giovedì 3 settembre 2015

Unfriended

Un altro film, come The Gallows, di cui ho parlato qualche giorno fa, che ha fatto un buon incasso pur essendo costato pochissimo. Unfriended è decisamente minimale, al punto che praticamente tutto quello che avviene avviene sullo schermo del computer o viene visto attraverso di esso (facebook, il web, la videoconferenza, youtube, ecc...), anzi penso che questo film sarebbe del tutto incomprensibile a uno dei non pochi che non utilizzano mai internet. Anche qui, i protagonisti sono ragazzi americani, apparentemente tutti dei bravi ragazzi.

Dei protagonisti non so niente, la ragazza che vediamo di più (in verità vediamo le sue azioni sul monitor e il suo volto sul monitor stesso nella finestra della chat) è Shelley Henning,  attrice e reginetta di bellezza, in effetti fa la parte di una ragazza (Blaire) apparentemente molto più giovane. Un'altra delle protagoniste, Jess, è interpretata da un'attrice con una carriera decisamente corposa, Renee Olstead, sebbene debbba ammettere che mi è del tutto sconosciuta. Alla regia un ignoto georgiano di etnia russa (Levan Gabriadze); l'unico personaggio a me noto è uno dei produttori (Timur Bekmambetov, che diresse i Guardiani della Notte). Stabilito che non ci sono performance prodigiose, direi che il film si fa notare per la tematica (il bullismo, ma non solo) e per la particolarità tecnica (tutto avviene in rete, praticamente). C'è da dire un'altra cosa: la storia sa prendere ma per essere un horror, non fa paura. Mi direte che di solito gli horror non ne fanno. È vero, diciamo che questo ne fa anche meno del solito.

giovedì 27 agosto 2015

Scorci dell'Apocalisse

E torniamo a caccia di zombie (o a essere cacciati dagli zombie). Solo che qui i "morti viventi" in realtà sono gli infetti, quelli colpiti dal prione di Lee-Chang, nell'universo condiviso del Survival Blog. Il libro è Scorci dell'Apocalisse, in formato digitale. Autore Gianluca Santini, che sceglie di raccontare in storie brevi e separate alcuni episodi dell'apocalisse gialla.

domenica 23 agosto 2015

The Gallows - L'Esecuzione

Il film è uscito da qualche giorno, la mia recensione è su Fantasy Magazine. The Gallows - L'Esecuzione è un horror del filone found footage che ormai sta diventando un classico (quando fingono che il film sia tratto così com'è dal materiale girato dalle vittime stesse). Lo consiglio, ma solo agli amanti dell'horror. Non  è fatto male per quanto in grande economia di mezzi, e almeno il finale ha un guizzo inaspettato (o almeno, è stato inaspettato per me).

sabato 22 agosto 2015

La fine del kindle (e compagnia bella)?

Segnalo questo articolo su La Stampa, dove si celebra il funerale anticipato degli ebook reader. Infatti calano le vendite, ma gli ebook vengono letti sempre di più. Come può essere? Ovviamente le persone li leggono servendosi di smartphone e tablet (anche se l'articolo afferma che i tablet sono scomodi da usare e quindi vengono usati gli smartphone: su che base lo affermano, non saprei). L'e-reader rischia perciò di diventare il dispositivo di troppo, che dà fastidio portare in giro, mettere in valigia, ecc... quando con un solo strumento si può fare tutto.

A dire il vero quello che io aspettavo ai tempi in cui queste tecnologie erano in via di sviluppo era proprio l'apparecchio ibrido che consentisse un doppio uso (schermo che potesse funzionare come un lcd retroilluminato e come e-ink, oppure apparecchio con due schermi). Qualche tentativo di mettere sul mercato strumenti simili c'era stato. Presumo che per un motivo o per l'altro questo tipo di prodotto si sia poi deciso di non diffonderlo e svilupparlo ulteriormente.  Ed è un peccato.

Credo comunque che il lettore forte continuerà a prediligere gli e-reader a meno che i produttori non facciano lo scherzo di farli "sparire" dal mercato viste le vendite sotto le aspettative. Un libro lo puoi anche leggere sullo smartphone, se ne leggi dieci però ti puoi rovinare la vista.


sabato 15 agosto 2015

Hiroshima & Nagasaki, 70 years ago

(in english only)


The debate is still going on, regarding the final act of World War Two: was the atomic bomb use "justified?" As a "global intelligence" website (stratfor.com) shows in a recent article* the debate is really about the moral character of the United States, more than the use of the Bomb itself. How the USA can be good if thousands of civilians were killed this way?

lunedì 10 agosto 2015

La compassione e la vigliaccheria sono la stessa cosa

Scritto dopo la trilogia della Prima Legge, questo Best Served Cold è il primo romanzo autoconclusivo di Joe Abercrombie nella medesima ambientazione (l'ho letto in inglese sebbene esista in italiano). Tornano personaggi già menzionati, e si procede con vicende che seguono in ordine cronologico gli eventi della trilogia. Adesso l'azione si svolge in Styria, che poi altro non è che una versione fantasy dell'Italia rinascimentale (fantasy mediterraneo!). Qui il Duca Orso combatte una serie di campagne vittoriose per imporre il suo dominio definitivamente, contro la volontà della maggior parte delle altre casate che si sono unite in una Lega degli Otto per resistergli. Tra battaglie, assedi, tradimenti e saccheggi le guerre vanno avanti da anni, con meravigliosi palazzi e antiche rovine come sottofondo. Non mancano quadri, statue e altre opere d'arte sopraffine, continue citazioni di antichi personaggi dal nome che suona come latino o italico, generali senza nerbo, nobili vigliacchi che talvolta hanno sprazzi di orgoglio, ma più spesso no, terribili avvelenatori (uno di essi è tra i protagonisti di questo libro) e rancidi condottieri di compagnie mercenarie, tra cui il già noto Nicomo Cosca. Ma protagonista del libro è la quella potente spinta motivazionale che s'intende dal titolo: la Vendetta (il titolo è l'abbreviazione di una citazione che tutti conosciamo: cos'è che si gusta meglio freddo?). Avverto qui che ci saranno diverse anticipazioni della trama, che però è molto scontata e lineare, per cui non ne avrete gravissimi danni.


mercoledì 5 agosto 2015

Scadenza superata per il mio hosting

Purtroppo devo annunciare che Yaktab.com, che ha graziosamente ospitato i miei ebook per oltre un anno, dandomi anche le statistiche di download da parte degli utenti, chiude i battenti. Questo servizio di web hosting, che evidentemente era troppo buono per durare, è in effetti ancora attivo ma fin dal 31 luglio, in effetti, avrebbe dovuto cancellare i miei file. Potrebbe farlo in qualsiasi momento.

Su quelle pagine sono ospitati il racconto Gruppo 42 e il libro Khaibit - Il Giorno del Giudizio. Essendo pubblicato da una casa editrice, Nove Guerrieri ovviamente non è affetto da quanto sta avvenendo.

