Avviso agli appassionati di cinema (e di Formula 1). Il DVD di Rush, che ho appena comprato, ha un audio piuttosto mal bilanciato (se c'è rumore la voce degli attori non si sente) e i sottotitoli sono una tragedia (sia quelli in inglese che quelli in italiano). Davvero scarsi di numero e di durata i contenuti aggiuntivi (qualcosina c'è ma insomma... nemmeno tutto quello che ho rimediato su youtube).
Sembra una brutta abitudine delle case cinematografiche ormai: se vuoi qualcosa di decente ti devi comprare il cofanetto lussuoso e costoso che esce un anno dopo, non il primo disco che esce dopo qualche mese e che spesso ha ben poco da offrire oltre al film nudo e crudo, il film che magari hai già visto al cinema e che quello più furbo di te si è già visto in streaming sulla rete senza pagare nulla.
Per quanto riguarda questo film penso che se vale la pena di acquistarne il DVD vale la pena di comprare il migliore possibile, perciò suggerisco di aspettare.
giovedì 17 aprile 2014
lunedì 14 aprile 2014
Europa Report
Di fronte alla vastità del sapere che dobbiamo acquisire, che importanza ha la vita di una persona? Questa è una delle frasi che danno il senso di Europa Report, una pellicola di fantascienza mista a horror, dove la storia è narrata con la tecnica di fare finta che il materiale sia il rimontaggio di parti di filmato "ripescate" in modo più o meno fortuito. Mentre in certi film si tratta della telecamera ritrovata dopo la morte della persona che la utilizzava (found footage), qui è un po' diverso ma in certe scene l'effetto è simile.
La cosa notevole di questo film è che non ci sono pretese troppo stravaganti o concessioni forzate all'avventura (come in Gravity, che comunque era piacevolissimo). Europa Report, per la regia di Sebastiàn Cordero, è un film di solida fantascienza, sebbene girato con mezzi relativamente modesti (sarebbero comunque parecchi per un film italiano).
La cosa notevole di questo film è che non ci sono pretese troppo stravaganti o concessioni forzate all'avventura (come in Gravity, che comunque era piacevolissimo). Europa Report, per la regia di Sebastiàn Cordero, è un film di solida fantascienza, sebbene girato con mezzi relativamente modesti (sarebbero comunque parecchi per un film italiano).
Grandi novità per gli appassionati di Civilization
La grande serie di videogiochi Civilization, iniziata da Sid Meier tanti anni fa è riuscita a mettere un piede malamente in fallo, almeno per quanto mi riguarda. Ho pagato per Civilization V ma a parte una mezza partita l'ho trovato una vera schifezza (salvo un paio di idee buone, una ipersemplificazione).
Adesso però sta per uscire il nuovo gioco della serie e sarà di fantascienza (Civ: Beyond Earth): i nostalgici si ricorderanno certamente di un altro grande gioco, Alpha Centauri, vecchissimo ma indimenticabile... i diritti purtroppo ce li ha la concorrenza ma alcuni concetti simili, pare, torneranno in questo nuovo Civ. Staremo a vedere!
Adesso però sta per uscire il nuovo gioco della serie e sarà di fantascienza (Civ: Beyond Earth): i nostalgici si ricorderanno certamente di un altro grande gioco, Alpha Centauri, vecchissimo ma indimenticabile... i diritti purtroppo ce li ha la concorrenza ma alcuni concetti simili, pare, torneranno in questo nuovo Civ. Staremo a vedere!
domenica 6 aprile 2014
The Drowning Girl: a Memoir
Libro (in inglese) impervio ma anche intrigante,
onirico, trascinante nelle sue pagine migliori: The Drowning Girl: a
memoir di Caitlìn R. Kiernan è una storia confusa e difficile,
narrata in prima persona da un narratore inaffidabile, ricca di
riferimenti a eventi, musica, dipinti veri e immaginati, libri. Come
filo conduttore un'ossessione suadente e pericolosa. Non è una
tradizionale storia del fantastico e gli amanti dei libri d'azione
non vorranno, immagino, toccarla nemmeno con un palo.
Ammetto che non è stata lettura facile
nemmeno per me. Ad ogni modo nel 2013 ha avuto la nomination per il Premio Nebula (categoria romanzi).
venerdì 28 marzo 2014
Storie di dolore, storie strappalacrime
Divento pensieroso quando incontro un libro (o film, spettacolo, ecc...) il cui argomento principale è il dolore.
Generalmente la mia reazione è di non volerne sapere. Poi mi chiedo se non parteggio troppo per lo spettacolo superficiale, se tendo a evitare le tematiche relative alla vita vera, questo tipo di domande menose che non riesco a non farmi. Penso di no, di non essere così, ma di fatto faccio fatica a sopportare alcuni film (Non Lasciarmi e Million Dollar Baby per esempio) quando le parti focalizzate sulla tristezza e sulla sofferenza diventano parti molto vaste, molto grandi della narrazione.
Quando scrivo curiosamente mi capita il contrario... ma fino a un certo punto. Non mi piace una visione stereotipata delle cose e questo vale particolarmente per il dolore, ad esempio odio quelle scene dove il personaggio, colpito a morte durante un conflitto, dice le sue ultime parole famose e poi convenientemente muore subito dopo perché la storia del protagonista possa proseguire. Quando scrivo talvolta mi soffermo, lascio che un malato o un moribondo prendano un po' di spazio con le loro esigenze o le loro sofferenze, e per un po' rubino la scena.
Ma credo che le parti di sofferenza, malattia, morte debbano essere solo una parte della storia. Mi dà un certo fastidio quando diventano "LA" storia. Mi sembra come se l'autore voglia portarmi in territori sgradevoli che del resto conosco già, come se avesse da dimostrarmi che ha sofferto più di me o ne sa più di me. Allora mi viene da rispondergli: non ne ho bisogno grazie, non perché sono troppo delicato, ma perché è troppo limitato raccontare la storia di qualcuno che si ammala (o ha un incidente ecc...), soffre e muore. Troppo fine a se stessa. Ho già abbastanza problemi su cui spandere le mie lacrime, grazie.
Sbaglio? Ho ragione?
Generalmente la mia reazione è di non volerne sapere. Poi mi chiedo se non parteggio troppo per lo spettacolo superficiale, se tendo a evitare le tematiche relative alla vita vera, questo tipo di domande menose che non riesco a non farmi. Penso di no, di non essere così, ma di fatto faccio fatica a sopportare alcuni film (Non Lasciarmi e Million Dollar Baby per esempio) quando le parti focalizzate sulla tristezza e sulla sofferenza diventano parti molto vaste, molto grandi della narrazione.
Quando scrivo curiosamente mi capita il contrario... ma fino a un certo punto. Non mi piace una visione stereotipata delle cose e questo vale particolarmente per il dolore, ad esempio odio quelle scene dove il personaggio, colpito a morte durante un conflitto, dice le sue ultime parole famose e poi convenientemente muore subito dopo perché la storia del protagonista possa proseguire. Quando scrivo talvolta mi soffermo, lascio che un malato o un moribondo prendano un po' di spazio con le loro esigenze o le loro sofferenze, e per un po' rubino la scena.
Ma credo che le parti di sofferenza, malattia, morte debbano essere solo una parte della storia. Mi dà un certo fastidio quando diventano "LA" storia. Mi sembra come se l'autore voglia portarmi in territori sgradevoli che del resto conosco già, come se avesse da dimostrarmi che ha sofferto più di me o ne sa più di me. Allora mi viene da rispondergli: non ne ho bisogno grazie, non perché sono troppo delicato, ma perché è troppo limitato raccontare la storia di qualcuno che si ammala (o ha un incidente ecc...), soffre e muore. Troppo fine a se stessa. Ho già abbastanza problemi su cui spandere le mie lacrime, grazie.
Sbaglio? Ho ragione?
giovedì 27 marzo 2014
Segnalazione
La Stampa parla di autopubblicazione: non fa disamine sul mondo editoriale o sul valore rivoluzionario del fai da te, ma affronta con un articolo lungo (e asciutto) i pratici temi delle opportunità tecniche, del software, dei formati, delle piattaforme di pubblicazione.
domenica 23 marzo 2014
Il Battesimo del Fuoco
Non a tempi di record certamente, ma questo libro di Andrzej Sapkowski l'ho letto abbastanza alla svelta considerando anche gli impegni e gli inconvenienti del periodo. Il Battesimo del Fuoco (un battesimo inteso in modi diversi da persone diverse) è un libro che porta avanti i diversi filoni della saga di Sapkowski senza che nulla giunga a una vera conclusione o a un decisivo punto di svolta.
mercoledì 19 marzo 2014
Ricontrollare i commenti
Dal momento che Facebook insiste a pensare (e a segnalare ai chi vuol visitarmi!) che il mio blog sia spam, mi sono messo d'impegno a cercare un rimedio, anche perché FB è un mezzo che mi serve per far conoscere quello che scrivo.
Il rimedio più ovvio è ovviamente segnalare a Facebook che la sua discriminazione è ingiusta. Si può mandare un messaggio, che però non viene letto da nessuno: ormai ne sono certo, ho scritto molte volte e non è cambiato niente. Non hanno mai replicato.
Un'altra cosa che uno può fare è verificare i propri link. Ovviamente le segnalazioni di libri (e della possibilità di comprarli) non li considero spam e spero che anche FB lo capisca. I link scritti dai commentatori sono invece un elemento del tutto incerto.
