Questa non è una recensione. Ho comprato l'ebook di Miles Cameron, dal titolo Red Knight. Il Cavaliere Rosso e ho smesso di leggerlo oggi dopo tentativi che si protraevano da una ventina di giorni. Non penso quindi che queste righe valgano una recensione, perché mi rimaneva quasi il 90% del libro da leggere (piuttosto lungo, peraltro) e non so cosa avrei potuto incontrare in seguito. Magari la storia entrava nel vivo e diventava mozzafiato. Comunque parliamo di quello che ho sperimentato.
Il Cavaliere Rosso mi è sembrato troppo verboso e descrittivo, con un'informata colossale di personaggi che venivano presentati in brevi spezzoni di poche pagine, e poi la narrazione si spostava subito: magari su un altro episodio breve, scollegato, in una nuova locazione con ancora nuovi personaggi... insomma mi sono ritrovato un po' frastornato e per niente invogliato alla lettura, sebbene per una volta tanto il libro fosse in italiano (tradotto da Fanucci).
Non c'è tensione, dramma... un libro che non decolla.
Ho dato un'occhiata alle valutazioni su Amazon. Avverto che sono da prendere sempre con attenzione, purtroppo, perché è diventato il territorio di caccia di manipolatori, troll, denigratori e sciacalli, comunque in questo caso ci sono alcuni giudizi molto simili al mio, anche se il libro è in genere recensito in toni positivi. Si critica talvolta anche la traduzione, e in effetti questo libro è molto ben valutato in versione inglese, ma riceve voti più modesti in quella italiana. Io sono critico nei confronti del libro, ma non darei colpe eccessive alla traduzione, che m'è parsa migliorabile, ma mai veramente cattiva al punto da rendere, di suo, il testo non godibile. Questo per quel che posso dire con il mio inglese di livello B2/C1 a seconda del valutatore.
Se per caso passasse di qui qualcuno che da poco abbia letto il libro, mi piacerebbe sentire un'opinione. Giudizio finale? Questo abbandono probabilmente dice qualcosa sui miei gusti, ma non voglio proporvelo come una sentenza. Questione di gusti, appunto.
venerdì 20 marzo 2020
martedì 17 marzo 2020
Queste Oscure Materie
Non avendo accesso alla fonte (Sky) se non presso i miei familiari, ho visto solo una puntata della serie Queste Oscure Materie, la serie della HBO tratta dal romanzo di Philip Pullman dello stesso nome (His Dark Materials).
Questo libro, ricordiamo, aveva già ricevuto un trattamento cinematografico, La Bussola d'Oro, che vidi nel lontano 2012. Film non malaccio e che doveva avere un seguito, che però non ebbe.
Questo libro, ricordiamo, aveva già ricevuto un trattamento cinematografico, La Bussola d'Oro, che vidi nel lontano 2012. Film non malaccio e che doveva avere un seguito, che però non ebbe.
venerdì 13 marzo 2020
Un Virus che ci insegna qualcosa
Non lo abbiamo trattato bene, il "coronavirus." Innanzitutto lo chiamiamo con un nome improprio, che in verità indica una numerosa famiglia di microrganismi e non uno solo, mentre il nome specifico assegnato a lui, quello che ha causato la presente epidemia, ovvero Covid-19, sembra non abbia fatto breccia nella fantasia della gente. E inoltre molti si sono presi gioco di lui, pensando che fosse "soltanto un'influenza."
Ma questo atteggiamento sembra stia passando rapidamente, almeno per quanto riguarda la maggioranza delle persone, quelle che fanno funzionare almeno un pochino il cervello. E ora si vedono cose mai viste: voli bloccati, città deserte, partite di calcio o gare di Formula 1 che non si fanno e non si sa se verranno recuperate (chissà le Olimpiadi).
Il Coronavirus "festeggiato" al carnevale di Dusseldorf - Fonte: France 24
Ma questo atteggiamento sembra stia passando rapidamente, almeno per quanto riguarda la maggioranza delle persone, quelle che fanno funzionare almeno un pochino il cervello. E ora si vedono cose mai viste: voli bloccati, città deserte, partite di calcio o gare di Formula 1 che non si fanno e non si sa se verranno recuperate (chissà le Olimpiadi).
lunedì 9 marzo 2020
Joker
Quando sei a terra e hai bisogno di una mano, la società, gli altri, ne approfittano per prenderti a calci in faccia. Questo uno dei messaggi, direi il più forte, espressi nel film Joker, per la regia di Todd Phillips (Borat). Sebbene tecnicamente sia un film di "supereroi," in quanto narra le origini del malvagio "villain," il Joker, e anche parzialmente del suo antagonista Batman ovvero Bruce Wayne, questo non è un film di eroi in calzamaglia ed effetti speciali. Anzi, per la maggior parte è una storia triste e cupa, storia di una vittima che alla fine decide di reagire.
A dire la verità, vedendo i trailer m'ero aspettato qualcosa di troppo tetro e insopportabile, poi il fatto che Joker abbia vinto degli Oscar mi ha instillato più sospetti che voglia di vederlo. Tuttavia devo ricredermi, si tratta di un grande film, di una grande "storia delle origini," anche se il Joker geniale e super attrezzato di certe trame successive fa un po' a pugni con il malato e sconfitto protagonista che apre la scena qui.
A dire la verità, vedendo i trailer m'ero aspettato qualcosa di troppo tetro e insopportabile, poi il fatto che Joker abbia vinto degli Oscar mi ha instillato più sospetti che voglia di vederlo. Tuttavia devo ricredermi, si tratta di un grande film, di una grande "storia delle origini," anche se il Joker geniale e super attrezzato di certe trame successive fa un po' a pugni con il malato e sconfitto protagonista che apre la scena qui.
martedì 3 marzo 2020
Theft of Swords
Non si tratta di un libro, ma di due. Theft of Swords fa parte della serie The Ryria Revelations, ed è composto dai primi due libri che la compongono: The Crown Conspiracy e Avempartha. L'autore è Michael J. Sullivan, statunitense, la cui prolifica produzione (tradotta in diverse lingue tra cui l'italiano) verte, da circa una dozzina di anni, quasi tutta sul medesimo mondo, raccontando avvenimenti precedenti, successivi e collaterali alla prima serie. Avendo raggiunto un discreto successo grazie all'autopubblicazione, dopo diversi tentativi andati a vuoto e tanta pazienza, Sullivan ci presenta una storia di perseveranza e successo, che non può che essere di grande ispirazione. O meglio.... potrebbe esserlo, se solo queste cose accadessero anche da noi, giusto?
Essendo un "doppio" libro, questo tomo mi ha tenuto impegnato per parecchi giorni. Oltre 600 pagine da leggere, all'inizio molto velocemente, perché la storia sa prendere. Poi, nella seconda parte (Avempartha), ci sono stati momenti di noia e mi sono impantanato, per riprendere ad appassionarmi con il finale. Per fortuna.
Essendo un "doppio" libro, questo tomo mi ha tenuto impegnato per parecchi giorni. Oltre 600 pagine da leggere, all'inizio molto velocemente, perché la storia sa prendere. Poi, nella seconda parte (Avempartha), ci sono stati momenti di noia e mi sono impantanato, per riprendere ad appassionarmi con il finale. Per fortuna.
martedì 25 febbraio 2020
Il Destino di Roma, ovvero le pandemie del passato
Già che parliamo di pandemie come materia quotidiana (di terrore, ormai) propongo una delle mie più recenti letture riguardanti epidemie e cambiamento climatico come le cause della caduta di Roma antica. Unico dettaglio confortante in questa lettura: se il Covid-19 (il virus che ci tormenta adesso) uccide "solo" il 2% degli infetti, possiamo dire che nel passato, pur in mancanza di dati certi, le cose andassero molto peggio. Basta per rallegrarvi? No? Peccato. Ma continuiamo.
Il libro che ho letto è Il Destino di Roma di Kyle Harper, uno storico secondo cui la recente evoluzione nelle indagini archeologiche (con un migliore studio dei resti umani, ecc...) ci presenta un quadro più realistico sull'impatto delle malattie nella decadenza dell'Impero Romano. L'urbanizzazione tipica del mondo romano avrebbe creato un terreno estremamente accogliente per le malattie infettive, per nulla mitigato dalla presenza di fognature (presenti, ma insufficienti) e della pulizia personale degli abitanti (pulizia che per molti significava lavarsi nei vasconi dei bagni pubblici e delle terme, insomma nuotare nei germi lasciati dalle altre persone).
Il libro che ho letto è Il Destino di Roma di Kyle Harper, uno storico secondo cui la recente evoluzione nelle indagini archeologiche (con un migliore studio dei resti umani, ecc...) ci presenta un quadro più realistico sull'impatto delle malattie nella decadenza dell'Impero Romano. L'urbanizzazione tipica del mondo romano avrebbe creato un terreno estremamente accogliente per le malattie infettive, per nulla mitigato dalla presenza di fognature (presenti, ma insufficienti) e della pulizia personale degli abitanti (pulizia che per molti significava lavarsi nei vasconi dei bagni pubblici e delle terme, insomma nuotare nei germi lasciati dalle altre persone).
martedì 18 febbraio 2020
Color out of Space
Se arriva un film ispirato ad un racconto di H.P. Lovecraft bisogna vederlo, perfino se il protagonista fosse l'insopportabile Nicolas Cage. Ed è proprio quello che succede in Color out of Space, film diretto dall'australiano Richard Stanley, a me ignoto.
