martedì 28 novembre 2017

I miti consumati troppo in fretta scompaiono?

Questo post nasce da una discussione fatta su facebook (chi dice che non serve mai a niente?) e la questione l'ha portata avanti un'altra persona, io la "rimbalzo" qui perché mi è sembrata molto interessante. La domanda è se l'esistenza dei social network, che accelera i tempi di fruizione e condivisione di qualsiasi spettacolo ed evento mediatico, abbia "ucciso" la possibilità che un grande film (o anche altro tipo di spettacolo) diventi mito, entri nell'immaginario collettivo.

Per intenderci, ci sono film che sono diventati una memoria comune, una miniera di battute che tutti ripetiamo ("io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi..."), nomi e situazioni cui possiamo attingere con la certezza che tutti capiranno subito di cosa stiamo parlando. Questo è avvenuto fino a una decina o quindicina di anni fa, adesso avviene ancora?

E se non avviene, a cosa possiamo dare la responsabilità? Faccio la domanda anche a voi...


Se veramente non c'è il film cult del nuovo millennio, cosa vuol dire? Non c'è per davvero oppure poteva esserci, però in qualche modo esistono meccanismi che ci impediscono di accorgercene?

Una possibilità è che i social network permettono un enorme e rapido masticamento di tutti i contenuti, così dopo un successo, un contenuto interessante ne arriva subito un altro, e comunque abbiamo già parlato fino alla noia di tutto, e in questo chiacchiericcio ogni eccellenza è consumata. Niente rimane abbastanza nell'aria per diventare un mito.

Un'altra possibilità, ma non sarebbe limitata agli ultimi dieci-quindici anni: c'è moltissima scelta, anche troppa, perciò non andiamo tutti a vedere quello stesso film, non seguiamo tutti quella stessa serie TV. Nel mondo di Amazon Prime e di Netflix abbiamo "tanta roba" che si insegue velocemente, e per il cinema non è molto diverso: l'offerta è troppo abbondante.

Altra ipotesi, è che non si produca ultimamente niente di nuovo, e vista la quantità di "reboot" e seguiti (si recuperano cose di cui s'era sempre pensato che fosse IMPOSSIBILE fare un sequel, vedi Blade Runner, e se ne ripescano gli attori anziani!) ne va tenuto conto, ma c'è un sacco di materiale nuovo, originale, film indipendenti, insomma non sarei così pronto a dire che stimoli buoni non mancano.

Oppure: Gli artisti (il mondo di Hollywood in primis) sono chiusi in vecchi argomenti e punti di vista e non sanno cogliere un momento di difficile mutamento sociale e politico che è molto al di fuori dei loro canoni. Insomma l'arte (non solo visiva, pensiamo a che merda di musica esce...) è moribonda e ha bisogno di qualcosa che faccia il botto, che faccia ripartire tutto da capo.

Oppure: il cinema si schiaccia sul minimo comune denominatore, il film in sala è cretino, se vuoi vederlo sul serio devi comprare il DVD con le scene tagliate... le produzioni intelligenti si sono spostate sulle serie TV e i miti ora sono Lost o Il Trono di Spade (bleah...) o Breaking Bad.

Io sono indeciso, non so proprio dire la mia, alcune di queste spiegazioni mi convincono in parte, ma mi limito a pensare che per un motivo o per l'altro il film che segna un'epoca in questi anni non sta uscendo. Di fatto se veramente fosse arrivato il nuovo Alien o il nuovo Blade Runner, un film che mette il punto esclamativo sul terzo millennio, e se io lo avessi visto, non sarei così rimbecillito da non essermene accorto? O no?



13 commenti:

MikiMoz ha detto...

Ottimo post.
Che dire, da un lato è vero che oggi è la tv a vincere in qualità, è vero anche che il mondo va veloce.
Miti odierni? Ci sono, ma bisogna cercarli nelle sicurezze di nomi grandiosi o in qualche sparuta perla che fuoriesce non si sa come.
Certo, poi ci sono opere che diventano comunque cult almeno nel titolo, magari perché si spinge il pedale sulla serialità...

Moz-

Ivano Landi ha detto...

