venerdì 28 marzo 2014

Storie di dolore, storie strappalacrime

Divento pensieroso quando incontro un libro (o film, spettacolo, ecc...) il cui argomento principale è il dolore.
Generalmente la mia reazione è di non volerne sapere. Poi mi chiedo se non parteggio troppo per lo spettacolo superficiale, se tendo a evitare le tematiche relative alla vita vera, questo tipo di domande menose che non riesco a non farmi. Penso di no, di non essere così, ma di fatto faccio fatica a sopportare alcuni film (Non Lasciarmi e Million Dollar Baby per esempio) quando le parti focalizzate sulla tristezza e sulla sofferenza diventano parti molto vaste, molto grandi della narrazione.

Quando scrivo curiosamente mi capita il contrario... ma fino a un certo punto. Non mi piace una visione stereotipata delle cose e questo vale particolarmente per il dolore, ad esempio odio quelle scene dove il personaggio, colpito a morte durante un conflitto, dice le sue ultime parole famose e poi convenientemente muore subito dopo perché la storia del protagonista possa proseguire. Quando scrivo talvolta mi soffermo, lascio che un malato o un moribondo prendano un po' di spazio con le loro esigenze o le loro sofferenze, e per un po' rubino la scena.

Ma credo che le parti di sofferenza, malattia, morte debbano essere solo una parte della storia. Mi dà un certo fastidio quando diventano "LA" storia. Mi sembra come se l'autore voglia portarmi in territori sgradevoli che del resto conosco già, come se avesse da dimostrarmi che ha sofferto più di me o ne sa più di me. Allora mi viene da rispondergli: non ne ho bisogno grazie, non perché sono troppo delicato, ma perché è troppo limiato raccontare la storia di qualcuno che si ammala (o ha un incidente ecc...), soffre e muore. Troppo fine a se stessa. Ho già abbastanza problemi su cui spandere le mie lacrime, grazie.
Sbaglio? Ho ragione?

20 commenti:

M.T. ha detto...

Dipende dallo stato d'animo in cui ci si trova al momento.

Moriko S ha detto...

I Greci vedevano nelle rappresentazioni delle tragedie un modo per raggiungere uno stato di pathos tale da liberarli dalle angosce dei loro problemi.

Tuttavia, noi non siamo loro e certamente le storie drammatiche di cui si parla oggi nascono da individui che non hanno nulla a che vedere con loro.

Oramai il dolore ce lo propinano e ce lo inculcano tramite i media e l'editoria in modi talmente disparati così intensamente da arrivare ad esserne quasi nauseati.

Come è stato già detto da M.T., la sua inclinazione d'animo fa molto quando si tratta di ascoltare storie drammatiche.

Posso solo parlare per esperienza personale: ho letto di molte storie, non solo in libri ma anche in manga e anime, che definire drammatiche è un eufemismo, eppure in esse vi ho trovato tanta forza e speranza di fondo.
Mi riferisco, nello specifico, alla saga di Hokuto no Ken ed il passato biografico dei protagonisti principali.
Ogni puntata era drammatica e cupa, eppure nonostante ci abbia pianto in molti punti, arrivata alla fine della prima serie ero contenta di averlo visto.
Non è una storia che seguo sempre, và a periodi durante l'arco dell'anno, in cui sento di aver bisogno di affrontare argomenti delicati e dolorosi e questa saga mi permette di farlo, perché ho bisogno di affrontare temi importanti come quelli del rispetto per il prossimo, la guerra, il sacrificio, il senso della vita, ma ve ne sono altri.

Dipende come si sente, se in questo momento ha bisogno di seguire storie che affrontino le esperienze con un approccio più canzonatorio e vivace, mi viene in mente la saga di Fairy Tail (sempre in ambito di Anime), in cui temi sopracitati sono affrontati in modo completamente differente: vivacità, voglia di vivere, menefreghismo del sistema, amicizia, affetto, voglia di malmenare i cattivi e punirli per le malefatte commesse e via dicendo.

Lei cosa sente ora?

In base alla sua risposta, decida il suo cammino.

Saluti

Bruno ha detto...

@ M.T. mi hai spiazzato. L'atteggiamento mentale che ho verso questo tipo di storie non cambia mai, devo dire. Non ho un momento in cui mi va più del solito una storia imperniata sulla sofferenza (forse ho dei momenti in cui mi va solo una storia diverente...). E quello che cercavo era in effetti un atteggiamento "ragionato" da adottare (anche se questo termine è eccessivamente precisino per l'argomento di cui trattiamo).

Bruno ha detto...

@ Moriko S. alcune tragedie greche erano in effetti piuttosto tristi dall'inizio alla fine (Edipo Re...) e per definizione il finale è negativo, però vi è generalmente molto altro, la storia, una trama che spazia a volte su vari argomenti, una morale da trarre... Diciamo che gli ingredienti devono essere ben dosati, altrimenti difficilmente sopporto.

Bruno ha detto...

@ Moriko: comunicazione di servizio. Nel blog http://fragliacerilungoilfiume.blogspot.it non riesco a inserire commenti. Quando compare il capcha da risolvere, è tagliato a metà e la parte in cui scrivere la risposta è invisibile...

M.T. ha detto...

Il momento per me conta. Hai citato Million dollar baby: mi è piaciuto molto, lo reputo un ottimo film, ma per esempio in questo periodo non lo vedrei volentieri; in altri momenti l'ho rivisto più di una volta.

