domenica 27 ottobre 2013
Segnalazione
Su Goodreads, per gli anglofoni, Patrick Rothfuss (Il Nome del Vento) parla di Red Seas under Red Skies (Scott Lynch)
mercoledì 23 ottobre 2013
Guido Crepax
La mostra dedicata a Guido Crepax nel centro di
Milano si è chiusa a metà settembre, e per pigrizia non ne ho parlato
fino ad adesso, e ormai è troppo tardi per invitarvi a visitarla. Peccato. Si è
trattato di un percorso molto interessante, non fatto unicamente di fumetto ma anche di design, moda, fotografia, giochi, curiosità varie: un’iniziativa abbastanza snella che si percorreva rapidamente ma che sapeva cogliere i punti d'interesse nel percorso di questo autore, sui generis, del fumetto italiano. Guido Crepax è vissuto in un periodo di cambiamenti (anni ’60) e nel cuore della “rivoluzione” sessantottina, ma allo stesso tempo nel cuore della Milano industriale e del design, e il suo lavoro ricalca la partecipazione alle attività di una città (ricca e borghese) che allo stesso tempo in cui lavorava e produceva opulenza creava anche cultura, progresso e cambiamento. Bei tempi, in questo senso. Le prime creazioni di Guido Crepax infatti sono copertine di dischi (l'epoca del vinile) e di libri, o immagini pubblicitarie.
giovedì 17 ottobre 2013
Mirror Mirror
Ho sempre apprezzato le capacità artistiche di Tarsem Singh e anche se fra i due film dedicati a Biancaneve del 2012 ho preferito vedermi Biancaneve e il Cacciatore (con una grande Charlize Theron e non moltissimo altro), sapevo che prima o poi avrei dato una possibilità anche a Mirror Mirror, dove alla perfida regina interpretata da Julia Roberts (foto in fondo all'articolo), ancora bellissima sebbene non più giovane, si contrappone la vivace biancaneve (foto qua sotto, con mezzo cigno in testa) ovvero Lily Collins, perfetta nella miscela di innocenza, bellezza e grazia.
Tarsem Singh, a dire la verità, ha preso un po' in giro il materiale con cui ha lavorato senza però trasformarlo in qualche cosa di originale o propriamente suo. Il principe della favola, interpretato da Armie Hammer (star di The Lone Ranger, film che finora ho evitato di vedere), è piazzato come una specie di allocco che non sa cosa fare di se stesso. Concupito dalla regina, ripetutamente sconfitto dai misteriosi banditi della foresta, manovrato contro la stessa Biancaneve (che ad un certo punto svolge una vera guerriglia contro la sovrana) ma da lei preso prigioniero, ci metterà un bel po' a riscattarsi.
Un altro personaggio, Brighton (Nathan Lane), è il factotum della regina, un lacché leccapiedi che ha momenti di buon cuore perché in fondo è un bravo ragazzo (salverà la stessa Biancaneve), e fa da macchietta comica per rendere più lieve la situazione.
Grande interprestazione di entrambe le protagoniste: naturalmente graziosa la Collins, bravissima la Roberts con quel suo egoismo cinico che sa essere quasi simpatico nella noncuranza con cui calpesta gli altri e insegue il proprio interesse o il proprio piacere. D'altra parte c'è lo specchio magico, che garantisce dei poteri alla regina ma che la avverte di un prezzo che dovrà pagare (lo sapremo dopo, ma lo si può immaginare). Quanto ai nani, avranno anche loro la loro parte di avventure e di ricompense.
Come in tutti i film di Tarsem Singh che si rispettino ci sono scenografie incredibili e sontuose, costumi meravigliosi e imprevedibili, bellissime stoffe, copricapi pazzeschi e via discorrendo. L'effetto visivo non va mai perso con questo regista.
