The Perfection, da poco disponibile su Netflix, fa parte di quelle offerte strane e sopra le righe che ci vengono offerte dal colosso dello streaming online, per quanto la casa produttrice sia all'origine un'altra (Miramax). È un film horror con la sua buona quota di splatter, ma è anche una storia d'intrigo in cui lo spettatore viene continuamente colto di sorpresa dalle trovate dello sceneggiatore, azzeccate o meno che siano, e offre allo spettatore un'atmosfera molto particolare, carica di follia e di minaccia, di situazioni strane, di violenza.
Credo che Richard Shepard, essendo il regista e uno degli sceneggiatori, sia nel bene e nel male il responsabile delle stravaganze della pellicola, ben supportato da diversi validi attori. Una sola citazione da parte mia: Allison Williams, nei panni della protagonista Charlotte, capace di dare una interpretazione ambigua, di insinuare nello spettatore la sensazione che le cose non stiano come sembra. Ed è, ovviamente, così: in quanto la storia viene in un paio di occasioni "riavvolta" e ripetuta per farci vedere quello che veramente è successo, e non mancano i flashback per spiegare o anticipare i colpi di scena. Come ho scritto sopra, si esagera, la logica viene stiracchiata un po' troppo, ma complimenti per la quantità di idee storte e trovate ribalde che sono riusciti a infilare in un solo film, che sembra del resto muoversi fra generi diversi e non risparmia colpi per quanto riguarda sangue, orrore e schifo.
venerdì 31 maggio 2019
sabato 25 maggio 2019
Astenuti o non astenuti
Lo spunto me lo dà, come tante altre volte, un articolo che ho trovato in rete. Cosa pensa dal punto di vista psicologico, non politico, chi decide di non andare a votare? Come al solito quando si parla di questo argomento saltano fuori gli attacchi più disparati, come: se non vai a votare dopo non hai diritto di protestare per come vanno le cose (ridicolo), c'è gente che ha dato la vita per il tuo diritto di voto (ma anche non andarci è un diritto, o no?), chi non va a votare è stupido perché preferisce il calcio (o la spiaggia), e via dicendo.
Vediamo se stavolta c'è qualcosa di più sostanzioso, partendo dall'affermazione del presidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia: gli astenuti ritengono che la politica non li riguardi e, soprattutto, che non abbia effetto sulle loro vite concrete. Questo ovviamente per un certo numero di persone sarà anche vero, ma in moltissimi casi non lo è, altrimenti non si spiegherebbe perché, in certe elezioni, vada a votare una percentuale molto bassa degli elettori, e in altre una percentuale più alta. Se nel 2006 andava a votare l'81,2% degli aventi diritto e nel 2013 il 75,2% (dati di Wikipedia), con un ulteriore calo di circa due punti e mezzo nel 2018, la spiegazione deve essere diversa, non credo che ci sia stato un grande ricambio generazionale, o mutamento di visione del mondo di tale portata, nel giro di così pochi anni.
Vediamo se stavolta c'è qualcosa di più sostanzioso, partendo dall'affermazione del presidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia: gli astenuti ritengono che la politica non li riguardi e, soprattutto, che non abbia effetto sulle loro vite concrete. Questo ovviamente per un certo numero di persone sarà anche vero, ma in moltissimi casi non lo è, altrimenti non si spiegherebbe perché, in certe elezioni, vada a votare una percentuale molto bassa degli elettori, e in altre una percentuale più alta. Se nel 2006 andava a votare l'81,2% degli aventi diritto e nel 2013 il 75,2% (dati di Wikipedia), con un ulteriore calo di circa due punti e mezzo nel 2018, la spiegazione deve essere diversa, non credo che ci sia stato un grande ricambio generazionale, o mutamento di visione del mondo di tale portata, nel giro di così pochi anni.
giovedì 23 maggio 2019
Magia e narrativa - terza parte
Riprendendo il discorso da dove lo avevamo lasciato: cosa dice la terza legge di Sanderson sulla magia? Una cosa importante, ma in verità riferibile anche ad altri aspetti di una buona ambientazione. E in parte sono cose di cui abbiamo già parlato qui. La legge dice prima di aggiungere qualcosa di nuovo espandi quello che hai. Se volete leggervela in inglese andate qui. Innanzitutto, è un invito per chi ha creato un mondo ricco e complesso a non seppellire il lettore riempiendo la propria narrazione con l'esposizione di questo bellissimo mondo. Il "worldbuilding" è necessario per una storia di argomento fantastico, ma una storia non ha bisogno di essere incentrata sul worldbuilding, salvo rare eccezioni.
Se si esagera si rischia di annoiare chi legge, e il risultato narrativo migliore non si ha raccontando "tanta roba," ma raccontando bene. In secondo luogo, e qui ci ricolleghiamo a ciò che abbiamo visto prima, chi scrive deve rendersi conto delle implicazioni del magico che ha creato, e analizzarne le conseguenze. Questo arricchisce l'ambientazione molto più che infilarvi a forza nuovi personaggi, nuove meraviglie, incantesimi e via dicendo.
mercoledì 15 maggio 2019
Hellboy (2004)
Di Hellboy, film del 2004 diretto da Guillermo del Toro, è appena uscito un remake. Io sono rimasto un po' indietro e mi sono limitato a vedere il primo (su due) film diretti dal regista messicano sul cornuto diavoletto dei fumetti. Ne parlerò con qualche anticipazione, che spero non dia fastidio visto che il film ormai è in giro da 15 anni.
Guillermo del Toro è uno dei miei registi preferiti ma Hellboy uscì prima della pellicola che gli diede la maggior notorietà (Il Labirinto del Fauno) e pertanto, digiuno dell'argomento trattato (ovvero il fumetto della Dark Horse che diede vita al personaggio) non ho recuperato all'epoca questo film, né ovviamente il seguito. Scopro che la carne al fuoco non manca, parlando di questo protagonista. Hellboy è un personaggio complicato: un demone, ma votato al bene per scelta, e grazie alla guida di un tutore che lo ha allevato, Bruttenholm. Potrebbe essere un personaggio tragico ma la sua indole spaccona e baldanzosa, nel film, rovina un po' questo aspetto, non ce lo vedo molto a fare l'eroe tormentato, piuttosto ama fumare sigari, tenere le corna della lunghezza giusta limandole con la fresatrice, e scatenarsi in una buona scazzottata quando c'è la possibilità.
Guillermo del Toro è uno dei miei registi preferiti ma Hellboy uscì prima della pellicola che gli diede la maggior notorietà (Il Labirinto del Fauno) e pertanto, digiuno dell'argomento trattato (ovvero il fumetto della Dark Horse che diede vita al personaggio) non ho recuperato all'epoca questo film, né ovviamente il seguito. Scopro che la carne al fuoco non manca, parlando di questo protagonista. Hellboy è un personaggio complicato: un demone, ma votato al bene per scelta, e grazie alla guida di un tutore che lo ha allevato, Bruttenholm. Potrebbe essere un personaggio tragico ma la sua indole spaccona e baldanzosa, nel film, rovina un po' questo aspetto, non ce lo vedo molto a fare l'eroe tormentato, piuttosto ama fumare sigari, tenere le corna della lunghezza giusta limandole con la fresatrice, e scatenarsi in una buona scazzottata quando c'è la possibilità.
sabato 11 maggio 2019
Il film su Tolkien ci presenta un grosso punto di domanda
Premesso che non sono uno dei più accalorati seguaci di J.R.R. Tolkien, sono molto interessato al suo lavoro e ho apprezzato la lettura dei suoi libri (ho letto Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, Albero e Foglia, le sue Lettere e il Silmarillion, chissà che non riesca a trovare il tempo per qualcos'altro ancora). Fremo quindi dalla curiosità per il film che racconta della sua vita, in quanto la biografia è ovviamente importante per comprendere l'autore. A quanto pare il film esce proprio in questi giorni, negli Stati Uniti, ma, sfortuna vuole, noi potremo vederlo solo a settembre. A quanto pare il film espone le esperienze di vita dell'autore come base fondamentale degli eventi che racconta (questo lo sostengono anche alcuni saggisti). Però la pellicola prodotta dalla Fox, a quanto pare, lascia completamente al di fuori della storia il fatto che Tolkien fosse cattolico e l'influenza che la fede religiosa ebbe su di lui.
Ci tengo a precisare che non sono precisamente un gran credente e che è ben possibile che mi aspettino le fiamme dell'inferno, quindi non sto gridando al sacrilegio. O meglio, forse c'è proprio da farlo, invece, ma per un altro motivo: perché se vuoi capire questo autore non puoi prescindere dal fatto che fosse cattolico.
A quanto afferma questo articolo, non si parla della fede cristiana di Tolkien salvo per menzionare l'influenza del suo tutore (peraltro inevitabilmente, visto che ostacolò il rapporto di Tolkien con la futura moglie).
Posso ben credere che la famiglia di Tolkien si sia distanziata da questo film. Peraltro, spero comunque di vederlo al più presto possibile e farmene una opinione per conto mio.
Ci tengo a precisare che non sono precisamente un gran credente e che è ben possibile che mi aspettino le fiamme dell'inferno, quindi non sto gridando al sacrilegio. O meglio, forse c'è proprio da farlo, invece, ma per un altro motivo: perché se vuoi capire questo autore non puoi prescindere dal fatto che fosse cattolico.
A quanto afferma questo articolo, non si parla della fede cristiana di Tolkien salvo per menzionare l'influenza del suo tutore (peraltro inevitabilmente, visto che ostacolò il rapporto di Tolkien con la futura moglie).
Posso ben credere che la famiglia di Tolkien si sia distanziata da questo film. Peraltro, spero comunque di vederlo al più presto possibile e farmene una opinione per conto mio.
martedì 7 maggio 2019
Magia e narrativa - seconda parte
[Questo è il seguito dell'articolo su magia e narrativa iniziato lo scorso 18 aprile.]
Se i limiti ai poteri sono indispensabili per creare un'ambientazione equilibrata dove il magico non sia troppo importante, o quanto meno non più importante di quanto volete voi, questi limiti non devono necessariamente riferirsi soltanto alla difficoltà per un personaggio in quell'ambientazione di ottenere le conoscenze o "l'investitura" necessaria, ma anche alla sua capacità di usarli. Gli esempi abbondano: l'utilizzo della magia fa stancare, fa perdere ricordi, potrebbe addirittura uccidere, mette in contatto con esseri malvagi che desiderano qualcosa in cambio... Esistono moltissimi esempi.