Sinceramente, così a occhio non so cosa salverei di questo periodo 2001-2017. Se penso al film più recente che mi ha davvero intrigato tra quelli che ho visto, mi viene da citare "Raw" di Julia Ducournau. Se abbia però anche raggiunto, almeno ai miei occhi, lo statuto di "mito", su questo non ci giurerei, anche se forse è presto per dirlo. I miei "miti" tendo a rivederli molte e molte volte nel tempo, per ora con "Raw" sono fermo a una visione soltanto.
Difficile dare risposte certe su un argomento così sfuggente, e certo non mi metterei a discuterne in un social. Ma l'importante è che ti abbia offerto lo spunto per scrivere un così bel post ;-)

Bruno ha detto...


Per tornare a Blade Runner 2049, è fuori da qualche settimana e già... si parla di altro. Non che fosse veramente un film destinato a diventare cult, però il discorso è già finito. È arrivato Thir, il film sulla Justice League, qualche nuova serie, e non c'è più tempo di parlarne. Proprio un paio di giorni fa guardavo una video recensione che prendeva il film da un punto di vista ancora diverso, e mi veniva voglia di rivederlo. Forse se fossimo negli anni '80, valido o no, BR2049 farebbe discutere per un mesetto, ma oggi come oggi s'è già voltata pagina.

@ Ivano Landi: non m'è facile ragionare su quel film perché non l'ho visto, però credo sia una cosa da pochi, quindi comunque non destinata alla massa del pubblico? Vero che ciascuno di noi ha i propri "miti" che conoscono in pochi, comunque.

@ MikiMoz: miti della serialità... la mia paura è che i più grandi saranno The Walking Dead o il già da me citato Trono di Spade...

Moreno Pavanello ha detto...

Niente, c'è troppo da vedere, tanto che bisogna fare delle scelte e ovviamente non facciamo tutti le stesse. Con IT sui social hanno stracciato tutti i marroni per mesi, e il giorno dopo l'uscita non ne parlava più nessuno. Non è più possibile costruire un mito, perché c'è troppo materiale. Gli ultimi esempi di miti moderni, rimasti nell'immaginario collettivo, posso pensare solo a Harry Potter, il signore degli Anelli e Matrix... che non sono neanche più modernissimi.

Obsidian M ha detto...

Un ottimo post che offre moltissimi spunti per una discussione. I nuovi miti si consumano troppo in fretta? Non saprei. Probabilmente è vero. In fondo ci muoviamo a una supervelocità rispetto al passato, siamo bersagliati continuamente da nuovi stimoli e riceviamo input già nel momento in cui suona la sveglia la mattino. È ovvio che in tutto questo anche i candidati alla mitologia devono adeguarsi (per non dire ridimensionarsi).
Provo a buttare lì un paragone: ti è mai capitato di guardare, recentemente, un partita di calcio degli anni Ottanta? Una di quelle di quando diventammo campioni del mondo in Spagna, per esempio. Ventidue giocatori in campo completamente imballati, lenti, incerti, che sembrano stare in piedi per miracolo. Guardati poi una partita giocata domenica scorsa: sembrano tutti dei super-umani! La proporzione calcio-realtà è la stessa. Eppure è da quei lentissimi anni Ottanta che sono usciti i Platini, i Maradona, gli Zico e i Rummenigge. Tutto questo però non significa che i miti non ci sono più… forse sono solo diversi, forse non siamo capaci di riconoscerli.
Non dispero però di identificare i miti di oggi tra vent’anni, quando il mondo sarà cambiato nuovamente (in meglio o in peggio, chi lo sa). In fondo quando da ragazzi andavamo allo stadio o al cinema, mica era chiaro che stavamo assistendo alla materializzazione di ciò che un giorno sarebbe diventato un mito. Platoon di Oliver Stone era un bel film ma niente di più. Stesso dicasi per gli Steven Spielberg, per i Travolta, i Belushi, i Tomas Milian, e potrei stare qui ore a elencare gente finendo per citare robe tipo “Sotto il vestito niente” di Vanzina che, chi l’avrebbe mai detto, qualcuno oggi addirittura definisce un cult.
Eppure sono sicuro che tra venti o trent’anni rimpiangeremo i Nicolas Winding Refn e Lars von Trier, magari lo faremo guardando con desolazione lo scenario futuro.
Tutto questo pippone solo per dire che i miti probabilmente ancora ci sono… ma non è questo il tempo per accorgercene.

