martedì 29 ottobre 2013

A Scanner Darkly

Film strano, tratto da un'opera del mitico Philip Dick, girato con attori in carne e ossa ma trasformato in una specie di cartone animato con la tecnica del rotoscopio (una specie di disegno eseguito fotogramma per fotogramma che copre le sagome reali di attori e oggetti... enormemente laborioso, se non lo facesse il computer, ma con l'automatizzazione non è lavoro da poco).
A Scanner Darkly, ovvero Un Oscuro Scrutare, tratta di droga, di sorveglianza, di abusi polizieschi.
Il cast, che non vediamo per davvero, è di tutto rispetto: Keanu Reeves, Winona Rider, Robert Downey Jr.


Con tutto il rispetto che ho per Philip Dick e il cast di questo film, è stato un po' pesante sopportare la prima parte, quando la trama ancora non prende forma e bisogna sopportare un sacco di discorsi sconclusionati, nonsense da tossici e insomma tutto l'armamentario che accompagna una storia in cui, per parecchio tempo, seguiamo le disavventura di un gruppo di tossicodipendenti che condividono un'abitazione. E abusano della terribile sostanza M (D in inglese) subendone le drastiche conseguenze come tic, paranoie, allucinazioni e altri disturbi.

Attenzione: da qui in poi verrà rivelato qualche elemento della trama.
Una stranezza fantascientifica del film è l'uso delle scramble suit, delle tute (devono essere scomode!) che anonimizzano completamente la sagoma e il volto di chi le indossa. All'inizio vediamo un incontro, organizzato da un'associazione (la "Loggia dell'Orso Bruno"), dove viene invitato a parlare un poliziotto vestito con una di queste tute, per descrivere la lotta alla droga. Il poliziotto, che investiga sul fenomeno dello spaccio come infiltrato, è l'eroe della giornata, ma il suo discorso è frammentario e confuso. Si tratta di Arctor, uno degli abitanti della casa, ormai terribilmente assuefatto alla sostanza M e sempre meno capace di ragionare in maniera coerente: preso nella propria finzione perde a tratti il senso della propria identità reale.

Mentre Arctor spia i tossicodipendenti, altri poliziotti spiano lui e fanno da supervisione alle indagini, perché la casa è sorvegliata con telecamere. Ed esiste un programma chiamato "nuovo sentiero," creato da una organizzazione che si occupa di recuperare i tossicodipendenti, ma questi buoni samaritani ancora più sinistri dei poliziotti.

Al di là della storia, che alla fine ha un colpo di scena che giudico abbastanza prevedibile e magari un pochino ingenuo, il film è degno di nota perché ripercorre (con l'esperienza autobiografica di Philip Dick, per riagganciarci al libro) quel periodo in cui la droga era sperimentazione, divertimento, scelta fatta senza valutare bene le conseguenze, e si trasformava in una trappola che, per quanto insistente fosse la propaganda di prevenzione, era sempre imprevista e sorprendente. Persone punite troppo duramente per quello che hanno fatto, dice Dick, ma la trappola del piacere artificiale è bellissima e allo stesso tempo non fa sconti, e chi la sceglie lo sa benissimo. E se ne frega.
Allo stesso tempo, la punizione è sproporzionata al crimine, ma non è da intendersi la punizione della legge, bensì quella che ci si infligge da soli.
A cornice di tutto, il cinismo della polizia e della società, che in realtà convive benissimo con questi pericolosi piaceri.

2 commenti:

Marco Grande Arbitro Giorgio ha detto...

Visto anni fa, devo dire che mi è piaciuto.
Ma l'ho visto varie volte per capire meglio quei piccoli particolari che possono sfuggire.

Bruno ha detto...

E' piaciuto anche a me... il parlarsi addosso dei personaggi nei primi minuti mi ha però un po' disorientato (diciamo pure annoiato). Ma questo film ha il suo perché.