Se i limiti ai poteri sono indispensabili per creare un'ambientazione equilibrata dove il magico non sia troppo importante, o quanto meno non più importante di quanto volete voi, questi limiti non devono necessariamente riferirsi soltanto alla difficoltà per un personaggio in quell'ambientazione di ottenere le conoscenze o "l'investitura" necessaria, ma anche alla sua capacità di usarli. Gli esempi abbondano: l'utilizzo della magia fa stancare, fa perdere ricordi, potrebbe addirittura uccidere, mette in contatto con esseri malvagi che desiderano qualcosa in cambio... Esistono moltissimi esempi.
mercoledì 1 maggio 2019
Solo - A Star Wars Story
So che non è andato affatto bene al botteghino e non me ne meraviglio. Parlo di Solo - A Star Wars Story, il film che, al di fuori dalla linea narrativa di Guerre Stellari, doveva mostrarci il giovane Han Solo, il personaggio cult di Harrison Ford. A mio modesto parere un'operazione del genere poteva evitare il disastro solo per miracolo, perché qualsiasi cosa si cerchi di fare e qualsiasi attore si scelga (nel caso, il ruolo è toccato ad Alden Ehrenreich, già visto in Ave, Cesare!), è praticamente impossibile convincere il pubblico. Per parlare di un altro caso, la ripartenza di Star Trek con nuovi attori forse ha incontrato un flop ma non sarà mai il successo degli originali, insomma sono operazioni molto molto difficili.
domenica 28 aprile 2019
Avengers Endgame, questa non è una recensione
Premesso che lo vedrò, ma non al cinema, è stata una sofferenza sentire rimbombare e rimbalzare dovunque l'aspettativa, i meme su internet, il trionfalismo per l'ennesimo fumettone Marvel e il suo successo. Non voglio fare il raffinato criticone, ma sebbene non neghi la spettacolarità della serie, questa ultima puntata (ma è l'ultima? boh...) dell'universo condiviso Marvel avrà probabilmente anche i difetti delle puntate precedenti, e quindi bah... Comunque non ho sperato che facesse flop, perché sapevo che non sarebbe successo.
Alcune critiche del buon Synergo al precedente film (con qualche aspetto positivo comunque): https://www.youtube.com/watch?v=JzNpjM6kALg
Le linko qui perché somigliano molto alla mia opinione, del resto le avevo già linkate quando ho parlato di Infinity War. E per favore, credetemi su una cosa: se ci sono cose della trama che mi fanno cadere le braccia, tipo Thanos che in una scena ha poteri immensi e in un'altra ci mette un quarto d'ora a togliersi di torno a cazzotti uno che rispetto a lui è un povero fesso, non mi sto inventando un disagio per fare il critico snob o fregnacce del genere. A volte le magagne nella sceneggiatura di un film le vedo, a volte sono distratto e non le vedo, ma se me ne accorgo mi rovinano VERAMENTE l'esperienza dello spettacolo. Non sto lì a cercare il difetto con il lanternino per poi venire a dire che il film è una chiavica, o simile.
Comunque ecco qui una recensione scritta da un appassionato che il film lo ha appena visto.
Buon divertimento. Fra qualche mese, spero, vedrò il film e dirò anche la mia.
Alcune critiche del buon Synergo al precedente film (con qualche aspetto positivo comunque): https://www.youtube.com/watch?v=JzNpjM6kALg
Le linko qui perché somigliano molto alla mia opinione, del resto le avevo già linkate quando ho parlato di Infinity War. E per favore, credetemi su una cosa: se ci sono cose della trama che mi fanno cadere le braccia, tipo Thanos che in una scena ha poteri immensi e in un'altra ci mette un quarto d'ora a togliersi di torno a cazzotti uno che rispetto a lui è un povero fesso, non mi sto inventando un disagio per fare il critico snob o fregnacce del genere. A volte le magagne nella sceneggiatura di un film le vedo, a volte sono distratto e non le vedo, ma se me ne accorgo mi rovinano VERAMENTE l'esperienza dello spettacolo. Non sto lì a cercare il difetto con il lanternino per poi venire a dire che il film è una chiavica, o simile.
Comunque ecco qui una recensione scritta da un appassionato che il film lo ha appena visto.
Buon divertimento. Fra qualche mese, spero, vedrò il film e dirò anche la mia.
Averne, di leader così....
martedì 23 aprile 2019
Da Stalin a Scamarcio
No, non si tratta di un'orripilante ucronia, ma di una breve doppia recensione (che conterrà qualche moderato spoiler). I film in questione sono Morto uno Stalin se ne fa un Altro (The Death of Stalin), del 2017, e Lo Spietato, disponibile su Netflix da alcuni giorni. Il secondo, Lo spietato, è l'ennesimo film sulla scia dei vari Romanzo Criminale, Vallanzasca - gli Angeli del Male, Suburra, Gomorra eccetera. Dei due è il film più semplice da descrivere, in quanto non c'è praticamente niente da dire.
giovedì 18 aprile 2019
Magia e narrativa - prima parte
Quando si scrive su argomenti fantastici e mondi immaginari quasi certamente prima o poi si affronta un argomento che offre in teoria la più completa libertà, mentre al contrario è da affrontare con un'estrema attenzione per non danneggiare, anziché arricchire, la propria narrazione. Parlo della magia e del sovrannaturale in generale, campo dove ci si può sbizzarrire a piacere (perché si inventano cose che non esistono) ma occorre farlo con attenzione alle conseguenze su ambientazione, personaggi e storia.
Spero che l'argomento su come "farlo bene" stia a cuore ai lettori, anche se non mancano esempi (sullo schermo e nei libri) dove il successo commerciale è indipendente dalla cura che dovrebbe essere d'obbligo verso questi aspetti.
Spero che l'argomento su come "farlo bene" stia a cuore ai lettori, anche se non mancano esempi (sullo schermo e nei libri) dove il successo commerciale è indipendente dalla cura che dovrebbe essere d'obbligo verso questi aspetti.
martedì 16 aprile 2019
È scomparso Gene Wolfe
Ieri, è stata una pessima giornata non solo per l'incendio della cattedrale di Notre Dame, ma anche perché è arrivata la notizia della scomparsa di Gene Wolfe (7-5-1931/14-4-2019), uno degli scrittori di fantascienza e fantasy che amo di più.
Gene Wolfe, che ricordo in particolare per il ciclo del Nuovo Sole e per La Quinta Testa di Cerbero, è rimasto attivo fin quasi all'ultimo, pubblicando alcuni romanzi anche dopo i problemi cardiaci che avevano portato alla necessità di un'operazione chirurgica nel 2010. Lo ricordo per lo stile intenso, l'atmosfera di mistero che sapeva evocare, e le fenomenali descrizioni di luoghi e personaggi che mi hanno spinto, sebbene non segua di solito gli autori un po' restii a farsi capire, a leggere diversi dei suoi romanzi.
Con Wolfe se ne va forse l'ultimo dei grandi maestri del fantastico.
Gene Wolfe, che ricordo in particolare per il ciclo del Nuovo Sole e per La Quinta Testa di Cerbero, è rimasto attivo fin quasi all'ultimo, pubblicando alcuni romanzi anche dopo i problemi cardiaci che avevano portato alla necessità di un'operazione chirurgica nel 2010. Lo ricordo per lo stile intenso, l'atmosfera di mistero che sapeva evocare, e le fenomenali descrizioni di luoghi e personaggi che mi hanno spinto, sebbene non segua di solito gli autori un po' restii a farsi capire, a leggere diversi dei suoi romanzi.
Con Wolfe se ne va forse l'ultimo dei grandi maestri del fantastico.
martedì 9 aprile 2019
I Viaggi di Gulliver
Un classico che ovviamente non ha davvero letto nessuno (o quasi?), anche se tutti sanno che vi è un tizio che, a un certo punto, viene catturato degli ometti piccolissimi dopo essersi perso in una strana zona del mondo. Me lo sono recuperato, nella consapevolezza che non sarebbe stata una lettura travolgente, ma che sarebbe stato necessario "contestualizzare," ovvero comprenderla come frutto della sua epoca. Perché parliamo di qualcosa che risale a circa trecento anni fa (un po' meno, nel momento in cui scrivo). I Viaggi di Gulliver (Gulliver's Travels) fu scritto da Jonathan Swift, scrittore che a volte vedrete qualificato come irlandese ma che, pur vivendo in Irlanda, era inglese a tutti gli effetti.
Swift, che era tra l'altro un membro del clero, si segnala a mio parere per un'altro scritto che ho avuto il piacere di leggere, dal titolo Una Modesta Proposta. È un grande pezzo di satira in cui l'autore suggerisce una drastica soluzione per l'abbondanza di bambini poveri e affamati in giro per le strade d'Irlanda: il cannibalismo, ovvero cucinare in vari modi e mangiare i suddetti bambini. Un capolavoro nel suo genere, scritto con uno stile serioso e logico, lo stesso stile che riemerge spesso nei Viaggi di Gulliver, un libro che possiamo considerare fantasy "ante litteram" se vogliamo, con qualche spunto fantascientifico nella città di Laputa, come vedremo.
Swift, che era tra l'altro un membro del clero, si segnala a mio parere per un'altro scritto che ho avuto il piacere di leggere, dal titolo Una Modesta Proposta. È un grande pezzo di satira in cui l'autore suggerisce una drastica soluzione per l'abbondanza di bambini poveri e affamati in giro per le strade d'Irlanda: il cannibalismo, ovvero cucinare in vari modi e mangiare i suddetti bambini. Un capolavoro nel suo genere, scritto con uno stile serioso e logico, lo stesso stile che riemerge spesso nei Viaggi di Gulliver, un libro che possiamo considerare fantasy "ante litteram" se vogliamo, con qualche spunto fantascientifico nella città di Laputa, come vedremo.
giovedì 4 aprile 2019
Tempi difficili per la libertà di internet?
Di leggi bavaglio e di diritto d'autore se n'è parlato altre volte su questo blog. La Direttiva Europea sul copyright, ormai approvata, è una legge che potrebbe avere conseguenze molto pesanti per piccole realtà di internet come, ad esempio, i blogger, o anche le piccole aziende commerciali. Avevo affrontato questo argomento l'estate scorsa, definendo il provvedimento come in teoria lodevole (perché offre protezione e ricompensa a chi crea contenuti) ma in realtà potenzialmente catastrofico.
Finora ho fatto finta di niente; uso link, prendo alcune fotografie, magari citando la fonte se si tratta di qualcosa un po' particolare. Io del resto uso ciò a cui mi collego come base per far partire la mia argomentazione. Non sono sicuro di cosa possa succedere adesso, con la nuova legge, così come non so bene cosa potenzialmente possa accadere (ma qui è una legge italiana) se in un commento sul mio blog venissero postati insulti verso terzi che io non riesca a rimuovere subito.
