giovedì 6 marzo 2014

Ambientazioni fantascientifiche

Lasciamo per un attimo stare i mondi immaginari e concentriamoci su quelli reali (per quanto irraggiungibili allo stato attuale delle cose). Chi legge fantascienza, chi si interessa ai giochi di ruolo, chi scrive probabilmente si pone spesso la domanda su quali errori si possono compiere nel descrivere una ambientazione. Questo articolo su io9 si pone appunto il quesito dal punto di vista scientifico e alla luce di quello che è stato scoperto con le ultime osservazioni di pianeti exrasolari. Il risultato è piuttosto interessante. Secondo l'articolista chi immagina mondi alieni li pensa molto, troppo simili alla terra: la realtà è che i pianeti con qualche possibilità di ospitare la vita potrebbero presentare delle caratteristiche molto bizzarre. Vediamone qualcuna.



Molti pianeti che per temperatura e caratteristiche potrebbero ospitare vita intelligente si trovano a orbitare intorno a stelle nane (nane rosse per la precisione) e hanno una rotazione sincrona attorno ad esse. Qualche spiegazione: le nane rosse, che sembrano essere le stelle del tipo più numeroso, sono astri poco luminosi (e poco visibili) di massa relativamente modesta rispetto al nostro Sole, con una combustione relativamente lenta e che fornisce poca energia. Contrariamente a quello che avviene al nostro Mercurio, che è inospitale alla vita essendo troppo vicino al sole, nel caso delle "fredde" nane rosse i pianeti vicini alla stella possono quindi ospitare la vita. Tuttavia spesso la vicinanza porta tali pianeti ad avere una rotazione sincrona alla stella (come la Luna rispetto alla Terra per intenderci: vediamo sempre la stessa faccia). Questi pianeti che orbitano attorno alle nane rosse offrono qualche possibilità marginale per lo sviluppo della vita, ma solo in una fascia piuttosto ristretta di territorio, che si trovi nel giusto mezzo tra la faccia rovente esposta alla stella e quella ghiacciata che non vede mai la luce. A dire la verità immagino che le condizioni climatiche sarebbero comunque disastrose, portando anche nella fascia "crepuscolare" intermedia alternativamente le condizioni estreme della zona buia e di quella luminosa.

Situazione bizzarra: dei pianeti finora avvistati nessuno sembra offrire grandi opportunità per la civiltà e nessuno è simile alla Terra.


Cambiando argomento: la presenza dell'acqua appare una benedizione per la presenza della vita ma un mondo completamente coperto dall'acqua non permetterebbe (probabilmente?) lo sviluppo tecnologico. Ad esempio non potrebbe mai esserci la metallurgia, ecc.. Altri pianeti comunque potrebbero avere invece poca acqua e considerarla una preziosa rarità. Insomma la Terra ha la fortuna di essere in un giusto mezzo.

Invece, e questo non è una sorpresa, i pianeti con due o tre lune una vicina all'altra (o cone due soli vicinissimi se è per questo) sarebbero instabili e poco credibili. Difficile da presentare come un'ambientazione credibile (anche se nei film e nei libri li abbiamo visti...).

Un'ultima osservazione (e poi invito chi vuole approfondire ulteriormente a recarsi all'articolo in inglese) sulle forme di vita, che devono avere un ecosistema che le sostenga, e sulle forme di vita intelligenti. Un problema che si ripete nella maggioranza dei film e dei libri di fantascienza (e che esiste anche nel fantasy) è la difficoltà di concepire forme di vita intelligenti, con cui ci si possa relazionare in qualche modo, che siano diverse dalla forma umanoide. Possiamo immaginare in astratto molte forme evolute di creature, ma riusciremo a collocare le più strane di esse solo in posizione tale da non relazionarsi troppo da vicino con l'uomo. Ad esempio, possiamo immaginare un grosso cervello gelatinoso che, da dentro un tunnel, comanda delle macchine che cercano di contrastare gli eroi della nostra storia. Ma se devono confrontarsi faccia a faccia con gli umani, dialogarci, ecc... (o se ne prendono il posto in una storia in cui gli umani non ci sono) ecco che i nostri alieni diventano antropomorfi nella maggior parte dei casi. E a mio parere c'è un ottimo motivo (provate a pensarci un po').