Precisiamo subito che già dal titolo l'impresa si preannuncia impegnativa. Il colore descritto da Lovecraft era indefinibile, misterioso, ma finché questo rimane sulla pagina scritta è un conto, quando bisogna mostrarlo al cinema è un altro. Nei vari effetti speciali il "colore venuto dallo spazio" si rivela tendente al rosso, con sfumature violacee e rosa, accompagnato da una specie di nebbia e a volte da varie distorsioni. Questa misteriosa influenza ha anche altri nefasti effetti per attualizzarla rispetto ai tempi di Lovecraft (disturba il wi-fi, i computer, il telefono, ecc...).
Quanto alla trama, è ispirata al racconto lovecraftiano senza seguirlo pedissequamente. Il protagonista interpretato da Cage è un certo Nathan Gardner che cerca di convertirsi in contadino e di fornire ristoro alla moglie Theresa (Joely Kim Richardson), consulente finanziaria reduce da una mastectomia. La consorte in realtà non è contentissima perché cerca di lavorare da remoto ma la connessione del suo portatile funziona male, e questo rovina i rapporti coi clienti.
Precisiamo subito che già dal titolo l'impresa si preannuncia impegnativa. Il colore descritto da Lovecraft era indefinibile, misterioso, ma finché questo rimane sulla pagina scritta è un conto, quando bisogna mostrarlo al cinema è un altro. Nei vari effetti speciali il "colore venuto dallo spazio" si rivela tendente al rosso, con sfumature violacee e rosa, accompagnato da una specie di nebbia e a volte da varie distorsioni. Questa misteriosa influenza ha anche altri nefasti effetti per attualizzarla rispetto ai tempi di Lovecraft (disturba il wi-fi, i computer, il telefono, ecc...).
Quanto alla trama, è ispirata al racconto lovecraftiano senza seguirlo pedissequamente. Il protagonista interpretato da Cage è un certo Nathan Gardner che cerca di convertirsi in contadino e di fornire ristoro alla moglie Theresa (Joely Kim Richardson), consulente finanziaria reduce da una mastectomia. La consorte in realtà non è contentissima perché cerca di lavorare da remoto ma la connessione del suo portatile funziona male, e questo rovina i rapporti coi clienti.
lunedì 17 febbraio 2020
Autopubblicarsi su Amazon, una palude velenosa?
Non è che uno speri di ottenere chissà quale successo pubblicando i propri libri su Amazon.
Sarebbe bello però almeno fare la propria parte in un ambiente pulito (dovrebbe essere questo, presentarsi online?) e sperare in quel minimo contatto con il pubblico. Ma a quanto pare c'è chi è riuscito a trasformare il mercato di Amazon in teatro per una nuova guerra tra poveri, con sistemi torbidi, a danno di chi cerca semplicemente di presentare il proprio lavoro. Per spiegarvelo meglio, segnalo l'ultimo video di Alessandro Girola (e guardate il resto sul suo canale, così capirete tante belle cose che succedono).
venerdì 14 febbraio 2020
Parasite, un commento senza "spoiler"
Appartengo, senza peraltro farmene vanto, alla categoria di quelli che sono molto sospettosi quando un film vince un Oscar, come accaduto a Parasite, del regista coreano Bong Joon-ho (Snowpiercer). Questo perché l'assegnazione delle ambite statuette non ha necessariamente a che vedere con i gusti del pubblico. Ovviamente il fatto di grande interesse, in questo caso, è la vittoria di questa pellicola come miglior film pur non essendo di marca USA (non in lingua inglese). È la prima volta in assoluto.
Non sta a me stabilire se Bong Joon-ho si meritasse o no questo privilegio, per cui ho guardato il film per curiosità e senza particolari pregiudizi, conoscendo già, in parte, la trama.
La padrona di casa Park
Non sta a me stabilire se Bong Joon-ho si meritasse o no questo privilegio, per cui ho guardato il film per curiosità e senza particolari pregiudizi, conoscendo già, in parte, la trama.
martedì 11 febbraio 2020
Grandi libri fantasy, è una cosa del passato?
Esistono ancora i grandi autori, nel fantasy? I mostri sacri? I libri che riescono a calamitare l'interesse di schiere di lettori con storie di immensa forza?
È abbastanza spontaneo, quando pensiamo ad autori come Tolkien, Clark Ashton Smith o Robert Howard, chiederci se oggi ci sia qualcuno di paragonabile.
In parte può essere un effetto nostalgia, il vecchio è sempre meglio del nuovo e bla bla bla. Anche la fantascienza ha avuto la sua età dell'oro, il periodo in cui un certo numero di autori "classici" sono diventati popolari e i loro libri hanno guadagnato fama duratura, mentre lo sviluppo successivo è stato più problematico, meno lineare (e ci sono i motivi per cui è stato così). Per il fantasy invece sembra evidente che abbiamo un "prima di Tolkien" e un "dopo Tolkien." Mi piacerebbe che non fosse vero, e questo indipendentemente dal fatto che Tolkien è uno dei miei autori preferiti, temo però che sia così.
Ma c'è anche da dire che un genere nasce, si codifica, certamente si trasforma un po' per un certo periodo, e fino a che non cambieranno i gusti in maniera definitiva (facendo iniziare un nuovo genere), i primi "classici" che si affermano inevitabilmente diventano"mostri sacri," esempi da venerare ecc...
È abbastanza spontaneo, quando pensiamo ad autori come Tolkien, Clark Ashton Smith o Robert Howard, chiederci se oggi ci sia qualcuno di paragonabile.
In parte può essere un effetto nostalgia, il vecchio è sempre meglio del nuovo e bla bla bla. Anche la fantascienza ha avuto la sua età dell'oro, il periodo in cui un certo numero di autori "classici" sono diventati popolari e i loro libri hanno guadagnato fama duratura, mentre lo sviluppo successivo è stato più problematico, meno lineare (e ci sono i motivi per cui è stato così). Per il fantasy invece sembra evidente che abbiamo un "prima di Tolkien" e un "dopo Tolkien." Mi piacerebbe che non fosse vero, e questo indipendentemente dal fatto che Tolkien è uno dei miei autori preferiti, temo però che sia così.
Ma c'è anche da dire che un genere nasce, si codifica, certamente si trasforma un po' per un certo periodo, e fino a che non cambieranno i gusti in maniera definitiva (facendo iniziare un nuovo genere), i primi "classici" che si affermano inevitabilmente diventano"mostri sacri," esempi da venerare ecc...
mercoledì 5 febbraio 2020
Charlie Says
Un altro film sulle famigerate imprese della "famiglia" di Manson, ma visto da un'angolazione diversa dal solito. Charlie Says, diretto da Mary Harron (nota per la regia di molti film indipendenti), narra della storia di tre delle ragazze hippy della "famiglia" detenute in isolamento dopo essere state condannate per gli omicidi commessi. La storia è basata su fatti realmente accaduti: un'antropologa che lavora con il carcere, Karlene Faith, cerca di instaurare un dialogo con loro (è interpretata da Merrit Wever, che forse avete visto in The Walking Dead).
Le tre ragazze, tutte condannate al carcere a vita, sono:
Patricia Krenwinkel (detta Katie nella banda di Manson), che aveva fatto parte del gruppo già da un certo tempo, e attivamente partecipe negli omicidi. È interpretata da Sosie Bacon (13 Ragioni perché) e nel film sembra la più sicura e convinta del gruppo.
Leslie Van Houten (Lulu), ha partecipato a uno degli omicidi con una certa goffaggine e confusione. Era ai tempi una ragazza carina, nelle foto non ha nulla dell'aria smarrita e incerta dell'attrice che la interpreta nel film (Hannah Murray, vista in Game of Thrones), che inoltre non le somiglia. Nel film è un personaggio centrale.
Susan Atkins (Sadie), morta alcuni anni fa, ha partecipato a quasi tutti gli omicidi commessi dalla "famiglia." Incarcerata prima delle altre due, rivelò incautamente ad altre detenute informazioni che portarono l'arresto di Krenwinkel e Van Houten, e altri, risolvendo finalmente il caso dell'omicidio di Sharon Tate. Ritornata al cristianesimo, nel film è poco collaborativa verso Karlene. È interpretata da Marianne Rendòn.
Il film ci offre i progressi di Karlene nei colloqui con le carcerate (inizialmente scarsi) intervallati con le scene del passato.
Le tre ragazze, tutte condannate al carcere a vita, sono:
Patricia Krenwinkel (detta Katie nella banda di Manson), che aveva fatto parte del gruppo già da un certo tempo, e attivamente partecipe negli omicidi. È interpretata da Sosie Bacon (13 Ragioni perché) e nel film sembra la più sicura e convinta del gruppo.
Leslie Van Houten (Lulu), ha partecipato a uno degli omicidi con una certa goffaggine e confusione. Era ai tempi una ragazza carina, nelle foto non ha nulla dell'aria smarrita e incerta dell'attrice che la interpreta nel film (Hannah Murray, vista in Game of Thrones), che inoltre non le somiglia. Nel film è un personaggio centrale.
