lunedì 2 ottobre 2017

Invasione: Fase Seconda

Questo libro di Harry Turtledove è la continuazione del precedente Invasione: Anno Zero, di cui ho parlato recentemente. Continuano sostanzialmente le storie raccontate nel precedente volume della quadrilogia, la divisione mi sembra più che altro utile a evitare di pubblicare un unico libro dalle dimensioni enormi. Anticiperò qui qualcosa della trama di questo Invasione: Fase Seconda, mi aspetto che del resto la maggior parte dei miei visitatori lo abbia letto.
Innanzitutto, la corsa agli armamenti in questa parte della storia. Tutte le potenze terrestri si sforzano di costruire la bomba atomica, in modo da colpire i Rettili con la stessa potenza con cui loro hanno colpito due città umane, Berlino e Washington. Viene usato il materiale fissile rubato ai Rettili, si interrogano i prigionieri per scoprire informazioni tecniche (uno di essi con orrore si accorgerà che i "Grossi Brutti," ovvero i terrestri, non sono affatto ignoranti in tema di fisica nucleare). Il possesso da parte umana dell'arma apre delle spiacevoli possibilità, ovviamente. Se gli avversari venuti dallo spazio dovessero reagire lanciando altre bombe atomiche, dove si fermerebbe l'escalation? Il lettore sa già, perché segue i ragionamenti da entrambe le parti della barricata, che il "Signore di Flotta" Atvar, il comandante dei soldati della Razza (ovvero i Rettili), riceve critiche dagli altri ufficiali perché la guerra è inaspettatamente difficile, ma crede ancora improbabile di dover rinunciare alla conquista e colonizazione di Tosev 3 (ovvero la Terra). All'escalation è pronto, ma non può permettersi di portarla fino alla totale devastazione del pianeta, perché sarebbe contro i piani di colonizzarlo.

domenica 1 ottobre 2017

Trainspotting 2

Scegliete un megatelevisore del cazzo, era una volta... adesso è diventato "Scegli un iphone fatto in Cina da una donna che si è buttata dalla finestra, e mettilo nella tasca di una giacca, fresca di una fabbrica di schiavi del sud est asiatico." Insomma le prospettive sono modernizzate, sono cambiate, ma mica tanto. Il tragico e comico Trainspotting ha avuto un triste e malinconico e inutile seguito, e in fin dei conti visto il nichilismo delle tematiche, be', ci sta tutto.



Io comunque mi sono divertito a vederlo, ma è un film orrendamente mesto nonostante i momenti piacevoli.

sabato 23 settembre 2017

Valerian e la città dei mille pianeti

Scopro che questo Valerian e la città dei mille pianeti all'estero è già uscito da un po' e ha fatto un fiasco che viene addirittura definito clamoroso. Questo mi esime dal vedere il film? Assolutamente no, visto che il regista Luc Besson ci ha dato anni fa uno dei film di fantascienza più belli (a mio parere, ovviamente), ovvero Il Quinto Elemento, e visto che si tratta del film europeo più costoso di sempre. Almeno per capire cosa è andato storto, un'occhiata al film la dovevo dare.

Su una cosa non sono rimasto deluso, e le mie migliori aspettative sono state confermate. Il film è una meraviglia a cui assistere, un caleidoscopio di colori, un continuo bombardamento di forme, suoni, impressioni, musica e stili diversi. Ci sarebbe da rivedere parecchie scene anche solo per cogliere tutti i dettagli che meritano di essere ammirati. Non entro invece sulla discussione se il film sia stato osteggiato perché europeo. Luc Besson innanzitutto è un regista che crea un cinema parecchio all'americana. Questo film, come anche a suo tempo Il Quinto Elemento, ispirandosi al mondo della striscia fumettosa d'oltralpe, ha ovviamente una sua identità che è differente in molti modi a volte sottili e a volte evidenti, ma non vedrei uno stile decisamente "europeo" in quello che fa Besson, piuttosto c'è un suo stile particolare.


