
Non ne conosco una definizione precisa, sebbene ogni tanto se ne senta parlare.
Cosa può essere? La ripresa della mitologia antica, quella greca e romana tanto per intenderci? O anche una riscoperta dell'immaginario fantastico medievale delle nostre terre?
Ho avuto l'onore di conoscere, quando ero ragazzo, un campione dell'universo ludico italiano, il romano
Agostino Carocci che all'epoca lavorava temporaneamente qui a Milano (Carocci è scomparso qualche anno fa): era l'autore di Katakumbas, un gioco di ruolo dove si esplorava proprio l'immaginario di casa nostra.
Mi stupiva sentirlo parlare di mille storie di leggenda e folklore, scoprivo l'esistenza di un'Italia fatata dove vivevano creature misteriose e folletti, talvolta nemmeno poi così diversi dalle creature fantastiche del mondo celtico o germanico. Io di quelle storie non sapevo niente, e per quanto riguarda il gioco di ruolo preferivo ai tempi le ambientazioni di stile nordico, magari anche alla Dungeons & Dragons, come si usava allora comunemente. Katakumbas era ironico e un po' scherzoso... ma in effetti, quel mondo fantastico di mostriciattoli che fanno i dispetti era forse un po' troppo casareccio per i miei gusti, non abbastanza esotico, non abbastanza eroico. Questo senza togliere nulla al valore del suo ideatore, quest'uomo così fantasioso e creativo, che fu coautore del primo gioco di ruolo italiano. Ma evidenziamo così una prima tematica di cui dobbiamo tener sempre conto: noi italiani siamo molto "cool" visti dall'estero nelle nostre cose migliori, però
a noi stessi... ci facciamo un po' schifo e su questo ritornerò fra poco.
Per quanto riguarda la
mitologia classica, ha il problema che molti dei suoi esseri magici erano a... colpo singolo. Individui con una storia ben precisa, una collocazione geografica e un preciso motivo di esistere, più che veri e propri popoli fatati. La Sfinge pose l'indovinello una volta e se ne andò. Il Minotauro era uno e stava a Creta, se ne compare un altro suona subito sbagliato. Anche l'Idra era una, ed entrambi li hanno già ammazzati (da parecchio...). Ma a parte questo particolare che si potrebbe anche ignorare, siamo certi che questo sarebbe un fantastico che attira? Ricordiamo i film
peplum con il loro immaginario tutto sbagliato di omaccioni in gonnellino coi muscoli cosparsi d'olio... sono passati di moda alla grande (ricomparvero con
il Gladiatore di Ridley Scott, ma fu un ritorno di fiamma senza molti seguiti, e comunque piuttosto rivisto rispetto ai canoni originali: e per fortuna).
Altro problema: molti
topoi classici del fantasy nei nostri miti non li abbiamo. E qui permettetemi una considerazione scontata: i popoli del nord Europa hanno druidi e mostri, barbari e guerrieri eroici perché nel loro immaginario l'antichità è uno stato di libertà selvaggia, di guerra primitiva, di credenze e di magie. Le nostre radici sono nella città di Roma che nella sua incredibile storia sottomise antiche civiltà e anche una parte di questi barbari, tenne a lungo a bada quelli che non poté sconfiggere, e quando crollò trasmise loro la civiltà che aveva creato, o ereditato a sua volta dai popoli conquistati.
La nostra antica barbarie ce la siamo dimenticata, non avremo un
Conan italico.
Il nostro immaginario ancestrale parte già con lo Stato organizzato.
Ma dovremmo davvero decidere di rivoluzionare uno stile? Possiamo essere ridicoli o no quando ci ispiriamo al fantasy nordico, ma ormai si è diffuso anche nel nostro immaginario (e poi, chi se ne frega?). Per quanto mi sia dispiaciuto, ad esempio, leggere nomi in inglese ne "Il Sigillo del Vento" di Ceretoli, (e abbia pensato, si poteva farne a meno) alla fine questa è una decisione dell'autore e comunque un dettaglio simile non diminuisce il valore di un libro. Forse potremmo introdurre elementi più nostri, ma quello che sento è, semplicemente, che ognuno dovrebbe ispirarsi a ciò che gli pare, purché la qualità dei libri che escono migliori.
