martedì 8 marzo 2011

Tante belle sostanze

Segnalo un'interessante pagina (purtroppo un link per anglofoni) dove sono segnalate le meravigliose (non sempre) possibilità che si apriranno nel prossimo futuro grazie a nuove sostanze farmaceutiche e droghe capaci di manipolare il pensiero e l'umore.

Ce n'è per tutti i gusti: la Rapamicina, medicina che rallenta l'invecchiamento e blocca i sintomi dell'Alzheimer, una droga che ispira una "enorme fiducia" alla persona a cui è somministrata, senza effetti collaterali (credo che sarebbe la date rape drug ideale, e preferisco non tradurre l'espressione), un'altra sostanza che migliora la memoria e "cancella lo stress della solitudine", la medicina che cancellerebbe la paura...

Non dico che la fantascienza non abbia esplorato le enormi possibilità di manipolare l'essere umano e il suo pensiero, anzi, è proprio il contrario, ma forse non ha puntato abbastanza in questa direzione, distratta da cose come l'esplorazione del cosmo o le meraviglie della rete. Quello che temo è che, nei tempi bui a venire, ci si possa servire su larga scala di qualche sostanza per tenere buono e incapace di reagire uno sterminato, poverissimo, popolo bue. A livelli che la manipolazione dei media non si sognerebbe neanche.
Buona lettura.

sabato 5 marzo 2011

Storia dei Maghi

Alan Baker, autore che si è occupato in passato di fantasmi, UFO e altre piacevolezze, ripercorre la storia della magia con un viaggio attraverso un gruppo (ben lontano dall'essere completo) di figure importanti del passato, tra maghi, alchimisti e ciarlatani.
Questa Storia dei Maghi è un libro abbastanza agile (poco più di 200 pagine) edito da Mondadori alcuni anni fa. Assieme alla recente lettura riguardante le streghe di cui ho parlato in un precedente post, questa lettura fa parte dell'approfondimento che ho voluto fare sul magico così come è stato concepito (e vien concepito tuttora) in quelle culture che vi ripongono fiducia. Culture antiche e culture selvagge al giorno d'oggi marginali, ma se vogliamo anche "sottoculture" del mondo moderno e industrializzato, visto che in realtà la magia non è mai andata di moda come nel mondo di oggi.
Le figure trattate: Alce Nero lo sciamano, l'antico mago Paracelso, il Conte Cagliostro (che poi non era un nobile), l'occultista elisabettiano John Dee, Aleister Crowley e svariati altri. Non manca una disamina delle credenze misteriche diffuse nelle gerarchie del Terzo Reich, né una curiosa (e sconcertante) esplorazione della mitologia inventata da Lovecraft, autore che costruì i suoi misteri con tale potenza da trovare diversi personaggi che non hanno voluto credere al fatto che fosse semplice finzione letteraria, come affermato da lui stesso.

Le mie considerazioni riguardo alla magia spiegata in questi libri: gli accenni ai grimori e agli incantesimi sono sufficienti a far passare la curiosità. I rituali sono incredibilmente complessi, o richiedono componenti introvabili e materiali immondi, o sono pensati per spingere il praticante in uno stato di coscienza alterata. Insomma, nulla di verificabile facilmente, e la cosa non mi stupisce affatto. E' più appassionante leggere i sistemi magici di un gioco di ruolo, in fondo. In questo campo la fantasia dei media (libri, TV, film e anche videogiochi) ha negli ultimi anni prodotto risultati forse più interessanti che in tutte le epoche passate. Senza illudersi che funzionino, ovviamente.

Il libro è scritto in maniera astuta: con il giusto scetticismo che si aspetta il lettore curioso ma modernamente scettico, salvo lasciare qualche accenno vago e misterioso qua e là, su cose che potrebbero veramente esserci, veramente funzionare.
Personalmente consiglio questa Storia dei Maghi solo a chi voglia una non impegnativa disamina del fenomeno senza spenderci troppo impegno e troppi soldi.

venerdì 4 marzo 2011

La terribile sorte di Blade Runner

Proprio così, anche il capolavoro di Ridley Scott finirà nel tritacarne della macchina dei sequel.