Una precisazione finale: i pianeti che sono stati individuati hanno le caratteristiche più diverse, anche se pochi di essi possono ospitare la vita, almeno come la intendiamo noi. Pianeti che siano dello stesso tipo della Terra ancora non se ne sono visti. Ad ogni modo lo studio dei pianeti extrasolari è ancora agli inizi e le conclusioni potrebbero essere affrettate.

(già che ci siamo. un altro studio mostrerebbe come, in base al modello di formazione dei pianeti, le "super-Terre" ovvero i pianeti extrasolari simili alla Terra ma con massa dalle 2 alle 10 volte superiori, potrebbero essere completamente sterili, con un'atmosfera che renderebbe impossibile la vita come la conosciamo noi. La Terra sembra possedere molte caratteristiche del tutto speciali, quindi teniamocela stretta e conserviamola bene...).




24 commenti:

M.T. ha detto...

Articolo interessante.
A parte le varie riflessioni su come creare un'ambientazione credibile per chi vuole scrivere (ot: leggendo il pezzo m'è venuto in mente il ciclo di Deathgate di Weis e Hickman con i suoi vari mondi collegati tra loro per funzionare), sì, la Terra andrebbe tenuta da conto, ma i più non sono così intelligenti da capire che se sparisce la Terra, sparisce anche l'uomo.

Cosa bozzuta ha detto...

tema molto interessante.

lo sforzo di immaginazione da fare per immaginare ambienti e culture alieni penso sia semplicemente troppo grande, e quindi si finisce inevitabilmente per affidarsi in qualche maniera ad analogie che, data l'estensione e la varietà dell'universo, non possono che essere scarsamente probabili.

Bruno ha detto...

In verità scrivere fantascienza spesso vuol dire scrivere dell'uomo e dei suoi problemi o pensieri, e anche quando si cerca di sviluppare uno strano panorama in cui ambientare la scena, non ci si allontana di molto, alla fine.

Scrivere di qualcos'altro, immaginarlo, farlo vivere, dare forma ai suoi pensieri alieni ecc... e allo stesso tempo portarsi dietro il lettore in questo viaggio, è difficilissimo! Campa cavallo!
Ci vorrebbe una dose di LSD in ogni angolo di pagina.

Mirko Sgarbossa ha detto...

Interessante articolo che mi ha dato degli spunti :)Io tempo fa ho letto un articolo che parlava degli alieni umanoidi: spiegava che in realtà è molto più probabile che gli alieni siano abbastanza simili a noi, in quanto la nostra morfologia è il frutto dell'adattamento del corpo all'ambiente, insomma è il miglior corpo possibile per sopravvivere. poiché le condizioni per la vita devono essere necessariamente quelle (acqua, vegetazione ecc ecc), probabilmente in un altro pianeta l'ambiente sarebbe simile e di conseguenza gli alieni non potrebbero che adattarsi fisicamente in modo simile. Anche perché una forma di vita intelligente passa necessariamente per determinate caratteristiche, ad esempio mani prensili per fabbricare ( quest'ultimo è un mio pensiero).

Bruno ha detto...

@ Mirko Sgarbossa: questa è una teoria che va alla grande e finora nulla l'ha smentita: la vita si può sviluppare in certe condizioni che guarda caso sono quelle che esistono da noi, le sue caratteristiche non possono essere molto diverse per ovvia conseguenza, ecc...
E infatti è difficile pensare diversamente. Quelli che parlano di forme vitali basae sull'atomo di silicio... io sono un ignorante ma boh?