In definitiva Mirror Mirror non è un grandissimo film e non ha molto di sorprendente, è proprio una favola su pellicola, ma fra i due Biancaneve in fondo penso che questo sia il migliore: leggero, ironico ed elegante, fatto senza credere di fare chissà che cosa, non esce veramente dal solco della tradizione ma riesce a stravolgerla per farci fare qualche risata senza bisogno di volgarità. Credo che seguirò il buon Tarsem più assiduamente.
venerdì 11 ottobre 2013
Gravity 3D
Di solito i film che aspetto con ansia li vado a vedere il prima possibile e ne parlo quindi al primo giorno di programmazione o giù di lì. Ho aspettato con Gravity (per gli amici anche Gravity 3D) per motivi di impegni ma anche per un altro motivo. Mi avevno un po' trattenuto le recensioni che ne parlavano di un film estremamente irrealistico, e che facevano un po' a pugni con la simulazione apparentemente valida del trailer, dove la povera Sandra Bullock se ne vola via agganciata a un rottamone che ruota vorticosamente.
Poi sono andato a vederlo lo stesso e mi sono reso conto che sì, avvengono cose non realistiche, ma questo non toglie nulla dall'intensità, dall'emozione e dallo spettacolo.
Poi sono andato a vederlo lo stesso e mi sono reso conto che sì, avvengono cose non realistiche, ma questo non toglie nulla dall'intensità, dall'emozione e dallo spettacolo.
lunedì 7 ottobre 2013
Miti e Leggende Nordiche
Una cosa l'ho già detta riguardo alla mitologia nordica: chi si aspetta chissà che cosa dai testi originali può rimanere ferocemente deluso. Le storie di Re Artù o del guerriero Cù Chulainn, per citare due esempi celtici, sono a volte poco comprensibili, a volte raccontate in uno stile piuttosto scarno che poco può piacere ai moderni, e talvolta sono aridi elenchi di imprese, roba davvero grandiosa per carità, ma che dopo un po' ti può fare sbadigliare. Poiché tutto è stato raccolto da monaci, da scrittori più tardi e via dicendo, spesso i testi "originali" non esistono e c'è comunque il filtro di un mondo già meno antico, già più civilizzato, più cristiano e via dicendo. Questo si sente molto ad esempio nel Kalevala di cui ho già parlato in passato, e che contiene anche la venuta di Gesù, che scaccia via dal trono della Carelia il fiero eroe pagano Väinämöinen il quale se ne va arrabbiato, protestando "un giorno avrete ancora bisogno di me," una storia che ho trovato bellissima ma che denuncia una commistione di temi piuttosto tarda.
Tutte queste cose le ho già scritte e valgono anche per i miti e le leggende germaniche. Alle quali vanno comunque riconosciute la fantasia e la bizzarria di certe creazioni. Il mitico gigante Ymir dal cui corpo sono create le creature divine e sovrannaturali del mondo, l'albero Yggrdasil, immenso portento che regge l'universo, i nani che reggono la volta celeste...
Tutto questo l'ho (ri)letto in Miti e Leggende Nordiche di Salvatore Tufano, testo degli anni '80, fin troppo schematico, però utile a dare un'idea.
Della mitologia nordica bisogna dire che spesso è cupa, intrisa di pessimismo, di storie di tradimenti e di destini segnati, molto più di quanto si trovi nei miti mediterranei. Del resto avere nella famiglia divina un personaggio come Loki, meschino e traditore, e destinato a schierarsi con le forze dell'oscurità nella battaglia finale, è proprio triste.
La storia di Sigfrido e Brunilde ha dato ispirazione a due personaggi molto diversi, tanti secoli dopo: J.R.R. Tolkien e... Richard Wagner.
Tutte queste cose le ho già scritte e valgono anche per i miti e le leggende germaniche. Alle quali vanno comunque riconosciute la fantasia e la bizzarria di certe creazioni. Il mitico gigante Ymir dal cui corpo sono create le creature divine e sovrannaturali del mondo, l'albero Yggrdasil, immenso portento che regge l'universo, i nani che reggono la volta celeste...
Tutto questo l'ho (ri)letto in Miti e Leggende Nordiche di Salvatore Tufano, testo degli anni '80, fin troppo schematico, però utile a dare un'idea.
Della mitologia nordica bisogna dire che spesso è cupa, intrisa di pessimismo, di storie di tradimenti e di destini segnati, molto più di quanto si trovi nei miti mediterranei. Del resto avere nella famiglia divina un personaggio come Loki, meschino e traditore, e destinato a schierarsi con le forze dell'oscurità nella battaglia finale, è proprio triste.
