avventurieri (qualsiasi cosa ciò significhi), non posso che trovare qualcosa di buono in questo punto di vista, anche se amo una magia un po' più rutilante.
Per altri deve avere forti ed evidenti effetti nel mondo fisico, al contrario. La magia da videogame ne è un esempio evidente.
C'è chi ha descritto la magia come la fisica con un altro nome: manipola materia e forze note secondo principi noti: solo che lì non c'è un motore a scoppio o una fiamma ossidrica in azione, c'è qualcosa che viene definito magia.
Altri invece si sono compiaciuti di far vivere la magia come una forza perfettamente imprevedibile, selvaggia e capace di effetti bizzarri.
Per qualcuno la magia proviene dagli dei. Per altri (per esempio Vance, in Lyonesse) è una specie di scienza arcana che non ha nulla a vedere con la religione, ed è la capacità dell'uomo a realizzarne gli effetti.
C'è chi fa derivare i poteri magici dai pericolosi demoni che vengono evocati (ad esempio, certe storie di Clark Ashton Smith), chi da strane droghe o da oggetti sacri.
Chi crede che possa aver effetto solo con complicati rituali, chi pensa che non ci sia bisogno né di atti né di parole per chiamarla.
E mentre c'è chi immagina la magia usata da mani buone e gentili, per moltissimi autori è una forza cui non si possono applicare giudizi morali o addiritura è inevitabilmente malvagia.
E voi? Come immaginate la magia?

martedì 13 maggio 2008

I mondi condannati di Clark Ashton Smith


Un autore della stessa epoca di Tolkien, Lovecraft, Robert Howard. Ma non scrisse l'epica solenne del Signore degli Anelli, non si distinse per aver creato un universo malvagio dove il sovrannaturale è malevolo e minaccioso, non creò un protagonista capace di stare sul palcoscenico del fantastico come Conan il Barbaro.
Clark Ashton Smith, che scrisse più che altro racconti e poesia, creò degli stupendi mondi immaginari, eppure è andato dimenticato.
Un ottimo esempio del suo stile cupo ed evocativo è nei racconti ambientati nel mondo di Zothique, praticamente l'ultimo continente abitato di una Terra lontanissima nel futuro.
Il sole si è indebolito e la scienza è stata ripudiata, negromanti e stregoni si contendono il potere in un mondo che muore a poco a poco. Nel continente di Zothique le terre si trasformano lentamente in distese sterili, e da un racconto all'altro quello che era un regno fiorente diventa una lontana leggenda sepolta dalle sabbie o consumata dal vento.

Per dare qualche idea dello stile ricchissimo di questo autore, prendiamo un brano da I Negromanti di Naat:

Yadar, principe d'un popolo nomade della regione semidesertica chiamata Zyra, aveva seguito attraverso molti regni una traccia che spesso si era rivelata più sfuggente di un tulle lacero. Da tredici lune egli cercava Dalili, la sua promessa sposa, che i mercanti di schiavi di Sha-Karag, rapidi e astuti come i falchi del deserto, avevano strappato all'accampamento tribale insieme a nove altre fanciulle (....)
Travestito da mercante di tappeti, accompagnato da quattro dei suoi uomini camuffati come lui, e guidato soltanto dai pettegolezzi dei bazar, egli era andato da una capitale all'altra del continente di Zothique. Uno ad uno i suoi compagni erano morti di febbri misteriose o per le fatiche del cammino...


Una storia disperata il cui inizio è tratteggiato con brevi accenni dall'incredibile forza, un inseguimento tragico che prosegue in un mondo di orrori, destinato a una chiusura dolceamara, con un combattimento che tronca la speranza in un paio di colpi di spada, e una nuova vicinanza all'amata nel limbo della morte vivente.

Altri racconti del mondo di Zothique trattano di maghi e di re, di arroganza punita e di crudeltà sopraffine, di misteri orrendi nascosti in rovine lontane, di avventure condannate e di sensualità peccaminosa. A volte sembra un'altra epoca, a volte sembrano storie scritte ieri, con una prosa dal grandissimo potere evocativo.
Questo mondo decadente e misterioso, dai toni barocchi e macabri, per certi aspetti non ha paragoni in tutta la letteratura fantasy. Una gemma persa nel tempo, nota ormai solo ad un pugno di lettori.

martedì 6 maggio 2008

Fantasy Mediterraneo?


Non ne conosco una definizione precisa, sebbene ogni tanto se ne senta parlare.
Cosa può essere? La ripresa della mitologia antica, quella greca e romana tanto per intenderci? O anche una riscoperta dell'immaginario fantastico medievale delle nostre terre?