In pratica, per una grande piattaforma online starebbe arrivando il momento di dover pagare per i contenuti altrui che vengono pubblicati o linkati, usandoli come attrattiva su cui collocare la propria pubblicità. Ovviamente i grandi gruppi non hanno voglia di pagare, e filtrare o controllare quello che i loro utenti mettono in circolazione: io penso che sarebbe invece da fare, e non solo per motivi di compensi economici, ma per esempio anche allo scopo di impedire le cose più estreme e illecite. Storicamente le grandi piattaforme non hanno avuto voglia di fare nemmeno questo. Ora qualcosa dovranno fare, quindi il provvedimento della UE non è proprio da buttare via.
Però... Come si riflette in questo articolo (sarà corretto che io qui lo abbia citato?), si corre il rischio che il grande abbia i mezzi per adeguarsi alla legge, e il piccolo non li abbia.
Personalmente ritengo che qualche regolamentazione ci volesse, ma spero davvero di non riceverne un danno eccessivo.
Finora ho fatto finta di niente; uso link, prendo alcune fotografie, magari citando la fonte se si tratta di qualcosa un po' particolare. Io del resto uso ciò a cui mi collego come base per far partire la mia argomentazione. Non sono sicuro di cosa possa succedere adesso, con la nuova legge, così come non so bene cosa potenzialmente possa accadere (ma qui è una legge italiana) se in un commento sul mio blog venissero postati insulti verso terzi che io non riesca a rimuovere subito.
In pratica, per una grande piattaforma online starebbe arrivando il momento di dover pagare per i contenuti altrui che vengono pubblicati o linkati, usandoli come attrattiva su cui collocare la propria pubblicità. Ovviamente i grandi gruppi non hanno voglia di pagare, e filtrare o controllare quello che i loro utenti mettono in circolazione: io penso che sarebbe invece da fare, e non solo per motivi di compensi economici, ma per esempio anche allo scopo di impedire le cose più estreme e illecite. Storicamente le grandi piattaforme non hanno avuto voglia di fare nemmeno questo. Ora qualcosa dovranno fare, quindi il provvedimento della UE non è proprio da buttare via.
Però... Come si riflette in questo articolo (sarà corretto che io qui lo abbia citato?), si corre il rischio che il grande abbia i mezzi per adeguarsi alla legge, e il piccolo non li abbia.
Personalmente ritengo che qualche regolamentazione ci volesse, ma spero davvero di non riceverne un danno eccessivo.
lunedì 1 aprile 2019
Seconda parte del podcast sulla guerra del Vietnam
Segnalo la seconda parte del podcast sulla guerra (o guerre?) del Vietnam su The ItalianJam. Canale dedito alla musica, ma non solo.
mercoledì 27 marzo 2019
Building Imaginary Worlds
Cosa pensare di un libro che s'intitola Building Imaginary Worlds e si propone di insegnare "teoria e storia della subcreazione?" Certamente prima o poi dovevo leggerlo perché l'argomento è centrale per me (basti vedere il nome di questo blog...). L'autore è Mark J.P. Wolf, docente di comunicazione alla Columbia University del Wisconsin. Il libro parla di mondi immaginari partendo dal concetto (tolkieniano) di subcreazione, ovvero di quella creazione di mondi che è possibile a noi che apparteniamo al "mondo reale" e che non abbiamo quindi poteri miracolosi per produrne altri. E quindi ci affideremo alle parole o al disegno, alla fantasia, ma prendendo sempre spunto dal mondo "primario" (reale) per creare qualcosa di nuovo o di strano. E cercando la complicità del nostro pubblico per rendere la fantasia credibile.
L'autore ha compilato una notevole lista di mondi immaginari, partendo dall'alba dei tempi, dalle leggende e dall'epica, per arrivare ai giorni nostri mostrandoci, innanzitutto, quanto sia maggiore oggi la complessità di queste creazioni e la ricerca della coerenza interna. Certe ambientazioni del passato, quando la geografia del nostro mondo era sconosciuta, erano luoghi sconosciuti ma pur sempre reali, per quanto molto lontani o difficilmente raggiungibili. Poi ci sono stati i luoghi completamente fantastici, i mondi alternativi, le razze inventate, i linguaggi del tutto estranei, e una maggiore consapevolezza nel trattare di questi temi.
L'autore ha compilato una notevole lista di mondi immaginari, partendo dall'alba dei tempi, dalle leggende e dall'epica, per arrivare ai giorni nostri mostrandoci, innanzitutto, quanto sia maggiore oggi la complessità di queste creazioni e la ricerca della coerenza interna. Certe ambientazioni del passato, quando la geografia del nostro mondo era sconosciuta, erano luoghi sconosciuti ma pur sempre reali, per quanto molto lontani o difficilmente raggiungibili. Poi ci sono stati i luoghi completamente fantastici, i mondi alternativi, le razze inventate, i linguaggi del tutto estranei, e una maggiore consapevolezza nel trattare di questi temi.
giovedì 21 marzo 2019
"Come" si gioca di ruolo?
C'è una cosa che dò (diamo) per scontata e invece non lo è. Molte persone sentono parlare dei GDR (Giochi di Ruolo), li associano magari coi videogame e coi boardgame (giochi da tavolo che talvolta hanno una lieve somiglianza, ma di solito no), e non avendo mai visto un gruppo di giocatori all'opera, non hanno la minima idea di come, in pratica, si svolga questo tipo di gioco.
Parto quindi con una spiegazione molto semplice e terra terra, che sarà certamente incompleta e lascerà fuori alcune tipologie di giochi, ma permetterà di farsi un'idea. Cominciando senza indugio, diciamo innanzitutto di cosa stiamo parlando.
domenica 17 marzo 2019
Un podcast sulla Guerra del Vietnam
Ho fatto l'espertone nel podcast di Simone T con un intervento (in diverse puntate) riguardante la Guerra del Vietnam, un argomento cui mi sono sempre appassionato, sebbene ovviamente io non sia uno storico ma solo uno che ha letto un po' di libri. Se mi volete ascoltare, la serie audio comincia qui.
giovedì 14 marzo 2019
Serie TV, riflessioni e novità
Il panorama delle serie TV si arricchisce di conferme e nuovi arrivi in questo 2019 (aspetto con curiosità la nuova stagione di American Gods, ma c'è anche altro...), e non poteva mancare la riconferma di Suburra con altri otto episodi.
Dal momento che la prima serie mi era piaciuta, ho visto in rapida successione questi otto, salvo uscirne piuttosto deluso perché la storia, se ha saputo portare degli elementi nuovi a ravvivare la trama e il suo oggetto del contendere, sembra aver perso quota nella qualità della sceneggiatura. Avviso al lettore: per parlarne devo per forza anticipare la trama. Lo "spoiler" inizia da qui e termina più in basso (scritta in grassetto).
Dal momento che la prima serie mi era piaciuta, ho visto in rapida successione questi otto, salvo uscirne piuttosto deluso perché la storia, se ha saputo portare degli elementi nuovi a ravvivare la trama e il suo oggetto del contendere, sembra aver perso quota nella qualità della sceneggiatura. Avviso al lettore: per parlarne devo per forza anticipare la trama. Lo "spoiler" inizia da qui e termina più in basso (scritta in grassetto).
mercoledì 6 marzo 2019
Allucinazione Perversa (Jacob's Ladder)
Recuperando un titolo di quasi trent'anni fa, la prima cosa che si nota è proprio... il titolo. Quello italiano, dico. Allucinazione Perversa è infatti la pazzesca pensata dei nostri distributori, che dovendo dare un titolo più significativo per il nostro pubblico rispetto a quello inglese (Jacob's Ladder) l'hanno proprio sparata grossa. Eppure quelle parole in lingua originale un significato ce l'hanno, perché la "scala di Giacobbe" appare nella Bibbia (libro della Genesi) e ha un diretto collegamento con le vicende del film. Solo che nella Bibbia sembra che la scala porti direttamente in cielo, nel film quello che tocca al povero Jacob assomiglia molto più all'inferno, e la "scala" diventa un riferimento sinistro.
Ripesco questo film, di cui rivelerò la trama, perché la tematica abbastanza difficile (la morte) è molto vicina a quella che ho trattato di recente nel mio racconto che è uscito a febbraio, L'uomo che odiava il Tempo.
Ripesco questo film, di cui rivelerò la trama, perché la tematica abbastanza difficile (la morte) è molto vicina a quella che ho trattato di recente nel mio racconto che è uscito a febbraio, L'uomo che odiava il Tempo.
mercoledì 27 febbraio 2019
Termini da usare con cura: Sovranismo
"Sovranismo"... Cosa significa questo neologismo? La parola è relativamente nuova, e se andiamo a vedere su Wikipedia, indicherebbe una dottrina politica che sostiene la preservazione o la ri-acquisizionedella sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno stato, in contrapposizione alle istanze e alle politiche delle organizzazioni internazionali e sovranazionali.
Insomma è una parola che sa più di nuovi movimenti politici, dalla Brexit alla Lega. Talvolta ho sentito accostare il sovranismo al populismo con la spiegazione che sarebbe la concezione di sovranità del populismo: sbagliatissimo, anche se per qualcuno potrebbe essere così.
Insomma una tendenza nuova e vagamente etichettata dal suono del termine stesso come eversiva. Ma che sovranismo sia il disseppellire qualcosa di arcaico o superato è certamente un travestimento del concetto.
Sostenere che una nazione, un popolo abbia diritto alla sovranità non ha niente di nuovo, di sovversivo, di becero, di ostile. La sovranità è una caratteristica delle nazioni da secoli, o meglio da millenni. Tra l'altro, e qui sembra che tutti se lo siano dimenticato, è la nazione il livello a cui si esercita la democrazia (là dove esiste).
mercoledì 20 febbraio 2019
Ghost in the Shell
Come spesso succede con le pubblicazioni di successo, in Giappone Ghost in the Shell non è solo un manga ma anche una serie di film d'animazione, una serie televisiva (animata), altri film prodotti direttamente per il mercato home video (OAV)... Il primo l'ho visto, parecchio tempo fa, in doppiaggio italiano, per cui prima o poi sentivo di dover guardare la versione statunitense, con protagonista Scarlet Johansson. Il Ghost in the Shell americano è del 2017 per la regia di Rupert Sanders (Biancaneve e il Cacciatore), e s'è subito segnalato per una polemica, quella sul "whitewashing" della protagonista, che non si chiama più Motoko ma Mira. E per gli incassi che hanno decretato un insuccesso, andando probabilmente molto al di sotto delle aspettative.
