giovedì 31 agosto 2017

Dunkirk

Christopher Nolan si cimenta nel colossal bellico e ne approfitta per introdurre il suo stile cinematografico, sempre un po' contorto, anche nella narrazione di un evento come l'evacuazione di Dunkerque... visto che è una località francese, chiamiamola per una volta con il suo nome. Il titolo del film ovviamente anche nel nostro paese prende la dizione anglofona, e perciò abbiamo Dunkirk.

Il film non si perde in premesse, salvo qualche scritta all'inizio. Se non sapete cosa è successo, informatevi prima o dopo (il film, come al solito, non è una molto fedele ricostruzione degli eventi storici). Gli avvenimenti che ci vengono mostrati si riferiscono a teatri d'operazione differenti, sebbene collegati alla battaglia, e hanno tempi differenti. Perciò si alterneranno scene riguardanti i moli con i soldati in cerca di scampo, e queste vicende dureranno diversi giorni, con una missione da parte di tre aerei britannici che rappresenta un'ora di tempo, e un viaggio di salvataggio intrapreso da un anziano signore con la sua imbarcazione privata assieme al figlio e a un altro ragazzo, faccenda che dura una giornata circa. Quindi attenzione, il tempo non lineare di Christopher Nolan è in agguato ancora una volta.


Del cast menziono soltanto Fionn Whitehead, nei panni di Tommy, soldatino in cerca di scampo e destinato a passarne parecchie prima di rivedere la madrepatria. In realtà i nomi di spicco non mancano, ma non ci sono performance stellari in un film dove l'azione si sposta molto di frequente e non si parla tantissimo. Nolan ci mostra scene di tensione e lotta, o di calma apparente e traditrice. Talvolta l'azione ci porta in luoghi chiusi o addirittura claustrofobici come la stiva delle navi, che può diventare trappola mortale in caso di affondamento, ma più spesso ci sono spazi sconfinati: cielo, mare. Con l'aggiunta dell'immensa spiaggia (sullo sfondo le eleganti casette della cittadina francese), dei moli, delle navi. Le lunghe file di soldati che sono in attesa di essere tratti in salvo si snodano pazienti (non sempre così pazienti) sulla sabbia, facile bersaglio per l'aviazione tedesca.

Mancano i Tedeschi. Vediamo gli aerei, spesso abbastanza da lontano ma terribili per chi sta a terra a farsi mitragliare, si vede un siluro, proiettili o bombe che arrivano a segno, alcune figure umane sfocate oppure lontane. Il nemico, la minaccia della guerra, la concretezza della disfatta sono un qualcosa di quasi metafisico. L'accompagnamento musicale spinge verso un parossismo di tensione, a sottolineare le scene più tragiche o spaventose, o ad avvertire lo spettatore che la calma apparente sta per finire. I dialoghi raramente sono lunghi più di un breve scambio di parole, anche se non manca il monologo finale col famoso discorso di Churchill (combatteremo per le strade, sulle spiagge eccetera). Dunkirk è un film che ti porta nei fatti e ti ci piomba dentro, e questo senz'altro è un merito del regista. In altri film si vedono scene mirabolanti ma che sanno solo di cartapesta. Christopher Nolan ti fa vedere la tensione di un pilota abbattuto, costretto ad ammarare, te la fa sentire, metro dopo metro con le onde che si avvicinano. Un tuffo in acqua e se tutto va bene sarai solo in mezzo a una distesa apparentemente infinita, a qualche ora dalla morte per annegamento se non venisse nessuno a ripescarti, e potrebbe anche non andare bene...

Questo è senz'altro un film da vedere. Poi al di là dello spettacolo, si sa, la storia è sempre la prima vittima di questo tipo di narrazioni. Non c'è stata la tragedia continua che si vede nel film, né una immensa strage, il numero di 68.000 inglesi morti che probabilmente vedrete in giro si riferisce a tutta la campagna di Francia. Vennero perse una decina di navi da guerra minori, alcune di esse francesi, e un certo numero di bagnarole; la maggior parte dei soldati fece un viaggio movimentato ma senza grossi danni. I cittadini che si lanciarono coi loro gusci di noce a dare una mano contribuirono in minima parte: per lo più i soldati che vennero evacuati frono trasportati dai mezzi della marina militare. I veri eroi di Dunkirk - Dunkerque sono i Francesi che hanno sacrificato la pelle o sono finiti in prigionia per permettere ai loro alleati (irriconoscenti) di fuggire. Costituivano la massima parte delle truppe che tenevano il perimetro, ma solo una minoranza dei Francesi fu portata via.