Ho avuto l'onore di conoscere, quando ero ragazzo, un campione dell'universo ludico italiano, il romano Agostino Carocci che all'epoca lavorava temporaneamente qui a Milano (Carocci è scomparso qualche anno fa): era l'autore di Katakumbas, un gioco di ruolo dove si esplorava proprio l'immaginario di casa nostra.
Mi stupiva sentirlo parlare di mille storie di leggenda e folklore, scoprivo l'esistenza di un'Italia fatata dove vivevano creature misteriose e folletti, talvolta nemmeno poi così diversi dalle creature fantastiche del mondo celtico o germanico. Io di quelle storie non sapevo niente, e per quanto riguarda il gioco di ruolo preferivo ai tempi le ambientazioni di stile nordico, magari anche alla Dungeons & Dragons, come si usava allora comunemente. Katakumbas era ironico e un po' scherzoso... ma in effetti, quel mondo fantastico di mostriciattoli che fanno i dispetti era forse un po' troppo casareccio per i miei gusti, non abbastanza esotico, non abbastanza eroico. Questo senza togliere nulla al valore del suo ideatore, quest'uomo così fantasioso e creativo, che fu coautore del primo gioco di ruolo italiano. Ma evidenziamo così una prima tematica di cui dobbiamo tener sempre conto: noi italiani siamo molto "cool" visti dall'estero nelle nostre cose migliori, però a noi stessi... ci facciamo un po' schifo e su questo ritornerò fra poco.

Per quanto riguarda la mitologia classica, ha il problema che molti dei suoi esseri magici erano a... colpo singolo. Individui con una storia ben precisa, una collocazione geografica e un preciso motivo di esistere, più che veri e propri popoli fatati. La Sfinge pose l'indovinello una volta e se ne andò. Il Minotauro era uno e stava a Creta, se ne compare un altro suona subito sbagliato. Anche l'Idra era una, ed entrambi li hanno già ammazzati (da parecchio...). Ma a parte questo particolare che si potrebbe anche ignorare, siamo certi che questo sarebbe un fantastico che attira? Ricordiamo i film peplum con il loro immaginario tutto sbagliato di omaccioni in gonnellino coi muscoli cosparsi d'olio... sono passati di moda alla grande (ricomparvero con il Gladiatore di Ridley Scott, ma fu un ritorno di fiamma senza molti seguiti, e comunque piuttosto rivisto rispetto ai canoni originali: e per fortuna).

Altro problema: molti topoi classici del fantasy nei nostri miti non li abbiamo. E qui permettetemi una considerazione scontata: i popoli del nord Europa hanno druidi e mostri, barbari e guerrieri eroici perché nel loro immaginario l'antichità è uno stato di libertà selvaggia, di guerra primitiva, di credenze e di magie. Le nostre radici sono nella città di Roma che nella sua incredibile storia sottomise antiche civiltà e anche una parte di questi barbari, tenne a lungo a bada quelli che non poté sconfiggere, e quando crollò trasmise loro la civiltà che aveva creato, o ereditato a sua volta dai popoli conquistati.
La nostra antica barbarie ce la siamo dimenticata, non avremo un Conan italico. Il nostro immaginario ancestrale parte già con lo Stato organizzato.

Ma dovremmo davvero decidere di rivoluzionare uno stile? Possiamo essere ridicoli o no quando ci ispiriamo al fantasy nordico, ma ormai si è diffuso anche nel nostro immaginario (e poi, chi se ne frega?). Per quanto mi sia dispiaciuto, ad esempio, leggere nomi in inglese ne "Il Sigillo del Vento" di Ceretoli, (e abbia pensato, si poteva farne a meno) alla fine questa è una decisione dell'autore e comunque un dettaglio simile non diminuisce il valore di un libro. Forse potremmo introdurre elementi più nostri, ma quello che sento è, semplicemente, che ognuno dovrebbe ispirarsi a ciò che gli pare, purché la qualità dei libri che escono migliori.
Il problema semmai è un altro, che il fantasy si è ristretto a un canone molto preciso, che ormai è troppo cliché, troppo spremuto. Fantasy all'inizio significava tante cose, come potreste leggere negli autori a cavallo tra i secoli '800 e '900, o anche fino agli anni '30. Adesso fantasy, troppo spesso, significa una variante di Tolkien.