La questione del whitewashing è buffa per due motivi (i principali per me). Innanzitutto perché la protagonista è un cyborg e proprio questa storia parla dell'irrilevanza del guscio esterno rispetto allo spirito. E in secondo luogo perché, in manga e anime, i Giapponesi ritraggono spesso personaggi giapponesi con tratti occidentali.
La questione del whitewashing è buffa per due motivi (i principali per me). Innanzitutto perché la protagonista è un cyborg e proprio questa storia parla dell'irrilevanza del guscio esterno rispetto allo spirito. E in secondo luogo perché, in manga e anime, i Giapponesi ritraggono spesso personaggi giapponesi con tratti occidentali.
martedì 12 febbraio 2019
Una scommessa difficile
Ho fatto ironia sul mio nuovo racconto, e ho visto che gli altri con cui ho scherzato sono molto propensi a venirmi dietro, anzi addirittura a rincarare la dose. Perché quella che sto per pubblicare non è una storia con una tematica alla moda, per quanto vi si parli di problemi che abbiamo tutti, e non ha il fascino della spettacolarità, o del magico (per quanto non manchino suggestioni di quel genere).
Il mio prossimo racconto è pervaso di pessimismo e parla di argomenti cupi, di cose di cui non si vuole parlare. Sarà davvero impossibile trovargli un pubblico? Non lo so, certamente è un mio timore. Ma è una cosa che dovevo scrivere.
In che senso, dovevo?
Avete presente quando uno dice "questa storia ha voluto scriversi da sola, non ho dovuto nemmeno pensarci?"
Be' sono... stupidaggini, almeno per quanto mi riguarda.
Questa storia mi sono sentito in dovere di scriverla, questo sì, e quindi mi sono speso per cercare di migliorarla anche quando non ne avevo voglia, ma non è stata per niente facile: mi è costata un sacco di tempo (per quanto sia un racconto, e nemmeno dei più lunghi), proprio perché comporla è stato spiacevole e a volte triste, e lo stesso sarà leggerla.
Il lettore vuole leggerle, le storie cupe e tristi? Al giorno d'oggi tutto deve essere rapido, prevedibile e gradevole. Ma forse si troverà qualcuno che accetterà la sfida.
Il racconto (che sarà in prenotazione fino al 18 febbraio) lo potete trovare qui.
Il mio prossimo racconto è pervaso di pessimismo e parla di argomenti cupi, di cose di cui non si vuole parlare. Sarà davvero impossibile trovargli un pubblico? Non lo so, certamente è un mio timore. Ma è una cosa che dovevo scrivere.
In che senso, dovevo?
Avete presente quando uno dice "questa storia ha voluto scriversi da sola, non ho dovuto nemmeno pensarci?"
Be' sono... stupidaggini, almeno per quanto mi riguarda.
Questa storia mi sono sentito in dovere di scriverla, questo sì, e quindi mi sono speso per cercare di migliorarla anche quando non ne avevo voglia, ma non è stata per niente facile: mi è costata un sacco di tempo (per quanto sia un racconto, e nemmeno dei più lunghi), proprio perché comporla è stato spiacevole e a volte triste, e lo stesso sarà leggerla.
Il lettore vuole leggerle, le storie cupe e tristi? Al giorno d'oggi tutto deve essere rapido, prevedibile e gradevole. Ma forse si troverà qualcuno che accetterà la sfida.
Il racconto (che sarà in prenotazione fino al 18 febbraio) lo potete trovare qui.
mercoledì 6 febbraio 2019
Le Grand Mort: volumi 2-3-4
Proseguendo nella lettura di Le Grand Mort mi sono reso conto di essere alle prese con una storia fantasy di ampio respiro, che coinvolge un mondo immaginario, connesso con il nostro e abitato da diverse razze umanoidi, alla cara vecchia Terra, che qui vedremo però prendere una piega sinistra.
mercoledì 30 gennaio 2019
Sbaraccando dall'Afghanistan: perché si fanno guerre inutili
La notizia è arrivata di sorpresa e gli Italiani come spesso accade ci hanno fatto la figura dei fessi perché, pur avendo truppe sul posto, non lo sapevano. È la decisione degli USA di ritirarsi dall'Afghanistan. Una trovata di Donald Trump, nella sua strategia di sottrarsi il più possibile agli onerosi impegni internazionali? Probabilmente sì. Ma non è una novità, da parte degli USA, cimentarsi in questi clamorosi disimpegni. L'esempio più lampante che s'impone alla memoria di chi conosce un minimo la storia è quello della guerra del Vietnam, quando Richard Nixon, che ereditava gli errori commessi da altri presidenti e ci aggiungeva i suoi, riusciva a stipulare una "pace con onore" ritirando (a inizio 1973, quando io andavo alle elementari...) le forze degli Stati Uniti dal paese, e dando una "garanzia personale" all'alleato sudvietnamita che, in caso di attacco da parte dei comunisti del nord, lo avrebbe appoggiato.
giovedì 24 gennaio 2019
Aterrados
Aterrados, per la regia di Demian Rugna, è un film horror del 2017 proveniente dall'Argentina. L'ho visto perché stuzzicato dal blog di Lucia Patrizi, con grandi aspettative, e devo dire di essere rimasto colpito. Lo spiegherò anticipando il meno possibile. Si tratta di una storia priva di nuove, spettacolari o astute idee per mettere paura (che dovrebbe essere l'obiettivo principale di ogni horror che si rispetti) ma con una grande capacità di creare atmosfera, e un buon uso dei "vecchi" sistemi compresi i jump scare, ovvero quelle cose orripilanti che compaiono all'improvviso per farti saltare sulla sedia.
Aterrados è un film che narra di presenze maligne, che si manifestano in un gruppo di case di un tranquillo quartiere di Buenos Aires. Incidenti gravissimi, strani rumori causati da non si sa cosa, e via dicendo, ma con un rapido crescendo. Un poliziotto interviene, e si rende conto di essere di fronte a cose che vanno al di là della sua comprensione: chiama quindi una specie di esperto di casi misteriosi e del paranormale. Le vicende terrificanti che si ripetono richiamano altri due specialisti, per cui si crea una contrapposizione tra persone distrutte e impazzite per quello che sta succedendo, e questi razionali personaggi, due uomini e una donna, che ritengono di avere una eccellente possibilità per studiare e capire i fenomeni. E che non sembrano affatto spaventati.
Aterrados è un film che narra di presenze maligne, che si manifestano in un gruppo di case di un tranquillo quartiere di Buenos Aires. Incidenti gravissimi, strani rumori causati da non si sa cosa, e via dicendo, ma con un rapido crescendo. Un poliziotto interviene, e si rende conto di essere di fronte a cose che vanno al di là della sua comprensione: chiama quindi una specie di esperto di casi misteriosi e del paranormale. Le vicende terrificanti che si ripetono richiamano altri due specialisti, per cui si crea una contrapposizione tra persone distrutte e impazzite per quello che sta succedendo, e questi razionali personaggi, due uomini e una donna, che ritengono di avere una eccellente possibilità per studiare e capire i fenomeni. E che non sembrano affatto spaventati.
martedì 22 gennaio 2019
Il cartoon di Celentano...
Io non ho la TV e non l'ho visto, ma pare che sia così orrendo da essere quasi una cosa cui assistere per crederci, almeno da quello che scopro in rete. Sto parlando del cartone animato a opera di Celentano-Manara. Che non posso commentare, perché dovrei vederlo per poterne parlare, ma una cosina mi viene da dirla... possibile che alla mia veneranda età debba esserci ancora questo personaggio che fa il profeta? (Sì, c'era già quando ero ragazzino). E serie televisive su preti e carabinieri?
Posso dire una cosa, che forse quando ero ragazzino la TV nostrana faceva meno schifo di quanto faccia adesso, ed è una cosa da non credere.
Ripeto il mio invito a tutti quanti: fate la dichiarazione per non farvi mettere il canone TV nella bolletta della corrente elettrica. Risparmiate 100 euro e mandate se non altro un segnale, che c'è qualcuno che non vuole pagare per quella porcheria che chiamano RAI, e per il resto della televisione in lingua italiana.
Posso dire una cosa, che forse quando ero ragazzino la TV nostrana faceva meno schifo di quanto faccia adesso, ed è una cosa da non credere.
Ripeto il mio invito a tutti quanti: fate la dichiarazione per non farvi mettere il canone TV nella bolletta della corrente elettrica. Risparmiate 100 euro e mandate se non altro un segnale, che c'è qualcuno che non vuole pagare per quella porcheria che chiamano RAI, e per il resto della televisione in lingua italiana.
sabato 19 gennaio 2019
Termini da usare con cura: Populismo
È una parola così tremenda? Il populismo oggi sembra un mostro venuto a sconvolgere il nostro destino, eppure è in mezzo a noi da molti anni. Sotto certi aspetti può perfino piacermi, darmi un brivido di soddisfazione, quando certi politici finiscono nel fango perché non hanno saputo dare soddisfazione o risposte al "popolo" che, per quanto bistrattato sia, è sempre il soggetto della sovranità in una democrazia (a almeno dovrebbe esserlo).
Ma certamente il populismo deteriora la competizione politica.
Ma certamente il populismo deteriora la competizione politica.
mercoledì 16 gennaio 2019
Serie TV, più e meno
In materia di serie televisive, cosa posso consigliare a uno spettatore? Ho da poco parlato di The Man in the High Castle (Amazon Prime Video), il mio giudizio è certamente positivo. Di altre serie esplorate da un annetto a questa parte, non sono necessariamente entusiasta. Vediamone alcune...
sabato 12 gennaio 2019
Bird Box
Una delle ultime trovate di Netflix, Bird Box è un film post-apocalittico basato su un romanzo di tale Josh Malerman. Si basa su un'idea un po' insolita che ha l'indubbio vantaggio di essere anche a basso costo per un film: l'apocalisse arriva per mezzo di una strane creature invisibili, o influenze demoniache, che si manifestano con soffi di vento e voci, e spingono le persone al suicidio e alla follia. Non si comprende pienamente la natura del "cattivo" di questa storia, ma ha l'aria di non essere semplicemente una malattia. È comunque un qualcosa di inspiegabile e invisibile, e quando s'impadronisce di qualcuno non vi è apparentemente scampo. Per quanto non visualizzato, questo male apocalittico si può tenere a bada soltanto... restando bendati, perché apparentemente infligge a chi ha gli occhi scoperti delle terribili visioni.
Abbiamo così espressioni drammatiche negli occhi, che si modificano in maniera visibile, e frasi sibilline pronunciate da persone che stanno per suicidarsi in vari modi (schiantarsi con l'auto, farsi investire da veicoli, spararsi, entrare nel fuoco, spaccarsi la testa contro una vetrata, e via dicendo). Questo ha portato anche alcuni buontemponi, del mondo reale, a praticare delle sfide tenendo gli occhi bendati, con l'ovvio risultato di farsi male.