Il giorno che trovassimo qualcosa di vivo fuori dall'uscio del nostro pianeta potremmo avere conferme o smentite pazzesche!

Mirko Sgarbossa ha detto...

la teoria degli esseri viventi basati sul silicio ipotizza un'intero universo parallelo basato sul silicio, nel senso che poiché il nostro universo è basato sul carbonio, a un certo punto ci si è chiesti "perchè proprio il carbonio e non un altro componente"? A livello teorico nulla vieterebbe l'esistenza di un universo basato sul silicio. Sono pronto ad essere smentito, ma io ho sempre inteso la teoria del silicio così. Se esistono alieni nel nostro universo, possono essere solo a base di carbonio.

Bruno ha detto...

La teoria delle forme di vita basate sull'atomo di silicio esplora possibilità alternative di biochimica, ma nel nostro stesso universo. Per immaginare che non tutto debba essersi evoluto allo stesso modo. Qui (per gli anglofoni) il link a un articolo che esplora punti favorevoli e sfavorevoli a una simile teoria: http://www.scientificamerican.com/article/could-silicon-be-the-basi/
assieme ad altre domande sul perché la vita nel nostro pianeta debba essere "proprio" fatta così, visto che certi particolari non sembrano motivati da nulla.

Comunque il silicio quando viene a contatto con l'ossigeno si... pietrifica, il che fa pensare che se una vita basata sull'atomo di silicio debba esistere, probabilmente dev'essere anaerobica. Il che non è necessariamente impossibile, visto che sulla terra l'ossigeno è diventato un elemento importante dell'atmosfera molto lentamente e la vita si è dovuta adattare ad esso: salvo ovviamente certe situazioni estreme.

Moriko S ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Moriko S ha detto...

Salve!
Articolo interessante, ci vorrebbe un blog a parte per discutere di questo.
Per esprimere appieno la mia opinione dovrei aprire una parentesi dal retrogusto metafisico, proseguendo su articoli, esperienze di altri e stralci di libri letti in passato, più esperienze pregresse, perciò mi limiterò al tema in questione: non mi pare alieno il concetto di vita su altri mondi, a prescindere da come li si riesca a vedere da qui, nel nostro mondo con strumenti limitati come i nostri.
Non sappiamo praticamente nulla del nostro pianeta, per citare i Nativi Americani, abbiamo Smesso di Ascoltare il Popolo delle Piante, degli Animali e delle Rocce, i quali sono provvisti di anima e mente proprio come noi.

Recenti studi, brevissima parentesi, hanno potuto comprovare il fatto che le piante reagiscono a livello neurologico agli stimoli di chi le tratta bene o male (mi ricorda il pianeta vivo descritto da Asimov, Gaia mi pare. Similmente alla Pandora del recente Avatar) cosa che mi ha fatto cadere le braccia perché basta viverci assieme per rendersene conto: loro gli hanno infilato degli elettrodi in vari punti delle cortecce e delle radici e a seconda degli stimoli, maltrattamenti verbali o determinati tipi di musica (e qui altra parentesi - le vibrazioni provocate dalla musica sono incisive sia sulle piante, sulle rocce, sugli animali e sull'uomo) registravano differenti reazioni.
Comincio a credere che i veri alieni siano questa gente qua...

Comunque, tornando ai Nativi, allontanandoci dalla Terra (come entità fisica e mistica) ci allontaniamo dagli Spiriti (che poi alcuni di loro potevano anche essere gente di altri mondi così visti in passato, non mi sento affatto di escluderlo).

Ora concludo facendo a voi una domanda: da popolo di un pianeta (che sia binario o ternario o di una nana rossa è ininfluente) in grado di spostarsi nello spazio da un sistema all'altro, se vedeste la Terra in questo momento, con tutto ciò che il suo Popolo sta affrontando (crisi di Sistema che si rifiuta di morire nonostante sia finito con annessi problemi), voi in quanto esterni, vi sentireste tranquilli a permettergli di andarsene in giro oltre il loro satellite?
Per usare un metro di paragone più terreno, dareste le chiavi di una ferrari ad un diciottenne neo patentato?