Prendo a prestito un'altra frase dell'intervista a Patrick Rothfuss, da me già citata qualche post addietro: Elfi, Nani, eserciti di Goblin, anelli meledetti, stregoni malvagi. Tolkien creò queste cose. E fu grandioso. Ma adesso passiamo oltre, facciamo qualcosa di nuovo.

A mio modesto parere: non è tanto "giunta l'ora" del Fantasy Mediterraneo a tutti i costi, è ora di tirare fuori qualunque buona idea che possa ridare vitalità a questo genere. Non sto pensando alla contaminazione con manga e anime, visto che parlo del fantasy per adulti che mal si combina con la produzione orientale più conosciuta. Potrebbe esserci l'elemento italico o mediterraneo, invece, perché può essere una novità e può essere inserito con profitto.

Se volete la mia: nel mio mai pubblicato libro Magia e Sangue ho cercato due vie diverse (ehi, chissà che qualche editore prima o poi me ne renda merito). Ho ideato un mondo con alcune caratteristiche totalmente nuove, comprese razze non umane che non sono semplicemente elfi, orchi o nani con un altro nome, e ho reso omaggio al nostro paese ambientando parte dell'azione in una città che, prese le dovute cautele, si può paragonare ad una città marinara italiana.

Ma lasciamo da parte i miei ignoti sforzi. Pensiamo agli elementi utilizzabili che potremmo prendere dall'identità italica e/o mediterranea.
Per prima cosa: in un medioevo in cui buona parte della cultura era affare del nostro paese, un alchimista potrebbe avere tranquillamente nome e fattezze delle nostre parti. Anche un mago, perché deve per forza assomigliare al mago Merlino o a Gandalf, con tanto di cappello a punta? Ammetto che quell'immagine a me piace moltissimo, ma il mago potrebbe essere benissimo un raffinato gentiluomo rinascimentale. Anziché il male assoluto degli orchetti di Tolkien, potremmo avere un male con cui tocca confrontarsi e discutere, com'erano i vari invasori (ungari, arabi, turchi, ecc...) visti dall'Europa di allora. Un condottiero machiavellico e raffinato che intende conquistare il mondo non l'abbiamo avuto ma avremmo anche potuto averlo... se l'Italia si fosse unificata. Abbiamo la Chiesa, con i suoi Papi dediti senza remore a politiche di potere e a guerre sante, ma anche con i personaggi che l'hanno periodicamente rinnovata, spesso pagando con il sangue. Scismi, eretici, antipapi... Insomma, di immagini che possono essere girate in chiave fantasy ne possiamo trovare, relative al nostro paese.
Il bello è che queste cose fuori dall'Italia mi sembra che le stiano già pensando... anche se non è molto "magica," la Caerdicca de Il Dardo e la Rosa, pur comparendo marginalmente, usa benissimo l'italianità com'è nell'immaginario dell'europeo oltre le alpi: fascino, eleganza, raffinatezza, crudeltà, inaffidabilità, propensione all'intrigo.
Noi pensiamo a Brancaleone da Norcia con le sue storie esilaranti ma non certo eroiche e ci diciamo, mamma mia come siamo conciati. Ma esiste già un "immaginario dell'Italia" estremamente attraente, è quello che spinge i turisti al carnevale di Venezia o gli Inglesi a colonizzare le colline del Chianti, tanto per intenderci, e che (nel suo immaginario magari un po' da cartolina) si riferisce proprio alle antiche radici di civiltà, cultura e folklore dell'Italia.

Una via mediterranea al fantasy? mi piacerebbe vederla nascere. Non so se sia il caso di reinventare tutto da capo pretendendo di far nascere un filone radicalmente nuovo. Ma in effetti di contributi da dare ad un'ambientazione fantastica il mondo mediterraneo, e direi proprio l'Italia in particolare, ne ha da vendere. Ma che rinasca un fantasy per adulti quantomeno decente, è ancora più urgente.

giovedì 1 maggio 2008

I Guardiani del Giorno


Il seguito de I Guardiani della Notte ha avuto un budget superiore e ne ha consolidato il successo, presso il pubblico russo e internazionale. Io ne sono rimasto deluso, invece, e temo che anche a consigliarlo come divertimento leggero rischierei di fare un cattivo servizio a chi passa di qui. Il cast di attori è il medesimo, il regista pure, purtroppo l'ispirazione alle storie di Luk'janenko diventa più sottile ancora che nel precedente film (non ho ben capito se lo scrittore è in qualche modo coinvolto in questa produzione). Da notare che il titolo farebbe pensare al secondo libro ma la storia narrata è ancora parte del primo: ed è narrata purtroppo in maniera confusa. C'è una sovrabbondanza di effetti che impone la malaugurata estetica da videoclip, ammazzando lo stile più asciutto de I Guardiani della Notte, e il film m'è parso troppo lungo, pasticciato e pacchiano. I Guardiani del Giorno cade malamente nel trash laddove il precedente film riusciva a costeggiarlo con equilibrio, e purtroppo fa venire in mente quei film americani dove alle idee si sono sostituiti gli effetti speciali: ed è questa la cosa che mi ha infastidito più di tutte, perché così anche la freschezza che questi film sembravano portare rischia di andare a farsi benedire.
A questo punto non so cosa ci riserverà l'annunciato terzo film della serie.