Perciò sono andato a cancellarne parecchi, il che ovviamente è stato molto noioso (dopo anni di attività il mio blog ha più di 2.800 commenti). Ho cancellato qualche commento che conteneva link che potevano essere visti come ambigui o che era impossibile verificare e mi spiace se ho tolto commenti che erano stati scritti da amici, o se ho reso qualche dialogo impossibile da seguire. Ho trovato due link di vero e proprio spam messi dai delinquenti professionali, e che erano sfuggiti al mio controllo: è roba di prima che mi decidessi a modeare i commenti. Li ho eliminati e spero di non averne saltato nessuno, perché questi sono proprio inqualificabili (uno porta a quelle rivendite di farmaci online che sono pericolosissime).
Ora mi domando: basterà questo a riguadagnare la fiducia di Facebook? Che di essere discriminato in questa maniera mi sono anche rotto, quando vedo che passa liberamente la roba più immonda.
Il rimedio più ovvio è ovviamente segnalare a Facebook che la sua discriminazione è ingiusta. Si può mandare un messaggio, che però non viene letto da nessuno: ormai ne sono certo, ho scritto molte volte e non è cambiato niente. Non hanno mai replicato.
Un'altra cosa che uno può fare è verificare i propri link. Ovviamente le segnalazioni di libri (e della possibilità di comprarli) non li considero spam e spero che anche FB lo capisca. I link scritti dai commentatori sono invece un elemento del tutto incerto.
Perciò sono andato a cancellarne parecchi, il che ovviamente è stato molto noioso (dopo anni di attività il mio blog ha più di 2.800 commenti). Ho cancellato qualche commento che conteneva link che potevano essere visti come ambigui o che era impossibile verificare e mi spiace se ho tolto commenti che erano stati scritti da amici, o se ho reso qualche dialogo impossibile da seguire. Ho trovato due link di vero e proprio spam messi dai delinquenti professionali, e che erano sfuggiti al mio controllo: è roba di prima che mi decidessi a modeare i commenti. Li ho eliminati e spero di non averne saltato nessuno, perché questi sono proprio inqualificabili (uno porta a quelle rivendite di farmaci online che sono pericolosissime).
Ora mi domando: basterà questo a riguadagnare la fiducia di Facebook? Che di essere discriminato in questa maniera mi sono anche rotto, quando vedo che passa liberamente la roba più immonda.
Boomstick Award 2014
E così sono stato insignito da Giordano Efrodini del blog Giudappeso del Boomstick Award, giunto alla terza edizione. Tale premio, ideato dalla mente fervida di Germano detto "Hell," è retto da poche fondamentali regole:
Quarta regola aggiunta dall'ideatore:
1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore
2 – i
post con cui viene presentato il premio non devono contenere
giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a
mo’ di consolazione
3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto
Quarta regola aggiunta dall'ideatore:
domenica 16 marzo 2014
Rimbalzare a Cartoomics Milano
Avrei dovuto fare una capatina al Cartoomics di Milano (che chiude stasera) e così ieri mi sono recato sul posto, solo per esser rimbalzato allo sportello dal momento che l'accredito stampa della rivista per cui avrei dovuto scrivere un paio di pezzi non era stato approntato.
Ho provato a dare il nominativo del personaggio che avrebbe dovuto farmi accreditare ma mi è solo stato risposto "non posso fare niente per lei" dalla tizia allo sportello. Il che mi ha irritato, perché l'anno scorso di fronte al medesimo problema la persona che gestiva gli ingressi m'aveva dedicato un paio di minuti di sbattimento e alla fine ero entrato. Sono andato a parlarne con un altro addetto ma senza risultati. A quel punto, visto che non avevo scaricato il buono sconto online avrei dovuto per colmo di fregatura pagare anche il prezzo pieno (13 euro, non mi cambia la vita ma è decisamente salato), ma ho rinunciato a visitare Cartoomics: è stato per il menefreghismo delle persone con cui ho avuto a che fare, non per il prezzo che avrei potuto tranquillamente permettermi.
Mi vien da ridere pensare che in un precedente post avevo affermato che sarebbe stato meglio spostare la kermesse di Lucca Comics & Games a Milano. Be', non certo con questa organizzazione: a Lucca almeno se hai un accredito stampa sei sicuro di averlo.
Ho provato a dare il nominativo del personaggio che avrebbe dovuto farmi accreditare ma mi è solo stato risposto "non posso fare niente per lei" dalla tizia allo sportello. Il che mi ha irritato, perché l'anno scorso di fronte al medesimo problema la persona che gestiva gli ingressi m'aveva dedicato un paio di minuti di sbattimento e alla fine ero entrato. Sono andato a parlarne con un altro addetto ma senza risultati. A quel punto, visto che non avevo scaricato il buono sconto online avrei dovuto per colmo di fregatura pagare anche il prezzo pieno (13 euro, non mi cambia la vita ma è decisamente salato), ma ho rinunciato a visitare Cartoomics: è stato per il menefreghismo delle persone con cui ho avuto a che fare, non per il prezzo che avrei potuto tranquillamente permettermi.
Mi vien da ridere pensare che in un precedente post avevo affermato che sarebbe stato meglio spostare la kermesse di Lucca Comics & Games a Milano. Be', non certo con questa organizzazione: a Lucca almeno se hai un accredito stampa sei sicuro di averlo.
venerdì 14 marzo 2014
47 Ronin
Il fatto è almeno parzialmente storico, ma il film contiene elementi da fantasia: diciamo pure che è un autentico film fantasy con stregoneria, mostri e mostriciattoli, e un popolo stranissimo confinato in una foresta (i Tengu, umanoidi con caratteristiche di uccelli). 47 Ronin negli USA è andato male nonostante lo sfarzo e la ricchezza di particolari evidenti nell'ambientazione (compaiono anche gli occidentali confinati in un porto giapponese: Kai, il personaggio interpretato da Keanu Reeves discende da uno di loro e da una giapponese, è un mezzosangue). A me piacciono i film in costume e l'ambientazione giapponese non mi dispiace, prciò mi sono comunque ripromesso di vedere questo film.Il mio giudizio, per farla breve, è che il film manca di verve in alcuni punti ed è piuttosto noiosetto e prevedibile per quanto riguarda i personaggi e il loro comportamento, ma ho trovato la visione comunque piacevole per cui credo che chiunque si senta "motivato" a vedere un film di questo genere dovrebbe comunque provare. C'è inoltre un rispettabile cast di attori. Oltre al già citato Keanu Reeves (che forse fatica a trovare un posto per sé in questa storia tipicamente giapponese) abbiamo Rinko Kikuchi (eroina di Pacific Rim) nei panni di Mizuki, una pericolosa (e odiosa) strega capace di mille metamorfosi e imbrogli, Hiroyuki Sanada (Ring) nel ruolo di Oishi, il capo dei 47 Ronin e anche vero protagonista del film.
giovedì 13 marzo 2014
Anne Rice torna al suo Lestat
Anne Rice, dopo oltre dieci anni in cui aveva scritto altro, riprenderà la sua saga di vampiri. Una notizia che mi ha abbastanza meravigliato e fatto pensar male allo stesso tempo.
Perché pensare male? Per l'ipotesi che la Rice voglia soltanto cercare una via di facile successo economico. Ma i vampiri ormai stanno "passando di moda" per cui a questa scrittrice bisognerebbe se mai riconoscere la
lontananza dall'argomento durante l'epoca di Twilight. E comunque li aveva trattati con ben altra profondità.
La meraviglia invece derivava da certe scelte etiche e religiose che, pensavo, l'avessero allontanata dal genere. In effetti lei stessa non pensava di tornare all'horror, eppure...
Forse la verità sta semplicemente nel fatto che ci scrive è affezionato ai suoi personaggi e la scrittrice, come gli appassionati, vuol vedere ancora in azione il suo bel Lestat.
Perché pensare male? Per l'ipotesi che la Rice voglia soltanto cercare una via di facile successo economico. Ma i vampiri ormai stanno "passando di moda" per cui a questa scrittrice bisognerebbe se mai riconoscere la
lontananza dall'argomento durante l'epoca di Twilight. E comunque li aveva trattati con ben altra profondità.
La meraviglia invece derivava da certe scelte etiche e religiose che, pensavo, l'avessero allontanata dal genere. In effetti lei stessa non pensava di tornare all'horror, eppure...
Forse la verità sta semplicemente nel fatto che ci scrive è affezionato ai suoi personaggi e la scrittrice, come gli appassionati, vuol vedere ancora in azione il suo bel Lestat.
lunedì 10 marzo 2014
Un libro? Nemmeno in regalo
Ecco una pagina (da La Stampa) sulla situazione del bookcrossing nel nostro paese. Peccato, eh?
sabato 8 marzo 2014
2MM-0MM Alternate Universes
L'ambientazione di Due Minuti a Mezzanotte, da me sfruttata per ambientarvi il mio spin-off ovvero il racconto Gruppo 42, subisce una trasformazione.
Dopo aver fatto da sfondo a due trame ufficiali e innumerevoli divagazioni fra cui la mia, l'universo di 2MM sta ora per essere rivisto, in chiave ucronica, ma usando il 1973 come punto di avvio per storie che possono dipanarsi per diversi anni secondo una nuova ambientazione.