O meglio: sequel, prequel e, pare, anche una serie televisiva. I nuovi produttori, che sono collegati alla Warner, non hanno però il diritto di fare il remake dell'originale. Probabilmente non lo volevano neanche. Perché, sebbene a parole convinti di poter rendere giustizia a Blade Runner con la trasformazione in una franchise, dubito che se la sentano veramente di fare i conti e i confronti con un film del genere. Meglio raccontare delle storie collaterali.

Sono sempre pronto a ricredermi se a sorpresa dovessero saltare fuori dei capolavori, ma non mi aspetto niente di buono.

domenica 27 febbraio 2011

La scomparsa del maschio

Uno scenario fantascientifico o una tematica semiseria, ma proviamo ad analizzarla.
Il tema della "guerra dei sessi" ogni tanto fa capolino nel fantastico, di solito in maniera terribilmente kitsch. Ma i cambiamenti sociali avvengono per davvero, e l'interrogativo si pone. Io, che non sono certo un fan sfegatato del femminismo pur riconoscendone l'importanza come movimento, ho tratto già da un po' le mie conclusioni. In parole povere siamo a un bivio (dopo vediamo quale) e se tutto continua ad andare come sta andando il maschio è praticamente spacciato. Se scomparirà non lo so, ma rischia di diventare minoritario in tutto, anzi sta già accadendo, se dobbiamo credere a questo articolo di Repubblica. In parole povere i maschi USA sarebbero immaturi, eterni bambinoni, inadatti a essere mariti e padri (e in effetti negli Stati Uniti molte donne ormai scelgono di avere figli senza cercare marito); peggio ancora, il reddito è inferiore a quello delle donne e, soprattutto fra i giovani, sono inferiori i titoli di studio.

Per quanto riguarda il matrimonio, possono esserci motivi plausibili per la scomparsa dei buoni partiti. Nel mondo occidentale le leggi sul divorzio sono a favore della donna "a prescindere." Non c'è alcun controllo su quale sia effettivamente la parte più debole, o sul fatto che in qualche modo tutti vogliano campare: i mariti divorziati perdono tutto e finiscono sotto i ponti, se non sono molto ricchi.
Pertanto il fatto che un uomo rifiuti di sposarsi non credo sia sintomo di immaturità, semplicemente non vuole andare a infilarsi in una situazione dove probabilmente si rovinerebbe la vita, visto che i matrimoni, oggi come oggi, generalmente non durano.
Questo però non migliora la situazione perché i figli maschi nati fuori dal matrimonio non avranno un modello maschile da seguire, ammesso che ne valga la pena (era considerato essenziale, tempo fa, ora un po' meno).

A parte questo, comunque è un disastro. La mia opinione è che le caratteristiche maschili non servano più a niente in questo mondo (nell'ipotesi del prevalere del modello occidentale). Il maschio è più aggressivo, più fastidioso e difficile da educare quando è bambino, si ficca nei guai facilmente quando è adulto, è egoista (se dobbiamo credere a quanto dicono i banchieri del microcredito, ad esempio, i soldi dati alle donne sono più frequentemente spesi per ridurre la povertà di chi le circonda e meno in autogratificazioni, come li spenderebbe un maschio). Privo di nemici da combattere a mazzate, chiuso in una società pollaio, senza guerre e senza lavori da spaccarsi la schiena il maschio si atrofizza e perde il suo ruolo. Le guerre, mi si dirà, ci sono, perciò servono ancora i guerrieri impavidi. Ma sono guerre tecnologiche dove i soldati manovrano macchine, sempre di più, e non vogliono rischiare la vita. E tra quelli che muoiono ancora sul campo ora ci sono anche le donne (Iraq).

C'è chi dice che alle donne non piaccia la scienza, non avrebbero una mente speculativa e così via. Insomma la scienza è appannaggio del maschio, il mondo moderno ha ancora bisogno del testosterone. Io temo proprio che sia una stupidaggine, e che probabilmente anche in campo scientifico le donne finiranno con l'affermarsi. Ogni volta che hanno potuto prender parte a un'attività, hanno dimostrato false le idee di chi pensava che non fossero adatte, con eventualmente l'eccezione dei ruoli militari di prima linea.

