martedì 23 febbraio 2016

La strada che portò ai campi di sterminio

Questa volta non parlerò di fantasy, horror o fantascienza, ma di una storia vera che in effetti è così straordinaria che per certi aspetti sarebbe poco credibile se fosse un romanzo. Sono andato a recuperare un libro che parla di uno dei grandi stermini dimenticati, e in particolare della guerra che portò a quella situazione. Il libro è Road to the Killing Fields, non tradotto in italiano, e l'autore Wilfred P. Deac, del corpo diplomatico statunitense, uno che vide la guerra cambogiana da vicino e conobbe alcuni dei protagonisti. Deac ovviamente appartiene a una delle parti in campo, ma la sua esposizione è sostanzialmente onesta, o almeno suona abbastanza onesta.

La guerra civile cambogiana è stata uno dei conflitti meno compresi della storia, in quanto l'aggressore principale, il partito comunista di Saloth Sar (meglio conosciuto col soprannome di Pol Pot, uno che, se il suo popolo fosse stato abbastanza numeroso, avrebbe superato di gran lunga i massacri compiuti dalla coppia di assassini più feroce del ventesimo secolo, Mao e Stalin) riuscì a tenere ben nascosti i propri propositi e ad apparire fino all'ultimo come uno dei tanti movimenti appartenenti a una coalizione che, in realtà, aveva monopolizzato.
La tragedia ha altri attori, molto più piccoli. Lon Nol, uomo politico e cattivo stratega militare che nel 1970 ebbe l'idea, probabilmente malaugurata, di scalzare il re cambogiano e schierarsi fermamente a fianco degli Stati Uniti. Infine Sihanouk, il re menzionato poco fa, un politico furbo e consumato nonché regista di film scadenti, uno che fece della propria vita uno slalom tra mille ostacoli e mille nemici, cadendo alcune volte ma riuscendo sempre a tornare in sella in un modo o nell'altro, a grande vantaggio di sé stesso ma non del suo popolo.


La Cambogia, popolo di radici antiche da sempre schiacciato tra due pericolosi antagonisti (Vietnamiti e Tailandesi), ebbe la sua indipendenza nel 1953, nel quadro della decolonizzazione indocinese da parte della Francia, che ormai continuava la sua lotta in Vietnam solo grazie al denaro degli Stati Uniti e stava per uscire di scena. Sihanouk, il sovrano, fece uno dei suoi primi "movimenti tattici" di potere rinunciando al titolo di re in favore del padre per poter essere libero di fare politica e partecipare alle elezioni. Vinse, diventando il padrone assoluto del paese sebbene ci fosse una nutrita schiera di movimenti d'opposizione (opposizione presto costretta ad essere clandestina).

A causa della sciagurata teoria del domino (il timore che se si fosse permesso ai comunisti di prendere il potere in un paese sarebbe crollata una intera regione) gli USA decisero a tutti i costi di mantenere l'Indocina libera dai comunisti. Questo era assai difficile da realizzare nel Laos, paese praticamente isolato, e nel Vietnam diviso in due (il nord ai comunisti, il sud "democratico"). La rissa scoppiò, come ai tempi dei Francesi, più furiosa in Vietnam.

Nell'ambito della lotta sempre più cruenta che ne seguì, la Cambogia e il Laos vennero sempre più coinvolti, poiché per portare la lotta nel Vietnam del Sud ai comunisti conveniva sconfinare nell'entrotetta per poi rientrare nel paese, dalla conformazione geografica molto particolare (stretto e lungo, con una fascia costiera orientale e foreste e altopiani più a ovest): in pratica, la guerra del Vietnam passava, per la sua fase logistica, da Laos e Cambogia. Era la famosa "Pista di Ho Chi Minh." I guerriglieri comunisti (i cosiddetti Vietcong) che combattevano nel Sud non avrebbero certo potuto tenere il campo senza un afflusso di rifornimenti, addestratori e reclute dal Nord (il movimento di guerriglia era completamente controllato dal Vietnam del Nord in effetti).