Dopo aver fatto da sfondo a due trame ufficiali e innumerevoli divagazioni fra cui la mia, l'universo di 2MM sta ora per essere rivisto, in chiave ucronica, ma usando il 1973 come punto di avvio per storie che possono dipanarsi per diversi anni secondo una nuova ambientazione.
venerdì 7 marzo 2014
Lone Survivor
Lone Survivor ci porta in Afghanistan a seguire le sorti di una sfortunata operazione delle truppe speciali, un fatto reale (almeno come ispirazione di base del film) in cui quattro uomini dei Navy Seals finiscono in una terribile trappola e, isolati, vengono schiacciati da una superiore forza nemica. Per chiarire: I Navy Seals sono un settore della Marina USA che si occupa di operazioni speciali, più o meno si tratta di commandos o comunque truppe molto specializzate. I Talebani afghani sono invece dei guerriglieri che si fanno ammazzare un tanto alla tonnellata. Vanno meglio in agguati o facendo esplodere ordigni stando al coperto, piuttosto che in una battaglia aperta contro le forze USA. Ma se sono molti contro pochi, possono anche vincere.
Nel fatto reale come nel film, il gruppo dei Navy Seals, che doveva osservare le mosse del leader talebano Shah (interpretato da Yousuf Azami), viene scoperto casualmente da dei pastori. I soldati USA non se la sentono di eliminare gli intrusi a sangue freddo (sarebbe anche contro i regolamenti), quindi si ritirano, cercando di contattare la base e farsi portare via dagli elicotteri. Andrà tutto storto e soltanto un soldato (attore: Mark Wahlberg che, tra i tanti film, fu nella Tempesta Perfetta) ne uscirà vivo dopo una terribile battaglia e una caccia all'uomo.
Nel fatto reale come nel film, il gruppo dei Navy Seals, che doveva osservare le mosse del leader talebano Shah (interpretato da Yousuf Azami), viene scoperto casualmente da dei pastori. I soldati USA non se la sentono di eliminare gli intrusi a sangue freddo (sarebbe anche contro i regolamenti), quindi si ritirano, cercando di contattare la base e farsi portare via dagli elicotteri. Andrà tutto storto e soltanto un soldato (attore: Mark Wahlberg che, tra i tanti film, fu nella Tempesta Perfetta) ne uscirà vivo dopo una terribile battaglia e una caccia all'uomo.
giovedì 6 marzo 2014
Ambientazioni fantascientifiche
Lasciamo per un attimo stare i mondi immaginari e concentriamoci su quelli reali (per quanto irraggiungibili allo stato attuale delle cose). Chi legge fantascienza, chi si interessa ai giochi di ruolo, chi scrive probabilmente si pone spesso la domanda su quali errori si possono compiere nel descrivere una ambientazione. Questo articolo su io9 si pone appunto il quesito dal punto di vista scientifico e alla luce di quello che è stato scoperto con le ultime osservazioni di pianeti exrasolari. Il risultato è piuttosto interessante. Secondo l'articolista chi immagina mondi alieni li pensa molto, troppo simili alla terra: la realtà è che i pianeti con qualche possibilità di ospitare la vita potrebbero presentare delle caratteristiche molto bizzarre. Vediamone qualcuna.lunedì 3 marzo 2014
The Emperor's Soul
Immagino che tutti i lettori del fantastico conoscano Brandon Sanderson, l'uomo che, oltre ad aver scritto del buon fantasy di suo, s'è preso il compito di completare la saga infinita di Robert Jordan. Con The Emperor's Soul (casa editrice Tachyon Publications), Brandon ha vinto il Premio Hugo 2013 per la migliore Novella, dove per "novella" qui s'intende una composizione tra le 17.500 e le 40.000 parole.
Insomma può essere un romanzo breve, un racconto lungo o... be', più o meno una cosa del genere. The Emperor's Soul in effetti è una storia relativamente semplice con pochi personaggi e caratterizzazione quanto basta. L'insieme a mio parere è ben riuscito e mi auguro che venga tradotto nella nostra lingua prima o poi.
Insomma può essere un romanzo breve, un racconto lungo o... be', più o meno una cosa del genere. The Emperor's Soul in effetti è una storia relativamente semplice con pochi personaggi e caratterizzazione quanto basta. L'insieme a mio parere è ben riuscito e mi auguro che venga tradotto nella nostra lingua prima o poi.
venerdì 28 febbraio 2014
Acqua, tute bucate e problemi spaziali
Se avete un minutino c'è da leggere un report di 220 pagine circa (!) in inglese sui problemi che hanno quasi portato l'astronauta italiano Parmitano ad affogare nella sua tuta spaziale durante un'uscita nel vuoto, nel luglio del 2013 (mentre lavorava presso la Stazione Spaziale Internazionale). A quanto pare il problema è stato capito male (non nella sua piena gravità) e c'è voluto moltissimo tempo perché il povero Parmitano potesse finalmente rientrare a bordo della Stazione Spaziale. Poteva andare molto peggio.
giovedì 27 febbraio 2014
Geralt di Rivia continua la sua strada
Si può acquistare Il Battesimo del Fuoco di Andrzej Sapkowski. Presso Amazon esiste l'opzione di comprarlo come ebook per € 10,99 (e per € 15.30 la versione a copertina rigida). Prezzo dell'ebook decisamente salato, ma ho scelto quella via. Spero di divorare il libro nei prossimi giorni.
mercoledì 26 febbraio 2014
Space Empires: 4X
So che molti non saranno d'accordo, ma quando i boardgames cercano di imitare i giochi per computer difficilmente il risultato sarà positivo. La penso così anche per quanto riguarda, ad esempio, la versione cartacea di Civilization ma... lasciamo perdere. Questo Space Empires 4X della GMT Games è la trasposizione cartacea, a cura di Jim Krohn, del gioco strategico spaziale per computer, a turni, dallo stesso nome. Il 4x ovviamente sta per le famose quattro parole che riassumono lo stile di questi giochi: tradotto in italiano, esplora, espanditi, sfrutta le risorse e stermina gli avversari.
domenica 23 febbraio 2014
Lady Mafia
La commissione parlamentare antimafia si è scomodata per denunciare un fumetto che è appena uscito in edicola, Lady Mafia, a opera di Pietro Favorito (sceneggiatura) e Domenico Nagliero (disegni). Questa condanna arriva perché il fumetto vuol essere un omaggio alla mafia? No, non è così, semmai (si legge in rete) l'omaggio è ai fumetti noir stile Diabolik.
La protagonista, Veronica de Donato, torna in Puglia per compiere la sua vendetta contro la malavita, visto che lo stato non ha saputo fare giustizia.
Secondo il Corriere della Sera, per l'antimafia si tratta di una "operazione editoriale che deve essere sospesa." Come mai, visto che nulla è più realistico dell'incapacità dello stato di proteggere i cittadini?
Seconda domanda: se non va bene una eroina che combatte contro la criminalità organizzata, perché invece è tranquillamente uscito tempo fa La Carriera Criminale di Clelia C, dove l'eroina organizza una vendetta contro clan rivali facendo parte anche lei della criminalità organizzata?
Perché il secondo va bene e il primo no?
Clicca qui per la pagina di Lady Mafia in rete.
La protagonista, Veronica de Donato, torna in Puglia per compiere la sua vendetta contro la malavita, visto che lo stato non ha saputo fare giustizia.
Secondo il Corriere della Sera, per l'antimafia si tratta di una "operazione editoriale che deve essere sospesa." Come mai, visto che nulla è più realistico dell'incapacità dello stato di proteggere i cittadini?
Seconda domanda: se non va bene una eroina che combatte contro la criminalità organizzata, perché invece è tranquillamente uscito tempo fa La Carriera Criminale di Clelia C, dove l'eroina organizza una vendetta contro clan rivali facendo parte anche lei della criminalità organizzata?
Perché il secondo va bene e il primo no?
Clicca qui per la pagina di Lady Mafia in rete.
sabato 22 febbraio 2014
Kill the Dead
Forse il miglior titolo che ho letto dalla penna di Tanith Lee, questo libro è una storia malinconica, passionale e tenebrosa (gotica) che ruota attorno alle geste di un cacciatore di morti viventi (in questo caso fantasmi), Parl Dro, personaggio carismatico e misterioso della storia. Il titolo è Kill the Dead, direi molto appropriato, ed è talvolta collegato a Sabella (di cui ho parlato tempo fa) in una specie di duologia (the Blood Stone). In realtà le due storie non sono affatto collegate, hanno in comune il fatto di essere state pubblicate nel 1980 e che si parla di non morti in entrambe, in qualche modo, ma sono assai diverse fra loro e non c'è alcun collegamento logico possibile.
lunedì 17 febbraio 2014
Una settimana difficile
A causa di vari problemi e accidenti di ogni genere questa settimana dubito di postare qualcosa sul blog. Potrebbe anche accadere, ma probabilmente non avverrà.
Visto che qui ci sono 7 anni circa di vecchi post che nessuno legge più, ne ripesco qualcuno e ve lo propongo creando una specie di Macchina del Tempo di Mondi Immaginari...
- I manuali di "scrittura creativa" sono utili a chi vuole intraprendere il difficile mestiere di scrivere? Ecco la mia opinione.
- Più recente, in italiano e in inglese, un articolo sull'armistizio dell'8 settembre 1943.
- E se ancora non vi basta c'è la mia recensione sul fumetto di Watchmen.
Nel frattempo potete comunque comprare il mio ebook Nove Guerrieri qui (formato epub):
http://www.inmondadori.it/ebook/Bruno-Bacelli/aut01698140/
Oppure qui (formato Mobi): http://www.amazon.it/gp/product/B00GWEGMVE
... e se siete a corto di soldi c'è anche il mio racconto supereroistico gratuito dal nome Gruppo 42. Il link è: https://www.yaktab.com/en/rr0mx2
Visto che qui ci sono 7 anni circa di vecchi post che nessuno legge più, ne ripesco qualcuno e ve lo propongo creando una specie di Macchina del Tempo di Mondi Immaginari...