La mia ipotesi è che quando ci sarà la possibilità di scegliere facilmente (senza aborti selettivi) non si sentirà più il bisogno di avere figli maschi. Non è mai stato possibile eliminare le donne (nessuna macchina può ancora sostituire un utero) anche se molte comunità (ad es. in Cina) ne eliminano a milioni alla nascita tramite infanticidio (con il bel risultato che poi tanti maschi non si possono sposare). Per gli uomini è vero il contrario, di loro se ne potrebbe benissimo fare a meno. Il seme maschile può essere congelato e conservato facilmente in quantità sufficienti per millenni.
Nel mondo affollato, impoverito e senza risorse (ma ad alta tecnologia) di domani i maschi potrebbero semplicemente diventare un lusso esotico per poche famiglie.

In altre parole con la scomparsa (dovuta a tecnologia e fenomeni sociali) dei fattori che lo rendevano soggetto alla forza maschile, il sesso femminile diventa l'unico la cui esistenza sia indispensabile. Ma torniamo al bivio cui accennavo all'inizio. Le cose potrebbero in effetti andare diversamente. Oggi abbiamo una modernità che sembra trionfare ma in realtà vacilla, fra la carenza di materie prime e lo scontro di varie potenze che mettono in dubbio lo strapotere occidentale.
Potrebbero nascere nuovi equilibri che metterebbero in dubbio l'attuale modello culturale. E soprattutto il mondo che ci pare così solido in realtà non è mai stato così fragile, sia per il deterioramento dell'ambiente sia per il semplice esaurirsi delle risorse (e della fertilità del suolo).

Potremmo andare incontro a una catastrofe malthusiana orrenda (troppa gente, esaurimento delle risorse e lotta tra pezzenti per spartirsi quello che rimane) come in ambiti limitati è già accaduto nella storia, ma stavolta su scala globale. Forse sta già accadendo. O potremmo avere una "resa dei conti" tra le grandi potenze.
Se così sarà, tornerà in auge il maschio, i valori della forza e della guerra, l'omo ha da puzzà, la donna deve stare dietro i fornelli e consentire il riposo del guerriero. Alleluja...

mercoledì 23 febbraio 2011

Storie dal Crepuscolo di un Mondo

Una raccolta nata per celebrare uno scrittore che sta per morire. A meno che Jack Vance non abbia deciso di stupirci campando più di 100 anni, in effetti un mago del fantastico è ormai arrivato al capolinea, anche se a dire il vero fino al 2009 scriveva ancora e pubblicava, chissà che non faccia in tempo a donarci ancora qualcosa.

Diversi scrittori hanno dedicato un racconto alla sua ambientazione che io amo di più, ovvero la Terra Morente: la traduzione in italiano, a cura di Mondadori, è comparsa nella collana Urania.
Inevitabilmente questo ha creato (vedi pagina su Anobii) uno strascico di polemiche da parte dei fautori della fantascienza che si sono visti invaso il territorio, ma purtroppo (o per fortuna) la collana Epix che doveva ospitare questa raccolta è morta poco tempo dopo la nascita.

A me spiace che sia divisa in tre volumi (e che vengano pubblicati a cadenza annuale, perciò dovrò aspettare fino al 2013, se va bene, per leggere tutti i racconti). Comunque, sebbene lo stile di Vance appartenga solo a lui, in qualche caso l'esperimento è riuscito molto bene. Il migliore dei racconti è il primo, quello scritto da Robert Silverberg, ma tutti sono quanto meno leggibili. Consigliato agli amanti del fantasy, soprattutto a chi conosce solo elfi ed orchetti.

giovedì 17 febbraio 2011

Cattivi, seconda parte

Il discorso sui personaggi cattivi è iniziato qui, e non pensavo di dover aggiungere moltissimo. Però, a causa di una lettura recente, ho la possibilità di elaborare sul "perché i cattivi ci piacciono" un po' di più, prendendo a prestito le parole di un serial killer, quindi uno che se ne intende.