Sihanouk cercò di mantenersi neutrale. Non aveva nemmeno un esercito degno di questo nome, del resto... I suoi soldati non erano in grado di interrompere la Pista di Ho Chi Minh, presidiata dall'esercito regolare nordvietnamita.  L'unica cosa che il sovrano potesse fare era cercare collaborazione con gli "sponsor" sovietici e cinesi delle armate comuniste per limitare l'aggressività di questi sconfinamenti, concedendo allo stesso tempo un permesso di transito e altri benefici. Questo costringeva Sihanouk, che pure in molti casi cooperava con sudvientamiti e forze USA almeno a livello informativo, a strillare come un'aquila ogni volta che le forze anticomuniste "invadevano" la Cambogia per interrompere la Pista. In alcune occasioni Sihanouk si avvicinò politicamente agli Statunitensi, ma finì sempre per frustrare i loro tentativi di stipulare qualche tipo di alleanza con lui. La Cambogia del resto accettava aiuto economico e militare da qualsiasi direzione provenisse.


Il disastro avvenne nel 1970. Retrospettivamente, la frittata era già fatta, ma poteva essere peggiorata, e lo fu. C'era già stata (1968) la grande offensiva comunista del Tet in Vietnam, ed era fallita, ma gli USA, pervasi da un movimento contro la guerra ormai travolgente, dovettero fare i conti con anni di politica fallimentare e avevano ormai deciso di tirarsi fuori dal conflitto. Era iniziata la "vietnamizzazione," ovvero un tentativo di far gestire la guerra alle forze anticomuniste senza intervento diretto di soldati USA. Speranze che ciò fosse attuabile, pochine. Più che altro si cercava di costringere il Vietnam del Nord a una tregua per ottenere un "intervallo decente" tra la ritirata degli USA e il crollo dei loro alleati locali. Gli Stati Uniti sapevano di essere sconfitti, ma non volevano sembrare sconfitti.
Così, mentre a Phnom Penh c'era chi faceva la dolce vita in un'atmosfera post-coloniale, con ancora molti francesi in città, la Cambogia era stretta sempre più fra i due contendenti, e i nordvietnamiti ormai si erano fatti estremamente aggressivi. Alcuni militari e uomini politici si decisero a estromettere Sihanouk dal potere e la Cambogia divenne così una repubblica, decisa a lottare contro i comunisti. L'uomo forte della rivoluzione si rivelò Lon Nol, destinato a rivelarsi un pessimo politico e forse un peggiore capo militare, appoggiato da un principe di sangue reale rivale di Sihanouk, Sirik Matak, e da In Tam, un altro militare. Un trio non molto abile.


L'autore del libro dimostra in maniera abbastanza convincente che gli Stati Uniti non sponsorizzarono l'estromissione di Sihanouk. Ammette che elementi non di vertice possano aver fatto promesse di maggiori aiuti, però, e in effetti gli aiuti USA arrivarono, e anche quelli dei sudvietnamiti (nonostante i contrasti etnici fra i due popoli avessero condotto a vere stragi). Gli aiuti tuttavia furono insufficienti perché Lon Nol, che aveva intimato ai nordvietnamiti di andarsene dal paese, si ritrovò a dover affrontare una vera invasione. La Cambogia, con un influsso di dollari e materiali statunitensi, si trovò a dover creare quasi dal nulla un esercito per affrontare i nordvietnamiti, e ovviamente subì delle batoste. Lon Nol aveva preso il potere per contrattaccare i comunisti, ma in realtà la guerra del Vietnam stava per arrivare a una svolta, quella del disimpegno nordamericano, e il 1970 era il momento peggiore per schierarsi.