La pagina dove trovate i link ai miei ebook è sempre: http://brunobacelli.altervista.org/ebooks-e-racconti.html

domenica 2 agosto 2015

Ex Machina

Sarà off-topic, ma devo dire che uno dei protagonisti maschili di Ex Machina lo hanno congegnato con una delle facce più antipatiche e saccenti che io ricordi da molto tempo a questa parte: si tratta del guatemalteco naturalizzato USA Oscar Isaac. Compare nei panni di Nathan, lo scienziato brillante, spietato e paranoide che invita l'altro protagonista maschile, l'impronunciabile Domhnall Gleeson (visto in qualche Harry Potter) che veste i panni del brillante programmatore Caleb, a "testare" la sua nuova intelligenza artificiale, Ava. Ava è in effetti un robot ed è femmina (Alicia Vikander, brava attrice svedese), e ha tutte le curve a posto, particolare questo che avrà una parte nel film. Praticamente tutto si svolge nell'isolato centro ricerche di Nathan, tra complessi sistemi di sicurezza e codici d'accesso che permettono a Caleb di entrare in certe stanze ma non in altre. Dopo un po' compare il quarto personaggio del film è una bellissima ragazza dalle fattezze asiatiche, si chiama Kyoko (Sonoya Mizuno) ed è scelta da Nathan perché incapace di comprendere l'inglese e quindi di rubare i segreti del brillante inventore. Nonostante non parli mai e sia trattata come una stupida sguattera io ho pensato immediatamente (come, credo, la maggior parte degli spettatori dotati di una minima attenzione) che fosse un altro androide, magari meno evoluto di Ava.

venerdì 31 luglio 2015

La cosplayer e l'italiano medio

Ho letto con sgomento questo post riguardo all'accoglienza veramente sopra le righe che una famosa cosplayer straniera ha ricevuto quando si è prestata a partecipare alla giuria di una manifestazione tenutasi sul suolo italico. A dire il vero si tratta di una "aggressione" tenutasi solo sulla pagina di facebook e non una carica di burini allupati verso il palco nella vita vera... ma i concetti espressi sono pesantini e meritano comunque qualche riflessione.

domenica 26 luglio 2015

Lavoro e società nel ventunesimo secolo

Ritorniamo, con un paio di citazioni, sui temi politici ed economici che ho esplorato qualche mese fa, immaginando il futuro con l'evoluzione della tecnologia e la corrispondente reazione della società.
Da una parte una tecnologia che non crea opportunità di lavoro, ma anzi le distrugge, almeno nel medio e breve periodo, dando opportunità ai proprietari dei mezzi di produzione e del potere conomico di creare ricchezza senza bisogno di pagare stipendi; dall'altra un'atmosfera culturale e sociale che sta cambiando, e che secondo me continuerà a acambiare, con un'ideologia liberalcapitalista che attualmente monopolizza l'informazione e può suonarsela e cantarsela come vuole, ma una coscienza ormai diffusa (e secondo me sempre più diffusa in futuro) che le cose non possano continuare così.

Colgo l'occasione per citare un articolo (La Stampa) di un paio di settimane fa, dove ci si chiede se i robot "ci salveranno dal lavoro" o saranno la causa di una ennesima crisi. Premetto, io sono uno di quei poveri scemi che pensano che il lavoro nobiliti l'uomo. Forse la vedo così perché mi è toccato di macinarne tanto, in un paese dove moltissima gente considerà la massima qualità umana proprio la capacità di scansarlo. Tuttavia è anche vero che una vita più equilibrata dovrebbe consistere di meno ore di lavoro e qualcosina di più per se stessi, e non sarebbe male arrivarci. Penso anche che, se un nuovo clima sociale lo consentisse, molto lavoro potrebbe essere creato per garantire la salute
psicofisica e mentale della gente, fattore assai trascurato nel duro mondo di oggi. Non mi piacerebbe invece (alla faccia della battuta di Russel citata nell'articolo) l'ipotesi di milioni di persone a cui fosse concesso di vivere senza fare niente, la creazione di una plebe nullafacente, avida di piaceri e grezzamente ignorante (perché nessuna capacità le sarebbe richiesta). Magari anche prepotente e chiassosa nel tentativo di avere ancora di più senza dare niente in cambio (esempio storico: l'antica Roma). L'articolo fa notare che la libertà dal lavoro sarebbe comunque difficile da amministrare perché molta gente non saprebbe cosa farsene.
Le conseguenze della diminuzione del lavoro potrebbero però anche essere una scrollata di spalle da parte dei detentori della ricchezza (e una situazione di durissima povertà per milioni di persone anche in paesi dove la gente oggi pensa di nascere con il diritto di star bene economicamente).


Il secondo articolo è in inglese, molto più speranzoso (e viene dal Guardian, testata di sinistra). L'articolista, Paul Mason, mi sembra adottare dei toni alla Jeremy Rifkin, un intellettuale ed economista eretico che considero, meglio precisarlo subito, un grande dispensatore di aria fritta. L'articolo pone grande importanza sulle modalità di organizzazione, diffusione dell'informazione, condivisione di risorse possibili grazie alla rete, e considera "il network" come la grande forza che ha reso il capitalismo obsoleto. Addirittura le nuove forme di moneta nate grazie alla rete sarebbero alternative... idea che per me è un po' ottimista. Comunque l'articolo è lungo e complesso, credo che vada letto, anche se c'è un passaggio che mi sembra veramente assai illusorio (e il fatto che lo sia per me è l'aspetto centrale del problema):
Sono le elite, tagliate fuori nel loro mondo di scure limousine, i cui progetti sembrano pazzeschi come quelli delle sette millenariste del diciannovesimo secolo. La democrazia della squadre antisommossa, dei politici corrotti, dei giornali controllati dai magnati e dello stato di sorveglianza appaiono false e fragili come la Germania Est di 30 anni fa.
Ma davvero? Temo proprio di no, nel senso che non c'è nulla che minacci al momento di farle cadere. E mentre la società continua a essere governata da queste elite senza alcuna vera connessione con la gente, non stupiamoci se, in cerca di una qualsiasi identità che combatta tutto questo, ci sono addirittura occidentali che si rivolgono all'islam radicale e a organizzazioni come l'ISIS. Se va avanti così, non abbiamo visto ancora niente.



sabato 18 luglio 2015

La Grande Guerra di Tolkien

Segnalo il mio articolo su Fantasy Magazine, su una affascinante iniziativa della scuola in cui J.R.R. Tolkien studiò. L'articolo è di qualche giorno fa ma sono rintronato dal caldo e ho dimenticato di linkarlo qui.
Estremamente interessanti le immagini del filmato riportato, anche se del testo non comprendo tutto. Se anche minimamente interessati a Tolkien e alla sua opera (ed epoca) non mancate di dare un'occhiata.

venerdì 17 luglio 2015

Una promessa di cui non m'importa più nulla...

