giovedì 3 marzo 2016

Tesseract

Questo Tesseract, di cui ho scritto poco tempo fa una recensione per Fantasy Magazine, è un gioco adatto per tutti (in effetti anche per i bambini), costa poco, si gioca alla svelta (diciamo che lo si può mettere nella categoria dei "filler") e ha una buona rigiocabilità. Inoltre lo distribuisce una casa italiana (Giochi Uniti) ed è ideato da italiani. Insomma, ce n'è già abbastanza per raccomandare di comprarlo. Praticamente gira tutto intorno a due mazzi di carte, uno dei quali (carte di intervento divino) è giocabile dai partecipanti alla partita per usare i poteri della carta e cambiare la configurazione (l'ordine dei colori) di un misterioso quadrato, composto di carte a tre per tre, al centro del tavolo.

Questo quadrato (il famoso Tesseract del titolo) è sempre composto da carte intervento divino, rosse gialle e blu. Sulle carte c'è anche il disegno di una divinità e il richiamo al potere particolare di quella carta. Tale potere può essere una mossa aggiuntiva dopo aver giocato la carta, o poter pescare delle carte in più, rubare una carta dalla mano dell'avversario, un bonus di un punto vittoria eccetera. Già... Ma perché uno dovrebbe cambiare i colori di questa formazione tre per tre in mezzo al tavolo? Ora ci arriviamo. L'altro mazzo di carte (in realtà hanno le medesime dimensioni ma il dorso è diverso) si compone delle carte dell'equilibrio, che riproducono una griglia di quadrettini colorati (tutti in grigio più un blu, un rosso e un giallo). In pratica questo "puzzle" riportato sulle carte equilibrio deve essere ricostruito dal giocatore sul quadratone centrale: quando riesce a farlo, si porta a casa i punti vittoria della carta equilibrio.

sabato 27 febbraio 2016

Lo Chiamavano Jeeg Robot

Come scrivevo tempo fa, generalmente al cinema italiano manca anche un'alzata d'ingegno opportunista e minima, una trovata su cui scommettere, e se esiste un film che con un'idea fuori dal consueto costruisce un piccolo caso spendendo pochi soldi, si può stare certi che non è italiano (nel post che ho linkato facevo l'esempio di Buried e Open Water, due pellicole mica esaltanti, ma che si sono staccate dall'anonimato per via delle idee che avevano alla base, idee studiate apposta per fare a meno dei grossi budget). Oggi come oggi l'encefalogramma è ancora piatto, con l'aggravante che la commedia all'italiana sembra tornata al successo, forse pure internazionale, una cosa gravissima. Quindi il clamore sollevato intorno a Lo Chiamavano Jeeg Robot mi ha portato a vedere senz'altro il film per capire se ci fosse per caso un cenno di vita. Oddio, va per prima cosa precisato che non è il primo tentativo italiano nel genere supereroi, anzi, il cinema nostrano ci aveva provato da poco, se vi ricordate, ma il Ragazzo Invisibile di Salvatores era un film decisamente per ragazzi (oltre a essere, se devo dar retta alle voci, una boiata). Comunque questo film di Gabriele Mainetti (che qui dirige il primo lungometraggio) mi è parso fortunatamente avulso dagli intellettualismi, dai filtri sociologici radical chic e dagli ammiccamenti soliti del cinema di casa nostra, mentre prende qualche ispirazione, a mio parere piuttosto evidente, da produzioni (fortunatamente) già di loro abbastanza fuori dal coro, come Romanzo Criminale e simili.

Elric, serie TV?

Ci avevo pensato, qualche volta. La storia di Elric di Melniboné, a patto di non cercare di fare certe scene che sarebbero impegnative in maniera imbarazzante dal punto di vista economico, potrebbe rendere bene in una serie televisiva, forse anche meglio che in un film, almeno dal punto di vista di Hollywood. Perché dico questo? Innanzituto perché la storia di Elric è lunga, se raccontata come si deve... E poi perché nelle serie TV, che pure hanno successo solo se le vedono in tanti, non devi arrivare ai livelli di delirio che ci vogliono quando devi recuperare il costo iniziale (sempre alto e rognoso) di un film fantasy come si deve. E il pubblico è prevalentemente giovane e poco informato - questo non perché gli amanti del fantasy siano tutti così, ma perché i produttori hanno voluto quel tipo di pubblico perché puntano al massimo guadagno. Quindi funzionano solo i nomi grossi, che vengono da storie di grande successo conosciute da tutti: Tolkien, la Meyer, la Rowling, eccetera. Se appena si esce dal seminato e si fa un film riguardo a un argomento conosciuto solo dai fan, quand'anche fossero numerosi, arriva subito il rischio di perderci i quattrini. Insomma per farla breve alla fine qualcuno ci ha pensato, e pare proprio che la serie televisiva si faccia.
In realtà la questione è parecchio segreta; un progetto di fare il film è già naufragato nemmeno moltissimo tempo fa, ma io spero che sia la volta buona, anche se tremo all'idea di quale attore dovrà prendersi un ruolo tanto impegnativo...

martedì 23 febbraio 2016

La strada che portò ai campi di sterminio

Questa volta non parlerò di fantasy, horror o fantascienza, ma di una storia vera che in effetti è così straordinaria che per certi aspetti sarebbe poco credibile se fosse un romanzo. Sono andato a recuperare un libro che parla di uno dei grandi stermini dimenticati, e in particolare della guerra che portò a quella situazione. Il libro è Road to the Killing Fields, non tradotto in italiano, e l'autore Wilfred P. Deac, del corpo diplomatico statunitense, uno che vide la guerra cambogiana da vicino e conobbe alcuni dei protagonisti. Deac ovviamente appartiene a una delle parti in campo, ma la sua esposizione è sostanzialmente onesta, o almeno suona abbastanza onesta.

La guerra civile cambogiana è stata uno dei conflitti meno compresi della storia, in quanto l'aggressore principale, il partito comunista di Saloth Sar (meglio conosciuto col soprannome di Pol Pot, uno che, se il suo popolo fosse stato abbastanza numeroso, avrebbe superato di gran lunga i massacri compiuti dalla coppia di assassini più feroce del ventesimo secolo, Mao e Stalin) riuscì a tenere ben nascosti i propri propositi e ad apparire fino all'ultimo come uno dei tanti movimenti appartenenti a una coalizione che, in realtà, aveva monopolizzato.
La tragedia ha altri attori, molto più piccoli. Lon Nol, uomo politico e cattivo stratega militare che nel 1970 ebbe l'idea, probabilmente malaugurata, di scalzare il re cambogiano e schierarsi fermamente a fianco degli Stati Uniti. Infine Sihanouk, il re menzionato poco fa, un politico furbo e consumato nonché regista di film scadenti, uno che fece della propria vita uno slalom tra mille ostacoli e mille nemici, cadendo alcune volte ma riuscendo sempre a tornare in sella in un modo o nell'altro, a grande vantaggio di sé stesso ma non del suo popolo.

sabato 20 febbraio 2016

In morte di Umberto Eco

La morte di Umberto Eco, notizia di oggi, scatenerà orde di espertoni che si metteranno a parlare di lui. Io di Eco so poco o niente e non ho letto i suoi libri, al massimo qualche articolo (e ho seguito magari un paio di interventi in televisione) quindi non c'è pericolo che mi cimenti in un'impresa del genere. Ricordo però quando parlò dei social network: ne parlò male, dicendo che danno diritto di parola a una legione di imbecilli che una volta venivano messi a tacere, senza permettere loro di far danno, mentre adesso hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. Da una parte l'opinione mi pareva espressa con una certa alterigia, dall'altra non potevo che sentire le ragioni per cui era stata espressa, e in un post recente ho in effetti espresso lo stesso sgomento (ricordate dove?).