Parlerò di questo film facendo anticipazioni sulla trama, non decisive ma nemmeno piccole.
Abbiamo così espressioni drammatiche negli occhi, che si modificano in maniera visibile, e frasi sibilline pronunciate da persone che stanno per suicidarsi in vari modi (schiantarsi con l'auto, farsi investire da veicoli, spararsi, entrare nel fuoco, spaccarsi la testa contro una vetrata, e via dicendo). Questo ha portato anche alcuni buontemponi, del mondo reale, a praticare delle sfide tenendo gli occhi bendati, con l'ovvio risultato di farsi male.
Parlerò di questo film facendo anticipazioni sulla trama, non decisive ma nemmeno piccole.
martedì 8 gennaio 2019
The Man in the High Castle, Serie TV
È difficile prendere posizione nei confronti di Philip Dick. Almeno per me. È stato un personaggio fin troppo sopra le righe, tra sostanze stimolanti, eccessi di psicofarmaci, droghe varie e fasi della sua vita allo sbando e sull'orlo della follia: pare proprio di avere di fronte il cliché fricchettone dello scrittore tormentato che "ampia la sua percezione" con l'uso delle droghe.
E poiché non mi era particolarmente piaciuto La Svastica sul Sole, traduzione italiana di The Man in the High Castle, non avevo sviluppato una grande simpatia nei suoi confronti. Anche altri libri, da cui magari sono stati tratti film famosi, mi sono parsi ingarbugliati e non mi hanno impressionato moltissimo.
E poiché non mi era particolarmente piaciuto La Svastica sul Sole, traduzione italiana di The Man in the High Castle, non avevo sviluppato una grande simpatia nei suoi confronti. Anche altri libri, da cui magari sono stati tratti film famosi, mi sono parsi ingarbugliati e non mi hanno impressionato moltissimo.
venerdì 4 gennaio 2019
The Sorrow of War
Dopo aver visto la lunga e dettagliata serie di documentari sulla guerra del Vietnam che è disponibile su Netflix, ho scelto di leggere qualcosa di scritto da una delle "voci narranti" scelte per quella narrazione storica (che vi consiglio di recuperare se avete un interesse in materia). La voce è quella di Bao Ninh, nato nel 1952 ad Hanoi e partecipante al conflitto. È stato una di quelle "formiche rosse" senza nome e senza volto, sacrificate a centinaia, a migliaia, a centinaia di migliaia per vincere il decennale conflitto di indipendenza (e comunismo) per il Vietnam.
Lui è diventato uno scrittore e, qualche tempo fa (anni '90), ha pubblicato un romanzo dal titolo The Sorrow of War, ovvero il dolore (o il rimpianto) della guerra. Il protagonista rappresenta per molti aspetti l'autore: infatti il libro narra di un reduce completamente devastato dal conflitto, per nulla differente dai suoi vecchi antagonisti d'oltre oceano, quei reduci che hanno avuto, spesso, problemi a riadattarsi alla vita civile. Quest'uomo, Kien, comincia a scrivere le sue memorie, spesso nel cuore della notte. Non va molto avanti nel manoscritto perché talvolta nel suo tormento distrugge le pagine che non gli piacciono più, o perde l'ordine cronologico degli eventi.
L'autore in una foto del New York Times
Lui è diventato uno scrittore e, qualche tempo fa (anni '90), ha pubblicato un romanzo dal titolo The Sorrow of War, ovvero il dolore (o il rimpianto) della guerra. Il protagonista rappresenta per molti aspetti l'autore: infatti il libro narra di un reduce completamente devastato dal conflitto, per nulla differente dai suoi vecchi antagonisti d'oltre oceano, quei reduci che hanno avuto, spesso, problemi a riadattarsi alla vita civile. Quest'uomo, Kien, comincia a scrivere le sue memorie, spesso nel cuore della notte. Non va molto avanti nel manoscritto perché talvolta nel suo tormento distrugge le pagine che non gli piacciono più, o perde l'ordine cronologico degli eventi.
martedì 1 gennaio 2019
Bandersnatch
L'ultima novità di Netflix: le storie interattive. Bandersnatch, ambientato negli anni '80, è un telefilm (in realtà molto lungo) della serie Black Mirror, e si distingue per la possibilità di "cliccare" fra due alternative, a volte una sola (cosa ti fanno cliccare a fare?) in certi momenti topici della storia. Insomma il prodotto televisivo incontra il... librogame. È stato già fatto nel passato? Non so. Certamente richiama i giochi per computer più che i prodotti televisivi. La storia? Anche questa richiama i giochi per computer, perché si narra delle peripezie di un giovane programmatore [attenzione: da qui in avanti anticipazioni] con problemi psicologici, in buona parte derivati dal senso di colpa per la morte della madre, che ha preso un treno, poi deragliato, per via di un capriccio di lui da bambino.
Siamo negli anni '80. Stefan, il protagonista (attore Fionn Whitehead, protagonista in Dunkirk), lavora a un gioco ispirato a Bandersnatch, libro maledetto di uno scrittore paranoide e assassino.
Siamo negli anni '80. Stefan, il protagonista (attore Fionn Whitehead, protagonista in Dunkirk), lavora a un gioco ispirato a Bandersnatch, libro maledetto di uno scrittore paranoide e assassino.
giovedì 27 dicembre 2018
Un saluto al 2018
È passato fin troppo velocemente il 2018, trovandomi molto in ritardo sui miei progetti. A parte quelli, il lavoro, quello che permette di sopravvivere, va avanti con mille e mille problemi. La salute... va come va, ormai sono nell'età in cui le cose non si metteranno mai meglio (e in verità ci siamo un po' tutti, solo che se ne rendono conto solo alcuni). Parlando di soddisfazioni, il 2018 mi ha portato un piacere inaspettato con Autostrada Gialla, libro scritto assieme a Cristina Donati in molti mesi e con molte difficoltà: dopo una partenza decente ma non entusiasmante si è rivelato un piccolo ma costante successo di vendite, tanto che dopo l'estate (era uscito nel dicembre 2017) tornava al secondo posto degli ebook di fantascienza apocalittica. E ancora in questi giorni, in un piccolo rivolo che non si ferma, continua ad attrarre la curiosità dei lettori. Non un enorme numero di acquisti, per carità, ma un risultato "più che decente" per uno scrittore indipendente.
Qual è la lezione che devo prenderne? Scrivere con una persona già conosciuta, per aprirmi a un pubblico più grande? Parlare di zombie, che sono sempre di moda (fenomeno stranamente duraturo, c'è da chiedersi perché...). Oppure è stata la tensione politica e di filosofia di vita, nel libro causa scatenante dello scontro tra i profughi di Milano, a creare la curiosità? Non so, non siamo stati i primi che, parlando di apocalisse zombie, si affiancano a quel filone; però forse questo era l'anno adatto, dal punto di vista della tensione politica. Comunque sia, se lo volete leggere è sempre a disposizione qui.
Cosa ho scritto nel 2018? Un racconto, più che un libro. È breve, ma è stato difficile da scrivere e, temo, sarà difficile da leggere, nonostante (anzi, proprio perché) tratta di un nemico contro cui tutti dobbiamo fare i conti.
Uscirà l'anno prossimo.
Qual è la lezione che devo prenderne? Scrivere con una persona già conosciuta, per aprirmi a un pubblico più grande? Parlare di zombie, che sono sempre di moda (fenomeno stranamente duraturo, c'è da chiedersi perché...). Oppure è stata la tensione politica e di filosofia di vita, nel libro causa scatenante dello scontro tra i profughi di Milano, a creare la curiosità? Non so, non siamo stati i primi che, parlando di apocalisse zombie, si affiancano a quel filone; però forse questo era l'anno adatto, dal punto di vista della tensione politica. Comunque sia, se lo volete leggere è sempre a disposizione qui.
Cosa ho scritto nel 2018? Un racconto, più che un libro. È breve, ma è stato difficile da scrivere e, temo, sarà difficile da leggere, nonostante (anzi, proprio perché) tratta di un nemico contro cui tutti dobbiamo fare i conti.
Uscirà l'anno prossimo.
venerdì 21 dicembre 2018
Hope & Glory - segnalazione
È arrivato proprio in tempo per il Natale il crowdfunding di Hope & Glory, un supplemento per il gioco di ruolo Savage Worlds.
Questa espansione è basata su un'ambientazione steampunk originale, collocata in un tempo alternativo: in pratica un'Ucronia, che prende il via da una catastrofe che, nel 1852, porta la devastazione nel mondo e in particolare nel cuore dell'Europa, uccidendo parte della popolazione e costringendo il resto a un lungo e doloroso esodo. Risultato: un mondo che è diverso da quello che conosciamo e che, nel corso dei decenni, sviluppa nuove tecnologie e anche nuove società, visto che quelle che un tempo erano colonie adesso sono nazioni, frutto della fusione dei profughi con le popolazioni locali. Con l'Europa coperta di ghiacci e le Americhe isolate, si avvia una storia alternativa.
Abbiamo anche nuove armi, ricerche psichiche, creature mai viste e altro. Per quanto riguarda il gioco, una campagna porterà i giocatori dalle parti dell'India... e mi fermo qui.
Potete trovare altro materiale nella pagina del crowdfunding.
Questa espansione è basata su un'ambientazione steampunk originale, collocata in un tempo alternativo: in pratica un'Ucronia, che prende il via da una catastrofe che, nel 1852, porta la devastazione nel mondo e in particolare nel cuore dell'Europa, uccidendo parte della popolazione e costringendo il resto a un lungo e doloroso esodo. Risultato: un mondo che è diverso da quello che conosciamo e che, nel corso dei decenni, sviluppa nuove tecnologie e anche nuove società, visto che quelle che un tempo erano colonie adesso sono nazioni, frutto della fusione dei profughi con le popolazioni locali. Con l'Europa coperta di ghiacci e le Americhe isolate, si avvia una storia alternativa.
Abbiamo anche nuove armi, ricerche psichiche, creature mai viste e altro. Per quanto riguarda il gioco, una campagna porterà i giocatori dalle parti dell'India... e mi fermo qui.
Potete trovare altro materiale nella pagina del crowdfunding.
giovedì 20 dicembre 2018
Sulle logiche di Amazon
Qualche settimana fa ho scritto un breve commento su I Guerrieri di Wyld, un romanzo fantasy ironico e satirico, ma che non manca di momenti epici. Non un capolavoro, forse, ma una lettura piacevole, senza dubbio. Il libro l'ho comprato su Amazon, in formato kindle, per spendere quel pochino di meno rispetto al cartaceo.