- I manuali di "scrittura creativa" sono utili a chi vuole intraprendere il difficile mestiere di scrivere? Ecco la mia opinione.
- Più recente, in italiano e in inglese, un articolo sull'armistizio dell'8 settembre 1943.
- E se ancora non vi basta c'è la mia recensione sul fumetto di Watchmen.
Nel frattempo potete comunque comprare il mio ebook Nove Guerrieri qui (formato epub):
http://www.inmondadori.it/ebook/Bruno-Bacelli/aut01698140/
Oppure qui (formato Mobi): http://www.amazon.it/gp/product/B00GWEGMVE
... e se siete a corto di soldi c'è anche il mio racconto supereroistico gratuito dal nome Gruppo 42. Il link è: https://www.yaktab.com/en/rr0mx2
giovedì 13 febbraio 2014
Addio a Freak Antoni
Su Mondi Immaginari si parla raramente di musica. Ora è doveroso però dare l'addio a un artista irriverente, geniale e fantasioso come quasi impossibile trovarne nel panorama musicale italiano.
Freak Antoni, anima degli Skiantos, ci ha lasciato (purtroppo) all'età di 59 anni. La bandiera del rock demenziale è stata strappata agli Skiantos già molto tempo fa da Elio e le Storie Tese, ma alcune delle loro creazioni restano irripetibili.
Freak Antoni, anima degli Skiantos, ci ha lasciato (purtroppo) all'età di 59 anni. La bandiera del rock demenziale è stata strappata agli Skiantos già molto tempo fa da Elio e le Storie Tese, ma alcune delle loro creazioni restano irripetibili.
lunedì 10 febbraio 2014
E sarà la luce
James Tiptree è lo pseudonimo di un'autrice che per molti anni si nascose dietro un'identità maschile: Alice Sheldon. Figlia d'arte, pubblicò questo E sarà la Luce (Brightness falls from the Air) nel 1985, due anni prima di morire in un omicidio-suicidio dove pose fine anche alla vita di suo marito.
Questo libro parla di vari eventi che si incrociano nell'occasione di uno spettacolo eccezionale (il fronte di una supernova, abbastanza indebolito da non essere pericoloso, che raggiunge un pianeta) e con lo sfondo di un mondo di una incredibile bellezza, abitato da timide, gentili creature, teatro nel passato di una terribile atrocità.
Questo libro parla di vari eventi che si incrociano nell'occasione di uno spettacolo eccezionale (il fronte di una supernova, abbastanza indebolito da non essere pericoloso, che raggiunge un pianeta) e con lo sfondo di un mondo di una incredibile bellezza, abitato da timide, gentili creature, teatro nel passato di una terribile atrocità.
giovedì 6 febbraio 2014
Venetia: una valutazione
Avevo già anticipato sul blog di avere gli occhi puntati su questo boardgame pubblicato da Giochi Uniti - Stratelibri (gli autori sono italiani: Marco Maggi e Francesco Nepitello). Venetia è un gioco che ripercorre le fasi di ascesa, apogeo e decadenza della Serenissima, da intraprendente città commerciale a vera regina del Mediterraneo fino a diventare uno stato regionale italiano (sempre più impegolato nelle faccende locali) non più capace di proiettare il proprio potere commerciale e militare sulle rotte dell'oriente, dove si è affacciato un nuovo nemico (i Turchi ottomani).
A dire il vero, come spesso avviene con i boardgames di oggi, il contatto con la storia è piuttosto limitato anche se il gioco contiene un manualetto dove si ripercorrono le tappe della storia veneziana. Procediamo ad approfondire il boardgame iniziando da una piccola avvertenza: il mio commento sul gioco si riferisce al regolamento avanzato e non a quello base.
A dire il vero, come spesso avviene con i boardgames di oggi, il contatto con la storia è piuttosto limitato anche se il gioco contiene un manualetto dove si ripercorrono le tappe della storia veneziana. Procediamo ad approfondire il boardgame iniziando da una piccola avvertenza: il mio commento sul gioco si riferisce al regolamento avanzato e non a quello base.
lunedì 3 febbraio 2014
The Wolf of Wall Street
Spinto dalla fama indiscutibile di Martin Scorsese come regista e Leonardo di Caprio come attore, non potevo esimermi dal guardare questo film che ripercorre le scorribande selvagge della finanza nei radiosi (?) anni '90, anni di collocamenti azionari (IPO) truffaldini e fantasiosi, anni del "nuovo paradigma" della net economy, anni di tanti guadagni facili seguiti poi dalla doccia freddissima del nuovo millennio, in cui fu finalmente chiaro che la festa era finita.
Tante cose eccessive e ribalde che hanno lasciato di stucco altri spettatori e commentatori non mi hanno fatto effetto perché le caratteristiche di un certo ambiente le conoscevo. C'è da dire però che Scorsese ha fatto un film che racconta quasi tutto senza reticenza, mettendo in mostra la realtà perversa dietro il mondo della finanza. Dico "quasi tutto" perché salvo qualche accenno nella prima parte del film e l'inevitabile crollo di tutto quanto verso la fine, Jordan il Lupo di Wall Street e i suoi soci sono e restano degli amiconi, restano insieme nel truffare la gente, fare bisboccia, imbottirsi di stupefacenti e schifezze, e organizzare festini con le prostitute. La gretta realtà del fare tranelli agli altri operatori e tirarsi fregature da una scrivania all'altra, rubarsi i clienti, divorarsi a vicenda questo film forse non la mostra abbastanza. Ultima critica che potrei fare: ci sono alcune scene in cui conferisce una certa "grandezza" a una categoria di squallidi delinquenti (che molto raramente pagano davvero per quello che fanno).
Detto questo, The Wolf of Wall Street è un film molto godibile.
Tante cose eccessive e ribalde che hanno lasciato di stucco altri spettatori e commentatori non mi hanno fatto effetto perché le caratteristiche di un certo ambiente le conoscevo. C'è da dire però che Scorsese ha fatto un film che racconta quasi tutto senza reticenza, mettendo in mostra la realtà perversa dietro il mondo della finanza. Dico "quasi tutto" perché salvo qualche accenno nella prima parte del film e l'inevitabile crollo di tutto quanto verso la fine, Jordan il Lupo di Wall Street e i suoi soci sono e restano degli amiconi, restano insieme nel truffare la gente, fare bisboccia, imbottirsi di stupefacenti e schifezze, e organizzare festini con le prostitute. La gretta realtà del fare tranelli agli altri operatori e tirarsi fregature da una scrivania all'altra, rubarsi i clienti, divorarsi a vicenda questo film forse non la mostra abbastanza. Ultima critica che potrei fare: ci sono alcune scene in cui conferisce una certa "grandezza" a una categoria di squallidi delinquenti (che molto raramente pagano davvero per quello che fanno).
Detto questo, The Wolf of Wall Street è un film molto godibile.
martedì 28 gennaio 2014
The Birthgrave
Una donna si sveglia in una caverna sotto a un vulcano. Non è una donna comune e nemmeno una donna nel vero senso della parola: appartiene a una Antica Razza dotata di grandissimi poteri, superiore ai comuni uomini, e nonostante ciò estinta ormai da molto tempo, e semi dimenticata. Un antico demone maledice questa sua resurrezione annunciandole che dovrà andare alla ricerca della sua identità e dei suoi poteri, e che soffrirà per una maledizione di grande bruttezza: sarà costretta a portare una maschera.
Inoltre non potrà morire, se viene uccisa rinascerà ogni volta. E porterà sempre l'infelicità con sé. Tuttavia avrà la scelta, sempre disponibile, di darsi la morte con una lama che le viene indicata.
Così inizia The Birthgrave di Tanith Lee, tradotto in italiano come Nata dal Vulcano.
La nostra eroina affronta così il mondo, infelice e insoddisfatta, incontrando vari popoli, varie civiltà e inevitabilmente vari uomini. Conosceremo un gruppo di predoni e assassini che terrorizzano e saccheggiano le carovane di mercanti, città opulente e decadenti dove si tengono grandi mercati, ci si diverte con corse di cavalli con il cocchio in stile antica Roma, e la perfidia dei potenti si muove nei corridoi di grandi palazzi. E poi ancora le civiltà tribali, con poche leggi e regole, e una razza che vorrebbe imitare gli Antichi ma (ovviamente) non vi riesce salvo qualche aspetto superficiale.
Inoltre non potrà morire, se viene uccisa rinascerà ogni volta. E porterà sempre l'infelicità con sé. Tuttavia avrà la scelta, sempre disponibile, di darsi la morte con una lama che le viene indicata.
Così inizia The Birthgrave di Tanith Lee, tradotto in italiano come Nata dal Vulcano.
La nostra eroina affronta così il mondo, infelice e insoddisfatta, incontrando vari popoli, varie civiltà e inevitabilmente vari uomini. Conosceremo un gruppo di predoni e assassini che terrorizzano e saccheggiano le carovane di mercanti, città opulente e decadenti dove si tengono grandi mercati, ci si diverte con corse di cavalli con il cocchio in stile antica Roma, e la perfidia dei potenti si muove nei corridoi di grandi palazzi. E poi ancora le civiltà tribali, con poche leggi e regole, e una razza che vorrebbe imitare gli Antichi ma (ovviamente) non vi riesce salvo qualche aspetto superficiale.
giovedì 23 gennaio 2014
Quatermass ovvero L'Astronave degli Esseri Perduti
Il professor Quatermass è un personaggio celebre della fantascienza inglese ed è apparso in varie incarnazioni. Io ho ripescato L'Astronave degli Esseri Perduti, ovvero Quatermass and the Pit. Questo classico della fantascienza, diretto nel 1967 da Roy Ward Baker con l'interpretazione di Andrew Keir nei panni del dottor Quatermass, ci mette alle prese con la scoperta di uno strano oggetto nel centro di Londra, durante lavori di ampliamento della rete metropolitana.