È così. Può capitare che cerchi di aprire una discussione su un argomento e vieni coinvolto in una rissa da un troll, e puoi solo andartene per non essere coinvolto dai mezzucci di certi deficienti.
Siamo nell'epoca in cui il raglio dell'idiozia ha sempre ragione. Forse ci siamo sempre stati, ma oggi si fa fatica a sentire qualcosa d'altro.

lunedì 15 febbraio 2016

Master di Scrittura Creativa

Dopo aver letto un po' di manuali di scrittura per "principianti," quelli che insegnano a evitare gli errori più atroci, mi sono dedicato a un tomo un pochino più evoluto, che promette di essere un "secondo livello" per chi possiede già gli elementi essenziali. L'autorice è Jessica Page Morrell e il titolo (non proprio originalissimo) è Master di Scrittura Creativa. Edito da Dino Audino Editore come cento manuali di questo tipo. In effetti i lavori di questa autrice sono per lo più corsi di scrittura, mi pare di capire, e questo è un po' sospetto... una delle cose che ricordo dal corso (dal vivo, non il libro) tenuto da Franco Forte è: "Per capire se il docente è qualificato, controllate se ha pubblicato qualcosa..." questa autrice in effetti come narrativa ha poco o niente all'attivo. Vale la pena di leggere il manuale?

venerdì 12 febbraio 2016

Jugglerz of the Dead

La nuova rivisitazione del tema zombie la firma Massimo Mazzoni, con un gruppo di artisti girovaghi in cerca di fortuna e morti viventi da eliminare, che vengono chiamati "comparse" nel loro gergo da gente di spettacolo. I tre protagonisti sono giocolieri e se la cavano con palle, clave, catene che vengono usate come nei tradizionali numeri da circo ma con la variante che adesso finiscono in testa ai morti viventi per toglierli di torno. I Jugglerz of the Dead sono proprio loro, Nora, Cris e Reiner, giorvaghi a bordo di un pulmino per offrire spettacolo e assistenza alle comunità assediate dagli zombie, cercando di metterla sul ridere e di recuperare un minimo di leggerezza esistenziale. Leggerezza di cui c'è un grande bisogno visto che la gente soffre, dispera, si uccide e uccide il proprio prossimo anche e soprattutto nel mondo disperato del post-apocalisse.
Storia breve, un momento di vita di questi tre viandanti dall'incerto futuro.

martedì 9 febbraio 2016

Point Break (2015)

Il film di Kathryn Bigelow, del 1991, è uno dei miei preferiti. Bellissima storia adrenalinica con un bel po' di attori che mi piacciono (Keanu Reeves, Patrick Swayze, Gary Busey, Lori Petti), è rimasto uno dei pochi che posso sempre rivedere volentieri. Quando ho saputo che veniva fatto un remake di Point Break ho deciso di non perderci tempo, soprattutto dopo aver visto il trailer, ma poi è capitato che un amico lo voleva vedere e quindi sono andato al cinema pronto a massacrare questo sacrilegio, remake di un film che non ha nessun bisogno di essere rifatto, che può essere rivisto oggi così com'era ai suoi tempi. Ma no, non ho nemmeno potuto odiarlo come si deve, perché in realtà questo Point Break (2015) è totalmente un altro film, con certe scene simili e alcuni personaggi che portano lo stesso nome, e non prova nemmeno, in verità, a confrontarsi con quello della Bigelow.

Precisiamo che non c'è nessun nome da ricordare nella nuova pellicola: insignificante il capo dei "cattivi" che ovviamente fa di nome Bodhi, belloccio ma vacuo il nuovo (biondo) Johnny Utah, inguardabile l'attore che fa la parte di Angelo (il "socio" di Utah), insignificante l'attrice che prende il ruolo femminile (scarso di senso pure esso, se non che una donna ce la dovevano mettere), ininfluente il regista, e infine c'è da sparare allo sceneggiatore, chiunque sia.
Detto questo, il Point Break del 2015 è un film d'azione con molte scene spettacolari, si può guardare come intrattenimento anche se ha alcuni momenti noiosi (già, quando cercano di essere profondi parlano troppo), e non ha nemmeno senso paragonarlo al suo illustre predecessore. Questo vi basti se state meditando di andare al cinema a vederlo. Il fatto che sia stato programmato in una enormità di sale in Cina mi fa pensare, con tutto il rispetto, che sia stato pensato fin dall'inizio per un pubblico di bocca buona. Da qui in poi, dirò due cosette su questo film rivelandone la trama, ma spiegando anche perché non c'è un vero rapporto con il precedente. Se non avete visto il primo film, temo che capirete poco di questo post.

venerdì 5 febbraio 2016

Ash Vs Evil Dead

Ne ho visti solo alcuni episodi. Il personaggio, ovviamente, lo conosco bene anche se dei suoi film ho visto solo L'Armata delle Tenebre di Sam Raimi: il mitico Ash Williams, interpretato da Bruce Campbell, uccisore di demoni scanzonato e frenetico e allo stesso tempo apparentemente banale e magari anche poco dotato americano medio. Bruce Campbell, va notato, è anche stato l'esuberante Sam di Burn Notice, altra recente serie TV che m'è piaciuta assai (non ne vedo moltissime).

 Ash da giovane

Nella serie che ha preso il via l'anno scorso, Ash vs Evil Dead, Ash è invecchiato (ovviamente), tormentato dal passato, e vive facendo un lavoro da commesso e abitando in una roulotte. Ha però sempre pronta la fidata sega elettrica da installare al posto della mano perduta quando c'è da affrontare gli spiriti malvagi che possiedono le persone attorno a lui... il misto di commedia e horror di questa serie, il divertimento puro, lo status di "mitico attore di serie B" di Bruce, i soliti bagni di sangue, e per giunta la presenza di Lucy Lawless, che interpretò Xena, la principessa guerriera, creano una miscela che va assaporata. Provare per credere.

sabato 30 gennaio 2016

Gli Odiosi Otto e l'originalità


Tarantino è un regista notevole per il piglio tutto suo, ma che non amo particolarmente. Trovai piacevolissimo il suo primo grande successo, ovvero Pulp Fiction, che risale ormai a precchi anni fa. Decente qualche altro film, sopravvalutato più di uno. Il suo stile di dialoghi barocchi e gonfiati, pellicole lunghissime e (talvolta) la politicizzazione spinta di certi interventi fatti con la profondità di un liceale arrabbiato me lo rendono sospetto e indigesto, ma più di ogni altra cosa temo le sue genialate e le sue... citazioni, ovvero gli omaggi a film e stili del passato che magari non mi entusiasmano. Nel caso di The Hateful Eight, che sta per arrivare sugli schermi e che forse vedrò sebbene mi preoccupi il fatto che sia molto lungo, c'è un'altro dettaglio che m'ispira una riflessione. Il dettaglio è che la trama sembra ricalcata su un episodio di un vecchio telefilm. La riflessione è sulla possibilità di essere veramente originali.

martedì 26 gennaio 2016

Il Settimo Figlio

A quanto pare con il fantasy nel cinema funziona così: se hai alle spalle un best seller, ma uno di quelli tosti, che li conoscono tutti e che spopolano, e ci investi quel centinaio di milioni di dollari abbondanti (a volte più, ma a volte anche meno se non c'è quel gran bisogno di effetti speciali), hai in mano una vera macchina per stampare soldi. I libri di Tolkien da cui sono stati tratti la bellezza di sei film (e non è finita, pare), i vampiri della Meyer, Harry Potter sono i classici esempi. Se prendi un fantasy che magari ha il suo onesto successo librario alle spalle, ma che resta soprattutto una faccenda riservata agli appassionati, spendi comunque tanto perché queste produzioni non sono facilissime, e rischi di riportare a casa un guadagno misero o magari di perderci. Un caso è il recente remake di Conan, che comunque era anche brutto, ma lo stesso destino è toccato a Solomon Kane, che non era un brutto film. Non sto dicendo che sia sempre così, comunque. Per carità, con una cifra relativamente modesta e nessun bestseller da un milione di libri alle spalle Guillermo del Toro si è affermato come regista di grido (con il suo Pan, che per quanto sia un horror-fantasy potremmo mettere nella categoria).