E comunque anche l'insuccesso del film è relativo, poiché si può parlare di fiasco solo se si confrontano gli incassi con un budget che forse era troppo ambizioso.

giovedì 21 settembre 2017

Death Note

Death Note è un manga (ovvero un fumetto giapponese), una serie di anime (che a casa nostra si chiamano cartoni animati), un certo numero di film (sempre giapponesi tre di essi, se la notizia che traggo da Wikipedia è corretta, ma non manca un adattamento cinese). E infine un film di marca USA. Parlerò di quest'ultimo, anticipando alcuni elementi della trama. Paragoni non ne faccio... tempo fa ho visto alcuni episodi della serie anime, che mi erano parsi disegnati in maniera poco piacevole e con un ritmo un po' lento, e per un motivo o per l'altro non ero andato avanti (del resto ci sono PARECCHI episodi). Comunque è troppo poco per farmi un'idea di come la faccenda si sviluppasse nel mondo del Sol Levante. Pertanto se il film yankee sia una buona interpretazione della storia originale è faccenda su cui non posso dare un'opinione... ma del resto non mi interessa farlo.


Mi basterebbe in effetti un film carino di suo, se poi non è fedele al suo mondo di riferimento amen. Tutto sommato non mi è dispiaciuto questo Death Note, ma andiamo con ordine...

domenica 17 settembre 2017

La mostra sugli anni '80

Presso il Wow Spazio Fumetto di Milano (Viale Campania 12, sull'area dell'ex deposito dei mezzi pubblici ed ex fabbrica Motta) è ancora possibile per alcuni giorni visitare la mostra sugli anni ottanta. In contemporanea c'è anche un'esposizione delle tavole di Jack Kirby, un disegnatore Marvel degli anni d'oro.


Gli anni ottanta sono una memoria gloriosa per molte persone. In effetti queste mitizzazioni mi danno molto da riflettere perché sono basate su fattori per lo più superficiali: che musica si ascoltava, che film, divertimenti, eventi sportivi hanno segnato l'epoca. Non è che io non dia importanza a queste cose, ma credo anche che ogni persona che c'era abbia avuto i "suoi" anni (ottanta, novanta, ecc...) con problemi privati e momenti belli privati, e c'entri fino a un certo punto la patina pubblica degli eventi che hanno colorato un'epoca. Ma forse penso così perché io, con il mio carattere cupo e la mia misantropia, non ho amato particolarmente gli anni ottanta, se li intendiamo come molti li vogliono intendere, ovvero come epoca di facile divertimento, ottimismo e semplicità.

venerdì 15 settembre 2017

Riga

Poche vacanze, quest'anno, per via di tutta una serie di vicissitudini. Ho scelto come meta Riga, capitale della Lettonia, una nazione giovane dalla storia molto travagliata. Il viaggio in pratica ha preso buona parte del tempo. Poiché avevo solo 3 pernottamenti a mia disposizione ho volato con pochissima zavorra, sfruttando la possibilità di portare un "bagaglio a mano" comunque ragguardevole, misure 55x40x20, sul mio volo low cost. È stata una prima volta per un volo con Ryanair da Bergamo (anche se non il primo volo a "basso costo") e dopo pochi giorni già le regole sono cambiate, non puoi più portarti il bagaglio a mano da mettere nella cappelliera e anche una piccola borsa da tenere con te. Una delle due, e basta. Dovrò studiare la questione perché così lo spazio diventa davvero molto poco.
Il ritorno, sempre con compagnie "low cost," è stato un trauma perché volando con uno scalo tra controlli al metal detector, attese inutili passate a leggere libri e annoiarsi e via dicendo, praticamente è partita una giornata intera. Volare è sempre più una rottura di scatole, ma le alternative, con queste distanze, sono comunque poco attraenti.

La Statua della Libertà. Anni '30. La libertà la perse subito e dovette aspettare molti anni per riottenerla.


Sì, perché Riga è lontana. Oltre 1.600 Km da Milano in linea d'aria. Sono partito con il caldo, nonostante quei temporali che improvvisamente hanno abbassato le temperature ai primi di settembre, e mi sono trovato ad affrontare una temperatura che, portandosi sotto la media stagionale del luogo, è scesa anche sotto i dieci gradi (non è mancata una mezza giornata di pioggia). Pertanto regola numero uno: a latitudini scandinave l'estate e sempre un'ipotesi.

domenica 10 settembre 2017

E intanto su Netflix e zone collegate...

Un giorno dovrò sforzarmi di più di capire cosa rende interessanti le serie televisive. Ovvero cosa fa scattare quel meccanismo per cui una la divori, o comunque ti fai un punto fermo di terminarla, e un'altra la dimentichi dopo una puntata o due, senza quasi rendertene conto. Ovviamente parlo per me, ma sento in giro che per moltissima gente è la stessa cosa.

