venerdì 15 maggio 2015

Il Racconto dei Racconti

Matteo Garrone, chi è costui? Essendo digiuno di Gomorra (un tipo di film che difficilmente può saltarmi in testa di andare a vedere) devo risalire a un film che vidi per caso, L'Imbalsamatore, la mia unica precedente esperienza con questo regista. Era un film molto bizzarro, con uno stranissimo triangolo piuttosto perverso e inquietante, ma tenuto in piedi da un attore molto bravo, Ernesto Mahieux. Tuttavia il film era lento e spossante, uno di quelli da cui esci con una gran voglia di respirare una boccata d'aria e sgranchirti le gambe.


Comunque il fatto che la critica paludata avesse storto il naso verso Il Racconto dei Racconti, che i principali protagonisti fossero stranieri (ok, gli attori bravi italiani esistono: pochi), che la produzione fosse internazionale e con un budget decente mi hanno fatto superare l'atavica diffidenza verso il film italiano... anche perché questo non si può dire che lo sia del tutto, comunque. Qui termino la premessa: per farla breve questo Racconto dei Racconti speravo che mi piacesse, e ho cercato di farmelo piacere.

lunedì 11 maggio 2015

Elric - Stormbringer

Ho letto il secondo volume dell'epica storia a fumetti che ripercorre la storia di Elric di Melniboné. Nel primo post, dedicato all'inizio di questa saga, ho già espresso le perplessità di fornte a certe scelte stilistiche che hanno portato l'eroe albino ad essere un personaggio piuttosto diverso, in un mondo diverso, da come Michael Moorcock aveva immaginato a suo tempo. Moorcock, autore dei romanzi, ha sostenuto questa operazione senza riserve nel primo volume, in questo Elric - Stormbringer la premessa è di Alan Moore, nientemeno: il geniale fumettista statunitense ci narra di come comprenda lo spirito del personaggio Elric come di un figlio dei tempi (i favolosi anni '60 e forse più ancora '70): "non è difficile scorgere un'eco dissoluta e malinconica dell'aristocratico albino dannato negli ammiccamenti di David Bowie e dei suoi contemporanei dall'oscuro fascino." Moore vede in Moorcock e in se stesso l'influenza dell'epoca del tutto e subito, del voler bruciare le tappe, superare i divieti e assorbire tutte le esperienze, salvo poi trovarsi in mano soltanto delusione e vuoto. Parole che fanno riflettere ma che probabilmente per un ventenne o trentenne di oggi, alle prese con ben altri problemi e prospettive, possono essere non facili da comprendere o da apprezzare.


Anche per Moore comunque, come per Moorcock nell'introduzione al primo volume, questa è l'interpretazione grafica preferita. Forse leggeremo introduzioni che ripeteranno questo concetto volume dopo volume? Io ho detto la mia nel post precedente, il fumetto mi piace ma stravolge l'immagine che mi ero fatto di Melniboné, dei suoi abitanti, dei protagonisti della storia.

martedì 5 maggio 2015

Avengers 2 sì, e no

Dopo lunga militanza nei cinema per dare subito una recensione sui più recenti film di supereroi, ho cominciato a latitare già da un po' e anche stavolta con Avengers: Age of Ultron il mio punto di vista non si è manifestato.
Rimedio, per modo di dire, offrendovene due: uno decisamente positivo, l'altro piuttosto negativo. Valutando questo genere di film c'è sempre il punto forte del divertimento che alla fine prevale su tutto, con l'ulteriore vantaggio degli effetti speciali, e certe volte di attori che riescono ad azzeccare il personaggio creando delle performance superlative. In questo caso parlo di Robert Downey Jr in Iron Man (per chiarire, soprattutto il primo).

mercoledì 29 aprile 2015

Tre Stalingrado

Ho appena visto il DVD (in realtà comprato sotto Natale) del film Stalingrad di produzione russa del 2013 (stavo per scrivere produzione sovietica...). Argomento insolito per Mondi Immaginari? Non proprio: in passato ho discusso qui anche di film di guerra che non c'entrano con il fantasy o il fantastico. Stavolta non farò una vera recensione, ma un brevissimo confronto con altri due film che parlano del medesimo argomento. Il primo è Stalingrad del 1993, di produzione tedesca, un film tipicamente germanico che da una parte fa la doverosa recita di sensi di colpa, dall'altra fa vedere quanto erano valorosi i combatenti della Wehrmacht, e infine mostra il crollo delle speranze nella gigantesca battaglia di Stalingrado, dove i tedeschi da conquistatori diventano assediati e devono infine arrendersi.