Hokuto è un esempio di drammaticità: certo che scoprire che tanto o poco i vari personaggi erano imparentati tra loro alle volte faceva un po' ridere, sembrava di essere davanti a una tragedia familiare. Certo è che ci sono stati personaggi veramente ben fatti: Toki, Rey e l'eccezionale Juza delle Nuvole (che in quanto a sfortuna non aveva quasi rivali).

Quanto a drammaticità e cupezza, Berserk supera Ken, anche se ci sono momenti di alleggerimento, specialmente negli ultimi tempi (i piccoli elfi ormai appaiono come semplici macchiette comiche).

Moriko S ha detto...

Grazie infinite per la notifica: cercherò di risolvere la cosa quanto prima.

Provvederò ad informarla non appena sarò riuscita a venirne a capo.

Moriko S ha detto...

Salve! La invito a riprovare a lasciare un messaggio sul mio blog.

Moriko S ha detto...

@M.T. I legami di parentela fra le famiglie di Hokuto e Nanto, due scuole di Kempo legate da un vincolo di alleanza plurisecolare, erano di trama: le scuole di arti marziali che tramandavano il Kempo assassino trasmettevano la successione in linea diretta da padre in figlio.
Ryuken scelse di prendere con sè Raoh (e suo fratello Toki di conseguenza) e Jagger (grave errore, ammise in seguito) affinché fossero di supporto a Ken, il quale era per linea di successione l'erede legittimo, se poi si fosse rivelato adatto a livello preparazione lo sarebbe divenuto al momento opportuno (e così è andata, soprattutto per via della malattia di Toki e la guerra nucleare).
Discorso analogo dicasi per Yulia, la quale era la legittima erede di Nanto (ben 108 discipline da tramandare) e se non ci fosse stata la guerra, tutti i protagonisti si sarebbero prima o poi sposati e avrebbero avuto eredi ai quali tramandare il sapere del Kempo che padroneggiavano.
Purtroppo l'anime originale fu tradotto negli anni '80 con dialoghi che in parte si discostavano dai concetti espressi nella versione giapponese e per poter assimilare bene questi concetti l'ho rivisto recentemente in lingua madre, con sottotitoli italiani di recente stesura.
Decisamente meglio, considerato che è assai arduo riuscire a trasportare nella nostra lingua (e comprensione occidentale) concetti dalla lingua e modo di pensare giapponese.

Questo è quello che sono riuscita a cogliere nella storia circa i legami e le sottotrame che saltavano fuori man mano nella serie.

M.T. ha detto...

Avendo visto la serie anime anni '80, molte delle sfumature dell'originale le ho perse.

Mirko Sgarbossa ha detto...

All` ottima descrizione di Moriko aggiungo dei dettagli : Raoh e Toki erano fratelli di sangue, Ken era un loro cugino di un ramo cadetto, ramo che interviene qualora il principale non abbia eredi ( chiamato hokuto gemmi, anticamente scuola liu di hokuto). Sinceramente non ricordo se i primi due fossero anch essi del ramo cadetto, ma presumo di si visto che Ryuken non aveva figli. Di Nanto ho sempre apprezzato lo stile della fenice di Sauzer e lo stesso personaggio :) Berserk é un capolavoro, sta deviando verso il fantasy, ma era un cambiamento fisiologico.

Il dolore é da sempre una tematica della narrazione, ma anchio penso debba essere solo una delle componenti..piú o meno preponderante ovviamente :)

M.T. ha detto...

Dai ricordi che ho (l'anime di Ken l'ho visto ai tempi dell'adolescenza), Raul e Toki erano fratelli di Kaio, personaggio che compare nella seconda parte della serie: la scuola d'appartenenza, la Gemini appunto, doveva essere quella cadetta, perché se non erro la guida spettava a Hyo, fratello di Ken, appartenente alla Divina Scuola di Hokuto, anche se ha avuto poi gli insegnamenti dell'Arcana Arte di Hokuto.


Berserk fino alla fine dei capitoli Lost Children è un capolavoro assoluto, poi cala, rimanendo però un ottimo manga.

Bruno ha detto...

Mi scuso per essere scomparso, ma sono vittima di una delle più vergognose aziende italiane, Fastweb, che mi lascia senza connessione internet

Moriko S ha detto...

@Bruno S'immagini!
Qui stiamo dissertando delle trame di una serie che ha caratterizzato l'adolescenza di molti, a quanto leggo.

Bruno ha detto...

Grazie al cielo la connessione è tornata. Sulla conversazione riguardo agli anime poco posso dire comunque, per mancate letture in merito.
@ Moriko: non so se è il mio monitor o il blog, comunque non c'è nemmeno adesso lo spazio per rispondere al capcha.

Mirko Sgarbossa ha detto...

@Bruno se hai tempo e voglia recuperati Berserk, un fumetto coi fiocchi :)

Bruno ha detto...

@ Mirko: eh, sono anni che me lo dicono ma è anche una questione di tempo...

Mirko Sgarbossa ha detto...

Molti dicono sia scaduto da quando è virato più nel fantasy, ma sono sciocchezze..merita ancora tantissimo, l'unico problema sono i tempi biblici di pubblicazione.Comunque una cosa OT: ho comprato il prontuario dello scrittore, @bruno ti ringrazio molto per il consiglio, è un manuale fatto molto bene..la mia scrittura ne ha giovato immediatamente :)

Moriko S ha detto...

Salve! Volevo domandarle che browser utilizza, ho provato a commentare da anonimo su tablet e non mi ha chiesto alcun chapta, solo scegliere con che account firmarmi.
Insisto perché se ha problemi lei, probabilmente anche altri.
Grazie ancora per la disponibilità

Bruno ha detto...

Uhm... io uso Firefox e un video da 20 pollici con risoluzione 1900x 1200