Il Settimo Figlio (2015), girato da Sergei Bodrov e ispirato a The Spook's Apprentice dell'inglese Joseph Delaney (primo libro di una serie), ha fatto un po' la fine di questi fantasy di serie B, e comunque costosi, che non riescono a piacere al grande pubblico ma vengono offesi e spernacchiati come se fossero la peggior robaccia, ingiurie che invece non vengono rivolte ai film fantasy di successo che spesso sono di un livello pari, o appena superiore.

lunedì 18 gennaio 2016

Focus... su cosa?

Nei passati giorni di pigro ingozzamento festivo mi sono comprato due riviste appartenenti a collane sorelle (Focus Extra e Focus Storia): il numero dedicato ai falsi miti e ai complottismi (titolone in prima pagina: "Non è vero che...") e quello sulla Seconda Guerra Mondiale.

Ne approfitto per fare un commentino o due su questo genere di riviste... non ho niente contro la divulgazione scientifica (o storica, o sul sapere in generale) ma quando vengono fatti troppi compromessi per piacere ed essere comprensibili a un vasto pubblico si rischia di essere superficiali e di non dire la verità.

Per fare qualche esempio concreto, cominciamo dal primo articolo di Focus Storia: Tutti i perché dell'ecatombe. A uno storico viene chiesto: Al di là della causa occasionale, cioè dell'invasione della Polonia, quali premesse prepararono il conflitto? Lo storico, di cui non faccio il nome, risponde che rispetto alla Prima Guerra Mondiale le premesse della Seconda sono abbastanza chiare: ovvero non ci furono dei meccanismi che forzarono la situazione come nel caso della guerra del '14-'18 andando al di là della volontà dei protagonisti, ma la causa è da attribuire al desiderio di Hitler di portare la Germania a dominare in Europa e nel mondo. La dura pace imposta a Versailles sarebbe una causa remota, non immediata. Una risposta che lascia a bocca aperta. Lo affermo per qualche complottismo mio personale? No.

sabato 16 gennaio 2016

Il fantasy, onestamente, ha rotto...

Non completo la frase e non dico chi l'ha scritta perché non voglio fare quel tipo di pubblicità... quella che "l'importante è che se ne parli." Certo che una casa editrice che si proponga agli autori emergenti con un programmatico "non accettiamo romanzi di genere fantasy: il fantasy ha, onestamente, rotto il cazzo" credo che, al di là della pretesa di fare una dichiarazione forte da 92 fantozziani minuti di applausi, dimostri solo un miope pregiudizio.
Comunque non linko la fonte ma solo un altro blog dove c'è un commento interessante su quella splendida autopresentazione. Di mio invece linko le considerazioni che feci riguardo all'influente opinione di un certo intellettuale italiano di tanti tanti anni fa, a dimostrazione che ci si può sentire originali a riproporre steccati che hanno rotto, onestamente, ormai da un secolo.

lunedì 11 gennaio 2016

Il Mostro della Martesana

Consigliato da un amico ho acquistato questo libro (ebook), senza sapere che Il Mostro della Martesana di Daniele Ramella è in effetti il secondo di una serie, chiamata Le Avventure del Club degli Scapigliati. Nessun problema, si legge benissimo da solo. In effetti un'occhiata a questa serie, che è inserita nel "Risorgimento di Tenebra," progetto colletivo di scrittura creativa, dovevo proprio darcela, perché l'horror inserito nella metropoli lombarda è oggetto anche del mio Khaibit - Il Giorno del Giudizio. Qui siamo nell'ottocento (mi viene ancora da scrivere "il secolo scorso" ma ormai sono... due secoli fa), poco dopo l'unità d'Italia: un gruppo di giovanotti di Milano fonda il Club degli Scapigliati con l'intenzione di indagare su strani misteri e tenebrose creature che pullulano in Lombardia (adesso in effetti di tenebrose creature ce n'è anche di più). Nel primo libro il nostro gruppo di audaci fa fuori una vampira, mi par di capire, qui invece c'è da vedersela con una minaccia che esce addiritura dalla fantasia del buon vecchio H.P. Lovecraft. La minaccia viene dai canali navigabili della zona milanese, i navigli. Quale migliore covo per i mostri chtulhoidi? L'indagine coinvolgerà un altro misterioso personaggio, oltre al nostro gruppo di amici, ma non anticipo altro.

Lettura rapida, piacevole, belli i riferimenti storici, la presenza del dialetto nei dialoghi, carina la storia. Forse la caratteristica che ha fatto un po' difetto è proprio l'horror, nel senso che lo svolgimento dei fatti pur avendo un accumulo di aspettativa e una serie di sequenze drammatiche non mi ha fatto fare dei veri e propri balzi sulla sedia. Ma in effetti è il problema ormai comune a ogni racconto che cerca di resuscitare il grande maestro dell'horror: per chi le conosce, purtroppo, ormai le tematiche lovecraftiane sono piuttosto scontate.


martedì 5 gennaio 2016

La Signora del Lago

E così anche la saga di Andrzej Sapkowski è arrivata al termine. L'ultimo libro, La Signora del Lago, mi ha tenuto compagnia tra Natale e Capodanno e l'ho giusto finito ai primi del 2016: una storia che tira le fila della lunga trama, risolve qualche imbroglio, crea un finale epico e vede la morte di un sacco di personaggi. Inizialmente Ciri, la predestinata, si trova sulle rive di un lago incantato ed entra in contatto con i personaggi dell'epica arturiana. Poi si parla delle trame degli Elfi nei suoi confronti, del viaggio che Ciri percorre tra varie epoche e dimensioni in cerca del suo destino, mentre Geralt di Rivia, nel mondo martoriato dalla guerra, va in cerca della fanciulla con disperata abnegazione. Le maghe intessono le loro trame per governare dietro le quinte il mondo e portare la guerra a un qualche tipo di conclusione, e... insomma non posso anticipare altro, una conclusione ci sarà. Cosa dire di questa serie?

mercoledì 30 dicembre 2015

Auguri di fine 2015

L'anno scorso negli ultimi giorni mi lamentavo per essere acciaccato, stanco e sfiduciato... pochi accessi al blog e pochi successi.
Potrei ripetere le stesse parole ma cercherò di essere un po' più... positivo. Anche se sembra che nel 2015 io non abbia fatto un accidente (ho spostato il mio Khaibit - Il Giorno del Giudizio da un server gratuito alla vendita su Amazon, ovviamente senza raggranellare un gran che visto che chi lo voleva ha avuto abbondante tempo per scaricarlo prima) in effetti ho lavorato a un progetto di un certo spessore che spero possa concretizzarsi, anche se non sarà né facile né subito.

Il 2015 non mi vede meno acciaccato di prima ma almeno, a differenza dei due anni precedenti, non ho avuto accidenti che mi abbiano bloccato per un mese intero, quindi prendiamolo per uno sviluppo positivo.

Riguardo alle letture e a quello che ci ha offerto il grande schermo, il film più interesante dell'anno, o se non altro il più coinvolgente, è stato Mad Max: Fury Road. Nel reparto libri il 2015 per me è stato l'anno di Abercrombie, estremamente piacevole da leggere anche se non tutti i suoi libri mi sono sembrati riuscitissimi. La polemica sul suo fantasy "grimdark" mi sembra lasciare alla fine il tempo che trova, anche se, quando affonda troppo volentieri nello schifo e nella turpitudine autocompiaciuta, questo scrittore pur bravo riesce in effetti a rendersi sgradevole. Di italiani una volta ne leggevo così tanti da poterli mettere in classifica, oggi che pubblico anche io mi sembra poco pertinente fare il critico sui connazionali. Mi sento di citare La Stagione del Ritorno di Angela di Bartolo, anche se ha messo elementi di derivazione tolkieniana (mi auguro che l'autrice se ne distacchi, in effetti) in una storia che in effetti non ne aveva bisogno.