Prima di pensare ad uscire dal giardino di casa per cercare altra gente (che abbia tre occhi, sia di forma gelatinosa, silicia o altro non è importante, forse converrebbe prima fare ordine, ripulire e guarire la nostra bella Gea, e finirla una volta per tutte di massacrarci per ottenere il diritto di perforarla e strapparle via parti del suo corpo - petrolio, gas eccetera - con lo scopo finale sostanzialmente di far contento un Sistema di schiavismo morente.

Siamo nel 2014, oramai non ci sono più scuse: ci sono alternative per vivere bene tutti, nessuno escluso, senza bisogno di perforare, massacrare e battagliare.
Sta a noi volerlo.

Poi, quando sarà il momento, allora saranno i nostri vicini di sistema a farsi vivi.
Magari ci porteranno anche qualche souvenir.
Questa è la mia opinione.

Saluti!

[ntd - ho eliminato il precedente perché la parte finale conteneva degli errori. Riveduto e corretto]

Bruno ha detto...

Io ho paura che un popolo che si evolve, nel nostro pianeta, è necessariamente un popolo che sfrutta senza condizionamenti tutto quello che la natura gli offre. E invade le terre degli altri popoli, così alla fine quelli che sopravvivono pensano tutti allo stesso modo, gli altri marciscono nelle riserve, se gli va bene. E forse il progresso (ammesso che sia una buona cosa) lo vuole. I nativi americani ascoltavano le piante e gli animali o le rocce, ma sarebbero riusciti a mandare un satellite nello spazio?

Poi ovviamente se non troveremo la via di uno sviluppo sostenibile, tutto sarà stato inutile. Ci ammazzeremo da soli.

Ma un eventuale popolo extraterrestre potrebbe pensare in un modo diverso? Chi lo sa, fino a che non lo incontriamo possiamo pensare tutto quello che vogliamo. Forse è per questo che immaginiamo extraterrestri dotati di una saggezza che a noi manca.

Immaginiamo perfino che ci mettano in quarantena perché siamo troppo distruttivi (come in quel famoso film...). E potrebbe avere un senso.

Io però non credo agli alieni saggi, meravigliosi e intelligenti, o comunque è un filone che mi interessa poco.

Se li incontrassimo, potremmo scoprire che gli alieni hanno gli stessi appetiti nostri, il che è inquietante. Non mi preoccupo per eventuali avidità sulle materie prime (se un popolo può viaggiare nello spazio senza restrizioni, trova tutto quello che vuole, non ha bisogno di chiedere a noi), ma penso che un pianeta dove vivere potrebbe fare dannatamente comodo.

Tornando a noi e a come ci conosciamo, se potessimo viaggiare (a una velocità maggiore della luce, altrimenti è inutile) e incontrassimo un posto meraviglioso, un pianeta perfettamente compatibile alle nostre necessità, abitato da simpatici scimmioni intelligenti e pacifici che ci offrono il benvenuto, cosa faremmo? Io penso che la storia si ripeterebbe. Li chiuderemmo in un deserto e poi magari piangeremmo lacrime di coccodrillo per come li abbiamo trattati.

Questi alcuni pensieri a ruota libera, in risposta al post di Moriko.

Moriko S ha detto...

I Nativi seguono un sentiero più spirituale (per usare un eufemismo riduttivo) che tecnologico.
Tuttavia, si, sono convinta che alla fine ci sarebbero arrivati anche loro, magari fra duecento anni.

La cosa interessante è che il desiderio di espansione proviene dalle culture che hanno messo nel cassetto la loro parte animica, preferendole quella razionale egoica.
Chi segue un cammino spirituale nel quotidiano e ha imparato a re integrarlo nonostante sin da piccoli ci venga insegnato a metterlo da parte, non si pone problemi nè storce il naso all'idea che la nostra galassia sia abitata da altra gente.