All'inizio, quando arrivano i militari a prendersi carico del ritrovamento, si pensa che si tratti di un grosso ordigno che risale ai tempi della Seconda Guerra Mondiale (una V-1 oppure V-2). Il dottor Quatermass non ne è convinto ma un antipatico e saccente militare (cliché!) controlla le operazioni e non gli dà retta. Si pensa quindi all'eventualità di rimuovere l'ordigno o comunque di renderlo inoffensivo. Ma le cose presto si complicano, dal momento che il materiale è decisamente alieno e resiste molto bene ai tentativi di penetrazione con gli strumenti disponibili.
All'inizio, quando arrivano i militari a prendersi carico del ritrovamento, si pensa che si tratti di un grosso ordigno che risale ai tempi della Seconda Guerra Mondiale (una V-1 oppure V-2). Il dottor Quatermass non ne è convinto ma un antipatico e saccente militare (cliché!) controlla le operazioni e non gli dà retta. Si pensa quindi all'eventualità di rimuovere l'ordigno o comunque di renderlo inoffensivo. Ma le cose presto si complicano, dal momento che il materiale è decisamente alieno e resiste molto bene ai tentativi di penetrazione con gli strumenti disponibili.
mercoledì 22 gennaio 2014
Colonia
Devo aver già in passato espresso accorati lamenti per il fatto che i giochi da tavolo "tedeschi" insistono sempre sugli stessi temi. I giocatori gestiscono lavoratori, denaro, materie prime, materie trasformate, e anziché competere gareggiano in partite parallele dove l'unico vero conflitto è quello, al limite, di soffiarsi a vicenda le opportunità. Siamo sicuri che sia sempre così? A dire la verità qualche variante sul tema esiste ma certi elementi si ripetono in maniera eccessiva, almeno per me. (Altri giocatori ovviamente adorano questo tipo di giochi e avendone magari già provati una ventina non esitano a cacciare fuori 50 o 60 euro per comprarne uno di più. Beati loro!). Colonia della Queen Games a dire la verità non è l'ultimo grido ma un gioco uscito già da qualche anno. La gestione qui si distribuisce in varie attività che si svolgono nel giro di una astratta settimana, i lavoratori da gestire sono parecchi ma devono bastare per dar copertura a tutte le attività quindi c'è da stare molto attenti.
domenica 19 gennaio 2014
Perché non dicono nulla?
Ho avuto dei dati parziali sui lettori di Nove Guerrieri dall'Editrice GDS. Il dato non è proprio eccitante ma è anche ampiamente incompleto perché i numeri di un paio di negozi online arrivano con un mese di ritardo rispetto agli altri (e uno di questi negozi è Amazon, per cui è importante). Comunque anche immaginando che i risultati più grossi debbano ancora arrivare ho potuto fare un paio di considerazioni.
Da un lato l'ebook è in circolazione da fine novembre quindi è presto per fare previsioni, Nove Guerrieri potrebbe ancora arrivare a un relativo successo (successo inteso in termini di libro italiano distribuito solo online in forma digitale) come pure rimanere a livelli modesti. Dall'altro posso dire con sollievo che gli acquirenti sono più numerosi delle persone che sono andato a rastrellare una per una, e di quelle che mi hanno già detto di avere acquistato il libro. Perché parlo di sollievo?
Da un lato l'ebook è in circolazione da fine novembre quindi è presto per fare previsioni, Nove Guerrieri potrebbe ancora arrivare a un relativo successo (successo inteso in termini di libro italiano distribuito solo online in forma digitale) come pure rimanere a livelli modesti. Dall'altro posso dire con sollievo che gli acquirenti sono più numerosi delle persone che sono andato a rastrellare una per una, e di quelle che mi hanno già detto di avere acquistato il libro. Perché parlo di sollievo?
lunedì 13 gennaio 2014
Brainstorm Generazione Elettronica
Brainstorm Generazione Elettronica è un vecchio film di fantascienza, be', non così vecchio forse, ma dal look ormai decisamente datato nonostante qualche effetto speciale e una gestione della telecamera che possono ancora dire la loro. Il titolo in inglese è semplicemente Brainstorm, e si segnala innanzitutto per mostrare tutta la parabola di una invenzione scientifica dall'entusiasmo iniziale a... un po' di problemi che nascono in seguito. Seconda particolarità, è l'ultimo film in cui ha recitato Natalie Wood (1938-1981), che morì durante le proiezioni costringendo a modificare alcune parti della storia. La Wood, che era di origine russa e molto famosa ai suoi tempi (chi se la ricorda oggi?) morì in circostanze decisamente ambigue (il regista Douglas Trumbull fu scioccato dall'evento al punto che abbandonò la professione dopo questo film).
sabato 11 gennaio 2014
Segnalazione
Un bel post sul blog di Argonauta Xeno riguardo a Jack Vance e alla sua opera. Ricordo che il grande scrittore americano, uno dei giganti del fantastico, ci ha lasciato nel 2013.
venerdì 10 gennaio 2014
Andy Warhol
Alla mostra dedicata a Crepax ero andato all'ultimo momento disponibile. Di questa invece parlo quando... fate ancora in tempo ad andarci se volete. Si tiene a Palazzo Reale (due passi dal Duomo di Milano) ed è fruibile fino al 9 marzo prossimo. Andy Warhol, l'artista simbolo della modernità, è stato uno dei simboli degli anni '60 e '70, mischiando controcultura, avanguardia, attenzione alla propria immagine e ricerca della pubblicità e dello scandalo, tra reale ispirazione e un pochino di furbizia.
lunedì 6 gennaio 2014
Ascolta e vota!
A Radio Delta 1 l'amico Simone è in lizza per partecipare con la sua canzone Poesia Pura alla trasmissione Saranno Calibri.
Potete ascoltare (e votare) qui.
Potete ascoltare (e votare) qui.
domenica 5 gennaio 2014
Offshore
La pandemia, che è dovuta a un prione, si manifesta a seguito di eventi bellici che sconvolgono il mondo a partire da una guerra fra le due Coree (e in effetti presumibilmente è un'arma biologica messa a punto dai nordcoreani). Diverse persone in varie parti del mondo cercano di mantenersi in contatto utilizzando i pochi server di rete ancora funzionanti, cercando di mantenere vivo un contatto umano. Ma queste voci ormai stanno scomparendo.
venerdì 3 gennaio 2014
L'Ultimo Cosmonauta
Sebbene sia uno scrittore britannico, Alistair Reynolds è riuscito a cogliere l'atmosfera della Russia profonda, sovietica, rassegnata e fatalista. L'Ultimo Cosmonauta, pubblicato da Delos Books, parte dall'evasione di un uomo che sa troppo. Non fugge però dall'impero carcerario di Stalin, quello descrito nel famoso Arcipelago Gulag. Siamo in un'altra epoca: qualche decennio nel futuro. La Russia è dominata dal Secondo Soviet, è tornato il comunismo. Il mondo è in una fase di contrazione, di declino: non c'è più abbastanza energia e tante cose non sono più possibili, tante opportunità sono state abbandonate. Tra esse, l'esplorazione spaziale. L'uomo in fuga è Dimitri Ivanov ed è stato a bordo di una delle ultime navi spaziali, la Tereskova.
mercoledì 1 gennaio 2014
Capitan Harlock è una schifezza ma forse lo vedrete lo stesso
Non avevo seguito il cartone animato, come la maggior parte dei miei coetanei, per contrasti sui diritti televisivi. Ovvero, poiché si era in diversi a voler guardare la TV e io ero l'unico che amava (certi) cartoni animati giapponesi, spesso ero in minoranza. Mi è rimasta comunque la curiosità per questo eroe particolare, senz'altro diverso da quelli che il Sol Levante ci proponeva nella medesima epoca.
So che c'erano delle donne guerriere, le Mazoniane, ma non conosco quale fosse in generale il motivo del contendere nella serie. Nel film che ho appena visto il motivo del contendere è chiaro, ed è uno dei tanti problemi. Manterrò le anticipazione a un livello modesto, ma qualcuna ce ne sarà.
L'ambientazione di Capitan Harlock parte dalla narrazione di una grande guerra, la Come Home (l'uso di termini in inglese non necessari è fastidiosamente frequente in questa pellicola), fra le colonie umane (500 miliardi di individui) che si contendevano il diritto di poter tornare sulla Terra, pianeta "sacro." Le risorse stanno esaurendosi e l'umanità è invecchiata, e tutti vogliono tornare al pianeta madre, e nasce una guerra per questo. A me sembra una stupidaggine (in una contrazione economica la gente non ha meglio da fare che ammazzarsi per tornare alla cara, vecchia, impoverita Terra?), e anche la descrizione della Terra come un giardino lo sembrerebbe. Dovrebbe essere un pianeta sfruttato a morte, no? Comunque il vero motivo è la nostalgia, nostalgia che un'entità internazionale, la Gaia Sanction, proibisce ponendo il veto per tutti, al termine della guerra, di rimpatriare sulla Terra.
