Scrivo forse anche troppo di libri e fumetti in lingua straniera (qualche volta francese, quasi sempre inglese) e questa volta non faccio eccezione.
Raramente sono entusiasta dei manga, invece, ma questo l'ho trovato molto interessante, e realizzato con uno stile insolito. L'autore è un nome celebre, Shigeru Mizuki, e il manga è Onward Towards our Noble Deaths, una tremenda storia di guerra.
Mizuki, che racconta fatti vissuti in prima persona, perse un braccio combattendo sull'isola di Nuova Britannia, parte della Nuova Guinea, una posizione strategica in quanto vi si trovava Rabaul, grande base aerea e navale giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale. Era lì come soldato di fanteria.
Gli Alleati sbarcarono e presero alcune propaggini dell'isola, lasciando poi la grande guarnigione a marcire, completamente isolata e ormai priva di aerei. Era la tecnica prescelta per vincere la guerra nel Pacifico senza troppe perdite. Come risultato molti soldati giapponesi rimasero tagliati fuori dai rifornimenti, spesso affamati, inutili allo sforzo bellico.
Ma non prima di alcuni scontri dove molti morirono, in questo caso, e altri vennero mandati a morire.
L'autore accenna ai fatti storici ma soprattutto fa un ritratto impietoso dell'esercito giapponese dell'epoca. Le vessazioni crudeli, le assurdità, la gente mandata a morire per niente, le ingiustizie degli ufficiali. Momenti comici e tragici si susseguono in un manga dove i mezzi tecnici (aerei, carri armati ecc...) e il paesaggio sono disegnati con grande perizia e precisione, ma gli uomini sono caricature.
mercoledì 31 gennaio 2018
lunedì 29 gennaio 2018
Newford Stories: Crow Girls
Un urban fantasy di un genere che difficilmente mi capita di leggere, ovvero leggero, fatto per essere divertente e solleticare i buoni sentimenti. Non dico che sia un libro per ragazzi, non è in fin dei conti così ingenuo, ma non ci manca moltissimo. E si basa molto sulla, come dire, simpatia e "carineria" dei personaggi, altra cosa che in genere non mi entusiasma davvero.
Sto parlando di Crow Girls, della collana Newford Stories, autore il canadese Charles de Lint.
Chi sono dunque queste "ragazze corvo?" Appartengono a un'altra specie, fatta di esseri dalle strane capacità, e sono capaci di mutare forma, sviluppando in pochi istanti penne e ali, oppure perdendole. Irriverenti, chiamano "i cugini" gli appartenenti alla loro razza praticamente immortale, ma a quanto pare amano molto vivere in mezzo agli umani. Infantili ma a volte profonde, scherzose, curiose, sempre pronte al caos e alla chiacchiera, hanno la caratteristica di vivere sempre nel momento, anche se la loro non è superficialità, e a volte si impegnano a commettere delle buone azioni.
Quando vogliono sono capaci di entrare nella dimensione immateriale tra il nostro mondo e il sovrannaturale, oltre a trasformarsi, ovviamente, in corvi. Ma sono anche golose di cose molto terrene, come cioccolata, caramelle o anche semplicemente frutta, e amano infilarsi nelle case altrui per soddisfare la curiosità riguardo alla vita degli umani, così diversa dalla loro.
Sto parlando di Crow Girls, della collana Newford Stories, autore il canadese Charles de Lint.
Chi sono dunque queste "ragazze corvo?" Appartengono a un'altra specie, fatta di esseri dalle strane capacità, e sono capaci di mutare forma, sviluppando in pochi istanti penne e ali, oppure perdendole. Irriverenti, chiamano "i cugini" gli appartenenti alla loro razza praticamente immortale, ma a quanto pare amano molto vivere in mezzo agli umani. Infantili ma a volte profonde, scherzose, curiose, sempre pronte al caos e alla chiacchiera, hanno la caratteristica di vivere sempre nel momento, anche se la loro non è superficialità, e a volte si impegnano a commettere delle buone azioni.
Quando vogliono sono capaci di entrare nella dimensione immateriale tra il nostro mondo e il sovrannaturale, oltre a trasformarsi, ovviamente, in corvi. Ma sono anche golose di cose molto terrene, come cioccolata, caramelle o anche semplicemente frutta, e amano infilarsi nelle case altrui per soddisfare la curiosità riguardo alla vita degli umani, così diversa dalla loro.
venerdì 26 gennaio 2018
Dark
Questa serie tedesca, comparsa su Netflix, m'era stata descritta come incredibilmente originale, perciò quando ho visto la prima puntata ho pensato: scherziamo? Paura in una piccola comunità, bambini e ragazzini che spariscono, una grande struttura governativa (in questo caso una centrale nucleare) che domina sinistra sul territorio, gente che fa orrendi esperimenti... insomma Dark mi sembrava la fotocopia sbiadita di Stranger Things, e altre simili recenti produzioni.
Nelle puntate successive sono cominciate a emergere delle differenze e sebbene non possa parlare di una estrema originalità per quanto riguarda i temi trattati, diciamo che il "come" conta assai più che il "cosa" per farmi scrivere che ho trovato in Dark delle emozioni insolite.
Nelle puntate successive sono cominciate a emergere delle differenze e sebbene non possa parlare di una estrema originalità per quanto riguarda i temi trattati, diciamo che il "come" conta assai più che il "cosa" per farmi scrivere che ho trovato in Dark delle emozioni insolite.
mercoledì 24 gennaio 2018
Addio a Ursula Le Guin
Una protagonista, forse ormai testimone di altri stili e altri tempi. Un mostro sacro di fantascienza e fantasy, vincitrice di tutti i premi e di tutti i riconoscimenti. Uno degli ultimi grandi nomi.
Se ne è andata Ursula Le Guin, a 88 anni.
Se ne è andata Ursula Le Guin, a 88 anni.
lunedì 22 gennaio 2018
Promozione su Facebook: conviene?
Attenzione: questo post non susciterà molto interesse nei lettori, salvo che nei "colleghi" autori autoprodotti o negli addetti ai lavori.
Volevo parlare un attimo della mia esperienza con una promozione che ho utilizzato per il lancio dell'ultimo ebook, Autostrada Gialla, scritto da me e Cristina Donati. Ho scelto di usare la "pubblicità" di facebook, oltre al consueto parlarne nei social che frequento. Già, perché per promuovere i propri libri un autore autoprodotto ha in effetti pochi mezzi a propria disposizione, e i vari social network, ormai fin troppo usati e abusati, restano pur sempre uno dei principali; ma si cerca sempre qualche alternativa.
Ovviamente non posso veramente fare considerazioni valide per tutti, quindi il titolo del post in verità vale solo per me. Racconto comunque la mia storia. Ho speso una piccola somma e ho avuto 630 accessi in una decina di giorni.
Nemmeno tantissimi...
Volevo parlare un attimo della mia esperienza con una promozione che ho utilizzato per il lancio dell'ultimo ebook, Autostrada Gialla, scritto da me e Cristina Donati. Ho scelto di usare la "pubblicità" di facebook, oltre al consueto parlarne nei social che frequento. Già, perché per promuovere i propri libri un autore autoprodotto ha in effetti pochi mezzi a propria disposizione, e i vari social network, ormai fin troppo usati e abusati, restano pur sempre uno dei principali; ma si cerca sempre qualche alternativa.
Ovviamente non posso veramente fare considerazioni valide per tutti, quindi il titolo del post in verità vale solo per me. Racconto comunque la mia storia. Ho speso una piccola somma e ho avuto 630 accessi in una decina di giorni.
Nemmeno tantissimi...
venerdì 19 gennaio 2018
La fine del monopolio Siae?
È di qualche giorno fa la notizia sulla fine, credo e spero definitiva, del monopolio SIAE in Italia. Un'altra entità, il gruppo chiamato Soundreef, si è organizzata obbedendo al diktat della legge con cui l'input voluto dall'Europa era stato aggirato elegantemente: ovvero sì fine al monopolio, ma i concorrenti possono essere solo enti senza scopo di lucro. Be', se era il piano perfetto per eliminare ancora una volta la concorrenza, non ha funzionato. Spero. Intanto (leggete l'articolo) la SIAE sta già protestando.
Un mio precedente articolo sul problema SIAE in Italia lo potete leggere qui.
Un articolo di Simone in merito...
Un mio precedente articolo sul problema SIAE in Italia lo potete leggere qui.
Un articolo di Simone in merito...
martedì 16 gennaio 2018
La Foresta dei Mitago
Robert Holdstock (1948 - 2009), appassionato di leggende nordiche e scrittore di storie fantastiche, nonché vincitore di un World Fantasy Award, ci ha dato negli anni 80 La foresta dei Mitago, una storia che suona quasi completamente fantasy anche se, forse, è interpretabile "anche" come un romanzo di fantascienza. In realtà si tratta del primo libro di una serie, in parte pubblicata anche nella nostra lingua. Io ho letto soltanto il primo, comunque una buona introduzione al mondo mitico (nel vero senso del termine) della foresta di Ryhope, antichissima e indisturbata.
Il protagonista del romanzo, Steven, si riavvicina al fratello dopo essersi congedato dall'esercito al termine della Seconda Guerra Mondiale. La sua è una famiglia che ha sofferto molto per gli interessi misteriosi del padre, George, sempre intento a esplorare la vicina foresta. Quando Steven ritorna alla casa di famiglia George è ormai morto, dopo essere completamente impazzito; l'altro figlio, Christian, anziché accogliere calorosamente il fratello che torna dalla guerra, è a disagio, freddo e quasi ostile. In qualche modo le scoperte del padre hanno coinvolto anche lui, è stato contagiato dagli stessi interessi.
Capire cosa si nasconde nella foresta (e, a volte, cosa esce dalla foresta) è molto difficile, richiede intuizione e studio. Cercare di penetrare nel bosco, sebbene si tratti alla fine solo di qualche chilometro, è stranamente impossibile, per via di una natura impervia che respinge, perfino attivamente, ogni intruso. E vivere vicino al bosco di Ryhope è causa di incontri meravigliosi, a volte, ma anche incredibilmente pericolosi. Steven all'inizio è testimone dei tentativi di Christian, che si assenta per settimane addentrandosi nel mondo misterioso, ma non legge gli appunti del padre, non cerca ancora di capire.
Il protagonista del romanzo, Steven, si riavvicina al fratello dopo essersi congedato dall'esercito al termine della Seconda Guerra Mondiale. La sua è una famiglia che ha sofferto molto per gli interessi misteriosi del padre, George, sempre intento a esplorare la vicina foresta. Quando Steven ritorna alla casa di famiglia George è ormai morto, dopo essere completamente impazzito; l'altro figlio, Christian, anziché accogliere calorosamente il fratello che torna dalla guerra, è a disagio, freddo e quasi ostile. In qualche modo le scoperte del padre hanno coinvolto anche lui, è stato contagiato dagli stessi interessi.