Sono passati ben otto anni da quando accennai, su questo blog, a una serie di libri che a suo tempo mi aveva incuriosito ma che era rimasta sospesa, senza nessun seguito né conclusione. Era la Guerra Contro gli Chtorr di David Gerrold. Ricordo che anni fa i primi quattro episodi erano stati riuniti in un librone gigante per il rilancio della serie, in attesa di un quinto. Poi non se ne fece più nulla... e a questo punto l'atteggiamento di questo scrittore mi ha stancato. Ricordo le polemiche su George Martin che non continuava la sua serie (Trono di Spade) e la critica dei fan, di cui si era parlato anche sul web italiano. Di Martin non mi interessava, comunque. Di Gerrold, che a quanto pare adesso sta terminando il benedetto quinto libro (ma ancora non esce!) posso dire che se anche spergiurasse che la pubblicazione ci sarà davvero, a me non interessa più.

mercoledì 15 luglio 2015

Predestination

Se volete farvi venire un mal di testa con i paradossi relativi ai viaggi del tempo, guardatevi questo film: Predestination, di Michael e Peter Spierig. Il protagonista della trama è una specie di agente segreto, di un servizio molto particolare, interpretato da Ethan Hawke, che ricordo da Gattaca, altro film di fantascienza. Tipo determinato, ma anche piuttosto consumato dai sacrifici che la sua missione gli impone. All'inizio del film fa il barista, per copertura, e ascolta la storia di una persona stranissima, Jane, una donna diventata uomo (interpretata da un'attrice emergente, Sarah Snook). Jane è un'orfana, una che con la propria tenacia avrebbe potuto entrare in un programma spaziale ma non è riuscita, e ora vive scrivendo racconti di bassa lega. È anche stata madre di una bambina che però le è stata portata via, e, per bizzarro che possa sembrare, è stata trasformata in maschio. Già, come mai? Questo è uno dei punti deboli della trama: quando è nata la figlia, col parto cesareo, è stato necessario rimuovere utero e ovaie, però il medico ha scoperto che internamente aveva, di scorta, un abbozzo di apparato riproduttivo maschile. Questa situazione di ermafroditismo può forse essere anche possibile, un po' più strano che il medico decida di testa sua, poiché la paziente ha perso gli organi femminili, di trasformarla in maschio.

Così Jane è diventata John (in realtà non è semplicissimo, ci vorranno diversi interventi chirurgici dopo il primo). E questa è solo una delle tante stranezze di un film che con la logica fa un po' a pugni: ed è sempre così, coi viaggi nel tempo. Avremo una serie di sorprese una più sconvolgente dell'altra, mentre l'agente persegue il suo scopo (eliminare un famoso attentatore che continua a farla franca) e Jane/John viene coinvolta nei viaggi del tempo per rendere ulteriormente problematica la sua vita. Il film gioca sulle atmosfere (un po' thriller, storia di misteri e investigazioni, un po' film noir) e sulle tensioni dei personaggi, che devono cercarsi uno scopo nella vita, visto che di condurre un'esistenza normale proprio non se ne parla.

C'è di più, ma se non volete che vi sia rivelato praticamente tutto saltate al prossimo paragrafo... Per via dei viaggi del tempo, di un'operazione di plastica facciale e del cambio di sesso di Jane, praticamente tutti i personaggi principali sono la stessa persona, la quale ha anche procreato se stessa.

La storia viene da un racconto di Robert Heinlein, All You Zombies. Film intricato, ricco di trama per quanto piuttosto povero di effetti speciali, Predestination suscita interesse, avvince con la sua ambientazione, e senz'altro merita di essere visto.


domenica 12 luglio 2015

Le fesserie del politicamente corretto

La Stampa dedica un articolo a un documentario dell'oceanografo Jacques Cousteau, vincitore di un premio a Cannes, mezzo secolo fa, poiché un regista moderno si è accorto con disgusto che è terribilmente crudele e politicamente scorretto. Il regista è un certo Mordillat e il documentario si chiama Il Mondo del Silenzio. Mordillat, si badi bene, non ha scoperto qualche lurido retroscena riguardante la realizzazione di questo documentario: semplicemente ha notato, come può fare chiunque voglia rivedersi il film, che in occasione delle riprese Cousteau e i suoi uomini hanno maltrattato e ucciso parecchia fauna marina.

lunedì 6 luglio 2015

Alla Morte della Dea

Seconda lettura che affronta la morte di una divinità, qui ci troviamo alle prese con un mondo fantasy per cui non ci sono le pesantissime implicazioni filosofiche del "nostro" mondo in cui la morte di Dio è la fine del senso di tutto. Però la divinità che è deceduta in questo Alla Morte della Dea è, in effetti, l'unica del mondo. E la sua perdita è stata seguita da enormi catastrofi, anche se si tratta di eventi del passato. I frammenti della Dea defunta hanno ancora una influenza del mondo (non per niente il titolo originale del libro è The Shattered Goddess, ovvero la Dea frantumata), in pratica la Dea esiste ancora in due aspetti, uno benevolo e l'altro negativo, e in qualche modo un culto continua a onorarla: esiste una città santa da cui prende il via questa narrazione, ed è la città in cui le ossa della Dea sono conservate in una stanza sotterranea. Il libro è del 1982; l'autore è il prolifico Darrell Schweitzer, uno statunitense. La terribile e sbilenca foto della copertina, ahimé, è mia.
La questione filosofica relativa all'evento mortifero in questo libro è semplicemente accantonata, nel senso che esistono profezie per cui la Dea potrebbe tornare, ma anche una consapevolezza che l'umanità, dopo aver goduto di una crescita ("mattina") e di un periodo di potenza ("pomeriggio") ora in qualche modi si avvicina al crepuscolo.

lunedì 29 giugno 2015

Towing Jehovah

C'è una frase, uno slogan della modernità che fa venire istantaneamente in mente un sacco di libri, di pensatori, di filosofi, di musicisti. La frase nietzschiana(*) 'Dio è morto' mi aveva fatto venire voglia già tempo fa di scrivere qualcosa che si ispirasse a un concetto tanto drastico. Ovviamente la 'morte di dio' può essere intesa come un evento traumatico e definitivo da cui non si è ancora trovata una via d'uscita (questo era il pensiero del filosofo tedesco, del resto ateo), come perdita di valori che possono essere sostituiti (il cantante Guccini si limitava a riavvitare al suo posto il comunismo, e tutto sarebbe andato a gonfie vele), come fonte di innumerevoli trame fantasy quando, nel pirotecnico mondo del fantastico popolato di miriadi di divinità, ne crolla una in particolare (Erikson e mille altri).

giovedì 25 giugno 2015

Addio a Patrick Macnee

Conoscevo questo attore solo per il suo ruolo nella serie di Agente Speciale, eppure lo amavo parecchio. Purtroppo se ne è andato anche lui.

martedì 23 giugno 2015

Kingsman - Secret Service

Possiamo considerarlo un film meritevole di essere catalogato nel fantastico, anche se non saprei bene in che categoria (ma non importa): Kingsman - Secret Service è infatti evidentemente privo di ogni correlazione con la realtà, anche se, come i film di James Bond di cui è una parodia, pretende di averci un pochino a che fare. Non sono un appassionato del genere anche se, tra i veri e propri film di 007, le parodie, le copie di serie B (negli anni '60 e '70 in Italia ne hanno fatte diverse) e filoni più o meno simili, pellicole di questo tipo ne ho viste moltissime. Come, immagino, la maggior parte di voi. Tra le parodie questo Kingsman - Secret Service si segnala per la quantità di gag, per la trama che tutto sommato è stravagante ma esiste, per la quantità di violenza e parolacce, per la nostalgia del vecchio impero britannico e delle sue manie, e per la quantità di citazioni che, al contrario, sono anche modernissime. Non guasta che sia un lavoro di Matthew Vaughn, alla regia del primo Kick-Ass. Peccato solo che io lo abbia visto e lo segnali quando ormai è scomparso dalle sale.

martedì 16 giugno 2015

E che ci frega della Grecia?