So che c'erano delle donne guerriere, le Mazoniane, ma non conosco quale fosse in generale il motivo del contendere nella serie. Nel film che ho appena visto il motivo del contendere è chiaro, ed è uno dei tanti problemi. Manterrò le anticipazione a un livello modesto, ma qualcuna ce ne sarà.
L'ambientazione di Capitan Harlock parte dalla narrazione di una grande guerra, la Come Home (l'uso di termini in inglese non necessari è fastidiosamente frequente in questa pellicola), fra le colonie umane (500 miliardi di individui) che si contendevano il diritto di poter tornare sulla Terra, pianeta "sacro." Le risorse stanno esaurendosi e l'umanità è invecchiata, e tutti vogliono tornare al pianeta madre, e nasce una guerra per questo. A me sembra una stupidaggine (in una contrazione economica la gente non ha meglio da fare che ammazzarsi per tornare alla cara, vecchia, impoverita Terra?), e anche la descrizione della Terra come un giardino lo sembrerebbe. Dovrebbe essere un pianeta sfruttato a morte, no? Comunque il vero motivo è la nostalgia, nostalgia che un'entità internazionale, la Gaia Sanction, proibisce ponendo il veto per tutti, al termine della guerra, di rimpatriare sulla Terra.
lunedì 30 dicembre 2013
2013: riflessioni (quasi) finali
Il 2013 rimarrà credo famoso come l'anno in cui una grande quantità di nomi del mondo artistico, o semplicemente personaggi famosi, ci hanno lasciato. Certi di questi personaggi li ritenevo importanti per me, altri ero semplicemente abituato a "sentirli in giro" e mi dà una brutta sensazione di mondo che volta pagina, sapere che ora non ci sono più. Iannacci, Mennea, la Melato, oppure Lou Reed e Ray Manzarek, ovviamente Jack Vance... persone che magari erano ormai in parte o del tutto inattive, ma che hanno fatto epoca.
domenica 29 dicembre 2013
Sempre in ballo il destino del mondo - o dell'universo.
C'è una faccenda su cui avevo già riflettuto in passato, ed è oggetto di un paio di articoli (in inglese) del sito io9.com. I due link li trovate in fondo all'articolo, il problema è:nella maggior parte dei film fantastici la posta in gioco è altissima, sempre più alta. C'è sempre in ballo il destino dell'umanità intera, mai un problema che riguarda una persona sola. La regola del gioco è "escalation:" Gli Avengers non possono essere impegnati a salvare Guam, devono salvare il mondo! (citazione dagli articoli).
Da una parte devo dire che nel fantasy e nella fantascienza (soprattutto nell'High Fantasy) la posta in gioco terribilmente alta è stata frequente anche in passato, ma è vero che sta diventando un obbligo. Per contraltare, mi viene da pensare (anche se non ne è stato tratto nessun film) alle storie di Jack Vance, che ci ha lasciato quest'anno e che da sempre è uno dei miei autori preferiti: talvolta ci sono regni o anche pianeti in ballo, perciò non si può dire che i suoi eroi si battano per obiettivi di poco conto, ma spesso si tratta anche delle loro storie personali, di faccende importanti per il singolo e qualche persona che gli è vicina, e basta. Non conosco l'intera produzione di Vance ma posso dire che generalmente nelle sue storie non c'è in ballo il destino dell'intera umanità. La maggior parte delle trame della Terra Morente è così, almeno per quanto ricordo a memoria: si tratta di storie personali.
Oppure, uscendo dal fantastico e andando alla produzione "mainstream," penso a un film anni '70 che mi son visto quest'anno quando ho fatto una carrellata sulla carriera di un'attrice che ci ha lasciato, Karen Black: Cinque Pezzi Facili con Jack Nicholson come protagonista. Il significato del film ha molto a che fare con tematiche dell'epoca, lontanissime dal gusto di oggi, ma era notevole come si basasse tutto sulla storia di un uomo di talento ma insoddisfatto di se stesso e incapace di rapportarsi con gli altri, il tipo di storia che quando viene prodotta in Italia evito come la peste... eppure il film m'è piaciuto.
In effetti basterebbe l'emozione di vivere un'avventura e i relativi pericoli per fare la base di una storia da raccontare. Ma non basta più, sia perché il pubblico non la vuole (non la sa capire?) sia perché il cinema non la sa raccontare.
Anche le scene di combattimento, che mi mancavano tanto quando ero ragazzo (negli anni '70 e '80 non si sono fatti tantissimi film di guerra) sono diventate lunghe e soprattutto fini a se stesse. Rallentano la storia, fanno sbadigliare (Mi è accaduto sia con la trilogia del Signore degli Anelli che con lo Hobbit, i due film visti finora, ma anche con gli Avengers).
Un'altra cosa che gli articoli fanno notare è che il protagonista di questi film è cambiato: tende ad essere la persona predestinata, viste le sue qualità e capacità o qualche profezia del destino, a risolvere il problema. Sono scomparsi i personaggi "qualunque" a cui capita un'avventura straordinaria. Questo quello che dice uno dei due articoli, anche qui sono incerto. In parte direi che in certi casi è vero (pensateci, vi verranno in mente degli esempi). In parte penso anche che l'abitudine "democratica" di Hollywood per cui basta un cretino qualunque (un americano qualunque? ooopss...) a compiere qualunque impresa fosse veramente una fesseria. D'altra parte l'idea che con ingegnosità e voglia di darsi da fare tutti gli ostacoli potessero essere superati potrebbe esser meglio dell'invito a fare lo spettatore mentre Tony Stark mette la tuta di Iron Man e salva il mondo, con il sottinteso che lui lo può fare e tu no.
I link:
http://io9.com/why-so-many-movies-seem-so-much-the-same-1489291670
http://io9.com/why-does-every-story-have-to-be-an-earth-shattering-epi-1488997567
Da una parte devo dire che nel fantasy e nella fantascienza (soprattutto nell'High Fantasy) la posta in gioco terribilmente alta è stata frequente anche in passato, ma è vero che sta diventando un obbligo. Per contraltare, mi viene da pensare (anche se non ne è stato tratto nessun film) alle storie di Jack Vance, che ci ha lasciato quest'anno e che da sempre è uno dei miei autori preferiti: talvolta ci sono regni o anche pianeti in ballo, perciò non si può dire che i suoi eroi si battano per obiettivi di poco conto, ma spesso si tratta anche delle loro storie personali, di faccende importanti per il singolo e qualche persona che gli è vicina, e basta. Non conosco l'intera produzione di Vance ma posso dire che generalmente nelle sue storie non c'è in ballo il destino dell'intera umanità. La maggior parte delle trame della Terra Morente è così, almeno per quanto ricordo a memoria: si tratta di storie personali.
Oppure, uscendo dal fantastico e andando alla produzione "mainstream," penso a un film anni '70 che mi son visto quest'anno quando ho fatto una carrellata sulla carriera di un'attrice che ci ha lasciato, Karen Black: Cinque Pezzi Facili con Jack Nicholson come protagonista. Il significato del film ha molto a che fare con tematiche dell'epoca, lontanissime dal gusto di oggi, ma era notevole come si basasse tutto sulla storia di un uomo di talento ma insoddisfatto di se stesso e incapace di rapportarsi con gli altri, il tipo di storia che quando viene prodotta in Italia evito come la peste... eppure il film m'è piaciuto.
In effetti basterebbe l'emozione di vivere un'avventura e i relativi pericoli per fare la base di una storia da raccontare. Ma non basta più, sia perché il pubblico non la vuole (non la sa capire?) sia perché il cinema non la sa raccontare.
Anche le scene di combattimento, che mi mancavano tanto quando ero ragazzo (negli anni '70 e '80 non si sono fatti tantissimi film di guerra) sono diventate lunghe e soprattutto fini a se stesse. Rallentano la storia, fanno sbadigliare (Mi è accaduto sia con la trilogia del Signore degli Anelli che con lo Hobbit, i due film visti finora, ma anche con gli Avengers).
I link:
http://io9.com/why-so-many-movies-seem-so-much-the-same-1489291670
http://io9.com/why-does-every-story-have-to-be-an-earth-shattering-epi-1488997567
giovedì 26 dicembre 2013
Sei Stagioni su IlO
Prosegue la storia di Cyann a opera di Bourgeon e Lacroix: avevamo lasciato la ragazza in procinto di partire dal suo pianeta natale (la SOnda) per andare su un lontano mondo selvaggio a cercare aiuto per risolvere le varie situazioni di crisi in cui la sua società si dibatte: tra queste le "febbri purpuree" che uccidono la popolazione maschile. La spedizione parte e si avvicina al pianeta di IlO quando la grande e complessa astronave ha un guasto, che parte da un incidente che lascia una prima vittima carbonizzata. Si decide di sbarcare sul pianeta con due grandi scialuppe di salvataggio, che però restano separate durante la discesa. Cyann organizza il suo gruppo con pugno di ferro e parte alla ricerca del secondo contingente, che è guidato da Crysane, muovendosi con un grosso veicolo (dotato di un leggero ricognitore volante) sulla superficie ghiacciata del pianeta.
lunedì 23 dicembre 2013
Dragonero
Quando la Bonelli si lancia sul fantasy, non si può restare indifferenti. Pertanto mi sono comprato il numero 7 del fumetto Dragonero per dare un'occhiata (il numero è a opera di Vietti e Rizzato).
