lunedì 25 agosto 2014
Il seguito di Sin City fa flop?
Apertura debolissima (il link porta a un sito in inglese) nei cinema USA per Sin City: A Dame to Kill For ovvero il seguito del primo Sin City , trasposizione dei fumetti di Frank Miller. Noioso, stilizzato, privo della forza d'urto del primo film, dicono alcune critiche. Io ho sempre voglia di vederlo, però mi preparo a una cocente delusione. C'è anche da dire che dal primo Sin City sono passati tanti, troppi anni. E che ogni volta che Miller fa il regista (o l'aiuto regista, ecc...) succede un disastro.
domenica 24 agosto 2014
Under The Skin
Fantascienza? Horror? O un film semplicemente "strano?" In Under the Skin ci sono alcune scene dove l'essere "alieni" è stato reso in maniera un po' insolita ma assai ben riuscita, e alcune altre estremamente inquietanti: questi a mio parere i principali meriti del film. Ma andiamo con ordine e partiamo dal principio... Tratto dal libro omonimo di Michel Faber, il film (del 2013) è una coproduzione USA - UK con Jonathan Glazer alla regia e come interprete principale Scarlett Johansson che qui per la prima volta gira una scena di nudo integrale. Altre interpretazioni memorabili non ve ne sono e il film essenzialmente è basato su di lei.
La Johansson interpreta (ed è chiaro fin dall'inizio) un essere alieno dalle sembianze umane, che si impossessa dei vestiti e dell'apparenza di una ragazza uccisa e comincia a girare per le strade della Scozia con un veicolo, cercando di abbordare uomini che, se cedono alle lusinghe, vengono catturati in una strana trappola: un ambiente onirico in cui finiscono per sprofondare in un liquido scuro.
La Johansson interpreta (ed è chiaro fin dall'inizio) un essere alieno dalle sembianze umane, che si impossessa dei vestiti e dell'apparenza di una ragazza uccisa e comincia a girare per le strade della Scozia con un veicolo, cercando di abbordare uomini che, se cedono alle lusinghe, vengono catturati in una strana trappola: un ambiente onirico in cui finiscono per sprofondare in un liquido scuro.
mercoledì 20 agosto 2014
J.K. Rowling non ha mica finito con voi...
... dopo Harry Potter inizierà l'aventura di Celestina Warbeck, una strega un po' scalognata che era stata soltanto menzionata nella precedente saga della Rowling. Ci saranno cinque o sei libri a venire? Per ora solo un racconto sul sito Pottermore, ma anche una canzone.
Io confesso che dovrei togliermi questa lacuna e leggermi qualcosa della Rowling, ma non riesco mai... a trovare la voglia.
Link in inglese
Link in italiano
Io confesso che dovrei togliermi questa lacuna e leggermi qualcosa della Rowling, ma non riesco mai... a trovare la voglia.
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lunedì 18 agosto 2014
La Fiaba Senza Nome
La Fiaba senza Nome di Silvana Fiderio è ambientata in un prossimo futuro. Per vivere, imparare, fare tutto, ci si serve del Network, una specie di internet direttamente collegata alla mente e tendente alla realtà virtuale.
Esiste però una bambina, Selena, che non ama fare uso del Network e preferisce correre nel parco e dar da mangiare ai cigni. Ma troverà uno sconosciuto in un libro, una favola senza titolo. Un giovane che conquista la sua simpatia, anche se è solo una specie di programma che impedisce ai visitatori del Network di immeesimarsi troppo con la scena che stanno vivendo. Selena gli darà un nome, ma poi lo perderà fortuitamente e... il resto ve lo potete scaricare dalla rete. Silvana Fiderio ha uno stile ancora da perfezionare in alcuni punti, ma l'idea è congegnata bene. Complimenti per questo esordio.
Esiste però una bambina, Selena, che non ama fare uso del Network e preferisce correre nel parco e dar da mangiare ai cigni. Ma troverà uno sconosciuto in un libro, una favola senza titolo. Un giovane che conquista la sua simpatia, anche se è solo una specie di programma che impedisce ai visitatori del Network di immeesimarsi troppo con la scena che stanno vivendo. Selena gli darà un nome, ma poi lo perderà fortuitamente e... il resto ve lo potete scaricare dalla rete. Silvana Fiderio ha uno stile ancora da perfezionare in alcuni punti, ma l'idea è congegnata bene. Complimenti per questo esordio.
domenica 10 agosto 2014
Se per caso vi servisse un'altra opinione su Lost...