Capire cosa si nasconde nella foresta (e, a volte, cosa esce dalla foresta) è molto difficile, richiede intuizione e studio. Cercare di penetrare nel bosco, sebbene si tratti alla fine solo di qualche chilometro, è stranamente impossibile, per via di una natura impervia che respinge, perfino attivamente, ogni intruso. E vivere vicino al bosco di Ryhope è causa di incontri meravigliosi, a volte, ma anche incredibilmente pericolosi. Steven all'inizio è testimone dei tentativi di Christian, che si assenta per settimane addentrandosi nel mondo misterioso, ma non legge gli appunti del padre, non cerca ancora di capire.
lunedì 15 gennaio 2018
Il Fallico Folle
Siamo di nuovo nel territorio di Moebius, ovvero Jean Giraud. Il Fallico Folle è un'altra delle sue creazioni rriverenti e fantasiose, volutamente insensato.Il Fallico si avventura in diverse imprese, del tutto imperturbabile alla propria scarsa "correttezza politica." Però il nostro fallico protagonista è braccato da una polizia anti-erezione, e poi si coinvolge nelle trame di una certa Dama Kowalsky, il tutto in una storia che... non ha né capo ne coda. Una cosa che non si perdona facilmente, a meno che l'autore sia Moebius.
giovedì 11 gennaio 2018
Nazionalizzare le Dot Com? Perché?
Sono riuscito per un po' di tempo a limitare i post su argomenti sociali e politici, ma non ce la potevo fare in eterno, quindi propongo qui le mie riflessioni su un articolo di qualche mese fa pubblicato dal Guardian (che è un giornale britannico e di sinistra, ma le riflessioni che farò non saranno "etichettate").
Innanzitutto, questo è il link per leggervi l'articolo (se sapete l'inglese). L'autore lamenta la natura sempre più monopolistica di certi colossi che basano sulla rete le loro fortune: Facebook, Amazon, Google (con l'aggiunta di Uber). Sono praticamente imbattibili in effetti, se esiste una minaccia di concorrenza addirittura se la possono comprare. La loro innovazione nel realizzare gli affari ne ha decretato il successo, generalmente a spese di attività che facevano la stessa cosa in maniera più tradizionale. Amazon, ad esempio, taglia fuori il negoziante che esiste fisicamente sul territorio (anche se poi gestisce alcuni punti vendita "fisici." Uber mette in contatto diretto chi ha un'auto e vuole dare un passaggio (leggi: tassista abusivo?) con chi ha bisogno di essere trasportato.
Il loro successo è tale che un concorrente (come voleva essere Ello nei confronti di facebook) non riesce più a fare massa critica per sopravvivere. Anche se Ello offre (o offriva, se è ancora è in grado di competere) una tutela della privacy che con facebook te la scordi, la gente è rimasta dov'era, perché ormai tutti erano già lì.
Innanzitutto, questo è il link per leggervi l'articolo (se sapete l'inglese). L'autore lamenta la natura sempre più monopolistica di certi colossi che basano sulla rete le loro fortune: Facebook, Amazon, Google (con l'aggiunta di Uber). Sono praticamente imbattibili in effetti, se esiste una minaccia di concorrenza addirittura se la possono comprare. La loro innovazione nel realizzare gli affari ne ha decretato il successo, generalmente a spese di attività che facevano la stessa cosa in maniera più tradizionale. Amazon, ad esempio, taglia fuori il negoziante che esiste fisicamente sul territorio (anche se poi gestisce alcuni punti vendita "fisici." Uber mette in contatto diretto chi ha un'auto e vuole dare un passaggio (leggi: tassista abusivo?) con chi ha bisogno di essere trasportato.
L'immagine che compare nella pagina del Guardian
Il loro successo è tale che un concorrente (come voleva essere Ello nei confronti di facebook) non riesce più a fare massa critica per sopravvivere. Anche se Ello offre (o offriva, se è ancora è in grado di competere) una tutela della privacy che con facebook te la scordi, la gente è rimasta dov'era, perché ormai tutti erano già lì.
lunedì 8 gennaio 2018
The Circle
Il film The Circle (del 2017, diretto da James Ponsoldt, regista a me ignoto), è ispirato ad un libro dal medesimo nome, scritto da Dave Eggers, che è anche coautore della sceneggiatura. Si parla, sostanzialmente, di nuove tecnologie. Del libro non posso dir niente, non avendolo letto. Il film, invece, non mi è piaciuto per nulla pur avvalendosi di notevoli attori nei ruoli principali, come Emma Watson (Mae Holland, la protagonista), Tom Hanks (Eamon Bailey, tipico "corporate man" nello stile dot.com), Karen Gillan (Annie, l'amica che introduce Mae in azienda) e altri; in un ruolo abbastanza secondario (il padre di Mae) abbiamo, curiosità, Bill Paxton, il soldato Hudson di Aliens Scontro Finale (ne è passato di tempo, eh?).
Ma andiamo con ordine, avvisando che esporrò la trama del film, ma permetterò di saltare una parte delle anticipazioni più pesanti.
L'azienda dove la nostra protagonista Mae va a lavorare (su imbeccata di Annie, sempre in giro, sempre stressata per il superlavoro) segue più o meno la falsariga di altri "posti di lavoro per creativi:" non sono grigi uffici, è un campus, dove un sacco di attività sono a disposizione, anche non correlate al lavoro.
Lavoro che è mescolato ad esperienze piacevoli e remunerato bene, con l'aggiunta di un sacco di benefit, tra cui la famigerata assicurazione sanitaria (croce e delizia degli yankee), tuttavia l'esperienza di far parte di questa azienda (The Circle, che è un po' facebook e un po' una specie di Google Street View, dove però le immagini sono in tempo reale, poiché vengono messe delle minuscole webcam dappertutto) da una parte fagocita quasi tutto il tempo di Mae, dall'altra la immerge in un'alienante tecno-ideologia.
Ma andiamo con ordine, avvisando che esporrò la trama del film, ma permetterò di saltare una parte delle anticipazioni più pesanti.
L'azienda dove la nostra protagonista Mae va a lavorare (su imbeccata di Annie, sempre in giro, sempre stressata per il superlavoro) segue più o meno la falsariga di altri "posti di lavoro per creativi:" non sono grigi uffici, è un campus, dove un sacco di attività sono a disposizione, anche non correlate al lavoro.
Lavoro che è mescolato ad esperienze piacevoli e remunerato bene, con l'aggiunta di un sacco di benefit, tra cui la famigerata assicurazione sanitaria (croce e delizia degli yankee), tuttavia l'esperienza di far parte di questa azienda (The Circle, che è un po' facebook e un po' una specie di Google Street View, dove però le immagini sono in tempo reale, poiché vengono messe delle minuscole webcam dappertutto) da una parte fagocita quasi tutto il tempo di Mae, dall'altra la immerge in un'alienante tecno-ideologia.
sabato 6 gennaio 2018
Kobane Calling
Zerocalcare fa l'impegnato e va in Siria a capire com'è la guerra contro l'ISIS e chi sono questi misteriosi Curdi che la combattono: popolo represso, i Curdi sono i perseguitati di tutto il circondario, ma per mesi erano rimasti gli unici "boots on the ground" favorevoli all'occidente, o per lo meno non eccessivamente contrari. Kobane Calling non è uscito molto tempo fa ma pare già roba vecchia di cento anni, visto che il conflitto si spegne: l'ISIS in Siria è praticamente sconfitto (ma da qualche parte lo rivedremo ancora...), la guerra scatenata dalla primavera araba non ha scalzato Assad, il dittatore siriano, anzi sta lentamente concludendosi in una vittoria Russo-Siriana che seppellisce almeno per il momento le velleità yankee nell'area (ma in effetti cambiata amministrazione sono cambiati gli obiettivi, e comunque quello che Obama voleva era probabilmente fuori portata).
Kobane, il minuscolo centro assediato, è insomma già in fase di scivolo nel dimenticatoio.
E poi Zerocalcare stavolta diventa pure palloso, un Nanni Moretti della striscia disegnata che se ne va a fare il turista della guerra in cerca della "società perfetta" che sarebbe stata creata dai Curdi (il "confederalismo democratico"). Confesso che l'ho trovato abbastanza pesante, in questa storia.
Kobane, il minuscolo centro assediato, è insomma già in fase di scivolo nel dimenticatoio.
E poi Zerocalcare stavolta diventa pure palloso, un Nanni Moretti della striscia disegnata che se ne va a fare il turista della guerra in cerca della "società perfetta" che sarebbe stata creata dai Curdi (il "confederalismo democratico"). Confesso che l'ho trovato abbastanza pesante, in questa storia.
mercoledì 3 gennaio 2018
USS Callister
Nuova serie di Black Mirror su Netflix, e subito un episodio che "fa il botto." USS Callister sembra inizialmente una specie di Star Trek dove un quasi sosia del famoso capitano Kirk trionfa fin troppo facilmente sui nemici, fa il gradasso con l'equipaggio, e alla fine dell'episodio, mentre è osannato da tutti quanti, bacia le componenti femminili dell'equipaggio (ovviamente la loro divisa prevede la minigonna).
[Attenzione, ci sono anticipazioni della trama in questo post]. In realtà tutto si svolge in una simulazione! L'eroe in realtà è un programmatore, Robert Daly (attore: Jesse Plemons, già visto in Breaking Bad) e quello a cui gioca è una sua versione privata del videogioco (Infinity) che produce, assieme a un socio che lo tratta male, James Walton (Jimmi Simpson) e ad altri colleghi, in teoria suoi sottoposti, che non lo rispettano. Solo nel mondo virtuale è un grande eroe e tratta tutti come pezze da piedi per compensare la sua frustrazione.
[Attenzione, ci sono anticipazioni della trama in questo post]. In realtà tutto si svolge in una simulazione! L'eroe in realtà è un programmatore, Robert Daly (attore: Jesse Plemons, già visto in Breaking Bad) e quello a cui gioca è una sua versione privata del videogioco (Infinity) che produce, assieme a un socio che lo tratta male, James Walton (Jimmi Simpson) e ad altri colleghi, in teoria suoi sottoposti, che non lo rispettano. Solo nel mondo virtuale è un grande eroe e tratta tutti come pezze da piedi per compensare la sua frustrazione.
martedì 2 gennaio 2018
GDR e Giochi da Tavolo, non è la stessa cosa
Mi capita di leggere un post su un blog dove si parla di giochi, con paragoni fra il mondo del gioco da tavolo e GDR (ovvero gioco di ruolo), e scopro di non essere per niente d'accordo con i concetti espressi. Non ho nessuna voglia di fare polemiche con l'autore, a distanza o da vicino che sia, o di metterla giù dura, però vorrei leggere e commentare con voi questo post, che potete trovare qui.
Sarà anche occasione per approfondire certi argomenti con voi riguardo alla natura di queste categorie di giochi.
Argomento: cosa i giochi di ruolo dovrebbero imparare dai giochi da tavolo?
Già, cosa? l'articolista parte dalla constatazione che il boardgame (gioco da tavolo) ha avuto migliori fortune, recentemente, rispetto al GDR, e si chiede se alcune delle metamorfosi attraversate dal boardgame non possano far bene anche al gioco di ruolo. La prima differenza è la facilità di utilizzo e apprendimento, che i boardgame hanno saputo rendere generalizzata, e qui da una parte mi viene da dirmi d'accordo ma ho anche le mie eccezioni. Andiamo con ordine.
lunedì 1 gennaio 2018
L'Immortale, un bagno di sangue
Takashi Miike è un regista giapponese associato, generalmente, a storie di samurai e Yakuza (mafia giapponese). Faccende di sangue e di violenza, praticamente sempre, con problemi di onore mescolati in maniera inscindibile, alla giapponese, e tantissimo gore, o splatter che dir si voglia: sangue che sprizza, arti amputati, budella che si sparpagliano, il tutto condito da una certa autoironia. Insomma uno che nel proprio stile non si fa mancare niente.