Come spesso faccio per libri e altri articoli che acquisto, ho postato una recensione verso la fine di ottobre, ma con mia sorpresa è stata respinta.
Cosa sarà mai successo? Amazon mi scrive:
Impossibile pubblicare la recensione.
Grazie per aver inviato una recensione cliente su Amazon. La tua recensione non può essere pubblicata sul sito web nel formato attuale. Anche se apprezziamo i tuoi commenti e il fatto che tu ci abbia dedicato del tempo, le recensioni devono essere conformi alle seguenti linee guida:
http://www.amazon.it/review- guidelines
Come spesso faccio per libri e altri articoli che acquisto, ho postato una recensione verso la fine di ottobre, ma con mia sorpresa è stata respinta.
La foto è del Wall Street Journal
Cosa sarà mai successo? Amazon mi scrive:
Impossibile pubblicare la recensione.
Grazie per aver inviato una recensione cliente su Amazon. La tua recensione non può essere pubblicata sul sito web nel formato attuale. Anche se apprezziamo i tuoi commenti e il fatto che tu ci abbia dedicato del tempo, le recensioni devono essere conformi alle seguenti linee guida:
http://www.amazon.it/review-
giovedì 13 dicembre 2018
Hostel
Capitatami l'occasione, ho visto Hostel, dopo che m'ero ripromesso di non farlo quando avevo visto Hostel II nel 2015. Anche qui si tratta di un horror in cui ignari turisti vengono catturati e macellati (è il caso di dirlo) per il piacere di sadici che appartengono a una specie di orrendo club segreto.
A dire la verità, pur essendo ovviamente preparato a quello che avrei visto (il seguito è praticamente la stessa cosa) ho trovato il primo film più interessante, sebbene non siamo in presenza di un capolavoro. Per esempio il regista Eli Roth, che ha diretto questo film quando era agli inizi di una valida carriera nell'horror, ha saputo cogliere, meglio che nel primo film, l'atteggiamento del turista ignorante che si muove nel mondo degli altri come se fosse in un luna park di divertimenti, sesso e droga: qui i "colpevoli" sono un paio di yankee (e un amico islandese che si aggrega) ma l'atteggiamento è generale nel turista globalizzato. Quello che incide il proprio nome sul Colosseo, per capirci.
È statunitense, però, anche uno dei torturatori, con cui il protagonista Paxton (Jay Hernandez, visto in Suicide Squad) ha un breve colloquio mentre cerca di sfuggire dalla fabbrica abbandonata in cui si svolge lo scempio delle vittime. E non è, in un certo senso, diverso dal trio di vacanzieri spensierati, è solo un po' più amorale e sadico.
A dire la verità, pur essendo ovviamente preparato a quello che avrei visto (il seguito è praticamente la stessa cosa) ho trovato il primo film più interessante, sebbene non siamo in presenza di un capolavoro. Per esempio il regista Eli Roth, che ha diretto questo film quando era agli inizi di una valida carriera nell'horror, ha saputo cogliere, meglio che nel primo film, l'atteggiamento del turista ignorante che si muove nel mondo degli altri come se fosse in un luna park di divertimenti, sesso e droga: qui i "colpevoli" sono un paio di yankee (e un amico islandese che si aggrega) ma l'atteggiamento è generale nel turista globalizzato. Quello che incide il proprio nome sul Colosseo, per capirci.
È statunitense, però, anche uno dei torturatori, con cui il protagonista Paxton (Jay Hernandez, visto in Suicide Squad) ha un breve colloquio mentre cerca di sfuggire dalla fabbrica abbandonata in cui si svolge lo scempio delle vittime. E non è, in un certo senso, diverso dal trio di vacanzieri spensierati, è solo un po' più amorale e sadico.
venerdì 7 dicembre 2018
Infodump, Mary Sue e altre atrocità.
Un articolo su Io9, vecchio di alcuni anni, riporta alcuni cliché sullo scrivere che alcuni scrittori avrebbero rigettato. Lo prendo come spunto per dire la mia su certi tratti stilistici e stratagemmi che mi piacciono e non. Su certe questioni la discussione è davvero accesa, in Italia e all'estero.
Nell'articolo si parla alcuni termini che alcuni vorrebbero addirittura ritirati, e tra questi il famoso Mary Sue. Del termine me ne sono occupato la bellezza di 10 anni fa (relativamente però a qualcosa di scritto di me al momento non disponibile); sta a indicare un personaggio perfetto, con tutte le qualità desiderabili, integerrimo e via dicendo, insomma eccessivamente idealizzato, stucchevole e poco realistico.
Nell'articolo si parla alcuni termini che alcuni vorrebbero addirittura ritirati, e tra questi il famoso Mary Sue. Del termine me ne sono occupato la bellezza di 10 anni fa (relativamente però a qualcosa di scritto di me al momento non disponibile); sta a indicare un personaggio perfetto, con tutte le qualità desiderabili, integerrimo e via dicendo, insomma eccessivamente idealizzato, stucchevole e poco realistico.
venerdì 30 novembre 2018
Fantascienza cinese?
Volevo leggere qualcosa che fosse non di marca USA e nemmeno italiano (per quanto comunque di italiano io legga poco), ed ero in cerca dell'insolito. Mi sono quindi preso questo Nebula, raccolta di racconti di fantascienza cinese, spinto anche dal fatto che uno degli autori di questa raccolta fosse Liu Cixin, autore di un titolo famoso, Il Problema dei Tre Corpi (ha vinto il Premio Hugo).
Ipotesi: leggere fantascienza scritta con un punto di vista differente. Ci sono riuscito? In parte sì.
L'Estate di Tongtong di Xia Jia ci parla di anziani che ricevono assistenza dai robot e restano attivi negli ultimi giorni delle proprie vite, un argomento che dovrebbe essere narrato con passione (è dedicato a un proprio nonno, del resto) e invece mi è suonato piuttosto freddo.
Molto più "fantascientifico" Stampare un nuovo mondo, scritto da Wu Yan, una storia in cui la competizione con le altre università porta degli studiosi a una scoperta dalle potenzialità incredibili, anche questo racconto a mio parere è narrato in una maniera piuttosto fredda.
Passando al famoso Liu Cixin, il suo Le Bolle di Yuanyuan ci porta a un problema molto concreto in parte della Cina: la siccità. Una bambina, appassionata da sempre dalle bolle di sapone, cresce pensando a come salvare la propria città e regione. Sarà una membrana protettiva simile a una bolla di sapone a fornire la soluzione?
Che sia la traduzione o lo stile letterario cinese, ho trovato questi racconti interessanti ma narrati in una maniera stranamente asettica. A voi il giudizio. Per quanto mi riguarda, mi serve qualche altra lettura per formarmi un'opinione su questa nuova fantascienza cinese.
Uno di questi racconti, Buddhagram, di Chen Qiufan, mescola con effetti stravaganti modernità e tradizione, con la programmazione di una "app" in cui fosse infusa l'illuminazione, per dare a tutti una specie di tempio portatile. Poi cominciano ad arrivare i racconti di miracoli avvenuti per mezzo del Buddha telematico... Ossessioni del marketing, la speranza di fare la startup di successo o avere l'idea geniale, millenarie superstizioni, religione e buffonata si mescolano in una narrazione che dà l'idea di un paese scivolato dalla tradizione antica alla modernità nel giro di pochi decenni (per quanto alla tradizione un colpo l'avesse già dato l'epoca di Mao...).
L'Estate di Tongtong di Xia Jia ci parla di anziani che ricevono assistenza dai robot e restano attivi negli ultimi giorni delle proprie vite, un argomento che dovrebbe essere narrato con passione (è dedicato a un proprio nonno, del resto) e invece mi è suonato piuttosto freddo.
Molto più "fantascientifico" Stampare un nuovo mondo, scritto da Wu Yan, una storia in cui la competizione con le altre università porta degli studiosi a una scoperta dalle potenzialità incredibili, anche questo racconto a mio parere è narrato in una maniera piuttosto fredda.
Passando al famoso Liu Cixin, il suo Le Bolle di Yuanyuan ci porta a un problema molto concreto in parte della Cina: la siccità. Una bambina, appassionata da sempre dalle bolle di sapone, cresce pensando a come salvare la propria città e regione. Sarà una membrana protettiva simile a una bolla di sapone a fornire la soluzione?
Che sia la traduzione o lo stile letterario cinese, ho trovato questi racconti interessanti ma narrati in una maniera stranamente asettica. A voi il giudizio. Per quanto mi riguarda, mi serve qualche altra lettura per formarmi un'opinione su questa nuova fantascienza cinese.
martedì 27 novembre 2018
Avengers: Infinity War
Dopo qualche incertezza mi sono visto anche Avengers: Infinity War. Non mi sono però messo "alla pari" con gli altri film dell'universo cinematografico Marvel (ovvero il MCU, Marvel Cinematic Universe). Ci sono quindi dei personaggi di cui non so nulla, tipo una specie di volpacchiotto che parla e pilota un'astronave, e altri di cui mi ricordo a malapena qualcosa. Poco male, ma purtroppo, anche per dare una possibilità di entrare nel film a tutti quanti gli eroi, il film è lunghissimo, due ore e mezza. E questo è senz'altro un difetto: ho visto il film in due sedute, in streaming, ma al cinema forse non ce l'avrei fatta.
Tuttavia la lunghezza dei film Marvel è una caratteristica abbastanza normale con cui tocca fare i conti. Un motivo in più per non spenderci una decina di euro al cinema, del resto, visto che aspettando un po' si becca qualche offerta speciale in streaming (ho pagato un euro e 99 centesimi), e il film se proprio vogliamo vedercelo lo possiamo gustare con calma.
Tuttavia la lunghezza dei film Marvel è una caratteristica abbastanza normale con cui tocca fare i conti. Un motivo in più per non spenderci una decina di euro al cinema, del resto, visto che aspettando un po' si becca qualche offerta speciale in streaming (ho pagato un euro e 99 centesimi), e il film se proprio vogliamo vedercelo lo possiamo gustare con calma.
venerdì 23 novembre 2018
Wolyn
Wolyn (ovvero Volinia, una regione all'incrocio tra Bielorussia, Ucraina e Polonia) è un film polacco del 2016, diretto dal regista Wojciech Smarzowski, che già in altre pellicole aveva ripercorso con la macchina da presa i duri e difficili eventi occorsi alla sua nazione negli anni passati. In questa occasione vengono ripercorsi gli eccidi nella regione ricordata dal titolo, verificatisi dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale in avanti, ricucendo molte testimonianze di atrocità nella storia di una giovane polacca, Zosia (interpretata da Michalina Labacz), e della sua famiglia.