Il problema semmai è un altro, che il fantasy si è ristretto a un canone molto preciso, che ormai è troppo cliché, troppo spremuto. Fantasy all'inizio significava tante cose, come potreste leggere negli autori a cavallo tra i secoli '800 e '900, o anche fino agli anni '30. Adesso fantasy, troppo spesso, significa una variante di Tolkien.
Prendo a prestito un'altra frase dell'intervista a
Patrick Rothfuss, da me già citata qualche post addietro:
Elfi, Nani, eserciti di Goblin, anelli meledetti, stregoni malvagi. Tolkien creò queste cose. E fu grandioso. Ma adesso passiamo oltre, facciamo qualcosa di nuovo.A mio modesto parere: non è tanto "giunta l'ora" del Fantasy Mediterraneo a tutti i costi, è ora di tirare fuori qualunque buona idea che possa ridare vitalità a questo genere. Non sto pensando alla contaminazione con manga e anime, visto che parlo del fantasy per adulti che mal si combina con la produzione orientale più conosciuta. Potrebbe esserci l'elemento italico o mediterraneo, invece, perché può essere una novità e può essere inserito con profitto.
Se volete la mia: nel mio mai pubblicato libro
Magia e Sangue ho cercato due vie diverse (ehi, chissà che qualche editore prima o poi me ne renda merito). Ho ideato un mondo con alcune caratteristiche totalmente nuove, comprese razze non umane che non sono semplicemente elfi, orchi o nani con un altro nome, e ho reso omaggio al nostro paese ambientando parte dell'azione in una città che, prese le dovute cautele, si può paragonare ad una città marinara italiana.
Ma lasciamo da parte i miei ignoti sforzi. Pensiamo agli elementi utilizzabili che potremmo prendere dall'identità italica e/o mediterranea.
Per prima cosa: in un medioevo in cui buona parte della cultura era affare del nostro paese, un alchimista potrebbe avere tranquillamente nome e fattezze delle nostre parti. Anche un mago, perché deve per forza assomigliare al mago Merlino o a Gandalf, con tanto di cappello a punta? Ammetto che quell'immagine a me piace moltissimo, ma il mago potrebbe essere benissimo un raffinato gentiluomo rinascimentale. Anziché il male assoluto degli orchetti di Tolkien, potremmo avere un male con cui tocca confrontarsi e discutere, com'erano i vari invasori (ungari, arabi, turchi, ecc...) visti dall'Europa di allora. Un condottiero machiavellico e raffinato che intende conquistare il mondo non l'abbiamo avuto ma avremmo anche potuto averlo... se l'Italia si fosse unificata. Abbiamo la Chiesa, con i suoi Papi dediti senza remore a politiche di potere e a guerre sante, ma anche con i personaggi che l'hanno periodicamente rinnovata, spesso pagando con il sangue. Scismi, eretici, antipapi... Insomma, di immagini che possono essere girate in chiave fantasy ne possiamo trovare, relative al nostro paese.
Il bello è che queste cose fuori dall'Italia mi sembra che le stiano già pensando... anche se non è molto "magica," la Caerdicca de
Il Dardo e la Rosa, pur comparendo marginalmente, usa benissimo l'italianità com'è nell'immaginario dell'europeo oltre le alpi: fascino, eleganza, raffinatezza, crudeltà, inaffidabilità, propensione all'intrigo.

Noi pensiamo a
Brancaleone da Norcia con le sue storie esilaranti ma non certo eroiche e ci diciamo, mamma mia come siamo conciati. Ma esiste già un "immaginario dell'Italia" estremamente attraente, è quello che spinge i turisti al carnevale di Venezia o gli Inglesi a colonizzare le colline del Chianti, tanto per intenderci, e che (nel suo immaginario magari un po' da cartolina) si riferisce proprio alle antiche radici di civiltà, cultura e folklore dell'Italia.
Una via mediterranea al fantasy? mi piacerebbe vederla nascere. Non so se sia il caso di reinventare tutto da capo pretendendo di far nascere un filone radicalmente nuovo. Ma in effetti di contributi da dare ad un'ambientazione fantastica il mondo mediterraneo, e direi proprio l'Italia in particolare, ne ha da vendere. Ma che rinasca un fantasy per adulti quantomeno decente, è ancora più urgente.