Questo regista molto prolifico l'ho conosciuto con Ichi The Killer e Audition, quest'ultimo un film horror in piena regola, ma non senza gli elementi sanguinolenti cui ho accennato sopra. Una delle recenti produzioni, che ho potuto recuperare su Netflix, è L'Immortale, tratto da un fumetto, film lungo e sanguinoso sulle vicissitudini di uno spadaccino - samurai diventato fuorilegge - che ha un grosso problema: non può morire. Il destino di questo combattente, che si chiama Manji (attore: Takuya Kimura), si origina dal regalo che gli ha fatto una strega, un innesto, per così dire, che rende il suo corpo capace di rigenerarsi con incredibile rapidità.
Questo regista molto prolifico l'ho conosciuto con Ichi The Killer e Audition, quest'ultimo un film horror in piena regola, ma non senza gli elementi sanguinolenti cui ho accennato sopra. Una delle recenti produzioni, che ho potuto recuperare su Netflix, è L'Immortale, tratto da un fumetto, film lungo e sanguinoso sulle vicissitudini di uno spadaccino - samurai diventato fuorilegge - che ha un grosso problema: non può morire. Il destino di questo combattente, che si chiama Manji (attore: Takuya Kimura), si origina dal regalo che gli ha fatto una strega, un innesto, per così dire, che rende il suo corpo capace di rigenerarsi con incredibile rapidità.
Una prima recensione su Amazon per Autostrada Gialla
Nei miei ebook prego sempre i lettori di commentare e recensire, in rete, nei gruppi e via dicendo. Se il libro è piaciuto, è diffondendo la loro approvazione che potrebbero fare la differenza. Un lettore lo ha fatto, su Amazon, e il commento è molto lusinghiero. Pone tra l'altro una questione, scrivendo che spera di vedere un seguito. Ci sarà un Autostrada Gialla Due? Il finale del primo è aperto, per cui tutto può essere...
venerdì 29 dicembre 2017
Addio al 2017
E così quest'anno è alla fine. È durato pochissimo, e per me è cominciato molto male, a causa di un problema di salute veramente rognoso e imprevisto. Lo concludo pubblicando, meglio tardi che mai, Autostrada Gialla, ed è bello far uscire nuovamente qualcosa di mio dopo una pausa che era durata anche troppo.
Per il 2018 spero... cose semplici. Di viaggiare, di star bene (compresi i miei cari ovviamente), e soprattutto di scrivere.
Per il 2018 spero... cose semplici. Di viaggiare, di star bene (compresi i miei cari ovviamente), e soprattutto di scrivere.
mercoledì 27 dicembre 2017
Intervista a Simone, il mio amico musicista
Alcune domande al mio amico musicista Simone , che è anche il mio più grande lettore: sulla musica, il 2017 che va a chiudersi e altro.
Una delle sue peculiari caratteristiche: suona diversi strumenti. Con l'attrezzatura che consente certe diavolerie, può comporre una canzone da solo. Tutta roba che suona arabo per me, che non ricordo nemmeno il pentagramma. L'altra caratteristica, e forse più importante: Simone è un fan sfegatato di Prince, perciò si può ben capire come sia stato colpito dall'evento del 21 aprile dell'anno scorso.
Simone lo potete visitare sul suo blog...
Ma andiamo alle domande:
Una delle sue peculiari caratteristiche: suona diversi strumenti. Con l'attrezzatura che consente certe diavolerie, può comporre una canzone da solo. Tutta roba che suona arabo per me, che non ricordo nemmeno il pentagramma. L'altra caratteristica, e forse più importante: Simone è un fan sfegatato di Prince, perciò si può ben capire come sia stato colpito dall'evento del 21 aprile dell'anno scorso.
Simone lo potete visitare sul suo blog...
Ma andiamo alle domande:
domenica 24 dicembre 2017
Star Wars: Gli Ultimi Jedi
Dopo qualche incertezza sono andato al cinema a vedermi questo ennesimo episodio della saga di Star Wars. Titolo: Star Wars: Gli Ultimi Jedi, ma... non ci sperate.Non ho molta familiarità con le nuove facce intervenute nella saga e dei vecchi mi piaceva maggiormente proprio quello che è stato eliminato dalla storia, Han Solo (Harrison Ford), seguito dalla Principessa Leila (Carrie Fisher) il cui ruolo è stato limitato dal fatto che l'attrice ci ha lasciato nel 2016. In questo episodio Luke Skywalker (Mark Hamill) torna ad avere un ruolo, purtroppo nonostante l'importanza che ha nella saga è sempre stato per me il personaggio più scialbo e peggio recitato.
Dico subito che non posso prendere posizione sulle diatribe che ho sentito in giro riguardo a questo film, che sembra sia riuscito a polarizzare negativamente le attenzioni, e con tutta l'acredine stupida che viene sparsa ai quattro venti nell'era dei social network. Non sono uno "in fissa" con questa serie e l'ho sempre seguita parecchio svogliatamente.
Premetto che non voglio fare il processo a Star Wars. Più o meno tutti abbiamo un ingenuo entusiasmo per qualcosa al di là dei meriti effettivi, quindi non mi permetto di giudicare gli appassionati.
martedì 19 dicembre 2017
Stranger Things, di nuovo? Prima impressione
Già che si è parlato da poco di come si consumano rapidamente le impressioni lasciate dallo spettacolo televisivo o cinematografico, ho avuto una strana sensazione guardando la prima puntata di Stranger Things, seconda serie. Come immagino sappiano tutti (o quasi), la serie è intrisa di nostalgie e miti anni '80, e di atmosfere "alla Stephen King." E già qui ci sarebbe da fare un appunto... poiché ne parlo un mese abbondante dopo che è uscita, gli appassionati l'hanno già esaurita con un "binge watching" ovvero facendosi un'ammazzata di puntate una dietro l'altra, cosa che normalmente Netflix ti permette di fare. E quindi a costoro gliene fregherà pochissimo di una ennesima recensione perché probabilmente la serie è già consumata e digerita.
Comunque la mia la dico lo stesso, avverto che si tratta di una opinione poco condivisibile con i veri "fan."
Comunque la mia la dico lo stesso, avverto che si tratta di una opinione poco condivisibile con i veri "fan."
giovedì 14 dicembre 2017
Autostrada Gialla è disponibile per l'acquisto
Questo romanzo breve di ambientazione post-apocalittica, scritto da me in collaborazione con Cristina Donati, già collaboratrice di Fantasy Magazine come me per un lungo periodo, già mia editor per la pubblicazione del mio primo libro, e ora autrice assieme a me di questo Autostrada Gialla scritto a quattro mani.
Come precisato nel precedente post, l'ambientazione non è originale, per quanto ovviamente abbiamo goduto di enormi margini di improvvisazione, in quanto questa trama si inquadra nel progetto di scrittura condivisa del Survival Blog.Se dovessi descriverla in breve, l'ambientazione del Survival Blog è un'apocalisse zombie meno facilona, ovvero senza persone che nel giro di qualche secondo diventano morti viventi, e senza che la civiltà crolli di colpo per qualche motivo ignoto. Non siamo in The Walking Dead... La Pandemia Gialla è una malattia, viene descritta come un prione che viene dalla Corea del Nord, e se è vero che alla fine i "Gialli" diventano cannibali assetati di sangue ricordandoci tante altre storie che conosciamo, quello è l'esito finale di un processo lungo settimane, e non sempre gli infetti sono del tutto privi di raziocinio. Altra differenza: la civiltà non crolla di colpo, ma si dissolve anno per anno in varie parti del mondo sotto i colpi dell'epidemia.
Contrariamente a molti degli autori che, ormai da diversi anni, ci hanno preceduto, non mostriamo dei sopravvissuti solitari o gruppetti nascosti in qualche rifugio, o asserragliati in città in mezzo agli infetti, ma approfittiamo della ricchezza di questo scenario per mostrare un'Italia nell'agonia finale, quando ancora ci sono forze dell'ordine in giro, la radio trasmette dei notiziari, ma tutto sta andando in rovina. E mentre lo stato scompare e la popolazione si riduce drasticamente, predoni e gruppetti autoritari vengono a colmare il vuoto di potere, come se la minaccia degli infetti non fosse sufficiente.
In questa cornice Autostrada Gialla è una storia corale "on the road," una fuga sempre più impossibile verso una zona in cui viene garantita, ancora, la protezione dello stato. Una tutela agognata dalla maggior parte dei superstiti, che non sanno cavarsela da sé, ma che a Milano è già fallita miseramente. Questo obiettivo però rischia di diventare un miraggio irraggiungibile.
sabato 9 dicembre 2017
Pandemia in arrivo...
2017: È in arrivo un racconto lungo che si collega a una ambientazione realizzata per mezzo degli sforzi di diversi scrittori. Si tratta della Pandemia Gialla, l'immaginario prione di Lee-Chang che porta alla follia e al cannibalismo gli infetti. Il crollo della civiltà per quanto riguarda l'Italia era stato fissato al 2014, in questa ambientazione condivisa. Be', diventerà un passato alternativo...
La Pandemia Gialla ha come riferimento il Survival Blog: http://mcnab75.livejournal.com/478385.html
La Pandemia Gialla ha come riferimento il Survival Blog: http://mcnab75.livejournal.com/478385.html
martedì 5 dicembre 2017
Arzach
Moebius è uno di quegli artisti del fumetto (soprattutto francese e belga) che hanno costruito una buona fetta dell'immaginario fantastico moderno, lavorando negli anni d'oro in cui la "striscia disegnata" non parlava ancora giapponese. È un autore che ha navigato nei mondi di un fantastico che si fatica a definire fantasy o fantascienza perché si configura maggiormente come sogno a occhi aperti, visione, viaggio onirico o allucinazione.
Mi sono ripescato in versione completa e integrale un fumetto che anni fa avevo letto, incompleto, a spizzichi e bocconi su riviste defunte ormai da tempo: è Arzach, storia che risali agli ormai sideralmente lontani anni '70.
Mi sono ripescato in versione completa e integrale un fumetto che anni fa avevo letto, incompleto, a spizzichi e bocconi su riviste defunte ormai da tempo: è Arzach, storia che risali agli ormai sideralmente lontani anni '70.
martedì 28 novembre 2017
I miti consumati troppo in fretta scompaiono?
Questo post nasce da una discussione fatta su facebook (chi dice che non serve mai a niente?) e la questione l'ha portata avanti un'altra persona, io la "rimbalzo" qui perché mi è sembrata molto interessante. La domanda è se l'esistenza dei social network, che accelera i tempi di fruizione e condivisione di qualsiasi spettacolo ed evento mediatico, abbia "ucciso" la possibilità che un grande film (o anche altro tipo di spettacolo) diventi mito, entri nell'immaginario collettivo.
Per intenderci, ci sono film che sono diventati una memoria comune, una miniera di battute che tutti ripetiamo ("io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi..."), nomi e situazioni cui possiamo attingere con la certezza che tutti capiranno subito di cosa stiamo parlando. Questo è avvenuto fino a una decina o quindicina di anni fa, adesso avviene ancora?
E se non avviene, a cosa possiamo dare la responsabilità? Faccio la domanda anche a voi...
Per intenderci, ci sono film che sono diventati una memoria comune, una miniera di battute che tutti ripetiamo ("io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi..."), nomi e situazioni cui possiamo attingere con la certezza che tutti capiranno subito di cosa stiamo parlando. Questo è avvenuto fino a una decina o quindicina di anni fa, adesso avviene ancora?
E se non avviene, a cosa possiamo dare la responsabilità? Faccio la domanda anche a voi...
martedì 21 novembre 2017
Vedi Napoli (e poi muori?)