Un fatto è certo. Una serie è un grosso investimento di tempo, per cui è cosa buona e giusta lasciare perdere quando annoia o non convince. L'ho fatto con Sons of Anarchy nonostante fossi arrivato alla quinta serie: ripetitivo con troppi ammazzamenti e destini atroci, roba che ci si chiede perché questi poveracci dei protagonisti non si rendano conto che stanno giocando a un gioco troppo duro per loro. Ero affezionato alla serie ma alla fine la noia è intervenuta e ha avuto la meglio.

American Gods (Amazon Prime) l'ho vista fino alla fine. Ho faticato un po'. Ha momenti artistici, o anche scene che ti fanno morire dal ridere, così come lunghi periodi soporiferi. Chi era interessato probabilmente l'ha già finita da un pezzo, se non avete Amazon Prime o non l'avete comunque ancora vista consiglio di farci un pensierino.

The Defenders, quella sui supereroi Marvel, m'è crollata al primo episodio. Non avendo terminato nessuna delle quattro (quattro?) serie da cui traeva origine, non mi meraviglio.

Il protagonista di The Ozarks davanti al cadavere di un suo nemico (uno dei tanti)

La seconda serie di The Expanse parte già forte e mi sento di consigliarla, anzi credo che sia tra la fantascienza migliore che ci sia in giro in questo periodo.

Passando poi alle serie TV dove la droga la fa da padrona, noto con sgomento che hanno su di me una attrazione malsana. Non so davvero spiegarmi, visto che reputo il mondo degli spacciatori e dei narcotrafficanti una delle cose più repellenti sulla Terra. Eppure mi è piaciuta moltissimo la serie Breaking Bad (Gomorra non l'ho vista) e le prime due stagioni di Narcos. Quanto a quest'ultima, sorpresa: la terza serie parte lenta, noiosa, tediosamente complessa. Non sembra replicare il successo delle prime due e in effetti i personaggi non sono più gli stessi (visto che è caduto l'impero di Pablo Escobar). Legata alla droga ma più improntata al tema del riciclaggio del denaro sporco è The Ozarks, dove un consulente finanziario si trova costretto a costruire dal nulla un impero in un luogo molto particolare, e in situazionidi enorme stress. Un fattore che regge la serie è la razionalità del protagonista, che gira disarmato in mezzo alla gente più allucinante e deve alla sua mente limpida e rapida le soluzioni che gli permettono di restar vivo (lui e famiglia).
E poi c'è Weeds, dove al mondo della borghesia suburbana USA si incrocia il peggiore cinismo e l'immoralità più disinvolta, con la storia di una vedova che per fare quadrare i conti diventa spacciatrice in ambienti di perbenisti.

La mia speranza in questi giorni è che The Expanse confermi le impressioni che mi aveva dato la prima serie. Se avete Netflix, consiglio vivamente.

giovedì 7 settembre 2017

Invasione Anno Zero

Il libro è il primo di una classica e lunga serie della fantascienza. Dal momento che io sono scettico sui romanzi storici (in questo caso siamo nell'ucronia, ma sempre con una forte componente storica) è andata a finire che per un sacco di tempo non l'ho letto, sebbene fossi anche un po' curioso. La Seconda Guerra Mondiale è un argomento che conosco abbastanza bene e mal sopporterei vederla trattare male. D'altra parte l'autore, Harry Turtledove, è uno notoriamente molto preparato: la sua storia se l'è studiata.

Perciò alla fine mi sono letto Invasione: Anno Zero, e ho trovato una discreta soddisfazione, tanto che ho divorato in pochi giorni un tomo di dimensione abbastanza ragguardevole.
La Storia. Con qualche anticipazione. Come (quasi) tutti sapranno, Turtledove immagina nella sua ucronia che degli alieni invadano la terra nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, per essere più precisi nei primi mesi del 1942, sbarcando dallo spazio in vari luoghi, e prendendo il potere molto rapidamente in alcune zone (diciamo all'incirca il sud del mondo o buona parte di esso, ma anche l'Italia che anziché combattere accetta un compromesso), ma senza riuscire a farla finita con la resistenza dei terrestri.
Negli Stati Uniti e in Polonia, nonché in Russia e Cina, gli alieni hanno grandi successi ma non definitivi, pur assestando duri colpi alle armate Giapponesi, Sovietiche, USA e Tedesche. Giappone e Gran Bretagna non vengono invasi. Comincia una dura guerra, di cui vedremo nel libro più o meno un anno. Per sfuggire allo sterminio per mano tedesca, gli Ebrei di Varsavia si schierano (inizialmente) con gli invasori.

giovedì 31 agosto 2017

Dunkirk

Christopher Nolan si cimenta nel colossal bellico e ne approfitta per introdurre il suo stile cinematografico, sempre un po' contorto, anche nella narrazione di un evento come l'evacuazione di Dunkerque... visto che è una località francese, chiamiamola per una volta con il suo nome. Il titolo del film ovviamente anche nel nostro paese prende la dizione anglofona, e perciò abbiamo Dunkirk.