Per quanto riguarda Mondi Immaginari mi impegno a scrivere meno post sul sociale e sul politico, o se non altro a farlo solo se avrò qualcosa di molto importante da dire, che ormai "andiamo incontro a un macello" è tema superato, lo sanno tutti, anche se da come votano non sembrerebbe.
Auguriamoci, semplicemente, un miglior 2016.

martedì 22 dicembre 2015

Star Wars VII - Il Risveglio della Forza

Per la prima volta ho visto un film della serie Star Wars al cinema. Sono uno dei pochi che per le "Guerre Stellari" (così si chiamavano ai tempi, quando ancora usavamo l'italiano...) non ha maturato un amore viscerale. Ho visto tutti quanti i film con piacere anche se effettivamente i primi tre (in ordine cronologico di produzione) mi sono sembrati molto superiori. La storia era fresca e coinvolgente, per quanto semplicistica (e ben poco di fantascienza, ma non mi interesso eccessivamente alle etichette). A suo modo questa serie fece la storia del cinema, creando una vera e propria mitologia pop dal nulla e lanciando l'era degli effetti speciali. Certo questa nuova era ha anche portato alcuni a lamentare il calo qualitativo delle storie che compaiono sullo schermo (e posso anche essere d'accordo, ma sarebbe avvenuto anche senza George Lucas e compagnia bella).

Vedendo questo film una delle cose che mi hanno sorpreso di più è il timore generalizzato che venisse svelata la trama in anticipo... ragazzi, c'è un solo vero colpo di scena ed è verso la fine, per il resto è quasi un remake del primissimo film, con parecchi elementi quasi identici! Comunque i MIEI "spoiler" li metto a parte alla fine del post.

sabato 19 dicembre 2015

Un computer come un bambino di 4 anni

Nei giorni scorsi son venuti fuori dei titoli che parlavano di un grande risultato nella ricerca di un'intelligenza artificiale. Avrebbero costruito un computer con una intelligenza pari a quella di un bambino di quattro anni. A parte il fatto che mi fido fino a un certo punto di quello che oggi viene passato per scienza, l'affermazione mi è subito sembrata insensata. Ho scovato un articolo in cui se ne parla e, ovviamente, si scopre che non è come dicevano.

martedì 15 dicembre 2015

On Combat, ovvero la sottile arte di ammazzare

Evidentemente nella mia vita ho scambiato con il prossimo meno mazzate di quanto avrei dovuto, visto che, giunto a un'età in cui la tranquillità dev'essere ormai obbligo, sono ancora curioso su questa tematica. Mi sono quindi letto On Combat, di Loren Christensen e Dave Grossman, quest'ultimo ufficiale statunitense. Gli autori hanno raccolto studi di altri, e ne hanno fatti di propri, sul combattimento. Diciamo subito che il libro è lungo ed è un tantino noioso perché ha a tratti lo stile del libro di self-help, e ripete più e più volte gli stessi concetti con le stesse parole. Tratta però di questioni interessanti, e di alcune tematiche che condivido (altre... no). Il fatto che chiami le persone che portano le armi "warriors" ovvero guerrieri, e che faccia bizzarri paragoni (coi paladini per esempio) non aiuta a seguirlo meglio. Ma andiamo al sodo.

Innanzitutto si trattano gli aspetti fisiologici del combattimento, argomento che può sorprendere molti profani (ovvero sia quelli che non si sono informati che quelli che non hanno mai combattuto). L'essere umano nello stimolo di situazioni estreme (in verità anche altre situazioni di emergenza e non soltanto il combattimento) viene tramutato dall'adrenalina in qualcosa di primordiale, con rapide pulsazioni, una diversa distribuzione delle "risorse" che il corpo ha a disposizione, e uno stato mentale che riduce di molto il coordinamento motorio e il pensiero razionale.

domenica 13 dicembre 2015

La Druida di Ithil

Segnalo, visto che siamo in periodo di acquisti natalizi, un libro di un'autrice emergente, ovvero La Torre di Ithil di Silvana Fiderio.
Il libro si inserisce in un filone di fantasy piuttosto tradizionale, tra druidi, elfi, draghi e antiche leggende. Un fantasy da cui io mi sono distanziato avendone già fruito più che abbondantemente nella mia lunga esperienza di lettore. Con questo non mi metto a tranciare giudizi, so benissimo che un certo tipo di ambientazione ha la sua magia e chi segue le mie recensioni di autori soprattutto italiani sa che spesso quelli che leggo, anche oggi, alla fine sono epigoni di Tolkien, o non molto lontani da questa definizione. Apprezzo comunque chi mette impegno e originalità in quello che fa. L'autrice in questo caso introduce la sua narrazione (che ha il pregio di non dilungarsi per 6-700 pagine come altri fanno, anche se questo è un "libro primo" e non so quanti ne seguirano) con una  robusta presentazione di decine di pagine dove fa il punto sul mondo che ha immaginato e su tutta la sua storia pregressa. Anche questa una scelta insolita che certamente non vedrete fare da un autore che segue tutte le regole... storia quindi di una certa complessità e con un retroterra piuttosto variegato.

mercoledì 9 dicembre 2015

La generazione K

La distopia è, o forse era, uno dei miei generi preferiti. Siamo in un'epoca di poteri assoluti (magari mascherati da democrazie) e spesso occulti, di ideologie criminali, di controllo totale sulla persona. Molti scrittori lo hanno previsto e molto c'è ancora da scrivere sul nostro futuro.
Solo che ormai è così di moda e quindi così trito il tono cupo in libri e film di fantascienza (e supereroi) che ultimamente sento addirittura con un certo piacere qualche voce che spinge per il nascere di un filone più solare e ottimista. Chi vuole così lo fa quasi per reazione, non certo perché ci siano ragioni su cui fondare l'ottimismo. O forse abbiamo bisogno di illusioni. E magari in futuro ne avremo ancora più bisogno.

martedì 1 dicembre 2015

12 Monkeys, serie TV

L'Esercito delle Dodici Scimmie è una storia strana, con atmosfere uniche nel suo genere e la mano di un regista formidabile come Terry Gilliam, e degli ottimi attori. È uno di quei film di cui vorresti che ci sia un seguito, qualche altro materiale collegato, perché t'è piaciuto molto e sarebbe bello averne "un po' di più." Ma è anche chiaro che non si può, nel senso che l'idea è sfruttata, la combinazione che ha dato un ottimo risultato è difficile da ripetere, i seguiti e i prequel sono quasi sempre mosci, e via dicendo. Eppure, come scrivevo un paio di anni fa in un altro post, non vedevo l'ora di vedere qualcosa di questa serie televisiva che riprende e amplia la trama del film.

Ho avuto finalmente l'occasione di vedere alcuni episodi.

giovedì 26 novembre 2015

La Legione Straniera

La Legione Straniera... No, non si tratta di un'accozzaglia di brutti ceffi comandati da ufficiali francesi, stavolta, ma di un fatto storico: la Prima Guerra Barbaresca. Ne parla un fumetto dell'Editoriale Cosmo in una storia autoconclusiva: Tripoli.