Napoli ha una brutta fama. Quando ho detto che avrei passato qualche giorno nella città, tutti si sono precipitati a darmi consigli sulla varie cose a cui si deve stare attenti: guarda che lì tutti passano col rosso, ti fregano il portafogli, non portare con te il cellulare nuovo, eccetera. Tuttavia sapevo che dovevo andarci, innanzitutto perché ci sono delle testimonianze artistiche e storiche davvero uniche (ne parlerò tra poco) e poi perché uno dei miei nonni (morto prima che io nascessi) era delle vicinanze, non l'ho conosciuto quindi non ho influenza "culturale" del posto, ma non potevo continuare a ignorare una città a cui almeno in parte appartengo.
L'impatto, all'arrivo, non è stato dei migliori. Piazza Garibaldi, davanti alla stazione ferroviaria, l'ho vista in una specie di "giorno di mercato," trasformata in un suq fatto di piccole bancarelle, con in giro ceffi patibolari in libera uscita, un sacco di stranieri, prevalentemente neri, che non sembrava avessero nient'altro da fare che starsene seduti o appollaiati in giro, e una generale impressione di sporco. Quest'ultima non ha fatto che rafforzarsi nel periodo passato lì, tra case scrostate e ridotte allo schifo e cumuli di immondizia che bloccavano i marciapiedi: certo non si deve generalizzare ma certi scorci che ho visto erano così desolanti che per confrontarli con qualcosa di simile non mi bastava nemmeno il ricordo dei peggiori angoli di Istanbul, dovevo tornare con la memoria all'India.
Alessandro Magno cerca di acchiappare il Re persiano. Museo Archeologico.
L'impatto, all'arrivo, non è stato dei migliori. Piazza Garibaldi, davanti alla stazione ferroviaria, l'ho vista in una specie di "giorno di mercato," trasformata in un suq fatto di piccole bancarelle, con in giro ceffi patibolari in libera uscita, un sacco di stranieri, prevalentemente neri, che non sembrava avessero nient'altro da fare che starsene seduti o appollaiati in giro, e una generale impressione di sporco. Quest'ultima non ha fatto che rafforzarsi nel periodo passato lì, tra case scrostate e ridotte allo schifo e cumuli di immondizia che bloccavano i marciapiedi: certo non si deve generalizzare ma certi scorci che ho visto erano così desolanti che per confrontarli con qualcosa di simile non mi bastava nemmeno il ricordo dei peggiori angoli di Istanbul, dovevo tornare con la memoria all'India.
giovedì 16 novembre 2017
Colonizzazione Fase Uno
Nonostante il finale decisamente in declino della quadrilogia dell'Invasione di Harry Turtledove, ho deciso di dare un'altra possibilità e ho acquistato Colonizzazione: Fase Uno, che è l'inizio di una successiva serie dello stesso autore. Per inciso, ho trovato il libro come usato a un prezzo molto ragionevole, anche se sono passati diversi anni e quindi la reperibilità del materiale non è sempre semplicissima. Parlerò adesso di questo libro, anticipando elementi della trama.
Devo dire senza mezzi termini, fin dall'inizio, che sono deluso. C'era la possibilità di creare qualcosa di nuovo con l'arrivo della flotta di colonizzazione, ma il risultato non è all'altezza delle mie aspettative, anzi per certi aspetti penso che si possa considerare davvero modesto e privo di ispirazione. C'è qualche guizzo di curiosità con le tematiche introdotte dall'arrivo dei coloni: maschi e femmine che cominciano a costruire, nelle zone climaticamente favorevoli alla Razza (i deserti, in pratica) nuove città simili a quelle della loro patria. I terrestri invece hanno satelliti e navete spaziali, ma è ben poco di fronte alla tecnologia della Razza (ovvero dei Retili invasori).
Devo dire senza mezzi termini, fin dall'inizio, che sono deluso. C'era la possibilità di creare qualcosa di nuovo con l'arrivo della flotta di colonizzazione, ma il risultato non è all'altezza delle mie aspettative, anzi per certi aspetti penso che si possa considerare davvero modesto e privo di ispirazione. C'è qualche guizzo di curiosità con le tematiche introdotte dall'arrivo dei coloni: maschi e femmine che cominciano a costruire, nelle zone climaticamente favorevoli alla Razza (i deserti, in pratica) nuove città simili a quelle della loro patria. I terrestri invece hanno satelliti e navete spaziali, ma è ben poco di fronte alla tecnologia della Razza (ovvero dei Retili invasori).
sabato 11 novembre 2017
Il marcissimo mondo dello spettacolo, e anche tutto il resto
"Soubrette, attricette, ballerine, per queste la trombata con il produttore è come andare dal ginecologo, lo fanno con una disinvoltura che non so davvero dove trovino." Sono le parole che sentivo, molti anni fa, da una donna che lavorava presso una famosa emittente televisiva privata italiana. Perciò quando in Italia sono scoppiati scandali con personaggi eminenti e cene... eleganti, non mi sono meravigliato più di tanto. Prima del caso Weinstein, però, potevo ancora illudermi che negli USA ci fosse ancora qualche isola di professionalità dove cercare di lavorare nello spettacolo non volesse dire automaticamente dover andare a letto con i produttori.
Invece pare che tutto il mondo sia paese, più o meno. E non si tratta soltanto di donne, visto che giovanotti e ragazzini che lavorano nello spettacolo si sono trovati ad affrontare (e succede ancora adesso, immagino) i palpeggiamenti e le avances di personaggi potenti e prepotenti, gay con o senza la variante della pedofilia. Uno di essi, Kevin Spacey, ha fatto delle ammissioni importanti e dovrà presumibilmente vedere la fine ingloriosa e prematura della sua carriera, a meno che dopo un periodo in purgatorio torni di nuovo alla ribalta (come succede sempre in Italia, ma negli USA forse non è la stessa cosa).
Harvey Weinstein, qui con Gwyneth Paltrow
Invece pare che tutto il mondo sia paese, più o meno. E non si tratta soltanto di donne, visto che giovanotti e ragazzini che lavorano nello spettacolo si sono trovati ad affrontare (e succede ancora adesso, immagino) i palpeggiamenti e le avances di personaggi potenti e prepotenti, gay con o senza la variante della pedofilia. Uno di essi, Kevin Spacey, ha fatto delle ammissioni importanti e dovrà presumibilmente vedere la fine ingloriosa e prematura della sua carriera, a meno che dopo un periodo in purgatorio torni di nuovo alla ribalta (come succede sempre in Italia, ma negli USA forse non è la stessa cosa).
martedì 7 novembre 2017
Maledetti da Dio
Poche volte capita che i traduttori italiani azzecchino il titolo di un libro o di un film migliorando l'originale, anzi nella maggior parte dei casi la traduzione letterale, se praticabile, è meglio di quello che si vanno a inventare loro. Una eccezione la posso concedere per Maledetti da Dio, titolo che avrebbe dovuto essere (sia traducendo dalla lingua inglese che dall'originale danese) la Legione dei Dannati. Direi che i traduttori stavolta hanno saputo prenderci bene con l'intento dell'autore, appioppando ai protagonisti una specie di maledizione biblica, da cui non si può sfuggire. Quella del soldato tedesco nell'ultima guerra, stretto in una morsa e condannato all'inevitabile sconfitta.
L'autore è Sven Hassel, oggi defunto, danese finito nell'esercito tedesco della Seconda Guerra Mondiale. È davvero andata così? Faccenda controversa, preferisco non entrarci. I suoi libri, di cui Maledetti da Dio è il primo, narrano le vicende di un gruppo di disperati, destinato a essere decimato nel tempo, condannati per vari reati o per opposizione politica al governo di allora, trasferiti ai battaglioni di disciplina, costretti a battersi su tutti i fronti senza altra prospettiva finale che non sia la sconfitta e la morte.
L'autore è Sven Hassel, oggi defunto, danese finito nell'esercito tedesco della Seconda Guerra Mondiale. È davvero andata così? Faccenda controversa, preferisco non entrarci. I suoi libri, di cui Maledetti da Dio è il primo, narrano le vicende di un gruppo di disperati, destinato a essere decimato nel tempo, condannati per vari reati o per opposizione politica al governo di allora, trasferiti ai battaglioni di disciplina, costretti a battersi su tutti i fronti senza altra prospettiva finale che non sia la sconfitta e la morte.
giovedì 2 novembre 2017
Invasione: Atto Finale
Il quarto libro sulla serie dell'Invasione di Harry Turtledove, intitolato Invasione, Atto Finale, racconta delle fasi finali del conflitto e della decisione da parte di Atvar, Signore di Flotta, di intavolare trattative con le potenze terrestri in possesso della bomba atomica (sto anticipando elementi della trama).Ho parlato con piacere di questa serie, dell'ambientazione intelligente che è stata costruita, per cui è con un certo rammarico che mi trovo a dover ammettere che il qurto libro è moscio. L'esito del conflitto era scontato forse fin dal primo volume, certamente dal secondo: la Razza (i Rettili) non era in grado di conquistare Tosev 3 (la Terra) senza infliggere enormi danni, e inoltre la superiorità tecnologica sugli umani ha un limite, quello dovuto a una scorta di armi e munizioni più che notevole ma, in fin dei conti, limitata. Insomma, piaccia o no, bisogna in qualche modo che il conflitto abbia fine, senza poter raggiungere una vittoria definitiva.
Mentre può essere benvenuta la descrizione dettagliata di certe fasi delle trattative, nel quarto libro non avviene un gran che... e una enorme quantità di spazio è dedicata a una missione demenziale di Otto Skorzeny, il capo-commandos della Germania, per attaccare con una bomba atomica la città di Lodz ed eliminare un gran numero di Polacchi, Rettili ed Ebrei, e far saltare i negoziati di pace senza che la responsabilità cada su Hitler.
domenica 29 ottobre 2017
Grosso guaio in Catalogna
Sembra quasi una valanga, che parte molto piccola ma che può andare a finire male. Perché questa Europa unita è (non senza delle ragioni) pronta a finire in mille pezzi, estremamente fragile. Se dovesse esserci qualcosa come una violenta lotta di secessione in mezzo all'Europa di oggi, le conseguenze potrebbero essere inimmaginabili.
E sembra che non gliene freghi niente a nessuno. A dire il vero in un certo senso è giusto così, sono affari interni di un paese, non è che da Bruxelles o da altre capitali possano dire cosa dovrebbe succedere per risolvere questo problema del referendum e della dichiarata volontà di separarsi espressa a Barcellona. A me sembra una faccenda anacronistica, anche se un sacco di gente in Catalogna vuole la secessione, così come ho sempre pensato ai "moti" secessionisti di casa nostra come cose poco concrete. Eppure avviene. Mi sembra che la questione stia finendo su un piano inclinato, inarrestabile, e verso un baratro molto pericoloso.
E sembra che non gliene freghi niente a nessuno. A dire il vero in un certo senso è giusto così, sono affari interni di un paese, non è che da Bruxelles o da altre capitali possano dire cosa dovrebbe succedere per risolvere questo problema del referendum e della dichiarata volontà di separarsi espressa a Barcellona. A me sembra una faccenda anacronistica, anche se un sacco di gente in Catalogna vuole la secessione, così come ho sempre pensato ai "moti" secessionisti di casa nostra come cose poco concrete. Eppure avviene. Mi sembra che la questione stia finendo su un piano inclinato, inarrestabile, e verso un baratro molto pericoloso.
venerdì 27 ottobre 2017
Monstress volume one - awakening
Questo fumetto l'ho comprato in inglese e tenuto in attesa per mesi, di modo che avrei poi potuto, in effetti, comprarmelo in italiano. La casa editrice è la Image, che avevo seguito parecchio tempo fa (vent'anni?) quando era una giovane e rampante editrice "indie" di fumetti supereroistici. Serie come Wildacats o Cyberforce, che avevo seguito nel periodo (breve) in cui m'ero dedicato energicamente agli eroi in calzamaglia. Gli autori, anzi le autrici, sono Marjorie Liu (storia) e Sana Takeda (disegni), statunitense la prima, giapponese la seconda.