Il film non si perde in premesse, salvo qualche scritta all'inizio. Se non sapete cosa è successo, informatevi prima o dopo (il film, come al solito, non è una molto fedele ricostruzione degli eventi storici). Gli avvenimenti che ci vengono mostrati si riferiscono a teatri d'operazione differenti, sebbene collegati alla battaglia, e hanno tempi differenti. Perciò si alterneranno scene riguardanti i moli con i soldati in cerca di scampo, e queste vicende dureranno diversi giorni, con una missione da parte di tre aerei britannici che rappresenta un'ora di tempo, e un viaggio di salvataggio intrapreso da un anziano signore con la sua imbarcazione privata assieme al figlio e a un altro ragazzo, faccenda che dura una giornata circa. Quindi attenzione, il tempo non lineare di Christopher Nolan è in agguato ancora una volta.

lunedì 28 agosto 2017

Underworld: Blood Wars

Arrivati a questo punto è impossibile tenere in ordine nella propria testa le evoluzioni dell'universo narrativo di Underworld, anche perché ha poco senso farlo, data la scarsa coerenza narrativa. In Underworld Awakening avevamo la scoperta da parte della gente "normale" dell'esistenza di Vampiri e Lycan, e una caccia per eliminarli definitivamente. Ora, in Underworld: Blood Wars, diretto da Anna Foerster, i Vampiri ci sono ancora a casate intere e stanno di nuovo nei loro graziosi castelli a mettersi in pose eleganti mentre i loro avversari Lycans, agghindati a metà tra il motociclista e lo scaricatore di porto, meditano una nuova guerra.

Ovviamente c'è di nuovo Kate Beckinsale, che ha giurato cento volte di piantarla con Underworld e le tutine in latex ma forse non trova meglio da fare. Il suo personaggio, Selene, è odiato da entrambe le fazioni, ma Marius (Tobias Menzies, che fece la parte di Bruto in Rome), il leader dei Lycans, desidera catturarla per scoprire dov'è la figlia, Eve, l'ibrido perfetto fra le due razze, il cui sangue potrebbe essere usato per creare dei super guerrieri.

martedì 22 agosto 2017

Come finirà il capitalismo

Qualche tempo fa abbiamo visto il futuro secondo la visione di Jacques Attali (e se non avete tempo di rileggervi il post, era un futuro abbastanza orrendo, e che purtroppo si sta avverando). Parliamo adesso di Wolgang Streeck e delle sue riflessioni sul capitalismo.
La crisi del 2008 ha segnato un punto di non ritorno, dove l'economia è stata definitivamente ammazzata da un parassita, il capitalismo finanziario, che è troppo forte per essere corretto da altre forze sociali in una normale dialettica economica e politica, e troppo amorale per riconoscere i suoi errori e fare un passo indietro. Di fatto però, con una economia che non si riprende e che viene drogata di sussidi dalle banche centrali, è evidente che il giocattolo è rotto.

Nel suo Come Finirà il Capitalismo? il professore Wolfgang Streeck (sociologo ed economista) si interroga sulle prospettiva future del nostro sistema socio economico ponendosi soprattutto la domanda se il capitalismo sia arrivato alla fine, e cosa lo eliminerà definitivamente.

lunedì 14 agosto 2017

Pantheon

Parliamo di un fantasy abbastanza semplice, ma con qualche aspetto originale. Lo scrittore è Scott Becknam, statunitense e, a giudicare dalla foto su Amazon, giovane. Il libro è Pantheon. La storia a dir la verità si apre con una sequenza di eventi che si comprendono poco, venendo spiegati finalmente quando il protagonista, il giovane Lars, raggiunge la civiltà e ha modo di parlare con altri. Anticiperò qualcosina per spiegare questo libro, ma non tanto da rovinarvi una eventuale lettura.