venerdì 24 aprile 2015

Una sempre più incontenibile voglia di censura

Dal momento che siamo benedetti dalla presenza di un governo "del fare" che riesce a ottenere sempre quello che vuole, e da un premier che si libera di ogni perplessità con un'alzata di spalle e qualche frase celebre ("se ne faranno una ragione") potrebbe anche darsi che pure la legge ammazzablog questa volta passi. A proporla, stavolta, il piddino David Ermini.

La legge della rettifica entro 48 ore pone un termine stringente all'obbligo di smentita di notizie diffamatorie pubblicate da una testata. Tale normativa starebbe per essere estesa anche ai blog. Dico starebbe perché può sempre darsi che anche questa volta non se ne faccia niente... però siamo in un paese dove c'è una enorme voglia di zittire qualunque voce indipendente, oltre a governare con una percentuale irrisoria di consensi e altre piacevolezze simili. A me vien da pensare che potrebbe essere la volta buona.

Tanto per entrare nel merito della questione, se una testata giornalistica deve pubblicare un trafiletto di rettifica lo fa senza grosse difficoltà. Se beccano un blogger che magari è fuori dalla sua città o in vacanza all'estero, potrebbe non farcela entro le 48 ore a pubblicare una smentita, e beccarsi una condanna. Io trovo una bestialità equiparare un blog a una testata giornalistica, voi che ne dite?

lunedì 20 aprile 2015

The Walking Dead

Se è vero che zombie e apocalissi sono territorio troppo abusato, è anche vero che non avevo avuto occasione da un pezzo di seguire un programma (in questo caso una serie TV) che segua le conseguenze del crollo della civiltà. L'arrivo degli zombie, per ritrito che sia, è un motivo come un altro per il disastro; del resto le masse di questi esseri schifosi e pericolosi (...e che erano persone!) hanno sempre un certo effetto. Non sono riuscito quindi (ancora) a scollarmi dalla serie The Walking Dead, sebbene in ritardo di una serie e mezza rispetto agli spettatori sempre debitamente aggiornati. Il fatto di non avere canali a pagamento e di dover sempre andare a prestito o a scrocco non aiuta. Non ho letto il fumetto da cui la serie TV prende l'avvio, così come non leggo quasi mai libri di argomento zombesco, anche perché quello che mi interessa di più è come la gente affronta la perdita delle risorse e dell'organizzazione moderne. Devo dire che alcuni aspetti di questa serie mi hanno fatto riflettere (e sono riusciti a non farmi smettere di vederla), altri davvero sono sciocchezze e urlano ai quattro venti la faciloneria degli sceneggiatori. Non ho grandi pietre di paragone, a dire il vero, come serie televisive. Per ricordarne un'altra in cui crollava la civiltà devo risalire alla mia infanzia (I Sopravvissuti! Qualcuno se li ricorda?), ma ci sono parecchi film (L'Ultimo Uomo sulla terra, 28 Giorni Dopo) che tra zombie e infetti se la sono cavata meglio e sono stati un'offesa alla logica minore di The Walking Dead.

Innanzitutto, soprattutto nelle prime serie, ci sono frequenti occasioni in cui i personaggi inscenano melodrammi inutili o polemiche da deficienti in momenti in cui chiunque si renderebbe conto che non è proprio il caso, il tutto per nutrire i contrasti personali con cui gli sceneggiatori infarcivano gli episodi. Uno di essi, il "triangolo" tra il protagonista Rick, la moglie e l'ex collega poliziotto che la concupisce, è stato tirato in lungo in maniera così fradicia e stantia che ho sentito davvero una sensazione di liberazione quando è terminato. Ovviamente esistono anche le inimicizie vere e proprie, o le persone che hanno motivi per cui non possono proprio riappacificarsi, e la serie ci ha mostrato abbastanza realisticamente alcune di queste situazioni.