Cosa fai se ti prendi la polmonite (fuori stagione...) e devi passare una cifra di tempo a casa, ma non ce la fai a concentrarti su nulla perché stai male? Andrà a finire facilmente che affronterai una maratona televisiva. Io, avendo la possibilità di prendere a prestito i DVD in massa, ho affrontato le sei stagioni di Lost per capire, già che c'ero, cosa c'è di così tanto speciale in questa serie TV che è stata osannata per l'originalità.
A dire il vero le serie televisive, così come le serie di libri che vanno avanti fino a che lo scrittore ci guadagna o riesce a farsi venire un'idea, mi hanno sempre insospettito. Spesso sono portate avanti con idee sempre più esagerate ed esasperate, proponendo ogni momento dei cliffhanger o gettando nuova carne al fuoco senza che nemmeno gli sceneggiatori sappiano dove si andrà a parare, tanto per tenere accesa l'attenzione del pubblico. Esempi di questa tendenza: il pessimo finale di Battlestar Galactica, o (passando ai libri) la serie piantata a metà di David Gerrold, La Guerra contro gli Chtorr.
Devo riconoscere che con Lost non è andata così. Ci sono momenti dove la logica e la coerenza scricchiolano un po' (anche perché nella serie non mancano le anomalie temporali, che sono sempre problematiche) ma alla fine, che sia stata prevista fin dall'inizio o no, la serie si chiude in maniera coerente (ovviamente coerente secondo la propria logica), anche se immagino che tra gli appassionati molti si saranno posti una marea di domande che non hanno trovato risposte soddisfacenti.
A dire il vero le serie televisive, così come le serie di libri che vanno avanti fino a che lo scrittore ci guadagna o riesce a farsi venire un'idea, mi hanno sempre insospettito. Spesso sono portate avanti con idee sempre più esagerate ed esasperate, proponendo ogni momento dei cliffhanger o gettando nuova carne al fuoco senza che nemmeno gli sceneggiatori sappiano dove si andrà a parare, tanto per tenere accesa l'attenzione del pubblico. Esempi di questa tendenza: il pessimo finale di Battlestar Galactica, o (passando ai libri) la serie piantata a metà di David Gerrold, La Guerra contro gli Chtorr.
Devo riconoscere che con Lost non è andata così. Ci sono momenti dove la logica e la coerenza scricchiolano un po' (anche perché nella serie non mancano le anomalie temporali, che sono sempre problematiche) ma alla fine, che sia stata prevista fin dall'inizio o no, la serie si chiude in maniera coerente (ovviamente coerente secondo la propria logica), anche se immagino che tra gli appassionati molti si saranno posti una marea di domande che non hanno trovato risposte soddisfacenti.
lunedì 4 agosto 2014
Nations
È uno dei generi più amati, quello dei giochi di civilizzazione, dove ti espandi per la gloria del tuo popolo (in un mondo simile o identico a quello reale, o in un mondo fantastico, nello spazio ecc...) accaparrando risorse, vincendo battaglie, spezzando la schiena agli avversari e via dicendo. Nations (gioco finnico, pubblicato in italiano dalla Asterion) si basa sullo stesso concetto ma impone una semplificazione e una razionalizzazione dei tempi di gioco facendo a meno di un elemento base: la mappa, che solitamente ha grandissima importanza in quanto è il "suolo" da conquistare e su cui misurare i propri problemi (ludici) economici o militari.
La simulazione si basa quindi sull'uso di carte (parecchie e con varie funzioni) e delle classiche pedine dei "lavoratori" oltre a una quantità di segnalini che indicano le risorse economiche. Ogni giocatore ha la sua brava plancia di gioco che riassume le carateristiche inziali della sua nazione. (sono diverse fra loro). Al posto del classico tabellone o mappa di gioco, ci sono delle altre plance dove si schierano le carte, si posizionano i classici tracciati che segnalano varie risorse e via dicendo. Il gioco ha una variante in solitario e permette di arrivare fino a cinque giocatori ma, a mio parere, rende meglio con tre o quattro.