La Cambogia del resto fu un pozzo di corruzione come il Vietnam del Sud. I dollari crearono ricchezza oscena per pochi e disperazione per la massa. Gli ufficiali costruirono le loro ville, i più intelligenti si prepararono una residenza all'estero per quando sarebbe finita la festa. I soldati generalmente non ricevevano la paga e spesso nemmeno il rancio. I loro ranghi erano aumentati dai "soldati fantasma," esistenti solo nei registri, un espediente per gli ufficiali corrotti che intascavano la
paga di uomini che non esistevano. Non che riuscissero a funzionare, militarmente... Lon Nol rinunciò fin da subito a tenere sotto controllo il nord e il nordest del paese. A mano a mano che l'esercito perdeva terreno la capitale Phnom Penh e altre città si riempivano di profughi. Quanto a Sihanouk (la sua foto qui a fianco), dal suo esilio iniziò a inveire contro i nuovi padroni e i loro alleati americani. Con ostinazione paranoide cercò la vendetta pur sapendo che non sarebbe tornato al potere coi suoi mezzi ma come lacché di un nuovo tiranno. Si mise mani e piedi nelle mani di uno dei movimenti più estremisti, quello comunista di Pol Pot, che godeva dell'appoggio cinese. I famosi Khmer Rossi. Inizialmente questi estremisti contavano ben poco, tanto che i nordvietnamiti avevano organizzato un movimento filocomunista fantoccio in Cambogia per conto proprio. Ma proprio il nuovo militantismo del governo di Lon Nol li spinse a rifornire di mezzi questo debole alleato locale. I Khmer Rossi non furono mai un fantoccio del Vietnam del Nord, anche se in occidente alcuni lo credevano. Erano molto attenti a mantenere segrete le proprie intenzioni, i propri numeri, i propri volti. Nella loro paranoia furono abili a nascondersi dietro alla sigla di un'alleanza di vari movimenti, e a presentare come leader un personaggio, Khieu Samphan, che in effetti era solo un comandante militare (destinato a succedere al comando del movimento molti anni dopo). Pol Pot aveva già in mente una sua utopia sanguinaria ma il mondo non lo sapeva, e sia il governo cambogiano che gli USA cercarono a più riprese di trattare con lui. Ogni volta le trattative vennero fatte cadere, a volte dopo che erano state portate per le lunghe.

Per i primi due o tre anni l'esercito di Lon Nol si rafforzò, nonostante tutto, pur perdendo terreno. Lui invece si ammalò gravemente ma non rinunciò al potere. Altri ufficiali e politici cambogiani chiesero il permesso agli USA per eliminarlo ma era ben presente la memoria della sanguinosa sostituzione di Diem (*) nel Vietnam del Sud, la soppressione di un politico scomodo e poco collaborativo a cui ne seguirono altri anche peggio. Non aspettandosi che la società cambogiana potesse riformarsi, gli Statunitensi non approvarono l'eliminazione di Lon Nol. Un suo fratello maneggione e ancora più corrotto, dal nome simile (Lon Non), che si era intrufolato nei gradi alti dell'esercito, fu invece invitato a levarsi dai piedi, cosa che fece, per un certo periodo. Ma era arrivato il momento della Pace di Parigi (fine 1972) e del disimpegno americano. Il Vietnam del Nord cessò le operazioni su larga scala in Cambogia e gli USA dopo alcuni mesi dovettero (per volontà del Congresso) interrompere l'appoggio aereo, almeno quello ufficiale.

Adesso i Khmer Rossi erano forti e preparati, e si ritrovarono a combattere contro l'esercito di Lon Nol senza interventi esterni, da una parte dall'altra, se non per i rifornimenti. Nonostante tutto in alcuni casi i cambogiani lottarono con decisione contro i comunisti, ma la situazione andò peggiorando. Mentre il Sud Vietnam agonizzava a sua volta e poteva dare ben poco aiuto, le truppe governative tenevano la capitale, zeppa di profughi, e alcune località strategiche ormai circondate. Era ancora libera la fertile zona del Tonle Sap (grosso lago nella zona centro occidentale del paese) ma i collegamenti con Phnom Penh venivano continuamente interrotti. Stessa cosa per l'unico porto moderno, Kompong Som (che è Sihanoukville nella cartina). La capitale veniva rifornita da grossi convogli fluviali che provenivano dal Vietnam del Sud lungo il fiume Mekong; per la stessa via arrivavano anche munizioni e carburante, e le ultime armi. A volte i comunisti si avvicinavano abbastanza da colpire la città con artiglieria e razzi, o affondavano le navi con ardite incursioni di sommozzatori.