Ian Brady, tuttora vivente [Aggiornamento: è morto il 15 maggio 2017, a 79 anni], un giovane inglese che debuttò nell'età adulta gravemente psicopatico a causa di un'infanzia fin troppo difficile, negli anni '60 si macchiò di una quantità di delitti, in parte con la complicità della sua ragazza Myra Hindley (morta nel 2002). Basandosi su una (bislacca) teoria che divinizzava la morte, pieno di sprezzo verso tutti quelli che stanno alle regole, visse una tipica "follia a due" con la ragazza, dando il via a una serie di ben congegnati omicidi. Myra era infatuata di lui al punto da bersi tutta la sua filosofia ed aiutarlo nelle sue gesta (e poiché uno non si aspetta certe azioni da una donna, è stata condannata da parte del pubblico con un odio ancora maggiore di quello rivolto verso il suo amato).

Brady non è comunque diventato un recordman del crimine: presto compì l'errore di voler allargare il suo "culto" a un altro giovane, che invece si rivolse alla polizia, e l'avventura criminale dei due innamorati finì lì.

Ma poiché si tratta di un assassino dai tratti "intellettuali" è interessante quello che afferma. Brady era rimasto affascinato dalle riflessioni sul male di Raskolnikov, il protagonista di Delitto e Castigo (di Dostoevskij, scrittore russo).
Prendo spunto, e traduco (approssimativamente) qualche riga, da Brady & Hindley, di Fred Harrison.
Citazione di Raskolnikov: — Volevo uccidere senza complicazioni, per mio beneficio, solo per me (...). Il denaro non era la cosa di cui avevo veramente bisogno quando la uccisi [parla della donna che ha assassinato] avevo bisogno di altro, di sapere, e di sapere subito, se ero un verme come tutti gli altri, o un uomo. Sono in grado di trasgredire o no? Sono in grado di allungare una mano e prendere, o no? Sono una creatura tremante o ho il mio diritto? (...)
Brady: — E' una cosa che si può fare, tu puoi farlo: fallo! Sperimentalo.
Grazie al sostegno della penna del grande autore russo, Ian Brady trasformò l'arte in vita e morte. Tragicamente per le sue vittime, non aveva assimilato la reale intenzione del creatore di Raskolnikov. (...)
[Per Brady] la gente era affascinata da quello che lui aveva fatto perché tutti hanno l'oscurità dentro di sé. Ed è per questo che hanno paura: — Li spaventa il fatto di non poter fare a meno di sporgersi e dare un'occhiata, di vivere indirettamente lo stesso brivido.
Lui aveva perfino incontrato persone, in prigione, curiose di sperimentare la sensazione di assassinare una persona.
— Dicono: ammazzerò qualcuno per vedere com'è.

Fine della citazione. Il cattivo (quello che uccide veramente, del resto quelli dei libri e dei film di solito sono così) ha osato vedere cosa c'è al di là del limite. Tu, bravo cittadino che legge libri e va al cinema, no, non hai visto, e per questo il cattivo ti affascina. E non avevi bisogno di leggere queste righe, lo sapevi già.

Ovviamente anche i buoni possono uccidere, ma lo fanno con qualche motivazione (e nel mondo ci si ingegna un bel po' per inventarsi motivi validi, del resto). I personaggi "buoni," per definizione, non arrivano a uccidere solo per dimostrare che possono farlo, perciò, per quanto ci si sforzi di dar loro un'aria ambivalente o interessante, quel fascino oscuro non possono averlo.
Ma questa "prova di coraggio" ovviamente ha la sua controindicazione: per spiegarla, citerò la frase di un insegnante, uno che in verità ho disprezzato ai lontani tempi del liceo. Visto che da lui ho udito una sola cosa valida in diversi anni (sempre che fosse farina del suo sacco), è bene sfruttarla, anche se non ricordo le esatte parole: "Qualsiasi sia il suo credo, indipendentemente dalle convinzioni, io penso che chi uccida un'altra persona sappia sempre di aver fatto una cosa grave, di aver valicato un limite."
Il rimorso esiste, è bene ricordarcelo, in quest'epoca di trasgressione un tanto al chilo. Perfino Ian Brady, in galera, provò il rimorso e dovette ammettere: "Ho sopravvalutato la mia insensibilità."