lunedì 7 ottobre 2013

Miti e Leggende Nordiche

Una cosa l'ho già detta riguardo alla mitologia nordica: chi si aspetta chissà che cosa dai testi originali può rimanere ferocemente deluso. Le storie di Re Artù o del guerriero Cù Chulainn, per citare due esempi celtici, sono a volte poco comprensibili, a volte raccontate in uno stile piuttosto scarno che poco può piacere ai moderni, e talvolta sono aridi elenchi di imprese, roba davvero grandiosa per carità, ma che dopo un po' ti può fare sbadigliare. Poiché tutto è stato raccolto da monaci, da scrittori più tardi e via dicendo, spesso i testi "originali" non esistono e c'è comunque il filtro di un mondo già meno antico, già più civilizzato, più cristiano e via dicendo. Questo si sente molto ad esempio nel Kalevala di cui ho già parlato in passato, e che contiene anche la venuta di Gesù, che scaccia via dal trono della Carelia il fiero eroe pagano Väinämöinen il quale se ne va arrabbiato, protestando "un giorno avrete ancora bisogno di me," una storia che ho trovato bellissima ma che denuncia una commistione di temi piuttosto tarda.



Tutte queste cose le ho già scritte e valgono anche per i miti e le leggende germaniche. Alle quali vanno comunque riconosciute la fantasia e la bizzarria di certe creazioni. Il mitico gigante Ymir dal cui corpo sono create le creature divine e sovrannaturali del mondo, l'albero Yggrdasil, immenso portento che regge l'universo, i nani che reggono la volta celeste...
Tutto questo l'ho (ri)letto in Miti e Leggende Nordiche di Salvatore Tufano, testo degli anni '80, fin troppo schematico, però utile a dare un'idea.
Della mitologia nordica bisogna dire che spesso è cupa, intrisa di pessimismo, di storie di tradimenti e di destini segnati, molto più di quanto si trovi nei miti mediterranei. Del resto avere nella famiglia divina un personaggio come Loki, meschino e traditore, e destinato a schierarsi con le forze dell'oscurità nella battaglia finale, è proprio triste.
La storia di Sigfrido e Brunilde ha dato ispirazione a due personaggi molto diversi, tanti secoli dopo: J.R.R. Tolkien e... Richard Wagner.

5 commenti:

M.T. ha detto...

Un libro che ho prezzato sui miti e leggende dei vichinghi è quello di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini scritto nel 1990: bella la prima parte sugli Asi e le loro vicende, meno avvincente la seconda sugli Eroi, ma lì la colpa è dei protagonisti, che hanno un carisma diverso da quelli che li hanno preceduti.

Bruno ha detto...

Io dovrei decidermi a leggere integralmente la saga di Sigfrido e farmene un'idea. I resoconti e i riassunti danno sempre quell'impressione: tutto qui? Dai versi invece riesci a respirare qualcosa del mito.

Salomon Xeno ha detto...

Praticamente tutto quello che so di Sigfrido & co. viene da quel "La leggenda di Sigurd e Gudrùn" del vecchio Tolkien, appunto. Dopo un'infatuazione giovanile, devo dire che i miti nordici suscitano su di me un fascino molto inferiore rispetto alla controparte mediterranea (Greci) e quindi sono di parte. La versione di Tolkien, devo dire, l'ho apprezzata anche se non saprei dire quanto conservi in italiano.

Cosa bozzuta ha detto...

ho amato molto l'Edda in prosa di Snorri Sturlusson, che racconta vicende cosmiche ed epiche con quell'aria naif che poi Tolkien riprese in alcuni tratti della sua opera.

Questo sito raccoglie molto materiale mitologico di varia provenienza, tra cui molti testi.

Bruno ha detto...

@ Salomon Xeno: i miti mediterranei mi avevano fracassato ai tempi della scuola. Con la scoperta del buon D&D e simili giochi (e dei libri fantasy) ho avuto contatto con la mitologia nordica e per molto tempo l'ho ritenuta molto più interessante (pur avendone ben scarsa conoscenza). Adesso sono curioso di tutto... i popoli dell'Asia, gli Indios precolombiani, i popoli delle isolette più sperdute... tutti hanno delle storie interessanti da raccontare.

@ Cosa Bozzuta: Sì, è proprio quel tipo di cose che mi incuriosiscono... il sito mi piace e lo conoscevo già, c'è fin troppo materiale da esplorare...