La storia di Sigfrido e Brunilde ha dato ispirazione a due personaggi molto diversi, tanti secoli dopo: J.R.R. Tolkien e... Richard Wagner.
venerdì 4 ottobre 2013
The Big Breakout
Questo è un libro che (nella sua versione italiana intitolata Un Ponte per Patton) mi era stato regalato ma che ho distrutto perché me ne vergognavo. Proprio così, ero un timorato tredicenne (circa) molto cattolico e mi imbarazzava la quantità di parolacce, bestemmie e scene violente (più una di sesso) di questa "fiction militare" scritta da Charles Whiting (1926-2007), storico e scrittore estremamente prolifico, entrato nell'esercito britannico a 16 anni perché non vedeva l'ora di partecipare alla Seconda Guerra Mondiale. Oltre ad aver scritto qualche non memorabile libro di storia militare (ho letto quello sulla battaglia di Kasserine e quello sullo sbarco in Sicilia) Whiting ha sfornato libri di action, come si direbbe oggi, a centinaia, tutti incentrati in un modo o nell'altro sul conflito di cui è stato testimone. E credo che dia ancora dei punti a molto di quello che si legge oggi in quel settore, anche se le armi di cui parla non sono le ultimissime trovate ultramoderne e le descrizioni dei combattimenti non possano dirsi realistiche (per quello che posso giudicare io).
lunedì 30 settembre 2013
Evangelion 3.0
L'Evangelion day, ovvero la proiezione del film Evangelion 3.0 per un giorno solo, mi ha dato l'opportunità di vedere qualcosa di questa serie che, si dice ha influenzato Pacific Rim di Guillermo del Toro.
Le premesse sono complicate ma qualche somiglianza in teoria potrebbe esserci visto che ci sono degli antagonisti (che chissà perché si chiamano Angeli) intenti a portare distruzione sulla Terra. Però la somiglianza è solo apparente. In Pacific Rim arrivavano i mostri e si doveva fare a botte, botte da orbi secondo il vecchio stile dei robottoni giapponesi, qui ci sono delle complesse implicazioni filosofiche e approfondimenti psicologici al di là del necessario (nel personaggio di Shinji) e non è la battaglia in sé che risolve le cose.
Sono critico sugli approfondimenti psicologici perché in verità si tratta delle solite menate giapponesi. Sono un buono a niente, ogni volta che provo a far qualcosa combino un danno, tutti dicono che è colpa mia, è ora che mi riscatti e dimostri cosa so fare, ora scateno la mia rabbia e via dicendo, litanie espresse in una maniera anche piuttosto noiosa e più utili a capire qualcosa della frustrazione di un popolo che si è imprigionato in una società alveare retta sulla vergogna e sul senso di colpa che a creare dei personaggi interessanti. Qui si aggiunge una specie di mentore piuttosto gay anziché no (Kaworu, che in effetti è... non ve lo dico) e un bel pezzo di film si perde in dialoghi piuttosto tediosi fra i due.
Belli i colori, belli tecnicamente parecchi dei mezzi, la storia potrebbe avere anche degli spunti interessanti ma la spiegazione di molte cose è rimandata al prossimo capitolo.
Non posso consigliare di vedere o non vedere questo film al cinema perché l'opportunità era irripetibile, e non m'intendo dell'universo di Evangelion, perciò la mia opinione che non si capiva quasi nulla del film va presa con le pinze; però posso dire che alla fine della proiezione la gente perplessa era parecchia, quindi siete avvisati.
Le premesse sono complicate ma qualche somiglianza in teoria potrebbe esserci visto che ci sono degli antagonisti (che chissà perché si chiamano Angeli) intenti a portare distruzione sulla Terra. Però la somiglianza è solo apparente. In Pacific Rim arrivavano i mostri e si doveva fare a botte, botte da orbi secondo il vecchio stile dei robottoni giapponesi, qui ci sono delle complesse implicazioni filosofiche e approfondimenti psicologici al di là del necessario (nel personaggio di Shinji) e non è la battaglia in sé che risolve le cose.