Susan Atkins (Sadie), morta alcuni anni fa, ha partecipato a quasi tutti gli omicidi commessi dalla "famiglia." Incarcerata prima delle altre due, rivelò incautamente ad altre detenute informazioni che portarono l'arresto di Krenwinkel e Van Houten, e altri, risolvendo finalmente il caso dell'omicidio di Sharon Tate. Ritornata al cristianesimo, nel film è poco collaborativa verso Karlene. È interpretata da Marianne Rendòn.
Il film ci offre i progressi di Karlene nei colloqui con le carcerate (inizialmente scarsi) intervallati con le scene del passato.
lunedì 3 febbraio 2020
Manson Family Vacation
Non me ne vogliate, indulgo ancora un poco sul cinema ispirato a Charles Manson, questo personaggio scellerato che è riuscito a richiamare l'attenzione su di sé per decenni. Manson Family Vacation è un film indie del 2015 dove vengono messi a confronto due personaggi: Nick, un avvocato con un certo successo e una vita tranquilla, con l'unico problema di un figlio che sembra avere qualche difficoltà a scuola, e Conrad, il fratello sbalestrato che capita improvvisamente a casa di Nick, perché si sta trasferendo in una località vicina per iniziare un nuovo lavoro.
Dal momento che è un appassionato di teorie della cospirazione e in particolare di tutto ciò che riguarda Charles Manson, Conrad trascina il fratello tranquillo e regolare in un pellegrinaggio sui vari luoghi del delitto della "famiglia," scattando foto, cercando di entrare nelle abitazioni, e causando sconcerto nei nuovi proprietari delle case.
Dal momento che è un appassionato di teorie della cospirazione e in particolare di tutto ciò che riguarda Charles Manson, Conrad trascina il fratello tranquillo e regolare in un pellegrinaggio sui vari luoghi del delitto della "famiglia," scattando foto, cercando di entrare nelle abitazioni, e causando sconcerto nei nuovi proprietari delle case.
venerdì 31 gennaio 2020
Luna Nera
Serie italiana su Netflix, una serie fantasy. Ovviamente mi ha incuriosito. Ma sembra un'occasione perduta.
Luna Nera ha una recitazione debole, impacciata, quasi ai livelli delle peggiori produzioni nostrane. Pure la storia non mi ha preso, anche perché non ce l'ho fatta a terminare il primo episodio, ad essere sincero.
Luna Nera ha una recitazione debole, impacciata, quasi ai livelli delle peggiori produzioni nostrane. Pure la storia non mi ha preso, anche perché non ce l'ho fatta a terminare il primo episodio, ad essere sincero.
giovedì 30 gennaio 2020
Midsommar - Il Villaggio dei Dannati
Diciamo la verità, il titolo italiano fa schifo. Quello originale è semplicemente Midsommar, e suona bene così, perché si tratta di un folk horror ambientato nella boscosa Scandinavia, in occasione della festa di mezza estate. È una produzione statunitense e svedese, e certo può vantare magnifici scenari e scene suggestive, anche se è prevalentemente girato in Ungheria e non in Svezia.
Ora, prima di iniziare ad anticipare una buona metà dei contenuti della trama, esprimo la mia prima sensazione davanti a questo film: un frutto dell'ignoranza e arroganza yankee, con la presunzione che in Europa ci siano ancora selvaggi sanguinari, dopo secoli di cristianesimo. Ma è una coproduzione, ho scoperto. Non c'è il moghul che butta milioni di dollari dietro a un'idea irragionevole. Si tratta soltanto di una finzione che lo spettatore deve accettare, in quanto elemento portante e premessa di questo genere. Ovvero: a non moltissimi chilometri dalle nostre moderne città esistono comunità chiuse o segrete che mantengono in vita antichi riti diabolici, o credono in divinità malvagie, o hanno tramandato usi sanguinari.
Ora, prima di iniziare ad anticipare una buona metà dei contenuti della trama, esprimo la mia prima sensazione davanti a questo film: un frutto dell'ignoranza e arroganza yankee, con la presunzione che in Europa ci siano ancora selvaggi sanguinari, dopo secoli di cristianesimo. Ma è una coproduzione, ho scoperto. Non c'è il moghul che butta milioni di dollari dietro a un'idea irragionevole. Si tratta soltanto di una finzione che lo spettatore deve accettare, in quanto elemento portante e premessa di questo genere. Ovvero: a non moltissimi chilometri dalle nostre moderne città esistono comunità chiuse o segrete che mantengono in vita antichi riti diabolici, o credono in divinità malvagie, o hanno tramandato usi sanguinari.
martedì 28 gennaio 2020
The Manson Family
Visto che recentemente ho parlato della "famiglia" di Charles Manson in relazione al recente film di Quentin Tarantino, mi prendo un momento per parlare di un'altra produzione che ne ha parlato, risalente a una quindicina abbondante di anni fa. The Manson Family, per la regia di un certo Jim Van Bebber, regista alternativo e a basso budget. The Manson Family ha avuto una lunghissima gestazione, più o meno un decennio, finanziata di tasca propria da Bebber.
È un film con un aspetto volutamente grezzo, immagini di repertorio (vere o false?) di scarsa qualità, scene confuse, una presentazione della storia non sempre semplice da seguire. La colonna sonora, secondo Wikipedia, è stata donata da amici del regista, e anche la produzione del film, che si era incagliata, è stata rimessa in moto con l'aiuto di altri soggetti.
È un film con un aspetto volutamente grezzo, immagini di repertorio (vere o false?) di scarsa qualità, scene confuse, una presentazione della storia non sempre semplice da seguire. La colonna sonora, secondo Wikipedia, è stata donata da amici del regista, e anche la produzione del film, che si era incagliata, è stata rimessa in moto con l'aiuto di altri soggetti.
domenica 26 gennaio 2020
C'era una volta a Hollywood
Per strano che possa sembrare, questo è un film del fantastico, sia pure per un solo aspetto: un fatto "storico" del passato, un fatto reale, viene incluso in questo "amarcord" di Quentin Tarantino, ma l'esito è differente da quello che fu nella realtà. Comunque di questo non anticiperò nulla.
C'era una volta a Hollywood è una rivisitazione del passato su diversi livelli: gli anni '60, la cultura pop di allora (l'industria del cinema, della musica ecc...) e anche gli eccessi e gli sballi, raffigurati nelle imprese della "famiglia" di Charles Manson, celebre per la folle scia di violenza e vite rovinate che seminò in quel periodo. Teniamo conto comunque che anche Manson faceva parte, marginalmente, del mondo dello spettacolo. Se non altro come artista fallito prima ancora di iniziare.
Moltissimi i personaggi dell'epoca che vengono rappresentati, a volte brevemente. I protagonisti, Leonardo di Caprio e un giovanile, in formissima Brad Pitt, interpretano invece personaggi immaginari ma in qualche modo ispirati a fatti e interpreti di quel passato. Margot Robbie invece interpreta la sfortunata attrice Sharon Tate, che nel film è vicina di casa del duo Pitt-Di Caprio.
C'era una volta a Hollywood è una rivisitazione del passato su diversi livelli: gli anni '60, la cultura pop di allora (l'industria del cinema, della musica ecc...) e anche gli eccessi e gli sballi, raffigurati nelle imprese della "famiglia" di Charles Manson, celebre per la folle scia di violenza e vite rovinate che seminò in quel periodo. Teniamo conto comunque che anche Manson faceva parte, marginalmente, del mondo dello spettacolo. Se non altro come artista fallito prima ancora di iniziare.
Moltissimi i personaggi dell'epoca che vengono rappresentati, a volte brevemente. I protagonisti, Leonardo di Caprio e un giovanile, in formissima Brad Pitt, interpretano invece personaggi immaginari ma in qualche modo ispirati a fatti e interpreti di quel passato. Margot Robbie invece interpreta la sfortunata attrice Sharon Tate, che nel film è vicina di casa del duo Pitt-Di Caprio.
sabato 25 gennaio 2020
Podcast sulla Guerra del Vietnam, quarta parte
Dopo una certa attesa, ecco la quarta parte del podcast sulla Guerra del Vietnam, sulla pagina di Italian Jam.lunedì 20 gennaio 2020
La Spada Selvaggia di Conan
Questa lunga serie di fumetti, portata avanti da vari disegnatori (Buscema, Kane, Adams) e sceneggiata da Roy Thomas, risale ormai a una quarantina di anni fa. La Spada Selvaggia di Conan vanta disegni abbastanza validi, anche se a dire il vero storco un po' il naso di fronte al bianco e nero.
Le storie ci mostrano tematiche care al mondo dell'eroe immaginato da Robert Howard: predoni del deserto, città governate da spietati tiranni, principesse in pericolo, esseri demoniaci che spesso si presentano sotto mentite spoglie... Conan il Barbaro si muove in questo mondo a volte come amorale razziatore e conquistatore, a volte come eroe che va a raddrizzare i torti e a punire i malvagi.
Possiedo il secondo volume della raccolta, l'ho finalmente letto dopo qualche anno di permanenza su uno scaffale della mia libreria. Qui, Conan riconquista il regno di Khauran per conto della regina Taramis, per poi tornare a girare il mondo in cerca di nuove razzie e avventure. Buona la storia principale, abbastanza buone la maggior parte delle altre.
Tuttavia, per quanto mi riguarda, Conan lo preferisco ancora sui libri, e nell'unico bel film che sia stato tratto dalle sue storie (il primo, ovviamente).