Sto parlando di Monstress, ambientato in un'Asia "alternativa" con influenze steampunk e motivi grafici art nouveau (liberty) negli edifici, nell'abbigliamento, e nello stile generale del fumetto.
La storia segue le disavventure di Maika, che fa parte degli Arcanici (traduco come posso dall'inglese), una razza di persone con caratteristiche magiche generalmente evidenti nel corpo. I nemici degli Arcanici sono gli umani, governati da un matriarcato in cui un potere fondamentale è costituito dalle Cumaea, ordine di sacerdotesse che traggono i propri poteri dai nemici, dagli Arcanici.
Sto parlando di Monstress, ambientato in un'Asia "alternativa" con influenze steampunk e motivi grafici art nouveau (liberty) negli edifici, nell'abbigliamento, e nello stile generale del fumetto.
La storia segue le disavventure di Maika, che fa parte degli Arcanici (traduco come posso dall'inglese), una razza di persone con caratteristiche magiche generalmente evidenti nel corpo. I nemici degli Arcanici sono gli umani, governati da un matriarcato in cui un potere fondamentale è costituito dalle Cumaea, ordine di sacerdotesse che traggono i propri poteri dai nemici, dagli Arcanici.
domenica 22 ottobre 2017
It - Chapter One
Chi è quel clown e perché fa tanto paura? Me lo sono chiesto per decenni, in quanto l'unico libro di Stephen King che ho letto è l'Ombra dello Scorpione e It è sempre rimasto nelle intenzioni. Il dubbio ho voluto togliermelo guardando questo film, e certamente è stato un errore perché piuttosto avrei dovuto leggere il libro. Comunque sia, sono andato a vedermi It, il film diretto da Andy Muschietti, regista argentino non estraneo all'horror. Per la precisione il film in inglese si intitola It - Chapter One, perché non esaurisce i fatti narrati nel libro... per cui volendo vederli ci saranno sicuramente i seguiti.
It è la storia di un mostro che a scadenze periodiche sfoga la sua fame su una sventurata cittadina; la storia che ci viene narrata parte dalla scomparsa di Georgie, bambino che viene fatto sparire dal terribile clown mentre cerca di recuperare una barchetta di carta. Sarà il fratello assieme a un alro gruppo di amici, ragazzini scalognati chiamati "the losers" (i perdenti) da tutti e anche da loro stessi, a sentire la necessità di indagare sulla scomparsa di Georgie e su altre sparizioni. Tra gli attori che prendono i ruoli di questi ragazzi segnalo Finn Wolfhard, già visto in Stranger Things, comunque tutti bravi, anche col doppiaggio in italiano.
Anche gli amici hanno avuto visioni e sentito strani richiami o strani rumori. Il gruppo, a cui si aggiunge Bev, una ragazza chiacchierata nella comunità, e un ragazzo nero, svolge la sua indagine difendendosi allo stesso tempo dalle persecuzioni dei bulli e dall'inutilità dei genitori, che sono indifferenti a tutto e in un paio di casi personaggi davvero sinistri.
It è la storia di un mostro che a scadenze periodiche sfoga la sua fame su una sventurata cittadina; la storia che ci viene narrata parte dalla scomparsa di Georgie, bambino che viene fatto sparire dal terribile clown mentre cerca di recuperare una barchetta di carta. Sarà il fratello assieme a un alro gruppo di amici, ragazzini scalognati chiamati "the losers" (i perdenti) da tutti e anche da loro stessi, a sentire la necessità di indagare sulla scomparsa di Georgie e su altre sparizioni. Tra gli attori che prendono i ruoli di questi ragazzi segnalo Finn Wolfhard, già visto in Stranger Things, comunque tutti bravi, anche col doppiaggio in italiano.
Anche gli amici hanno avuto visioni e sentito strani richiami o strani rumori. Il gruppo, a cui si aggiunge Bev, una ragazza chiacchierata nella comunità, e un ragazzo nero, svolge la sua indagine difendendosi allo stesso tempo dalle persecuzioni dei bulli e dall'inutilità dei genitori, che sono indifferenti a tutto e in un paio di casi personaggi davvero sinistri.
mercoledì 18 ottobre 2017
Blade Runner 2049, riflessioni e significati
Dopo aver riflettuto sulle emozioni e gli stimoli che mi ha lasciato Blade Runner 2049, volevo scriverne un attimo, ma questa volta non sarà una recensione e non sarà priva di anticipazioni, tutt'altro. Innanzitutto: il film mi è piaciuto. Mi sento di dire che questo film è riuscito a mettersi nel solco del predecessore rispettandolo, e senza maltrattarne le tematiche e le atmosfere nella storia che racconta. Da appassionato del vecchio Blade Runner, senza voler fare impossibili paragoni, dico che ho potuto godermelo. Ma non so se, nel caso si voglia veramente procedere a sviluppare gli spunti di Blade Runner 2049 in una serie di diversi futuri film, la storia riuscirà a volare e mantenersi a galla in aria oppure crollerà al suolo.
giovedì 12 ottobre 2017
Invasione: Atto Terzo
Con Invasione: Atto Terzo i guai dei Rettili invasori della Terra raggiungono un nuovo livello; ne parlerò, anticipando parti delll trama. La guerra si fa, se possibile, ancora più dura e spietata (Harry Turtledove ci piazza anche una bomba atomica tirata su Roma, città controllata dagli invasori, e nell'evento muore Papa Pio XII).Un evento che sembrava epocale nella storia di questa serie era la diserzione di un alto ufficiale dei Rettili (Straha) dopo aver cercato di mettere in discussione l'autorità del Signore di Flotta Atvar. Lo spirito tradizionale dei Rettili impone una maggioranza schiacciante perché il comandante sia rilevato dall'incarico, non basta un voto più della metà.
Straha ci giunge vicino ma non ce la fa, e la logica conseguenza sarebbe il suo arresto da parte di Atvar... per evitare ciò, Straha scappa, scende sul pianeta con una navetta, e si consegna agli Statunitensi. Questo crea grandi conseguenze? Be', in questo libro no. È chiaro che adesso è disponibile una vera astronave per i terrestri, il mezzo di collegamento che il gerarca rettile ha usato per fuggire, ma studiarlo sarà impegnativo. E Straha non sembra prendere contatti con alcun leader, o avere nessun piano oltre al semplice salvaguardarsi dall'arresto e dalla punizione. Offre il destro alla propaganda USA e basta. Staremo a vedere.
Dall'altro lato della barricata prosegue la lunga parabola calante di Larssen, lo scienziato che si è visto la moglie soffiata da un giocatore di baseball. Sconvolto dalla rabbia, sempre più solitario e infine assassino. Il lettore si potrebbe aspettare che, specularmente alla mossa di Straha, Larssen riesca a disertare a favore dei Rettili e riveli che il programma atomico USA ha sede a Denver. Sarebbe un bel colpo, i Rettili (che buttano bombe atomiche a casaccio quando gli umani li colpiscono) sarebbero in grado di eliminare le pile atomiche e le migliori menti scientifiche. Ma Larssen viene ucciso, sorpresa! ...proprio mentre sta per arrivare al territorio presidiato dai Rettili.
sabato 7 ottobre 2017
Blade Runner 2049 (recensione senza anticipazioni)
Non sono uno con la classifica pronta, se mi si chiede quali sono i tre musicisti o gruppi musicali che mi piacciono di più rimango bloccato, e così per i fumetti o le serie Tv e via dicendo, ma sui film una idea chiara ce l'ho: Blade Runner per me è il miglior film mai girato. Ovvio che non potevo mancare alla visione di Blade Runner 2049, anche se, ovviamente, senza farmi aspettative di vedere qualcosa di altrettanto potente. Non cedo però alla tentazione di gridare al sacrilegio o di condannare in anticipo questo seguito, che tenta di resuscitare una storia che aveva avuto il suo senso compiuto già tanto tempo fa.
Una premessa che mi aveva insospettito era quella sul grande blackout. Avevo letto in un articolo che serviva a rendere appassionanti le investigazioni che si svolgono nel film, perché altrimenti tutto si potrebbe fare pigiando due tasti del computer. Be', si trata di un bel blackout, che ha addirittura cancellato tutte le memorie e i dati bancari. Ho pensato gemendo alla fesseria non necessaria, e in effetti l'idea non mi piace, ma senza anticipare altro posso dire che questo grande divisore che taglia fuori tutti i dati (o quasi) dell'epoca del primo film è funzionale alla trama del secondo per vari aspetti, quindi me ne sono dovuto fare una ragione.
Una premessa che mi aveva insospettito era quella sul grande blackout. Avevo letto in un articolo che serviva a rendere appassionanti le investigazioni che si svolgono nel film, perché altrimenti tutto si potrebbe fare pigiando due tasti del computer. Be', si trata di un bel blackout, che ha addirittura cancellato tutte le memorie e i dati bancari. Ho pensato gemendo alla fesseria non necessaria, e in effetti l'idea non mi piace, ma senza anticipare altro posso dire che questo grande divisore che taglia fuori tutti i dati (o quasi) dell'epoca del primo film è funzionale alla trama del secondo per vari aspetti, quindi me ne sono dovuto fare una ragione.
venerdì 6 ottobre 2017
Ridendo e scherzando sono dieci anni
Nessuna fanfara, anche perché non ho badato all'esatta data del "compleanno," ovvero il giorno in cui il blog ha compiuto dieci anni. In verità è passato qualche mese. Tra l'altro questo è stato per me, su vari fronti, un anno difficile: motivi per auto-incensarmi comunque non ne vedo.
Ad ogni modo mentirei se dicessi che la cifra tonda non mi fa effetto, anche perché se è vero che non sono mai stato un blogger assiduo, che riesce ad aggiornare tutti i giorni o quasi, da allora (maggio 2007) non c'è stato mese in cui non sia comparso almeno un paio di post. Insomma è stato un discreto sbattimento, diciamolo.
Mi fa piacere che Mondi Immaginari sia ancora qui, quindi, e spero di restare in circolazione ancora per un pezzo.
Ad ogni modo mentirei se dicessi che la cifra tonda non mi fa effetto, anche perché se è vero che non sono mai stato un blogger assiduo, che riesce ad aggiornare tutti i giorni o quasi, da allora (maggio 2007) non c'è stato mese in cui non sia comparso almeno un paio di post. Insomma è stato un discreto sbattimento, diciamolo.
Mi fa piacere che Mondi Immaginari sia ancora qui, quindi, e spero di restare in circolazione ancora per un pezzo.
lunedì 2 ottobre 2017
Invasione: Fase Seconda
Questo libro di Harry Turtledove è la continuazione del precedente Invasione: Anno Zero, di cui ho parlato recentemente. Continuano sostanzialmente le storie raccontate nel precedente volume della quadrilogia, la divisione mi sembra più che altro utile a evitare di pubblicare un unico libro dalle dimensioni enormi. Anticiperò qui qualcosa della trama di questo Invasione: Fase Seconda, mi aspetto che del resto la maggior parte dei miei visitatori lo abbia letto.