Sono critico sugli approfondimenti psicologici perché in verità si tratta delle solite menate giapponesi. Sono un buono a niente, ogni volta che provo a far qualcosa combino un danno, tutti dicono che è colpa mia, è ora che mi riscatti e dimostri cosa so fare, ora scateno la mia rabbia e via dicendo, litanie espresse in una maniera anche piuttosto noiosa e più utili a capire qualcosa della frustrazione di un popolo che si è imprigionato in una società alveare retta sulla vergogna e sul senso di colpa che a creare dei personaggi interessanti. Qui si aggiunge una specie di mentore piuttosto gay anziché no (Kaworu, che in effetti è... non ve lo dico) e un bel pezzo di film si perde in dialoghi piuttosto tediosi fra i due.
Belli i colori, belli tecnicamente parecchi dei mezzi, la storia potrebbe avere anche degli spunti interessanti ma la spiegazione di molte cose è rimandata al prossimo capitolo.
Non posso consigliare di vedere o non vedere questo film al cinema perché l'opportunità era irripetibile, e non m'intendo dell'universo di Evangelion, perciò la mia opinione che non si capiva quasi nulla del film va presa con le pinze; però posso dire che alla fine della proiezione la gente perplessa era parecchia, quindi siete avvisati.
domenica 29 settembre 2013
La Fine del Mondo
Confesso di non poter sopportare i malinconici ricordi del "come eravamo." Non ce l'ho fatta a vedere da ragazzo Il Grande Freddo (che per chi non lo sapesse è un film di un sacco di anni fa su ex sessantottini che si riuniscono e tirano i conti della loro vita) quando non avrei avuto ancora da mescolare nessuna malinconia mia a quelle dei personaggi sullo schermo, e ho evitato da allora la maggior parte dei film del genere. Mi prendono male anche se, del resto, non mi ci vedo mai rappresentato. Non ero un virgulto rivoluzionario negli anni '70, non ero un paninaro o uno yuppie negli anni '80 (e poi tutta quella musica schifosa, mioddio...), non ero quel che cacchio erano negli anni '90 e così via. Ma c'è il concetto generale: la malinconia dei tuoi anni che furono, andati diversamente da come avresti voluto, le amicizie che sono andate in acido, le cose che non sono ndate per il verso giusto.
E' quindi stato uno sforzo per me guardare La Fine del Mondo, film uscito in pochissime sale, purtroppo.
E' quindi stato uno sforzo per me guardare La Fine del Mondo, film uscito in pochissime sale, purtroppo.
mercoledì 25 settembre 2013
Dominant Species
In Dominant Species, gioco della GMT Games, è protagonista l'evoluzione e il periodo preso in esame è quello prima dell'ultima glaciazione. I giocatori prendono quindi le parti di specie animali: mammiferi, insetti, uccelli, rettili e via dicendo. La cosa mi ha lasciato un po' perplesso sia perché nell'evoluzione non vi è niente di intenzionale, sia perché la natura vive di equilibri e non ha molto senso una "competizione" tra specie animali. Questo però non ci deve confondere più di tanto, perché tolta la patina dell'ambientazione Dominant Species è un gioco profondamente astratto (il che non è necessariamente un complimento).
martedì 24 settembre 2013
Nel fantasy la magia prende il posto della tecnologia?
Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia... La frase di Arthur C. Clarke è vastamente conosciuta e utilizzata ogni volta che si è voluto giustificare lo "svarione" nel fantastico di uno scrittore che si occupava prevalentemente di fantascienza (La Terra Morente di Vance è un esempio). Ho sempre pensato che questa fosse una mezza verità. Nel senso che la magia, quando non è il fulmine che parte dal dito di uno stregone, ma qualcosa di molto più profondo, intessuto nella sostanza del mondo e nell'animo delle persone, quando è un arcano potere che risveglia la forza di un mito, non ha né gli effetti né dà le sensazioni di alcuna tecnologia immaginabile.
Né avrebbe senso tirar fuori spiegazioni razionalizzate a forza là dove il sentire di una narrazione è decisamente legato al sovrannaturale. Per questo, ad esempio, l'opera di Vance che ho citato prima l'ho sempre vista come fantasy.
Io mi interesso di fantascienza come di fantasy, ad ogni modo, e la considerazione che ho scritto oggi non è la mia bordata nelle guerre di religione tra appassionati, guerre cui non partecipo.