Le storie ci mostrano tematiche care al mondo dell'eroe immaginato da Robert Howard: predoni del deserto, città governate da spietati tiranni, principesse in pericolo, esseri demoniaci che spesso si presentano sotto mentite spoglie... Conan il Barbaro si muove in questo mondo a volte come amorale razziatore e conquistatore, a volte come eroe che va a raddrizzare i torti e a punire i malvagi.
Possiedo il secondo volume della raccolta, l'ho finalmente letto dopo qualche anno di permanenza su uno scaffale della mia libreria. Qui, Conan riconquista il regno di Khauran per conto della regina Taramis, per poi tornare a girare il mondo in cerca di nuove razzie e avventure. Buona la storia principale, abbastanza buone la maggior parte delle altre.
Tuttavia, per quanto mi riguarda, Conan lo preferisco ancora sui libri, e nell'unico bel film che sia stato tratto dalle sue storie (il primo, ovviamente).
lunedì 13 gennaio 2020
Dracula (BBC)
Grandi aspettative, almeno per me, alla notizia che questa serie sarebbe stata disponibile su Netflix. Serie un po' anomala, questo Dracula, tre episodi soltanto, ma insolitamente lunghi, come dei film: e sono episodi che ci presentano tre fasi differenti della storia, per quanto collegate in un'unica trama. Unica anticipazione che farò: dal momento che Dracula non muore, la serie si permette anche un grosso salto temporale.
venerdì 10 gennaio 2020
Passengers
Ho recuperato questo film del 2016 basato su un'idea stuzzicante, ma che non mi pare troppo ben riuscito. Pone se mai un'interrogativo: basta un aggancio interessante per far partire una storia che funziona?
Passengers, film diretto dal norvegese Morten Tydlun (The Imitation Game), può limitarsi a un cast molto limitato per il tipo di storia che vuole esplorare: una nave spaziale che porta 5.000 coloni ed un equipaggio, tutti in animazione sospesa, subisce un impatto imprevisto, molto forte, tale da causare un'avaria per cui un uomo (Jim Preston, interpretato dall'attore Chris Pratt, che conosco dall'universo dei supereroi Marvel) si sveglia dall'ibernazione per malfunzionamento del "pod" dove se ne stava addormentato.
Può tornare a dormire? No, non può. Cosa succede a un poveraccio che, in quella situazione, non può tornare a ibernarsi né ricevere soccorso? Il viaggio è lungo e la Terra è già troppo lontana per fornire assistenza di alcun tipo. L'equipaggio è ibernato a parte, in un settore irraggiungibile...
[la trama sarà COMPLETAMENTE RIVELATA da qui in poi...]
Passengers, film diretto dal norvegese Morten Tydlun (The Imitation Game), può limitarsi a un cast molto limitato per il tipo di storia che vuole esplorare: una nave spaziale che porta 5.000 coloni ed un equipaggio, tutti in animazione sospesa, subisce un impatto imprevisto, molto forte, tale da causare un'avaria per cui un uomo (Jim Preston, interpretato dall'attore Chris Pratt, che conosco dall'universo dei supereroi Marvel) si sveglia dall'ibernazione per malfunzionamento del "pod" dove se ne stava addormentato.
Può tornare a dormire? No, non può. Cosa succede a un poveraccio che, in quella situazione, non può tornare a ibernarsi né ricevere soccorso? Il viaggio è lungo e la Terra è già troppo lontana per fornire assistenza di alcun tipo. L'equipaggio è ibernato a parte, in un settore irraggiungibile...
[la trama sarà COMPLETAMENTE RIVELATA da qui in poi...]
martedì 7 gennaio 2020
Emphyrio
Emphyrio è un libro di fantascienza scritto da Jack Vance nel 1969; è stato tradotto col nome di Crociata Spaziale, il che non è molto adatto alla storia e inoltre crea confusione in quanto Poul Anderson ha scritto un romanzo che s'intitola allo stesso identico modo.
Emphyrio è un planetary romance più che un libro di fantascienza in senso stretto, e come molti titoli della sua epoca ci presenta un universo ampiamente colonizzato, in cui i tanti pianeti abitati sono raggiungibili con comodi viaggi sulle astronavi (in questo caso, comunque, sono costosi). In parte si tratta di un romanzo di formazione, in quanto la vita di Ghyl Tarvoke, il protagonista, è descritta nel suo sviluppo e nelle sue esperienze, in una prima parte del libro fin troppo prolissa e rilassata, anche se importante perché ci introduce nella società di Halma, il pianeta in cui Ghyl si trova a vivere. La seconda parte è più veloce, anzi al confronto della prima fin troppo sbrigativa, se vogliamo (e si tratta senz'altro di un punto debole di questo libro).
Ad ogni modo Ghyl ha occasione di scoprire chi sia l'eroe della propria infanzia, ovvero il personaggio leggendario che dà il nome al romanzo, e a comprendere come funzioni la società di Halma. Emergeranno anche alcuni fatti inattesi. La vicenda ha una risoluzione rapida e inaspettata: colpo magistrale di Vance, che ci offre un grande colpo di scena.
Emphyrio è un planetary romance più che un libro di fantascienza in senso stretto, e come molti titoli della sua epoca ci presenta un universo ampiamente colonizzato, in cui i tanti pianeti abitati sono raggiungibili con comodi viaggi sulle astronavi (in questo caso, comunque, sono costosi). In parte si tratta di un romanzo di formazione, in quanto la vita di Ghyl Tarvoke, il protagonista, è descritta nel suo sviluppo e nelle sue esperienze, in una prima parte del libro fin troppo prolissa e rilassata, anche se importante perché ci introduce nella società di Halma, il pianeta in cui Ghyl si trova a vivere. La seconda parte è più veloce, anzi al confronto della prima fin troppo sbrigativa, se vogliamo (e si tratta senz'altro di un punto debole di questo libro).
Ad ogni modo Ghyl ha occasione di scoprire chi sia l'eroe della propria infanzia, ovvero il personaggio leggendario che dà il nome al romanzo, e a comprendere come funzioni la società di Halma. Emergeranno anche alcuni fatti inattesi. La vicenda ha una risoluzione rapida e inaspettata: colpo magistrale di Vance, che ci offre un grande colpo di scena.
giovedì 2 gennaio 2020
Osservazione estemporanea
Capiterà prima o poi a tutti, immagino... di vedere un film diretto da un regista che si apprezza (non un "mostro sacro" secondo il parere di altri, ma uno che si apprezza per davvero) e di non farcela proprio. Nel mio caso è successo con King of Comedy (Re per una Notte) di Scorsese, disponibile su Amazon Prime Video. Troppo triste, troppo pesante, troppo noioso. Abbandonato dopo una decina di minuti.
Ovviamente uno si può sempre ricredere in futuro. Chi lo sa.
Nel frattempo, buone feste...
Ovviamente uno si può sempre ricredere in futuro. Chi lo sa.
Nel frattempo, buone feste...
martedì 31 dicembre 2019
Un addio al 2019
Mi sono accorto che a ogni fine anno i miei post sono sempre uguali. Le cose non sono andate come volevo, non ho abbastanza salute ed energie per fare quello che vorrei, eccetera.
Fate conto che anche per quest'anno i problemi sono gli stessi, non starò a rivangarli per l'ennesima volta.
Cercherò di parlare invece di un problema che è stato notato da molti. Cosa ci resta degli "anni 10" in campo artistico? Mettendo nel calderone ovviamente anche tutto l'intrattenimento più "pop." Il Trono di Spade? L'universo condiviso dei film Marvel? La versione Disney di Guerre Stellari? Netflix? Come già altri hanno notato, siamo nell'epoca in cui tutto si consuma nel giro di qualche settimana e poi si dimentica. Non c'è più il film o il telefilm mitico che conoscono tutti, che sia Blade Runner (il primo), The Blues Brothers o Happy Days. E questo per via di un'offerta enorme, ridondante, da parte dei colossi dello streaming e del cinema.
Dal momento che non amo passare troppe ore davanti allo schermo, mi sono reso conto che finisco per ignorare produzioni dignitosissime, che anni fa avrei accolto come la manna dal cielo.
La verità è che non è un periodo "povero" di offerte di spettacolo. Ce n'è fin troppo. Per la musica penso esattamente il contrario (periodo di musica schifosa, per lo più immonda) ma si sa, è questione di gusti.
Buon 2020.
Fate conto che anche per quest'anno i problemi sono gli stessi, non starò a rivangarli per l'ennesima volta.
Cercherò di parlare invece di un problema che è stato notato da molti. Cosa ci resta degli "anni 10" in campo artistico? Mettendo nel calderone ovviamente anche tutto l'intrattenimento più "pop." Il Trono di Spade? L'universo condiviso dei film Marvel? La versione Disney di Guerre Stellari? Netflix? Come già altri hanno notato, siamo nell'epoca in cui tutto si consuma nel giro di qualche settimana e poi si dimentica. Non c'è più il film o il telefilm mitico che conoscono tutti, che sia Blade Runner (il primo), The Blues Brothers o Happy Days. E questo per via di un'offerta enorme, ridondante, da parte dei colossi dello streaming e del cinema.
Dal momento che non amo passare troppe ore davanti allo schermo, mi sono reso conto che finisco per ignorare produzioni dignitosissime, che anni fa avrei accolto come la manna dal cielo.