La simulazione si basa quindi sull'uso di carte (parecchie e con varie funzioni) e delle classiche pedine dei "lavoratori" oltre a una quantità di segnalini che indicano le risorse economiche. Ogni giocatore ha la sua brava plancia di gioco che riassume le carateristiche inziali della sua nazione. (sono diverse fra loro). Al posto del classico tabellone o mappa di gioco, ci sono delle altre plance dove si schierano le carte, si posizionano i classici tracciati che segnalano varie risorse e via dicendo. Il gioco ha una variante in solitario e permette di arrivare fino a cinque giocatori ma, a mio parere, rende meglio con tre o quattro.
sabato 26 luglio 2014
Snowpiercer
Questo film coreano (sudcoreano, ovviamente) è stato un successo per il regista Bong Joon-Ho e devo ammettere che, nel panorama dominato dalle produzioni USA basate soprattutto sulla spettacolarità e sugli effetti speciali, Snowpiercer sa offrire qualche spunto interessante di satira politica. Quello che non mi piace è come, qui come in tante altre occasioni, coerenza logica e razionalità delle premesse vadano così facilmente a farsi benedire pur di permettere alla produzione di utilizzare una certa metafora. La metafora qui è quella del treno, visto come specchio della divisione in classi. Come abbiamo nella realtà una divisione in prima e seconda classe, qui ci sono dei privilegiati e "quelli dei vagoni di coda" che vengono disprezzati e umiliati.
Il treno è stato costruito dal Signor Wilford, un ricco eccentrico industriale interpretato nientemeno che da Ed Harris, e sfrutta una tecnologia avanzata per muoversi continuamente in un percorso che permette di attraversare l'intero pianeta, e per mantenere un sistema autosufficiente che permette ai suoi abitanti di sopravvivere, alcuni bene e alcuni male o malissimo.
Il treno è stato costruito dal Signor Wilford, un ricco eccentrico industriale interpretato nientemeno che da Ed Harris, e sfrutta una tecnologia avanzata per muoversi continuamente in un percorso che permette di attraversare l'intero pianeta, e per mantenere un sistema autosufficiente che permette ai suoi abitanti di sopravvivere, alcuni bene e alcuni male o malissimo.
lunedì 14 luglio 2014
La sfortuna ci vede benissimo
Causa polmonite, Mondi Immaginari si prende qualche giorno di pausa...
sabato 12 luglio 2014
Segnalazione
Il Corriere ci regala uno speciale su un altro evento, che stavolta ebbe non il via bensì il termine in un anno che finisce per "4," ovvero la prima guerra d'Indocina, un conflitto povero e dimenticato che fu preludio alla più celebre guerra del Vietnam. Dalle follie della politica americana che appoggiò quelli che sarebbero stati i futuri nemici (suona familiare, eh?) al valore inutile delle truppe speciali e dei legionari inviati dalla Francia, alla tenacia comunista, alla rappresentazione in un film che fu famoso ai suoi tempi.
martedì 8 luglio 2014
Due cose che so sulla Prima Guerra Mondiale
Sulla stampa compaiono i numeri speciali dedicati a questo evento, e vista l'importanza della ricorrenza è giunto il tempo di ricordare il centenario dell'inizio del conflitto forse più rovinoso nella storia europea: la Prima Guerra Mondiale, scatenata da un assassinio che fu soltanto il detonatore di una situazione destinata ad esplodere.
La guerra, che iniziò il 28 luglio 1914, venne a chiudere un periodo straordinario della storia europea, un'epoca relativamente pacifica in cui il progresso scientifico veniva a cambiare - rapidamente! - l'aspetto del mondo con una serie di invenzioni (o perfezionamenti che rendevano pratiche e utli idee già sviluppate in passato) quali il motore a scoppio, l'aeroplano, il telefono, l'elettricità, la radio, e ovviamente lo sviluppo della navigazione a vapore e delle ferrovie. L'Europa era al centro del mondo e lo dominava: la maggior parte dei paesi asiatici e africani erano sotto il controllo diretto o indiretto di qualche potenza europea (soprattutto l'Impero Britannico). Le Americhe facevano parte a sé stante, dominate da una potenza ancora acerba le cui energie erano sconosciute ai più: gli Stati Uniti.