Innanzitutto, la corsa agli armamenti in questa parte della storia. Tutte le potenze terrestri si sforzano di costruire la bomba atomica, in modo da colpire i Rettili con la stessa potenza con cui loro hanno colpito due città umane, Berlino e Washington. Viene usato il materiale fissile rubato ai Rettili, si interrogano i prigionieri per scoprire informazioni tecniche (uno di essi con orrore si accorgerà che i "Grossi Brutti," ovvero i terrestri, non sono affatto ignoranti in tema di fisica nucleare). Il possesso da parte umana dell'arma apre delle spiacevoli possibilità, ovviamente. Se gli avversari venuti dallo spazio dovessero reagire lanciando altre bombe atomiche, dove si fermerebbe l'escalation? Il lettore sa già, perché segue i ragionamenti da entrambe le parti della barricata, che il "Signore di Flotta" Atvar, il comandante dei soldati della Razza (ovvero i Rettili), riceve critiche dagli altri ufficiali perché la guerra è inaspettatamente difficile, ma crede ancora improbabile di dover rinunciare alla conquista e colonizazione di Tosev 3 (ovvero la Terra). All'escalation è pronto, ma non può permettersi di portarla fino alla totale devastazione del pianeta, perché sarebbe contro i piani di colonizzarlo.
Innanzitutto, la corsa agli armamenti in questa parte della storia. Tutte le potenze terrestri si sforzano di costruire la bomba atomica, in modo da colpire i Rettili con la stessa potenza con cui loro hanno colpito due città umane, Berlino e Washington. Viene usato il materiale fissile rubato ai Rettili, si interrogano i prigionieri per scoprire informazioni tecniche (uno di essi con orrore si accorgerà che i "Grossi Brutti," ovvero i terrestri, non sono affatto ignoranti in tema di fisica nucleare). Il possesso da parte umana dell'arma apre delle spiacevoli possibilità, ovviamente. Se gli avversari venuti dallo spazio dovessero reagire lanciando altre bombe atomiche, dove si fermerebbe l'escalation? Il lettore sa già, perché segue i ragionamenti da entrambe le parti della barricata, che il "Signore di Flotta" Atvar, il comandante dei soldati della Razza (ovvero i Rettili), riceve critiche dagli altri ufficiali perché la guerra è inaspettatamente difficile, ma crede ancora improbabile di dover rinunciare alla conquista e colonizazione di Tosev 3 (ovvero la Terra). All'escalation è pronto, ma non può permettersi di portarla fino alla totale devastazione del pianeta, perché sarebbe contro i piani di colonizzarlo.
domenica 1 ottobre 2017
Trainspotting 2
Scegliete un megatelevisore del cazzo, era una volta... adesso è diventato "Scegli un iphone fatto in Cina da una donna che si è buttata dalla finestra, e mettilo nella tasca di una giacca, fresca di una fabbrica di schiavi del sud est asiatico." Insomma le prospettive sono modernizzate, sono cambiate, ma mica tanto. Il tragico e comico Trainspotting ha avuto un triste e malinconico e inutile seguito, e in fin dei conti visto il nichilismo delle tematiche, be', ci sta tutto.
Io comunque mi sono divertito a vederlo, ma è un film orrendamente mesto nonostante i momenti piacevoli.
Io comunque mi sono divertito a vederlo, ma è un film orrendamente mesto nonostante i momenti piacevoli.
sabato 23 settembre 2017
Valerian e la città dei mille pianeti
Scopro che questo Valerian e la città dei mille pianeti all'estero è già uscito da un po' e ha fatto un fiasco che viene addirittura definito clamoroso. Questo mi esime dal vedere il film? Assolutamente no, visto che il regista Luc Besson ci ha dato anni fa uno dei film di fantascienza più belli (a mio parere, ovviamente), ovvero Il Quinto Elemento, e visto che si tratta del film europeo più costoso di sempre. Almeno per capire cosa è andato storto, un'occhiata al film la dovevo dare.
Su una cosa non sono rimasto deluso, e le mie migliori aspettative sono state confermate. Il film è una meraviglia a cui assistere, un caleidoscopio di colori, un continuo bombardamento di forme, suoni, impressioni, musica e stili diversi. Ci sarebbe da rivedere parecchie scene anche solo per cogliere tutti i dettagli che meritano di essere ammirati. Non entro invece sulla discussione se il film sia stato osteggiato perché europeo. Luc Besson innanzitutto è un regista che crea un cinema parecchio all'americana. Questo film, come anche a suo tempo Il Quinto Elemento, ispirandosi al mondo della striscia fumettosa d'oltralpe, ha ovviamente una sua identità che è differente in molti modi a volte sottili e a volte evidenti, ma non vedrei uno stile decisamente "europeo" in quello che fa Besson, piuttosto c'è un suo stile particolare.
E comunque anche l'insuccesso del film è relativo, poiché si può parlare di fiasco solo se si confrontano gli incassi con un budget che forse era troppo ambizioso.
Su una cosa non sono rimasto deluso, e le mie migliori aspettative sono state confermate. Il film è una meraviglia a cui assistere, un caleidoscopio di colori, un continuo bombardamento di forme, suoni, impressioni, musica e stili diversi. Ci sarebbe da rivedere parecchie scene anche solo per cogliere tutti i dettagli che meritano di essere ammirati. Non entro invece sulla discussione se il film sia stato osteggiato perché europeo. Luc Besson innanzitutto è un regista che crea un cinema parecchio all'americana. Questo film, come anche a suo tempo Il Quinto Elemento, ispirandosi al mondo della striscia fumettosa d'oltralpe, ha ovviamente una sua identità che è differente in molti modi a volte sottili e a volte evidenti, ma non vedrei uno stile decisamente "europeo" in quello che fa Besson, piuttosto c'è un suo stile particolare.
E comunque anche l'insuccesso del film è relativo, poiché si può parlare di fiasco solo se si confrontano gli incassi con un budget che forse era troppo ambizioso.
giovedì 21 settembre 2017
Death Note
Death Note è un manga (ovvero un fumetto giapponese), una serie di anime (che a casa nostra si chiamano cartoni animati), un certo numero di film (sempre giapponesi tre di essi, se la notizia che traggo da Wikipedia è corretta, ma non manca un adattamento cinese). E infine un film di marca USA. Parlerò di quest'ultimo, anticipando alcuni elementi della trama. Paragoni non ne faccio... tempo fa ho visto alcuni episodi della serie anime, che mi erano parsi disegnati in maniera poco piacevole e con un ritmo un po' lento, e per un motivo o per l'altro non ero andato avanti (del resto ci sono PARECCHI episodi). Comunque è troppo poco per farmi un'idea di come la faccenda si sviluppasse nel mondo del Sol Levante. Pertanto se il film yankee sia una buona interpretazione della storia originale è faccenda su cui non posso dare un'opinione... ma del resto non mi interessa farlo.
Mi basterebbe in effetti un film carino di suo, se poi non è fedele al suo mondo di riferimento amen. Tutto sommato non mi è dispiaciuto questo Death Note, ma andiamo con ordine...
Mi basterebbe in effetti un film carino di suo, se poi non è fedele al suo mondo di riferimento amen. Tutto sommato non mi è dispiaciuto questo Death Note, ma andiamo con ordine...
domenica 17 settembre 2017
La mostra sugli anni '80
Presso il Wow Spazio Fumetto di Milano (Viale Campania 12, sull'area dell'ex deposito dei mezzi pubblici ed ex fabbrica Motta) è ancora possibile per alcuni giorni visitare la mostra sugli anni ottanta. In contemporanea c'è anche un'esposizione delle tavole di Jack Kirby, un disegnatore Marvel degli anni d'oro.
Gli anni ottanta sono una memoria gloriosa per molte persone. In effetti queste mitizzazioni mi danno molto da riflettere perché sono basate su fattori per lo più superficiali: che musica si ascoltava, che film, divertimenti, eventi sportivi hanno segnato l'epoca. Non è che io non dia importanza a queste cose, ma credo anche che ogni persona che c'era abbia avuto i "suoi" anni (ottanta, novanta, ecc...) con problemi privati e momenti belli privati, e c'entri fino a un certo punto la patina pubblica degli eventi che hanno colorato un'epoca. Ma forse penso così perché io, con il mio carattere cupo e la mia misantropia, non ho amato particolarmente gli anni ottanta, se li intendiamo come molti li vogliono intendere, ovvero come epoca di facile divertimento, ottimismo e semplicità.
Gli anni ottanta sono una memoria gloriosa per molte persone. In effetti queste mitizzazioni mi danno molto da riflettere perché sono basate su fattori per lo più superficiali: che musica si ascoltava, che film, divertimenti, eventi sportivi hanno segnato l'epoca. Non è che io non dia importanza a queste cose, ma credo anche che ogni persona che c'era abbia avuto i "suoi" anni (ottanta, novanta, ecc...) con problemi privati e momenti belli privati, e c'entri fino a un certo punto la patina pubblica degli eventi che hanno colorato un'epoca. Ma forse penso così perché io, con il mio carattere cupo e la mia misantropia, non ho amato particolarmente gli anni ottanta, se li intendiamo come molti li vogliono intendere, ovvero come epoca di facile divertimento, ottimismo e semplicità.
venerdì 15 settembre 2017
Riga
Poche vacanze, quest'anno, per via di tutta una serie di vicissitudini. Ho scelto come meta Riga, capitale della Lettonia, una nazione giovane dalla storia molto travagliata. Il viaggio in pratica ha preso buona parte del tempo. Poiché avevo solo 3 pernottamenti a mia disposizione ho volato con pochissima zavorra, sfruttando la possibilità di portare un "bagaglio a mano" comunque ragguardevole, misure 55x40x20, sul mio volo low cost. È stata una prima volta per un volo con Ryanair da Bergamo (anche se non il primo volo a "basso costo") e dopo pochi giorni già le regole sono cambiate, non puoi più portarti il bagaglio a mano da mettere nella cappelliera e anche una piccola borsa da tenere con te. Una delle due, e basta. Dovrò studiare la questione perché così lo spazio diventa davvero molto poco.
Il ritorno, sempre con compagnie "low cost," è stato un trauma perché volando con uno scalo tra controlli al metal detector, attese inutili passate a leggere libri e annoiarsi e via dicendo, praticamente è partita una giornata intera. Volare è sempre più una rottura di scatole, ma le alternative, con queste distanze, sono comunque poco attraenti.
Sì, perché Riga è lontana. Oltre 1.600 Km da Milano in linea d'aria. Sono partito con il caldo, nonostante quei temporali che improvvisamente hanno abbassato le temperature ai primi di settembre, e mi sono trovato ad affrontare una temperatura che, portandosi sotto la media stagionale del luogo, è scesa anche sotto i dieci gradi (non è mancata una mezza giornata di pioggia). Pertanto regola numero uno: a latitudini scandinave l'estate e sempre un'ipotesi.
Il ritorno, sempre con compagnie "low cost," è stato un trauma perché volando con uno scalo tra controlli al metal detector, attese inutili passate a leggere libri e annoiarsi e via dicendo, praticamente è partita una giornata intera. Volare è sempre più una rottura di scatole, ma le alternative, con queste distanze, sono comunque poco attraenti.
La Statua della Libertà. Anni '30. La libertà la perse subito e dovette aspettare molti anni per riottenerla.