Premessa storica. La Polonia rinacque, come stato, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (il centenario dell'evento è stato ricordato non molti giorni fa). Si trattava di uno stato i cui confini erano stati stabiliti in maniera arbitraria, includendo nel territorio minoranze ucraine, bielorusse, tedesche. A complicare le cose, una forte presenza ebraica nel territorio, e la presenza di minoranze polacche negli stati vicini. Parte del "cordone sanitario" che doveva isolare la Russia sovietica, la Polonia ebbe una vita travagliata fin dall'inizio, in parte per colpa della propria aggressività, in parte per via dell'instabilità dei territori che sarebbero confluiti nell'Unione Sovietica, ancora combattuti tra comunisti e "armate bianche" di controrivoluzionari. Polonia e URSS si scontrarono in quegli anni in una guerra inutile e senza esito.
Premessa storica. La Polonia rinacque, come stato, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (il centenario dell'evento è stato ricordato non molti giorni fa). Si trattava di uno stato i cui confini erano stati stabiliti in maniera arbitraria, includendo nel territorio minoranze ucraine, bielorusse, tedesche. A complicare le cose, una forte presenza ebraica nel territorio, e la presenza di minoranze polacche negli stati vicini. Parte del "cordone sanitario" che doveva isolare la Russia sovietica, la Polonia ebbe una vita travagliata fin dall'inizio, in parte per colpa della propria aggressività, in parte per via dell'instabilità dei territori che sarebbero confluiti nell'Unione Sovietica, ancora combattuti tra comunisti e "armate bianche" di controrivoluzionari. Polonia e URSS si scontrarono in quegli anni in una guerra inutile e senza esito.
martedì 20 novembre 2018
Sta cambiando il mondo? Seconda parte
Negli USA, con le "elezioni di midterm," è svanita l'idea che la presidenza Trump fosse una anomalia destinata a essere riassorbita rapidamente. I Democratici sono più forti, adesso, e sebbene molto divisi fra loro potranno sfidare le decisioni del presidente, ma i Repubblicani hanno resistito e, ormai, sono molto più compatti dietro al loro leader. Questo probabilmente significa, come pensavo nel precedente articolo, che siamo di fronte a un cambiamento di marcia del mondo occidentale (e quindi del mondo tout court).
I mutamenti in atto sono molteplici ma uno che riguarda specialmente l'Europa è il fatto che la politica di "America First" si sia rivelata non una stranezza voluta dal collerico presidente con i capelli arancioni, e destinata presto a scomparire. Probabilmente è un percorso obbligato, visto lo stato di malessere sociale ed economico degli USA. Potrebbe darsi che un futuro presidente democratico (o anche uno repubblicano post-Trump, perché no) torni a rivolgere sorrisi rassicuranti nella nostra direzione, ma probabilmente la linea sarà quella di avere massimo potere e controllo con il minimo sforzo, salvo ulteriori tentazioni verso l'isolazionismo; insomma non quella benevola supremazia e protezione di cui l'Europa in passato aveva goduto (quasi sempre) volentieri.
I mutamenti in atto sono molteplici ma uno che riguarda specialmente l'Europa è il fatto che la politica di "America First" si sia rivelata non una stranezza voluta dal collerico presidente con i capelli arancioni, e destinata presto a scomparire. Probabilmente è un percorso obbligato, visto lo stato di malessere sociale ed economico degli USA. Potrebbe darsi che un futuro presidente democratico (o anche uno repubblicano post-Trump, perché no) torni a rivolgere sorrisi rassicuranti nella nostra direzione, ma probabilmente la linea sarà quella di avere massimo potere e controllo con il minimo sforzo, salvo ulteriori tentazioni verso l'isolazionismo; insomma non quella benevola supremazia e protezione di cui l'Europa in passato aveva goduto (quasi sempre) volentieri.
venerdì 16 novembre 2018
Conquistador vol. II
Sono alla seconda parte di Conquistador, edito da Glénat (autori Dufaux e Xavier).
Hernando del Royo, cacciatore di tesori, in questo volume incontra molte peripezie. Il paesaggio in cui si muove è inospitale, abitato da tribù di uomini spietati e da ogni specie di belva o di malattia. Il sovrannaturale guardiano del tesoro degli Incas non lo uccide ma i suoi compagni di avventura si disperdono o muoiono. Lui scampa alla spedizione nel cuore della giungla e incontra un Cortes che ha dovuto combattere contro gli stessi spagnoli, venuti a bloccare il suo tentativo di conquistare l'impero azteco. Infatti, in una storia che non risparmia alcuna crudeltà, anche fra di loro i "conquistadores" arriveranno a battersi, ed è fatto storico. Cortes medita di tornare subito indietro: ed è arrabbiato perché contava su Del Royo per avere dell'oro da promettere ai soldati, e lui non ha riportato nulla. Prosegue una storia cupa, dove la violenza cieca del dio infernale Txlaka quasi sembra ordinaria in un mondo dove il nemico (uomini selvaggi e implacabili delle tribù), le malattie e l'impraticabilità della giungla, gli stessi alleati, pongono a ogni passo trappole mortali.
Del primo volume avevo parlato qui.
Hernando del Royo, cacciatore di tesori, in questo volume incontra molte peripezie. Il paesaggio in cui si muove è inospitale, abitato da tribù di uomini spietati e da ogni specie di belva o di malattia. Il sovrannaturale guardiano del tesoro degli Incas non lo uccide ma i suoi compagni di avventura si disperdono o muoiono. Lui scampa alla spedizione nel cuore della giungla e incontra un Cortes che ha dovuto combattere contro gli stessi spagnoli, venuti a bloccare il suo tentativo di conquistare l'impero azteco. Infatti, in una storia che non risparmia alcuna crudeltà, anche fra di loro i "conquistadores" arriveranno a battersi, ed è fatto storico. Cortes medita di tornare subito indietro: ed è arrabbiato perché contava su Del Royo per avere dell'oro da promettere ai soldati, e lui non ha riportato nulla. Prosegue una storia cupa, dove la violenza cieca del dio infernale Txlaka quasi sembra ordinaria in un mondo dove il nemico (uomini selvaggi e implacabili delle tribù), le malattie e l'impraticabilità della giungla, gli stessi alleati, pongono a ogni passo trappole mortali.
Del primo volume avevo parlato qui.
martedì 13 novembre 2018
Deadpool 2, una brevissima opinione
Quando davo il mio parere sul primo Deadpool, mi chiedevo se la formula fosse ripetibile con il medesimo successo in un seguito. Ed eccomi infatti a vedere, sebbene non in prima visione, Deadpool 2. Il protagonista è sempre Ryan Reynolds nei panni del supereroe/antieroe, il regista invece è cambiato: David Leitch, a me ignoto, ha preso il posto di Tim Miller, a causa di "contrasti creativi" di quest'ultimo con Reynolds. Quali contrasti ci sono stati? Ho letto di questioni di tono del seguito, e di effetti speciali che non erano piaciuti a Reynolds, per quanto non avesse che buone parole per il regista... il quale è passato ad altre produzioni senza gettare benzina sui contrasti, insomma una cosa alla vogliamoci bene.
giovedì 8 novembre 2018
Martyrs
Martyrs è un film horror particolare, di un genere che lascia sconcertati. Quello che ho visto è la versione francese del 2008, non il remake americano di pochi anni fa. Scritto e girato da Pascal Laugier. Le protagoniste sono donne, innanzitutto Lucie e Anna (attrici: Mylene Jampanoi e Morjana Alaoui, la prima franco-cinese, l'altra franco-marocchina) e la misteriosa Mademoiselle (una "signorina" attempata, interpretata dall'attrice canadese Catherine Bégin). La trama va anticipata, perché non è possibile parlare di questo film senza rivelarla.
Martyrs sembra l'incrocio tra un "torture porn" e un "revenge movie," almeno nella prima parte. Una delle protagoniste (Lucie) la vediamo torturata sistematicamente, freddamente, senza motivo apparente e ad opera di persone di cui non conosciamo i moventi. Lucie sfugge, ma non senza il terribile senso di colpa di non aver potuto aiutare un'altra ragazza torturata nello stesso modo, e finisce in un'orfanotrofio. Tormentata da un personaggio allucinatorio che la minaccia e aggredisce (tutto è nella sua mente), Lucie viene aiutata da un'altra ospite dell'istituzione. Ma quando, anni dopo, Lucie compie una tremenda vendetta contro una famiglia che ritiene coinvolta coi suoi torturatori, Anna non crederà alle sue parole e cercherà di salvare una di quelle persone (invano).
Martyrs sembra l'incrocio tra un "torture porn" e un "revenge movie," almeno nella prima parte. Una delle protagoniste (Lucie) la vediamo torturata sistematicamente, freddamente, senza motivo apparente e ad opera di persone di cui non conosciamo i moventi. Lucie sfugge, ma non senza il terribile senso di colpa di non aver potuto aiutare un'altra ragazza torturata nello stesso modo, e finisce in un'orfanotrofio. Tormentata da un personaggio allucinatorio che la minaccia e aggredisce (tutto è nella sua mente), Lucie viene aiutata da un'altra ospite dell'istituzione. Ma quando, anni dopo, Lucie compie una tremenda vendetta contro una famiglia che ritiene coinvolta coi suoi torturatori, Anna non crederà alle sue parole e cercherà di salvare una di quelle persone (invano).
sabato 3 novembre 2018
Otto Minuti per un Impero
Un boardgame che trovate su molte piattaforme... su cartoncino, naturalmente (boardgame cartaceo disponibile in italiano, edito da dV Giochi), sotto forma di app per i dispositivi mobili, sulla piattaforma Steam per il computer di casa. Otto Minuti per un Impero è un boardgame semplicissimo, estremamente rapido (per quanto non duri otto minuti), divertente. Si tratta di un gioco di conquista del mondo effettuato con regole estremamente semplici e che prevede un limitato numero di turni di gioco. Ci si muove su una mappa divisa in zone, ma esiste un solo tipo di unità, come nel Risiko, e tutte le azioni vengono messe in atto tramite carte (ce ne sono sempre diverse a disposizione), che offrono varie possibilità, quali movimento per mare, via terra, reclutamento di nuove unità, costruzione di città in un territorio dove il giocatore ha almeno una unità, distruzione di unità nemiche. Quest'ultima opzione è molto scarsa e limitata, eppure il gioco ha un livello di interazione piuttosto ampio, secondo me, perché si cerca sempre di sottrarre il controllo di territori e continenti agli avversari: non c'è battaglia, la contesa si gioca su chi ha la maggioranza per il controllo dei singoli territori. Eliminare un'unità nemica può essere utile nelle zone meno "popolate" di truppe, dove questa scelta può avere un esito efficace.
martedì 30 ottobre 2018
I Guerrieri di Wyld

I Guerrieri di Wyld, di Nicholas Eames (edito dalla Nord), è un libro che aveva attirato la mia attenzione già un po' di tempo fa (non sto molto dietro alle novità ma questo l'avevo notato nei primi mesi dell'anno), però non mi sono deciso subito a leggerlo. Perché? Perché la sinossi mi sapeva di cosa poco seria. Avevo, a dire il vero, timore della boiata trash, della schifezza che fa cadere le braccia.