La guerra, che iniziò il 28 luglio 1914, venne a chiudere un periodo straordinario della storia europea, un'epoca relativamente pacifica in cui il progresso scientifico veniva a cambiare - rapidamente! - l'aspetto del mondo con una serie di invenzioni (o perfezionamenti che rendevano pratiche e utli idee già sviluppate in passato) quali il motore a scoppio, l'aeroplano, il telefono, l'elettricità, la radio, e ovviamente lo sviluppo della navigazione a vapore e delle ferrovie. L'Europa era al centro del mondo e lo dominava: la maggior parte dei paesi asiatici e africani erano sotto il controllo diretto o indiretto di qualche potenza europea (soprattutto l'Impero Britannico). Le Americhe facevano parte a sé stante, dominate da una potenza ancora acerba le cui energie erano sconosciute ai più: gli Stati Uniti.
domenica 6 luglio 2014
Breve segnalazione ancora sulla "copia privata"
Come scrivevo pochi giorni fa, con il decreto Franceschini il governo ha emanato un provvedimento a sostegno e indennizzo della SIAE. Segnalo un articolo (su Il Fatto Quotidiano) che ribadisce l'ovvio: il costo di questi aumenti (centocinquanta milioni di euro l'anno?) non sarà sostenuto dalle "multinazionali" che producono smartphone e altri gadget dotati di memorie, ma finirà, ovviamente, per scaricarsi sul consumatore.
Proprio mentre volevo comprarmi un nuovo hard disk...
Proprio mentre volevo comprarmi un nuovo hard disk...
martedì 1 luglio 2014
Gli eroi della rivoluzione sessuale?
Penso che molti sappiano già quello che si è scoperto in tempi recenti riguardo alla celebre scrittrice Marion Zimmer Bradley. Ho avuto la tentazione di non parlarne qui, inizialmente ho pensato che forse fosse inopportuno. Tuttavia, pensandoci bene, credo sia giusto invece discuterne. Marion Zimmer Bradley non era soltanto una scrittrice fantasy ma anche una attivista politica e una paladina del femminismo; pertanto diventa difficile separare la persona dall'opera.
Precisiamo: a me MZB non è mai piaciuta, mi sembra una specie di Nanni Moretti del fantasy, non so se mi spiego. Didascalica, noiosa, con un'impalcatura ideologica da dimostrare che si vede troppo bene al di sotto di quello che scrive. Perciò l'ho letta poco (e comunque sì, fin Le Nebbie di Avalon non era male). Comunque l'accusa contro di lei non potrà avere contraddittorio o processi, perché MZB non c'è più (dal 1999); ad ogni modo viene da una persona che certamente questa scrittrice la conosceva bene, visto che si tratta della figlia, Moira Greyland. La quale fu vittima di abusi sia da parte del padre che della madre (un po' di dettagli qui), in una casa che era diventata una specie di porto di mare fuori controllo, dove ne succedevano di tutti i colori. Era già noto che il marito di MZB fosse rimasto coinvolto in una precedente storia di abusi, ma secondo la Greyland sua madre era ancor più aggressiva e incontrollabile, e non avrebbe agito solo nei suoi confronti.
Precisiamo: a me MZB non è mai piaciuta, mi sembra una specie di Nanni Moretti del fantasy, non so se mi spiego. Didascalica, noiosa, con un'impalcatura ideologica da dimostrare che si vede troppo bene al di sotto di quello che scrive. Perciò l'ho letta poco (e comunque sì, fin Le Nebbie di Avalon non era male). Comunque l'accusa contro di lei non potrà avere contraddittorio o processi, perché MZB non c'è più (dal 1999); ad ogni modo viene da una persona che certamente questa scrittrice la conosceva bene, visto che si tratta della figlia, Moira Greyland. La quale fu vittima di abusi sia da parte del padre che della madre (un po' di dettagli qui), in una casa che era diventata una specie di porto di mare fuori controllo, dove ne succedevano di tutti i colori. Era già noto che il marito di MZB fosse rimasto coinvolto in una precedente storia di abusi, ma secondo la Greyland sua madre era ancor più aggressiva e incontrollabile, e non avrebbe agito solo nei suoi confronti.sabato 28 giugno 2014
Salviamo la Siae - coi tuoi soldi
È passato relativamente sotto silenzio il decreto Franceschini per l' equo compenso, quel contributo ai diritti d'autore che va pagato "a prescindere" sui supporti digitali: una volta erano ad esempio CD e DVD, adesso gli smartphone si aggiungono alla categoria. In parte il decreto è l'adeguamento ad analoghe tariffe che esistono già in alcuni altri paesi, ma viene ugualmente contestato dalla Confindustria digitale.