Gestita forse non benissimo ma realistica la figura del leader Rick che si trasforma da bravo cittadino, uno che anche in mezzo alla fine del mondo cerca di "fare la cosa giusta," a duro sopravvissuto con poche concessioni al cuore tenero verso gli estranei. Esagerato l'episodio in cui passa addirittura il limite e sta per "vendere" una persona a un gruppo di nemici (non anticipo oltre, penso che chi conosce la serie abbia capito) e poi se ne pente, dopo avere però messo in movimento eventi che portano comunque alla morte di uno dei suoi. Tutto sommato spezzo una lancia a favore della serie, quando ci mostra personaggi che a un certo punto non ce la fanno più a sopportare la vita impossibile a cui sono costretti. A mio parere in una situazione di "apocalisse" di qualsiasi tipo è prevedibile che, per i primi anni, i sopravvissuti subiscano una ulteriore scrematura perdendo molte persone che semplicemente non ce la farebbero ad adattarsi alla situazione (e aggiungiamo pure quelli che dipendono da qualche medicina per andare avanti...). È anche vero che moltissimi si adeguerebbero di conseguenza, e tra essi i bambini, che la serie mostra spesso in situazioni di travaglio, e che immagino invece diventare né più né meno come i bambini soldato di cui è purtroppo pieno il mondo. In fondo è quello che a un certo punto avviene a Carl, con grande tristezza di suo padre.

Noiosissime, lasciatemi dire, le scene di pathos quando una persona cara si trasforma (perché morsa o perché muore per altri motivi). Non si tratta più di veri e propri esseri umani, no?

Credibili a metà tutti i guai che succedono quando differenti gruppi di sopravvissuti si incontrano. Va bene che la serie crea una artificiale carestia perché quando la gente va in giro a cercare cibo al massimo sa riempire uno zainetto di scatolame, va bene la diffidenza, ma forse qualche volta con l'uomo "homini lupus" si esagera. Questo lo dico perché immagino che i sopravvissuti avrebbero risorse in abbondanza (per qualche anno...).

Sorprendente invece la scarsa capacità da parte di più o meno tutti di sfruttare al meglio le risorse del mondo abbandonato, e la scarsa capacità di difendersi. Soprattutto nelle prime serie, ma anche dopo, c'è gente che dorme in tenda o in macchina in un mondo infestato di zombie, mentre ci sono case vuote dovunque, gruppi che non si fortificano, non costruiscono trappole e ostacoli per togliersi di torno gli zombie una volta per tutte (qualche volta lo fanno ovviamente, ma la logica suggerirebbe che sarebbe la prima cosa da fare). E il bello è che regolarmente la pagano cara perché è molto frequente che qualche personaggio ci resti per via di zombie che sbucano da chissà dove.
Quanto ai rifornimenti, col tempo molte cose fondamentali comincerebbero a mancare (penso soprattutto alle medicine, alle batterie...) ma con una minima organizzazione e utilizzando per rifornirsi qualche veicolo pesante, cosa che non si vede fare praticamente mai, un gruppo di superstiti potrebbe facilmente trovare tonnellate di cibo, munizioni, carburante ecc... e anche posti per chiudersi dentro ad aspettare tempi migliori. Gli zombi prima o poi scompariranno, no?


Il che pone ovviamente la domanda: ma come funzionano le leggi della biologia e della fisica per gli zombie? Nella prima serie c'è qualche sprazzo di conoscenza interessante in una visita a un centro di ricerca (che fa una brutta fine), ma fondamentalmente apprendiamo solo una particolarità rispetto ai "soliti" zombie che conosciamo, [spoiler!] ovvero: è successo qualcosa per cui tutte le persone, anche quelle che non si fanno mordere, alla morte si trasformano. Ma non c'è nessuna spiegazione per altre cose. Gli zombie non muoiono di freddo? o di fame, visto che non ci sono più tante fonti di carne fresca? Non vengono divorati dalle bestie selvatiche che sono ben più agili di loro? Sembra che abbiano una sorta di non-vita eterna.