Poi arrivò l'agonia, quando il fiume venne minato e bloccato dai comunisti. Un ponte aereo americano cercò di portare rifornimenti ma c'erano troppe bocche da sfamare nella città. Lon Nol finalmente se ne andò sperando che il suo allontanamento permettesse a qualcun altro di fare la pace con i Khmer Rossi, ma ovviamente non fu possibile. Venne poi il giorno della grande fuga degli Statunitensi dall'ambasciata. Il "fratellino" Lon Non, che era tornato in Cambogia, e Sirik Matak, il politico che non aveva saputo indirizzare Lon Nol, rifiutarono la fuga a bordo degli elicotteri, e aspettarono l'arrivo degli uomini in pigiama nero, i Khmer Rossi, che si fecero attendere solo pochi altri giorni (il 17 aprile 1975 infatti Phnom Penh cadde). Entrambi questi uomini politici vennero uccisi. Una popolazione sgomenta, che coi profughi aveva raggiunto due milioni di persone, venne costretta ad abbandonare la città per trasferirsi nelle campagne, senza riguardo per invalidi, anziani o feriti. Fu l'epoca dei campi di sterminio.

Era iniziato l'anno zero della Cambogia, il ritorno alla purezza agraria, l'eliminazione degli intellettuali (ovvero di chiunque avesse studiato). Sihanouk fu capo di stato solo per finta, e per poco tempo, poi se ne dovette andare. Nella sua feroce follia nazionalista Pol Pot dopo pochi anni attaccò il Vietnam (unificato sotto i comunisti, nel frattempo) cercando di prendere posizioni nel delta del fiume Mekong (che era stato territorio cambogiano, ma secoli prima). Ovviamente non aveva le forze per affrontare un avversario del genere, nemmeno con le armi cinesi... e così la Cambogia ebbe una nuova guerra, una occupazione vietnamita con un governo fantoccio e i Khmer Rossi ancora nelle foreste a fare la guerriglia. Quando finalmente i Vietnamiti se ne andarono e si arrivò finalmente alla pace senza Khmer Rossi al potere, Sihanouk ebbe di nuovo il trono, sebbene non fosse più il padrone del paese, e morì in tarda età nel 2012.

Cosa ci insegna questa strage inutile? Innanzitutto l'inutilità delle ideologie e l'abisso morale a cui spesso portano le posizioni intransigenti ma, temo, anche l'inutilità della resistenza davanti a situazioni impossibili. Sihanouk forse era un vigliacco e un egoista, e mi sembra odioso come personaggio, ma se fosse rimasto al potere probabilmente si sarebbe adattato a diventare un fantoccio del Vietnam del Nord senza bisogno del conflitto che permise ai Khmer Rossi di crescere come movimento e fare quello che fecero. Ironia della sorte: gli anticomunisti guidati da Lon Nol fecero un grandissimo favore ai Khmer Rossi, i quali ebbero l'alleanza di Sihanouk dopo che era stato esiliato, ottenendo quella legittimità di cui avevano bisogno.

D'altra parte non basta non volere una situazione detestabile per meritarsi di evitarla. Come molti leader del Vietnam del Sud, Lon Nol sinceramente non voleva cedere al comunismo. Ma in quel periodo esso aveva il carisma della lotta per l'indipendenza dalle potenze coloniali (Francia) e imperialiste (USA) e una rettitudine morale di fondo che lo rendeva, con l'aiuto delle armi russe e cinesi, irresistibile per questi paesi giovani appena usciti dal giogo coloniale. Cosa avevano i governi cambogiano e sudvietnamita oltre a dollari e corruzione? I putridi governi filoamericani non seppero capire una cosa molto facile, che per fare una guerra con successo o tener duro di fronte a un'aggressione devi per prima cosa creare una società per cui la gente voglia combattere. Questa potrebbe essere un giorno una lezione per i governanti italiani, ma spero di non vederlo.