La verità è che non è un periodo "povero" di offerte di spettacolo. Ce n'è fin troppo. Per la musica penso esattamente il contrario (periodo di musica schifosa, per lo più immonda) ma si sa, è questione di gusti.
Buon 2020.
venerdì 27 dicembre 2019
The Witcher, la mia opinione
Questa serie era attesa, evidentemente. Non solo da me e dagli amanti del fantasy scritto da Andrzej Sapkowski. E deve aver deluso un sacco di gente visto i commenti parecchio critici e talvolta sarcastici che girano in rete. The Witcher è stato recensito da The Independent come un tentativo "dolorosamente trasparente" di riempire il vuoto lasciato dal Trono di Spade con un'altra massiccia dose di "sangue e tette." In vari commenti letti in rete l'ho visto definire noioso, ridicolo, male organizzato nelle scene, ecc... molto esagerati ma in alcuni casi hanno ragione. The Guardian si limita a propinarci (da parte di un'articolista che sembra aver visto solo il primo episodio) una stroncatura tagliente che mi lascia perplesso... Perché il mago che incarica Geralt di uccidere Renfri sarebbe un Incel dalla "mascolinità tossica," per esempio? Ma andiamo con ordine...
lunedì 23 dicembre 2019
Atene
Quest'anno avevo progetti vacanzieri ambiziosi, ma alla fine mi sono limitato a un breve viaggetto in Europa (e uno in Italia, di cui parlo in un altro post). Sono stato ad Atene a dicembre, e devo dire che non è forse la migliore scelta, perché là è un mese piovoso e mi son beccato parecchia acqua, ma ci sono anche dei vantaggi: innanzitutto, ci si risparmiano le code interminabili sotto il sole per visitare le attrazioni. Niente spese per i biglietti da prendere via internet per "saltare la coda," anzi in alcuni casi i prezzi erano scontati. Inoltre, e per il sottoscritto è un serio vantaggio, niente caldo assassino.
venerdì 20 dicembre 2019
The Witcher, è iniziata la serie
Ringraziando Netflix, la serie TV The Witcher è ora disponibile, e mi sono già visto il primo episodio. Sui libri di Sapkowski che hanno ispirato la trama ho dato giudizi contrastanti in passato, pertanto anche sulla serie mantengo i miei dubbi, ma dal primo episodio l'impressione è di assistere, finalmente, a una narrazione fantasy creata in maniera decente.
Quello che, secondo me, Il Trono di Spade non è stato. Quando avrò terminato la visione darò un parere vero e proprio.
Quello che, secondo me, Il Trono di Spade non è stato. Quando avrò terminato la visione darò un parere vero e proprio.
giovedì 19 dicembre 2019
Quando odi il Natale
C'è poco da fare, esiste una certa quantità di persone che odia le feste comandate, le occasioni di convivialità con molta gente, le abbuffate e il consumismo che spesso si associa a questi eventi. Ne so qualcosa perché sono uno di loro.
Il Natale lo sopporto assai poco, ma me ne sono dovuto fare una ragione. L'unica volta in cui ho annunciato che non lo avrei trascorso in famiglia ci fu una mezza fine del mondo. Quindi è diventata una consuetudine cui mi sottopongo cercando di limitare i danni. Un fattore che mi avvantaggia è il fatto che io non abbia un televisore e sia quindi tutelato (abbastanza) dai messaggi pubblicitari a pioggia. E il fatto che non ho molti regali da fare, quindi non devo sbattermi moltissimo per questa esigenza. Quanto alla data fatidica, trovo la giornata del 25 un po' stressante ma sono ormai assuefatto.
Qualche consiglio che posso dare:
Innanzitutto non lasciatevi intontire con continui messaggi sul Natale che sta arrivando, limitate radio e TV all'indispensabile.
In secondo luogo, non immergetevi nel clima natalizio con le vostre scelte di shopping: se al supermercato i panettoni e dolci simili compaiono ormai già a novembre, voi potete decidere "a priori" di non lasciarvi tentare fino al momento in cui l'obbligo sociale ve li farà consumare. Anche se ammetto, personalmente, di avere un certo debole per i dolci natalizi, soprattutto quelli piuttosto insoliti della mia terra natìa.
Albero di Natale: se proprio si deve, minimale e già pronto anno per anno, in modo che basti prenderlo dalla soffitta (o cantina) una settimana prima del 25. Poche decorazioni, lucine ecc... Personalmente non "faccio l'albero" da quando vivo per conto mio. Ormai sono una trentina d'anni.
Se potete: Fuggite, sciocchi! andate in vacanza per qualche giorno in luoghi lontani o impervi, con poche persone intime che vi capiscono, o da soli.
Tormentoni per il pranzo: cercate di indirizzare la famiglia verso poche cose facili da fare. Meno sbattimenti, meno rotture.
Regali: possibilmente pratici e poco costosi. Anche qui serve una "moral suasion" verso i parenti. Almeno provateci.
Regali 2: mai libri. Non li regalate e cercate di non farveli regalare. Non è così semplice, continuo a riceverne anche se ho detto ripetutamente che non li voglio. Si tratta di un regalo troppo personale. Un libro non scelto dal diretto interessato probabilmente sarà sprecato, non verrà mai letto. Se non sapete cosa fare, meglio piuttosto regali "mangerecci" che i libri.
Regali 3: si perde l'effetto sorpresa, ma non c'è niente di male, secondo me, nell'accordarsi con il beneficiario e comprargli quello che vuole. Almeno sarà una cosa gradita. Se si tratta di faccende costose si possono sempre acquistare "in cordata" con altre persone.
Messaggi SMS e Whatsapp natalizi con gli auguri: ricambiateli se li ricevete. Non comportatevi in maniera scortese, anche se non vi piace il Natale.
E fatevi forza, che poi arriva Capodanno...
Il Natale lo sopporto assai poco, ma me ne sono dovuto fare una ragione. L'unica volta in cui ho annunciato che non lo avrei trascorso in famiglia ci fu una mezza fine del mondo. Quindi è diventata una consuetudine cui mi sottopongo cercando di limitare i danni. Un fattore che mi avvantaggia è il fatto che io non abbia un televisore e sia quindi tutelato (abbastanza) dai messaggi pubblicitari a pioggia. E il fatto che non ho molti regali da fare, quindi non devo sbattermi moltissimo per questa esigenza. Quanto alla data fatidica, trovo la giornata del 25 un po' stressante ma sono ormai assuefatto.
Qualche consiglio che posso dare:
Innanzitutto non lasciatevi intontire con continui messaggi sul Natale che sta arrivando, limitate radio e TV all'indispensabile.
In secondo luogo, non immergetevi nel clima natalizio con le vostre scelte di shopping: se al supermercato i panettoni e dolci simili compaiono ormai già a novembre, voi potete decidere "a priori" di non lasciarvi tentare fino al momento in cui l'obbligo sociale ve li farà consumare. Anche se ammetto, personalmente, di avere un certo debole per i dolci natalizi, soprattutto quelli piuttosto insoliti della mia terra natìa.
Albero di Natale: se proprio si deve, minimale e già pronto anno per anno, in modo che basti prenderlo dalla soffitta (o cantina) una settimana prima del 25. Poche decorazioni, lucine ecc... Personalmente non "faccio l'albero" da quando vivo per conto mio. Ormai sono una trentina d'anni.
Se potete: Fuggite, sciocchi! andate in vacanza per qualche giorno in luoghi lontani o impervi, con poche persone intime che vi capiscono, o da soli.
Tormentoni per il pranzo: cercate di indirizzare la famiglia verso poche cose facili da fare. Meno sbattimenti, meno rotture.
Regali: possibilmente pratici e poco costosi. Anche qui serve una "moral suasion" verso i parenti. Almeno provateci.
Regali 2: mai libri. Non li regalate e cercate di non farveli regalare. Non è così semplice, continuo a riceverne anche se ho detto ripetutamente che non li voglio. Si tratta di un regalo troppo personale. Un libro non scelto dal diretto interessato probabilmente sarà sprecato, non verrà mai letto. Se non sapete cosa fare, meglio piuttosto regali "mangerecci" che i libri.
Regali 3: si perde l'effetto sorpresa, ma non c'è niente di male, secondo me, nell'accordarsi con il beneficiario e comprargli quello che vuole. Almeno sarà una cosa gradita. Se si tratta di faccende costose si possono sempre acquistare "in cordata" con altre persone.
Messaggi SMS e Whatsapp natalizi con gli auguri: ricambiateli se li ricevete. Non comportatevi in maniera scortese, anche se non vi piace il Natale.
