mercoledì 15 ottobre 2008

Ridley Scott dirigerà una Guerra Eterna



Già, proprio lui che "la fantascienza è morta come il western" porterà sul grande schermo uno dei capolavori del genere. Ma lasciamo stare per un attimo la notiziona e parliamo del libro. La Guerra Eterna di Joe Haldeman è un libro di fantascienza che rispecchia, in parte, le esperienze dello scrittore in Vietnam. E' tuttora, per inciso, il successo di maggior rilievo di Haldeman. Un bel libro che tocca vari temi, soprattutto quello delle falsità e delle menzogne che causano e che prolungano i conflitti.
Si alternano parti di azione a capitoli più riflessivi, con il protagonista che diventa veterano di un conflitto che si combatte su distanze immense alle prese con una razza aliena con cui non si riesce a comunicare.
Le astronavi sono capaci di viaggiare a velocità maggiori di quella della luce, ma la distorsione relativistica fa sì che i soldati, quando tornano alla Terra, la trovino cambiata perché molti anni sono trascorsi, mentre per loro è passata solo qualche settimana o mese. Così dopo ogni azione di combattimento anche lo scopo e la strategia delle missioni potrebbe essere completamente cambiata, e pure gli armamenti, la tecnologia ecc...

Il protagonista si trova disorientato rispetto alla guerra e al suo scopo, alla società, alla natura del nemico. E i suoi rapporti umani sono ovviamente stravolti.
Piomberà nella solitudine e nella disperazione quando le esigenze della guerra lo separeranno dalla donna soldato che ama e con cui ha avuto occasione di condividere le sue esperienze... ma il finale non lo rivelo.
La metafora qui ovviamente riguarda l'accoglienza ricevuta dai soldati che tornavano a casa dal Vietnam. E la riluttanza del protagonista verso la guerra (nonostante raggiunga un grado elevato perché è tra i pochi che sopravvivono a lungo nel conflitto) ribalta i cliché eroici di altri libri famosi all'epoca, come Fanteria dello Spazio di Heinlein.

Fate un favore a voi stessi. Leggetevi qualche schifezza in meno e andate a cercare questo libro.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Me lo segno.
Ora è finita l'estate e con essa purtroppo la voglia di leggere
Sono un lettore stagionale...
Ciao

Niccolò ha detto...

Un capolavoro, anche se o lo si cerca all'usato o lo si compra in inglese. Riguardo a Fanteria dello Spazio, Haldemann ha sempre detto di considerare il suo libro come complementare al capolavoro heinleiniano (che i cliche' non sa nemmeno cosa sono - sono diventati cliche' quando hanno cominciato a imitarli).

Bruno ha detto...

Beh, c'è una certa America alla John Wayne in Fanteria dello Spazio. E c'è anche una certa risonanza con la pretesa, tanto di moda, di essere "buoni" anche quando si va a spaccare la testa al prossimo. C'è il senso del dovere e del sacrificio che si sente esaltare in ogni guerra. C'è anche un militarismo inquietante, anche se viene presentato in modo che sembri così buono che più buono non si può. A me il libro è piaciuto ma non mi sentirei proprio di dire che non segue certi cliché.

Niccolò ha detto...

Il mito della frontiera indubbiamente c'e' - e' il cardine del mito americano e Heinlein e' uno scrittore americanissimo. Buoni anche quando si va a spaccare? Direi che anzi, la logica e' perfettamente clausewitziana: si va a devastare per piegare l'altro alle proprie ragioni quando ogni altra alternativa ha fallito. Militarismo? Si. Ma l'ho sempre visto in due modi: da un lato, l'idealizzazione di quel che RAH avrebbe voluto vedere nell'esercito; dall'altro, come un mezzo per esplicare il punto focale del libro, che e' l'analisni e la messa in discussione degli assiomi sui rapporti cittadino-stato-democrazia. Credo che ci riesca alla grande. Ma mi fermo perche' di discussioni su FDS ne avro' intrapese millemila nel corso degli anni, e non ho piu' voglia! :)