D'altra parte gli Statunitensi ebbero una lezione dura a loro volta: potevano aiutare un popolo desideroso di battersi ma se questo desiderio vacillava non potevano infonderlo, né creare la lealtà verso un governo, né cancellare la corruzione con la bacchetta magica. I loro aiuti si dimostrarono dollari al vento.

Dal punto di vista militare gli USA in Cambogia come in Vietnam equipaggiarono gli eserciti alleati per una guerra di potenza materiale che era quella che conoscevano, una guerra che necessitava di strade, terreno sgombro e campi di tiro liberi, ma il territorio locale questo non lo offriva. Le unità cambogiane e sudvietnamite coi loro cassoni corazzati ed elicotteri certamente picchiavano duro come potenza di fuoco, ma non erano adatte al tipo di conflitto che i guerriglieri avevano scelto.

Ultima cosa: se sei alleato degli Stati Uniti, devi essere pronto a essere gettato via come un fazzoletto di carta usato. O magari anche peggio, potrebbe dirci dall'inferno Saddam Hussein. Deac, nell'introduzione del suo libro, parlando di uno dei suoi "fantasmi da esorcizzare," che sperava di aver placato scrivendo, fa una citazione da un militare USA che riassume anche il suo pensiero: I Cambogiani credevano veramente in noi. I Vietnamiti, non sono così certo. È per questo che la Cambogia mi disturba più del Vietnam o del Laos. I Cambogiani erano quelli che si fidavano di più. Lacrime di coccodrillo.

Oggi la Cambogia, che ha perso le sue foreste quasi interamente disboscate, è uno dei paesi più poveri e corrotti del mondo.

(*) Nota: qui si parla di Ngo Dinh Diem, presidente del Vietnam del Sud, quello famoso per aver perseguitato i buddisti: i monaci che protestarono dandosi fuoco crearono una immagine che forse tutti ricordate. Personaggio scomodo la cui eliminazione fu avallata o voluta dagli USA, nel 1963. Diem aveva i suoi nemici tra i connazionali, ma senza il benestare USA non poteva essere eliminato. Con somma delusione degli Statunitensi, i leader sudvietnamiti che seguirono lo fecero rimpiangere.

5 commenti:

Mirko Sgarbossa ha detto...

Storia molto interessante, peccato non esista un ebook del libro.

Bruno ha detto...

In generale sull'argomento Indocina i libri non sono recentissimi, per la maggior parte anni ottanta e novanta o i primi duemila. Quindi spesso sono solo cartacei, non portati in formato digitale anche perché certamente non è un periodo molto studiato. L'interesse credo non sia moltissimo nemmeno in altri media. Dopo la prima paralisi post sconfitta, il cinema USA ebbe una fiammata di film sul Vietnam (Platoon, Hamburger Hill, Full Metal Jacket...) a volte reinventandosi una guerra vinta, o persa solo per tradimento del fronte interno. Durò qualche anno, ma adesso il Vietnam è tornato a essere un argomento di cui si parla malvolentieri e probabilmente si studia anche pochissimo: oggi il nemico ha caratteristiche abbastanza diverse (non più ideologia ma scontro di civiltà, o mancanze della medesima). Io penso che i drammi indocinesi abbiano qualcosa da insegnarci anche oggi, ma non mi aspetto che li seguano in molti...

M.T. ha detto...

Storia e articolo interessanti.
Sull'ultima parte del pezzo (quella dell'essere alleati degli USA), mi viene in mente Rambo 3, quando alla fine del film compariva la scritta "dedicato al valoroso popolo afgano" e che dopo i famosi fatti di qualche hanno fa è stata fatta sparire. Come si dice in fatto di alleanze, un po' alla 1984.

Bruno ha detto...

Eh, sì.
Anche l'Afghanistan è una bella storia da raccontare...

M.T. ha detto...

Già. (pardon, volevo scrivere "anno" non "hanno": m'è scappata una h).