E fatevi forza, che poi arriva Capodanno...
lunedì 16 dicembre 2019
Ravenna
Vicino a spiagge e piadine si trova una città dalla storia straordinaria. Ravenna, capitale dell'Impero Romano ai tempi del declino, caposaldo bizantino, terra di incontro tra oriente, occidente e... barbari germanici. L'ho visitata in primavera ma per pigrizia ne parlo solo adesso. Il mio interesse è, come sempre, monopolizzato dalle testimonianze storiche, che in questo caso spesso si concretizzano in meravigliosi mosaici.
giovedì 12 dicembre 2019
L'Ultimatum
Scrittore di fantascienza, ripetutamente premiato nel corso della carriera, amico e corrispondente di Ray Bradbury, Greg Bear ci ha offerto la sua versione del "primo contatto" con questo L'Ultimatum del 1987 (in inglese: The Forge of God). L'edizione italiana (collana Cosmo dell'Editrice Nord) ha una copertina secondo me fuorviante, perché vi sono raffigurati uomini armati in tuta spaziale... non voglio esagerare con le anticipazioni, ma questa la faccio: non c'è nulla del genere nella trama. Almeno inizialmente, questo libro ci propone dei misteri e dei fatti sconcertanti (perfino nell'ambito di un primo contatto con gli extraterestri). E gran parte della storia si dipana nel tentativo di capire cosa stia succedendo, come vedremo tra poco. Una precisazione: L'Ultimatum ha anche un seguito, Il Pianeta della Vendetta (Anvil of Stars), che forse leggerò.
La storia comincia con eventi strani, misteriosi; un fatto che può esser notato inizialmente soltanto dall'addetto ai lavori e che per un po' resta inspiegabile. Europa, una delle lune di Giove, scompare. Così, improvvisamente, e senza essere ritrovata a qualche distanza: non c'è più. Insomma un qualcosa che non ha l'aria del fenomeno naturale e che, se naturale non è, può solo essere presagio di qualche potenza extraterrestre all'opera.
La storia comincia con eventi strani, misteriosi; un fatto che può esser notato inizialmente soltanto dall'addetto ai lavori e che per un po' resta inspiegabile. Europa, una delle lune di Giove, scompare. Così, improvvisamente, e senza essere ritrovata a qualche distanza: non c'è più. Insomma un qualcosa che non ha l'aria del fenomeno naturale e che, se naturale non è, può solo essere presagio di qualche potenza extraterrestre all'opera.
giovedì 5 dicembre 2019
Midway
Ho immancabilmente visto Midway, anche se, oggi come oggi, i film di guerra non mi piacciono più come ai tempi della beata gioventù. Si tratta di una produzione indipendente, finanziata per un quarto da case produttrici cinesi (immagino che per vedere i Giapponesi prenderle malamente qualche milione si possa sempre tirare fuori, da quelle parti), e con Roland Emmerich alla regia. Di lui ricordo solo Indipendence Day e The Patriot, credo. The Day after Tomorrow sinceramente non ricordo se l'ho visto o no... ma tutto sommato non posso dire che questo regista mi impressioni favorevolmente. Questo film conferma la mia impressione, e vedremo perché, ma va detto che nei primi giorni sembra incassare forte e piacere al pubblico, anche se molto meno alla critica.
Il film ha un passo veloce, certamente non può farne a meno perché in due ore non si limita a raccontare la battaglia di Midway ma praticamente parte dall'inizio della guerra, quindi Pearl Harbor, poi racconta lo sconcerto di fronte all'avanzata giapponese, le prime reazioni USA e il famoso raid di Doolittle su Tokyo, e la battaglia del Mar dei Coralli. Tutto troppo in fretta, prima di arrivare allo scontro decisivo, anch'esso raccontato con frequenti balzi in avanti. Io conosco piuttosto bene tutta la storia, immagino però che un profano in certi momenti faccia fatica a capire cosa stia succedendo. Si riferisce, per esempio, che a un certo punto la portaerei Yorktown è fuori combattimento, ma è tutto molto sbrigativo, eppure per far fuori questa robusta nave USA ci sono voluti due attacchi (coi Giapponesi convinti di aver colpito due navi diverse) e infine un siluramento da parte di un sommergibile.
Il film ha un passo veloce, certamente non può farne a meno perché in due ore non si limita a raccontare la battaglia di Midway ma praticamente parte dall'inizio della guerra, quindi Pearl Harbor, poi racconta lo sconcerto di fronte all'avanzata giapponese, le prime reazioni USA e il famoso raid di Doolittle su Tokyo, e la battaglia del Mar dei Coralli. Tutto troppo in fretta, prima di arrivare allo scontro decisivo, anch'esso raccontato con frequenti balzi in avanti. Io conosco piuttosto bene tutta la storia, immagino però che un profano in certi momenti faccia fatica a capire cosa stia succedendo. Si riferisce, per esempio, che a un certo punto la portaerei Yorktown è fuori combattimento, ma è tutto molto sbrigativo, eppure per far fuori questa robusta nave USA ci sono voluti due attacchi (coi Giapponesi convinti di aver colpito due navi diverse) e infine un siluramento da parte di un sommergibile.
martedì 3 dicembre 2019
The Irishman
Qualche breve osservazione (con alcune rivelazioni sulla trama) su The Irishman, ultima fatica e forse testamento artistico di Martin Scorsese, che recentemente è stato al centro di una polemica per le sue opinioni poco lusinghiere sul cinema della Marvel-Disney.
Il film, che ho visto in due sessioni su Netflix, dura tre ore e mezza. È senz'altro opera che necessita di un largo respiro perché racconta tutta la vita di un individuo (un criminale) e allo stesso tempo cerca di ricostruire la storia della mafia italo-americana e delle sue relazioni con il mondo degli affari e della politica, su cui avrebbe avuto una pesante influenza.
sabato 30 novembre 2019
Le Mans '66 La Grande Sfida
Il titolo originale di questo film (non usato in Italia, ovviamente) è Ford v Ferrari, ovvero Ford contro Ferrari. Una sfida "tra due uomini," prima ancora che fra le macchine, per motivi che, come il film spiega, derivano da un brusco diniego al tentativo di Ford di acquisire la Ferrari per farne, in pratica, la propria squadra corse. L'anziano Enzo Ferrari divenne così uomo da battere per Henry Ford (secondo), che investì grandi somme allo scopo di vincere la gara più prestigiosa dei tempi, la 24 Ore di Le Mans.
Da qui il titolo italiano Le Mans '66 La Grande Sfida, e qui entrano in gioco i due protagonisti, lo statunitense Carroll Shelby e il britannico Ken Miles, interpretati da Matt Damon e Christian Bale.
martedì 26 novembre 2019
The Wages of Destruction
Adam Tooze, storico britannico, si è sobbarcato l'impresa di analizzare il funzionamento della macchina economica tedesca per il periodo che parte dalla fine della Prima Guerra Mondiale (ormai oltre cento anni fa) fino al termine del successivo conflitto. Come capita quasi sempre quando viene fatta un'analisi seria, quello che viene a galla è ben diverso dalle "verità" che sono state per anni distribuite nei libri scolastici e sullo schermo (la "realtà a cartoni animati" che ci viene somministrata quotidianamente).
Nel libro che ho letto, The Wages of Destruction, che si può tradurre, credo, con Il Prezzo della Devastazione, Tooze analizza la politica economica del Terzo Reich, con un breve preambolo sulla Germania di Weimar. Si tratta di un libro denso, circa 700 pagine scritte fitte, difficilmente leggibili per chi non sia appassionato di storia e dotato di qualche cognizione di economia. Servono entrambe le cose.
Il libro permette di sfatare alcuni miti sulla Seconda Guerra Mondiale, creando un quadro che mette in luce le grandi difficoltà della Germania nel primo dopoguerra e nella ricerca della rivincita, l'inevitabilità della nuova sconfitta, l'impossibilità di mitigare le terribili sofferenze della fame se non con la decisione di far morire tutta una serie di categorie di persone prima che il cittadino tedesco soffrisse (come disse Hitler), la dura realtà di certe materie prime indispensabili che mancavano, e sarebbero continuate a mancare pur con tutti i tentativi di produrle artificialmente.
Nel libro che ho letto, The Wages of Destruction, che si può tradurre, credo, con Il Prezzo della Devastazione, Tooze analizza la politica economica del Terzo Reich, con un breve preambolo sulla Germania di Weimar. Si tratta di un libro denso, circa 700 pagine scritte fitte, difficilmente leggibili per chi non sia appassionato di storia e dotato di qualche cognizione di economia. Servono entrambe le cose.
Il libro permette di sfatare alcuni miti sulla Seconda Guerra Mondiale, creando un quadro che mette in luce le grandi difficoltà della Germania nel primo dopoguerra e nella ricerca della rivincita, l'inevitabilità della nuova sconfitta, l'impossibilità di mitigare le terribili sofferenze della fame se non con la decisione di far morire tutta una serie di categorie di persone prima che il cittadino tedesco soffrisse (come disse Hitler), la dura realtà di certe materie prime indispensabili che mancavano, e sarebbero continuate a mancare pur con tutti i tentativi di produrle artificialmente.
mercoledì 13 novembre 2019
Non solo inquiniamo, ma siamo anche troppi
E il riscaldamento climatico? Da una parte si nega, dall'altra se ne fa una specie di palcoscenico per fini politici, quando non uno spettacolo da baraccone. È davvero tutto effetto della CO2? Che quella sia "solo una ipotesi" molti lo hanno ripetuto, negando l'effetto umano. (Fa comodo a chi non vuole fare nulla, tra l'altro). E del resto è vero che variazioni anche estreme si sono avute quando l'uomo non vi poteva influire. Comunque adesso non dobbiamo pensare alla causa, dobbiamo vedere se è possibile fare qualcosa. E certamente l'inquinamento è opera nostra
L'articolo di Bloomberg che cito oggi parla del problema climatico in generale, e di quello che negli scorsi decenni si è fatto (e non fatto). Gli esperti consultati però, oltre alla necessità di una diminuzione delle emissioni di CO2, si sono spinti oltre, inoltrandosi nel "politicamente difficile" territorio del controllo delle nascite.