Quello che sappiamo del protagonista è che vive nel deserto, solo con la madre, ma non appartiene alle tribù del luogo e non ne condivide la cultura, anzi non ci ha proprio a che fare, praticamente. I suoi unici vicini sono degli umanoidi dall'aspetto di rettili, nemici giurati che è sempre stato necessario tenere a bada. La madre di Lars all'inizio della narrazione è appena venuta a mancare, lasciandogli un anello e una strana bussola, e una missione da compiere: raggiungere la famiglia in una città lontana. Lars deve cremare la madre poiché i lucertoloni se la mangerebbero, dopo di che si allontana rapidamente, sia per completare la sua missione sia perché probabilmente finirebbe male se rimanesse in quel luogo (viene risparmiato proprio perché cede la sua caverna ai nuovi padroni). Praticamente a digiuno delle cose del mondo civilizzato, Lars si mette in viaggio.

sabato 12 agosto 2017

L'Atomica di Ciccio Pasticcio (morire per Guam? A Ferragosto?).

 Ciccio Pasticcio e il suo faccione sempre contento

Stiamo per morire travolti dall'olocausto nucleare? In questa strana estate 2017 la gente mi sembra più interessata ad andare in vacanza, per quanto il livello di scontro si sia fatto piuttosto acceso tra la Corea del Nord di Kim Jong-un e gli Stati Uniti di Trump. Proviamo a farci qualche domanda...

È difficile che qualcuno voglia veramente la guerra, tanto meno la guerra atomica. Il problema è che le minacce di Ciccio Pasticcio sono sempre molto enfatiche (distruggo questo, anniento quell'altro) ma non ridicole come quelle di un tirannucolo sudamericano o africano qualsiasi, perché la Corea del Nord ha la bomba atomica. Insomma non si possono trascurare quelle minacce con una risata, creano tensione nell'area, sia per quanto riguarda gli USA che i loro alleati locali. Spingono gli Stati Uniti a dover studiare delle contromisure sia come "posa" da mettere in atto (perché in Asia orientale non puoi "perdere la faccia") sia come rimedi concreti da studiare.

Nessun rimedio è in realtà una opzione piacevole. Dal momento che ogni tanto alle minacce verbali si aggiungono anche le scaramucce di confine, non fare niente e lasciare che i bluff di Ciccio Pasticcio si chiamino da soli vuol comunque dire permettere all'avversario di mettere sotto pressione la fazione occidentale nell'area. A Washington possono dire "tanto in fondo sono solo le solite fesserie," possono dirlo anche in Europa, ma difficilmente la stessa serenità si potrebbe trovare in Corea del Sud o in Giappone.
Fare la faccia feroce, come sta facendo in questi giorni Donald Trump, rischia di diventare una pessima figura se il gigante americano poi non facesse niente, trasformandosi in una "tigre di carta." E ovviamente attaccare per davvero la Corea del Nord può essere la soluzione più amara e sanguinosa di tutte.
Difficilmente l'esercito nordcoreano accoglierebbe i liberatori a braccia aperte. Quale che sia la tenuta ideologica della Corea del Nord (presumo scarsa) il paese è retto col pugno di ferro, la gente sarebbe obbligata a combattere, e forse lo farebbe volentieri, tanto più se comparissero sul fronte truppe "bianche." E poi cosa farebbe la Cina?

C'è poi la duplicità cinese da tenere in considerazione. La Cina è il principale sostegno economico (alimentare, energetico, ecc...) della Corea del Nord, anche se ciò non significa che sia in grado di controllare al 100% quello che Ciccio Pasticcio fa. Ogni tanto il governo cinese fa pressioni o applica qualche sanzione, ma si è dimostrato assai indifferente alle pressioni statunitensi per mettere una pezza alla situazione attuale.
Il problema è che, secondo me, quello che Kim Jong-un fa può magari essere motivato da ragioni interne (stabilizzare la propria leadership e non cadere in mano ai militari, anche se forse potrebbe esserci già caduto) ma sta benissimo alla Cina, che beneficia di ogni problema che gli USA possano avere nell'area.



Esiste una partita immensa nell'area, il controllo del Mar Cinese Meridionale. La Cina ha costruito basi, e a volte ha letteralmente creato delle isole, cementificando piccoli scogli, per racchiudere una immensa area marittima ricca di risorse, e reclamarne l'uso esclusivo. A quelle acque ritengono di avere diritto anche gli altri paesi dell'area, che però sono piuttosto riluttanti all'idea di far esplodere questa contesa. L'unico ostacolo, in fin dei conti, sono gli USA, che però si limitano a farsi vedere in zona con qualche nave. Con la Corea del Nord, la Cina ha un ottimo "proxy" aggressivo e veramente pericoloso per spingere gli USA a perdere la faccia, e presumibilmente i paesi dell'area (Filippine, Corea del Sud, lo stesso Giappone, nonché il Vietnam che si era clamorosamente riavvicinato agli USA) a riconoscere la supremazia cinese e non ostacolarne più le ambizioni territoriali.