La Luftwaffe, cui venne affidato il compito di eliminare la sacca, aveva subito molte perdite nella campagna precedente e non era comunque particolarmente efficace negli attacchi contro le navi (può sembrare strano, ma solo gli attacchi a bassa quota avevano buone possibilità di combinare qualcosa, e le tecniche erano ancora tutte da sviluppare). E soprattutto gli aerei da caccia britannici si sforzavano di tenere gli attaccanti lontani dalla zona. Ma soprattutto, va detto che le truppe di terra tedesche furono fermate dai propri comandi mentre avevano i luoghi dell'imbarco a portata di mano e privi ancora del perimetro difensivo.

Vero è che i Tedeschi, increduli di fronte alla strapotenza del loro esercito e delle truppe corazzate, avevano sviluppato una qualche cautela non necessaria anche perché non volevano perdere troppi carri armati (la campagna di Francia non era finita). Ma il vero motivo per cui l'evacuazione fu possibile è, a mio parere, il fatto che Hitler non voleva umiliare i Britannici, considerava la guerra vinta e voleva una pace con l'impero britannico, in parte forse per una infatuazione irragionevole, in parte per un calcolo geopolitico che avrebbe potuto anche aver senso, per chi non godeva del senno di poi: certamente questo regalo fatto al Regno Unito Hitler lo pagò caro, visto che oltre Manica avevano deciso che non ci sarebbe stata alcuna pace con lui.

Insomma, la vera storia di questo evento è un po' diversa da come ce la raccontano.

(Per un mio articolo sulla situazione militare che portò alla situazione di Dunkerque/Dunkirk, cliccate qui).



8 commenti:

Moreno Pavanello ha detto...

Il film ancora non l'ho visto, ma è interessante conoscere meglio la realtà storica da cui è tratto.
Il Moro

Bruno ha detto...


Be', ognuno la può vedere come desidera. Se cerchi i libri su Amazon, allora è tutto un "miracolo" a Dunkirk...
È una storia che ha senz'altro dei retroscena ed è molto legata alle origini della II Guerra Mondiale e alla "guerra fredda" che l'ha preceduta.

Babol ha detto...

Grazie per l'approfondimento, quello che non ho apprezzato di Dunkirk è proprio l'eccesso di retorica e patriottismo ma basta andare un po' più a fondo e ovviamente si scopre che la storia è molto grigia, non bianca e nera.
Per il resto, bellissimo film d'azione :)

Bruno ha detto...


D'altra parte la storia "ufficiale" è quella che è. Andarla a toccare oggi come oggi è difficilissimo, certamente a Hollywood non te lo fanno fare.

Marco Grande Arbitro ha detto...

Sarò sincero: ho visto il film senza sapere l'evento storico.
Mi ha sorpreso vedere un film di guerra diverso, dove si vede una ritirata.
La prossima molta mi documenterò prima, così per capire di più.

Bruno ha detto...


Diciamo che è stata una ritirata molto glorificata. Ovviamente nessuno dice che è stata una ritirata regalata, che le truppe evacuate in realtà dopo alcuni giorni (non tutte, ma una buona parte, sia Francesi che Inglesi) erano di nuovo in Francia a cercare di mettere una pezza alla guerra, e parecchi che se l'erano cavata a Dunkirk sono stati catturati o uccisi da un'altra parte...
Hanno fatto al fanfara sull'eroismo di un popolo che salva le truppe sconfitte, e c'era poco altro da fare ai tempi. Comunque una "ritirata" importante perché dove si aspettava la catastrofe con la C maiuscola (una Stalingrado per paesi che non avevano le truppe per permettersela) ci si era salvati in un modo o nell'altro.
Nolan ha fatto l'esercizio di stile, era forse la sola scelta possibile: il "patriottismo" c'è e rompe pure le palle, ma a mio parere non troppo invadente.

Bruno ha detto...

al = la
scusate...

Alligatore ha detto...

Andrò a vederlo in settimana, sono curioso. La Storia la scrivono sempre i vincitori e questo, come spieghi tu con il tuo post, ne è un ottimo esempio.