Il protagonista è William Eaton, una specie di diplomatico, soldato e avventuriero che si trovò a gestire una situazione assai delicata con il pascià di Tripoli Yusuf, che chiedeva un tributo esorbitante agli USA per garantire l'immunità (ovvero incolumità dai pirati) ai loro vascelli. Il ricatto si fece insopportabile, scoppiò il conflitto e venne inviata una nave da guerra per far ragionare il farabutto locale. Per sfortuna, la nave si incagliò presso Tripoli e Yusuf poté aggiungerne l'equipaggio, trasformato in ostaggi, agli elementi che lo mettevano in una posizione di forza.



William Eaton, non accettando la situazione, prese contatto con il precedente pascià, ora deposto ed esiliato in Egitto, e gli offrì di unire le forze per contrattaccare e sconfiggere Yusuf, in modo da restituirgli il trono. L'epica marcia nel deserto e la battaglia di Derna sono il fulcro della vicenda narrata in questo fumetto, ben disegnato e a colori, decisamente piacevole nei suoi toni epici, e nel fare luce su un episodio così oscuro e lontano della storia. [Attenzione Spoiler!] Eaton, praticamente d'iniziativa personale, e con forze raccolte sul posto (solo un pugno di soldati statunitensi) sconfisse Yusuf, ma a quel punto i disonorevoli sotterfugi della politica cominciarono a entrare in gioco...

Quanto ai pirati barbareschi, non bastò questo conflitto a far cessare le loro razzie.

Storia epica dal finale amaro, lettura consigliata a tutti gli amanti dei fumetti.

martedì 24 novembre 2015

Prossimi film di fantascienza

E così Alien tornerà tra noi in due prossimi film. Il primo sarà del regista originale, Ridley Scott, che a quanto pare dopo aver detto tante belle cose sul nuovo progetto Prometheus deve aver visto a mente fredda la pellicola che ne è venuta fuori e, immagino, gli sarà scappato da ridere. No, va be', lui dichiara che rimettere "Alien" nel titolo era sempre stato previsto. Sarà. Così "Prometheus 2" si chiamerà, sembra, Alien - Paradise Lost riprendendo il nome della vecchia serie di film. Il tema dei creatori non sarà abbandonato (anzi forse andremo sul loro pianeta) ma dovrebbero ritornare connessioni con quel bel mostrone che tutti conosciamo e anche con il personaggio di Ripley (come? non sappiamo...). Speriamo bene, in fin dei conti Ridley Scott è sempre un grande regista. M'ero ripromesso di non andare a vedere il seguito di Prometheus, ma chissà, potrei ripensarci.






Un altro Alien, che a questo punto si stacca dalla cronologia della precedente serie e va in una direzione propria riprendendo la storia dopo il secondo film (Aliens Scontro Finale diretto da Cameron), uscirà dopo il film di Ridley Scott.

sabato 21 novembre 2015

Khaibit - Il Giorno del Giudizio

Dopo la triste scomparsa (annunciata qui) del mio hosting gratuito, ho deciso di vendere Kahibit - Il Giorno del Giudizio su Amazon: questa è la pagina. Le avventure del povero Ivan e del suo superpotere che gli dà più danni che vantaggi sono quindi disponibili per un pugno di euro (se non le avete scaricate quando erano gratuite, ma anche in quel caso potreste fare la cosa giusta e graziosa e comprare lo stesso questo ebook).


Se vi va potete anche fare un salutino sulla pagina facebook dedicata all'Apocalisse Milanese.

giovedì 19 novembre 2015

Dragonfly

Se il fantasy di oggi si divide davvero tra i cloni di Tolkien e gli scrittori che parlano di mondi brutti e cattivi (Martin, Abercrombie), allora può essere benvenuta una storia che non ha niente a che vedere con entrambi questi filoni. Beninteso, sto esagerando nel definire il fantasy odierno come diviso in due "fronti contrapposti" e non voglio anzi impantanarmi in una polemica del genere, però è piacevole trovare un libro che ti spinge a esplorare un mondo la cui logica non è un riassunto di cose già viste e la cui ispirazione non è così immediata da cogliere. Il libro in questione è Dragonfly e l'autore Raphael Ordoñez: bella la copertina, strano il titolo (in italiano: libellula) che richiama la capacità di volare dello straordinario protagonista, un uomo che si sposta con un apparecchio straordinariamente lieve e robusto che gli consente il volo come se fosse un ultraleggero. C'è molta meraviglia e stranezza in questo e altri manufatti che compaiono nella storia; ancora più straordinaria è Enoch, la gigantesca città in cui si svolge la vicenda.

A quanto dice la recensione di Black Gate (blackgate.com) questo libro, il primo di quattro, è un'autoproduzione e anche la piacevole copertina è opera dell'autore. Inizialmente m'ero incuriosito ma ero trattenuto dal fatto che non vi fosse un'edizione digitale (come lamentava anche questa recensione, in inglese ma scritta da Davide Mana, blogger italico); adesso è disponibile a pochi euro in formato kindle. Problemino: si tratta di un testo in lingua straniera, con una certa quantità di parole inglesi antiche e desuete e strani termini scientifici (questi ultimi vi metterebbero probabilmente in difficoltà anche se il libro fosse tradotto in italiano). Tutto sommato ho trovato Dragonfly abbastanza leggibile e scorrevole, anche se l'inizio, con una specie di viaggio iniziatico del protagonista Keftu terminato in un triste ritorno al villaggio dove tutti sono morti, m'aveva lasciato un po' perplesso. La storia ci mette un pochino a ingranare e, di fronte all'immensa città di Enoch, l'ingenuità di Keftu e la sua ambizione di scalare fino al vertice della enorme struttura che dal centro della metropoli arriva fino allo spazio sembra un po' infantile.



Facciamo un passo indietro e parliamo dell'ambientazione: il mondo si chiama "Counter Earth" e quindi non è la terra ma ha una relazione con essa, che non comprendo. Ci sono molti aspetti fantascientifici ma anche elementi decisamente fantasy (spiriti e creature immateriali, sempre che non ci sia in seguito la spiegazione scientifica che sbuca fuori a sorpresa), e molto nell'atteggiamento mentale del protagonista, intraprendente, ambizioso e terribilmente in gamba, ma allo stesso tempo riflessivo e saggio quando necessario, mi ricorda il Severian di Gene Wolfe (la saga del Torturatore). Del resto la tematica che si assaporta in Dragonfly ricorda parecchio gli scrittori che hanno parlato della "terra morente," Wolfe, Jack Vance e C.A. Smith.

Il mondo conosce la tecnologia ma è crollato in una decadente semi-barbarie. Esistono la luce elettrica, le ferrovie, gli ascensori, le aeronavi e molto altre cose essenzialmente moderne, e specialisti che hanno una qualche cognizione del loro uso, ma questi elementi convivono con popoli selvaggi, strane creature, magia e superstizione. La metropoli è piena di macerie e quartieri deserti. Questa grande città, che si chiama Enoch, è guidata da un'entità, che immagino sia una intelligenza artificiale ma fa molto di più di quanto ci aspetteremmo, chiamata Cheiropt, la (traduco dall'inglese) "semi divina macchina sociale senza testa che governa tutta Enoch. Il suo centro è ovunque e da nessuna parte." Il popolo è diviso in una caste di poveracci (gli Helots, ovvero Iloti, se conoscete la storia dell'antica Sparta) e i Philytes, cittadini più sofisticati divisi in classi che a malapena riconoscono l'esistenza l'una dell'altra, anche se le persone si incontrano comunemente per strada. Questo bizzarro (e decadente) meccanismo retto dal misterioso Cheiropt ha soppiantato la civiltà degli Eldenes, antichi costruttori della grande torre che regge la misteriosa struttura sovrastante tutta Enoch, la cittadella affacciata sullo spazio esterno. Tale meta, in un mondo assai stratificato socialmente, è virtualmente irraggiungibile per un poveraccio come Keftu. Ma lui, che viene dal popolo estinto degli Arras e vorrebbe conquistare il segreto dell'immortalità, è pieno di fiducia e si illude di trovare quello che cerca in cima a questa struttura straordinaria.