Se fossi costretta ad abbandonare casa mia in cerca di un posto dove vivere e scoprissi che c'è altra gente che ci abita, e che mi accoglie calorosamente, per rispetto insegnatomi dalla mia famiglia e da ciò che sento interiormente, non mi verrebbe nemmeno in mente di prenderli e sfrattarli da casa loro.

E probabilmente proprio in virtù di questo pensiero, insieme a molti altri, non sono mai riuscita ad integrarmi nel Sistema morente, sicché l'idea di aver vissuto altrove in una vita precedente ha cominciato a sfiorarmi, così ho approfondito il mio lato spirituale, riprendendo contatto con qualcosa che avevo perso.

Probabilmente è per questo che molta gente immagina alieni esterni come guardiani protettori e saggi, perché dentro di sé sanno che questo non è un buon modo di vivere.

E già questo, è un miracolo.

La consapevolezza è il primo passo verso l'inizio del proprio cammino.

Saluti.

M.T. ha detto...

Riguardo gli extraterrestri mi vengono in mente racconti di Dick: alcuni divertenti, altri più spietati.

Bruno ha detto...

@ Moriko S: rispetto il punto di vista ma questi alieni che immagini mi sembrano una proiezione di desideri umani o di necessità umane (qualcosa che ci salvi da noi stessi, diciamo) e non una riflessione su quello che davvero potremmo un giorno incontrare, portatore dei propri istinti e magari della propria cattiveria. Fermo restando che si tratta di un campo dove non sappiamo niente e quindi possiamo immaginare tutto.

Bruno ha detto...

@ M.T. per esempio?

Moriko S ha detto...

M T. @ Ottimo esempio.
Non so quanto sia attendibile quanto ho letto sulla sua biografia, ma pare abbia vissuto un'esperienza spirituale tale da sconvolgerlo e ispirarlo per alcuni dei suoi lavori.

Gene Roddenberry, Dick, J. Michael Straczynski, scrittori e sceneggiatori di fantascienza, figli di una società oberata dal consumismo sfrenato, che per vie uniche ad ognuno di loro, si sono portati a ricercare un legame con la propria spiritualità e hanno offerto quello che avevano al mondo da dare (la dedica di J. Michael Straczynski nella puntata 22 della 4° serie è stata emblematica: dedicato a chi aveva predetto il fallimento di Babylon 5. La fede conduce lontano).
In questa serie ad esempio le razze aliene sono molto più varie che rispetto a Star Trek e forse più simili a come le intende lei, Bruno: basti pensare ai Vorlon e le "Ombre", agli Antichi, razze di mastodonti che abitano la galassia talmente antichi da non considerarci più di insetti; gli insettoidi, poi ci sono quelli che si nutrono di carogne morte, di cui ora mi sfugge il nome che non hanno un aspetto propriamente antropomorfo... Ecco, forse in Babylon 5 potete trovare ciò che intendevo esprimere qui a parole.
Ad esempio, in quell'ambientazione, l'uomo così com'è ora si è avventurato nello spazio, ha colonizzato, preso e conquistato sfruttando risorse, poi ha incontrato i Mimbari, con i quali è sfociata una guerra sanguinosa durata anni, scoppiata per un fraintendimento di forma: gli umani hanno interpretato l'atteggiamento degli alieni in modo ostile e li hanno attaccati per primi, ferendo e uccidendo il loro leader spirituale.
E qui si potrebbe dire molto altro.
A tale proposito, consiglio per chi non conoscesse questa serie televisiva, di approfondirne la conoscenza.

Saluti, e grazie per lo scambio di idee, è stato interessante!

M.T. ha detto...

@Bruno: mi sono venuti in mente due racconti: Bacco, tabacco e...Fnools e Colonia.

Bruno ha detto...

@ M.T. : gli Fnools sono divertenti!