Bruno ha detto...


Può darsi ma uno no, Lars von Trier NO!

MikiMoz ha detto...

Bruno, sicuramente quei titoli ci saranno, ma anche noi abbiamo avuto cose analoghe...^^

Moz-

Marco Grande Arbitro ha detto...

Io penso che si corre troppo... Non c'è il tempo per assaporare le novità e capirle come si deve.
Penso solo che un mese fa tutti parlavano di It, oggi della JL, domani tocca a Star Wars. A Gennaio uscirà qualcos'altro e tutti lo dimenticheranno...

M.T. ha detto...

Tanta scelta (forse troppa). Sempre di fretta, sempre protesi verso il nuovo. Ma soprattutto, tutto incentrato sul consumismo. Anche una volta i film venivano fatti per guadagnare, ma adesso la cosa è portata all'estremo. Se poi ci si aggiunge che non si hanno più idee (vuoi perché esaurite, vuoi perché non si vogliono fare azzardi nel cercare di creare qualcosa di diverso), si capisce perché non si riesce a creare qualcosa di duraturo: manca il tempo, ovvero la voglia di dedicare a un prodotto la spazio necessario per renderlo qualcosa che colpisca e non qualcosa da bruciare subito.

M.T. ha detto...

C'è un'altra opzione: quelli che fanno i film si sono rincoglioniti di brutto e non sanno fare proprio di meglio. Basta vedere anche buona parte dei fumetti e dei cartoni animati (nessuno ha per caso sentito di quella perla made in Italy di Trullilandia?)

Bruno ha detto...

@ M.T. no, Trullilandia me l'ero risparmiata... finora

ItalianJam ha detto...

Provo a dire la mia.

A me sembra che i film importanti, che lasciano un segno, siano più o meno apprezzati a seconda dell'età; c'è un momento nella nostra vita dove ci troviamo più aperti al mondo, più ricettivi e questo aiuta a un opera (film, album o persino movimento culturale) a entrare nella nostra memoria. Per me è stato intorno ai 17 anni; se in preciso periodo c'è una grande generazione (anche in termini numerici) pronta a recepire qualcosa allora il fenomeno diventa globale. Immortale. Capitò per la musica negli anni 60 dove si scoprì il pubblico dei giovani, come acquirenti dei album e dischi. Così fu all'inizio degli anni 80 con i film di fantascienza grazie ad uno sviluppo tecnico e culturale che spingeva in quella direzione.

I numeri di un pubblico disponibile fanno anche la differenza nei confronti di chi deve produrre qualcosa: se la maggior parte del pubblico che può comprare/andare a vedere qualcosa è anagraficamente sopra i 50 allora si investirà in un remake di qualcosa che i 50enni hanno già visto (e amato).

Tu parli di colpe ai social network che permettono “un enorme e rapido masticamento di tutti i contenuti, così dopo un successo, un contenuto interessante ne arriva subito”. Io non credo sia colpa dei social, ma piuttosto un'evoluzione naturale di strumenti e tecnologie che ora abbiamo tutti a disposizione. (purtroppo) i blog non esistevano negli anni 70/80, avremmo avuto un pubblico solo alle scuole superiori, o dell'università. Oggi, invece, posso parlare ad un pubblico sterminato (teoricamente mondiale) perché in pochi secondi apri un blog e ci sono milioni come me che ne aprono altri. E così via. Tutte queste persone hanno bisogno sempre di nuovi contenuti.

grazie per il post.
S

Bruno ha detto...

Be' i blog sono accessibili a milioni di persone ma posso garantire che il mio è molto meno... gettonato. Battute a parte, può darsi che le cose stiano così, ma è anche vero che se l'Italia sta morendo per spopolamento, in altri paesi le cose non sono così nette e c'è ancora una gioventù che conta qualcosa. Almeno credo...
Certamente il pubblico è molto più navigato, oggi, e forse questo fa sì che ci sia meno passione ingenua e genuina... siamo un popolo di allenatori della nazionale e di critici cinematografici, forse.