All'inizio l'avventura del povero Keftu (che è un giovane proveniente da una tribù del deserto ma non ignorante del mondo tecnologico che lo circonda in Enoch) finisce in una trappola di malintenzionati che fanno di lui uno schiavo e un gladiatore, in seguito il giovanotto saprà destreggiarsi tra amici e nemici, belle donne e profeti intriganti, leader rivoluzionari e alleati non troppo affidabili, in una serie di avventure che purtroppo... sono assolutamente monche di un finale degno di questo nome. Ci sarà da leggere il secondo libro, quindi.

Libro complesso e a volte di difficile comprensione, un fantasy da leggere con attenzione, a tratti un po' pesante per chi, come me, di fronte agli autori ostici (vedasi ad esempio Erikson) talvolta perde la voglia e la pazienza. Questo primo libro della serie, Dragonfly, mi è piaciuto e spero di avervi incuriosito, ma è una lettura non facile e disponibile solo in inglese.



sabato 14 novembre 2015

L'epoca che credeva di avere il diritto di giudicare tutto

Oggi è già una giornata di merda per i fatti suoi, visti i fatti sanguinosi di Parigi, così ci metto la ciliegina sulla torta decidendomi a parlare di una cosa di cui non avrei nemmeno voglia di parlare, tanto questo mondo mi sta facendo schifo.

È di pochi giorni fa la notizia che al World Fantasy Award hanno deciso di non usare più le fattezze di H.P. Lovecraft, il padre dell'horror moderno, nella statua del premio annuale. Motivo, Lovecraft era razzista. E lo era, sicuramente. Tra le sue ossessioni di Bianco Anglosassone Protestante l'assedio delle minoranze, questa gentaglia sordida, incomprensibile, infida, intenta a complottare contro la gente civile: in uno dei suoi racconti ne aveva anche per gli italiani, se vi fa piacere saperlo.

Ma negare il suo valore non ha senso. Condannare così, fuori contesto storico e senza alcun apprezzamento per i meriti dell'uomo e dell'artista, è tipico di quest'epoca in cui si commettono le peggiori atrocità contro l'umanità e il suo patrimonio culturale senza rendersene nemmeno conto, in nome di un falso concetto di democrazia e di un pensiero unico, un "politicamente corretto" modo di pensare che ormai è diventato asfissiante come il marxismo estremista che imperava quando ero ragazzo.
Uso una frase non mia per definire questo modo di vedere le cose: l'isteria tipica di chi non ha alcun controllo sulla propria vita, e sbraita contro qualunque cosa possa fungere da bersaglio comodo. Sì, questo è l'uomo comune della nostra era, che si illude di essere libero quando assume e ripete a pappagallo slogan, modi di essere, ideologie falsamente umanitarie, valori che gli vengono inculcati da altri.

La frase è del blogger (scrittore, editor, ecc...) Germano Greco ed è tratta da questo post sull'argomento, un valido articolo che vi consiglio di leggere in quanto 1) è meglio di quello che saprei scrivere io su un argomento che mi dà troppo sui nervi per discuterlo pacatamente e 2) lo condivido pienamente, perciò mi risparmio lo sforzo di continuare a provarci e vi invito a seguire il link.

giovedì 12 novembre 2015

Alcuni dei, e il resto di noi

Chi segue il mio blog anche distrattamente sa che una delle mie ossessioni catastrofiste per il futuro è l'esclusione di enormi masse di persone da ogni elementare forma di sostentamento, o se non altro la condanna a una vita in condizioni di estremo disagio. Grazie ai prodigi e alle meraviglie della globalizzazione, mi aspetto inoltre che questa catastrofe tocchi anche, e forse soprattutto, i paesi dove oggi come oggi ci si sente in qualche modo un minimo "garantiti." Corollario: l'estremo privilegio di quel ridotto ceto che possiede, controlla e fa funzionare tutto il meccanismo. Del corollario però me ne frega abbastanza poco, visto che sarei (non so voi) nella massa di quelli che si impoveriscono e non uno di quei pochi che si avvantaggerebbero di questa situazione.

giovedì 5 novembre 2015

L'horror come critica del capitalismo?

Un link per farsi due risate (tutto in lingua straniera purtroppo). Il sito è marxist.com, ma non è che voglia sparare sulla croce rossa, anzi ho sempre ritenuto che il filosofo di Treviri avesse creato un'analisi molto acuta dei problemi della società capitalista (avrebbe dovuto fermarsi lì, anziché proporre delle soluzioni). Quando però nell'anno di grazia 2015 si fa una citazione scrivendo "la società capitalista è ed è sempre stata un orrore senza fine" bisognerebbe avere il pudore di riconoscere che un ottimo esempio storico di come si possa fare di peggio ci sia venuto proprio dai paesi comunisti.

lunedì 2 novembre 2015

The Final Girls

Questo è un film horror che ai critici cinematografici piacerà un sacco perché, creando una situazione assurda, con dei personaggi che finiscono dentro un altro film (rendendosene conto), permette di usare per descriverlo i paroloni come metacinema. Ovvero cinema che parla di cinema, dove si prendono in giro i canoni di un certo genere, e perfino metacinema elevato al quadrato, visto che abbiamo un film (fittizio) in cui i protagonisti entrano e prendono un ruolo, e questo a sua volta ha un riferimento precedente, in un flahback in bianco e nero (la genesi del cattivo che poi andrà in giro ad ammazzare la gente). Sto parlando di The Final Girls, che è senz'altro una pellicola più attinente al fantastico che non al vero e proprio horror, anche se la base sarebbe quella. Dal momento che abbondano i momenti comici lo si potrebbe definire una commedia un po' macabra, ma in realtà c'è anche una certa dose di dramma e di dolceamaro... be' è un po' difficile da inquadrare. La doverosa premessa è che non bisogna cercare una logica o una rigorosa coerenza in quello che succede: pensate a divertirvi e non sarete delusi.

All'inizio, una delle protagoniste principali (Malin Åkerman nei panni di Amanda) attrice con scarso successo, nessun marito, bollette da pagare e una figlia a carico, schiatta malamente in un incidente stradale. Com'è possibile, se è una delle protagoniste? Ci arriveremo tra poco.

sabato 31 ottobre 2015

Sorti e Monaldi, chi sono costoro?

Solo una curiosità. Arriva a bomba un articolo del corriere che svelerebbe l'esistenza di due scrittori italici che, per misteriosa costrizione vaticana, sono ignoti al pubblico della penisola nonostante incredibili fasti in mezzo mondo. Avrebbero scoperto fatti clamorosi e assai scomodi che sono alla base dei loro romanzi storici. A me la storia interessa molto (quando è vera però, non romanzata) e mi meraviglia di non aver mai saputo nulla di questi due. Mi meraviglia anche che uno certe cose non le sveli in un saggio storico e invece ci faccia un romanzo, in verità... Ma allora di che si tratta? Di una mia amnesia (ovviamente del resto non sto tutto il giorno dietro ai libri, magari potessi...) o di una mossa di marketing assai spregiudicata?