Capisco che, al punto in cui siamo giunti, a molta gente della politica non gliene freghi più nulla. Sto scivolando anche io nella categoria. E se ce ne frega pochissimo di quella italiana, sicuramente ancora meno ci interesserà quella estera.
In questi giorni però, che ci interessi o no, si sta svolgendo una tragedia buffa che potrebbe avere grosse conseguenze sul destino di tutta Europa. Parlo ovviamente della trattativa stagnante tra l'Unione Europea, ormai schiacciata sul volere del membro più forte, ovvero la Germania, e la piccola, insolente, fallimentare Grecia. La situazione è tesa. Da una parte, ci fa notare un articolo di un autorevole quotidiano finanziario, il debito ellenico è così pesante che il governo potrebbe facilmente scegliere la via del default, ovvero di non pagare più il dovuto alle banche estere e alle istituzioni sovranazionali che hanno permesso negli ultimi mesi alla Grecia di continuare la sua agonia. La botta avrebbe ripercussioni, ma non solo per gli ellenici: sarebbe un colpo piuttosto duro anche per i creditori europei. Ma non c'è solo questo punto di vista così pragmatico.

giovedì 11 giugno 2015

Addio Cristopher Lee

Il Grande Cristopher Lee (che gli amanti del fantasy ricordano certamente per essere stato Saruman nel Signore degli Anelli, ma anche un grandissimo Dracula molti anni prima...) è venuto a mancare.
Non avendo la preparazione per parlarne adeguatamente vi invito a visitare il post di Lucia Patrizi.

La Torre della Rondine

La saga di Ciri, la principessa dal Sangue Antico narrata da Andrzej Sapkowski, procede nella Torre della Rondine. In questo libro la storia parte con l'eroina ferita - e sfigurata - ospite di un anziano che vive come un eremita in una palude isolata. L'uomo (che è stato a suo tempo un saggio, un uomo colto) ha raccolto la ragazza e l'ha curata, e si fa raccontare le sue peripezie. La fuga dai cacciatori di taglie, la distruzione della sua banda con la rapida morte di tutti i suoi compagni, affrontati da uno spietato guerriero solitario, Bonhart. La caccia selvaggia è il segnale che il destino si è abbattuto su Ciri. Ma la principessa di Cintra non è stata eliminata definitivamente. E forse è guidata da un destino prestabilito, qualsiasi cosa possano fare nemici e amici per fermarla o per aiutarla.

La storia non è imperniata unicamente sulle disavventure della ragazza, ma gli altri eroi di questa storia non ottengono risultati di rilievo, nel senso che non riescono a intervenire in quello che sta accadendo. Geralt di Rivia, assieme al suo manipolo di amici, alleati occasionali e seguaci di lungo corso (tra cui come al solito il poeta Ranuncolo) cerca di raggiungere Ciri per aiutarla, e vuole rivelazioni dai druidi, ma non risulta particolarmente efficiente nel raggiungere i suoi scopi: per un po', comunque, seguiamo la sua sottotrama nella Torre della Rondine. Geralt ha ancora un ruolo importante da ricoprire nella trama più generale della saga? Immagino proprio di sì, comunque lo vedremo quando la serie si concluderà. In questa puntata, a metà abbondante del libro egli ottiene una rivelazione importante (saltate il prossimo paragrafo se non volete anticipazioni).

[Inizio anticipazione - Spoiler!] Geralt incontra in una grotta l'elfo Avallac'h che gli racconta di come gli uomini giunsero sul mondo a seguito di una Congiunzione delle Sfere (termine che potrebbe presupporre un innesto fantascientifico in questa storia?) e iniziarono a sterminare gli elfi dopo un periodo iniziale di armonia. La speranza di salvezza per l'antico popolo si riponeva in un'elfa, Lara Dorren, che era stata generata (alterata geneticamente?) per un compito molto speciale, ovvero di creare una progenie che potesse riportare la serenità in quelle terre martoriate. Ma anziché accoppiarsi (e avere un figlio) con l'elfo a lei predestinato si era unita a un uomo. Dopo molte generazioni e peripezie, un po' per i tentativi dei maghi un po' per caso, il sangue di Lara era poi riemerso in Ciri, che quindi si ritrova a essere una prescelta al quadrato, perché è una principessa e allo stesso tempo è la Rondine, simbolo della primavera e salvatrice, figlia del Sangue Antico. Dopo le catastrofi che stanno per arrivare, sarà la Rondine ad aprire le Porte Proibite e a permettere una rigenerazione o rinascita del mondo. È il motivo per cui l'imperatore Nilfgaardiano cerca Ciri. Ma Avallac'h avverte Geralt che tutto il suo affanno per trovare Ciri e proteggerla non solo è inutile in quanto il fato della ragazza è predestinato, ma il tentativo di intervenire potrebbe creare involontariamente dei problemi. A questo destino già fissato però Geralt non crede [fine delle anticipazioni].


Seguiremo anche le disavventure di Yennefer, la maga che ha cercato di indagare per conto proprio le vicende intorno al destino della ragazza e di rispondere alle congiure dei maghi contro di lei. Questo libro però presenta meno intrigo e più azione. Dove la scena è dedicata a Ciri, purtroppo, abbiamo il solito stereotipo della eroina fantasy bella come una fotomodella ma forte, veloce e letale come un guerriero alla Conan (ciò che definivo "la modella con lo spadone" ai tempi di Nihal della Terra del Vento e di eroine simili). Molto meno convenzionali sono altri personaggi, tra cui lo stesso Geralt, tutt'altro che infallibile e invincibile, la combriccola dei cacciatori di taglie, gente spietata e violenta che dà la morte con facilità, ma viene eliminata altrettanto facilmente, e il solito affresco di umanità varia che Sapkowski sa inserire con ironia e arte nel suo mondo caotico, violento e scalognato.

La Torre della Rondine pur non essendo un capolavoro si fa leggere molto bene, a mio parere, risolleva la saga dopo il precedente libro che mi aveva lasciato un pochino perplesso, e prepara per un finale che, spero, sarà col botto.