Premetto che ho letto un po' di commenti negativi che mi hanno messo in guardia, ma che diversamente dal mio atteggiamento verso i libri, sono abbastanza di bocca buona sui fumetti. Della Bonelli non sono lettore costante ma negli anni ho comprato un discreto numero di albi, direi cento o duecento, tra i vari Tex, Dylan Dog, Legs, Nathan Never e perfino qualche Zagor quando ero bambino.
Quindi l'esito non era scontato, anche se, diciamo la verità, quando leggo fumetti di genere fantasy o fantascienza la grafica è qualcosa di molto importante per me, quindi non sapevo se lo stile da "fumetto popolare" della Bonelli mi sarebbe piaciuto.
Alla resa dei conti, quello si è rivelato il male minore...
Premetto che ho letto un po' di commenti negativi che mi hanno messo in guardia, ma che diversamente dal mio atteggiamento verso i libri, sono abbastanza di bocca buona sui fumetti. Della Bonelli non sono lettore costante ma negli anni ho comprato un discreto numero di albi, direi cento o duecento, tra i vari Tex, Dylan Dog, Legs, Nathan Never e perfino qualche Zagor quando ero bambino.
Quindi l'esito non era scontato, anche se, diciamo la verità, quando leggo fumetti di genere fantasy o fantascienza la grafica è qualcosa di molto importante per me, quindi non sapevo se lo stile da "fumetto popolare" della Bonelli mi sarebbe piaciuto.
Alla resa dei conti, quello si è rivelato il male minore...
venerdì 20 dicembre 2013
I lettori possono essere esigenti...
Segnalo un commento, positivo ma non privo di critiche al mio post di presentazione di Nove Guerrieri...
e già che ci siamo una "pagella" del mio racconto gratuito Gruppo 42.
e già che ci siamo una "pagella" del mio racconto gratuito Gruppo 42.
mercoledì 18 dicembre 2013
The Road
Questo The Road con Viggo Mortensen l'avevo saltato perché di catastrofismo ce n'è tanto in giro e ho bisogno di diluirlo un po', ma visto che è tratto da un libro premiato e di successo (e dal titolo omonimo; scritto da Cormac McCarthy) e che il protagonista è un attore che apprezzo, l'ho recuperato.
Siamo nel mondo del dopobomba, sembrerebbe, c'è qualcosa di simile a un (leggero, ma nemmeno tanto) inverno nucleare, ma la storia non lo specifica. Non ci sono quasi più animali, non ci sono coltivazioni, gli alberi muoiono lentamente sotto un cielo plumbeo che nasconde sempre il sole, e la mancanza di cibo ha portato l'umanità al cannibalismo su larga scala. Apocalisse quindi senza speranza, recupero, redenzione, niente di niente. Uno dei temi infatti è l'inutilità di portare avanti una difficile sopravvivenza se non c'è nessun futuro davanti. Un altro, la necessità di essere armati, e di tenere un proiettile per sé nel caso in cui si incontri una banda di cannibali, per non farsi prendere vivi. Al protagonista infatti all'inizio della storia resta una pallottola per sé e una per il figlio, a cui insegna come spararsi in bocca. Insomma, una storia cupa che non fa sconti.
Il protagonista (non sappiamo i nomi di nessun personaggio) viaggia verso sud con il figlio. Spera di raggiungere luoghi dove faccia meno freddo. Sappiamo da vari flashback che ha avuto una moglie, è nato un bambino, la famiglia ha resistito finché possibile in una casa, ma alla fine la disperazione e la follia hanno portato lei a lasciare figlio e marito, per abbandonarsi al destino e andare verso morte sicura.
Siamo nel mondo del dopobomba, sembrerebbe, c'è qualcosa di simile a un (leggero, ma nemmeno tanto) inverno nucleare, ma la storia non lo specifica. Non ci sono quasi più animali, non ci sono coltivazioni, gli alberi muoiono lentamente sotto un cielo plumbeo che nasconde sempre il sole, e la mancanza di cibo ha portato l'umanità al cannibalismo su larga scala. Apocalisse quindi senza speranza, recupero, redenzione, niente di niente. Uno dei temi infatti è l'inutilità di portare avanti una difficile sopravvivenza se non c'è nessun futuro davanti. Un altro, la necessità di essere armati, e di tenere un proiettile per sé nel caso in cui si incontri una banda di cannibali, per non farsi prendere vivi. Al protagonista infatti all'inizio della storia resta una pallottola per sé e una per il figlio, a cui insegna come spararsi in bocca. Insomma, una storia cupa che non fa sconti.Il protagonista (non sappiamo i nomi di nessun personaggio) viaggia verso sud con il figlio. Spera di raggiungere luoghi dove faccia meno freddo. Sappiamo da vari flashback che ha avuto una moglie, è nato un bambino, la famiglia ha resistito finché possibile in una casa, ma alla fine la disperazione e la follia hanno portato lei a lasciare figlio e marito, per abbandonarsi al destino e andare verso morte sicura.
lunedì 16 dicembre 2013
Segnalazione
Per chi volesse dare un'occhiata, ecco il link a una intervista a Cristina Donati, che poi è stata la mia editor per Nove Guerrieri.
domenica 15 dicembre 2013
Ispirazioni e opportunità nello scrivere
Devi tener conto di diverse esigenze se decidi di scrivere. Innanzitutto, a parte i rari ma non impossibili artisti geniali, spenderai una grande quantità di tempo prima di arrivare a uno stile decente e comprensibile; io penso di esserci più o meno arrivato, ma mi ero illuso di essere bravo anche quando evidentemente (posso dire in retrospettiva) non lo ero per niente.
Dopo aver deciso di sacrificare un sacco di tempo per migliorarti (a scapito di altre attività, anche di questo va tenuto conto), devi decidere se intendi guadagnarci sopra per vivere o no, e questa per me è stata una decisione facile (decisione per il no, visto che è decisamente difficile arrivare in una posizione tale da fare dello scrivere il proprio mestiere, e se decidi di provarci non scriverai probabilmente mai più quello che vuoi scrivere, senza del resto avere la garanzia di farcela).
Dopo aver deciso di sacrificare un sacco di tempo per migliorarti (a scapito di altre attività, anche di questo va tenuto conto), devi decidere se intendi guadagnarci sopra per vivere o no, e questa per me è stata una decisione facile (decisione per il no, visto che è decisamente difficile arrivare in una posizione tale da fare dello scrivere il proprio mestiere, e se decidi di provarci non scriverai probabilmente mai più quello che vuoi scrivere, senza del resto avere la garanzia di farcela).
giovedì 12 dicembre 2013
Lo Hobbit - La desolazione di Smaug
Mi sono recato un po' di malavoglia a vedere questo secondo capitolo dell'Hobbit di Peter Jackson.
Non mi aspettavo niente di particolarmente valido da The Hobbit - La desolazione di Smaug, perché fin dal primo film della trilogia del Signore degli Anelli, che mi era abbastanza piaciuto, avevo visto i primi sintomi della caduta verso la banalizzazione della storia e la commercializzazione più bieca, in una progressione lineare che aveva reso inguardabili certe sequenze del Ritorno del Re e noiosissime certe fasi del primo film Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato.
A dire il vero questa caduta libera non si è interrotta dal punto di vista della fedeltà all'opera originale, perché ci sono pesantissime licenze artistiche, ma il secondo Hobbit è meno noioso del primo, più ricco di azione e di personaggi.
Compaiono in massa gli umani e gli elfi (e ritorna Orlando Bloom), abbiamo la presentazione del personaggio di Tauriel (Evangeline Lilly) che ha scandalizzato il pubblico più purista perché destinata alla storia d'amore con un nano. Chissà se Tolkien avrebbe apprezzato. Se Arwen e Aragorn si sono sposati, e se Legolas ha potuto legarsi in amicizia con Gimli, in fondo la possibilità di un amore tra un nano e un'elfa non è poi così oscena. Ma sono mie illazioni.
Non mi aspettavo niente di particolarmente valido da The Hobbit - La desolazione di Smaug, perché fin dal primo film della trilogia del Signore degli Anelli, che mi era abbastanza piaciuto, avevo visto i primi sintomi della caduta verso la banalizzazione della storia e la commercializzazione più bieca, in una progressione lineare che aveva reso inguardabili certe sequenze del Ritorno del Re e noiosissime certe fasi del primo film Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato.A dire il vero questa caduta libera non si è interrotta dal punto di vista della fedeltà all'opera originale, perché ci sono pesantissime licenze artistiche, ma il secondo Hobbit è meno noioso del primo, più ricco di azione e di personaggi.
Compaiono in massa gli umani e gli elfi (e ritorna Orlando Bloom), abbiamo la presentazione del personaggio di Tauriel (Evangeline Lilly) che ha scandalizzato il pubblico più purista perché destinata alla storia d'amore con un nano. Chissà se Tolkien avrebbe apprezzato. Se Arwen e Aragorn si sono sposati, e se Legolas ha potuto legarsi in amicizia con Gimli, in fondo la possibilità di un amore tra un nano e un'elfa non è poi così oscena. Ma sono mie illazioni.
lunedì 9 dicembre 2013
Amerigo
Sognavate un gioco in cui andate a esplorare isole misteriose e poi le riempite di casette prefabbricate? Con Amerigo potete farlo! Il boardgame, creato da Stefan Feld per la Queen Games, è una delle recenti uscite ludiche della manifestazione di Essen, la più importante d'Europa per il settore. Il gioco è un misto di esplorazione navale, costruzione (con conseguente controllo del territorio) e commercio, insomma un economico con molti aspetti. Ho avuto la possibilità di giocare una sola partitella, che mi ha lasciato impressioni contrastanti.