Comunque The Walking Dead si fa vedere, certo. Peccato che non sia un po' meglio...




mercoledì 15 aprile 2015

Essere John Malkovich

A questo film senz'altro non manca l'originalità, anche se, ai tempi in cui uscì, finii per non andare a vederlo: avevo sentito un resoconto della trama, assai originale e forse anche troppo, che mi aveva insospettito. Essere John Malkovich l'ho recuperato quindi dopo ben 16 anni (come passa il tempo!) e devo riconoscere che mi ha lasciato parecchio perplesso. L'elemento fantastico presente nel film, il poter entrare nella mente di un famoso attore, è all'inizio così irreale e bislacco da rendere lo spettatore, ovviamente, desideroso di una spiegazione. La spiegazione più tardi nel film arriva, ma senza creare, almeno per me, una base realistica (ovvero coerente) a un livello soddisfacente. Ad ogni modo questo film ha un certo numero di svolte imprevedibili e nella sua stravaganza riesce a essere divertente, grazie anche a un buon regista e un notevole gruppo di attori.

domenica 12 aprile 2015

Breve resoconto: Milano Fantamagica

Una mai abbastanza maledetta corsa podistica ha rallentato tremendamente i mezzi pubblici, e il mio viaggio verso Via Gallarate, che pure non è nemmeno enormemente distante da casa, è diventato un calvario. Tuttavia all'arrivo ho scoperto una sede (quella del nido/ludoteca Magicabula) piccola ma ben organizzata e uno spazio dedicato agli incontri sufficientemente spazioso. Cosplayer a parte (sono arrivati nel pomeriggio) ci sono stati interventi da parte di vari appassionati e specialisti del settore tra cui vari redattori di Fantasy Magazine (e fra di loro il sottoscritto). Si sono sviscerati i temi di magia, fiaba, leggende e collegamenti con il fantasy. Il mio intervento è stato l'ultimo ma non ho parlato davanti alla sala vuota come temevo: argomento, come ai Delos Days di qualche anno fa, i critici di Tolkien. Giornata quindi positiva anche se stancante.


giovedì 9 aprile 2015

Milano Fantamagica

Vari avvenimenti e imprevisti mi hanno impedito di aggiornare il blog negli ultimi giorni. Uno dei motivi è la preparazione dell'intervento che terrò (sperando di avere più pubblico possibile...) all'evento Milano Fantamagica, che si terrà l'11 e 12 aprile allo spazio Magicabula Nido e Ludoteca (Milano via Gallarate 46). Domenica, a complicare un po' le cose, ci sarà una bella marcia podistica tra le 10 e le 15:30 con relativi problemi di parcheggio. Il tram (14 per i conoscitori della metropoli lombarda) non dovrebbe comunque avere problemi e arriva ragionevolmente vicino alla destinazione. Io le marce podistiche e simili dentro la città non sono mai riuscito ad apprezzarle, detto per inciso.



Cliccate qui per la pagina web dedicata all'evento, e speriamo di vederci il 12 aprile.

giovedì 2 aprile 2015

Uno che non è stato il primo

Interessante, sul blog io9.com, un elenco di autori che hanno scritto fantasy realistico e crudo. Sembra che gli amanti del fantasy abbiano bisogno di ricordare certe cose, visto che la loro memoria sembra piuttosto... miope (non parlo di tutti, ovviamente).

Cose come: sono esistiti scrittori fantasy, anche importantissimi, prima di Tolkien. E poi questi autori che hanno scritto fantasy crudo e realistico prima che George Martin lo facesse: è giusto ricordarselo, visto che oggi sembra quasi che Martin abbia inventato tutto. E già che ci siamo, visto che ora va di moda Joe Abercrombie, non dimentichiamoci che di mondi fantasy oscuri, depressi, violenti e scarognati ce n'è stai già parecchi prima che arrivasse lui, con una definizione (grimdark) cucita addosso su misura.

martedì 24 marzo 2015

Storie di Confine

Questo è un libro che ci ho messo una vita a leggere. Devo veramente chiedere scusa alle persone amiche che me lo hanno regalato, ma quando si tratta di antologie per me è un disastro. Storie di Confine peraltro non è più disponibile in quanto andato del tutto esaurito, perciò parlarne ora ha valore promozionale nullo. Comunque dedico un momento di attenzione al progetto.