Sì, perché Riga è lontana. Oltre 1.600 Km da Milano in linea d'aria. Sono partito con il caldo, nonostante quei temporali che improvvisamente hanno abbassato le temperature ai primi di settembre, e mi sono trovato ad affrontare una temperatura che, portandosi sotto la media stagionale del luogo, è scesa anche sotto i dieci gradi (non è mancata una mezza giornata di pioggia). Pertanto regola numero uno: a latitudini scandinave l'estate e sempre un'ipotesi.
domenica 10 settembre 2017
E intanto su Netflix e zone collegate...
Un giorno dovrò sforzarmi di più di capire cosa rende interessanti le serie televisive. Ovvero cosa fa scattare quel meccanismo per cui una la divori, o comunque ti fai un punto fermo di terminarla, e un'altra la dimentichi dopo una puntata o due, senza quasi rendertene conto. Ovviamente parlo per me, ma sento in giro che per moltissima gente è la stessa cosa.
Un fatto è certo. Una serie è un grosso investimento di tempo, per cui è cosa buona e giusta lasciare perdere quando annoia o non convince. L'ho fatto con Sons of Anarchy nonostante fossi arrivato alla quinta serie: ripetitivo con troppi ammazzamenti e destini atroci, roba che ci si chiede perché questi poveracci dei protagonisti non si rendano conto che stanno giocando a un gioco troppo duro per loro. Ero affezionato alla serie ma alla fine la noia è intervenuta e ha avuto la meglio.
American Gods (Amazon Prime) l'ho vista fino alla fine. Ho faticato un po'. Ha momenti artistici, o anche scene che ti fanno morire dal ridere, così come lunghi periodi soporiferi. Chi era interessato probabilmente l'ha già finita da un pezzo, se non avete Amazon Prime o non l'avete comunque ancora vista consiglio di farci un pensierino.
The Defenders, quella sui supereroi Marvel, m'è crollata al primo episodio. Non avendo terminato nessuna delle quattro (quattro?) serie da cui traeva origine, non mi meraviglio.
La seconda serie di The Expanse parte già forte e mi sento di consigliarla, anzi credo che sia tra la fantascienza migliore che ci sia in giro in questo periodo.
Passando poi alle serie TV dove la droga la fa da padrona, noto con sgomento che hanno su di me una attrazione malsana. Non so davvero spiegarmi, visto che reputo il mondo degli spacciatori e dei narcotrafficanti una delle cose più repellenti sulla Terra. Eppure mi è piaciuta moltissimo la serie Breaking Bad (Gomorra non l'ho vista) e le prime due stagioni di Narcos. Quanto a quest'ultima, sorpresa: la terza serie parte lenta, noiosa, tediosamente complessa. Non sembra replicare il successo delle prime due e in effetti i personaggi non sono più gli stessi (visto che è caduto l'impero di Pablo Escobar). Legata alla droga ma più improntata al tema del riciclaggio del denaro sporco è The Ozarks, dove un consulente finanziario si trova costretto a costruire dal nulla un impero in un luogo molto particolare, e in situazionidi enorme stress. Un fattore che regge la serie è la razionalità del protagonista, che gira disarmato in mezzo alla gente più allucinante e deve alla sua mente limpida e rapida le soluzioni che gli permettono di restar vivo (lui e famiglia).
E poi c'è Weeds, dove al mondo della borghesia suburbana USA si incrocia il peggiore cinismo e l'immoralità più disinvolta, con la storia di una vedova che per fare quadrare i conti diventa spacciatrice in ambienti di perbenisti.
La mia speranza in questi giorni è che The Expanse confermi le impressioni che mi aveva dato la prima serie. Se avete Netflix, consiglio vivamente.
Un fatto è certo. Una serie è un grosso investimento di tempo, per cui è cosa buona e giusta lasciare perdere quando annoia o non convince. L'ho fatto con Sons of Anarchy nonostante fossi arrivato alla quinta serie: ripetitivo con troppi ammazzamenti e destini atroci, roba che ci si chiede perché questi poveracci dei protagonisti non si rendano conto che stanno giocando a un gioco troppo duro per loro. Ero affezionato alla serie ma alla fine la noia è intervenuta e ha avuto la meglio.
American Gods (Amazon Prime) l'ho vista fino alla fine. Ho faticato un po'. Ha momenti artistici, o anche scene che ti fanno morire dal ridere, così come lunghi periodi soporiferi. Chi era interessato probabilmente l'ha già finita da un pezzo, se non avete Amazon Prime o non l'avete comunque ancora vista consiglio di farci un pensierino.
The Defenders, quella sui supereroi Marvel, m'è crollata al primo episodio. Non avendo terminato nessuna delle quattro (quattro?) serie da cui traeva origine, non mi meraviglio.
Il protagonista di The Ozarks davanti al cadavere di un suo nemico (uno dei tanti)
La seconda serie di The Expanse parte già forte e mi sento di consigliarla, anzi credo che sia tra la fantascienza migliore che ci sia in giro in questo periodo.
Passando poi alle serie TV dove la droga la fa da padrona, noto con sgomento che hanno su di me una attrazione malsana. Non so davvero spiegarmi, visto che reputo il mondo degli spacciatori e dei narcotrafficanti una delle cose più repellenti sulla Terra. Eppure mi è piaciuta moltissimo la serie Breaking Bad (Gomorra non l'ho vista) e le prime due stagioni di Narcos. Quanto a quest'ultima, sorpresa: la terza serie parte lenta, noiosa, tediosamente complessa. Non sembra replicare il successo delle prime due e in effetti i personaggi non sono più gli stessi (visto che è caduto l'impero di Pablo Escobar). Legata alla droga ma più improntata al tema del riciclaggio del denaro sporco è The Ozarks, dove un consulente finanziario si trova costretto a costruire dal nulla un impero in un luogo molto particolare, e in situazionidi enorme stress. Un fattore che regge la serie è la razionalità del protagonista, che gira disarmato in mezzo alla gente più allucinante e deve alla sua mente limpida e rapida le soluzioni che gli permettono di restar vivo (lui e famiglia).
E poi c'è Weeds, dove al mondo della borghesia suburbana USA si incrocia il peggiore cinismo e l'immoralità più disinvolta, con la storia di una vedova che per fare quadrare i conti diventa spacciatrice in ambienti di perbenisti.
La mia speranza in questi giorni è che The Expanse confermi le impressioni che mi aveva dato la prima serie. Se avete Netflix, consiglio vivamente.
giovedì 7 settembre 2017
Invasione Anno Zero
Il libro è il primo di una classica e lunga serie della fantascienza. Dal momento che io sono scettico sui romanzi storici (in questo caso siamo nell'ucronia, ma sempre con una forte componente storica) è andata a finire che per un sacco di tempo non l'ho letto, sebbene fossi anche un po' curioso. La Seconda Guerra Mondiale è un argomento che conosco abbastanza bene e mal sopporterei vederla trattare male. D'altra parte l'autore, Harry Turtledove, è uno notoriamente molto preparato: la sua storia se l'è studiata.
Perciò alla fine mi sono letto Invasione: Anno Zero, e ho trovato una discreta soddisfazione, tanto che ho divorato in pochi giorni un tomo di dimensione abbastanza ragguardevole.
La Storia. Con qualche anticipazione. Come (quasi) tutti sapranno, Turtledove immagina nella sua ucronia che degli alieni invadano la terra nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, per essere più precisi nei primi mesi del 1942, sbarcando dallo spazio in vari luoghi, e prendendo il potere molto rapidamente in alcune zone (diciamo all'incirca il sud del mondo o buona parte di esso, ma anche l'Italia che anziché combattere accetta un compromesso), ma senza riuscire a farla finita con la resistenza dei terrestri.
Negli Stati Uniti e in Polonia, nonché in Russia e Cina, gli alieni hanno grandi successi ma non definitivi, pur assestando duri colpi alle armate Giapponesi, Sovietiche, USA e Tedesche. Giappone e Gran Bretagna non vengono invasi. Comincia una dura guerra, di cui vedremo nel libro più o meno un anno. Per sfuggire allo sterminio per mano tedesca, gli Ebrei di Varsavia si schierano (inizialmente) con gli invasori.
Perciò alla fine mi sono letto Invasione: Anno Zero, e ho trovato una discreta soddisfazione, tanto che ho divorato in pochi giorni un tomo di dimensione abbastanza ragguardevole.
La Storia. Con qualche anticipazione. Come (quasi) tutti sapranno, Turtledove immagina nella sua ucronia che degli alieni invadano la terra nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, per essere più precisi nei primi mesi del 1942, sbarcando dallo spazio in vari luoghi, e prendendo il potere molto rapidamente in alcune zone (diciamo all'incirca il sud del mondo o buona parte di esso, ma anche l'Italia che anziché combattere accetta un compromesso), ma senza riuscire a farla finita con la resistenza dei terrestri.
Negli Stati Uniti e in Polonia, nonché in Russia e Cina, gli alieni hanno grandi successi ma non definitivi, pur assestando duri colpi alle armate Giapponesi, Sovietiche, USA e Tedesche. Giappone e Gran Bretagna non vengono invasi. Comincia una dura guerra, di cui vedremo nel libro più o meno un anno. Per sfuggire allo sterminio per mano tedesca, gli Ebrei di Varsavia si schierano (inizialmente) con gli invasori.
giovedì 31 agosto 2017
Dunkirk
Christopher Nolan si cimenta nel colossal bellico e ne approfitta per introdurre il suo stile cinematografico, sempre un po' contorto, anche nella narrazione di un evento come l'evacuazione di Dunkerque... visto che è una località francese, chiamiamola per una volta con il suo nome. Il titolo del film ovviamente anche nel nostro paese prende la dizione anglofona, e perciò abbiamo Dunkirk.
Il film non si perde in premesse, salvo qualche scritta all'inizio. Se non sapete cosa è successo, informatevi prima o dopo (il film, come al solito, non è una molto fedele ricostruzione degli eventi storici). Gli avvenimenti che ci vengono mostrati si riferiscono a teatri d'operazione differenti, sebbene collegati alla battaglia, e hanno tempi differenti. Perciò si alterneranno scene riguardanti i moli con i soldati in cerca di scampo, e queste vicende dureranno diversi giorni, con una missione da parte di tre aerei britannici che rappresenta un'ora di tempo, e un viaggio di salvataggio intrapreso da un anziano signore con la sua imbarcazione privata assieme al figlio e a un altro ragazzo, faccenda che dura una giornata circa. Quindi attenzione, il tempo non lineare di Christopher Nolan è in agguato ancora una volta.
Il film non si perde in premesse, salvo qualche scritta all'inizio. Se non sapete cosa è successo, informatevi prima o dopo (il film, come al solito, non è una molto fedele ricostruzione degli eventi storici). Gli avvenimenti che ci vengono mostrati si riferiscono a teatri d'operazione differenti, sebbene collegati alla battaglia, e hanno tempi differenti. Perciò si alterneranno scene riguardanti i moli con i soldati in cerca di scampo, e queste vicende dureranno diversi giorni, con una missione da parte di tre aerei britannici che rappresenta un'ora di tempo, e un viaggio di salvataggio intrapreso da un anziano signore con la sua imbarcazione privata assieme al figlio e a un altro ragazzo, faccenda che dura una giornata circa. Quindi attenzione, il tempo non lineare di Christopher Nolan è in agguato ancora una volta.
lunedì 28 agosto 2017
Underworld: Blood Wars
Arrivati a questo punto è impossibile tenere in ordine nella propria testa le evoluzioni dell'universo narrativo di Underworld, anche perché ha poco senso farlo, data la scarsa coerenza narrativa. In Underworld Awakening avevamo la scoperta da parte della gente "normale" dell'esistenza di Vampiri e Lycan, e una caccia per eliminarli definitivamente. Ora, in Underworld: Blood Wars, diretto da Anna Foerster, i Vampiri ci sono ancora a casate intere e stanno di nuovo nei loro graziosi castelli a mettersi in pose eleganti mentre i loro avversari Lycans, agghindati a metà tra il motociclista e lo scaricatore di porto, meditano una nuova guerra.
