giovedì 21 settembre 2017

Death Note

Death Note è un manga (ovvero un fumetto giapponese), una serie di anime (che a casa nostra si chiamano cartoni animati), un certo numero di film (sempre giapponesi tre di essi, se la notizia che traggo da Wikipedia è corretta, ma non manca un adattamento cinese). E infine un film di marca USA. Parlerò di quest'ultimo, anticipando alcuni elementi della trama. Paragoni non ne faccio... tempo fa ho visto alcuni episodi della serie anime, che mi erano parsi disegnati in maniera poco piacevole e con un ritmo un po' lento, e per un motivo o per l'altro non ero andato avanti (del resto ci sono PARECCHI episodi). Comunque è troppo poco per farmi un'idea di come la faccenda si sviluppasse nel mondo del Sol Levante. Pertanto se il film yankee sia una buona interpretazione della storia originale è faccenda su cui non posso dare un'opinione... ma del resto non mi interessa farlo.


Mi basterebbe in effetti un film carino di suo, se poi non è fedele al suo mondo di riferimento amen. Tutto sommato non mi è dispiaciuto questo Death Note, ma andiamo con ordine...


L'idea di Death Note immagino che sia superfluo spiegarla... è che a un tizio qualunque (in questo film è un ragazzo piuttosto nerd, e mi sembra che non fosse molto diverso nell'originale) capiti in mano un libro, dono avvelenato di un demone. Quasi un capriccio, arriva a lui come per caso. Sebbene vi siano a un sacco di regole per usarlo, il libro dà un potere immenso a chi ne è il proprietario: può fare morire una persona di cui conosca il volto scrivendone il nome su una pagina, e, se vuole, può aggiungere il modo in cui la vittima muore.

L'idea è molto stimolante a mio parere, apre una quantità di possibilità narrative (un pochettino ne parliamo sotto), anche se le scelte del protagonista (Light Turner) sono per me discutibili. Il libro Death Note viene usato dal ragazzo per uccidere dei criminali, cosa che farebbero tanti, ma lui è scemo e anziché tenere la faccenda segreta tira in mezzo anche una ragazza che vuole portarsi a letto, la cheerleader Mia. E non è la sola sciocchezza che fa.

Ma parliamo un attimo anche del cast. In questa pellicola hanno sprecato Willem Dafoe nel ruolo del demone Ryuk, dico sprecato perché gli coprono il volto con un mascherone e Defoe sarebbe già abbastanza demoniaco al naturale. Nel ruolo di Light, il protagonista, c'è il giovane attore Nat Wolff, indubbiamente bravo. Bello il personaggio di Mia (Margaret Qualley, carina assai, è la figlia di Andie MacDowell), machiavellica cheerleader dal volto angelico assatanata di potere, sa manipolare il protagonista e commettere cattiverie notevoli... ma spingerà anche lui a farsi furbo. Nel ruolo del padre di Light abbiamo Shea Whigham. Il detective L che indaga sugli omicidi causati dal libro è interpretato da Lakeith Stanfield. Tutti fanno decentemente il loro dovere, anche il regista Adam Wingard, per quanto ci siano scene che vengono svolte e risolte un po' sbrigativamente.

Tuttavia ci sono un po' di aspetti discutibili, lo penso anch'io, anche se coloro che se la prendono per il "whitewashing" o la non aderenza all'originale avranno una lista di doglianze diversa dalla mia.

Per dirne una, il detective L, che da la caccia al protagonista, non so se è preso dall'anime o meno, ma non funziona. L'attore è bravo nelle scene in cui può recitare normalmente, per il resto è un personaggio da fumetto fuori dal suo elemento. Ovvero sembra un personaggio da cartone animato per la maniera scema in cui è caratterizzato, ovvero mangia sempre caramelle, sta giorni interi senza dormire, salta sulle sedie e ci sta accovacciato sopra anziché sedercisi, cose che magari funzionano nell'originale, sempre se ci sono, ma in un film con attori in carne e ossa fanno più che altro pensare "ma cos'ha quel deficiente?"



Per via di come il libro è stato usato, L intuisce dove bisogna cercare il colpevole. La maniera in cui arriva al responsabile delle morti (successo facilitato ovviamente dal fatto che il padre del colpevole è proprio quello che conduce le indagini della polizia) è sensata. Fa specie invece che il protagonista voglia scoprire il nome di L per metterlo nel libro Death Note ed eliminarlo: questo non lo renderebbe ancora più indiziato? Meglio la soluzione che Light adotta alla fine, e che non rivelo.

Per inciso... La scelta del protagonista (e della sua socia cheerleader) di creare un fantomatico dio della morte, che vede e colpisce dovunque, non solo è un tentativo tirato per i piedi di mettere il Giappone in mezzo a una storia che rimarrebbe a questo punto ben ambientata negli USA, ma, credo, è anche la più sbagliata che potrebbe fare un proprietario intenzionato a usare il potere del libro per creare maggiore giustizia e "cambiare il mondo." I cattivi del mondo reale non sono solo i fuorilegge, non sono soltanto i grossi nomi di mafiosi, politici corrotti e simili. Di molte persone che usano il loro enorme potere economico per fare pessime cose non conosciamo né il volto né il nome - e comunque alla fine si capirebbe, sia pure in modo diverso da come avviene nel film, che chi vuol commettere nefandezze e rimanere vivo farebbe meglio a restare anonimo. Il protagonista del film dopo qualche anno non avrebbe più bersagli. E il male continuerebbe ad accadere.