Nel frattempo anno dopo anno la Siae ha concluso i propri bilanci in perdita (vedere qui ad esempio) o con un attivo che non si capisce benissimo come viene ottenuto ma comunque non tramite il "core business" dell'azienda. D'altra parte sull'efficienza della Siae, dove "4 dipendenti su 10 sono legati da rapporti di parentela," è legittimo dubitare.
Per quanto mi riguarda continuo a pensare che il controllo del diritto d'autore lasciato a un'unica società sia una bestemmia.
Nel frattempo anno dopo anno la Siae ha concluso i propri bilanci in perdita (vedere qui ad esempio) o con un attivo che non si capisce benissimo come viene ottenuto ma comunque non tramite il "core business" dell'azienda. D'altra parte sull'efficienza della Siae, dove "4 dipendenti su 10 sono legati da rapporti di parentela," è legittimo dubitare.
Per quanto mi riguarda continuo a pensare che il controllo del diritto d'autore lasciato a un'unica società sia una bestemmia.
domenica 15 giugno 2014
Plausibile e fantasioso
Mi ha meravigliato un post di Annalee Newitz, in inglese, sul sito di fantascienza (e fantastico) io9. L'autrice afferma che i romanzi fantasy trattano la scienza in maniera più accurata di quelli di fantascienza. Fa riferimento ad alcune occasioni, recenti e meno recenti, in cui gli autori si sono premurati di studiare e descrivere con cura lo sviluppo biologico di specie... assolutamente inventate. E vi sono anche mondi immaginari costruiti per ambientarvi storie fantastiche, ma scritti con assoluto rigore.
Come lettori (afferma l'autrice) siamo abituati a dividere le storie in plausibili (fantascienza) e del tutto immaginarie (fantasy). Eppure in qualche modo, inesorabilmente, la plausibilità s'è infiltrata nelle nostre storie fantasy. Leggiamo nel fantasy affermazioni vere riguardo a sistemi biologici che sono del tutto ignorate dagli scrittori di fantascienza. Ovviamente ci sono autori di fantascienza che sanno creare alieni realistici, e molti che scrivono trame ben informate riguardo al cambiamento climatico a breve termine. Sono valide eccezioni. Se vuoi buona scienza ambientale, in questo periodo devi cercarla nel fantasy.
Sarà vero o no? C'è una cosa, a dire la verità, che non è affatto una novità. Non pochi appassionati di fantascienza sono prigionieri di quell'atteggiamento di superiorità, per cui tutto ciò che è fantasy deve essere inferiore. Se per caso un libro fantasy inferiore non è, devono per forza arrampicarsi sui vetri dicendo che tutto il fantastico che si vede "potrebbe essere spiegato" con la tecnologia, secondo il famoso assioma per cui una scienza estremamente raffinata sarebbe indistinguibile dalla magia. Insomma se è fantascienza sta in serie A e, se è fantasy vale una delle due: o posso ricondurlo alla fantascienza, o deve stare in serie B. Io personalmente amo la fantascienza senza il bisogno di queste cose senza senso.
Mi chiedo però se esista veramente una previsione "valida" sul cambiamento climatico prossimo venturo, visto che i fenomeni osservati si sono rivelati molto più complessi di un generico "farà caldo e si scioglieranno i ghiacci." Ammesso che si sappia già dove ci porterà questo bel futuro che ci stiamo preparando, ho una mia opinione sul motivo per cui gli appassionati del fantasy potrebbero essere molto attenti a questo argomento: l'ecologia e le preoccupazioni che la circondano sono, dai tempi di Tolkien, un elemento spesso presente nel fantasy.
Peraltro non è certo da ieri che una storia fantasy deve essere un minimo plausibile riguardo agli elementi fantastici che presenta (ovvero possono essere bizzarri fino a che si vuole ma devono possedere la famosa coerenza interna). Mentre a volte una storia di fantascienza presenta in blocco così tante trovate stravaganti e male spiegate da rendere davvero incomprensibili certi sensi di superiorità.