Se sapete l'inglese potete anche leggere cosa pensa il Vaticano (e cosa dissero a Mondadori) su questa ipotesi del boicottaggio.

martedì 27 ottobre 2015

Crimson Peak

Crimson Peak lo aspettavo da un po', memore del capolavoro creato da Guillermo del Toro con Il Labirinto del Fauno. Per certi aspetti non è affatto quello che mi aspettavo. La storia è essenzialmente un grande classico, un film in costume in bianco e nero come si facevano tanto tempo fa ricreato in magnifici colori; la trama e le atmosfere da sviluppare impongono anche un passo narrativo che all'inizio stanca un poco, e, peggio ancora, i mostri, che qui sono essenzialmente degli spettri, non fanno paura. Non è che siano fatti male, ma si comportano come si comportano tutti i bravi fantasmi di tutti i film da cento anni a questa parte: la fantasia nella creazione, e il comportamento inquietantissimo di certe creature orrende del Labirinto qui non li ho visti. Insomma, Del Toro ha voluto creare un film gotico, non un film dell'orrore, e non lo ha mica nascosto del resto, quindi tocca farsene una ragione.

martedì 20 ottobre 2015

It Follows

Una ragazza si apparta con un coetaneo, lui dopo il rapporto la rapisce e le spiega che le ha trasmesso una maledizione, da lui ricevuta nello stesso modo da parte di un'altra giovane. Poi la libera e si dilegua senza lasciare traccia. Adesso la nostra povera protagonista dovrà sfuggire a una minaccia mortale. Un po' la storia di The Ring con l'amplesso al posto della visione del filmato maledetto? Se così fosse, It Follows ("ti segue") potrebbe candidarsi al ruolo di peggiore boiata degli ultimi anni. Invece la storia pur non essendo molto complessa è carica di altri significati. Il regista David Robert Mitchell, che è anche lo sceneggiatore, ha creato la trama di It Follows traendo spunto da un ricorrente incubo da lui sperimentato, incubo in cui era seguito da qualcuno, un ricordo confuso dove predominava una sensazione di ansia. Il film riesce a catturare un'atmosfera onirica e a trasmetterla allo spettatore, almeno in alcune parti. Bisogna fare indubbiamente uno sforzo per dare un senso a quello che si sta vedendo; è una sensazione che con me può fare fiasco se il regista esagera, nel senso che posso facilmente stancarmi di cercare il significato, se sento che si sta giocando troppo a nascondermelo. Ma in questo film non c'è un messaggio del tutto preciso, e non c'è la pretesa che ci sia, lo spettatore deve fare i conti con le sensazioni che gli vengono trasmesse, partendo da alcuni indizi che sono però decisamente chiarificatori. A Mitchell, molto bravo a creare la tensione e scene enigmatiche, va anche riconosciuta la capacità di seguire apparentemente gli stereotipi del genere horror ma di rovesciarli completamente o farne un utilizzo insolito.

venerdì 16 ottobre 2015

New York

Quest'anno una curiosità repressa a lungo mi ha portato negli Stati Uniti. Non ho mai avuto una grossa simpatia per il paese più importante e forte del mondo e questo (oltre al costo, la scomodità e lunghezzza del viaggio ecc...) mi ha sempre indotto a rinviare questa esperienza. La convinzione che prima o poi un'occhiata ce la dovessi dare (e se per caso avessi avuto la conferma che gli USA mi stanno di traverso mi sarei messo il cuore in pace) mi ha alla fine condotto a prendere la decisione, prima di essere troppo acciaccato per farlo, visto che sono abbondantemente negli -anta.



Io non sono troppo interessato alle bellezze naturali: ovviamente le ammiro, ma non posso basare un viaggio solo su di quelle. Pertanto andare a visitare cascate, canyon e parchi l'ho escluso in partenza. Avevo il timore - probabilmente è uno stereotipo, ma chissà - che la maggior parte delle città yankee fosse fatta con lo stampino (palazzoni moderni e anonimi, macdonald, shopping mall) e pertanto ho deciso di puntare a un luogo di interesse sicuro: New York. Ho scelto male il periodo perché, sappiatelo, a settembre a New York si può ancora bollire di caldo, ma per fortuna non ha mai piovuto. Mi sono concesso otto giorni di visita e ne è valsa la pena.

mercoledì 7 ottobre 2015

EXPO Milano 2015

Non è durata moltissimo la mia visita a EXPO 2015. Dopo essere stato da poco a New York (non ne ho ancora parlato) era difficile trovare grandi attrattive in una manifestazione che in fin dei conti è una grossa fiera, con qualche filmato e attrattiva da vedere e merce in vendita, interessante quanto si vuole ma senza le meraviglie di un Metropolitan Museum (poi ovviamente ognuno ha il suo punto di vista). Considerando che la coda per entrare in tutti i padiglioni tranne i più miserelli era davvero notevole (nonostante io ci sia andato di mercoledì) il rapporto sbattimento/soddisfazione era veramente svantaggioso e dopo un po' me ne sono andato. Non è che voglia muovere chissà quale critica, semplicemente provengo da una overdose di lunghe giornate in piedi e non avevo troppa voglia di farmene un'altra: non ho ovviamente voluto mancare a una occasione forse irripetibile (Expo in Italia, per giunta nella città in cui vivo) ma appena mi sono stufato, nel primo pomeriggio, sono tornato alla fermata della metropolitana.

lunedì 5 ottobre 2015

Spettacoli a venire

Segnalo due articoli su Fantasy Magazine: il primo è sui prossimi sviluppi riguardanti l'opera di Patrick Rothfuss, il secondo riguarda la possibilità di avere una miniserie sul mondo di Watchmen, la serie grafica di Alan Moore, già portata sugli schermi alcuni anni fa.
Devo dire che enrambe le notizie mi incuriosiscono positivamente, per una volta tanto (a essere delusi si fa sempre in tempo ma speriamo di no). Una storia come quella di Watchmen a mio parere può prendersi tempo, più tempo di un film per quanto lungo, per essere sviluppata, e c'è senz'altro spazio per tante trame collaterali riguardante il "vecchio" mondo di supereroi che nella storia di Moore è appena accennato come prologo: difficile sarà se mai creare un finale originale allo stesso livello della serie grafica. Per quanto riguarda la creatura di Patrick Rothfuss, quella Kingkiller Chronicle che al primo libro mi aveva colpito così positivamente e magicamente, vorrei davvero che se ne facesse qualcosa (al secondo libro la magia devo ammettere era finita, ma sono ancora curioso di sapere come andrà a finire, purché non ci vogliano troppe pagine per arrivarci). Anche qui penso che una serie televisiva sarebbe molto più adatta di un film.

sabato 3 ottobre 2015

Sopravvissuto - The Martian

Con Prometheus, Ridley Scott mi aveva fatto sospettare di aver perso il tocco magico per la fantascienza. Con Sopravvissuto - The Martian il grande vecchio che ci ha dato a suo tempo Alien e Blade Runner è tornato a degli ottimi livelli. Il film, con un grande Matt Damon come protagonista, è piuttosto lungo, ma riesce a tenere incollata l'attenzione. Matt Damon offre una robusta prestazione nei panni di un astronauta che deve affrontare una terribile incognita (rimanere isolato con pochi mezzi in un ambiente ostile) ma accetta la sfida con enorme determinazione, anche se non si fa grandi illusioni. Nello stesso tempo, la NASA si adopera per salvarlo, e il mondo rimane con il fiato sospeso.
Per curiosità, Matt Damon è proprio lo stesso attore che in Interstellar partecipava al lancio di esploratori nello spazio per trovare un pianeta che potesse dare speranza alla popolazione terrestre: finiva in un luogo inospitale e, pur di farsi raccattare dalla successiva spedizione spaziale, spediva un rapporto in cui raccontava balle sulla qualità del posto che aveva esplorato, sperando (umanamente comprensibile) di salvare la pelle, a scapito di tutti gli altri. Qui invece è un eroe. Dallo stesso Interstellar viene anche un'intrepida Jessica Chastain (qui nel ruolo della comandante dell'astronave, con tanto di sensi di colpa per aver perso un uomo). Meritano una menzione anche Sean Bean e Jeff Bridges.

giovedì 1 ottobre 2015

Libertà a rischio: il giornalismo.