Nella saga di Sapkowski ho recensito in passato Il Sangue degli Elfi, Il Tempo della Guerra, Il Battesimo del Fuoco.

martedì 9 giugno 2015

Fury

I film di guerra restano una mia passione, anche se di solito sono intrisi di becera retorica nazionalista (o di becera retorica pacifista, o comunque di becera retorica di qualche tipo). Ero molto curioso riguardo a Fury, di David Ayer (U-571) con il famosissimo Brad Pitt e altri attori validi (Shia Laboeuf, Logan Lerman), ambientato nella Seconda Guerra Mondiale e in particolare attorno alle vicende di un equipaggio di carro armato Sherman (un modello molto diffuso, usato dagli USA come si vede nel film, dall'esercito britannico e anche dai Russi, che però non lo apprezzavano molto, in quanto avevano di meglio). Nella versione italiana della Wikipedia, consultata oggi, il carro è invece un più moderno Pershing (non è vero, qualcuno glielo dica!).

sabato 6 giugno 2015

Anche quando si può, il cinema italiano no

Già in passato ho parlato di quanto il cinema italiano mi deprima e mi deluda quasi costantemente. Qualche volta vado anche a indagare i motivi dello stato penoso di questo settore (che, è bene ricordarlo, si ciuccia la sua parte di denaro pubblico) e se trovo opinioni sensate o comunque stimolanti, prive di inutili intellettualismi, le condivido volentieri.
Oggi vorrei parlare di due articoli, entrambi in inglese, che affrontano il problema del declino del nostro cinema. Il primo dei due in realtà è scritto da un italiano (Antonio Monda) e inizia la sua analisi da uno sguardo ai film che qualche successo lo hanno avuto, citando La Dolce Vita e La Grande Bellezza come esempi di ritratti di una certa Italia da cartolina, elegante e decadente, che è quella che all'estero vogliono vedere. Indipendentemente dal valore dei film o dal fatto che quella visione dell'Italia mi fa abbastanza schifo, se funzionasse sempre potrebbe anche essere una colonna portante dell'industria cinematografica (in fondo anche di molti aspetti della vita negli USA ci viene spesso raccontata da Hollywood un'immagine che non risponde al vero, no?) ma questi successi avvengono una volta ogni morte di Papa, anzi anche più raramente.

sabato 30 maggio 2015

Il servizio militare

Mi è capitato due volte, nel giro di pochi giorni: osservazioni, da parte di colleghe con figli, sulla gioventù (maschile) rimbecillita di oggi, e sul fatto che una volta almeno c'era il servizio militare a dare un'inquadrata a questi poveri ragazzotti rincretiniti. Così ho ripensato a quella che è stata la mia esperienza, e al fatto che dovrei condividerla, per quanto posso. Già, è proprio così, sono ormai un rottame di un'epoca passata per molti aspetti e anche per questo: ho fatto il militare, da qualche parte in casa ci sono un paio di foto con me in divisa, foto che non guardo mai.

Oggi come oggi il servizio militare è per i volontari ed è ambito in quanto uno dei pochi mestieri disponibili in un paese in cui di lavoro ce n'è pochino; i soldati sono però molto meno di un tempo, perciò l'Italia sta diventando uno dei tanti paesi in cui l'esercito è un'organizzazione misteriosa e molto lontana. Delle forze armate professionali non saprei cosa dire, ma, per chi pensa che il servizio militare di leva facesse un gran bene alla gioventù, parliamone un momentino.

giovedì 28 maggio 2015

Segnalazione: Arma Infero

Arma Infero, di Fabio Carta, è uscito sotto formato digitale in tutte le principali librerie online. Su richiesta dell'autore segnalo questa pubblicazione, dopo aver letto l'inizio del romanzo. Si parla di un mondo tormentato dai conflitti, tra armamenti ad alta tecnologia e mezzi biomeccanici. Una società che sa di medioevo convive con la tecnologia avanzata, o quello che ne rimane, perché il pianeta di Muareb è ormai ridotto alle macerie o poco più. Il libro narra le avventure di Lakon, condottiero capace e spietato.

martedì 26 maggio 2015

Addio a Tanith Lee


Spiace purtroppo dover dire addio a una delle regine del fantasy, forse non una delle più conosciute in Italia, ma prolifica ed eclettica nella sua vita produttiva. Scrittrice di passioni, desiderio, maledizioni e sogni impossibili, allo stesso tempo mai banale e melensa come altri personaggi che hanno fatto scendere il fantastico al livello del romanzo rosa.
Tanith Lee non era nemmeno così anziana e io speravo in un suo rilancio. Invece è venuta a mancare il 24 maggio.
I miei post su questa straordinaria autrice:
Sabella 
The Birthgrave
Kill the Dead
Che fine ha fatto Tanith Lee?

venerdì 22 maggio 2015

Maggie

Scoperto questo Maggie grazie a un blog "specializzato" nell'horror, non ho potuto fare a meno di cimentarmi. Innanzitutto c'è Arnold Schwarzenegger in un raro o rarissimo ruolo serio e pensoso (sia pure in un film horror), e poi c'è Abigail Breslin che dai tempi di Zombieland è diventata grande. Il regista è Henry Hobson e lo sceneggiatore John Scott 3 (sì, 3, proprio così) Il film in questione è Maggie ed è un film che definirei zombesco solo a metà. Innanzitutto è un film sul dolore e i sentimenti di una persona con una malattia terminale, e sui suoi familiari. Sono a disagio, in verità, di fronte a una storia di questo genere. Da una parte, quando scrivo io talvolta mi dilungo sulla sorte di chi è ferito o sta male, per non ridurre queste situazioni a banali cliché (l'amico dell'eroe è ferito a morte, dice una frase storica, e muore, mentre l'eroe giura di vendicarlo: quel tipo di menate lì); dall'altra non sopporto che una storia (libro, film) abbia una tematica del genere come trama principale. Mi viene voglia di dire al narratore: brutto cretino, dammi una trama, non ricattarmi con una situazione strappalacrime, credi che quei momenti terribili li conosci solo tu?
Maggie quindi parla di malattia terminale e dell'effetto che essa ha sulle persone: le vittime, i parenti, quelli che devono o dovrebbero accudire, i semplici conoscenti. Ma la mimetizzazione in storia di zombie inserisce alcuni elementi che mi hanno incuriosito rendendomi più sopportabile la visione di questo film.