Ma per una volta tanto l'unione tra satira e fantasy ha prodotto un risultato che funziona. Diamo un'occhiata, con qualche piccola anticipazione sulla trama.
Un elemento che incuriosisce (e fa allo stesso tempo storcere il naso) riguardo al libro è che fare l'avventuriero è un mestiere, una carriera, un po' come nel Gioco di Ruolo: nel mondo dei Guerrieri di Wyld ci sono gruppi di personaggi ciascuno con una sua funzione, pronti a qualsiasi impresa per onore e gloria (e soldi). Sono come dei cantanti, dei divi del rock: hanno un frontman, il guerriero più famoso. Hanno degli impresari che organizzano i gruppi, procurano il lavoro (ovvero andare a caccia di mostri per conto delle comunità che desiderano liberarsene). Sono celebri e osannati, e questo andazzo è peggiorato nel corso della vita di Clay, uno dei protagonisti del libro, il quale ricorda le donne guerriere rudi e robuste che aveva conosciuto da giovane, e poi vede, nel corso della storia che leggiamo, delle ragazze civettuole che flirtano col pubblico, che hanno capelli ben agghindati e l'armatura che scopre più che coprire.
A dire il vero una satira del genere c'era in alcuni punti ironici di Sapkowski, quando parla del mestiere dello Strigo, ma mentre lo scrittore polacco è sempre abbastanza delicato, qui arriviamo a dei livelli volutamente esagerati.
mercoledì 24 ottobre 2018
Si Alza il Vento
Si alza il vento è il film che doveva essere il "testamento," l'ultimo film di Hayao Miyazaki, la (maggiore) testa pensante del celeberrimo Studio Ghibli. L'anziano genio dell'animazione giapponese ha forse nuovi progetti, in realtà, per cui quest'ultimo atto potrebbe essere seguito da delle appendici, però il film è interessante perché contiene le tematiche più care Miyazaki, oltre ad essere un progetto che, finalmente, andava a trattare un argomento che l'artista desiderava da sempre di poter mettere al centro di qualche storia. In questo post esaminiamo brevemente la pellicola, anticipandone anche la trama. È un film di un paio d'ore, ed essendo animazione "vera" e non computer grafica, ha richiesto una notevole quantità di persone impegnate alla produzione, e parecchio tempo.
L'argomento che davvero interessava a Miyazaki, e che qui è in primissimo piano, è l'aviazione e il volo, come in altri film dello Studio Ghibli (ad esempio Porco Rosso); in particolare qui si parlerà di alcuni aerei giapponesi specifici tra cui il caccia Zero, aereo della marina militare giapponese, e il suo progettista Jiro Horikoshi. Oltre a questo, e per rendere la trama più varia e più poetica, abbiamo una drammatica storia d'amore e un rapporto onirico tra il progettista giapponese e Giovanni Caproni, un pioniere dell'aviazione italiana.
giovedì 18 ottobre 2018
Se ne va Greg Stafford, uno dei padri del Gioco di Ruolo
Dopo che entrambi i padri di Dungeon & Dragons se ne sono andati, è il turno di un altro grande personaggio.
Greg Stafford (1948 - 2018) è stato fondatore della Chaosium e autore, insieme a Steve Perrin, di Runequest, il GDR che per chiarezza e razionalità di regolamento si distinse, all'epoca e per moltissimo tempo, rispetto all'imitatissimo D&D (autori: Gary Gygax e Dave Arneson), di cui prendeva a prestito pochissimi aspetti del regolamento (anche se, ovviamente, il concetto di gioco di ruolo nasce con Gary Gygax e socio, e questa è una intuizione fondamentale). Dividendo i meriti dei due creatori di Runequest, Steve Perrin è l'autore a cui si deve il maggiore contributo a un ottimo regolamento, Greg Stafford l'autore di una densa, complessa e profonda ambientazione.
Essendo stato profondamente affascinato da Runequest nei lontati anni '80, posso dire che nell'insieme il mondo di Glorantha creato da Stafford era forse un po' "troppo:" corposo, complesso, e, fatto non secondario, occorreva spendere un sacco di soldi per acquistare i vari supplementi ed esplorarlo. Era anche una difficile lettura, piena di nomi astrusi e concetti non sempre semplici per uno che avesse una modesta padronanza dell'inglese (si dà il caso che io abbia imparato la lingua proprio per la passione dei GDR, non avendola studiata mai a scuola).
Se non sono riuscito a entusiasmarmi per l'ambientazione nel suo insieme, ho trovato comunque che la costruzione di culti, leggende e culture ad opera di Stafford fosse senza pari (almeno all'epoca, e magari concedendo un paio di eccezioni); pertanto ricordo ancora vivamente certe sue creazioni.
Dopo aver abbandonato la Chaosium e pubblicato una nuova edizione di Runequest, Greg Stafford vi aveva fatto ritorno nel 2015, per poi morire di recente, il 10 ottobre: pochissimi giorni fa. Sulle peripezie editoriali del GDR Runequest non mi dilungo, mi limito a segnalare questo vecchio articolo in cui ricordavo il mio apprezzamento per il gioco.
Greg Stafford (1948 - 2018) è stato fondatore della Chaosium e autore, insieme a Steve Perrin, di Runequest, il GDR che per chiarezza e razionalità di regolamento si distinse, all'epoca e per moltissimo tempo, rispetto all'imitatissimo D&D (autori: Gary Gygax e Dave Arneson), di cui prendeva a prestito pochissimi aspetti del regolamento (anche se, ovviamente, il concetto di gioco di ruolo nasce con Gary Gygax e socio, e questa è una intuizione fondamentale). Dividendo i meriti dei due creatori di Runequest, Steve Perrin è l'autore a cui si deve il maggiore contributo a un ottimo regolamento, Greg Stafford l'autore di una densa, complessa e profonda ambientazione.
Essendo stato profondamente affascinato da Runequest nei lontati anni '80, posso dire che nell'insieme il mondo di Glorantha creato da Stafford era forse un po' "troppo:" corposo, complesso, e, fatto non secondario, occorreva spendere un sacco di soldi per acquistare i vari supplementi ed esplorarlo. Era anche una difficile lettura, piena di nomi astrusi e concetti non sempre semplici per uno che avesse una modesta padronanza dell'inglese (si dà il caso che io abbia imparato la lingua proprio per la passione dei GDR, non avendola studiata mai a scuola).
Se non sono riuscito a entusiasmarmi per l'ambientazione nel suo insieme, ho trovato comunque che la costruzione di culti, leggende e culture ad opera di Stafford fosse senza pari (almeno all'epoca, e magari concedendo un paio di eccezioni); pertanto ricordo ancora vivamente certe sue creazioni.
Dopo aver abbandonato la Chaosium e pubblicato una nuova edizione di Runequest, Greg Stafford vi aveva fatto ritorno nel 2015, per poi morire di recente, il 10 ottobre: pochissimi giorni fa. Sulle peripezie editoriali del GDR Runequest non mi dilungo, mi limito a segnalare questo vecchio articolo in cui ricordavo il mio apprezzamento per il gioco.
martedì 16 ottobre 2018
Cosa vuol dire magia?
Mi è capitato, un po' per gioco, di fare una domanda su un gruppo di Facebook dedicato al Fantasy, per la precisione agli scrittori e ai lettori Fantasy:
Cos'è per voi la magia? Cosa può fare? Chi è che può utilizzarla?
In effetti non è una domanda sola, sono tre. Ma volevo sapere cosa ne veniva fuori come "ritratto," al di là di come storicamente è stato presentato il magico: che idea se ne fanno (restando ovviamente nel campo della finzione letteraria) gli appassionati del fantastico.
Ovviamente quelli che hanno risposto lo hanno fatto in molti modi diversi, descrivendo come la vedevano, o come ne avevano scritto, senza inserire la risposta in qualche comoda categoria. Ci ho provato io, tentando di identificare delle caratteristiche predominanti. In alcuni casi ho dovuto interpretare... comunque è soltanto una curiosità, e va detto che un autore può usare diversi concetti in diverse pubblicazioni, e il lettore ovviamente può avere preferenze ma anche non averne affatto.
Vediamo un po' cosa ne è saltato fuori.
mercoledì 10 ottobre 2018
L'artista si deve schierare?
Un post di un autore autoprodotto (Alessandro Girola che, per inciso, è probabilmente lo scrittore indipendente migliore che io abbia letto) mi spinge a uscire dalla mia "comfort zone" per parlare di un argomento un po' complicato per me. Titolo del post: L'artista si deve schierare?
Oddio non so se sono un artista o un imbrattacarte (ormai carta virtuale, al giorno d'oggi), diciamo che cerco di intrattenere, ma la domanda me la sono posta tante volte e tante volte ho evitato di dare una risposta, anche se molto spesso ho scritto di politica su questo blog.
Innanzitutto: non sopporto i predicozzi politici, i discorsi didascalici dove la morale da insegnare finisce in primo piano (cose tipo i film di Nanni Moretti, tanto per intenderci). E non penso che sia necessario metterli nei libri, tutt'altro. Penso che una lettura che riesca a dare piacere non abbia necessariamente bisogno di alcuna giustificazione di altro tipo. Ho cercato sempre di scrivere per offrire un intrattenimento intelligente, magari con qualche spunto di riflessione sociale o politico, ma senza comunque mai disprezzare l'intrattenimento fine a se stesso.
Oddio non so se sono un artista o un imbrattacarte (ormai carta virtuale, al giorno d'oggi), diciamo che cerco di intrattenere, ma la domanda me la sono posta tante volte e tante volte ho evitato di dare una risposta, anche se molto spesso ho scritto di politica su questo blog.
Innanzitutto: non sopporto i predicozzi politici, i discorsi didascalici dove la morale da insegnare finisce in primo piano (cose tipo i film di Nanni Moretti, tanto per intenderci). E non penso che sia necessario metterli nei libri, tutt'altro. Penso che una lettura che riesca a dare piacere non abbia necessariamente bisogno di alcuna giustificazione di altro tipo. Ho cercato sempre di scrivere per offrire un intrattenimento intelligente, magari con qualche spunto di riflessione sociale o politico, ma senza comunque mai disprezzare l'intrattenimento fine a se stesso.
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