Un recente articolo de La Stampa mi ha spinto a fare alcune riflessioni sul giornalismo e sui giornali come media (i giornali su carta, in rete, ma anche la loro versione televisiva). Jonathan Franzen, scrittore, il cui pensiero possiamo seguire anche qui (in inglese), dice in parole povere che internet è un nuovo totalitarismo. Chi urla più forte ha ragione, la verità non conta più niente. "Se pensate che io stia esagerando è perché non avete compreso la natura del totalitarismo. Non sono le parate, la polizia segreta, l'ideologia. È che abbiamo adesso qualcosa rispetto a cui non hai altra scelta se non relazionarti. Di continuo. In ogni aspetto della tua vita. È questa l'ambizione dei tecnocrati, che non ci sia mai un momento in cui non ti relazioni con la tecnologia." I professionisti del giornalismo, sostiene Franzen, non riescono più a farsi pagare. Le notizie vengono subito linkate e copiate, quindi il lavoro rubato. E poi abbiamo i blogger, i "citizen journalist" ovvero chiunque abbia uno smartphone e vada a dire la sua sui social network, i leakers, e via dicendo. La gente riceve solo opinioni contrapposte, e di solito contrapposte violentemente. Verità o presunte tali che si affermano perché la gente urla. Balle che diventano verità perché tanti le urlano.

venerdì 25 settembre 2015

Red Country

A chiudere (forse) coi romanzi ambientati nel mondo della Prima Legge di Joe Abercrombie arriva questo Red Country, e va subito detto che è una chiusura in sordina. Il libro non ha certo la potenza di The Heroes, né la cruenta passione di Best Served Cold. Alcuni personaggi che conosciamo da molto tempo ricompaiono, e uno si congeda "definitivamente" nel senso che muore in maniera abbastanza convincente, al di là di ogni possibile escamotage per resuscitarlo in seguito - se mai all'autore venisse voglia. La storia finisce, se vogliamo, in gloria, con i buoni che riescono a cavarsela, e questo non posso dire che mi dispiaccia. Il problema è un altro. Abercrombie in questo libro opera una commistione (fa un cross over, se vogliamo dirla in maniera elegante) tra due generi, e lo fa in una maniera che non mi ha convinto affatto. Red Country non è in effetti un romanzo fantasy, ma un tipico western, per quanto manchino le Colt e i fucili Winchester. E non lo dico perché c'è qualche elemento che lo faccia pensare, ma perché tutto l'impianto della storia è tipico di una storia western. C'è anche il presagio di un mitico duello finale, roba da film di Sergio Leone, una resa dei conti tra due personaggi che hanno una partita in sospeso da molto tempo. Un duello che si farà aspettare parecchio. Se volete proprio sapere di che si tratta, lo scrivo più avanti in modo da non anticipare qui elementi fondamentali della trama.

venerdì 18 settembre 2015

Un protagonista sconosciuto

Tra le mie letture "non-fantastiche" di quest'anno c'è la biografia di un personaggio che ormai comincia a sbiadire tra le pieghe della storia, e anzi non è mai stato veramente alla ribalta (contro la sua volontà, direi), eppure ha avuto un'influenza non indifferente sulla cultura del XX secolo. Il libro è Fury on Earth di Myron Sharaf e il personaggio in questione è Wilhelm Reich (1897-1957), uno dei padri sconosciuti della psicanalisi (sconosciuto e misconosciuto in quanto ebbe con la Società Psicanalitica una separazione aspra per quanto del tutto consensuale). Si tratta di un personaggio senz'altro interessante, potendo vantare di aver avuto tra i propri nemici gli psicanalisti che lo hanno isolato, i nazisti della Germania di Hitler da cui è dovuto fuggire, i comunisti che lo hanno espulso dal partito e infine gli Stati Uniti che lo hanno messo in galera (per inciso, è anche riuscito a farsi odiare o quanto meno disprezzare dalla comunità scientifica).
Uno dei primi allievi di Freud, Reich iniziò ad esercitare la professione di psicanalista a Vienna subito dopo la Prima Guerra Mondiale a soli 22 anni, in un'epoca pionieristica in cui non erano fissati rigorosamente i requisiti per esercitarla - lui fu uno di coloro che iniziarono a delinearli - e si distinse per l'energia che era capace di spendere non solo nel lavoro, dove ebbe precoce fama e successo, ma anche nella ricerca teorica, nella diffusione delle idee e nel lavoro sociale connesso. Si distinse tra i colleghi per molti aspetti. Innanzitutto perché non si limitava a scrivere articoli o libri e a farsi pagare profumatamente dai pazienti che si accomodavano sul lettino, ma cercava di impegnarsi socialmente e politicamente sia nel portare aiuto terapeutico alla gente comune, non in grado di pagare la terapia psicanalitica, che nel propagandare la contraccezione e la libertà sessuale (due temi che potevano portare parecchi guai all'epoca).

venerdì 11 settembre 2015

The Heroes

Proseguendo nella grande esplorazione del mondo della Prima Legge, ho affrontato The Heroes. [Nota: in questa recensione anticiperò certi eventi della trilogia ambientata in questo mondo]. Qui Joe Abercrombie ci riporta in quello che, a mio parere, è il luogo meglio descritto del suo mondo immaginario (non uno dei più memorabili del fantasy, nel complesso, se volete la mia impressione): il Nord. I nordici sono una specie di scandinavi con un che di celtico o di germanico (vichinghi? sembrano quasi, ma non li si vede compiere grandi avventure marinaresche). Sono rozzi guerrieri di un mondo diviso in clan, mai unificato del tutto, una terra di conquista per l'Unione ma poco redditizia, e invasa pagando un prezzo parecchio salato. Insomma un mondo che è perennemente in guerra. I tratti caratteristici dei nordici sono abbastanza pochi ma pittoreschi: certi modi di dire che vengono ripetuti spesso, i codici d'onore, la divisione sociale nelle caste di guerrieri, l'impetuosità in battaglia, l'amore per le storie leggendarie e le bevute, la facilità con cui gli sconfitti fanno una brutta fine (ma talvolta anche il rispetto esistente tra avversari, a seconda dei rapporti personali), le faide e i duelli. E anche i nordici hanno un vicino che temono, in quanto c'è gente ancora più rozza e dura di loro, i selvaggi che vivono oltre il fiume Crinna.

sabato 5 settembre 2015

La classe operaia (e non solo) va in castigo

Un articolo del Guardian (in inglese) esamina cosa è successo quando sono state rivelate le (pessime) condizioni lavorative che esistono presso Amazon, gigante della New Economy (nonché della globalizzazione).
Una cultura del lavoro competitiva e spietata, che sembra prevedere solo una passata sotto il
bulldozer per concetti quali il rispetto della dignità del lavoratore e i diritti a condizioni lavorative accettabili.
Dal momento che il mondo economico è rimasto inerte di fronte a qualsiasi appello al boicottaggio, sembra che la reazione del management, sostanzialmente una lettera in cui si dice che le cose non stanno davvero così, sia stata sufficiente a sopire qualsiasi contestazione. Insomma, dopo la denuncia cosa è successo? poco. Ma perché?

L’articolo dà diverse giustificazioni per questa indifferenza, compresa una che magari non è molto comprensibile per noi italiani: ovvero che in molte aziende USA il dipendente è incoraggiato a pensare in grande (sperare in chissà quale carriera) e ovviamente poiché non tutti ce la fanno a ottenere quello che sperano, è chiaro che molti siano arrabbiati.
Insomma trattare ruvidamente il lavoratore per il mondo economico non è un problema, finché non vi è una grossolana violazione dei diritti, di quelle che rischiano di creare un pericolo per i profitti dell’azienda (ovvero grosse cause, class action e simili che costringano a sborsare indennizzi clamorosi, un’evenienza che nell’Italia dei diritti dei lavoratori non succede mai, ma nella crudele America capitalista qualche volta si verifica).