martedì 19 maggio 2015

Mad Max: Fury Road

In principio fu Mel Gibson, ai tempi giovane, in gamba e non caduto in disgrazia presso Hollywood. E fu George Miller, che ebbe l'idea, e non era nemmeno nel mondo del cinema. Il primo Mad Max è addirittura un film degli anni '70 (1979 per la precisione), imperniato sulle vicende di un poliziotto (Max Rockatansky, appunto il nostro Mel) alle prese con una società allo sbando, che soffre per giunta di una gran penuria di carburante. C'è una banda di teppisti motorizzati con cui il protagonista e altri poliziotti se la devono vedere: alcuni sono i tipici violenti, ma c'è anche un classico personaggio tipo del cinema dell'epoca, un rifiuto umano figlio di papà che fa le peggiori cose a tradimento e poi piagnucola quando c'è da pagarla con la legge perché le sue azioni sono "colpa della società." Proprio questo individuo ucciderà in maniera terribile uno dei poliziotti amici di Max, che si decide a lasciare la polizia dopo lo spaventoso evento. Ma sebbene si rechi pacificamente in vacanza in cerca di pace con la famiglia, non riuscirà a fuggire ai mali del mondo, e soprattutto ai suoi vecchi avversari. Anzi scoprirà di non essere nemmeno in grado di proteggere i propri cari. Rimasto solo Max, si vendicherà terribilmente e si allontanerà poi nel grande deserto australiano.

venerdì 15 maggio 2015

Il Racconto dei Racconti

Matteo Garrone, chi è costui? Essendo digiuno di Gomorra (un tipo di film che difficilmente può saltarmi in testa di andare a vedere) devo risalire a un film che vidi per caso, L'Imbalsamatore, la mia unica precedente esperienza con questo regista. Era un film molto bizzarro, con uno stranissimo triangolo piuttosto perverso e inquietante, ma tenuto in piedi da un attore molto bravo, Ernesto Mahieux. Tuttavia il film era lento e spossante, uno di quelli da cui esci con una gran voglia di respirare una boccata d'aria e sgranchirti le gambe.


Comunque il fatto che la critica paludata avesse storto il naso verso Il Racconto dei Racconti, che i principali protagonisti fossero stranieri (ok, gli attori bravi italiani esistono: pochi), che la produzione fosse internazionale e con un budget decente mi hanno fatto superare l'atavica diffidenza verso il film italiano... anche perché questo non si può dire che lo sia del tutto, comunque. Qui termino la premessa: per farla breve questo Racconto dei Racconti speravo che mi piacesse, e ho cercato di farmelo piacere.

lunedì 11 maggio 2015

Elric - Stormbringer

Ho letto il secondo volume dell'epica storia a fumetti che ripercorre la storia di Elric di Melniboné. Nel primo post, dedicato all'inizio di questa saga, ho già espresso le perplessità di fornte a certe scelte stilistiche che hanno portato l'eroe albino ad essere un personaggio piuttosto diverso, in un mondo diverso, da come Michael Moorcock aveva immaginato a suo tempo. Moorcock, autore dei romanzi, ha sostenuto questa operazione senza riserve nel primo volume, in questo Elric - Stormbringer la premessa è di Alan Moore, nientemeno: il geniale fumettista statunitense ci narra di come comprenda lo spirito del personaggio Elric come di un figlio dei tempi (i favolosi anni '60 e forse più ancora '70): "non è difficile scorgere un'eco dissoluta e malinconica dell'aristocratico albino dannato negli ammiccamenti di David Bowie e dei suoi contemporanei dall'oscuro fascino." Moore vede in Moorcock e in se stesso l'influenza dell'epoca del tutto e subito, del voler bruciare le tappe, superare i divieti e assorbire tutte le esperienze, salvo poi trovarsi in mano soltanto delusione e vuoto. Parole che fanno riflettere ma che probabilmente per un ventenne o trentenne di oggi, alle prese con ben altri problemi e prospettive, possono essere non facili da comprendere o da apprezzare.


Anche per Moore comunque, come per Moorcock nell'introduzione al primo volume, questa è l'interpretazione grafica preferita. Forse leggeremo introduzioni che ripeteranno questo concetto volume dopo volume? Io ho detto la mia nel post precedente, il fumetto mi piace ma stravolge l'immagine che mi ero fatto di Melniboné, dei suoi abitanti, dei protagonisti della storia.

martedì 5 maggio 2015

Avengers 2 sì, e no

Dopo lunga militanza nei cinema per dare subito una recensione sui più recenti film di supereroi, ho cominciato a latitare già da un po' e anche stavolta con Avengers: Age of Ultron il mio punto di vista non si è manifestato.
Rimedio, per modo di dire, offrendovene due: uno decisamente positivo, l'altro piuttosto negativo. Valutando questo genere di film c'è sempre il punto forte del divertimento che alla fine prevale su tutto, con l'ulteriore vantaggio degli effetti speciali, e certe volte di attori che riescono ad azzeccare il personaggio creando delle performance superlative. In questo caso parlo di Robert Downey Jr in Iron Man (per chiarire, soprattutto il primo).

mercoledì 29 aprile 2015

Tre Stalingrado

Ho appena visto il DVD (in realtà comprato sotto Natale) del film Stalingrad di produzione russa del 2013 (stavo per scrivere produzione sovietica...). Argomento insolito per Mondi Immaginari? Non proprio: in passato ho discusso qui anche di film di guerra che non c'entrano con il fantasy o il fantastico. Stavolta non farò una vera recensione, ma un brevissimo confronto con altri due film che parlano del medesimo argomento. Il primo è Stalingrad del 1993, di produzione tedesca, un film tipicamente germanico che da una parte fa la doverosa recita di sensi di colpa, dall'altra fa vedere quanto erano valorosi i combatenti della Wehrmacht, e infine mostra il crollo delle speranze nella gigantesca battaglia di Stalingrado, dove i tedeschi da conquistatori diventano assediati e devono infine arrendersi.

venerdì 24 aprile 2015

Una sempre più incontenibile voglia di censura

Dal momento che siamo benedetti dalla presenza di un governo "del fare" che riesce a ottenere sempre quello che vuole, e da un premier che si libera di ogni perplessità con un'alzata di spalle e qualche frase celebre ("se ne faranno una ragione") potrebbe anche darsi che pure la legge ammazzablog questa volta passi. A proporla, stavolta, il piddino David Ermini.

La legge della rettifica entro 48 ore pone un termine stringente all'obbligo di smentita di notizie diffamatorie pubblicate da una testata. Tale normativa starebbe per essere estesa anche ai blog. Dico starebbe perché può sempre darsi che anche questa volta non se ne faccia niente... però siamo in un paese dove c'è una enorme voglia di zittire qualunque voce indipendente, oltre a governare con una percentuale irrisoria di consensi e altre piacevolezze simili. A me vien da pensare che potrebbe essere la volta buona.