Né avrebbe senso tirar fuori spiegazioni razionalizzate a forza là dove il sentire di una narrazione è decisamente legato al sovrannaturale. Per questo, ad esempio, l'opera di Vance che ho citato prima l'ho sempre vista come fantasy.
Io mi interesso di fantascienza come di fantasy, ad ogni modo, e la considerazione che ho scritto oggi non è la mia bordata nelle guerre di religione tra appassionati, guerre cui non partecipo.
giovedì 19 settembre 2013
Rush, ovvero un duello storico della Formula Uno
La storia è nota quindi farò delle anticipazioni sulla trama di questo film, anche se non tutti ricorderanno in prima persona i fatti ormai lontani che vengono narrati. Immagino che la maggior parte degli italiani ne hanno comunque sentito dire.
Io andavo alle medie inferiori nel 1976, e questo film mi ha aiutato a ricordare quante cose fossero diverse da oggi a quei tempi. Rush ci riporta all'anno in cui Niki Lauda (che in realtà di nome fa Andrea Nikolaus) rischiò di morire tra le fiamme di un incidente avvenuto durante il Gran Premio di Germania, che ai tempi si correva nel lunghissimo (e troppo pericoloso) circuito del Nurburgring. La conseguenza fu che il campionato mondiale vide un vincitore poco prevedibile, il talentuoso ma incostante (e imprudente) britannico James Hunt, personaggio sopra le righe, i cui stravizi in cerca di piacere tra donne, alcool e droga non erano e non sono buon viatico per eccellere in nessuno sport. Non è facilissimo portare sullo schermo gli sport motoristici (comunque ricordo con piacere La 24 Ore di Le Mans) ma questa storia fa parte del gruppo piuttosto ristretto (con le vite di Villeneuve e Senna, per quello che ricordo io) su cui val la pena provarci, ed è bello che sia stato fatto.
Io andavo alle medie inferiori nel 1976, e questo film mi ha aiutato a ricordare quante cose fossero diverse da oggi a quei tempi. Rush ci riporta all'anno in cui Niki Lauda (che in realtà di nome fa Andrea Nikolaus) rischiò di morire tra le fiamme di un incidente avvenuto durante il Gran Premio di Germania, che ai tempi si correva nel lunghissimo (e troppo pericoloso) circuito del Nurburgring. La conseguenza fu che il campionato mondiale vide un vincitore poco prevedibile, il talentuoso ma incostante (e imprudente) britannico James Hunt, personaggio sopra le righe, i cui stravizi in cerca di piacere tra donne, alcool e droga non erano e non sono buon viatico per eccellere in nessuno sport. Non è facilissimo portare sullo schermo gli sport motoristici (comunque ricordo con piacere La 24 Ore di Le Mans) ma questa storia fa parte del gruppo piuttosto ristretto (con le vite di Villeneuve e Senna, per quello che ricordo io) su cui val la pena provarci, ed è bello che sia stato fatto.
martedì 17 settembre 2013
Eclipse
Ho sperimentato questo gioco di fantascienza del 2011 che ha riscosso un buon successo e per il quale sono uscite delle espansioni. Eclipse è un gioco strategico di fantascienza, creato da un autore finlandese; vanta una notevole elasticità riguardo al numero di giocatori che possono partecipare a una partita (se ho capito bene, con le espansioni sono più di sei) e una certa quantità di regole veramente eleganti. C'è anche una certa variabile data dalla sorte su quello che può avvenire nel corso di una partita, e me ne sono accorto sulla mia pelle.
Ma andiamo con ordine.
Ma andiamo con ordine.
lunedì 16 settembre 2013
Il Libro Blu - segnalazione
Mi è stato chiesto di leggere Il Libro Blu di Fernanda Raineri, un libro per ragazzi. L'ho letto scoprendo di essere piuttosto inadeguato al compito. Non saprei nemmeno dire a che fascia di età è rivolto, ma ha qualche assonanza, diciamo, con la collana "Il Giallo dei Ragazzi" di un sacco di tempo fa, anche come semplicità espositivia (uno stile che chiaramente per un adulto è un po' insipido). La casa editrice è La Case Books e, saggiamente, ha predisposto l'uscita in digitale (è stato anche pubblicato dalla GDS in cartaceo).