Una delle caratteristiche del gioco è la "torre" in cui si buttano i cubetti, e da cui esce il responso. Ovvero: il tipo di fasi, e quanto intense, a disposizione dei giocatori. Questa torre (che potete ammirare nell'immagine che ho preso a prestito dal sito Boardgamegeek) è una costante dei giochi della Queen Games, io personalmente l'ho trovata poco spettacolare e il suo effetto facilmente simulabile in cento altri modi: cosa cavolo c'è di così particolare nell'attrezzo? boh. A dire il vero è bruttina anche la mappa, che è modulare e componibile (le caselle del bordo esterno sono molto più grandi così i giocatori possono "circumnavigare" facilmente la mappa in cerca delle risorse che desiderano).
Il tutto a dire il vero non è che sia poi così male, è il gioco che mi è parso, mi si perdoni, leggerino, un po' già visto e senza grande originalità. Bisogna navigare con un paio di caravelle, sbarcare, impadronirsi dei porti, acquistare i tasselli delle abitazioni e in seguito disporli sul terreno. Facendo questo si raggiungono le risorse economiche, i classici beni coloniali (caffè, cotone ecc...), di cui si fa incetta.
Non c'è solo questo: esiste la possibilità di "sviluppare" la tecnologia, che dà un certo numero di bonus (fatto questo all'inizio, si ha un vantaggio sostanziale per tutta la partita, ed è quello che ha scoperto il vincitore del match cui ho partecipato). Si deve anche sviluppare la produzione, che è un moltiplicatore delle risorse che trovate sul terreno, come ho detto prima.
Ci sono premi per chi termina di coprire un'isola con le costruzioni, vantaggi ad acquisire più approdi possibile e in generale una vivace interazione non militare: ci si limita a soffiare agli altri le possibilità che il gioco offre per fare punti vittoria.
Esiste anche, in astratto, la minaccia dei pirati, però per farvi fronte bisogna impostare una politica difensiva piuttosto costosa e ho anche visto chi sceglie di farne completamente a meno.
In definitiva una somma di azioni di diverso tipo si bilancia in una corsa alla vittoria finale dove sarà importante sviluppare un qualcosa di più efficiente degli altri giocatori, un "meccanismo" che funzioni per la propria fazione come fabbrica di punti vittoria capace di distaccare la concorrenza.
Punti negativi, la brevità imposta al gioco, che da una parte potrebbe essere una benedizione ma dall'altra impedisce di pianificare a lungo termine, una certa ovvietà delle azioni disponibili (ma magari mi sbaglio...) e anche la benedetta torre dei cubetti, che spesso rende possibili delle scelte tattiche diverse da quello che la fase corrente imporrebbe, a seconda di cosa esce fuori dalla gettata dei cubi colorati: sarebbe un'ottima cosa, il brutto è che molto rapidamente ci si rende conto di quello che è meglio lasciar perdere e di quello che conviene invece scegliere di fare.
Morale: elementi interessanti ma gioco volutamente un po' leggerino. Potrebbe andare bene per chi ha scoperto il mondo dei boardgame e vuole gradualmente avvicinarsi ai giochi di maggiore complessità.
Una delle caratteristiche del gioco è la "torre" in cui si buttano i cubetti, e da cui esce il responso. Ovvero: il tipo di fasi, e quanto intense, a disposizione dei giocatori. Questa torre (che potete ammirare nell'immagine che ho preso a prestito dal sito Boardgamegeek) è una costante dei giochi della Queen Games, io personalmente l'ho trovata poco spettacolare e il suo effetto facilmente simulabile in cento altri modi: cosa cavolo c'è di così particolare nell'attrezzo? boh. A dire il vero è bruttina anche la mappa, che è modulare e componibile (le caselle del bordo esterno sono molto più grandi così i giocatori possono "circumnavigare" facilmente la mappa in cerca delle risorse che desiderano).
Il tutto a dire il vero non è che sia poi così male, è il gioco che mi è parso, mi si perdoni, leggerino, un po' già visto e senza grande originalità. Bisogna navigare con un paio di caravelle, sbarcare, impadronirsi dei porti, acquistare i tasselli delle abitazioni e in seguito disporli sul terreno. Facendo questo si raggiungono le risorse economiche, i classici beni coloniali (caffè, cotone ecc...), di cui si fa incetta.
Non c'è solo questo: esiste la possibilità di "sviluppare" la tecnologia, che dà un certo numero di bonus (fatto questo all'inizio, si ha un vantaggio sostanziale per tutta la partita, ed è quello che ha scoperto il vincitore del match cui ho partecipato). Si deve anche sviluppare la produzione, che è un moltiplicatore delle risorse che trovate sul terreno, come ho detto prima.
Ci sono premi per chi termina di coprire un'isola con le costruzioni, vantaggi ad acquisire più approdi possibile e in generale una vivace interazione non militare: ci si limita a soffiare agli altri le possibilità che il gioco offre per fare punti vittoria.
Esiste anche, in astratto, la minaccia dei pirati, però per farvi fronte bisogna impostare una politica difensiva piuttosto costosa e ho anche visto chi sceglie di farne completamente a meno.
In definitiva una somma di azioni di diverso tipo si bilancia in una corsa alla vittoria finale dove sarà importante sviluppare un qualcosa di più efficiente degli altri giocatori, un "meccanismo" che funzioni per la propria fazione come fabbrica di punti vittoria capace di distaccare la concorrenza.
Punti negativi, la brevità imposta al gioco, che da una parte potrebbe essere una benedizione ma dall'altra impedisce di pianificare a lungo termine, una certa ovvietà delle azioni disponibili (ma magari mi sbaglio...) e anche la benedetta torre dei cubetti, che spesso rende possibili delle scelte tattiche diverse da quello che la fase corrente imporrebbe, a seconda di cosa esce fuori dalla gettata dei cubi colorati: sarebbe un'ottima cosa, il brutto è che molto rapidamente ci si rende conto di quello che è meglio lasciar perdere e di quello che conviene invece scegliere di fare.
Morale: elementi interessanti ma gioco volutamente un po' leggerino. Potrebbe andare bene per chi ha scoperto il mondo dei boardgame e vuole gradualmente avvicinarsi ai giochi di maggiore complessità.
sabato 7 dicembre 2013
Self Publishing, visioni contrapposte
Da un mesetto o poco più il Gruppo Mondadori ha creato un portale, Scrivo.me, dedicato all'autopubblicazione: ho avuto occasione di darci un'occhiata e riferire su Fantasy Magazine le mie impressioni, tra luci e ombre. Questa iniziativa mi ha lasciato un po' incerto (perché una grande casa editrice dovrebbe dare indicazioni per l'autopubblicazione?) ma ho visto come positivo l'atteggiamento amichevole verso gli autopubblicati.
Anzi, visto che veniva dal campo Mondadori un segnale di pace, ho creduto che significasse una tregua nell'ennesima guerriglia degli Italiani che si dividono su tutto. Invece no.
Anzi, visto che veniva dal campo Mondadori un segnale di pace, ho creduto che significasse una tregua nell'ennesima guerriglia degli Italiani che si dividono su tutto. Invece no.
lunedì 2 dicembre 2013
Jobs
Un film sulla vita di Steve Jobs non poteva soddisfare tutti e infatti molte critiche s'è tirato dietro questo tentativo, effettuato da parte di Joshua Michael Stern (con l'attore Ashton Kutcher, ex marito di Demi Moore, nella parte dell'imprenditore e tecnocrate statunitense).
Jobs non descrive tutta la vita del suo protagonista e si sofferma anche troppo su alcuni aspetti trascurandone altri; certamente sarebbe stato problematico soffermarsi sulla malattia e sulla morte di Jobs, e forse un po' anticlimatico (se vedete un film su Napoleone, vi interessano davvero gli ultimi anni di agonia a Sant'Elena?). E' stata una scelta secondo me un po' furbetta, tuttavia, saltare o minimizzare i progetti meno riusciti, i lunghi anni in cui il nostro eroe non ha concluso nulla di particolarmente eccitante, e via dicendo. Un altro difetto è che, proprio in virtù di queste mancanze, il film forse non è così facile da seguire per chi non è al corrente (avendo letto la biografia o qualche articolo) sulla vita di Steve Jobs.
Jobs tuttavia ha anche alcuni aspetti positivi, che permettono a chi voglia riflettere un poco di farsi un'idea di chi fosse questo personaggio, un tipo umano raro ma molto caratteristico.
Jobs non descrive tutta la vita del suo protagonista e si sofferma anche troppo su alcuni aspetti trascurandone altri; certamente sarebbe stato problematico soffermarsi sulla malattia e sulla morte di Jobs, e forse un po' anticlimatico (se vedete un film su Napoleone, vi interessano davvero gli ultimi anni di agonia a Sant'Elena?). E' stata una scelta secondo me un po' furbetta, tuttavia, saltare o minimizzare i progetti meno riusciti, i lunghi anni in cui il nostro eroe non ha concluso nulla di particolarmente eccitante, e via dicendo. Un altro difetto è che, proprio in virtù di queste mancanze, il film forse non è così facile da seguire per chi non è al corrente (avendo letto la biografia o qualche articolo) sulla vita di Steve Jobs.
Jobs tuttavia ha anche alcuni aspetti positivi, che permettono a chi voglia riflettere un poco di farsi un'idea di chi fosse questo personaggio, un tipo umano raro ma molto caratteristico.
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