Tanto per entrare nel merito della questione, se una testata giornalistica deve pubblicare un trafiletto di rettifica lo fa senza grosse difficoltà. Se beccano un blogger che magari è fuori dalla sua città o in vacanza all'estero, potrebbe non farcela entro le 48 ore a pubblicare una smentita, e beccarsi una condanna. Io trovo una bestialità equiparare un blog a una testata giornalistica, voi che ne dite?

lunedì 20 aprile 2015

The Walking Dead

Se è vero che zombie e apocalissi sono territorio troppo abusato, è anche vero che non avevo avuto occasione da un pezzo di seguire un programma (in questo caso una serie TV) che segua le conseguenze del crollo della civiltà. L'arrivo degli zombie, per ritrito che sia, è un motivo come un altro per il disastro; del resto le masse di questi esseri schifosi e pericolosi (...e che erano persone!) hanno sempre un certo effetto. Non sono riuscito quindi (ancora) a scollarmi dalla serie The Walking Dead, sebbene in ritardo di una serie e mezza rispetto agli spettatori sempre debitamente aggiornati. Il fatto di non avere canali a pagamento e di dover sempre andare a prestito o a scrocco non aiuta. Non ho letto il fumetto da cui la serie TV prende l'avvio, così come non leggo quasi mai libri di argomento zombesco, anche perché quello che mi interessa di più è come la gente affronta la perdita delle risorse e dell'organizzazione moderne. Devo dire che alcuni aspetti di questa serie mi hanno fatto riflettere (e sono riusciti a non farmi smettere di vederla), altri davvero sono sciocchezze e urlano ai quattro venti la faciloneria degli sceneggiatori. Non ho grandi pietre di paragone, a dire il vero, come serie televisive. Per ricordarne un'altra in cui crollava la civiltà devo risalire alla mia infanzia (I Sopravvissuti! Qualcuno se li ricorda?), ma ci sono parecchi film (L'Ultimo Uomo sulla terra, 28 Giorni Dopo) che tra zombie e infetti se la sono cavata meglio e sono stati un'offesa alla logica minore di The Walking Dead.

Innanzitutto, soprattutto nelle prime serie, ci sono frequenti occasioni in cui i personaggi inscenano melodrammi inutili o polemiche da deficienti in momenti in cui chiunque si renderebbe conto che non è proprio il caso, il tutto per nutrire i contrasti personali con cui gli sceneggiatori infarcivano gli episodi. Uno di essi, il "triangolo" tra il protagonista Rick, la moglie e l'ex collega poliziotto che la concupisce, è stato tirato in lungo in maniera così fradicia e stantia che ho sentito davvero una sensazione di liberazione quando è terminato. Ovviamente esistono anche le inimicizie vere e proprie, o le persone che hanno motivi per cui non possono proprio riappacificarsi, e la serie ci ha mostrato abbastanza realisticamente alcune di queste situazioni.

Gestita forse non benissimo ma realistica la figura del leader Rick che si trasforma da bravo cittadino, uno che anche in mezzo alla fine del mondo cerca di "fare la cosa giusta," a duro sopravvissuto con poche concessioni al cuore tenero verso gli estranei. Esagerato l'episodio in cui passa addirittura il limite e sta per "vendere" una persona a un gruppo di nemici (non anticipo oltre, penso che chi conosce la serie abbia capito) e poi se ne pente, dopo avere però messo in movimento eventi che portano comunque alla morte di uno dei suoi. Tutto sommato spezzo una lancia a favore della serie, quando ci mostra personaggi che a un certo punto non ce la fanno più a sopportare la vita impossibile a cui sono costretti. A mio parere in una situazione di "apocalisse" di qualsiasi tipo è prevedibile che, per i primi anni, i sopravvissuti subiscano una ulteriore scrematura perdendo molte persone che semplicemente non ce la farebbero ad adattarsi alla situazione (e aggiungiamo pure quelli che dipendono da qualche medicina per andare avanti...). È anche vero che moltissimi si adeguerebbero di conseguenza, e tra essi i bambini, che la serie mostra spesso in situazioni di travaglio, e che immagino invece diventare né più né meno come i bambini soldato di cui è purtroppo pieno il mondo. In fondo è quello che a un certo punto avviene a Carl, con grande tristezza di suo padre.

Noiosissime, lasciatemi dire, le scene di pathos quando una persona cara si trasforma (perché morsa o perché muore per altri motivi). Non si tratta più di veri e propri esseri umani, no?

Credibili a metà tutti i guai che succedono quando differenti gruppi di sopravvissuti si incontrano. Va bene che la serie crea una artificiale carestia perché quando la gente va in giro a cercare cibo al massimo sa riempire uno zainetto di scatolame, va bene la diffidenza, ma forse qualche volta con l'uomo "homini lupus" si esagera. Questo lo dico perché immagino che i sopravvissuti avrebbero risorse in abbondanza (per qualche anno...).

Sorprendente invece la scarsa capacità da parte di più o meno tutti di sfruttare al meglio le risorse del mondo abbandonato, e la scarsa capacità di difendersi. Soprattutto nelle prime serie, ma anche dopo, c'è gente che dorme in tenda o in macchina in un mondo infestato di zombie, mentre ci sono case vuote dovunque, gruppi che non si fortificano, non costruiscono trappole e ostacoli per togliersi di torno gli zombie una volta per tutte (qualche volta lo fanno ovviamente, ma la logica suggerirebbe che sarebbe la prima cosa da fare). E il bello è che regolarmente la pagano cara perché è molto frequente che qualche personaggio ci resti per via di zombie che sbucano da chissà dove.
Quanto ai rifornimenti, col tempo molte cose fondamentali comincerebbero a mancare (penso soprattutto alle medicine, alle batterie...) ma con una minima organizzazione e utilizzando per rifornirsi qualche veicolo pesante, cosa che non si vede fare praticamente mai, un gruppo di superstiti potrebbe facilmente trovare tonnellate di cibo, munizioni, carburante ecc... e anche posti per chiudersi dentro ad aspettare tempi migliori. Gli zombi prima o poi scompariranno, no?


Il che pone ovviamente la domanda: ma come funzionano le leggi della biologia e della fisica per gli zombie? Nella prima serie c'è qualche sprazzo di conoscenza interessante in una visita a un centro di ricerca (che fa una brutta fine), ma fondamentalmente apprendiamo solo una particolarità rispetto ai "soliti" zombie che conosciamo, [spoiler!] ovvero: è successo qualcosa per cui tutte le persone, anche quelle che non si fanno mordere, alla morte si trasformano. Ma non c'è nessuna spiegazione per altre cose. Gli zombie non muoiono di freddo? o di fame, visto che non ci sono più tante fonti di carne fresca? Non vengono divorati dalle bestie selvatiche che sono ben più agili di loro? Sembra che abbiano una sorta di non-vita eterna.