Se quel libro esistesse e ce l'avessi io sono sicuro che lo userei, anzi temo che ci scriverei molto in piccolo per far durare a lungo le pagine ed eliminare più gente possibile, ma se decidessi di manipolare il comportamento dei criminali o dei potenti (e di quelli che io considero "i cattivi" anche se criminali non sono, tecnicamente) lo farei in maniera molto più sottile. Certo sarebbe noioso farci un film.

Comunque nonostante qualche difetto ritengo che il film sia godibile, come divertimento leggero. Giudizio finale: sufficiente.


11 commenti:

Babol ha detto...

Ma infatti è una poracciata questo adattamento, stupido a livello di trama, ancor prima che di caratterizzazioni. Il 90% delle cose che fanno questo Light e la sua fidanzata non hanno senso, mentre nel manga è tutto un gioco di ingegno, inganni e indagini... che tristezza.

MikiMoz ha detto...

Addirittura gli dai la sufficienza! XD
Io ne ho sentito parlare solo male male male a tratti malissimo, e proprio perché non ha nulla a che vedere col fumetto (ma non tanto di trama, quanto di contenuto filosofico^^)

Moz-

Bara Volante ha detto...

Wingard ha il gusto per il sangue e sa il fatto suo, ma in un'oretta e qualcosa non si può riassumere una trama così, infatti la credibilità precipità in buchi di sceneggiatura che sembrano voragini. Peccato, poteva essere una ottima serie tv, tanto a produrre sarebbe stato lo stesso Netflix ;-) Cheers

Bruno ha detto...


Una cosa la sapevo... che sarei rimasto solo soletto a dire che m'è parso un filmetto piacevole.

Moreno Pavanello ha detto...

Il film ancora non l'ho visto, ma avendo adorato l'anime da cui è tratto mi sa che continuerò così... :-D

Marco Grande Arbitro ha detto...

Forse sarebbe stato meglio fare una storia completamente scollegata con il manga. Ste cose mezze americane, mezze giapponesi non mi piacciono...

Bruno ha detto...


@Marco Grande Arbitro: ma infatti il riferimento orientale ce lo hanno infilato a forza, ci sta come i cavoli a merenda, tanto valeva prendere lo spunto e basta.

M.T. ha detto...

Ho letto il manga e visto la serie anime: se si rimane fedeli al contesto, si può fare una cosa sensata, altrimenti fare una cosa a metà non ha senso. Gli Shinigami (dei della morte) hanno un senso se si rimane nella cultura giapponese, metterli in quella americana no. Da quel che dici, L ha certi atteggiamenti che sono presi dal manga (mangia molti dolci, sta accovacciato sulle sedie); soprattutto è un genio, con una gran capacità di ragionamento, come Light. Ed è questo il punto forte nel manga della storia: una gran partita a scacchi tra i due per vedere chi commette il passo falso che risulterà fatale.
Nel film la cosa è semplificata, ma Kira (light) solo inizialmente uccide i criminali: con il tempo elimina anche chi lo ostacola. Non solo: nella sua mania di potere vuole creare un mondo perfetto, dove non c'è più crimine, dove non c'è più male. Per questo vuole arrivare a eliminare anche i fannulloni, chi non s'impegna, chi non segue la società che vuole creare. Un delirio di onnipotenza che stravolge anche buoni intenti, divenendo dittatura. E si sa che le dittature non sono cosa mai buona.
Penso che non vedrò il film, rimanendo fedele al manga (l'anime ha qualche differenza, specie nel finale); non un capolavoro, ma fino a metà è molto avvincente, dopo scade un poco, ma mostra bene la spirale in cui Light s'inoltra.

Bruno ha detto...


... nella versione amerikana è Mia che diventa l'anima nera del gruppo... invece L si convincerà di aver sbagliato, perché... perché non posso dirlo.
Comunque sono d'accordo sull'ambientazione, se hai deciso di piazzare l'idea in USA mi pare che ogni riferimento infilato a forza sia inutile. Una scarpa e una ciabatta...

M.T. ha detto...

L inizia molto presto a sospettare di Light: il dubbio non lo lascia mai.
Non so nel film, ma sia nel manga, sia nell'anime ci sono due deathnote e due utilizzatori che (evito di dire perché) si alleano: Light rimane quello che guida ed è il più pericoloso per la sua intelligenza, ma l'altro è più potente perché ha fatto lo scambio per aver gli occhi di un dio della morte. Non so se questo nel film viene messo e se ci sono tutte le regole di utilizzo del quaderno messo nel manga.
Piccola parentesi su manga/anime. Ho detto che rimango fedele al manga, ma si può dire che praticamente l'anime è uguale: cambia un po' la parte finale (una scena del confronto ultimo e il finale stesso), ma posso dire che è ugualmente valido.

Bruno ha detto...


be' si può allora dire che siano due storie differenti...