domenica 27 aprile 2008

Chariza. Il Drago Bianco


Ho finalmente terminato la storia cominciata con il primo libro di Francesca Angelinelli, quel Chariza. Il Soffio del Vento, la cui recensione potrete trovare nell'indice dedicato ai libri italiani. Ritorna quindi il mio rapporto tormentato con la protagonista Chariza, un personaggio che raggiunge livelli record sulla mia scala dell'antipatia, ma si riconferma la gradevolezza dello scrivere dell'autrice, cui posso ogni tanto imputare qualche prolissità, ma che possiede una capacità degna di nota nel fraseggio e nell'efficacia scenica delle descrizioni. La forma la trovo migliorata, segno che forse questo secondo capitolo della storia ha ricevuto dalla Runde Taarn più attenzione (anche la copertina, senza essere certamente un capolavoro, è migliore di quella del Soffio del Vento).
Devo dire che la narrazione trova finalmente il ritmo giusto proprio in Chariza Il Drago Bianco, e questo conferma che il libro non era fatto per essere tagliato in due. Nella prima parte praticamente era spiegato poco sulla protagonista, quasi nulla sulla sua storia, o sull'avversario che minaccia la casa regnante dello Si-hai-pa: tutto si riduceva (SPOILER) alla partenza di Chariza che, dopo la morte della madre di Suzume, si assumeva il compito di proteggere il principe bambino, lo salvava dal rapimento e lo riportava a casa. Insomma solo un prambolo alla vera sfida: anche gli indizi che Chariza aveva raccolto non venivano ancora svelati al lettore.
Nel secondo libro invece succede tutto: abbiamo lotta, amore, duelli, battaglie: ce n'è per tutti i protagonisti della storia, perfino le kiniru, le raffinate prostitute stile geisha che danno piacere a nobili e cavalieri, avranno il loro momento di gloria.
Chi rivela maggior valore, a parte la protagonista, è il suo amato Yukai, mentre Yoshio, il sovrano, si rivela un personaggio assai meno consistente, a volte deciso e valoroso, a volte debole e influenzato dagli altri (sì, è un po' moscio 'sto imperatore, rispetto ad altri personaggi maschili in lui si vede di più che l'ha descritto una donna). Anche la maledizione di Chariza si delinea maggiormente nella sua origine e nel suo scopo.
Senza voler svelare troppo, dirò che la storia ha la sua complessità e uno svolgimento interessante, con un paio di scontri finali ben resi. M'è però sembrato inutile una specie di infodump nell'ottavo capitolo, quando parecchi dettagli che sono comunque in procinto di essere svelati nell'azione, vengono presentati in maniera un po' forzata al lettore. Se non avete ancora letto questo libro, provate a saltarlo e tornare indietro a leggerlo dopo aver proseguito per qualche capitolo, probabilmente capirete il mio punto di vista.
La vicenda sentimentale di Chariza si concretizzerà, finalmente, non svelo chi è il fortunato (del resto non è difficile indovinarlo, c'ero riuscito già al primo libro), ma sarà una conclusione dolce e amara allo stesso tempo.
Cosa dire dei due libri di Chariza? Come avevo già scritto, un'uscita sfortunatamente affrettata, ci sarebbe stato bisogno di una revisione in più, e purtroppo qui la casa editrice non ha dato il doveroso supporto all'autrice. E' anche un'opera giovanile, nel senso che non è nemmeno la più recente di un'autrice decisamente giovane. D'altra parte le capacità ci sono.
Premesso che non ho certo letto tutto quello che è uscito, e che in genere non mi piace sbilanciarmi, premesso che in Chariza ho trovato comunque certi limiti e difetti, e che il mio personalissimo parere vale quello che vale, resto ancora dell'opinione che questo sia il miglior esordio recente del fantasy italiano fra quelli che conosco. Sventuratamente, è dovuto uscire con un editore a pagamento, e mi chiedo perché...