Comunque The Walking Dead si fa vedere, certo. Peccato che non sia un po' meglio...




mercoledì 15 aprile 2015

Essere John Malkovich

A questo film senz'altro non manca l'originalità, anche se, ai tempi in cui uscì, finii per non andare a vederlo: avevo sentito un resoconto della trama, assai originale e forse anche troppo, che mi aveva insospettito. Essere John Malkovich l'ho recuperato quindi dopo ben 16 anni (come passa il tempo!) e devo riconoscere che mi ha lasciato parecchio perplesso. L'elemento fantastico presente nel film, il poter entrare nella mente di un famoso attore, è all'inizio così irreale e bislacco da rendere lo spettatore, ovviamente, desideroso di una spiegazione. La spiegazione più tardi nel film arriva, ma senza creare, almeno per me, una base realistica (ovvero coerente) a un livello soddisfacente. Ad ogni modo questo film ha un certo numero di svolte imprevedibili e nella sua stravaganza riesce a essere divertente, grazie anche a un buon regista e un notevole gruppo di attori.

domenica 12 aprile 2015

Breve resoconto: Milano Fantamagica

Una mai abbastanza maledetta corsa podistica ha rallentato tremendamente i mezzi pubblici, e il mio viaggio verso Via Gallarate, che pure non è nemmeno enormemente distante da casa, è diventato un calvario. Tuttavia all'arrivo ho scoperto una sede (quella del nido/ludoteca Magicabula) piccola ma ben organizzata e uno spazio dedicato agli incontri sufficientemente spazioso. Cosplayer a parte (sono arrivati nel pomeriggio) ci sono stati interventi da parte di vari appassionati e specialisti del settore tra cui vari redattori di Fantasy Magazine (e fra di loro il sottoscritto). Si sono sviscerati i temi di magia, fiaba, leggende e collegamenti con il fantasy. Il mio intervento è stato l'ultimo ma non ho parlato davanti alla sala vuota come temevo: argomento, come ai Delos Days di qualche anno fa, i critici di Tolkien. Giornata quindi positiva anche se stancante.


giovedì 9 aprile 2015

Milano Fantamagica

Vari avvenimenti e imprevisti mi hanno impedito di aggiornare il blog negli ultimi giorni. Uno dei motivi è la preparazione dell'intervento che terrò (sperando di avere più pubblico possibile...) all'evento Milano Fantamagica, che si terrà l'11 e 12 aprile allo spazio Magicabula Nido e Ludoteca (Milano via Gallarate 46). Domenica, a complicare un po' le cose, ci sarà una bella marcia podistica tra le 10 e le 15:30 con relativi problemi di parcheggio. Il tram (14 per i conoscitori della metropoli lombarda) non dovrebbe comunque avere problemi e arriva ragionevolmente vicino alla destinazione. Io le marce podistiche e simili dentro la città non sono mai riuscito ad apprezzarle, detto per inciso.



Cliccate qui per la pagina web dedicata all'evento, e speriamo di vederci il 12 aprile.

giovedì 2 aprile 2015

Uno che non è stato il primo

Interessante, sul blog io9.com, un elenco di autori che hanno scritto fantasy realistico e crudo. Sembra che gli amanti del fantasy abbiano bisogno di ricordare certe cose, visto che la loro memoria sembra piuttosto... miope (non parlo di tutti, ovviamente).

Cose come: sono esistiti scrittori fantasy, anche importantissimi, prima di Tolkien. E poi questi autori che hanno scritto fantasy crudo e realistico prima che George Martin lo facesse: è giusto ricordarselo, visto che oggi sembra quasi che Martin abbia inventato tutto. E già che ci siamo, visto che ora va di moda Joe Abercrombie, non dimentichiamoci che di mondi fantasy oscuri, depressi, violenti e scarognati ce n'è stai già parecchi prima che arrivasse lui, con una definizione (grimdark) cucita addosso su misura.

martedì 24 marzo 2015

Storie di Confine

Questo è un libro che ci ho messo una vita a leggere. Devo veramente chiedere scusa alle persone amiche che me lo hanno regalato, ma quando si tratta di antologie per me è un disastro. Storie di Confine peraltro non è più disponibile in quanto andato del tutto esaurito, perciò parlarne ora ha valore promozionale nullo. Comunque dedico un momento di attenzione al progetto.

L'antologia comprende 55 racconti, alcuni scelti da una giuria e altri scritti da autori preselezionati, il tema del racconto era... quello del titolo, inteso nell'accezione più ampia. Le storie sono correlate da svariate illustrazioni. Sia per le immagini che per i racconti si può dire serenamente che la qualità è molto variabile, dal pessimo al molto buono, e mi ha divertito vedere come il tema della barriera di confine è stato interpretato. "Storie di Confine" può in effetti funzionare in mille modi diversi. E se ne può trarre spunto sia prendendolo letteralmente sia aggirandolo con qualche agile metafora per parlare di quello che si preferisce. E l'incasso delle vendite? Il ricavato dalla vendita di questo libro è andato a una ONLUS, Medici Senza Frontiere (appunto).

venerdì 20 marzo 2015

The Divergent Series: Insurgent

C'è stata una grande catastrofe 200 anni fa. Quello che resta dell'umanità si è rifugiato dietro una grande barriera (qualcuno ha letto Stato Sociale Amaranto di Jack Vance?) che racchiude un po' di campagne e soprattutto una città scbrindellata che sta andando in malora (e nonostante tutto produce manufatti di elevata tecnologia). Insomma, un altro di quei film "distopici young adult" che stanno sbucando come funghi. Richiama per alcune tematiche Hunger Games, per altri aspetti, ovvero una divisione in fazioni che dovrebbe mantenere l'equilibrio pacifico, The Giver - Il Mondo di Jonas. Tanto per intenderci, queste fazioni praticano un pesantissimo "pensiero unico," radunando persone dello stesso tipo: i pacifici, gli abneganti (ovvero quelli che si fanno in quattro per gli altri), gli eruditi e così via. Il titolo è The Divergent Series - Insurgent ed è ispirato a una serie di libri di Veronica Roth; il film è il secondo di una serie (il precedente è Divergent del 2014). Chiarite queste premesse, si pone una domanda: cosa sono andato a vederlo a fare?

giovedì 19 marzo 2015

The Zero Theorem

Avendo in passato parlato di tutti i film diretti da Terry Gilliam non potevo mancare di interessarmi a questo Zero Theorem, girato nel 2012. Gilliam, che oggi come oggi è anziano e probabilmente nella parabola discendente della sua carriera, non trova più l'occasione per girare delle produzioni con budget elevato, e ci propone un film a basso costo ma molto vivace e colorato, con qualche richiamo alla distopia di Brazil e all'angoscia dell'Esercito delle Dodici Scimmie. La storia ci presenta la vita di un geniale programmatore che può sembrare divertente per i molti aspetti bizzarri ma è, invece, di una dolorosa tragicità, nemmeno tanto difficile da cogliere, almeno a mio parere.

lunedì 16 marzo 2015

I critici di... Bruno Bacelli

Come m'è capitato già di dire, non sono quello che si mette a fare discussioni con un recensore, quando vengono indicati alcuni supposti difetti del mio scrivere. La prima cosa da fare, direi, è invece di ringraziare chi ha voluto leggerti, magari pagando, magari no (visto che offro qualcosa di mio anche gratis, file che trovate qui). Salvo che nel caso in cui chi mi critica decida di oltrepassare i limiti della buona creanza o del codice penale, cosa che fortunatamente non è ancora successa, io non ho da lamentarmi. Comunque nel caso che ci sia chi voglia sapere come ho reagito alle critiche e quali indicazioni ne ho tratto, inizio questo discorso riguardante il libro Nove Guerrieri, che è l'unico su cui ci siano significativi giudizi, oggi come oggi (una piccola nota: chi ha scaricato Khaibit - Il Giorno del Giudizio potrebbe farsi sentire? Lo hanno commentato pochissimi).