venerdì 10 gennaio 2014

Andy Warhol

Alla mostra dedicata a Crepax ero andato all'ultimo momento disponibile. Di questa invece parlo quando... fate ancora in tempo ad andarci se volete. Si tiene a Palazzo Reale (due passi dal Duomo di Milano) ed è fruibile fino al 9 marzo prossimo. Andy Warhol, l'artista simbolo della modernità, è stato uno dei simboli degli anni '60 e '70, mischiando controcultura, avanguardia, attenzione alla propria immagine e ricerca della pubblicità e dello scandalo, tra reale ispirazione e un pochino di furbizia.


Di origine slovacca, nato da genitori di umili condizioni, Warhol riuscì ciononostante ad avere una formazione artistica e tecnica (come illustratore pubblicitario). Riuscì a imporsi e a diventare una celebrità, esaltando la modernità e il ruolo che gli Stati Uniti avevano nel definirla e nel crearla, per tutto il pianeta. Anche l'arte in questo contesto poteva essere immaginata come serializzata e massificata e Warhol, come autore, ritenne se stesso "una macchina per produrre arte in serie." Arte poteva essere anche la rappresentazione dell'oggetto di consumo più umile, vedasi per esempio la serie di rappresentazioni dei barattoli di minestra pronta Campbell. E i prodotti di consumo erano degni di essere oggetto di arte e di diventare icone a loro volta in quanto erano al centro dei desideri e dei consumi di tutte le persone in un modo "democratico" mai visto prima. L'abitante più povero degli USA beve Coca Cola come il presidente della repubblica o una diva famosa; chiunque dal più ricco al più povero può berla. Tu puoi berla. Eccetera.



Autore della famosa frase "nel futuro ognuno avrà i suoi 15 minuti di celebrità" Warhol sospettava che sarebbe stato rapidamente dimenticato. Non è stato così: è diventato una icona destinata a mantenere la propria importanza a lungo (icona della modernità, dell'anticonformismo, degli anni '60, icona gay quando la cosa era ancora scandalo, eccetera). Con una perversa fortuna è sempre stato graziato dalle critiche anche appropriate che si potevano indirizzare alla sua avidità commerciale e alla sua estrema facilità nel produrre a ripetizione oggetti d'arte che vendeva molto cari, ma ben discutibili. Essendo "specchio dei suoi tempi" è praticamente stato impossibile giudicarlo.

Quanto al suo atteggiamento verso le critiche, era sbrigativo. "Lascia che decidano da soli se gli piace o no la tua arte, tu intanto producine altra."
Intelligente e furbo, bravo a vendersi alle masse, senza dubbio. E non sono queste le armi vincenti dei tempi moderni? Fate un salto alla mostra e giudicate da soli.



1 commento:

Marco Grande Arbitro Giorgio ha detto...

Spero che un giorno vedrò uno sua mostra