Ovviamente c'è di nuovo Kate Beckinsale, che ha giurato cento volte di piantarla con Underworld e le tutine in latex ma forse non trova meglio da fare. Il suo personaggio, Selene, è odiato da entrambe le fazioni, ma Marius (Tobias Menzies, che fece la parte di Bruto in Rome), il leader dei Lycans, desidera catturarla per scoprire dov'è la figlia, Eve, l'ibrido perfetto fra le due razze, il cui sangue potrebbe essere usato per creare dei super guerrieri.
Ovviamente c'è di nuovo Kate Beckinsale, che ha giurato cento volte di piantarla con Underworld e le tutine in latex ma forse non trova meglio da fare. Il suo personaggio, Selene, è odiato da entrambe le fazioni, ma Marius (Tobias Menzies, che fece la parte di Bruto in Rome), il leader dei Lycans, desidera catturarla per scoprire dov'è la figlia, Eve, l'ibrido perfetto fra le due razze, il cui sangue potrebbe essere usato per creare dei super guerrieri.
martedì 22 agosto 2017
Come finirà il capitalismo
Qualche tempo fa abbiamo visto il futuro secondo la visione di Jacques Attali (e se non avete tempo di rileggervi il post, era un futuro abbastanza orrendo, e che purtroppo si sta avverando). Parliamo adesso di Wolgang Streeck e delle sue riflessioni sul capitalismo.
La crisi del 2008 ha segnato un punto di non ritorno, dove l'economia è stata definitivamente ammazzata da un parassita, il capitalismo finanziario, che è troppo forte per essere corretto da altre forze sociali in una normale dialettica economica e politica, e troppo amorale per riconoscere i suoi errori e fare un passo indietro. Di fatto però, con una economia che non si riprende e che viene drogata di sussidi dalle banche centrali, è evidente che il giocattolo è rotto.
Nel suo Come Finirà il Capitalismo? il professore Wolfgang Streeck (sociologo ed economista) si interroga sulle prospettiva future del nostro sistema socio economico ponendosi soprattutto la domanda se il capitalismo sia arrivato alla fine, e cosa lo eliminerà definitivamente.
La crisi del 2008 ha segnato un punto di non ritorno, dove l'economia è stata definitivamente ammazzata da un parassita, il capitalismo finanziario, che è troppo forte per essere corretto da altre forze sociali in una normale dialettica economica e politica, e troppo amorale per riconoscere i suoi errori e fare un passo indietro. Di fatto però, con una economia che non si riprende e che viene drogata di sussidi dalle banche centrali, è evidente che il giocattolo è rotto.
Nel suo Come Finirà il Capitalismo? il professore Wolfgang Streeck (sociologo ed economista) si interroga sulle prospettiva future del nostro sistema socio economico ponendosi soprattutto la domanda se il capitalismo sia arrivato alla fine, e cosa lo eliminerà definitivamente.
lunedì 14 agosto 2017
Pantheon
Parliamo di un fantasy abbastanza semplice, ma con qualche aspetto originale. Lo scrittore è Scott Becknam, statunitense e, a giudicare dalla foto su Amazon, giovane. Il libro è Pantheon. La storia a dir la verità si apre con una sequenza di eventi che si comprendono poco, venendo spiegati finalmente quando il protagonista, il giovane Lars, raggiunge la civiltà e ha modo di parlare con altri. Anticiperò qualcosina per spiegare questo libro, ma non tanto da rovinarvi una eventuale lettura.
Quello che sappiamo del protagonista è che vive nel deserto, solo con la madre, ma non appartiene alle tribù del luogo e non ne condivide la cultura, anzi non ci ha proprio a che fare, praticamente. I suoi unici vicini sono degli umanoidi dall'aspetto di rettili, nemici giurati che è sempre stato necessario tenere a bada. La madre di Lars all'inizio della narrazione è appena venuta a mancare, lasciandogli un anello e una strana bussola, e una missione da compiere: raggiungere la famiglia in una città lontana. Lars deve cremare la madre poiché i lucertoloni se la mangerebbero, dopo di che si allontana rapidamente, sia per completare la sua missione sia perché probabilmente finirebbe male se rimanesse in quel luogo (viene risparmiato proprio perché cede la sua caverna ai nuovi padroni). Praticamente a digiuno delle cose del mondo civilizzato, Lars si mette in viaggio.
Quello che sappiamo del protagonista è che vive nel deserto, solo con la madre, ma non appartiene alle tribù del luogo e non ne condivide la cultura, anzi non ci ha proprio a che fare, praticamente. I suoi unici vicini sono degli umanoidi dall'aspetto di rettili, nemici giurati che è sempre stato necessario tenere a bada. La madre di Lars all'inizio della narrazione è appena venuta a mancare, lasciandogli un anello e una strana bussola, e una missione da compiere: raggiungere la famiglia in una città lontana. Lars deve cremare la madre poiché i lucertoloni se la mangerebbero, dopo di che si allontana rapidamente, sia per completare la sua missione sia perché probabilmente finirebbe male se rimanesse in quel luogo (viene risparmiato proprio perché cede la sua caverna ai nuovi padroni). Praticamente a digiuno delle cose del mondo civilizzato, Lars si mette in viaggio.
sabato 12 agosto 2017
L'Atomica di Ciccio Pasticcio (morire per Guam? A Ferragosto?).
Ciccio Pasticcio e il suo faccione sempre contento
È difficile che qualcuno voglia veramente la guerra, tanto meno la guerra atomica. Il problema è che le minacce di Ciccio Pasticcio sono sempre molto enfatiche (distruggo questo, anniento quell'altro) ma non ridicole come quelle di un tirannucolo sudamericano o africano qualsiasi, perché la Corea del Nord ha la bomba atomica. Insomma non si possono trascurare quelle minacce con una risata, creano tensione nell'area, sia per quanto riguarda gli USA che i loro alleati locali. Spingono gli Stati Uniti a dover studiare delle contromisure sia come "posa" da mettere in atto (perché in Asia orientale non puoi "perdere la faccia") sia come rimedi concreti da studiare.
Nessun rimedio è in realtà una opzione piacevole. Dal momento che ogni tanto alle minacce verbali si aggiungono anche le scaramucce di confine, non fare niente e lasciare che i bluff di Ciccio Pasticcio si chiamino da soli vuol comunque dire permettere all'avversario di mettere sotto pressione la fazione occidentale nell'area. A Washington possono dire "tanto in fondo sono solo le solite fesserie," possono dirlo anche in Europa, ma difficilmente la stessa serenità si potrebbe trovare in Corea del Sud o in Giappone.
Fare la faccia feroce, come sta facendo in questi giorni Donald Trump, rischia di diventare una pessima figura se il gigante americano poi non facesse niente, trasformandosi in una "tigre di carta." E ovviamente attaccare per davvero la Corea del Nord può essere la soluzione più amara e sanguinosa di tutte.
Difficilmente l'esercito nordcoreano accoglierebbe i liberatori a braccia aperte. Quale che sia la tenuta ideologica della Corea del Nord (presumo scarsa) il paese è retto col pugno di ferro, la gente sarebbe obbligata a combattere, e forse lo farebbe volentieri, tanto più se comparissero sul fronte truppe "bianche." E poi cosa farebbe la Cina?
C'è poi la duplicità cinese da tenere in considerazione. La Cina è il principale sostegno economico (alimentare, energetico, ecc...) della Corea del Nord, anche se ciò non significa che sia in grado di controllare al 100% quello che Ciccio Pasticcio fa. Ogni tanto il governo cinese fa pressioni o applica qualche sanzione, ma si è dimostrato assai indifferente alle pressioni statunitensi per mettere una pezza alla situazione attuale.
Il problema è che, secondo me, quello che Kim Jong-un fa può magari essere motivato da ragioni interne (stabilizzare la propria leadership e non cadere in mano ai militari, anche se forse potrebbe esserci già caduto) ma sta benissimo alla Cina, che beneficia di ogni problema che gli USA possano avere nell'area.
Esiste una partita immensa nell'area, il controllo del Mar Cinese Meridionale. La Cina ha costruito basi, e a volte ha letteralmente creato delle isole, cementificando piccoli scogli, per racchiudere una immensa area marittima ricca di risorse, e reclamarne l'uso esclusivo. A quelle acque ritengono di avere diritto anche gli altri paesi dell'area, che però sono piuttosto riluttanti all'idea di far esplodere questa contesa. L'unico ostacolo, in fin dei conti, sono gli USA, che però si limitano a farsi vedere in zona con qualche nave. Con la Corea del Nord, la Cina ha un ottimo "proxy" aggressivo e veramente pericoloso per spingere gli USA a perdere la faccia, e presumibilmente i paesi dell'area (Filippine, Corea del Sud, lo stesso Giappone, nonché il Vietnam che si era clamorosamente riavvicinato agli USA) a riconoscere la supremazia cinese e non ostacolarne più le ambizioni territoriali.
La Cina è una potenza piuttosto prudente, come carattere nazionale, e si tiene (apparentemente) ai margini di una vicenda da cui potrebbe grande profitto. Ma allo stesso tempo, poiché non vuole una Corea unificata sotto il governo del Sud, è comunque obbligata a sostenere Ciccio Pasticcio o un suo sostituto se le cose dovessero precipitare. Da una parte c'è da pensare che questa sia una partita lunga, dall'altra se gli USA la piantassero di ossessionarsi con la Russia e decidessero che è ora di fare qualcosa di concreto da queste parti, dovranno pesare bene le loro mosse, perché attaccare la Corea del Nord significa mettere piede su una piccola polveriera, che potrebbe farne esplodere una molto più grande. I Cinesi hanno creato un sistema "furbo" per mettere sotto pressione gli USA, ma non sono certi al 100% che la faccenda non abbia una escalation se gli USA perdessero la pazienza.
Peraltro, mi sbaglierò, ma qui mi sembra che siamo a un punto cruciale della lotta per il predominio nel mondo. Se gli USA non mettono un freno ai loro nemici/rivali nell'area, adesso o entro i prossimi pochi anni, praticamente abdicano al ruolo di superpotenza globale che tanto amano.
Insomma, magari non sarà questa la volta buona, ma nell'estremo oriente esistono i presupposti per l'esplosione di un macello di grandissime dimensioni.
lunedì 7 agosto 2017
Abbiamo vinto?
Domanda che circola tra blogger e social network, già da un po'. Non mi ricordo da dove è partita la cosa, chi ha posto la questione per primo. In pratica, visto che una volta si era marginalizzati e oggi invece il fantastico dilaga dappertutto, quelli che lo amano, i "nerd," gli appassionati, possono dire di aver vinto la sfida di affermarsi ed essere accettati? Siamo sdoganati?
Tra cosplayer, orde di giocatori di videogame e GDR, tanti seguaci appassionati delle serie TV e dei film di genere, insomma, abbiamo vinto?
Tra cosplayer, orde di giocatori di videogame e GDR, tanti seguaci appassionati delle serie TV e dei film di genere, insomma, abbiamo vinto?
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