La storia parte un po' al rallentatore secondo me, con la protagonista (Stella) che parte verso la costa est degli USA per una agognata vacanza. Incontrati degli amici di oltreoceano comincia l'avventura, ma Stella ha avuto un problema: le è stata scambiata la valigia e si ritrova proprietaria di un misterioso libro il cui ermetico contenuto probabilmente ha a che fare con qualche segreto militare.
I ragazzi hanno la piacevole sorpresa di imbattersi nell'attore preferito di Stella ma è un incontro un po' ruvido visto che per errore gli danneggiano la moto (l'attore è Keanu Reeves e non è contento). E c'è qualcuno che vuole quel libro che la ragazza possiede per sbaglio e che vorrebbe restituire al legittimo proprietario: la faccenda si complica e diventa pericolosa, tra avventure e inseguimenti.
Non posso dare facilmente una valutazione (e non penso che mi cimenterò nuovamente con un libro di questo genere, sono troppo vecchio) posso solo dire che ci sono momenti più riusciti e altri dove l'azione langue un po'.
La storia parte un po' al rallentatore secondo me, con la protagonista (Stella) che parte verso la costa est degli USA per una agognata vacanza. Incontrati degli amici di oltreoceano comincia l'avventura, ma Stella ha avuto un problema: le è stata scambiata la valigia e si ritrova proprietaria di un misterioso libro il cui ermetico contenuto probabilmente ha a che fare con qualche segreto militare.
I ragazzi hanno la piacevole sorpresa di imbattersi nell'attore preferito di Stella ma è un incontro un po' ruvido visto che per errore gli danneggiano la moto (l'attore è Keanu Reeves e non è contento). E c'è qualcuno che vuole quel libro che la ragazza possiede per sbaglio e che vorrebbe restituire al legittimo proprietario: la faccenda si complica e diventa pericolosa, tra avventure e inseguimenti.
Non posso dare facilmente una valutazione (e non penso che mi cimenterò nuovamente con un libro di questo genere, sono troppo vecchio) posso solo dire che ci sono momenti più riusciti e altri dove l'azione langue un po'.
giovedì 12 settembre 2013
Un paio di segnalazioni
Una segnalazione... tardiva. Uno dei miei racconti (da una pagina!) che era stato pubblicato nella raccolta 365 Storie d'Amore è stato poi scelto per la pagina culturale del Cittadino di Lodi e quindi pubblicato uno di questi passati giovedì dello scorso agosto.
Purtroppo non sapevo quale data e non ero in grado di reperire il quotidiano nei miei consueti punti di riferimento (lavorando indefessamente per tutto il mese) quindi non ho avuto il piacere di "vedermi" sulla pagina di giornale.
Cosa che a qualcuno sermbrerà un po' di ridicola ma ammettiamolo, non mi sarebbe spiaciuta.
L'altra comunicazione riguarda i Delos Days 2013. Il prossimo sabato 13 settembre alle 15 si parlerà di Tolkien e ci sarò anch'io (tra Chiara Codecà e Paolo Gulisano). Se mi lasceranno parlare :) esporrò le critiche e le motivazioni di vari personaggi che hanno argomentato CONTRO Tolkien.
Purtroppo non sapevo quale data e non ero in grado di reperire il quotidiano nei miei consueti punti di riferimento (lavorando indefessamente per tutto il mese) quindi non ho avuto il piacere di "vedermi" sulla pagina di giornale.
Cosa che a qualcuno sermbrerà un po' di ridicola ma ammettiamolo, non mi sarebbe spiaciuta.
L'altra comunicazione riguarda i Delos Days 2013. Il prossimo sabato 13 settembre alle 15 si parlerà di Tolkien e ci sarò anch'io (tra Chiara Codecà e Paolo Gulisano). Se mi lasceranno parlare :) esporrò le critiche e le motivazioni di vari personaggi che hanno argomentato CONTRO Tolkien.
domenica 8 settembre 2013
8 settembre
Sono passati 70 anni dall'armistizio dell'8 settembre 1943. La morte della patria? Una figura ignobile? Un disonore?
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