L'articolo di Bloomberg che cito oggi parla del problema climatico in generale, e di quello che negli scorsi decenni si è fatto (e non fatto). Gli esperti consultati però, oltre alla necessità di una diminuzione delle emissioni di CO2, si sono spinti oltre, inoltrandosi nel "politicamente difficile" territorio del controllo delle nascite.
La popolazione andrebbe stabilizzata e, idealmente, ridotta, in uno schema che garantisca l'integrità sociale.Una testata italiana cita la medesima fonte con un titolo molto più estremo... "la soluzione finale contro il riscaldamento globale."
martedì 12 novembre 2019
Serie sì e no...
Qualche altro consiglio non richiesto sulle serie TV disponibili...
Mi è capitato di vedere 8 Giorni alla fine, su Sky, con grandi speranze di godermi una grande storia apocalittica. La trama è un po' sul genere di Melancholia, l'incredibile porcata diretta da Lars Von Trier: un asteroide si sta dirigendo verso la terra. Non manca moltissimo all'impatto (gli otto giorni del titolo della serie), gli USA hanno provato a lanciare dei missili ma non sono riusciti a deviarlo. Cosa succederà? La zona che verrà colpita è proprio il centro dell'Europa (la produzione è tedesca, quindi...) e in questo epicentro della catastrofe le speranze di salvarsi sono praticamente nulle.
8 Giorni alla fine ci propone storie di gente comune, famiglie, ecc... C'è chi si prepara a rifugiarsi in un bunker, chi cerca di fuggire in Europa orientale (affrontando alla rovescia le peripezie del traffico di esseri umani), e c'è chi, semplicemente, beve. Di sicuro c'è una cosa: dei tanti milioni che sono in cerca di scampo, molti non potranno trovare una soluzione.
Mi è capitato di vedere 8 Giorni alla fine, su Sky, con grandi speranze di godermi una grande storia apocalittica. La trama è un po' sul genere di Melancholia, l'incredibile porcata diretta da Lars Von Trier: un asteroide si sta dirigendo verso la terra. Non manca moltissimo all'impatto (gli otto giorni del titolo della serie), gli USA hanno provato a lanciare dei missili ma non sono riusciti a deviarlo. Cosa succederà? La zona che verrà colpita è proprio il centro dell'Europa (la produzione è tedesca, quindi...) e in questo epicentro della catastrofe le speranze di salvarsi sono praticamente nulle.
8 Giorni alla fine ci propone storie di gente comune, famiglie, ecc... C'è chi si prepara a rifugiarsi in un bunker, chi cerca di fuggire in Europa orientale (affrontando alla rovescia le peripezie del traffico di esseri umani), e c'è chi, semplicemente, beve. Di sicuro c'è una cosa: dei tanti milioni che sono in cerca di scampo, molti non potranno trovare una soluzione.
mercoledì 6 novembre 2019
Ciao, sono Jack Vance! (e questa storia sono io)
Sapevo che questo libro avrei dovuto leggerlo ma, quando uscì in inglese, rimandai l'acquisto e persi l'occasione. Poi Jack Vance, l'autore di questa autobiografia, morì, e il libro balzò a prezzi impossibili, disponibile solo nel mercato dell'usato.
Ora, tuttavia, è uscito in italiano con il titolo Ciao, sono Jack Vance! (e questa storia sono io), ad opera della Delos Books. Quindi, per farla breve, ho letto la versione digitale dell'autobiografia di quello che è, forse, il mio autore preferito.
A dire il vero della sterminata produzione di Vance ho letto una minima parte, qualcosa mi è piaciuto e qualcosa mi ha lasciato indifferente... tuttavia ci sono due opere almeno, La Terra Morente (ciclo di racconti) e Lyonesse (trilogia) che a mio parere sono tra le migliori del fantasy.
Vance, come gli appassionati sanno già, si dedicò a diversi mestieri, e fu incostante negli studi, pur avendo una passione per la scienza. Passò alcuni anni navigando lungo le rotte commerciali, e questo girovagare fu una caratteristica della sua vita anche quando, in compagnia della moglie, abbandonava tutto e tutti e andava a visitare qualche lontano paese.
Ora, tuttavia, è uscito in italiano con il titolo Ciao, sono Jack Vance! (e questa storia sono io), ad opera della Delos Books. Quindi, per farla breve, ho letto la versione digitale dell'autobiografia di quello che è, forse, il mio autore preferito.
A dire il vero della sterminata produzione di Vance ho letto una minima parte, qualcosa mi è piaciuto e qualcosa mi ha lasciato indifferente... tuttavia ci sono due opere almeno, La Terra Morente (ciclo di racconti) e Lyonesse (trilogia) che a mio parere sono tra le migliori del fantasy.
Vance, come gli appassionati sanno già, si dedicò a diversi mestieri, e fu incostante negli studi, pur avendo una passione per la scienza. Passò alcuni anni navigando lungo le rotte commerciali, e questo girovagare fu una caratteristica della sua vita anche quando, in compagnia della moglie, abbandonava tutto e tutti e andava a visitare qualche lontano paese.
martedì 29 ottobre 2019
King Arthur - Il Potere della Spada
Era un po' doveroso da parte mia recuperare questo film. Ne avevo disertato la visione consapevole del probabile pacco, ai tempi in cui fu disponibile al cinema. Ora però King Arthur - Il Potere della Spada (2017) è disponibile a prezzi popolari in streaming e quindi è arrivato il momento di vederlo.
Premetto che il film, che ha raccolto giudizi contrastanti della critica, doveva essere il primo di una serie di sei, secondo quanto leggo su Wikipedia. Gli incassi, non buoni, hanno causato un brutto colpo alla Warner Bros, che quindi ha abbandonato il progetto.
Per quanto riguarda la storia, senza anticipare troppo, posso dire che c'è uno stravolgimento delle leggende, con Arthur ridotto a fare qualcosa di simile al mafioso locale e al tenutario di bordello, dopo un'infanzia difficile nelle strade di una Londra gallo-romana, dove ancora svettano le rovine di una specie di Colosseo. Personalmente, tuttavia, non mi dispiace che gli artisti pasticcino un po' con questa famosa storia, anche perché il materiale originale non è proprio così chiaro e definito. Arthur è interpretato da Charles Hunnan, che ricordo nei panni di un tamarro-motociclista in Sons of Anarchy, serie TV vista su Netflix ma che non sono riuscito a finire. Cattivo casting, secondo me. Ma procediamo.
Arthur è finito in quella situazione disgraziata (trovatello) poiché il padre (Uther Pendragon, interpretato dal celebre Eric Bana) è stato eliminato dal fratello e rivale, il glaciale Vortigern (Jude Law l'attore, altro nome che non ha bisogno di presentazioni). Pessimo tradimento questo, perché Uther aveva appena fermato l'attacco di Mordred, un mago che assediava Camelot.
Premetto che il film, che ha raccolto giudizi contrastanti della critica, doveva essere il primo di una serie di sei, secondo quanto leggo su Wikipedia. Gli incassi, non buoni, hanno causato un brutto colpo alla Warner Bros, che quindi ha abbandonato il progetto.
Per quanto riguarda la storia, senza anticipare troppo, posso dire che c'è uno stravolgimento delle leggende, con Arthur ridotto a fare qualcosa di simile al mafioso locale e al tenutario di bordello, dopo un'infanzia difficile nelle strade di una Londra gallo-romana, dove ancora svettano le rovine di una specie di Colosseo. Personalmente, tuttavia, non mi dispiace che gli artisti pasticcino un po' con questa famosa storia, anche perché il materiale originale non è proprio così chiaro e definito. Arthur è interpretato da Charles Hunnan, che ricordo nei panni di un tamarro-motociclista in Sons of Anarchy, serie TV vista su Netflix ma che non sono riuscito a finire. Cattivo casting, secondo me. Ma procediamo.
Arthur è finito in quella situazione disgraziata (trovatello) poiché il padre (Uther Pendragon, interpretato dal celebre Eric Bana) è stato eliminato dal fratello e rivale, il glaciale Vortigern (Jude Law l'attore, altro nome che non ha bisogno di presentazioni). Pessimo tradimento questo, perché Uther aveva appena fermato l'attacco di Mordred, un mago che assediava Camelot.
mercoledì 23 ottobre 2019
A Little Hatred (ovvero torna Abercrombie)
E così siamo a una nuova trilogia per il signore del Grimdark, ovvero lo scrittore britannico Joe Abercrombie. Il libro si chiama A Little Hatred (The Age of Madness), che possiamo tradurre, stavolta è facile, con Un po' di Odio (L'Era della Follia). Il libro è fresco fresco, settembre 2019, e ovviamente l'ho letto in inglese, ma non dubito che arriverà anche nella nostra lingua, magari non subito. Il mondo è lo stesso, è il Mondo Circolare, ma sono passati un po' di anni e i protagonisti sono diversi. Alcuni dei vecchi eroi sono diventati leggende, come Logen Novedita. Qualcuno ovviamente lo abbiamo visto morire a suo tempo. Altri sono ancora lì, pomposi, tronfi, vanagloriosi vecchiacci che schiacciano e tengono a freno le giovani generazioni e il loro desiderio di gustare il successo, il potere, il sesso, la guerra, a seconda dei casi. Non mancano le vecchie madri giudiziose e capaci di fermezza.