Quanto a quelli che dicono che la fantascienza è comunque in buona parte fasulla perché vi figurano (di frequente) mezzi in grado di viaggiare a velocità superiori a quelle della luce, e questo sarebbe impossibile, personalmente credo che costruire imperi galattici su distanze sterminate sarà molto, molto difficile, ma dire che "assolutamente non si può" andare più veloci della luce vuol dire non aver capito il metodo scientifico.
Come lettori (afferma l'autrice) siamo abituati a dividere le storie in plausibili (fantascienza) e del tutto immaginarie (fantasy). Eppure in qualche modo, inesorabilmente, la plausibilità s'è infiltrata nelle nostre storie fantasy. Leggiamo nel fantasy affermazioni vere riguardo a sistemi biologici che sono del tutto ignorate dagli scrittori di fantascienza. Ovviamente ci sono autori di fantascienza che sanno creare alieni realistici, e molti che scrivono trame ben informate riguardo al cambiamento climatico a breve termine. Sono valide eccezioni. Se vuoi buona scienza ambientale, in questo periodo devi cercarla nel fantasy.
Sarà vero o no? C'è una cosa, a dire la verità, che non è affatto una novità. Non pochi appassionati di fantascienza sono prigionieri di quell'atteggiamento di superiorità, per cui tutto ciò che è fantasy deve essere inferiore. Se per caso un libro fantasy inferiore non è, devono per forza arrampicarsi sui vetri dicendo che tutto il fantastico che si vede "potrebbe essere spiegato" con la tecnologia, secondo il famoso assioma per cui una scienza estremamente raffinata sarebbe indistinguibile dalla magia. Insomma se è fantascienza sta in serie A e, se è fantasy vale una delle due: o posso ricondurlo alla fantascienza, o deve stare in serie B. Io personalmente amo la fantascienza senza il bisogno di queste cose senza senso.
Mi chiedo però se esista veramente una previsione "valida" sul cambiamento climatico prossimo venturo, visto che i fenomeni osservati si sono rivelati molto più complessi di un generico "farà caldo e si scioglieranno i ghiacci." Ammesso che si sappia già dove ci porterà questo bel futuro che ci stiamo preparando, ho una mia opinione sul motivo per cui gli appassionati del fantasy potrebbero essere molto attenti a questo argomento: l'ecologia e le preoccupazioni che la circondano sono, dai tempi di Tolkien, un elemento spesso presente nel fantasy.
Peraltro non è certo da ieri che una storia fantasy deve essere un minimo plausibile riguardo agli elementi fantastici che presenta (ovvero possono essere bizzarri fino a che si vuole ma devono possedere la famosa coerenza interna). Mentre a volte una storia di fantascienza presenta in blocco così tante trovate stravaganti e male spiegate da rendere davvero incomprensibili certi sensi di superiorità.
Quanto a quelli che dicono che la fantascienza è comunque in buona parte fasulla perché vi figurano (di frequente) mezzi in grado di viaggiare a velocità superiori a quelle della luce, e questo sarebbe impossibile, personalmente credo che costruire imperi galattici su distanze sterminate sarà molto, molto difficile, ma dire che "assolutamente non si può" andare più veloci della luce vuol dire non aver capito il metodo scientifico.
giovedì 5 giugno 2014
Warlock Master of the Arcane
Dal momento che prediligo i giochi strategici a turni, desideravo metter mano su Warlock Master of the Arcane (della Paradox) già da un po'. Il problema è che sì, il gioco era uscito (addirittura nel 2012) e sì, le recensioni erano abbastanza positive, ma il mio PC era troppo antiquato. Pur avendo ricevuto un modesto upgrade qualche tempo prima, non ce la poteva fare. Tuttavia con la morte di Windows XP ero obbligato a cambiare sistema operativo e ne ho approfittato per farmi dare (a buon mercato) il vecchio PC che un amico aveva relegato in cantina, dotato di Windows 7, il che mi stava bene perché Windows 8 ha l'aria di una porcheria. Prima di entrare in dettagli preciso che il gioco mi è subito piaciuto e ho accumulato un discreto monte ore - ovvero ore perse a giocarci mentre potevo fare altro. Mentre Fallen Enchantress (che ho recensito qui) mi aveva presto stufato, Warlock mi ha preso, nonostante certi difetti: come dicono anche le recensioni che ho trovato in giro, è molto semplice e intuitivo e si comincia presto a divertirsi senza nemmeno bisogno di guardare il manuale (se si ha un minimo di esperienza).
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