L'antologia comprende 55 racconti, alcuni scelti da una giuria e altri scritti da autori preselezionati, il tema del racconto era... quello del titolo, inteso nell'accezione più ampia. Le storie sono correlate da svariate illustrazioni. Sia per le immagini che per i racconti si può dire serenamente che la qualità è molto variabile, dal pessimo al molto buono, e mi ha divertito vedere come il tema della barriera di confine è stato interpretato. "Storie di Confine" può in effetti funzionare in mille modi diversi. E se ne può trarre spunto sia prendendolo letteralmente sia aggirandolo con qualche agile metafora per parlare di quello che si preferisce. E l'incasso delle vendite? Il ricavato dalla vendita di questo libro è andato a una ONLUS, Medici Senza Frontiere (appunto).

venerdì 20 marzo 2015

The Divergent Series: Insurgent

C'è stata una grande catastrofe 200 anni fa. Quello che resta dell'umanità si è rifugiato dietro una grande barriera (qualcuno ha letto Stato Sociale Amaranto di Jack Vance?) che racchiude un po' di campagne e soprattutto una città scbrindellata che sta andando in malora (e nonostante tutto produce manufatti di elevata tecnologia). Insomma, un altro di quei film "distopici young adult" che stanno sbucando come funghi. Richiama per alcune tematiche Hunger Games, per altri aspetti, ovvero una divisione in fazioni che dovrebbe mantenere l'equilibrio pacifico, The Giver - Il Mondo di Jonas. Tanto per intenderci, queste fazioni praticano un pesantissimo "pensiero unico," radunando persone dello stesso tipo: i pacifici, gli abneganti (ovvero quelli che si fanno in quattro per gli altri), gli eruditi e così via. Il titolo è The Divergent Series - Insurgent ed è ispirato a una serie di libri di Veronica Roth; il film è il secondo di una serie (il precedente è Divergent del 2014). Chiarite queste premesse, si pone una domanda: cosa sono andato a vederlo a fare?

giovedì 19 marzo 2015

The Zero Theorem

Avendo in passato parlato di tutti i film diretti da Terry Gilliam non potevo mancare di interessarmi a questo Zero Theorem, girato nel 2012. Gilliam, che oggi come oggi è anziano e probabilmente nella parabola discendente della sua carriera, non trova più l'occasione per girare delle produzioni con budget elevato, e ci propone un film a basso costo ma molto vivace e colorato, con qualche richiamo alla distopia di Brazil e all'angoscia dell'Esercito delle Dodici Scimmie. La storia ci presenta la vita di un geniale programmatore che può sembrare divertente per i molti aspetti bizzarri ma è, invece, di una dolorosa tragicità, nemmeno tanto difficile da cogliere, almeno a mio parere.

lunedì 16 marzo 2015

I critici di... Bruno Bacelli

Come m'è capitato già di dire, non sono quello che si mette a fare discussioni con un recensore, quando vengono indicati alcuni supposti difetti del mio scrivere. La prima cosa da fare, direi, è invece di ringraziare chi ha voluto leggerti, magari pagando, magari no (visto che offro qualcosa di mio anche gratis, file che trovate qui). Salvo che nel caso in cui chi mi critica decida di oltrepassare i limiti della buona creanza o del codice penale, cosa che fortunatamente non è ancora successa, io non ho da lamentarmi. Comunque nel caso che ci sia chi voglia sapere come ho reagito alle critiche e quali indicazioni ne ho tratto, inizio questo discorso riguardante il libro Nove Guerrieri, che è l'unico su cui ci siano significativi giudizi, oggi come oggi (una piccola nota: chi ha scaricato Khaibit - Il Giorno del Giudizio potrebbe farsi sentire? Lo hanno commentato pochissimi).

giovedì 12 marzo 2015

Addio a Terry Pratchett

No, non era uno degli scrittori fantasy miei preferiti, il suo humour era troppo britannico per i miei gusti, però il mondo fantastico buffo e paradossale che aveva creato mi era assai piaciuto.
Se avrò il tempo magari tornerò ai suoi romanzi prima o poi. Lui di tempo non ne ha avuto tantissimo: Terry Pratchett è morto a 66 anni, e negli ultimi tempi doveva lottare con la malattia di Alzheimer per continuare a scrivere.