Un aspetto che esisteva già, ovvero l'età ormai industriale in cui il mondo di Abercrombie si sta addentrando, è ora più accentuato. Uno dei due filoni del libro verte proprio attorno a questa rivoluzione industriale fatta di canali, mulini, caldaie a vapore e ingranaggi: ovviamente, trattandosi di uno scrittore che punta sempre la lente d'ingrandimento sul peggio del peggio, l'enfasi è su sfruttamento e pessime condizioni di vita, nonché sul fenomeno (soprattutto britannico, e trapiantato dall'autore nel proprio mondo fantasy) delle "ecnlosures" ovvero delle recinzioni: la privatizzazione, per usare un termine moderno, di quei terreni che per antica consuetudine feudale erano aperti a tutti gli abitanti delle campagne per fare legna, far pascolare il bestiame e pescare.
Un aspetto che esisteva già, ovvero l'età ormai industriale in cui il mondo di Abercrombie si sta addentrando, è ora più accentuato. Uno dei due filoni del libro verte proprio attorno a questa rivoluzione industriale fatta di canali, mulini, caldaie a vapore e ingranaggi: ovviamente, trattandosi di uno scrittore che punta sempre la lente d'ingrandimento sul peggio del peggio, l'enfasi è su sfruttamento e pessime condizioni di vita, nonché sul fenomeno (soprattutto britannico, e trapiantato dall'autore nel proprio mondo fantasy) delle "ecnlosures" ovvero delle recinzioni: la privatizzazione, per usare un termine moderno, di quei terreni che per antica consuetudine feudale erano aperti a tutti gli abitanti delle campagne per fare legna, far pascolare il bestiame e pescare.
venerdì 18 ottobre 2019
Cosa ha detto Martin Scorsese riguardo alla Marvel?
Sono andato a leggermi un po' di reazioni da parte di personaggi del mondo dello spettacolo alle parole di Martin Scorsese, che (come saprete) alcuni giorni fa ha detto che i film della Marvel non sono cinema. Con queste parole evidentemente intendeva, penso, tutti i film con elevato budget riguardo ai supereroi; non so se accostasse a quel tipo di pellicole anche cose come John Wick, Fast and Furious, la saga di Underworld e simili, ma il commento era diretto esplicitamente alla Marvel.
domenica 13 ottobre 2019
El Camino, ovvero se ne valeva la pena o no
Netflix ci offre una specie di seguito di Breaking Bad. Ringraziando, me lo sono visto. Si tratta di un film, il cui titolo è El Camino: ve ne parlo con un po' di anticipazioni. La prima delle quali in realtà la conoscono più o meno tutti quelli che sono familiari con l'ambientazione di Breaking Bad. Ovvero, il film risponde alla domanda: cosa ne è stato alla fine di Jesse Pinkman? Il giovane spacciatore coprotagonista della serie, interpretato da Aaron Paul, è un personaggio amato dal pubblico, al punto che è stato "promosso" a personaggio principale mentre inizialmente doveva scomparire (immagino finendo in galera o venendo ucciso) dopo solo alcuni episodi.
Alla fine di Breaking Bad, Jesse, prigioniero della banda criminale di "Zio Jack," riesce a evadere e si dà alla fuga. Cosa avviene dopo? E qui, seconda anticipazione, posso dirvi che in questo El Camino non si viene a sapere molto di più, nel senso di storia vera e propria.
Alla fine di Breaking Bad, Jesse, prigioniero della banda criminale di "Zio Jack," riesce a evadere e si dà alla fuga. Cosa avviene dopo? E qui, seconda anticipazione, posso dirvi che in questo El Camino non si viene a sapere molto di più, nel senso di storia vera e propria.
mercoledì 9 ottobre 2019
Il Problema dei Tre Corpi
Di Liu Cixin ho già parlato, senza grandissimi entusiasmi, nel post dedicato a una raccolta di racconti di fantascienza cinesi che ho letto recentemente. Questo Il Problema dei Tre Corpi nel 2015 ha vinto il premio Hugo, e dal momento che autori non anglosassoni solitamente non lo vincono, la cosa mi ha incuriosito e spinto a dare a Liu una seconda chance.
Il libro, tradotto in italiano e pubblicato da Mondadori, è l'inizio di una trilogia, di cui questo è il primo volume; la storia narrata parte da molto lontano. Dalla "rivoluzione culturale" cinese e dai relativi disordini, che coinvolsero milioni di persone, e milioni ne fecero morire. Dal processo a uno scienziato, Ye Zhetai, che subisce una condanna annunciata, e dalle peripezie di sua figlia, Ye Wenjie, la cui vita grama trova rifugio in una remota stazione trasmittente e ricevente, struttura scientifica dove la Cina porta avanti un programma di ricerca sulle forme di vita evolute presenti (eventualmente) nel cosmo.
Anni dopo un altro personaggio, Wang, esplora il mondo di un misterioso videogioco. Dove si raccontano (in verità l'aspetto ludico non l'ho colto, se devo essere sincero) le tribolazioni di una ipotetica civiltà lontana, che cerca di prevedere le "età del caos," in cui il comportamento dei soli del sistema in cui vivono rendono il mondo inabitabile. Questi sfortunati extraterrestri vengono periodicamente spazzati via da periodi troppo freddi o troppo caldi, e con enorme fatica la civiltà deve ogni volta ripartire da capo. Ma il dubbio è anche un altro... Da dove viene il gioco, cosa rappresenta, perché è così minuziosamente dettagliato? Wang cerca di esplorare questo mistero.
Nello stesso tempo c'è un conto alla rovescia, che compare nella vista di alcune persone e persiste ai tentativi di ignorarlo o di comprenderlo. Non c'è spiegazione razionale al fenomeno. Cosa vuol dire? Cosa accade alla fine del conteggio?
Provo a dare qualche parere sul libro senza anticipare troppo. Se avete già un sentore dei contenuti de Il Problema dei Tre Corpi (il che è probabile se siete appassionati di fantascienza, perché questo è un libro di cui si è parlato) procedete senza preoccuparvi; se siete completamente all'oscuro allora vi invito a fermarvi qui e a leggere quest'opera.
Il libro, tradotto in italiano e pubblicato da Mondadori, è l'inizio di una trilogia, di cui questo è il primo volume; la storia narrata parte da molto lontano. Dalla "rivoluzione culturale" cinese e dai relativi disordini, che coinvolsero milioni di persone, e milioni ne fecero morire. Dal processo a uno scienziato, Ye Zhetai, che subisce una condanna annunciata, e dalle peripezie di sua figlia, Ye Wenjie, la cui vita grama trova rifugio in una remota stazione trasmittente e ricevente, struttura scientifica dove la Cina porta avanti un programma di ricerca sulle forme di vita evolute presenti (eventualmente) nel cosmo.
Anni dopo un altro personaggio, Wang, esplora il mondo di un misterioso videogioco. Dove si raccontano (in verità l'aspetto ludico non l'ho colto, se devo essere sincero) le tribolazioni di una ipotetica civiltà lontana, che cerca di prevedere le "età del caos," in cui il comportamento dei soli del sistema in cui vivono rendono il mondo inabitabile. Questi sfortunati extraterrestri vengono periodicamente spazzati via da periodi troppo freddi o troppo caldi, e con enorme fatica la civiltà deve ogni volta ripartire da capo. Ma il dubbio è anche un altro... Da dove viene il gioco, cosa rappresenta, perché è così minuziosamente dettagliato? Wang cerca di esplorare questo mistero.
Nello stesso tempo c'è un conto alla rovescia, che compare nella vista di alcune persone e persiste ai tentativi di ignorarlo o di comprenderlo. Non c'è spiegazione razionale al fenomeno. Cosa vuol dire? Cosa accade alla fine del conteggio?
Provo a dare qualche parere sul libro senza anticipare troppo. Se avete già un sentore dei contenuti de Il Problema dei Tre Corpi (il che è probabile se siete appassionati di fantascienza, perché questo è un libro di cui si è parlato) procedete senza preoccuparvi; se siete completamente all'oscuro allora vi invito a fermarvi qui e a leggere quest'opera.
giovedì 3 ottobre 2019
Dark Crystal: Age of Resistance
Per varie vicissitudini non sono ancora riuscito a terminare la serie The Dark Crystal: Age of Resistance, cosa che mi ero ripromesso di fare subito dopo aver rivisto il vecchio (ma ancora meraviglioso) film che ha creato questa ambientazione (Dark Crystal, ovviamente). Diciamo che così come la produzione della serie è stata travagliata, anche il sottoscritto ha avuto un guaio dietro l'altro mentre cercava di vedersela (sono ai primi episodi). Da quello che posso vedere la serie offre uno sguardo molto più profondo e complesso sul mondo di Thra, seguendo diversi personaggi impegnati in una complessa vicenda attorno a un terribile segreto che può sconvolgere l'intera armonia del mondo.
Dal momento che The Dark Crystal: Age of Resistance è l'antefatto del film del 1982 di Jim Henson e Frank Oz, sappiamo fin dall'inizio che le cose sono destinate a finir male. Forse un limite? Per me non necessariamente, dal momento che la via in cui il destino dovrà svilupparsi è tutta da scoprire.
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