Stiglitz, ve lo ricordate? Ho commentato un suo libro qui. Il mese scorso il corriere ha pubblicato un'intervista in cui Stiglitz parla delle opzioni che si aprono all'Europa e, soprattutto, dei gravi problemi che si presentano in quest'ultimo periodo.
Per Stiglitz, il problema maggiore di oggi è l'erosione della potenza USA e dell'ordine che essa garantiva al mondo. Sono senz'altro d'accordo, anche se quell'ordine non era sempre un "buon" ordine. Comunque, ora è in difficoltà e, con l'impresa andata a rotoli in Iran, ancora di più. Così, quando Trump minaccia l'Europa di smantellare la Nato, tutti ridono e commentano: non aspettiamo altro! andatevene! Ma le cose non sono così semplici.
Il problema per Stiglitz è duplice. Non solo gli Stati Uniti non sono più il garante militare della nostra protezione, e ne consegue che l'Europa debba imparare a fare da sola, ma al Vecchio continente toccherebbe anche il ruolo di baluardo della democrazia. Perché l'Europa è buona e democratica, mentre gli USA non lo sono.
Sul secondo punto non sono d'accordo. Gli USA di Trump mostrano in maniera plateale il disprezzo per le regole, tra assalto al Campidoglio, guerre che scattano all'improvviso, minacce da bullo a tutti quanti. E qui sono d'accordo. Ma l'Europa? Censura strisciante sui social media, "debancarizzazione" di chi la pensa diversamente (vedi il caso Jacques Baud), elezioni annullate a piacere (Romania) se vince il candidato "sbagliato": devo continuare? Forse Stiglitz non se n'è accorto, di tutto questo? O forse gareggia per la squadra dei cattivi.
Quanto al primo punto, quello del difendersi da soli, purtroppo è tutto vero. Il riarmo si impone, in termini militari e non. Oggi facciamo i pacifisti e non spendiamo per la difesa, perché l'onere di tenerci al sicuro se lo sono assunto gli odiati/amati americani. Ci sentiamo santi, come se fossimo profeti disarmati, mentre abbiamo i malvagi americani a proteggerci.
Ma con Trump si è arrivati al bullismo e alle minacce, non solo di ritirare la protezione USA, ma addirittura di attaccare il territorio sovrano di uno Stato europeo (Groenlandia). Insomma, gli americani ora sono cattivi anche nei nostri confronti.
Tutt'a un tratto dobbiamo chiederci: cosa succederebbe se arrivassimo ai ferri corti? Ce la facciamo noi europei da soli a mandare un'email, a far funzionare internet, a regolare i pagamenti internazionali?
Il problema, per Stiglitz, è anche la concorrenza della Cina, potenza emergente. La produzione industriale ce l'hanno in mano loro. E io aggiungerei che ce l'hanno per scelta scellerata degli oligarchi occidentali, che presero la strada della globalizzazione allo scopo di guadagnare più denaro, senza considerarne i rischi. Per Stiglitz, la potenza della Cina è anche sostenuta dal controllo su materie prime strategiche, come le terre rare. La mia opinione è che, non essendo indipendente nel rifornimento di petrolio, la Cina non sia ancora del tutto autonoma dal punto di vista strategico. Non può alzare la cresta più di tanto. Per adesso.
L'aspetto petrolifero va considerato alla luce del blocco dello Stretto di Hormuz, dovuto allo sconsiderato attacco di Trump contro l'Iran. Stiglitz ci avverte che le conseguenze, oggi, sono più gravi di quelle della crisi petrolifera del 1973, perché dallo stretto oggi passano altre risorse fondamentali e non è più solo una questione di gas e petrolio. Preparatevi a prezzi alti, a un'inflazione persistente.
Il tutto mentre in Europa continua la dissennata guerra in Ucraina e c'è da ricostruire gli eserciti.
Io odio l'idea di un esercito europeo in mano a quei furbacchioni che ci dirigono oggi, senza essere stati eletti da alcuno. Preferisco che ogni nazione pensi per sé, con o senza coordinamento Nato (meglio senza). Ma il riarmo è un percorso obbligato: anche se non considero la Russia un nemico obbligato, oggi come oggi non possiamo più fidarci né di Putin né di Trump, né di chi verrà dopo di loro.

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