La Cina è una potenza piuttosto prudente, come carattere nazionale, e si tiene (apparentemente) ai margini di una vicenda da cui potrebbe  grande profitto. Ma allo stesso tempo, poiché non vuole una Corea unificata sotto il governo del Sud, è comunque obbligata a sostenere Ciccio Pasticcio o un suo sostituto se le cose dovessero precipitare. Da una parte c'è da pensare che questa sia una partita lunga, dall'altra se gli USA la piantassero di ossessionarsi con la Russia e decidessero che è ora di fare qualcosa di concreto da queste parti, dovranno pesare bene le loro mosse, perché attaccare la Corea del Nord significa mettere piede su una piccola polveriera, che potrebbe farne esplodere una molto più grande. I Cinesi hanno creato un sistema "furbo" per mettere sotto pressione gli USA, ma non sono certi al 100% che la faccenda non abbia una escalation se gli USA perdessero la pazienza.

Peraltro, mi sbaglierò, ma qui mi sembra che siamo a un punto cruciale della lotta per il predominio nel mondo. Se gli USA non mettono un freno ai loro nemici/rivali nell'area, adesso o entro i prossimi pochi anni, praticamente abdicano al ruolo di superpotenza globale che tanto amano.

Insomma, magari non sarà questa la volta buona, ma nell'estremo oriente esistono i presupposti per l'esplosione di un macello di grandissime dimensioni.




lunedì 7 agosto 2017

Abbiamo vinto?

Domanda che circola tra blogger e social network, già da un po'. Non mi ricordo da dove è partita la cosa, chi ha posto la questione per primo. In pratica, visto che una volta si era marginalizzati e oggi invece il fantastico dilaga dappertutto, quelli che lo amano, i "nerd," gli appassionati, possono dire di aver vinto la sfida di affermarsi ed essere accettati? Siamo sdoganati?
Tra cosplayer, orde di giocatori di videogame e GDR, tanti seguaci appassionati delle serie TV e dei film di genere, insomma, abbiamo vinto?

lunedì 31 luglio 2017

USS Indianapolis

Dico subito che il faccione di Nicolas Cage che campeggia sul manifesto su questo film è stato un deterrente forte, ma ero curioso e quindi sono andato a vedermelo.
Il buon Cage prende i panni del comandante McVay, sopravvissuto a un tragico affondamento verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, e poi tramutato in capro espiatorio per coprire i grossolani errori che comportarono un forte ritardo nei soccorsi. La nave è l'incrociatore Indianapolis del titolo, che fu impegnata in una missione segreta per trasportare alcuni componenti della bomba atomica, la prima, quella lanciata su Hiroshima.


Per parlare un po' del fatto storico: dopo l'importante consegna, la nave ritorna a compiere le sue ordinarie missioni che dovevano portarla prima a una base USA e poi di nuovo verso il fronte. Il film mette molta enfasi sul fatto che l'Indianapolis aveva navigato senza la scorta perché "in missione segreta" ma quando l'incrociatore fu affondato in effetti era tornato alla sua routine, e stava navigando verso le Filippine dove ci sarebbe stato un periodo di addestramento per le nuove leve che aveva imbarcato. La scorta non c'era per il semplice fatto che i Giapponesi in quella fase della guerra erano in grado di infliggere pochi danni.

Ovviamente le cose andarono male: il sommergibile I-58 era proprio in cerca di prede lungo il tragitto. Il comandante Hashimoto, uno che per la maggior parte della guerra aveva sguazzato in acque tranquille attorno al Giappone, non si era segnalato nemmeno in questa missione, finora. Aveva lanciato alcuni attacchi inefficaci altrove, usando anche i Kaiten, siluri guidati da piloti suicidi. Di fatto l'unica nave che riuscì ad affondare fu L'Indianapolis, che si presentò così a breve distanza che non c'era la possibilità di mancarla: pertanto Hashimoto la eliminò con una nutrita salva di siluri ordinari. Una serie di incredibili trascuratezze ed errori di comunicazione fece sì che passassero alcuni giorni prima che l'equipaggio dell'incrociatore venisse soccorso, per cui di 1.196 uomini alla fine solo 317 si salvarono (300 circa erano morti subito, nell'attacco del sommergibile giapponese).