@ Moriko: sì lo scambio è stato interessante.

M.T. ha detto...

Già :)

Mirko Sgarbossa ha detto...

l'incontro con un'altra civiltà porterebbe ad una conseguenza sicura: la fine delle guerre fratricide. Sono infatti intimamente convinto che gli uomini si combattano fra loro perché non hanno un nemico naturale, una minaccia comune.
I nativi non ci sarebbero arrivati neanche fra 300 anni a costruire un satellite e questo in virtù della loro collocazione geografica: vi siete mai chiesti perché gli europei sono stati il popolo conquistatore, guerrafondaio e inventivo per eccellenza? semplice, perché l'europa era inospitale, enormi superfici boscose di legno duro (la foresta nera ne è un rimasuglio)che impedivano l'agricoltura e hanno incentivato la costruzione di utensili (oltre che entrare nell'immaginario del folklore, guarda caso il posto magico nelle fiabe è sempre un bosco) a ciò si aggiunga una popolazione cospicua in relativamente poco spazio (l'europa è in fin dei conti una piccola penisola). Guardiamo ora al nord america: pochissimi nativi americani in un ambiente fertile e sterminato, ti credo che sono rimasti "primitivi" e che fossero pacifici: erano in pochi e bastava battere le mani perché cascasse una mela dall'albero! E ti credo non fossero dei grandi esploratori, avevano tutto quello di cui avevano bisogno. in definitiva gli europei sono stati temprati, nel bene e nel male, dall'ambiente duro. i primitivi no.

Mirko Sgarbossa ha detto...

Nativi americani non primitivi ho sbagliato :)

Bruno ha detto...

@ Mirko Sgarbossa: per quanto riguarda la sensazione di un nemico comune sono d'accordo. Molte delle nostre inconciliabili differenze verrebbero subito dimenticate se dovessimo fronteggiare qualche mostro tentacoluto che vuole digerirci vivi tutti quanti coi suoi tre stomaci. Due particolarità che la storia ci insegna, però: uno, il mostro troverebbe sempre qualche rinnegato disposto a dargli una mano, e due, una volta sconfitta la minaccia tutta la fratellanza fra gli umani andrebbe a farsi benedire.

Per quanto riguarda gli antichi abitanti delle americhe, si tratta di un campionario di popoli troppo ampio per generalizzare. C'erano fra loro anche dei fetentissimi bastardi. E questo vale anche per i popoli del pacifico. Tuttavia le fregature che l'indigeno si è beccato dall' "uomo bianco" restano un ricordo imbarazzante.

Mirko Sgarbossa ha detto...

Infatti io mi sono concentrato sull'ambiente nord americano. Il sud america e il centro sono tutta una altra storia. Infatti in quelle terre si sono creati imperi "plurinazionali" (gli aztechi per esempio, esigua minoranza che dominava molte tribù diverse). E infatti in centro america e nel sud l'ambiente non era idilliaco come nel nord. Intendo dire che una terra fertile poco abitata incentiva alla cooperazione o quanto meno alla indifferenza reciproca (se ce né per tutti perché combattere?). Inoltre disincentiva il progresso tecnologico cumulativo in quanto non se ne sente il bisogno. le invenzioni e la loro diffusione nascono sempre da un bisogno. In merito a questo ti consiglio "la ricchezza e la povertà delle nazioni" di Landes, libro illuminante dal punto di vista geopolitico, economico e sociologico (datato un pochino, ma fino agli anni 90 ancora impeccabile).

Bruno ha detto...

@ Mirko Sgarbossa: Il libro l'ho letto... comunque anche gli "indiani" del nord commetevano i loro peccatucci, divertendosi a torturare a morte i loro prigionieri.

Mirko Sgarbossa ha detto...

Ah su questo non ce dubbio, non erano dei santi. Sicuramente peró non avevano la tempra degli europei né il bisogno di espandersi e di progredire tecnologicamente :)